martedì 1 marzo 2011

Con il popolo libico e contro il nucleare

di Alfiero Grandi
Quanto sta accadendo in Libia è spaventoso. Al di là dell’immaginabile. I cannoni di Bava Beccaris contro i dimostranti sembravano un episodio incredibile, parte di un’altra epoca. Ora gli aerei del dittatore sanguinario Gheddafi portano l’orrore oltre la più cupa fantasia.
Occorre fare i conti con i fin troppi opportunismi ed errori che ci sono stati nei rapporti con questo ed altri regimi dittatoriali. Occorre scegliere con decisione di stare dalla parte di chi si batte per la fine di questo regime sanguinario pagando un prezzo altissimo in vite umane. Presunte convenienze economiche non possono venire prima di dei diritti e della vita.
Ovviamente i rivolgimenti libici fanno venire al pettine, più di Tunisia ed Egitto, problemi come l’approvvigionamento energetico e come al solito lo stupidario troppe volte dominante trova nuove occasioni per esprimersi, ad esempio rilanciando per l’occasione il nucleare come ha fatto qualche esponente della destra, novello dottor Stranamore.
Cosa c’entra il nucleare con la crisi libica ? Che rimedio può mai essere, prescindendo da ogni altra considerazione, sostituire l’eventuale venire meno del gas o del petrolio libici con una fonte energetica come il nucleare che nell’ipotesi più ottimistica sarebbe pronta non prima di 10 anni ?
In questi 10 anni di attesa che facciamo ? Giriamo i pollici ? Sarebbe molto più serio fare un discorso di verità sulle risorse disponibili e semmai preparare un piano immediato di risparmio energetico con adeguati incentivi e preparare il superamento graduale delle fonti fossili da sostituire con le fonti da energie rinnovabili.
Non solo il risparmio energetico è potenzialmente l’energia “rinnovabile” più importante perché farebbe risparmiare molte centrali di produzione, ma è anche quella che può dare risultati più in fretta. Purtroppo questo è il Governo che ha tentato di affossare l’incentivo fiscale del 55 %  per il risparmio energetico degli edifici.
Inoltre il nucleare produce solo energia elettrica che è circa il 20 % del totale dei consumi energetici e non è quindi in grado di sostituire le principali fonti di alimentazione dei veicoli o del riscaldamento. Ad esempio l’energia elettrica potrà e dovrà essere una fonte energetica utilizzata in modo crescente nei trasporti ma per farlo occorrono prima investimenti e scelte politiche di cui per ora non c’è nemmeno l’ombra.
Ai primi accenni di crisi in nord Africa la speculazione sui prezzi dei prodotti petroliferi è entrata subito in campo, prima ancora che si ponesse concretamente il problema. L’aumento improvviso del prezzo del petrolio e del gas si basa fondamentalmente sul timore che accada qualcosa nell’approvigionamento futuro, non su qualcosa che è già accaduto. E’ la solita storia. Sono i ben noti “futures” che sulla base di previsioni determinano i prezzi ora. La previsione serve per fare accadere effettivamente la previsione. Del resto la speculazione era da tempo a stecchetto e ora rilancia alla grande.
Anche in questo caso il Governo ha nulla da dire ? Ha convocato i fornitori principali, che proposte ha fatto ? Si è fatto un’idea sulle cose da fare, su cosa proporre a livello europeo ? O come al solito ascolta e annuisce ? Se l’aumento dei prezzi dell’energia dovesse innescare una spirale inflazionistica per la vita delle persone e per il debito pubblico italiano sarebbero guai seri, molto seri. Quindi occorre contrastare immediatamente la spirale inflazionistico-speculativa. Altrimenti quella che il Governo chiama pomposamente ripresa economica (un punto di Pil se va bene) finirà prima di nascere. A livello nazionale il Governo può e deve decidere che oltre un certo livello del prezzo del petrolio, ad esempio 100 dollari il barile, interviene un meccanismo di calmieramento già definito da tempo sul rapporto tra accisa e Iva e quindi così il Governo rinuncierebbe a lucrare maggiori entrate fiscali dall’aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi. A livello nazionale ed europeo occorre reintrodurre un meccanismo di controllo dei prezzi dei prodotti petroliferi (prezzi amministrati o altro) perché l’interesse della collettività viene prima degli interessi delle compagnie petrolifere, compresa quella partecipata dallo Stato italiano.
In realtà il Governo italiano è uno specialista del rimorchio. Va a rimorchio degli eventi, e non solo. Del resto è troppo occupato a cercare di evitare i processi del Presidente del Consiglio per avere tempo ed idee per altre cose.
Cosa si potrebbe fare ? Si potrebbe anzitutto rilanciare una politica energetica fondata sul risparmio e le energie rinnovabili. Nessun terremoto in altri paesi può bloccare il sole, il vento, l’acqua. Questo è il vero campo di intervento per conquistare una maggiore autonomia energetica del nostro paese. Il nucleare è come il petrolio: usa un combustibile che durerà un periodo limitato di anni e ci rende ancora più dipendenti dall’estero, perfino più del petrolio. Invece l’eolico è già oggi competititvo con le fonti energetiche di origine fossile. Il solare termico pure. Il fotovoltaico secondo i tedeschi lo sarà tra pochi anni, purchè gli investimenti si moltiplichino facendo scendere i costi, cercando soluzioni diffuse nel territorio, mobilitando la ricerca e investimenti privati e utilizzando anzitutto l’istallazione sulle coperture degli edifici, a partire da quelli pubblici (scuole, ospedali, ecc.). Basterebbe usare il 10 % dei tetti, senza incidere minimamente sulle zone da rispettare, per ottenere risultati straordinari.
Il Governo nella politica energetica è strabico, come lo è stato nel coltivare alleanze con dittatori sanguinari come Gheddafi e ora insiste sulla linea sbagliata e vecchia del nucleare. Proprio quando lo scossone del nord Africa dovrebbe semmai spingerci a moltiplicare gli sforzi per investire nel rispamio energetico e nelle energie da fonti rinnovabili.