mercoledì 26 gennaio 2011

Tunisia, una primavera in inverno



di Marina Nebbiolo

Scolari e studenti medi avrebbero dovuto rientrare in classe lunedi 24 gennaio ma i loro insegnanti sono in "sciopero generale illimitato" per esigere che il nuovo governo si liberi definitivamente di chi ha condiviso responsabilità politiche con l'ex-presidente Ben Ali.
Gli insegnanti sono accompagnati da sindacalisti, aderenti all'opposizione di matrice comunista, cittadini con famiglia, donne e bambini. Da venerdi, la "Carovana della Liberazione" assedia la Kashbah, il palazzo del primo ministro Mohammed Ghannouchi, sfidando il copri-fuoco notturno. Questa manifestazione, a cui hanno aderito sindacalisti e militanti, è stata organizzata dai giovani della regione di Menzel Boudiane a 280 km da Tunisi. Sono partiti la scorsa settimana in centinaia dalle zone rurali e povere della Tunisia dove sono morti i primi manifestanti delle rivolte che hanno provocato la caduta del regime di Ben Ali. Spontaneamente, a piedi, in moto, in macchina, in camion o camper, hanno fatto tappa in ogni città o villaggio facendosi ospitare dalla popolazione e sono arrivati in migliaia all'alba a Tunisi ricongiungendosi con i manifestanti della capitale per fare cadere il governo. Non vogliono "farsi rubare anche la rivoluzione" oltre agli averi del paese che "Ali e i suoi 40 ladroni" hanno portato via dal paese.

Il clan dispotico che ha amministrato la Tunisia fino al 14 gennaio dispone ancora di qualche ministro, queste presenze rendono inaudibili le promesse dell'attuale governo di transizione e spingono ogni giorno migliaia di tunisini in piazza.
L'Unione générale tunisienne du travail (UGTT), il sindacato unico fronteggia il nuovo potere e sfida il ministro dell'istruzione superiore, Ahmed Brahim oppositore al ex-regime benalista, che aveva invitato gli insegnanti a rinunciare allo "sciopero irresponsabile" nella situazione di "vuoto totale" in cui si trova il paese. Ma i rappresentanti sindacali degli insegnanti non raccolgono l'invito e neanche "gli ordini di un governo che non riconosciamo". Nel contempo, i membri di Ettajdid islamico, partito d'opposizione oggi rappresentato al governo, hanno organizzato un incontro a Tunisi per dire "No al Kaos". In attesa di rendere effettive le misure adottate come prova di rottura con il passato - amnistia politica generale, fine della censure, separazione tra Stato e Partito di Ben Ali (RCD, Rassemblement constitutionnel démocratique) - il governo non ha ancora trovato i cinque ministri che mancano all'appello (affari sociali, agricoltura, trasporti, salute, s viluppo).
I manifestanti determinati non si lasciano ammansire dalle parole che prospettano cambiamenti in un prossimo futuro, il governo in carica dichiara di essere intenzionato ad evitare una ulteriore destabilizzazione ma l'intera Tunisia resta sotto la sorveglianza di un esercito presente ovunque.