venerdì 7 novembre 2014

Messico - Di nuovo in piazza. Ayotzinapa: con V di Vendetta

Si è svolta il 5 novembre una nuova giornata di mobilitazione per il massacro degli studenti di Ayotzinapa.
Intanto per la cronaca è stato arrestato l’ex sindaco di Iguala José Luis Abarca Velázquez e sua moglie, ricercati come "autori inte
llettuali" della sparizione dei 43 studenti, della morte dei tre studenti, della donna che viaggiava in un taxi e dei due membri della squadra di calcio Avispones de Chilpancingo, che sono stati aggrediti dalla polizia dei municipi di Iguala e Cocula per ordine del sindaco.
Proponiamo in attesa della cronaca della giornata una riflessione apparsa su La Jornada, quotidiano messicano, firmata da Luis Hernandez Navarro che spiega quel che sta succedendo.


In ogni marcia per esigere la presentazione in vita dei 43 normalisti di Ayotzinapa desaparecidos, centinaia di giovani partecipano coprendosi il volto con la maschera bianca stilizzata con sorriso, “bigote” e la barba a punta. La maschera riproduce quella utilizzata dal rivoluzionario inglese del secolo XVII Guido Fawkes. Gli hackers di Anonymous l’hanno resa celebre in molti paesi.

Un chiaro esempio di come la realtà imita l’arte, l’uso di questa maschera ha origine dal fil V di Vendetta (o V di Venganza in ispanoamericano), elaborata a partire da un fumetto dello stesso nome e con l’ispirazione di un altro film memorabile la Battaglia d’Algeri. Nella storia un audace attivista solitario – che nel comics si inspira al rivoluzionario britannico Guido Fawkes (1570-1606) – si propone di combattere contro il governo fascista della Gran Bretagna.

Adottata da molti movimenti contro il sistema, la maschera è diventata una icona della cultura degli indignados, in un simbolo che rappresenta la ribellione di fronte ad un potere dispotico e all’avarizia corporativa. Chi la usa occulta la sua identità dietro di essa e nello stesso tempo afferma la sua appartenenza ad un collettivo.

Nel momento centrale del film V annuncia al popolo londinese: Se vedete lo stesso che vedo io, se sentite lo stesso e se volete trovare lo stesso che voglio io, vi chiedo di apparire insieme a me nello stesso anno fuori dal Parlamento ed insieme gli daremo un 5 novembre che nessuno dimenticherà mai. Il film finisce con una scena in cui la moltitudine disarmata con la maschera, marcia con l’intenzione di distruggere il Parlamento.

Domani 5 novembre, centinaia di migliaia di persone manifesteranno praticamente in tutto il paese. Non andranno a distruggere nessun Parlamento, andranno a chiedere giustizia. Come è già successo nel passato, come racconta nelle sue note Emir Olivares, in molti porteranno la maschera di Fawkes, altri il fazzoletto palestinese e altri saranno a volto scoperto. Porteranno le foto dei 43 normalistas di Ayotzinapa detenuti e fatti sparire dalla polizia. Chiamati dall’indignazione e dalla rabbia dentro di loro, come il popolo di V di Vendetta, faranno una manifestazione che non sarà mai dimenticata e che colpirà le basi del potere.

Dal momento della tragedia di Ayotzinapa, il tempo si riduce per il presidente Enrique Peña Nieto. Di nascosto, l’autorità gli sfugge come acqua attraverso le dita di una mano. Senza strategia per affrontare la tragedia, limitato a far manovre per evitare l’arrivo della giustizia internazionale contro lo stato, cerca di fermare le lancette dell’orologio nell’attesa di un miracolo e vede come questa V sia ogni volta più vicina a Los Pinos (residenza del Presidente) .

Ogni mossa che fa sembra invertirle. Quando si è fatto filtrare alla stampa nazionale l’informazione per associare i “normalistas rurales” ai cartelli della droga, familiari e studenti si sono alzati dal tavolo di negoziato con la PGR e la Secretaría de Gobernación ed hanno richiesto un incontro diretto con il presidente. Alcuni giorni dopo le stesse autorità hanno dovuto dichiarare che non esiste nessun rapporto che leghi gli alunni con dei gruppi criminali.

In Guerrero c’è un governatore che non governa, un presidente che non comanda, un’autorità non riconosciuta dai cittadini. Come racconta Arturo Cano, subito dopo aver preso il potere, Rogelio Ortega Martínez (nuovo governatore ad interim dopo l’allontanamento di Ángel Aguirre per le sue responsabilità per il massacro degli studenti, ndt) ha chiesto di liberare l’Autostrada, bloccata da più di otto ore. Nessuno ha fatto caso a quel che diceva. Il 29 ottobre, 33 giorni dopo i fatti, non ha potuto entrare nella riunione che, nell’ufficio di presidenza, Peña Nieto ha avuto con i padri dei desaparecidos e con gli studenti, perché non lo hanno voluto, non l’hanno riconosciuto in carica.

In piena crisi di sicurezza e come se il Guerrero non fosse uno stato sovrano, non ha potuto nominare il titolare della Procuraduría de Justicia del Estado ed il segretario de Seguridad Pública. Ha affermato, come spiegazione, che questo non spetta a lui ma allo stato centrale.

E, come se fosse un semplice funzionario universitario e non il capo dell’Esecutivo, ha confessato: la mia vita dipende ed è in mano allo stato centrale. E’ lo stato che deve garantire la mia sicurezza.
Le dichiarazioni di Rogelio Ortega sono che gli dispiace per gli altri. Sul giornale El Universal descrive l’ex governatore Ángel Aguirre, responsabile del massacro, come seducente, carismatico, eccellente oratore e perché non ci siano dubbi afferma che lui starà con gli amici nel bene e nel male.

L’intervista fatta con Adela Micha non lascia dubbi. (http://goo.gl/Z7ItbZ ). Con il massimo dell’irresponsabilità, senza nessuna prova, giocando con i sentimenti dei padri, Rogelio Ortega assicura che ci sono indizi che i 43 giovani desaparecidos di Ayotzinapa hanno un’alta possibilità di poter essere vivi.
Magari sia vero, ma a lui non spetta certo di dire una cosa del genere, senza avere altra prova di quel che ha detto.
Nel film V di Vendetta si avverte: “Le parole danno significato alle cose e per chi le ascolta annunciano la verità: la verità è che qualcosa va molto male in questo paese, no? Crudeltà ed ingiustizia, intolleranza ed oppressione.”
Questo 5 novembre, dopo essersi conquistato il diritto ad essere ammessi alla storia, dopo aver abolito l’elogio a non impegnarsi, i giovani faranno di questo giorno una data non solo per ricordare, ma anche una data per dare un nome alla crudeltà, alla giustizia, all’intolleranza e alla repressione.