giovedì 10 gennaio 2013

Messico - EZLN: più forte che mai



di Gilberto López y Rivas

I maya zapatisti organizzati nell’EZLN sono tornati sui loro passi del 1994, e questa volta senza armi, il 21 dicembre scorso si sono presi simultaneamente le cinque città dell’inizio del loro movimento: San Cristóbal de las Casas, Altamirano, Las Margaritas, Palenque e Ocosingo. In silenzio, in perfetta sincronia, organizzazione e simultaneità, più di 40 mila uomini e donne integrati nei contingenti della multietnicità che ha caratterizzato lo zapatismo, sono arrivati all’alba di questo giorno memorabile, annunciatori di fine del mondo e inizio di una nuova era, per rispettare, ancora una volta, un altro appuntamento con la storia di questo paese d’impunità di governo e di popoli che resistono con la dignità ed il comandare ubbidendo che l’EZLN ha stabilito come effettiva e reale alternativa democratica.
Preceduti sempre dall’azione, prima della vuota parola della classe politica, questa singolare sfilata di colonne dei maya zapatisti che senza eccezione, inclusi i bambini, sono saliti – col pugno alzato – sui palchi collocati di fronte ai palazzi di governo delle città prese e drappeggiati dalla bandiera nazionale e dalla bandiera rossa e nera di questa organizzazione, ratificano con questo atto simbolico chi sono quelli che comandano e che sono protagonisti di questa lotta che compie 19 anni dalla suo ingresso sulla scena pubblica e che ha scosso il mondo dell’emancipazione e delle ribellioni.
La riapparizione dell’EZLN il 21 dicembre in Chiapas ed i comunicati del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno – Comando Generale dei giorni successivi, costituiscono una dimostrazione della forza di questo movimento sorto dall’intreccio delle lotte di liberazione nazionale in America Latina – che si sviluppano dopo il trionfo della Rivoluzione Cubana il primo gennaio del 1959 – col mondo indigeno, matrice civilizzatrice della nazione messicana che ha prevalso a dispetto dei tentativi dei poteri oligarchici di tutti i colori politici di cancellarli come popoli con identità, cultura e governi propri. Le esperienze della nuova autonomia che si sono stabilite in territorio ad egemonia zapatista segnano la differenza della nuova era, nella quale i popoli vivono nella dignità di una forma di espressione del potere popolare, senza burocrazie né mediazioni.
I comunicati zapatisti risultano trascendenti e freschi, in questo deserto della politica messicana e globale, con il tratto peculiare impresso dal SCI Marcos ai documenti dell’organizzazione che costituisce, nei suoi termini, la migliore prova in vita di una foto o un video: parole dirette, senza evoluzioni né significati nascosti da agenda elettorale, che mettono a nudo strutturalmente il potere tale e quale è, violento-sfruttatore, senza volto umano e capacità riformabili; precise caratterizzazioni delle forze politiche principali del paese: il panismo, attraverso la “Lettera del SCI Marcos dell’EZLN a Luis Héctor Álvarez Álvarez”, la sinistra istituzionalizzata ed il priismo con la descrizione dei noti personaggi che ora governano, con i suoi assassini, complici del crimine organizzato, e sinistrensi pronti a mettersi all’opera foraggiati dal clientelismo e dal corporativismo dei partiti. Speciale menzione in questi comunicati che stabiliscono la riapparizione zapatista è per chi, dalla limitata sinistra, nelle parole del Sub: “prima ci hanno calunniato e poi hanno cercato di zittirci… Incapaci e disonesti per vedere che in se stessi avevano ed hanno il germe della loro rovina, hanno tentato di farci sparire con la bugia ed il silenzio complice… Sei anni dopo, due cose sono chiare: loro non hanno bisogno di noi per fallire. Noi non abbiamo bisogno di loro per sopravvivere”.
Oltre all’analisi delle forze politiche e la congiuntura che segna questa riapparizione dell’EZLN, sono di interesse primario per le lotte antisistema messicane le azioni da sviluppare da parte della sua dirigenza nel futuro prossimo, delle quali rilevo quella che mi sembra la più strategica, necessaria ed opportuna: riaffermare e consolidare l’appartenenza al Congresso Nazionale Indigeno (CNI), correttamente considerato lo spazio di incontro con i popoli originari del nostro paese. Il CNI fu fondato nell’ambito del dialogo tra l’EZLN ed il governo federale che portò alla firma dei mai rispettati accordi di San Andrés e fu il risultato delle discussioni tra tutte le organizzazioni indigene per dare coerenza nazionale al loro movimento per l’autonomia e le resistenze anticapitaliste. Nell’attuale offensiva delle corporazioni capitaliste contro i popoli, appoggiate dal regime dei partiti di Stato, per spogliarli dei loro territori e risorse, è vitale la presenza dei maya zapatisti al fine di unificare sforzi, condividere esperienze e consolidare strategie comuni.
E’ altresì importante la decisione di riprendere il contatto con gli aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona in Messico e nel mondo; la costruzione di ponti necessari verso i movimenti sociali che sono sorti e sorgeranno; con individui e gruppi, in Messico e nel mondo, che mantengono ancora vivi la convinzione e l’impegno per la costruzione di un’alternativa non istituzionale di sinistra; il mantenimento della distanza critica dell’EZLN di fronte alla classe politica messicana che, nel suo insieme, non ha fatto altro che crescere a costo delle necessità e le speranze della gente umile e semplice.
Sicuramente, con questa riapparizione arriveranno anche le critiche e le note analisi antizapatiste. Tuttavia, queste sono le azioni e le parole di coloro che non tentennano, non si vendono né si arrendono.