mercoledì 18 dicembre 2013

Russia - Dovrebbero essere liberate con l'amnistia le Pussy Riot e gli attivisti di Greenpeace

Dovrebbero essere liberate prima di Capodanno Nadia e Maria, le due attiviste delle Pussy Riot detenute per la performance anti-Putin nella cattedrale di Mosca. Anche per gli attivisti di Greenpeace dovrebbe scattare l'amnistia. Il condizionale è d'obbligo conoscendo le continue violazioni dei diritti umani fatte dal governo russo.
A dare la notizia della possibile liberazione delle Pussy Riot è stato uno degli avvocati delle attiviste. Non si sanno ancora i tempi della liberazione c'è chi dice entro la fine dell'anno, altri parlano di marzo.
Il provvedimento di amnistia, voluto per i 20 anni della Costituzione, nel suo testo finale amplia la sua attuazione ai condannati per reati con pene di meno di 5 anni, agli imputati di reati minori in attesa di giudizio, compreso quello di teppismo e alle madri di figli minori, oltre ad anziani e disabili.
Con questa formula dovrebbero rientrarci anche le giovani attiviste, detenute da due anni.
Ad usufruire dell'amnistia anche gli attivisti di Greepeace visto che il provvedimento riguarda anche chi è in attesa di processo mentre prima pareva che ci fosse bisogno della sentenza definitiva.
Per il momento la Russian Federal Prison Service non ha voluto rilasciare commenti in merito ad una possibile data della scarcerazione delle due giovani, di cui una è detenuta in Siberia.
La scelta di "allargare" l'amnistia, di certo presa a malincuore dal governo Putin, può essere spiegata con la necessità di "ripulire" un pò la propria immagine con l'avvicinarsi dell'Olimpiadi invernali di Sochi.
In tanti, giustamente, hanno invitato a boicottare l'evento sportivo proprio per la costante violazione dei diritti umani praticata dal governo e per le leggi antigay e l'atteggiamento omofobo portato avanti dal governo.
Le scelte di Putin sono così impresentabili che perfino Obama nella delegazione ufficiale americana che si recherà in Russia ha voluto due atlete dichiaratamente lesbiche.
La liberazione delle Pussy Riot e degli attivisti di Greenpeace è frutto delle pressioni e delle mobilitazioni, per questo non bisogna mollare e continuare anche in occasione dei riflettori puntati sulla Russia con Sochi a denunciare, boicottare un governo che fà della repressione e della discriminazione la sua stessa natura.