sabato 27 settembre 2014

Kurdistan - La resistenza kurda e la solidarietà italiana

Il 21 settembre a Roma si è riunito il Coordinamento della Rete italiana di solidarietà con il popolo kurdo, che abbraccia gran parte del territorio italiano e comprende numerose piccole e grandi associazioni, gruppi, comitati e singoli, per discutere e organizzare aiuti umanitari e dare sostegno alla terza via kurda in alternativa alle politiche dispotiche delle grandi potenze e alla logica dell'imposizione della finta democrazia per mezzo delle armi e della guerra. Erano presenti 34 persone da 12 regioni diverse.

UIKI ha fatto il punto aggiornato della situazione nelle varie parti del Kurdistan, sottolineando il paradosso del Nord Kurdistan (Turchia) dove è in corso un negoziato e dove si aspetta una proposta di roadmap da parte del governo turco, che però d'altra parte sostiene ISIS in Siria e in Iraq.
Molta parte dell'intervento si è soffermata su Sengal e Maxmur (ovest e Sud) vista la drammaticità della situazione con i rinnovati recenti attacchi in forze di ISIS al cantone di Kobane, dove si rischia un nuovo genocidio come contro gli yezidi a Sengal.

Ci sono stati incontri con alcuni gruppi politici presenti in parlamento come SEL e 5 stelle, e con rappresentanti del Governo, per chiedere:
  • no all'invio di altre armi nella regione;
  • si agli aiuti umanitari;
  • togliere il PKK dalla lista delle organizzazione considerate terroristiche riconoscendo il ruolo avuto nella difesa dei civili e per agevolare il negoziato.

I tre punti principali su cui i compagni kurdi chiedono sostegno alla rete e a tutta la società civile italiana sono:

  1. riconoscere politicamente e sostenere l'autonomia democratica in Rojava (su questo punto c'è stata una positiva mozione approvata al Parlamento in questi giorni)
  2. togliere il PKK dalla lista delle organizzazioni considerate terroristiche
  3. costruire un clima di fiducia e condizioni concrete affinché gli sfollati e i profughi possano tornare alle loro case anche nel sud kurdistan, mettendo le basi per un'autonomia democratica anche in questa regione.

Negli interventi successivi, oltre a discutere e approfondire la situazione sul campo, si è riferito di iniziative svolte in questo periodo dalla rete: l'aggiornamento quotidiano del sito retekurdistan.it con la traduzione di notizie e report, appelli e interviste, la messa a disposizione di materiali video doppiati in italiano, articoli scritti, conferenze, la mobilitazione di Milano che ha avuto una certa eco sulla stampa, le indicazioni per la raccolta di fondi da parte di Hevya Sor (la mezzaluna rossa kurda) per sostenere urgentemente i profughi e gli sfollati, e si è accennato ad alcune altre iniziative in cantiere tra cui una conferenza di donne in programma il prossimo 11 ottobre a Roma alla Casa Internazionale delle donne, che intende costruire una delegazione sempre di donne che si rechi nei luoghi dove ci sono più sfollati anche al fine di portare all'attenzione la particolare condizione femminile nella regione (femminicidio, stupri, rapimenti da parte di ISIS, ma d'altra parte l'impegno in prima persona delle donne nell'autodifesa popolare) nelle sedi internazionali fra cui l'ONU.

Nel pomeriggio, oltre che di questioni organizzative come del buon funzionamento della mailing list (evitando che girino conversazioni personali e commenti fuori tema, quindi con un minimo di moderazione), metodo di lavoro (privilegiando la snellezza e l'informalità e ribadendo che la rete deve essere uno strumento di aiuto per i territori ma che richiede anche il riconoscimento di una “base ideale comune minima” inderogabile che si potrebbe definire come il sostegno ai kurdi che resistono) e buone prassi (mantenendo una segreteria operativa snella che possa fungere da “facilitatrice” dei processi senza essere dunque un organismo direttivo ma solamente esecutivo, e raccogliendo proposte di farne parte da chiunque si voglia impegnare in questo senso), si è discusso di altre iniziative in cantiere nei vari territori: in Emilia Romagna vari incontri pubblici previsti per la terza settimana di ottobre soprattutto di informazione ma anche come momenti di possibile costruzione di mobilitazione; nelle Marche idem; a Milano proposta di una iniziativa politico-culturale e ricerca di un luogo fisico che l'amministrazione comunale potrebbe mettere a disposizione della comunità kurda; anche in Piemonte attenzione da parte di Radio Black Out e la proposta di mettere al centro la vera novità e cioè l'alternativa rappresentata dal Rojava e dall'autonomia democratica; a Livorno il tentativo di coinvolgere l'amministrazione comunale su questi temi con iniziative concrete; proposte di iniziative anche da Campobasso.

Per quanto riguarda invece la comunicazione e collaborazione con le altre reti simili a quella italiana presenti negli altri paesi europei, dando seguito a una riunione informale di contatto tenutasi a Strasburgo a giugno, c'è la proposta di costruire rapporti più stabili con le altre reti appunto, per coordinarsi meglio a livello europeo e costruire campagne comuni: l'idea e proposta è di rafforzare questi contatti per arrivare a un incontro fra qualche mese tra rappresentanze di queste reti da tenersi a Bruxelles.

L'assemblea ha quindi deciso di muoversi secondo queste linee uscite dal dibattito della giornata, anche con la redazione di un comunicato:

- Sostegno alla Terza Via Kurda
- Adesione alla Manifestazione Nazionale indetta dalle Comunità Palestinesi per sabato 27 settembre a Roma
- Richiesta di rimuovere il PKK dalla lista nera e richiesta di libertà per Ocalan e per tutti i prigionieri politici, criticando al tempo stesso l'esistenza della lista che è basata su considerazioni tutte politiche e dunque manca di riconoscimento e legittimità
- Disarmare IS e non mandare armi ma aiuti umanitari
- Sostenere il riconoscimento dell'Autonomia Democratica del Rojava
- Cessazione della persecuzione dei militanti e sostenitori kurdi all'Estero (si veda l'ultima inchiesta della procura di Milano nei confronti di 40 rifugiati kurdi in Italia), spesso accusati e arrestati anche in Italia per sostegno al terrorismo, senza che mai ci sia stata una prova di reato; stop all'utilizzo della stessa Legge antiterrorismo per criminalizzare e perseguitare i movimenti di contestazione e di lotta in Italia (possibile iniziativa provocatoria di “autodenuncia” da parte dei compagni italiani in solidarietà con gli indagati kurdi)
- Mettere in evidenza i paesi coinvolti nel complotto internazionale che ha voluto e sostenuto ISIS, dagli Usa, a Turchia, Israele, al Qatar, all'Arabia Saudita ed il coinvolgimento della stessa Europa.

Roma, 25.09.14