sabato 16 giugno 2012

Brasile - Cupula dos Povos, prima giornata: che futuro vogliamo?


Rio+20, Cupola dos povos.
Si apre il Vertice dei Popoli a Rio de Janeiro
L'Aterro do Flamengo è pervaso da frenesia costituente, le delegazioni dal mattino continuano ad arrivare, i trabalhadores continuano la preparazione degli stand e dei capannoni, impossibile determinarne il numero preciso, indefinibile, un centinaio o forse più. Persone e relativi contenuti riempiono la zona costiera gradualmente, dal mattino fino alla sera. Molti luoghi ancora sono in fase preparatoria e distribuiscono volantini informativi per illustrare la loro programmazione dei prossimi giorni e della giornata stessa, la questione alternativa proposta a Rio do Janeiro non è più la definizione di cosa siano o non siano i beni comuni, il concetto viene superato teoricamente e praticamente, fatti e non discorsi, quel che viene mostrato è un modo comune di gestire i beni comuni, sono questi i giorni in cui si tenta, tramite il concetto sempre verde di come applicare le alternative nel globale, le pratiche ci sono, manca solo l'applicazione su scala mondiale.

Al mattino, nello spazio plenario APIB, articolaçao dos povos indigenos do Brasil, vi è un surreale concentramento di indigeni, il dibattito è concentrato sul bisogno di unire le 'tribù' per difendere i propri diritti colletivamente e in modo comune, sono gli stessi indigeni che hanno denunciato il loro impedimento di partecipare al vertice 'ufficiale' di Rio+20, quello organizzato nel zone distanti da l'Aterro do Flamengo, a Riocentro tanto per intendersi. L'assemblea inaugurale dello spazio APIB ha visto la partecipazione dei vari vari cacique, capi di varie tribù (caiapò, coiabi, popoli del xingu ecc) e chiedono diritti umani e rispetto per le loro usanze offrendo l'unione tra le svariate tribù, cosa di recente resa pacifica e reale. Viene inoltre reso pubblico il passo successivo all'unione delle tribù, ossia la volontà di redigere un documento comune di protesta che segnali anche l'illeggitimità del vertice ufficile di Riocentro che pretende di legiferare sul loro futuro e sulla loro terra senza il loro consenso, senza la loro parola. A scatenare l'entusiasmo dei fotografi è l'arrivo del ministro degli esteri brasiliano che dopo un breve intervento si allontana intimorito dal fervore con la quale gli indigeni, diplomaticamente, esprimono il bisogno dell'intervento dello stato, e chiedono un interessamento diretto del ministro.
L'evento più significativo della giornata si è svolto nel pomeriggio nel tendone della plenaria permanente, altissima partecipazione per il dibattito che propone l'applicazione di una carta della terra, non solo brasiliana ma mondiale, viene lanciato l'appello di adesione, tra i relatori un ospite d'onore, Leonardo Boff, filosofo politico e 'teorico dei beni comuni' che definisce la carta 'indigeribile per il capitalismo'. Il concetto di finanzcapitalismo viene definito oramai dai popoli vecchio, superato, si è oramai giunti al momento d'applicazione dell'alternativa di un economica verde verdadeira, vera. Boff afferma che la carta della terra segnerà uno sparti acque nella storia essendo oramai condiviso da ventisei paesi. La crisi ambientale e alimentare non è più una questione territoriale ma globale. Viene proposta una rilettura scientifica e critica della teoria darwiniana, a sopravvivere non è l'essere più forte, più potente ma quello che è in grado di inserirsi nella rete, nel comune in modo simbiotico con la natura e le altre forme di vita, contribuendo in questo modo alla creazione e fortificazione di una società, oramai esistente, di esseri interdipendenti e responsabili gli uni degli altri.
La Carta non è frutto del lavoro dei potenti del mondo, ma del "movimento dell'umanità", neri, indigeni, studenti, questa è la sua importanza, la destinazione comune che ci porterà ad un nuovo inizio.
Clarissa Sant'Ana e Franco Carrassi (Art Lab Occupato - Globalproject Parma)
Francesca Stanca (Ass. Ya Basta - Globalproject)