mercoledì 29 aprile 2015

Eurocaravana43 - La tappa di Milano - Presidio al Consolato messicano e poi assemblea al Parco Trenno

Milano: prima tappa italiana, la seconda sarà Roma, della #eurocaravana43, che sta attraversando il continente europeo per far incontrare i familiari e gli studenti di Ayotzinapa con le realtà di base.
Una carovana, a sette mesi dalla notte del 26 settembre 2014 a Iguala, non solo per denunciare quel che accade in Messico, di cui la sparizione dei 43 studenti della Normal di Ayotzinapa è il drammatico simbolo, ma per creare ponti, legami, condivisione tra chi lotta in Europa ed in Messico. La delegazione, composta da un padre dei ragazzi scomparsi, uno studente della Normal ed un attivista dei diritti umani impegnato in Guerrero, ha iniziato il suo viaggio dall’Europa del Nord per incontrare realtà di base: "non ci aspetttiamo giustizia dall’alto, sappiamo che solo unendo le lotte potremo sconfiggere il sistema che è alla base di quel che sta succedendo in Messico con il narcostato".

La tappa milanese inizia con il Presidio davanti al Consolato Messicano in pieno centro città.
I primi ad intervenire sono i componenti della delegazione messicana.
Omar Garcia, studente della Normal de Ayotzinapa, sopravvisuto all’attacco ad Iguala.


A sette mesi dalla sparizione gli occhi sono puntati sullo stato messicano che ha cercato di chiudere il caso, incolpando solo i narcos. Ma sappiamo che i narcos agiscono con la complicità statale. Non c’è differenza tra il narcos e lo stato. 
Sono le autorità messicane che usano il narcos per far restare il popolo in uno stato di terrore, di paura. Prima del 27 settembre poche voci si erano alzate per denunciare la grave crisi dei diritti umani in Messico. Ma a partire da quella data è iniziato un movimento in tutto il paese e a livello internazionale per dire basta. 
Il sistema della delinquenza organizzata non colpisce solo studenti e contadini, ma tutti. Ci vogliono abituare a convivere con una situazione di terrore. Ma noi non lo vogliamo. 
Ya basta. 
Per questo siamo venuti in Europa, parlando e discutendo con collettivi, gruppi, realtà di base.
Siamo davanti a questo Consolato non perchè vogliamo parlare con loro, ma per far capire al governo messicano che non ci fermeremo.
Diciamo che dire che la colpa è solo del narcos, è come dire che la colpa di quello che è successo nel Mediterraneo è solo di chi guidava la barca che è affondata, carica di migranti. Bisogna vedere e capire le cause di quel che succede. 
Le cause che hanno portato in Messico alla sparizione forzata di 43 persone e all’assassinio di migliaia di persone in una "guerra ai narcos" che tanto gli Stati Uniti che l’Unione Europea aiutano dando armi, aiuti, consiglieri, euro e dollari. Questo ha portato migliaia di famiglie messicane a perdere i loro cari e noi vogliamo che tutto questo non succeda più.
Pensiamo a cos’è il riflesso della giustizia in Messico. Nel 2011 due compagni sono stati assassinati dalla polizia dopo essere stati fermati. I poliziotti che gli hanno sparato in maniera extragiudiziaria sono tornati liberi dopo tre mesi, ed è successo così anche per i responsabili morali del fatto, che semplicemente sono stati cambiati di posto nel governo. 
Adesso la vicenda nostra sembra andare per la stessa strada. Gli autori morali stanno avendo lo stesso trattamento. Tra un pò saranno liberi. Noi non siamo d’accordo perchè dimostra che non c’è giustizia in Messico. Bisogna creare una nuova legalità non quella che serve agli imprenditori, ai narcos, ai potenti.
Padre di uno dei 43 desaparecidos

Voglio raccontare quel che è successo il 26 e 27 settembre quando i nostri figli che erano andati ad Iguala per fare colletta, sulla strada del ritorno sono stati aggrediti dalla Polizia municipale e dall’Esercito, che ha partecipato all’attacco.
Noi crediamo che i nostri figli siano vivi. Dopo quella notte ci hanno detto che i nostri figli sono stati uccisi, le loro ceneri gettate nel fiume San Juan. Ma noi abbiamo iniziato presidi e mobilitazioni e quando sono arrivati i periti argentini ed hanno fatto le analisi dei resti, che erano stati trovati nelle fosse comuni ad Iguala, nella discarica di Cocula, si è visto che non erano quelli dei nostri figli, erano di altre persone. Il governo voleva dare a noi i corpi di questi 28 cadaveri trovati a Cocula. Noi siamo qui per trovare i nostri figli, per ritrovarli vivi.
In tutto il Messico ci sono casi come i nostri. Per questo vi chiediamo di continuare a fare pressioni sul governo messicano. Grazie
Roman Hernandez, attivista diritti umani Guerrero

Grazie per essere qui ad accompagnare questa carovana che sta facendo un largo viaggio nell’Europa del basso. In ogni luogo dove passiamo stiamo raccogliendo la forza che ci state dando. E’ con voi che sentiamo che ci possiamo organizzare per affrontare il "mostro a sette teste" che abbiamo di fronte e che anche voi qui soffrite in Italia. 
Noi pensiamo che la sparizione forzata degli studenti non sia un caso isolato. Ha radici. Ha ragioni strutturali che sono permesse dal sistema che attualmente sta dominando e che èalimentato anche dall’Unione Europea. La Ue ha generato nel mondo situazioni che permettono che le violazioni dei diritti umani si perpetuino attraverso l’esportazione di armi, l’addestramento di eserciti e polizia. Attraverso tutto questo si stanno violando gravemente i diritti umani e queste sono le cause che hanno permesso che ad Ayotzinapa ci manchino oggi 43 compagni. Non solo questi 43, sono stati uccisi molti altri a Ayotzinapa ed in tutto il Messico.
Ci sono più di 150.000 persone assassinate e il governo continua a dire che è il narcos. Non si vede nello specchio di quel che sta dicendo. 
Noi veniamo a ringraziarvi ma anche ad allertarvi della grave situazione che si sta vivendo in Messico. Nel paese non ci sono garanzie per accedere in pieno ai diritti umani e questo bisogna sottolinearlo bene. Non ci sono garanzie per accedere ai diritti umani. 
Lo stato messicano si è trasformato nell’istituzione che commette più violazioni dei diritti umani contro di noi che abitiamo lì. 
Quello che vi vogliamo domandare è a che interessi risponde il governo messicano? 
Perchè è chiaro ed evidente che non risponde agli interessi di chi vive in Messico. Non risponde all’interesse di dare sicurezza, giustizia, verità, di permettere che noi ci sviluppiamo in condizioni degne.
Lo stato messicano risponde ad altri interessi, di natura economica che stanno generando la situazione per cui oggi in Messico ci sono più di 23.000 desaparecidos, che esistano popoli organizzati che si sono visti costretti ad difendere i propri territori, e a garantirsi il diritto da soli. Questa è la situazione a cui ci stanno portando.
Una delle richieste. oltre alla "presentacion con vida" dei 43 studenti di Ayotzinapa è avere garanzie reali che questo non si ripeta. E queste garanzie non le andiamo a chiedere, non possiamo chiederle alle stesse istituzioni da cui provengono le violazioni gravi ai diritti umani. 
Questo ci porta ad una logica di organizzazione diversa che deve essere dal basso.Non andiamo a chiedere inginocchiati al governo questo o quello. Abbiamo capito che i diritti, in quanto sono diritti, non si chiedono, si prendono. si esercitano. Siamo stati disposti a farlo e per questo compagni, siamo venuti a chiedere il vostro aiuto. Non ce la facciamo da soli, abbiamo bisogno di tutto l’appoggio che ci potete dare da qui, dalla società civile organizzata in Europa, che si è resa conto, che la solidarietà internazionale è una delle armi più forti per affrontare questo mostro che ha una delle sue teste più forti qui nell’Unione Europea e che con le sue armi si è dedicato a massacrare le persone degne che hanno deciso di lottare per i propri diritti. 
Grazie di essere qui, per essere con noi, vi chiediamo di continuare a sostenere la luce che oggi rappresenta Ayotzinapa per cambiare le cose una volta per tutte.
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Alla conclusione degli interventi della delegazione messicana, prendono la parola le realtà che hanno promosso la tappa milanese dell’Eurocaravana43: centri sociali, associazioni, comitati, attivisti di varie realtà latino-americane. Vengono ricordati i prossimi appuntamenti di lotta a partire dalla manifestazione e mobilitazioni no expo dei prossimi giorni, le iniziative antifasciste.
Poi un breve corteo nel salotto del centro città conclude il presidio al Consolato messicano.
La giornata continua al Parco Trenno, sotto i tendoni di “Partigiani in ogni quartiere”,con una partecipata assemblea in cui dopo un intervento che ricostruisce quel che è successo in questi sette mesi, i tentativi del governo messicano di eludere le responsabilità non solo per quel che è successo ad Iguala ma per quel che succede tutti i giorni, viene condiviso lo spirito della Carovana che ha raggiunto l’Europa.
Ayotzinapa è un drammatico sintomo della malattia chiamata narcostato che affonda le sue radici nel sistema di capitalismo finanziario globale che in nome dei profitti, del denaro che produce denaro, semina morte e distruzione.
La condivisione della caparbia battaglia partita da Ayotzinapa, che ha portato tanti in Messico a sfidare la paura e ha rompere il silenzio, non è solo un fatto di solidarietà, può essere un altro tassello per cambiare l’esistente,
L’#eurocaravana43 continua le sue tappe, da Roma agli altri paesi europei per intrecciare strade e percorsi.
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Appoggiare Ayotzinapa, mantenere viva l’informazione, sostenere anche economicamente la mobilitazione dei familiari e degli studenti, così come essere al fianco dell’esperienza dell’EZLN, delle comunità zapatiste che costruiscono giorno dopo giorno la loro autonomia e di tutte le mobilitazioni del Messica dal basso ci arricchisce nella ricerca dei cammini comuni in Europa e nell’euromediterraneo per costruire l’alternativa sociale di cui tutti abbiamo bisogno.