venerdì 13 novembre 2015

Messico - Aggrediti e picchiati gli studenti di Ayotzinapa dall’esercito


Due giorni fa sono stati attaccati un gruppo di studenti di Aytozinapa, di ritorno alla Scuola Rural Normal. 

In maniera violenta l’esercito li ha letteralmente aggrediti: alcuni sono stati fermati, altri sono finiti in ospedale ed altri ancora sono riusciti a scappare. Ce ne sono ancora una ventina di cui non se ne sa niente.

Questa aggressione va di pari passo al tentativo del governo di usare ogni mezzo per criminalizzare gli studenti, inventando presunti legami con la delinquenza organizzata. 


Di seguito il primo articolo di Desinformemonos, che sta seguendo l’evolversi della vicenda.


Questo pomeriggio, reprimono e picchiano studenti della scuola Normal di Ayotzinapa.
Otto autobus in cui viaggiavano 130 studenti della scuola Normal de Ayotzinapa sulla strada tra Tixtla e Chilpancingo, in Guerrero, furono attaccati alle ore 18 da poliziotti antisommossa.
Furono selvaggiamente picchiati, e gli stessi studenti stimano che ci siano cento arrestati. José Castillo, membro del Comitato Studentesco Ricardo Flores Magon, di Ayotzinapa ha raccontato mentre stava scappando che l’attacco è avvenuto dopo la galleria Libramiento della strada tra Tixtla e Chilpancingo. 

Ai due autobus che erano in coda della carovana, hanno rotto i vetri posteriori con gas lacrimogeni, “ci hanno attaccato alle spalle, hanno sparato verso gli autobus e ci hanno preso mentre eravamo dentro, non potevamo salire. Alcuni siamo fuggiti dai finestrini però altri compagni sono svenuti dentro il pullman”.

Hanno raccontato che subito dopo l’aggressione è arrivato l’esercito. Quelli che sono riusciti a fuggire dall'imboscata sono scappati nei boschi attorno, sono feriti.
Hanno raccontato che in modo sarcastico, i poliziotti gridavano loro mentre li picchiavano: “Questo vi succede per andare nella ’maña’”. “Maña” è un modo colloquiale con cui si chiama il crimine organizzato in Messico.

“Questa aggressione ha l’obbiettivo di farci perdere la simpatia che ha la gente. I compagni sono sparsi nel bosco, sta arrivando la notte ed è una zona che non conosciamo. Ci stiamo muovendo senza conoscere. E’ pattugliato dalla polizia, ci stanno reprimendo”, ha raccontato José.
“Ci sentiamo impotenti però faremo in modo che questa cosa non resti impunita, non vogliamo altri compagni morti, non vogliamo altri desaparecidos”.

Questi incidenti succedono alcuni giorni dopo che il Ministro dell’Interno, Miguel Ángel Osorio Chong, ha annunciato in un’intervista che stanno indagando su presunte relazioni tra il crimine organizzato e gli studenti di Ayotzinapa, sulla base di una registrazione audio pubblicata dal giornale Milenio che spiega che il 20 ottobre scorso un gruppo delinquenziale si è presentato alla scuola per sequestrare 4 giovani.

Queste dichiarazioni di Chong sono state smentite dalla Procura Generale della Repubblica, lanciando una serie di accuse proprio all'interno del governo riguardo al caso di Iguala. 

In queste registrazioni si è provato a mettere in relazione il portavoce degli studenti, Omar Garcia, como presunto conoscente di queste relazioni criminali, e lui ha denunciato che c’è una campagna spudorata dei mezzi di comunicazione contro il movimento dei 43.