martedì 8 settembre 2015

Messico - Il Rapporto degli Esperti Indipendenti su Ayotzinapa smentisce le versioni del Governo


Mentre in Messico e nel mondo ci si stanno preparando le mobilitazioni del 26 settembre prossimo, ad un anno dall’agguato di Iguala, sta facendo scalpore la presentazione del Rapporto finale curato dal Gruppo Interdisciplinare di Esperti Indipendenti (GIEI), frutto di mesi di ricerca ed indagini, inviato dalla Commissione Interamericana dei Diritti Umani.
La lunga analisi, avvallata dai familiari degli scomparsi, smentisce le versioni ufficiali del governo secondo cui i 43 corpi sarebbero stati bruciati in una discarica e le ceneri gettate nel fiume, ipotesi ampiamente criticata poiché giustifica l’assenza di prove e non fornisce spiegazioni sui mandanti e le motivazioni del crimine, entrambi elementi in cui invece é evidente la pesante responsabilità delle istituzioni e dello Stato.
In secondo luogo, il Rapporto avanza una nuova ipotesi legata all’uso degli autobus di linea per il trasporto di eroina tra lo stato del Guerrero (zona di produzione dell’oppio) e gli USA. Potrebbe dunque essere il controllo degli autobus su cui si spostavano gli studenti, o il loro carico occulto, a motivare la violenza scatenata contro di loro.
A fine luglio l’assassinio del reporter fotografo Ruben Espinosa, dell’attivista Nadia Vera, uccisi e torturati in un appartamento a Città del Messico, insieme a Ysenia Quiroz Alfaro e Nicole Simon e Alejandra, hanno scosso l’opinione pubblica nazionale ed internazionale. Ruben era un reporter e fotografo impegnato in particolare a denunciare la repressione dei movimenti sociali e l’attacco ai giornalisti nello stato di Veracruz Nadia era anch’essa impegnata a sostenere la libertà d’informazione. 
Nello stato di Veracruz, da quando c’è al governo Javier Duarte de Ochoa sono stati ammazzati 14 giornalisti, che si sono aggiunti alla lunga lista che fa del Messico uno dei paesi in cui è più pericolosa l’attività giornalistica, sia ufficiale che come freelance indipendente.

Ayotzinapa, gli assassini dei giornalisti, le sparizioni forzate di attivisti politici, la militarizzazione del territorio sono i volti del narcostato. La violenza generalizzata disegna forme di potere, come descrive a fondo Sergio González Rodríguez in un articolo tratto da Le Monde Diplomatique, pubblicato pochi giorni fa dal Manifesto.
L’interazione di sistema tra piano legale ed illegale nella gestione del potere, dei flussi finanziari, del saccheggio delle risorse, dello sfruttamento sociale ed ambientale non possono essere raccontate.
L’impunità di apparati dello stato, la collusione con i narcos, l’uso della repressione generalizzata nei confronti dei movimenti sociali nelle realtà urbane, rurali ed indigene, non può avere testimoni. 
Il marciume e la corruzione non devono essere denunciate.
Ad un anno circa dalla sparizione dei 43 studenti di Ayotzinapa, il Messico continua ad essere un paese in cui chi si oppone rischia di morire o di sparire o di finire in carcere.
Basta guardare quel che succede in particolare negli Stati in cui si accentrano progetti di sfruttamento delle risorse o in quelli in cui passano le rotte del traffico di droga e di esseri umani.
Emblematici gli ultimi episodi, come l’aggressione militare alla Comunidad Indígena de Santa María Ostula Ostula, che lotta per difendere il proprio territorio oppure le costanti provocazioni contro le comunità zapatiste. La lista potrebbe continuare all'infinito, come denuncia puntualmente la Red contra la repression..
Come dicono gli zapatisti nel loro ultimo comunicato "dall’alto non verrà mai nessuna giustizia" per questo è importante sostenere, appoggiare, raccontare il Messico dal basso, chi sfida il silenzio, la paura per costruire un futuro diverso.