venerdì 24 agosto 2012

Messico - A chi cerca un mondo libero

di Hugo Blanco - (direttore del mensile Lucha Indigena, e leader da più di 50 anni del Movimento Contadino del Perù)
Nel 1994, in piena gloriosa auge del sistema neoliberale che ci opprime, si alzó una voce ribelle, quella del movimento zapatista del Chiapas, Messico.
Naturalmente Salinas, l'allora presidente, lanciò una sanguinosa offensiva militare pensando di schiacciare rapidamente la ribellione. Non fu così, la popolazione indigena combattente, resistette. Il popolo messicano s'indignò davanti allo spargimento di sangue e pretese la fine dell'attacco.
Il governo degli Stati Uniti si allarmò, poiché, considerata la quantità di messicani e di chicanos che teneva e tiene oppressi nel suo territorio, c'era il pericolo che la ribellione armata zapatista si estendesse alla sede dell'impero. Quindi ordinò al governo messicano di sospendere l'attacco, e naturalmente il suddito obbedì. I ribelli dichiararono che loro avrebbero obbedito al popolo del Messico, che aveva chiesto che la guerra terminasse, e così si sospese lo scontro armato.
Il governo propose dei colloqui, gli zapatisti accettarono. A causa del loro spirito democratico, non vollero essere loro a parlare in nome degli indigeni messicani, e convocarono indigeni e indigenisti di tutto il paese perché fossero loro stessi ad elaborare le richieste indigene. Così avvenne, e furono così contundenti i loro argomenti che la commissione governativa dovette  accettarne molti. Entrambe le parti firmarono quelli che vennero chiamati “Gli accordi di San Andrés”. Siccome questi accordi dovevano essere espressi in forma di legge per poter essere approvati dal parlamento, questo nominò una commissione con l'incarico di dargli la forma necessaria. La commissione fece il suo lavoro e lo presentò alle due parti, gli zapatisti accettarono, il governo no. Presentò invece un altro documento, tradendo così gli accordi che aveva firmato precedentemente. I partiti della camera si inchinarono davanti all'abuso e accettarono di discutere e approvare il documento del governo. Quindi, il Potere Esecutivo, appoggiato dal parlamento, tradì gli accordi presi.

Il governo poi scatenò a tradimento un attacco militare contro gli zapatisti, per cercare di liquidare la direzione dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN). Fallì. Però (chiunque sia stato poi il presidente di turno) non abbandonò più l'intenzione di far scomparire quest'isola di libertà che esiste nel mondo.
Non dimentichiamoci che la prima riunione internazionale degli oppressi dal sistema neoliberale che schiaccia il mondo fu convocata dagli indigeni zapatisti  e si svolse tra il fango del Chiapas, anni prima del Foro Social Mundial. 
Ultimamente si stanno intensificando gli attacchi alle comunità zapatiste, il principale e più forte è quello che soffre la comunità autonoma zapatista di San Marcos Avilés. La Junta de Buen Gobierno Hacia la Esperanza e la Junta de Buen Gobierno Corazón del Arco Iris de la Esperanza stanno, anche loro, denunciando attacchi.
Questi attacchi, così come il mantenere in prigione Francisco Santis López  e Alberto Pantishtán Gómez, costituiscono la punta dell'iceberg dell'attacco in atto per distruggere la zona liberata dal neoliberalismo, dove la gente si governa da se stessa tramite le Juntas de Buen Gobierno. Queste sono considerate come un gran nemico dalle imprese transnazionali (1% dell'umanità che sopraffà il 99%) perché sono una dimostrazione viva del fatto che “Un altro mondo è possibile”, “Un mondo che contenga molti mondi”.
Speriamo che l'insorto movimento ribelle del Messico, #yosoy132, comprenda che è suo compito fondamentale difendere l'isola di libertà che si trova nel suo stesso paese, schiacciare gli zapatisti renderebbe facile schiacciare #yosoy132.
Lottiamo in difesa di San Marcos Avilés e contro gli altri attacchi nella zona. Lottiamo per la libertà di Francisco Santis López e Alberto Pantishtán Gómez.
É interesse diretto dell'umanità difendere l'isola di libertà che è l'area zapatista.