martedì 15 febbraio 2011

Messico - Maderas del Pueblo accusa la Oppdic.

da La Jornada – Martedi 14 febbraio 2011 di Hermann Bellinghausen

Maderas del Pueblo accusa la Oppdic di vessare gli ejidatari di Bachajón e chiede la fine degli aiuti governativi a questa organizzazione

L’organizzazione ambientalista Maderas del Pueblo del Sureste ha denunciato che “le azioni di vessazione e provocazione” contro gli ejidatari di San Sebastián Bachajón (Chilón), che “sono culminate con l’esproprio violento del botteghino di ingresso alle cascate di Agua Azul, sono state perpetrate impunemente da gruppi filogovernativi, appartenenti all’Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic)”, o vincolati ad essa.
L’organizzazione civile chiede la “sospensione immediata” di ogni “appoggio e copertura” governativa agli ejidatari filogovernativi ed ai membri della Opddic, e sottolinea: “Non possiamo slegare le azioni repressive del governo statale dagli interessi nazionali e transnazionali per il possesso dei territori indigeni chiapanechi, ricchi di risorse naturali strategiche”. La loro intenzione è “privatizzarle per il lucro miliardario di impresari e politici associati”. Questo “affare” è mascherato “dall’ingannevole schema di ‘pagamento per servizi ambientali’”.

Maderas del Pueblo sostiene che, anche se negato dalle autorità, “il bottino conteso è l’acqua e la bellezza paesaggistica di questa zona”, la ragione di “queste aggressioni impuni”, adducendo “un falso ‘ecoturismo’ (in realtà un turismo elitario d’avventura)”, e sotto la copertura “legale ma illegittima” di Area Naturale Protetta.
L’analisi ricorda la Dichiarazione di Comitán, elaborata dall’ex governatore Roberto Albores Guillén e firmata nel 2006 davanti al notaio pubblico dall’allora candidato perredista Juan Sabines Guerrero, che si impegnava ad includerla nel suo piano di governo. Detta dichiarazione si pronunciava per “costruire una nuova Cancun” nel nord del Chiapas, perché il governo federale “deve impegnarsi a sviluppare nei prossimi anni un programma turistico integrale che comprenda Palenque, Agua Azul, Misol-há, Toniná, Yaxchilán, Bonampak e Playas de Catazajá”.
Nella sua analisi documentale, Maderas del Pueblo riassume che lo scorso 3 febbraio sono stati fermati “in maniera arbitraria” 117 indigeni aderenti all’Altra Campagna, e sono stati oggetto “di gravi irregolarità durante la loro cattura e durante il loro arresto, subendo minacce e maltrattamenti”. Quel giorno, mentre gli ejidatari erano riuniti per concordare una risposta da dare al governo statale “sull’offerta di un tavolo di dialogo”, un gran numero di poliziotti statali “hanno eseguito un operativo a sorpresa con il risultato dell’arresto in massa, inseguendo perfino quelli che cercavano rifugio nelle case dei vicini”.
Felícitas Treue, del Collettivo Contro la Tortura e L’Impunità (CCTI) ritiene che “sono stati violati i diritti all’integrità personale, alla presunzione di innocenza, al giusto processo, garanzie giudiziarie e protezione legale”, e denunciando la “privazione arbitraria della libertà degli ejidatari”, segnala che “tra altre irregolarità, non hanno avuto un avvocato né un interprete qualificato, e sono stati minacciati da poliziotti statali e vessati dal Pubblico Ministero”.
Il CCTI specifica che il 5 febbraio scorso la Procura Generale di Giustizia dello Stato ha liberato 107 ejidatari, ed il giorno 11 è stato decretato l’arresto per dieci di loro, e condivide la preoccupazione per gli ejidatari tzeltales con la Segreteria Internazionale dell’Organizzazione Mondiale Contro la Tortura (La Jornada, 13-02-11).
Il giorno 6, il governo del Chiapas aveva annunciato un tavolo di de dialogo “tra le parti”, senza la presenzia degli ejidatari dell’Altra Campagna, che sostengono che non è stato rispettato il processo di dialogo interno in corso per la decisione comunitaria. Oltre ad essere stati “violentemente derubati del botteghino da un gruppo di ejidatari filogovernativi”, la polizia occupa le loro terre e dieci indigeni, tra loro un minorenne, sono in carcere nel Centro Statale di Reinserimento Sociale N. 17, con le accuse di omicidio aggravato, tentato omicidio, attentato contro la pace e l’integrità fisica e del patrimonio dello Stato (Istruttoria penale 39/2011)

testo originale su La Jornada

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)