lunedì 28 dicembre 2015

Messico - I familiari di Ayozinapa chiedono giustizia nella Basilica, da cui partirà la visita del Papa

Parte dalla cattedrale dello Zocalo la processione convocata dai familiari dei 43 studenti desaparecidos nella notte tra il 26 e il 27 settembre 2014. 

Sono passati 15 mesi dall'agguato di Iguala dove altre sei persone rimasero uccise tra cui un ragazzo assassinato e con il viso scuoiato.
Più di un anno di continue battaglie per smentire una dopo l’altra le versioni ufficiali che hanno avuto il solo scopo di cercare di minimizzare le responsabilità statali, dell’esercito, della polizia federale e locale in combutta con i narcotrafficanti.


I padri e le madri degli studenti hanno manifestato nei luoghi più diversi non solo in Messico così come gli studenti della Rural Normal di Ayotzinapa hanno continuato a lottare, a mobilitarsi in molti casi colpiti dalla repressione brutale.


Oggi, dicembre 2015, hanno scelto di tornare a marciare nelle strade della capitale dello stato messicano. L’hanno fatto partendo ed arrivando un due posti emblematici della religione cattolica: la cattedrale dello Zocalo e la Basilicata della Virgen Guadalupe, dove inizierà il viaggio di Papa Francesco quando arriverà nel prossimo febbraio in Messico.

Già nei mesi scorsi una delegazione dei familiari era andata fino a Washington per far sentire la sua voce al Pontefice in visita in America, di certo non taceranno quando Francesco sarà in Messico.

Seduti nella panche della Basilicata, dopo essere entrati a spinta, ognuno con il cartello che reca la foto del loro figlio scomparso, circondati dai manifestanti che gridano “donde estan, nuestros hijos donde estan”, sono l’immagine del Messico “dal basso”, di chi lotta per far sentire la sua voce.


“E’ stato lo stato”, “Vogliamo giustizia”, “Le versioni ufficiali finora sono state menzogne”, accompagnano queste affermazioni dalla richiesta che anche la Chiesa, come tutte le istituzioni non taccia.

“Non si tratta di un problema religioso, quello che chiediamo è che se ne parli, non si copra con un silenzio complice la realtà messicana dove i nostri figli non sono i soli ad essere desaparecidos. Sparizioni forzate, assassini, rapimenti sono all'ordine del giorno. E la responsabilità è del governo, dell’esercito, della polizia che agiscono in combutta con i narcos per favorire i guadagni immensi del traffico della droga, degli esseri umani, dello sfruttamento sociale ed ambientale”.


Le loro richieste vengono ascoltate da Padre Sergio Cogo dei Gesuiti che si impegna a riportarle alle alte gerarchie ecclesiastiche.

Si vedrà cosa succederà all'arrivo del Papa. Se Papa Francesco sceglierà politicamente meno, come in molte sue azioni, di menzionare il tema del narcostato, nervo molto scoperto del governo messicano di Pena Nieto.


E’ sera tardi quando i familiari dei 43 di Ayotzinapa se ne vanno, rimontano sulle corriere che li portano in Guerrero. 


Con loro gli studenti della Normal Rural di Ayotzinapa, la scuola da cui provenivano i ragazzo aggrediti ad Iguala. 


“L’attacco alla nostra scuola è parte del tentativo di cancellare le Scuole Rurali, che sono le scuole dove vanno i figli dei contadini e della gente povera. Le riforme strutturali che sta portando avanti il governo sono parte della sua politica neoliberale e vogliono distruggere l’istituzione pubblica. Noi non lo accettiamo. Continueremo a lottare, nonostante la repressione”.


Le corriere lasciano la ciudad monstruo in cui la frenesia natalizia del centro è stata interrotta dalla conta di 43 numeri: i 43 studenti di Ayotzinapa, il simbolo del Messico odierno, della ferocia del narco stato, l’intreccio mortale tra potere legale ed illegale.


E’ questa la realtà che Mex- Que il progetto multimediale iniziato in questi giorni, vuole raccontare, perché queste donne e questi uomini che da più di un anno non riposano nel chiedere giustizia “No estan solos”.