venerdì 22 aprile 2016

Honduras - Cosa c’entra Hillary Clinton con l’uccisione in Honduras di Berta Cáceres?

La morte dell’attivista ambientalista Berta Cáceres e di Nelson García confermano le responsabilità della candidata alla Presidenza americana.

La drammatica situazione di costante violazione dei diritti umani nel piccolo paese centroamericano non smette di far discutere. Dopo l’assassinio di Berta Cáceres e Nelson Garcia in particolare l’attenzione negli Stati Uniti si è indirizzata sull'appoggio dato da Hillary Clinton, quando era Segretaria di Stato, al governo honduregno instaurato con il colpo di stato che ha portato all'allontanamento del legittimo presidente Zelaya.
La Clinton è stata contestata proprio in questi giorni a Los Angeles.
Sabato 16 marzo, mentre la candidata presidente parlava delle sue politiche economiche alla Southwest College, un dimostrante ha alzato uno striscione con scritto "Il cambio di regime di Hillary ha ucciso Berta Caceres".

Lo slogan non solo allude al coinvolgimento della Clinton nel colpo di Stato in Honduras, mala accusa anche di essere indirettamente responsabile dell’assassinio di Berta Cáceres. L’omicidio è avvenuto in un contesto di crescita continua di repressione in cui sono stati travolti numerosi attivisti che combattono battaglie per la tutela dei diritti umani e la protezione dell’ambiente, dopo il colpo di stato del 2009.
Una situazione di violenza che fa dell’Honduras, insieme agli altri paesi del Centro America una zona di "nuova guerra, come la definiscono le inchieste giornalistiche di cui abbiamo raccontato nell’articolo dedicato al volume Cronicas Negras.
Ma cosa lega Honduras e Usa, attraverso la figura della Clinton?
Anche se non siamo più negli anni della definizione dell’ America Latina come "cortile di casa degli americani", in cui si compivano operazioni, occultate dalla ragion di Stato, appoggiando regimi sanguinari e dittatoriali, negli ultimi tempi in forma più raffinata e poco visibile, una parte delle strutture del governo statunitense non ha smesso di intervenire nelle politiche interne dei suoi vicini.
Il caso dell’Honduras ha portato sotto i riflettori la candidata democratica alla Casa Bianca per le prossime elezioni.
Come è stato ricostruito dai familiari e dai compagni di Berta Cáceres, attraverso operazioni presentate come un appoggio per ristabilire un clima di sicurezza nel Paese, la Clinton non ha lesinato uomini e fondi per sostenere il governo di Pepe Lobo, installato a partire dal colpo di stato che ha allontanato Zelaya dalla presidenza.
Un governo le cui responsabilità nel mantenere una situazione di violenza, attacco ai diritti umani, repressione contro gli attivisti politici, non cessano.
L’Honduras in un mix di ferocia ed omicidio, compiuti da forze dell’ordine e criminalità organizzata, continua ad essere in testa alle classifiche mondiali per i livelli di violenza raggiunti nel Paese.
Vedere che anche nel tempo di Obama, con le dovute forme diverse dal passato (la storia non si ripete mai uguale ...) una parte dell’establishment americano, incarnato dalla Clinton, non demorde dai vecchi vizi, non stupisce.
Ma le forme in cui l’intervento avviene vanno conosciute e analizzate perchè sono quelle utilizzate anche in altre parti del mondo. Un’appoggio basato su fondi e programmi che si ammantano della retorica della preservazione della sicurezza... non importa a che prezzo.
Per raccontare quello che succede in Honduras e come ha agito la ex first lady oggi candidata presidente, vi proponiamo due reportage realizzati da Democracy Now! ed un articolo tratto da The Nation.
Vale la pena di leggerli e pensare non solo agli scenari honduregni ma anche al resto del mondo.


La figlia dell’attivista uccisa Berta Caceres: il sostegno militare statunitense ha alimentato la repressione e la violenza in Honduras. (Il servizio di Democracy Now).
Democracy Now! torna a trattare il problema della violenza in Honduras dopo l’omicidio di Nelson Garcia, l’ambientalista ucciso meno di due settimane dopo Berta Caceres, un membro del Copinh Consejo Cívico de Organizaciones Populares e Indígenas de Honduras, fondato assieme alla stessa Cáceres.
Nel reportage si dice che la polizia ha definito l’omicidio di Garcia un caso di violenza isolato, che non ha legami con quello della Caceres. Questa dichiarazione ha scatenato la reazione degli ambientalisti che hanno deciso di scendere in piazza per chiedere giustizia per Berta Caceres e invocare la fine di quella che definiscono una cultura della repressione e dell’impunità. La manifestazione si è svolta nella piazza di Tegucigalpa e il senso della protesta emerge dalle parole della figlia maggiore di Berta Caceres, Olivia Zúniga Cáceres, intervistata proprio da Democracy Now!.
La giovane ragazza ovviamente vuole ottenere una spiegazione riguardo la morte della madre, ma anche fare pressione sulle agenzie che finanziano la multinazionali perché sospendano i loro finanziamenti a corporazioni che non fanno altro che portare sangue e conflitti in Honduras. 
A questa manifestazione ne sono seguite altre, come quella che ha avuto luogo fuori dalla sede della Missione ONU in Honduras, dove centinaia di persone si sono riunite gridando“Berta non è morta; si è moltiplicata.” 
Una risposta alla loro richiesta è venuta dalla Dutch Development Bank FMO e dalla Finnish Development Bank Finnfund, che hanno dichiarato di essere rimasti colpiti dalla morte di Garcia e dunque stanno pensando di sospendere i finanziamenti al progetto idroelettrico "Agua Zarca" dell’impresa Desarrollos Energéticos SA (DESA), contestato da Berta e dalle popolazioni locali perché distrugge l’ambiente e il fiume, considerato sacro dalla popolazione indigena dei Lenca.
Le tre figlie di Berta Caceres ricoprono un ruolo di primo piano nella campagna di mobilitazione seguita alla morte della madre. "Stiamo continuando la sua battaglia", hanno dichiarato nell'intervista a Democracy Now!
Al centro delle domande la spiegazione delle motivazioni che le hanno portate negli Stati Uniti: l’obiettivo principale è far sì che il governo statunitense, assieme ai governi di tanti altri Paesi, faccia pressione sul governo dell’Honduras perché costituisca una Commissione d’inchiesta indipendente con il compito di far luce sull'assassinio della madre.
Berta Zuniga Caceres ha ricordato come la madre fosse stata minacciata più volte per motivi legati alla sua attività, soprattutto durante la lotta contro la costruzione della diga "Agua Zarca", e che figurava nelle liste di persone per le quali la Commissione interamericana per i diritti umani aveva chiesto misure di protezione.
Il reportage di Democracy Now! continua con l’intervista di Lilian Esperanza Lopez Benitez, coordinatrice finanziaria del COPINH, che denuncia di essere stata interrogata quattro volte dalla polizia dopo la morte della Caceres, così come altri membri dell’organizzazione,come se si volesse ricercare in problemi interni all'organizzazione la causa della sua morte. Lilian dichiara di temere ora anche per la sua vita: i motivi per cui Berta Caceres si è opposta con tanta forza al progetto Agua Zarca sono anche gli obiettivi di COPINH, e sono fondamentalmente la difesa delle risorse naturali nelle comunità Lenca e preservare la vita, non solo di queste comunità, ma del mondo intero.
Il conseguimento di questi obiettivi secondo Berta Zuniga è divenuto più difficile dopo il colpo di Stato, dato che dopo il golpe sono aumentate le concessioni per progetti di sfruttamento dell’energia idroelettrica che rappresentano un problema per le popolazioni indigene e sono appunto alla base delle lotte degli attivisti...
Prima del suo assassinio, Berta Cáceres ha accusato Hillary Clinton di aver appoggiato il colpo di Stato in Honduras. (il servizio di Democracy Now che riporta le affermazioni della Clinton)
Democracy Now! nel servizio parla del colpo di Stato avvenuto in Honduras nel 2009, e riporta diverse prove del presunto sostegno statunitense al golpe. 
Vengono citate alcune frasi che Hillary Clinton ha scritto nella sua autobiografia, Hard Choices, come testimonianza del sostegno statunitense al colpo di Stato. Le confessioni della Clinton riguardano un piano che è stato elaborato con lo scopo di promuovere l’ordine e la democrazia in Honduras che, tuttavia, da quando è stato attuato il colpo di Stato, è diventato uno dei Paesi più pericolosi al mondo.
Si continua con un’intervista rilasciata da Berta Cáceres al programma Resumen Latinoamericano della televisione argentina, dove l’attivista afferma con convinzione che c’è stato un intervento degli americani in Honduras nel 2009, e questo lo si può dedurre dall'autobiografia della Clinton. Tra l’altro il golpe è stato attuato nonostante diversi attivisti, come la Caceres, avessero tentato di ostacolarlo, sostenendo che avrebbe potuto creare una situazione disastrosa.
L’opinionista Greg Grandin interviene sottolineando che la Cáceres ha criticato molto il libroHard Choices in cui la Clinton presenta l’intervento degli Stati Uniti in Honduras come una scelta saggia, mentre in Honduras e in tutta l’America Latina si chiede il ritorno di Zelaya alla presidenza, il presidente sostituito da Pepe Lobo con il golpe.
Nel programma si sottolinea che ancor più scandalosa dell’autobiografia sono le lettere in cui la Clinton legittima il tutto affermando che quel che è stato fatto non è un colpo di stato.
Il servizio si conclude con la parte dedicata al fatto che nel marzo 2010, in occasione della sua visita al neo Presidente dell’Honduras Pepe Lobo, la Clinton avrebbe invitato gli altri Paesi Latino-americani a normalizzare con urgenza le proprie relazioni con l’Honduras.
Come Hillary Clinton ha militarizzato la politica americana in Honduras
di  Tim Shorrock
Ha usato un ufficio del Dipartimento di Stato strettamente coinvolto nella contro guerriglia in Afghanistan e in Iraq per sostenere il colpo di stato in Honduras.
Nel 2012, mentre l’Honduras cadeva in un stato di caos sociale e politico dopo il colpo di stato, l’armata civile di assistenza del Dipartimento di Stato di Hillary Clinton ha speso più di 26 milioni di dollari in una propaganda finalizzata ad incoraggiare un’alleanze anti-violenza tra gruppi della comunità honduregna e forze di sicurezza e polizia locale.
Il programma chiamato “Honduras Convive”, è stato progettato dalla US Agency for International Development (USAID) per ridurre i crimini in un Paese, diventato allo stesso tempo la capitale mondiale degli omicidi e teatro di uno dei più ampi dispiegamenti di forze speciali degli Stati Uniti al di fuori del Medio Oriente.
Era parte di un più ampio programma statunitense per supportare il governo conservatore di Pepe Lobo, che è salito al potere nel 2009 dopo aver estromesso il presidente eletto, José Manuel Zelaya, in un golpe fortemente condannato in Centro America. I critici dicono che il programma è stato un tentativo del Dipartimento di Stato di cancellare l’immagine di un Paese dove le forze di sicurezza detengono un primato di repressione interna che tuttora continua.
“Questo è stato fatto per cancellare il ricordo del colpo di stato e le cause strutturali della violenza” commenta Adrienne Pine, professore di antropologia dell’American University che ha trascorso l’anno 2013-14 a insegnare alla National Autonomous University dell’Honduras.
“Ed è connesso alla totale assenza di democrazia partecipativa in Honduras, una situazione di cui gli Stati Uniti sono profondamente complici.”
“Nel periodo del colpo di Stato, la Clinton aveva una concreta possibilità di fare la cosa giusta e di indirizzare la politica americana verso il rispetto dei processi democratici”, ha aggiunto Alex Main, un esperto di politica americana in America Centrale al Center of Economic and Policy Research, a proposito del programma “ma ha completamente sbagliato e ora vediamo le conseguenze”.
Honduras Convive è frutto dell’operatività dell’Office of Transition Initiatives (OTI), una unità discutibile dell’USAID che opera quasi come ha fatto la CIA durante la Guerra Fredda.
Appoggiato dal Congresso nel 1994, OTI interviene sotto la direzione del Dipartimento di Stato, il Pentagono,e altre agenzie di sicurezza in posti come Afghanistan, Haiti e Colombia per supportare i governi locali appoggiati dagli Stati Uniti. A volte, come è successo a Cuba e in Venezuela, i suoi programmi sono condotti in opposizione a regimi di sinistra. La Clinton, dopo essere diventata Segratario di Stato, ha appoggiato l’operato della struttura, i cui programmi sono supervisionati da un sotto-segretario di Stato insieme al responsabile dell'USAID.
Le attività di OTI, ha evidenziato la Congressional Research Service in un rapporto del 2009,“sono fortemente politiche” e basate sull'idea che “la tempestiva e creativa assistenza”americana può “spostare l’ago della bilancia” verso i risultati “che fanno progredire gli obiettivi della politica estera americana”.
In Honduras, OTI sembra aver seguito il modello implementato in Iraq, dove ha mandato parte del personale di sostegno dopo l’invasione del 2003. A quel tempo, ha detto CRS, la strategia di OTI in Iraq era quella di portare “i benefici tangibili del cambio di regime”.
Gli obiettivi di Honduras Convive sono elencati nel sito web di USAID: “ Mettere fine ai sistemi, alle percezioni e ai comportamenti che alimentano la violenza costruendo alleanze tra le comunità e lo stato (specialmente la polizia e le forze di sicurezza)”. Un funzionario di USAID ha confermato che il programma è ancora in atto, ma ha minimizzato i legami degli Stati Uniti con le forze di sicurezza dell’Honduras. Convive, ha detto, sta “lavorando nelle comunità per rafforzare la partecipazione della società civile e le istituzioni di governo attraverso un rafforzamento della coesione sociale”. Iniziato “su richiesta di USAID e del Governo a causa degli alti livelli di violenza in Honduras,” ha aggiunto, “ il beneficiario del programma Convive è il popolo dell’Honduras.”
Gran parte della violenza del Paese è da attribuire alle gangs e ai cartelli della droga, e ha portato migliaia di Honduregni a mandare i figli al nord per abbandonare il paese.
Ma alcuni documenti mostrano che il programma era basato in parte su strategie di comunicazione per vincere “cuori e menti”, sviluppate dagli Stati Uniti durante la fase di contro-insurrezione nelle guerre in Iraq e Afghanistan. Diversi ufficiali dell' OTI e professionisti che supervisionano il progetto vengono in Honduras dall'Afghanistan, dove gestivano il lato civile della guerra, la costruzione della nazione. Tra questi c’è Miguel Reabold, il rappresentante di OTI in Honduras, che prima aveva rappresentato l’OTI in Afghanistan.
Inoltre, una parte importante del progetto è stata subappaltata all'azienda di David Kilcullen, che è stato il principale consigliere del Generale dell’Esercito David Petraus sia in Iraq che in Afghanistan. Il metodo di azione di Kilcullen, secondo il contratto che ho potuto vedere, è un “metodo pratico per sostenere campagne di contro insurrezione che possono essere replicate e adattate in altri luoghi poco sicuri”. Il contratto è stato firmato da Reabold il 16 ottobre 2012.
Il funzionario di USAID ha confermato che la compagnia di Kilcullen, Caerus Associates, “ha ricevuto due donazioni per un totale di circa 77,000 dollari per assistere USAID /OTI nello stimare le reti legali e illegali a San Pedro Sula”,la città più grande e più violenta dell’Honduras. Ma, ha aggiunto, “il programma Honduras Convive non è un programma di contro insurrezione”.
In una lunga e-mail, il funzionario ha aggiunto che Convive “ha tratto la sua esperienza dalle migliori pratiche di prevenzione della violenza, di controllo della popolazione, e di rafforzamento della coesione di comunità negli ambienti urbani di tutto il mondo”.
Da quando il programma è iniziato, ha insistito, la violenza è diminuita. Ha fornito delle cifre mostrando “forti riduzioni nei tassi di omicidio tra il 2013 e il 2014 in alcune delle comunità più pericolose”, con diminuzioni tra il 18 e il 46% in diverse città.
“USAID crede che la diminuzione del numero di omicidi sia dovuta ad una combinazione di fattori, tra i quali una comunità più coesa, rappresentata da leaders di potere, che lavorano a stretto contatto con partners del governo dell’Honduras (inclusa la polizia); donatori internazionali; e i programmi complementari di USAID”, ha scritto il funzionario nella sua e-mail.
Ma in nessun posto nei documenti di USAID appare la parola ‘golpe’.
Le affermazioni dell’agenzia e le statistiche sono del tutto in contrasto con la situazione in Honduras, dove la società civile è stata travolta da un’ondata di violenza politica e di assassini perpetrati da quelli che molti credono siano squadre della morte finanziate dallo stato. Il gennaio scorso, lo storico Dana Frank dell’Università Santa Cruz della California ha descritto la situazione come un massacro al New York Times, riportando che “più di 300 persone sono state uccise dalle forze di sicurezza dopo il golpe, secondo l’organizzazione per i diritti umani Cofadeh”.
La situazione sembra altrettanto negativa nel 2016.
Un mese fa, il 3 marzo, la nota attivista per l’ambiente Berta Cáceres è stata uccisa a casa sua da sconosciuti armati.
Due settimane dopo, Nelson Garcia, un membro del Civic Council of Popular and Indigenous Organizations of Honduras (COPINH), di cui la Cáceres era co-fondatrice, è stato colpito a morte. Da allora, migliaia di Honduregni hanno protestato per quella che Democracy Now! ha descritto come una “cultura della repressione e dell’impunità collegata al supporto dato dal governo Honduregno agli interessi corporativi".
Questi omicidi hanno fatto sì che i programmi del governo statunitense in Honduras venissero sottoposti ad una più attenta analisi e ha fatto emergere le critiche al sostegno nascosto dato dalla Clinton al colpo di Stato, quando era Segretaria di Stato.
In particolare, gli oppositori della Clinton hanno sottolineato come nelle ammissioni contenute nella sua autobiografiaHard Choicesi veda che ha usato il suo potere di Segretario di Stato per smorzare le critiche al colpo di Stato e supportare il nuovo governo. “Abbiamo adottato un piano per riportare ordine in Honduras e per assicurare che si possano svolgere elezioni libere e trasparenti al più presto, e rendere discutibile la questione Zelaya”, ha scritto la Clinton.
Nel 2014, due anni prima di essere uccisa, la Cáceres ha condannato la posizione della Clinton sul golpe, dicendo che "dimostra l’ingerenza dei nord Americani nel nostro paese” e come la Clinton “abbia riconosciuto che non hanno permesso il ritorno di Mel Zelaya alla presidenza…sebbene li avessimo avvisati che questo avrebbe portato ad una situazione pericolosa e portatrice di barbarie”.
La Clinton non ha risposto alle e-mail che le chiedevano di commentare il ruolo del suo dipartimento nel programma Honduras Convive o riguardanti la politica statunitense in Honduras.
Ma in marzo, dopo che le frasi della Caceres sulle Clinton sono state riportate da The Nation, una campagna ufficiale chiamata Latino USA ha dichiarato che le accuse che sostengono che la Segretaria di Stato ha supportato il colpo di Stato sono senza senso. “Hillary Clinton è stata impegnata in azioni diplomatiche che hanno risolto la crisi costituzionale e hanno spianato la strada per legittime elezioni democratiche”, lei ha detto.
I protagonisti coinvolti in Honduras Convive offrono uno squarcio delle operazioni segrete condotte da USAID e OTI, e sul collegamento della politica estera americana di supporto a governi amici con gli interessi economici e strategici statunitensi. Mostrano anche come Hillary Clinton ha condotto la politica estera statunitense come un presidente.
Nel corso della Quadriennal Diplomacy and Development Review della Clinton del 2010, i programmi di Oti sono stati estesi e rafforzati, e il Dipartimento di Stato ha sottolineato di voler“lavorare a stretto contatto” con l’ufficio.
Il piano globale di Oti è stato supervisionato da un assistente della Clinton e dall’amministratore di USAID. La maggior parte dei progetti sono subappaltati ad un gruppo di compagnie private di Washington. Honduras Convive, ad esempio, è stato subappaltato alla Creative Associates International (CAI), una compagnia che ha lavorato a stretto contatto con l’OTI in progetti in Afghanistan, Yemen e Libia. Nel 2010, la Cai si è unita a Oti per gestire un’operazione clandestina a Cuba definita “Cuban Twitter”, secondo quanto rivelato nel 2014 da Associated Press. Il progetto era usare i social media per innescare disordini nel paese.
Un pezzo chiave del progetto della CAI in Honduras, riguarda i social network ed è stato affidato a Caerus, la compagnia di Kilcullen. È stata fondata nel 2010 mentre Kilcullen stava lavorando come principale consulente delle forze americane e della NATO per la contro insurrezione in Afghanistan. Oltre a fare da consulente a Petraus, Kilcullen è stato d’aiuto durante l’amministrazione Bush, come consulente sulle operazioni di contro insurrezione del precedente Segretario di Stato Condoleezza Rice.
Il programma AID/OTI era parte di un enorme piano per incrementare la sicurezza nell'America Centrale instaurando dei legami con le forze militari locali e usando le truppe statunitensi per addestrarli. L’Honduras è diventato il banco di prova del piano.
Oggi, centinaia di Forze Speciali americane e di SEAL (aeree, navali e terrestri) stanno addestrando squadre per rafforzare le legge civile. Il piano è “condotto con la speranza che rinforzare le operazioni di polizia stabilizzerà il piccolo paese” ha riportato il Wall Street Journal. La formazione è destinata ad ampliarsi nel programma da un miliardo di dollari“Alliance for Prosperity” per la regione che è stato annunciato nel gennaio 2015 dal vice presidente Joe Biden.
Main, analista del CEPR, dice che che i centroamericani dovrebbero guardare al piano Biden con scetticismo“dalle guerre sostenute dagli Stati Uniti negli anni ’80 alle mancate promesse di sviluppo economico sotto il Central American Free Trade Agreement, la storia mostra che le politiche e l’assistenza statunitensi spesso hanno indebolito la prosperità, la stabilità e la democrazia nella regione”, ha scritto lo scorso anno in NACLA Reports on the Americans.
In Honduras, mi ha detto Main, l’interesse primario dell’America è stato “tenere questo governo al potere”.
Il 16 marzo, 730 studiosi ingaggiati dal Council of Hemispheric Affairs hanno firmato una lettera sollecitando il Dipartimento di Stato a farsi carico del rispetto dei diritti umani nei suoi rapporti con l’Honduras. “ Noi siamo profondamente preoccupati del fatto che il governo americano legittimi e supporti il governo attuale dell’Honduras inviando sostegno tecnico e finanziario per rafforzare l’esercito e la polizia, istituzioni che si sono rese responsabili di violazioni di diritti umani dal colpo di Stato del 2009”, dichiara la lettera.
La stessa settimana, 23 membri del Congresso e l’AFL-CIO hanno fatto appello al Segretario di Stato John Kerry perché si dedichi al problema della violenza in Honduras diretta contro i sindacalisti e i difensori dei diritti umani. E il 14 marzo, degli attivisti assieme a SOA Watch hanno manifestato contro il quartier generale di USAID a Washington con lo slogan “Basta finanziare gli omicidi in Honduras!”
“Sono sconvolto dalla politica americana in Honduras”, mi ha detto Lawrence Wilkerson, l’ex vice del Segretario di Stato Colin Powell “se potessi riassumere ciò che è stato per molti anni, direi che è un programma per proteggere tutti i criminali al potere, principalmente per gli interessi commerciali degli Stati Uniti".