mercoledì 2 marzo 2011

Palestina - Il 15 marzo sarà la giornata della riconciliazione

I giovani palestinesi non sono insensibili al profumo di gelsomini che arriva dai paesi arabi in rivolta. Mentre negli altri paesi la mobilitazione è cominciata con i giorni della collera, in Palestina i giovani affidano la speranza di portare in piazza pacificamente la popolazione alla giornata della riconciliazione. La divisione tra il governo di Gaza gestito da Hamas e quello cisgiordano và avanti da ormai 4 anni, paralizzando ogni aspetto della vita istituzionale e delegittimando tutte le parti nel momento di trattare con la controparte israeliana. Una situazione inaccettabile agli occhi dei palestinesi. Mentre i giovani Tunisini, Yemeniti. Egiziani, nel Baherin sfilavano al motto “al shaab iurid isqat al nizam” (il popolo vuole la fine del regime), il 15 marzo i palestinesi di Cisgiordania, Gaza e quelli della diaspora andranno sotto agli edifici istituzionali e le rappresentanze diplomatiche palestinesi con lo slogan “al shaab yurid inhaa al inqisam”  (il popolo vuole la fine delle divisioni). Noi abbiamo raggiunto telefonicamente Assad Saftawy, un giovane attivista di Gaza tra i promotori della giornata della riconciliazione:

la piazza palestinese il 15 marzo si muoverà per affermare la propria volontà di fronte alle due parti, Hamas e Fatah, e chiedere quindi la fine delle divisioni. Si muoveranno persone di Hamas, di Fatah, di altri partiti politici. Giovani indipendenti o legati a qualche movimento, tutti insieme pacificamente sventolando solamente la bandiera palestinese per affermare con forza la volontà di unità. Sarà la prima volta dopo 4 anni di divisioni. Il 15 marzo inizierà un presidio permanente che non verrà sciolto finchè non otterremo quello che vogliamo. Chiediamo a tutte la parti e le componenti della società palestinese di scendere in strada e rimanerci se fosse necessario per giorni o anche settimane finchè le parti no si saranno accordate per la fine della divisione in accordo con la volontà popolare. In fin dei conti i cittadini palestinesi possono pararsi innanzi ai governanti e dire “senza di me non c’è nulla”, essendo il popolo palestinese l’unica fonte di legittimità istituzionale,  le autorità esistono per servire i cittadini.

D: cosa è cambiato nella vita dei Palestinesi di gaza dopo la rivoluzione egiziana?
La rivoluzione dei giovani egiziani ha ridato speranza ai ragazzi di gaza, quell’ entusiasmo necessario per tornare in piazza dopo 4 anni e chiedere la fine immediata delle divisioni. Onestamente i Palestinesi sono sempre stati un esempio di spirito rivoluzionario, di mobilitazione, di impegno di unità nazionale. Dopo l’apatia di questi anni è tempo di tornare in piazza per dire No alle divisioni, no alle divisioni, no alle divisioni. Questa è la nostra unica richiesta, non abbiamo richieste riguardo all’ OLP, con hamas o con Fatah o con chiunque altro, c’è una sola semplice richiesta.

D: Le manifestazioni del 15 marzo, il giorno della riconciliazione, non si svolgeranno solo nei territori palestinesi occupati…
Certamente, sono previste mobilitazioni in almeno 22 paesi tra europa, africa, americhe ed asia. Ci saranno manifestazioni di fronte alle rappresentanze dell’ OLP in tutti i paesi per annunciare presidi ad oltranza e la richiesta ai apesi che ospitano le rappresentanze diplomatiche palestinesi perchè possano fare pressione sulle parti per porre fine alla divisione nel più breve tempo possibile. Vorremmo vedere manifestazioni di solidarietà in ogni parte del mondo, anche perchè tra Gaza e la Cisgiordania vivono il 50% dei palestinesi, noi vorremmo che partecipassero tutti i palestinesi inclusi quelli della diaspora affianco alle persone solidali con la causa. Questo ci darebbe una grande carica per scendere in piazza un giorno, due tre e tutte le volte che serviranno, questa solidarietà sarà una esaltazione della volontà poplare e della democrazia palestinese, ed è proprio quello che vogliamo ottenenre per superare le divisioni.

Tratto da:    Amisnet