giovedì 17 novembre 2016

Naomi Klein: l’effetto Trump sul clima

A Marrakesh continuano le iniziative dei movimenti per la giustizia sociale ed ambientale in occasione della Conferenza sul Clima dell’Onu, nel frattempo gli scienziati affermano che il 2016 sarà l’anno più caldo mai registrato. 

Quanto influiranno le scelte del neo presidente americano Trump nel surriscaldare l’intero pianeta?


Ce lo spiega Naomi Klein , autrice di "Una rivoluzione ci salverà", in un suo articolo per The Nation

La presidenza di Donald Trump potrebbe significare letteralmente la fine del loro mondo

Le nazioni delle isole come Kiribati scompariranno se Trump andasse avanti con i suoi programmi di energia.


di Naomi Klein

Nel preciso momento in cui Donad Trump teneva il suo discorso di accettazione, ero in una stanza gremita da un migliaio di persone a Sidney, Australia, e stavo ascoltando Maria Tiimon Chi-Fang, la massima attivista delle isole dello stato di Kiribati.
Avevo inviato tutto il giorno e-mail che avevano come oggetto “è la fine del mondo” ed improvvisamente mi sono sentita imbarazzata dal privilegio di questa iperbole.

Noi tutti abbiamo bisogno di prepararci a combattere
Se Trump facesse ciò che ha detto e facesse tornare indietro l’insufficente progresso climatico, conquistato sotto Obama, ispirando le altre nazioni a fare lo stesso, le nazioni e le culture di Chi-Fang scomparirebbero quasi sicuramente sotto le onde. Letteralmente, la fine del loro intero mondo.
Chi-Fang parla di come i negoziati di Parigi sul clima siano stati un momento raro di speranza. Non era un testo perfetto, ma le nazioni delle isole hanno combattuto e vinto, una coraggiosa battaglia per includervi un linguaggio che rifletta il bisogno di mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1.5 gradi centigradi. “Non abbiamo dormito”, ha detto al pubblico.

L’obbiettivo dei 1.5 gradi ha dato a Kiribati e ad altre isole che rischiano di andare sotto il livello del mare una possibilità concreta di sopravvivenza. Però noi sappiamo che per raggiungere questo obiettivo, o anche il più mite di 2 gradi, significherebbe che non dobbiamo più sfruttare neanche un singolo pezzo delle nuove infrastrutture per l’estrazione dei combustibili fossili. Siamo già oltre il nostro budget di carbone, anche solo con i combustibili fossili attualmente in produzione.

Donald Trump, nel suo piano “100 giorni per rendere l’America di nuovo grande”, presentato alla fine di ottobre, ha chiarito che intende afferrare il carbone nello stesso modo aggressivo con cui si vanta di prendere le donne.

Ecco alcuni punti del suo piano immediato:

Consentire il proseguimento dell’oleodotto Keystone XL.
Togliere le restrizioni sulla produzione di combustibili fossili
Cancellare i "miliardi di dollari da pagare ai programmi di cambiamento climatico ONU


Questo significa: riscaldare il pianeta più velocemente possibile, e bruciare l’insignificante giubbotto di salvataggio che è stato gettato alle popolazioni che soffrono di più. Infine perchè non ci sia nessun dubbio su cosa intendeTrump, ha già designato Myron Ebell, membro del Competitive Enterprise Istitute negazionista/climatico e anti-scienziato, come incaricato di trasformare l’Environmental Protection Agency (Agenzia di protezione ambientale).

Questo è solo una parte della posta in gioco se Trump farà ciò che ha promesso di fare.

Non possiamo lasciarlo fare.
Fuori dagli Stati Uniti, abbiamo bisogno di iniziare a chiedere sanzioni economiche di fronte a questa illegalità nel non rispettare i trattati. Nel Nord America, dove il carbone che Trump vuole liberare è al momento sepolto, noi tutti abbiamo bisogno di essere pronti e se volete sapere a cosa andremo incontro, date un’ occhiata ai fatti di Standing Rock.


Tratto daThe Nation