sabato 25 luglio 2015

Messico - L’attacco ad Ostula e agli zapatisti nei giorni della fuga del Chapo


Le operazioni repressive di esercito, paramilitari ed apparati statali 


a cura di Giovanna Gasparello


A pochi giorni dalla ricorrenza dei 10 mesi dall’agguato di Iguala contro gli studenti di Ayotzinapa, lo scorso 26 settembre, continuano gli episodi che mettono in evidenza l’essenza stessa del narcostato, la collusione sistemica delle strutture del potere politico con le mafie del narco. Uno scenario che si accompagna ad una aggressiva politica di criminalizzazione dei movimenti sociali e dei percosi di lotta. Emblematiche di questa situazione sono le continue provocazioni contro le comunità zapatiste, come l’aggressione paramilitare alla Garrucha, che sono state denunciate a livello internazionale in questi giorni come informa la Red contra la represion, ma anche gli episodi successi a Ostula e Calera.
L’avvenimento più eclatante risale a domenica 19 luglio, quando elementi dell’Esercito hanno fatto fuoco su un gruppo di persone che realizzavano un blocco stradale vicino alla comunità indigena nahua di Ostula, in Michoacán, uccidendo un ragazzino di 12 anni e ferendo gravemente altre sei persone, tra cui una bimba di sei anni. 
Gli indigeni protestavano contro l’arresto arbitrario di Semeí Verdía, coordinatore della Polizia Comunitaria della zona, organizzazione formata dalla popolazione di Ostula nel 2009 per difendersi dalla violenza del cartello dei Caballeros Templarios, che ha provocato piú di trenta morti nella comunità, e proteggere il territorio comunitario dall’ingerenza di progetti minerari e turistici. Nonostante una progressiva criminalizzazione del processo di autodifesa popolare, soprattutto a partire dal 2013 quando molti poliziotti comunitari del municipio di Aquila, di cui fa parte la comunità di Ostula, furono incarcerati, la Polizia Comunitaria della zona si é mantenuta attiva e con un forte appoggio popolare.
All’arresto di Verdía, dunque, centinaia di persone si sono mobilitate in diversi villaggi della zona, ma dopo poche ore un operativo simultaneo dell’Esercito ha sbaragliato tutti i blocchi stradali attaccando i manifestanti con lacrimogeni, manganelli e armi da fuoco. Il posizionamento istituzionale a fronte di un atteggiamento inequivocabilmente criminale delle forze armate è stato, al solito, estremamente equivoco: il riconoscimento il giorno successivo della responsabilità dell’Esercito e la smentita di tutto il 23 luglio. 
L’attacco è stato condannato da decine di organizzazioni civili messicane, ed ora indaga sull’accaduto la Commissione Nazionale dei Diritti Umani. Un comunicato del Congresso Nazionale Indigeno e dell’EZLN denuncia il comportamento criminale delle forze armate e punta l’attenzione sulle cause reali della prolungata repressione e violenza criminale contro la comunità nahua, esigendo “il rispetto alle terre della comunitá di Santa Maria Ostula che imprese minerarie straniere come Ternium vogliono espropriare, con l’aiuto del mal governo colluso con il crimine organizzato”.

RASSEGNA STAMPA
Da La Jornada Chiarimento necessario
Da La Jornada Il Tradimento di Santa Maria Ostula di Luis Hernandez Navarro
Da Desinformemonos
Da Revolucion 3.0

Ma l’Esercito è nel mirino delle organizzazioni di difesa dei diritti umani anche per la responsabilità, ormai evidente, nell’omicidio di sette giovani, detenuti arbitrariamente il 7 di luglio nella loro casa di Calera, nello stato settentrionale di Zacatecas, nel corso di un operativo militare. Successivamente, l’Esercito negò la presenza dei detenuti nelle caserme; nel fine settimana i corpi furono rinvenuti, in avanzato stato di composizione, in città vicine. Quattro militari sono stati arrestati per il probabile coinvolgimento nell’omicidio.
Mentre le forze armate inaspriscono la repressione cosa sia il narco stato si capisce bene dalla seconda fuga dell’ormai leggendario Chapo, il narcotrafficante più ricco e ricercato d’America. Capo del Cartello di Sinaloa, impero criminale che controlla le rotte della droga, delle armi e del traffico di migranti sul versante del Pacifico, Joaquìn Guzmàn Loera il 12 luglio è uscito dal carcere di massima sicurezza dell’Altiplano attraverso un tunnel di 1 metro e settanta di altezza, lungo un km e mezzo, dotato di un sistema di ventilazione ed illuminazione, che collegava lo scarico della doccia della sua cella con una casa costruita qualche mese fa nelle vicinanze del carcere. L’operazione, così elaborata da avere dell’incredibile, è avvenuta con complicità di alto livello: evidenti quelle con i dirigenti del carcere, completamente controllato dalle mafie ed in cui circolavano ingenti quantità di droga, ma anche di alti funzionari: le prime teste sono cadute il 19 luglio, quando sono astati arrestati 7 dirigenti del Centro di Sicurezza Nazionale e della Divisione di Intelligencia della Polizia Federale. Probabilmente, se riconosciuti colpevoli, il procedimento contro di loro sarà amministrativo: insomma, una multa.
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Ostula - Messico