lunedì 4 luglio 2016

Canada - Cosa lega il CETA tra Canada e UE, TTIP tra Usa e Ue e TPP nel Pacifico?



E’ un gioco a scatole cinesi quello che incastra i grandi trattati di libero commercio che sanciscono parte delle nuove alleanze mondiali. Parte delle alleanze perché altri giochi altrettanto spediti si diramo dalla Cina, dalla Russia e dai Paesi del Golfo.
Restiamo in quel gioco di nuove regole che riguardano anche l’Europa
Se sul TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) tra Unione Europea e Stati Uniti, ancora ci sono frenate varie (il 14° Round negoziale si terrà tra l’11 e il 15 luglio a Bruxelles), che subiranno anche gli effetti della Brexit, viaggia spedito il CETA (Comprehensive and Economic Trade Agreement) tra Unione Europea e Canada. 
Così spedito che il "nostro" Ministro Calenda non esita a dichiarare inutile il passaggio al vaglio dei vari Parlamenti che il trattato dovrebbe subire.
Un ulteriore passaggio certamente non democratico, come denunciato dalla Campagna Italiana Sto TTIP, che si sta mobilitando per far cambiare posizione la Governo Renzi.
Il governo Italiano si aggrega alla Commissione Europea, che in nome della procedura del trattato di Lisbona, considerando il CETA puramente commerciale, vorrebbe che non se ne occupassero i parlamenti nazionali, e cioè che si usasse la formula "Eu only".
I sostenitori della tesi contraria tra cui Germania, Francia ed Austria dicono che trattandosi di un accordo misto, come sostenuto al Consiglio Europeo, deve passare al vaglio dei Parlamenti nazionali. 
Il 5 luglio la Commissione Europea deciderà se l’accordo di liberalizzazione commerciale tra Ue e Canada (CETA) potrà evitare l’esame dei Parlamenti nazionali o diventerà comunque operativo in parte prima di passarci.
Cosa c’entra il CETA con il TTIP?
I meccanismi di mercato che prevede il Ceta sono gli stessi del TTIP e cioè abbattimenti di dazi e dogane, libertà delle imprese canadesi di agire nel mercato europeo, passando sopra ogni regola, da quelle sul lavoro a quelle alimentari, a quelle ambientali. Il tutto condito dalla possibilità per le company di fare causa allo stato che dovesse far valere le proprie normative in qualsiasi campo.
Ora se il TTIP rallenta cosa vieterà alle imprese americane con sede in Canada intanto di agire nel mercato europeo con le proprie consociate canadesi? Niente!
Cosa vieta ad imprese che già agiscono con il quadro del NAFTA, ’accordo di libero commercio del 1994 tra Stati Uniti, Canada e Messico, immortalato dalla stretta di mano dei"Los tres amigos", Obama, Pena Nieto e Trudeau in questi giorni a Ottawa, di agire con le loro filiali canadesi verso l’Europa, dopo la ratifica del CETA? Niente!
Facciamo un passo ancora oltre.
Cosa lega CETA, TTIP e TPP (Trans-Pacific Partnership Agreement) siglato il Il 4 febbraio 2016 a Auckland, Nuova Zelanda tra Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Stati Uniti, Vietnam e che dovrà essere approvato dai rispettivi parlamenti entro due anni?

Questa intricata, alla parvenza, rete di trattati, che giustamente sollevano proteste in tutto il mondo, sono nè più e nè meno lo specchio del tentativo di adattare le norme formali all’epoca del mercato unico globale del capitalismo finanziario. 
Superate le vecchie strutture formali della prima fase della globalizzazione ogni gruppo di contendenti cerca di restare nel gioco. 
Quel che accade ad incastri multipli tra CETA, TTIP e TPP accade anche in altri contesti con Cina, Russia, Paesi del Golfo.
Vecchie e nuove potenze si riposizionano cercando di riarticolare il loro ruolo in pezzi di mercato. 
Se il capitalismo finanziario è fatto di saccheggio di vite e territori, senza nessuna mediazione, lo stesso vale per le regole formali disegnate da chi vuole stare nel gioco. 
Ed è così che il tratto distintivo di questi trattati è la diminuzione o meglio azzeramento di ogni barriera di diritti, qualità, conquiste. 
Il tutto accompagnato da mancanza di trasparenza e se possibile di aspetti di democrazia formale, come appunto la discussione parlamentare nel caso del CETA, così come sostenuto da Calenda in nome delle mirabolanti possibilità di ripresa economica insita nel spezzare le barriere tra Unione Europea e Canada.
Montreal dal 8 al 14 agosto si svolgerà il Forum Sociale Mondiale noi ci saremo per conoscere direttamente chi dall’altra parte dell’Oceano lotta insieme a noi per costruire alternative alle logiche di saccheggio e devastazione globali che danno vita alla giungla dei nuovi trattati commerciali.
Per partecipare con noi contattaci a padova@yabasta.it
In Europa mobilitiamoci insieme a chi si oppone negli Usa dal 11 al 15 luglio in occasione del 14° Round negoziale a Bruxelles del TTIP e perchè la decisione sul CETA passi ai parlamenti.

TORNIAMO AL CETA
Proviamo a vederlo dall’altra parte, con gli occhi di chi in Canada si sta opponendo al Trattato.
Ad agosto a Montreal si svolgerà il Forum Sociale Mondiale. Al di là delle ritualità scontate di questo avvenimento che si ripropone ogni due anni, quasi in forma immutabile, noi ci saremo per conoscere direttamente soprattutto i movimenti canadesi e per avere uno sguardo attento a quel che si muove in tutto il continente americano da nord a sud.
In Canada, le elezioni del 2015 hanno segnato una discontinuità con la vittoria di Justin Trudeau contro il conservatore Harper.
I movimenti ambientalisti e sociali non hanno certo firmato una cambiale in bianco con il nuovo governo. Ed infatti continuano le lotte e le mobilitazioni perchè si vada fino in fondo per cambiare le politiche di devastazione ambientale e territoriale portate avanti da Haper con l’estrazione di petrolio dalle sabbie bituminose e il fracking. 
In prima fila le popolazioni indigene, First Nation, che non si accontano del riconoscimento formale delle violazioni fatte in passato, ma si oppongono a quelle dell’oggi, come quelle estrattiviste per il petrolio, i minerali e collegate al gas. Naomi Klein nel suo ultimo libro "Una Rivoluzione ci salverà" ha ampiamente parlato della centralità delle loro lotte.
Emblematica l’occupazione di Lelu Island per impedire la costruzione degli impianti della Pacific NorthWest LNG. Si tratta di strutture per il raffreddamento del gas che, in arrivo dai pozzi dell’entroterra lungo un migliaio di km di gasdotti, verrebbe liquefatto a -162°C e imbarcato su navi cisterna dirette in Cina.
Enorme è la battaglia che si sta combattendo visto il peso che l’estrattivismo ha nell’economia canadese a livello locale e internazionale: la quotazione globale delle imprese d’estrazione, tassello fondamentale della finanziarizazione del settore, non a caso avviene alla borsa di Vancouver. 
All’interno di queste tensioni tra movimenti di base e governo c’è anche il CETA.
Trudeau infatti è favorevole. 
Movimenti indigeni, reti sociali sono contarie.

Il Governo canadese ha "ceduto" accettando la ridefinizione dell’ISDS. L’arbitrato sarà nelle mani di tre giudici, come proposto dall’Europa, ma tutto questo è forma e non viene modificato l’assetto di fondo che permette alle multinazionale di denunciare e far pagare il governo che dovesse cercare di porre dei limiti alla loro azione.
Per il resto Trudeau continua a dichiarare che il "CETA sarà una grande opportunità per l’economia canadese". 
Per capire di cosa parliamo va ricordato che nel 2014 l’UE è stata il secondo partner commerciale del Canada, dopo gli Stati Uniti, d’altro canto ha assorbito merci canadesi per un valore di 27,4 miliardi di euro. Gli scambi riguardano non solo macchinari, mezzi di trasporto e prodotti chimici ma anche servizi come viaggi, assicurazioni e comunicazioni.
Chi si oppone al CETA in Canada lo fa partendo da un’esperienza molto concreta: i danni causati dal Nafta, l’accordo di libero mercato tra Stati Uniti, Canda e Messico.
L’esperienza dimostra come questi accordi ledano diritti, ambiente e democrazia. In più il CETA permetterà alle multinazionali americane, anche in assenza del TTIP di operare in Europa, tramite le filiali in Canada e lo stesso dicasi per le imprese del TPP.
Ecco il video, prodotto dal Le Conseil des canadiens, dedicato a noi europei i canadesi per aiutarci a capire cosa succederà.

Le motivazioni che sono alla base delle contestazioni al CETA (Accordo Canada-Ue) e al TPP (Accordo Transpacifico) in Canada partono dalle stesse radici che guidano l’opposizione in Europa al CETA e al TTIP (Accordo Usa- Ue): devastazione dei territori, delle comunità e dei diritti, come spiegano nel Blog della campagna
Vedi rapporto Mercantizzare la democraziaa cura de Le Conseil des canadiens