lunedì 29 settembre 2014

Guatemala - Massacro di indigeni, è stato d’assedio

 di Geraldina Colotti 

Stato d’emergenza in Guatemala dopo una nuova mattanza di indigeni e le conseguenti proteste.

La zona interessata, il comune di San Juan Saca­te­pé­quez, si trova nella parte ovest del paese. Lì sono stati uccisi 11 leader delle comunità indigene, in lotta contro le grandi imprese del cemento, che invadono i loro territori senza controllo. Altre quattro persone sono rimaste ferite dalle guardie della Cemen­tos Pro­gre­sos S. a., che hanno sparato contro i manifestanti, in lotta da oltre sei anni contro i progetti di cementificazione.

Gli indigeni hanno continuato a protestare, cercando di difendersi con bastoni e machete. Il governo dell’ex generale Otto Pérez Molina, detto Mano­dura, ha sospeso per 15 giorni «cinque garanzie costi­tu­zio­nali», in primo luogo il diritto a riunirsi e a manifestare e quello di organizzare festeggiamenti, pena l’impiego dell’uso della forza. Un contingente di oltre 300 effettivi è stato inviato nella zona, cinque comunità hanno denunciato violenze e abusi. 


La magistratura ha emesso 39 ordini di cattura e sono state arrestate cinque persone. Per le organizzazioni indigene, l’ennesima mattanza e l’ennesima provocazione.

Il conflitto nell'ovest del Guatemala è diventato più acuto nel 2006, quando l’impresa Pro­greso ha deciso di attuare i suoi progetti senza consultare le comunità. 

Nel 2011, il relatore speciale delle Nazioni unite per i diritti dei popoli indigeni, James Anaya, ha denunciato il caso, spiegando: «La presenza delle grandi imprese nei territori indigeni ha generato una situazione di grave conflittualità e ha causato enormi divisioni nelle comunità». 

Una situazione comune a tutto il paese. Il governo di «Mano­dura» lascia campo libero alle mul­ti­na­zio­nali, e reprime con ferocia la resistenza delle comunità, prive di tutele lavorative e ambientali.

Molina — che le organizzazioni indigene e la sinistra vorrebbero vedere alla sbarra come genocidio — conosce bene la pratica dei massacri: per esser stato in prima fila durante la guerra civile che, dal 1960 al ’96 ha provocato 200.000 morti e l’esilio di 450.000 persone.
Oltre il 90% delle vittime — in gran parte indigeni maya — è stato ucciso dalle forze armate o dai gruppi paramilitari. Durante il suo governo, «Mano­dura» ha fatto ricorso varie volte allo stato d’eccezione per risolvere i conflitti nei territori indigeni.

La Cemen­tos Pro­greso è stata fondata nel 1899 da immigrati italiani, i Novella. 

Per accaparrarsi le risorse del paese — che, secondo le previsioni del Fondo Monetario internazionale, quest’anno avrà una crescita del 3,4% e nel 2015 arriverà fino al 3,7% — agiscono diverse grandi società minerarie, compagnie petrolifere, idroelettriche, agroalimentari: canadesi, statunitensi, francesi… 

Con gli accordi di pace del 1996, l’allora presidente, Alvaro Arzu ha spalancato loro le porte.
Il filone più redditizio e pervasivo è però quello del narcotraffico, con annesso mercato delle armi. Le mul­ti­na­zio­nali del settore, ben presenti nelle imprese, finanziano le campagne elettorali, foraggiano settori dell’esercito (vero e proprio potere economico) e lavano il loro denaro in certe banche. Il tessile è dominato dalle maquil­las, imprese di assemblaggio di vestiti e altri prodotti ad alto sfruttamento del lavoro, in cui sono impiegate 70.000 persone, in maggioranza giovani donne.

Imprese che non rispettano neanche le condizioni minime sancite dall'articolo 16 del Trattato di libero commercio, firmato con gli Usa nel 2006. E per questo, il governo degli Stati Uniti ha annunciato che intende portare a giudizio quello guatemalteco e ha messo in campo un arbitraggio sul tema: con la pos­si­bi­lità di multare il Guatemala per 15 milioni di dollari. Molina si è lamentato di questo presso l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), adducendo la lentezza del parlamento nel decidere le proposte di riforma al codice del lavoro, che inclu­de­reb­bero anche sanzioni alle imprese che non rispettano i diritti dei lavoratori.

Intanto, le comunità indigene e contadine, con l’apporto della sinistra guatemalteca, continuano a lottare per una riforma agraria e intanto cercano di recuperare le terre dalle quali sono state scacciate durante la dittatura.


Il Guatemala tornerà alle urne alla fine del 2015 per eleggere il sostituto di Pérez Molina e rinnovare parlamento e municipi per il periodo che va dal 2016 al 2020. Il partito di governo, il Par­tido Patriota (con­ser­va­tore) ha già presentato il suo pre­can­di­dato alla presidenza, Ale­jan­dro Jorge Sini­baldi Apa­ri­cio: «La mia proposta di governo si baserà su una destra moderna — ha annunciato nel suo primo meeting — lo sviluppo economico è indispensabile, ma è inaccettabile che circa il 60% dei guatemaltechi viva in povertà e in povertà estrema».

tratto da Il Manifesto