lunedì 7 marzo 2011

Costa d'Avorio - Nel caos

La situazione è da guerra civile. Gli scontri non si fermano tra le forze dell’ex presidente e quelle di Ouattara, il presidente riconosciuto dalla comunità internazionale. Centinaia i morti. L’inerzia della comunità internazionale. Il monito dell’Acnur: 200 mila gli sfollati ad Abidjan; oltre 70 mila gli ivoriani scappati in Liberia. 
 
Giovedì 3 marzo, 6 donne sono rimaste uccise colpite da armi da fuoco (tiri di mitraglia), e molte altre ferite, nell'ormai famoso e popoloso quartiere a nord-ovest della città, Abobo, un feudo di Alassane Ouattara, il presidente riconosciuto dalla comunità internazionale come il vincitore del ballottaggio del 28 novembre e a tutt'oggi rinchiuso a l'Hotel du Golf, protetto e alimentato dalle forze dell'Onu dell'operazione Onuci. Le donne manifestavano in favore di Ouattara.

L'Onu si sta seriamente preoccupando della situazione nel paese. Ormai i morti negli scontri tra le forze di polizia di Laurent Gagbo e i sostenitori di Ouattara si contano a centinaia. Il Consiglio di sicurezza dell'Onu si è riunito a porte chiuse e un comunicato (scontato) è stato letto al termine dell'incontro presieduto dall'ambasciatore cinese Li Baodong, in cui ci si dice «profondamente preoccupati dal crescente numero di rifugiati e sfollati interni a causa delle violenze». Viene espressa inquietudine su una probabile ripresa della guerra civile.

Alle due parti in conflitto viene chiesto di dar prova di ritegno e di trovare una soluzione pacifica alla contesa. Vengono condannati le minacce, le restrizioni e gli atti di violenza commessi da parte delle forze di sicurezza di Ggagbo contro il personale dell'Onu e si condannano tutte le violenze contro i civili commesse da ambo le parti.

«Con il rapido deteriorarsi delle condizioni d'insicurezza, si riducono sempre di più i margini di manovra delle operazioni umanitarie ad Abidjan e in altre aree della Costa d'Avorio», il monito lanciato oggi dall'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur).

«Ad Abidjan - continua il comunicato - gli sfollati ora sono più di duecentomila, per la maggior parte persone fuggite dai combattimenti nell'area di Abobo. Molti sono stati ospitati da parenti o amici, ma molti altri ha trovato sistemazioni di fortuna ai margini della città. Chiese, ad esempio, o altri luoghi pubblici. E hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria».

Nella parte orientale della Liberia, dalle elezioni dello scorso novembre, l'Agenzia dell'Onu ha registrato 40mila rifugiati. A questi, dal 24 febbraio, si sono aggiunti 32.800 nuovi arrivi, che hanno posto notevole pressione sulle comunità locali e sulle autorità liberiane confinanti. Adesso, sia i rifugiati sia le comunità che li accolgono hanno bisogno di cibo, ma le difficoltà di accesso dovute alle condizioni delle strade continuano a rendere particolarmente arduo il trasporto di aiuti.

L'Onu (questo è il nostro parere) deve darsi i mezzi di intervenire non solo a difendere sé stessa, ma i civili! Parlare poi di "fallimento morale" di Gbagbo, come fa il portavoce del Dipartimento di stato americano, non risolve nulla. Una comunità internazionale incapace di far rispettare il risultato elettorale, lavora in favore di Gbagbo. Questo va detto, per non farsi illusioni.

Quanto al panel di 5 capi di stato incaricati dall'Unione africana di presentare proposte costringenti ai due contendenti, il rischio è di lasciar le cose marcire in favore di Gbagbo. Ancora un mese per una decisione è troppo! La violenza è esercitata soprattutto dagli uomini di Gbagbo: vanno fermati! Se poi, in terra d'Africa, non si rispetta più nemmeno la vita delle donne, il peggio è a portata di...mitra.

Tratto da:   Nigrizia