giovedì 12 aprile 2012

Tunisia - Zone e bandiere rosso sangue

Corrispondenza del 10 aprile

di Carlotta Macera - Anomalia Sapienza

Oggi non si dorme a Tunisi. Questa mattina il centro della città è stato teatro di scontri violentissimi. Molti i feriti,alcuni (quelli che sono stati accettati) all'ospedale, altri rintanati nei locali del partito del Pcot o in quelli dell'Ugtt. Dei posti sicuri, in cui la polizia non si è mai permessa di entrare. Vengono confermate anche le peggiori notizie: i martiri sono due, tra cui una ragazza di 25 anni.
Si respira un'aria pesante, tesa. Il disastro era annunciato. Ma nessuno si aspettava una repressione così violenta. Paura e rabbia, delusione e determinazione. Si fa il giro delle telefonate per sapere se tutto va bene, chi sono i feriti, chi sono gli arrestati. Andiamo a prendere Hasma, ferma in un bar da più di un'ora perchè è stata seguita e minacciata da quattro poliziotti in borghese, ed ora ha paura di andarsene da sola. “Se mi prendono che cosa gli dico?” E intanto mostra la sua t-shirt bianca con su scritto: “ Il popolo vuole la dignità della patria!”.
A me, non sembra così pericolosa.
Per domani è stato convocato uno sciopero generale da parte degli studenti, che chiedono la dimissione del governo e l'apertura immediata di un'inchiesta sui fatti di oggi. Di sicuro ci sarà un grande assemblamento, forse vicino al centro, l'idea è quella di andare davanti alla Costituente al quartiere il Bardo.

Nessuno sa come si evolveranno le cose. Se oggi è stato il picco dell'escalation di violenza che ha coinvolto Tunisi in queste ultime due settimane. Prima le famiglie dei martiri e dei feriti della rivoluzione picchiati, poi la dura aggressione dei salafiti nei confronti degli artisti, il successivo divieto di manifestare in Avenue Habib Bourhiba, e la dura repressione della manifestazione deidiplômés chômeurs (i diplomati-disoccupati) il 7 Aprile, in cui la polizia ha circondato la piazza di Mohammed Ali (davanti la sede dell'Ugtt) e respinto i manifestanti con gas lacrimogeni ogni volta che tentavano di uscire.
La manifestazione convocata per oggi era in memoria dei martiri che avevano combattuto contro i coloni francesi nel 1938. Alle 9 migliaia di persone si erano radunate nella piazza dei Droits de l'homme sulla grande via di Mohamed V “Non tanto per commemorare” piuttosto “per pretendere”. Alla notizia dei primi scontri in Avenue Habib Bourguiba tutto il corteo si è mosso in direzione dell' Avenue ed una volta arrivato ha forzato il cordone della polizia.
Da lì in poi due ore di scontri violentissimi, gas lacrimogeni, inseguimenti e pestaggi. Anche Hamma Hammami, leader del Pcot, è stata picchiato, su le Point un giornalista descrive l'aggressione subita da parte di 5 poliziotti. Non è stato risparmiato nessuno, a quanto pare l'ordine era questo. Si sono improvvisate barricate, la gente tirava pietre, le milizie dell'Ennahda e dei salafiti, infiltrate fin dalla mattina, sono uscite allo scoperto ed hanno iniziato a lanciare lacrimogeni e picchiare con i manganelli i manifestanti insieme alla polizia. Un uomo è caduto a terra dopo aver ricevuto un colpo con la canna del fucile spara-lacrimogeni. Il fucile si è rotto, lui non ho visto se si è rialzato.
Dopo gli scontri sono continuati anche nelle vie vicine al centro, la polizia inseguiva gruppetti di manifestanti e mirava “le solite facce note”, e tanti altri,invece, ci capitavano in mezzo. Passanti, donne, anziani. I camioncini della polizia sfrecciavano.
“Non possiamo lasciare che si crei il disordine totale in città, ci sono delle zone precise in cui si può manifestare, e vanno rispettate”. Questa è stata la dichiarazione del porta-voce di Marzouki.
Ennahda questa volta l'ha fatta grossa. Ha mostrato la sua vera faccia. Immediato il paragone con i giorni del gennaio scorso, lo stesso grado di violenza, la stessa repressione. La stessa determinazione di chi resiste.
Ogni diritto, ogni libertà di espressione sono negate ed inesistenti. Il ricordo delle bandiere rosse che ho visto ieri sera lungo tutta la grande via del centro, le bandiere della patria, quelle che si mettono per le occasioni ufficiali, e che fanno sperare “che tutto vada bene” diventa un ricordo rosso sangue.