<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747</id><updated>2012-01-31T13:25:24.210+01:00</updated><category term='Cina'/><category term='Europa'/><category term='Mondo'/><category term='Messico-Chiapas'/><category term='Brasile'/><category term='Centro America'/><category term='Oceania'/><category term='Stati Uniti'/><category term='Palestina'/><category term='America Latina'/><category term='Africa'/><category term='Asia'/><category term='EuroMediterraneo'/><category term='Medio Oriente'/><category term='Kurdistan'/><category term='Argentina-Mapuche'/><category term='India'/><category term='Italia'/><title type='text'>Cooperazione Rebelde Napoli</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>1432</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-7326628515500249910</id><published>2012-01-20T19:05:00.001+01:00</published><updated>2012-01-20T19:45:18.254+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Palestina'/><title type='text'>Palestina - Palestinesi "tartassati" da governi ANP e Hamas</title><content type='html'>&lt;a href="http://nena-news.globalist.it/wp-content/uploads/2012/01/han-abu.jpg" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="" class="alignright size-full wp-image-16478" height="186" src="http://nena-news.globalist.it/wp-content/uploads/2012/01/han-abu.jpg" title="han-abu" width="272" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;h1 id="post-title"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Non hanno uno Stato ma due governi e in Cisgiordania e a Gaza  gli abitanti devono fare i conti con l'aumento di imposte e l'introduzione di  balzelli che finiscono per colpire anche i più poveri.&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;di Michele Giorgio&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="postcontent"&gt;I palestinesi sono sotto occupazione, non hanno uno Stato e ora devono&amp;nbsp;  fare i conti anche con le “politiche fiscali” dei due governi che controllano  Cisgiordania e Gaza. Gli abitanti dei Territori occupati si scoprono  «tartassati». E ora divampano le proteste. A Ramallah e in altre città della  Cisgiordania regna il malumore tra la gente ed i commercianti sono schierati  contro il premier Salam Fayyad che ha intenzione di sanare, a spese del  contribuente, il deficit dell’Anp aggravato lo scorso anno da una riduzione del  25% delle donazioni internazionali (frutto della crisi mondiale). A Gaza sono in  tanti a lamentarsi per imposte e balzelli di ogni genere introdotti da Hamas  nell'ultimo anno che colpiscono una popolazione in gran parte povera, senza  lavoro e che da anni deve fare i conti con un duro blocco israeliano. Ma ad  alzare la voce sono soprattutto i proprietari e i lavoratori dei tunnel tra Gaza  ed Egitto. Il premier del governo di Hamas, Ismail Haniyeh, applica «dazi  doganali» sull'import-export sotterraneo, incassando una quota consistente dei  profitti generati dal contrabbando.&lt;br /&gt;In Cisgiordania l’imposta sul reddito è salita al 30%, il doppio rispetto ad  un anno fa. Fayyad spiega questo aumento con l’urgenza di coprire il deficit di  bilancio (1,1 miliardi di dollari) e con la promessa fatta ai paesi donatori di  rinunciare ai finanziamenti internazionali nel 2013. Promessa ambiziosa perché  gran parte della popolazione della Cisgiordania è a basso reddito e lotta contro  un costante aumento dei prezzi. I più colpiti si sentono commercianti e  imprenditori che dopo aver beneficiato, attraverso la crescita dei consumi,  dell’ingente flusso di fondi internazionali, adesso sono chiamati a dare un  contributo significativo alle casse dell’Anp. Incurante delle proteste il  governo Fayyad ha aumentato l’Irpef, introdotto nuove tasse su terreni e  immobili e previsto tagli alle spese che colpiranno anche sanità e istruzione.  In questo modo il premier crede di poter dare piena copertura al budget  annunciato per il prossimo marzo di 3,5 miliardi di dollari e di poter  restituire alle banche locali i prestiti ricevuti per 1,1 miliardi di dollari e  debiti con imprese private che superano i 400 milioni di dollari.&lt;br /&gt;A Gaza  invece si fanno i conti con nuove tasse, in ogni settore, che colpiscono anche i  cittadini stranieri che da qualche mese sono tenuti a pagare un «visto  d’ingresso» del costo di 45 shekel (circa 10 euro) ogni volta che entrano nella  Striscia. Ma il polmone delle entrate fiscali sono i tunnel sotterranei da dove  entra a Gaza un pò di tutto, dalle medicine alle motociclette, dal carburante  ai materiali da costruzione. Il governo di Hamas impone una tassa di 2 euro per  una tonnellata di ghiaia, 4 euro per una tonnellata di cemento e 11 euro per una  tonnellata di metallo. Più pesanti le tasse per chi attraverso i tunnel "importa" automobili (che arrivano smontate e vengono riassemblate a Gaza): da  1000 a 6000 dollari, in base alla cilindrata. Una politica "fiscale" che non  colpisce solo i più ricchi perché l’introduzione delle nuove tasse ha provocato  un immediato aumento dei prezzi dei prodotti di prima necessità e di largo  consumo tra i poveri.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-7326628515500249910?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/7326628515500249910'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/7326628515500249910'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2012/01/palestina-palestinesi-tartassati-da.html' title='Palestina - Palestinesi &quot;tartassati&quot; da governi ANP e Hamas'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><georss:featurename>Distretto Sud, Israele</georss:featurename><georss:point>31.35207833126717 34.53514146875</georss:point><georss:box>30.16395233126717 33.93925146875 32.54020433126717 35.131031468749995</georss:box></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-6176347399588251827</id><published>2012-01-20T18:57:00.000+01:00</published><updated>2012-01-20T18:57:46.528+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mondo'/><title type='text'>La crisi europea vista dal sud</title><content type='html'>&lt;a class="nyroModal" href="http://www.globalproject.info/public/resources/images/max/albertoacosta1.jpg" jquery1327082074796="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" title="Alberto Acosta"&gt;&lt;img alt="Alberto Acosta" height="215" src="http://www.globalproject.info/public/resources/images/small/albertoacosta1.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="leftCover"&gt; &lt;div class="boxContent"&gt;&lt;div class="imageSingle small"&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;h2&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;Intervista di Francesco Martone a Aberto Acosta&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&lt;div class="text"&gt;  &lt;br /&gt;&lt;em&gt;Incontriamo a Quito Alberto Acosta, economista della FLACSO, ispiratore  delle campagne sulla cancellazione del debito estero, e delle iniziative di  audit del debito, nonché già Presidente dell’Assemblea Costituente dell’Ecuador.  Per anni ha collaborato con la Fondazione Friedrich Ebert, in Germania ed in  Ecuador. A lui chiediamo &amp;nbsp;un commento sulla crisi europea, sulle prospettive dal  punto di vista del Sud del mondo, sulle sfide comuni, e le possibili  soluzioni&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;FM:&amp;nbsp; Alberto, come vedi dalla tua prospettiva di persona attiva nei  movimenti sociali latinoamericani e globali, e sulla scorta della tua esperienza  sui temi del debito estero e della globalizzazione, la crisi che sta passando  l’Europa? Una crisi multipla, economica, finanziaria, politica, sociale,  culturale, che sta trasformando noi, cittadini di paesi finora visti come  creditori nei confronti del mondo di maggioranza, in vittime di processi di  aggiustamento strutturale, in quanto supposti debitori nei confronti dei mercati  finanziari? &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;AA: Una prima considerazione è che l’Europa per oltre 500 anni è stata il  centro del pensiero nel mondo , l’”American Way of Life” nei fatti è impregnata  di cultura europea. L’Europa ha insegnato al mondo, &amp;nbsp;e noi abitanti del pianeta  abbiamo accettato di essere europeizzati accettando che l’Europa fosse il luogo  dove apprendere. Ora vedo che l’Europa non ha nulla da insegnare, e non ha la  capacità di apprendere da questa crisi. &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;FM: Se non abbiamo più nulla da insegnare cosa  potremmo&amp;nbsp;&amp;nbsp;apprendere?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;AA: Dalla prospettiva latinoamericana , entriamo direttamente nel tema del  debito e della crisi finanziaria. Gli Europei stanno applicando politiche  economiche che hanno fallito in America Latina. Noi in America Latina usciamo  dalla lunga crisi del debito estero quando cambiano&amp;nbsp; le condizioni del mercato  finanziario globale, e le condizioni di scambio nel commercio internazionale, Si  pongono&amp;nbsp; &amp;nbsp;così le basi per una rivalutazione delle &lt;em&gt;“commodities”&lt;/em&gt; e  cadono i tassi di interesse, permettendo così nell’ultimo decennio - la crescita  dell’economia. &amp;nbsp;Non siamo usciti dalla crisi applicando le politiche del FMI,  che sono la causa di maggior recessione, ed in ultima istanza, di &amp;nbsp;maggior&amp;nbsp;  debito ecologico. In Europa si stanno applicando &amp;nbsp;&amp;nbsp;politiche &amp;nbsp;&amp;nbsp;simili a ciò che  hanno fatto Ecuador, Messico, Venezuela , Colombia in passato, ovvero salvare le  banche ma non gli interessi della collettività. Si stanziano cifre enormi di  denaro per finanziare le banche in crisi , ma non per rispondere alle esigenze  della società. Conosciamo quelle ricette di austerità, restringere la spesa  sociale, paralizzare l’apparato produttivo,&amp;nbsp; consolidare l’austerità fiscale,  misure che inevitabilmente portano alla recessione, &amp;nbsp;Non si fa tesoro di ciò  che&amp;nbsp; &amp;nbsp;disse a suo tempo Carlo Marx: “&lt;em&gt;il capitale richiede la speculazione  per accumulare”&lt;/em&gt;, e Marx ricorda quello che disse un banchiere &lt;em&gt;“E’  difficile capire dove termina all’interno di un impresa la rendita economica ed  inizia quella speculativa”&lt;/em&gt; &amp;nbsp;Ecco questa è &amp;nbsp;l’essenza del capitalismo. Di  fatto si sta consolidando una bolla speculativa, proteggendo gli speculatori e  non i cittadini.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;FM: Come ne siete usciti voi da questa trappola?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;AA: Ne siamo usciti grazie ad un’altra politica economica, ma soprattutto  grazie alle nuove condizioni dei mercati internazionali, l’enorme domanda che  proviene dalla Cina, ed a suo tempo anche dagli Stati Uniti portarono i prezzi  delle materie prime a livelli alti. Non siamo di certo usciti dalla crisi con le  ricette ora applicate in Europa. &amp;nbsp;Eppoi,&amp;nbsp; vedo un problema più grande in Europa,  quello di un continente che non sa apprendere neanche dalla sua storia. È vero  che ora alla Grecia si sta &amp;nbsp;&amp;nbsp;riducendo il debito ma questo andava fatto  all’inizio, perché il debito non fosse un ostacolo al pagamento stesso del  debito. &amp;nbsp;Davvero non capisco perché i paesi del Sud dell’Europa non vengono  trattati come fecero gli Alleati con la Germania dopo la Seconda Guerra  Mondiale. Basta leggere il testo dell’Accordo di Londra del 27 febbraio 1953,  attraverso il quale si annullò parzialmente il debito tedesco, riducendo i tassi  d’interesse, si ampliarono i termini temporali per il pagamento dei debiti  rimasti, e solo di recente la Germania ha finito di pagare quei debiti. Si  stabilì uno schema che in caso di deficit fiscale e commerciale, si sospendeva  il pagamento del debito, e si avviava una procedura di arbitrato internazionale  , mentre i paesi creditori si impegnarono a comprare prodotti tedeschi. Ecco il  tema. Quello dell’incapacità dell’Europa di dare una risposta perché oggi  l’Europa per sua propria necessità dovrebbe avviare un tribunale internazionale  di arbitrato sul debito sovrano dal quale trarrebbe grande beneficio per non  tornare alle pratiche speculative.&lt;br /&gt;Altra cosa che mi angustia dell’Europa, è che si credeva che avendo  semplicemente una regola fiscale rigida si potessero risolvere tutti i problemi,  Prima c’erano i parametri di Maastricht, (3.5% del PIL) , quella già fu una cosa  brutale. L’Europa è stata in grado di avviare un processo d’integrazione assai  interessante, una delle poche regioni a mondo con una moneta unica, ma si  dimenticò l’Europa politica. Dov’è lo Stato europeo?&amp;nbsp;&amp;nbsp; Chi fa la politica  monetaria? Non possono essere le banche centrali degli stati membri, ci deve  essere una Banca centrale autonoma. Non parlo dell’autonomia neoliberista delle  banche verso lo stato e la società, che è perniciosa. Parlo del’autonomia dagli  altri stati. &amp;nbsp;L’Europa non ha una politica fiscale propria, non è uno Stato .  Quello che ha sono governi, alcuni potenti, quali l’asse “Merkozy”, &amp;nbsp;con la  Germania che da prova di un’incredibile miopia.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;FM: In molti paesi europei si stanno lanciando iniziative sull’audit  del debito, che traggono ispirazione proprio dall’esperienza ecuadoriana. Sulla  scorta della vostra esperienza pensi che questa possa essere una strada  percorribile per recuperare un controllo dal basso dei processi d’  indebitamento&amp;nbsp; e nei fatti contribuire alla soluzione di una crisi che più che  economica è politica, e può essere risolta anzitutto con più  democrazia?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;AA: L’istituzione della CAIC (&lt;em&gt;Commissione di Audit del Debito&lt;/em&gt;) da  parte del governo ecuadoriano fu conseguenza della forte pressione dei movimenti  e della società civile, ed è bene che lo stesso accada ora in Europa. Se i  governi non vogliono, allora dovranno essere i cittadini ad iniziare, a livello  europeo, nazionale e se necessario locale. Un processo di audit dovrà stabilire  le cause dell’indebitamento, anche studiando le corresponsabilità di coloro che  hanno acquistato buoni pubblici. Quindi, un audit che possa permettere di  identificare quali porzioni del debito siano illegittime e/o odiose, e quali  invece possano essere sottoposte a rinegoziazione. &amp;nbsp;Sia chiaro, un processo di  audit ha senso solo se propedeutico alla costituzione di un Tribunale  internazionale di arbitrato sul debito sovrano e nel quadro di una serie di  proposte alternative quali la creazione, parallela all’Euro, di valute locali,  che possano servire a mitigare le ricadute economiche e sociali della crisi. Non  l‘uscita dall’Euro, ma il sostegno a valute locali secondo esperienze già  provate in Europa in passato. &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;FM: Tornando alla Germania, tu che conosci a fondo quel paese, quale  pensi che sia la motivazione di questa posizione di grande rigidità che potrebbe  alla lunga risultare estremamente controproducente per gli interessi stessi di  Berlino?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;AA:&amp;nbsp; Ti rispondo con un detto locale: “La vacca dimentica di essere stata  vitello”.&amp;nbsp; la Germania non vuole ricordare il trattamento a lei riservato in  passato perché questa potrebbe essere la soluzione attraverso un tribunale  internazionale di arbitrato. Eppoi c’è un problema reale e serio, quello dei  tempi corti degli interessi elettorali. La Germania non vuole ammettere le sue  responsabilità pregresse nella crisi, quando non sollevò alcuna critica &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;al  momento dell’entrata, nei fatti &amp;nbsp;fraudolenta, della Grecia nell’Unione.&amp;nbsp; I  tedeschi hanno concesso crediti allegramente finché questo li portava a fare  affari, fiduciosi com’erano della forza salvifica del mercato, ed ora non  vogliono risolvere il problema, perché questo significherebbe aumentare la  domanda di prodotti italiani e greci, ad esempio. Allora cosa fanno? Impongono  aggiustamenti strutturali agli strati meno protetti della popolazione europea,  mentre in Germania non si azzarderebbero a farlo. &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;FM: La cosa interessante della Germania è che sono ostaggi di questo  dogma dell’&lt;em&gt;”Hausordnung”,&lt;/em&gt; ma quest’ossessione &amp;nbsp;creerà grandi problemi  di smaltimento dei loro prodotti in mercati importanti per le loro merci,&amp;nbsp;  ovvero quelli dei paesi del Sud Europa?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;AA: &amp;nbsp;Questa rigidità ha costi. Una è quella di restringere la capacità di  assorbimento dei mercati, l’altra è la negazione di politiche anticicliche. Ora  si arriva alla massima perversione, &amp;nbsp;quella di trasformare gli equilibri fiscali  di Maastricht in norma costituzionale. Gli Europei non hanno mai letto cosa  accadde all’Argentina con la convertibilità? S’ introdusse nella Costituzione  una norma rigida, (un dollaro-un peso), e con la fine della &amp;nbsp;convertibilità fu  il disastro. Noi in Ecuador, pur avendo come valuta il dollaro USA, &amp;nbsp;non abbiamo  una norma costituzionale al riguardo. &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;FM: L’introduzione della regola aurea crea una drammatica asimmetria  tra gli obblighi costituzionali verso i mercati finanziari e quelli che lo Stato  dovrebbe avere nella promozione e tutela dei diritti economici, sociali e  culturali dei suoi cittadini, a favore dei primi. E li indebolisce. In un’Europa  già afflitta da&amp;nbsp; un problema di democrazia si sta scommettendo in un processo  che in futuro sarà ancor meno democratico. &amp;nbsp;E’ il&amp;nbsp; paradosso di cui parla Dani  Rodrik nel suo ultimo libro “Il Paradosso della Globalizzazione”, quello del &amp;nbsp;un  trilemma, &amp;nbsp;tra democrazia,&amp;nbsp;&amp;nbsp; interesse nazionale e mercato,&amp;nbsp; e lui opta per dare  priorità ai primi due.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;AA: Infatti. Oggi in Europa si sta sacrificando la democrazia, uno stato di  diritto e di welfare per proteggere gli equilibri macroeconomici, ma credo che  l’Europa abbia ora una grande opportunità. Quella di saltare sulla propria  ombra, &amp;nbsp;costruire uno stato europeo democratico, una propria politica monetaria  e fiscale, recuperare il suo mercato interno, ristabilire relazioni non  coloniali con il Sud del mondo, e affrontare le grandi emergenze ambientali.&amp;nbsp;  L’Europa si può trasformare in un continente di idee. in Europa si stanno  aprendo importanti discussioni, come quella sulla decrescita. Lo stesso  Bundestag ha creato una commissione di studio sulla decrescita. Se è vero come  dicevo all’inizio, &amp;nbsp;che oggi l’Europa ora non ha nulla da insegnare, né da  apprendere è anche vero che esiste &amp;nbsp;un’altra Europa quella dei movimenti, dei  cittadini, (penso ad esempio agli Indignados) che sfidano anche la sinistra  tradizionale, che può dare un forte impulso a questa opera di ricostruzione dal  basso. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-6176347399588251827?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/6176347399588251827'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/6176347399588251827'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2012/01/la-crisi-europea-vista-dal-sud.html' title='La crisi europea vista dal sud'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-9176630372350524624</id><published>2012-01-17T16:43:00.000+01:00</published><updated>2012-01-17T16:43:52.817+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stati Uniti'/><title type='text'>Stati Uniti - OWS: Occupy Everything</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-PS6XZco6fps/TxWWuRaIJEI/AAAAAAAACjM/fBdQ-2i2S2Y/s1600/0912%252520wall.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="195" src="http://4.bp.blogspot.com/-PS6XZco6fps/TxWWuRaIJEI/AAAAAAAACjM/fBdQ-2i2S2Y/s320/0912%252520wall.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Paolo Carpignano, sociologo che da molti anni vive a New York ed è impegnato  nella sinistra americana, ha scritto questo articolo per Ciroma.info che riportiamo.&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Forse era nell’aria: l’aria di primavera dei paesi arabi, o l’aria della  Puerta del Sol di Madrid, o del Rothchild Boulevard di Tel Aviv, tutti  avvenimenti che presagivano un anno caldo a livello globale. Ma quando a New  York è scoppiata Occupy Wall Street (la metafora della esplosione sembra moto  più appropiata), si è avuta subito la sensazione che non si trattasse di una  ventata di attivismo, di un altro episodio dell’ «anno della protesta» come lo  ha definito Time magazine, ma di un avvenimento trasformatore, un «game  changing», un cambiamento delle regole del gioco.&lt;br /&gt;Non che nel contesto  americano non ci fossero stati in quest’anno dei precedenti. Primo fra tutti, le  grandi manifestazioni e l’assedio del Congresso dello stato del Winsconsin,  nello scorso inverno. In quell’occasione si erano viste le prime crepe alla  «risoluzione» neoliberale della grande crisi. Il governatore &amp;nbsp;Scott Walker,  forte di una vittoria elettorale finanziata da interessi a livello nazionale che  volevano fare del suo stato un test della politica repubblicana conservatrice, e  sulla scia dei successi del movimento del Tea Party e delle vittorie  repubblicane al Congresso, aveva proposto un progetto di riforme strutturali  tutte incentrate sulla politica dei sacrifici e sulla responsabilità fiscale; in  realtà un attacco diretto a quello che rimaneva delle organizzazioni sindacali  fra i lavoratori del pubblico impiego i cui contratti venivano di fatto  abrogati. La reazione fu tanto inaspettata quanto massiccia tanto da essere  chiamata la Piazza Tharir americana. Ma per quanto importanti e significative,  le lotte riguardavano dei temi sostanzialmente difensivi, sindacali. Alla fine  tutte le energie si sono concentrate sulle elezioni locali nel tentativo in  parte riuscito di revocare le elezioni di alcuni deputati e dello stesso  governatore, tutte attività ancora all’interno del sistema elettorale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;OWS al contrario si è presentato fin dall’inizio come un evento che riguarda  la globalità delle istanze di vita in questo momento storico, per la società  americana e non solo. Si potrebbe dire, usando una terminologia ormai in disuso,  che è un fenomeno che riguarda il sistema in quanto tale e non soltanto alcune  sue «inefficenze». Lo si vede fin dalle sue più immediate espressioni  simboliche: il rifiuto di dare contenuti di tipo rivendicativo parziali,  l’insistenza sulle statistiche fuori misura (il 99% che è un altro modo di dire  «tutti noi»), l’uso del verbo occupare a cui può essere aggiunto qualsiasi  oggetto. Wall Street come si è subito visto era soltanto un punto di partenza.  Lo slogan reale del movimento è: «Occupy Everything», occupare tutto, uno slogan  che ha già la forza evocativa di alcuni altri del passato: «demandez  l'impossible» e «another world is possible».&lt;br /&gt;Ed è per questo che, almeno per il momento, è impossibile capire ed  inquadrare OWS nel contesto della politica americana tradizionale. Chi cerca di  spiegare OWS come una risposta «di sinistra» al Tea Party, cerca anche di  misurane il valore negli effetti che questo può avere nella campagne elettorali  del 212. L’attivismo di OWS, secondo questa interpretazione, potrebbe ridare  forza, se non proprio entusiasmo, alla campagna del partito democratico nelle  elezioni locali cosi come in quella presidenziale. &amp;nbsp;Non a caso il recente &lt;em&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=3gVxBoC0Ixk"&gt;discorso di Obama&lt;/a&gt;&lt;/em&gt; che  ha di fatto aperto e ricalibrato la campagna per la sua rielezione , per il  momento non è affatto scontata, e che è stato interpretato come una svolta  populista, ha preteso di far sue le aspirazioni , o almeno lo spirito, del  movimento delle occupazioni .&lt;br /&gt;Ma si vede già che le cose stanno andando molto diversamente da quanto  vorrebbero gli strateghi del partito democratico. Per il momento non si vede  alcun coinvolgimento di rilievo nella campagna elettorale, e certamente non a  favore di un candidato o di un altro, ma semmai una denuncia della corruzione  del sistema elettorale in quanto tale. E qui la differenza con il Tea Party è  sostanziale. Non è solo di una differenza demografica. Il tipico membro del Tea  Party è bianco, di mezza età, abita nelle zone suburbane, e ha un livello  medio-alto di reddito mentre la base di OWS è composta da giovani di varia  estrazione sociale , spesso studenti o comunque ad alto livello di educazione,  ma ancora pù spesso definiti dalla precarietà del loro rapporto con il lavoro, e  quindi rappresentativi dell'attuale condizione del lavoro dipendente in  generale. Ma è soprattutto la natura della «protesta» che pone il Tea Party e  OWS su due poli opposti. L’una è concentrata sulla paura delle attuali  trasformazioni sociali e punta alla restaurazione di valori e modi di vita  «perduti», l’altra invece è tutta proiettata verso la costituzione di un nuovo  assetto politico ed economico. Chi perciò volesse leggere la forza di OWS nei  risultati della presente campagna elettorale non capisce che il movimento  riguarda la natura delle istituzioni di potere e non la loro efficienza  governativa&lt;br /&gt;Dove è dunque la forza del movimento e quale il terreno su cui valutare la  sua energia trasformatrice? Il primo e più evidente effetto è aver stravolto  l’agenda politica a livello nazionale imponendo nuove priorità e parametri del  discorso. Gli ultimi due anni, nel mezzo della pesante crisi economica, erano  stati dominati dalla ricerca di un consenso nazionale sulla necessità di  disciplina e sacrifici e sulle misure fiscali per ridurre l’indebitamento  pubblico. La responsabilità fiscale consisteva in una strategia di tagli della  spesa pubblica che riguardavano soprattutto la riduzione delle spese sociali, la  cosiddetta «safety net». I repubblicani al Congresso ne avevano fatto il loro  cavallo di battaglia sulla scia del successo elettorale del 2010. Obama aveva  essenzialmente accettato come legittimo questo terreno, proponendo solo timide  modifiche al programma repubblicano e di conseguenza subendo una serie di  sconfitte parlamentari e un calo di popolarità che hanno messo in dubbio la sua  rielezione.&lt;br /&gt;OWS ha spostato l’asse del discorso dalla responsabilità fiscale di tutti di  fronte alla crisi, alla responsabilità del potere industriale e finanziario  nell’aver creato non solo la crisi ma un’ineguaglianza di reddito e di ricchezza  che negli ultimi anni ha generato una crescita esponenziale della povertà,  dell’indebitamento familiare e individuale, del precariato lavorativo, dei costi  dell’educazione e della sanità.&lt;br /&gt;Questo cambiamento dell’agenda politica è ormai riconosciuto ampiamente da  tutti i commentatori politici ma in genere viene visto solo come un  riaggiustamento degli obbiettivi del partito democratico e di Obama in vista  della campagna elettorale. Ma c’e qualcosa do molto più radicale e di lunga  durata nei pronunciamenti della occupazioni. Come ha osservato la politologa  &lt;em&gt;&lt;a href="http://jdeanicite.typepad.com/about.html"&gt;Jodi Dean&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;, il  99% e l’1% nello slogan delle occupazioni &lt;em&gt;&lt;a href="http://muse.jhu.edu/journals/theory_and_event/v014/14.4S.dean01.html"&gt;nomina  una differenza&lt;/a&gt;&lt;/em&gt; e una struttura di potere. Non si tratta di trovare una  soluzione alla crisi o alle ineguaglianze sociali in nome di un interesse  generale della società che, ad esempio nella retorica della resposabilità  fiscale, creerebbe un futuro migliore per le prossime generazioni. Per OWS  invece si tratta di cambiare un sistema di potere che è fondato su una  differenza di classe. Si badi bene,«lotta di classe» è un termine spregiativo  nel vocabolario politico americano, e OWS non l’ha certo fatto proprio, ma ne ha  intaccato la retorica negativa reintroducendo una critica a un sistema economico  di potere fatto da chi espropria e di chi è espropriato, che non si sentiva dai  lontani tempi del New Deal.&lt;br /&gt;Più ancora che nel discorso politico, del resto ancora in formazione, è nella  esemplarità delle pratiche della occupazione che il movimento ha trovato la sua  forza esemplare. Osservava acutamente un &lt;em&gt;&lt;a href="http://opinionator.blogs.nytimes.com/2011/12/21/what-if-we-occupied-language/?scp=1&amp;amp;sq=occupy%20language&amp;amp;st=cse"&gt;editoriale  del New York Times&lt;/a&gt;&lt;/em&gt; che OWS non ha solo occupato uno spazio urbano ma ha  occupato la lingua stessa. In inglese il termine «occupy» ha una origine  militare, si riferisce tradizionalmente al possesso di uno territorio. Con OWS  occupare diventa sinonimo non di possedere ma di trasformare. L’obbiettivo era  di convertire uno spazio urbano identificato con un’attività economica  finanziaria (Wall street per l’appunto) in uno spazio in comune, riformulando  così il rapporto fra spazio pubblico e spazio privato. Ma come? Innanzitutto  stabilendo una presenza collettiva fisica, corporea, creando una luogo comune  che non è definito astrattamente come opinione pubblica rappresentata da  istituzioni politiche e media, ma da corpi che vivono in uno spazio, che  rischiano, che condizionano e sono condizionati dall’ambiente materiale che  occupano, e che facendo questo sottraggono spazio al potere, insomma che sono  impegnati in quella che la &lt;em&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Judith_Butler"&gt;filosofa Judy Butler&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;  ha di recente chiamato, in riferimento alla piazza di Tahir, &lt;em&gt;&lt;a href="http://www.eipcp.net/transversal/1011/butler/en"&gt;“la politica della  strada”&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Lo spazio è occupato e trasformato in quanto è spazio abitato. E’ questo il  significato della tendopoli. E’ un insediamento di pratiche di vita in comune,  la costituzione di una socialità da contrapporre alle regole pubbliche imposte  dal mercato e dalle sue istituzioni. Non è l’ideologia comunitaria degli anni  Sessanta. La comune allora era una forma di fuoriuscita, di abbandono per  costruire una vita alternativa dal di fuori. Non c’e’ invece un «fuori» nel modo  neoliberale. Le tende si piantano nel cuore del mondo del capitale finanziario,  a Wall Street, e questo insediamento non è isolato dal tessuto sociale  circostante, anzi lo riassume e lo contiene e lo esprime. Le tendopoli sono  infatti collegate in filo diretto con la crisi della casa. Una casa che sempre  meno è un luogo di abitazione e sempre più uno strumento finanziario, una fonte  di reddito in forma di debito, in cui la casa diventa un modo per poter far  fronte al calo delle paghe di questi ultimi anni. La crisi del subprime che ha  innescato la crisi finanziaria ha prodotto un’epidemia di pignoramenti e sfratti  senza precedenti. E non è a caso che l’esperienza delle tendopoli prima di OWS  era quella dei senza casa.&lt;br /&gt;Se la tendopoli è un insediamento e una trasformazione dello spazio  abitativo, le attività nella tendopoli rispecchia i tempi della vita quotidiana.  Per questo grande importanza è stata data all’organizzazione di forme di vita in  comune, il cibo, la pulizia, la salute, lo studio, la lettura, fino alla  creazione della famosa biblioteca in comune che è stata la prima cosa che la  polizia ha distrutto quando ha sbaraccato la tendopoli. La gestione della vita  quotidiana affidata ai vari comitati e gruppi di lavoro ha avuto una funzione  tattica e strategica. Tattica nel senso che ha reso possibile il funzionamento  pratico dell’occupazione, ma strategica perché ha assunto l’area della  riproduzione come essenziale nella lotta politica contro un capitale che sempre  più penetra e sfrutta attività prima considerate esterne al mercato o private.  Anche qui le attività e gli obbiettivi delle occupazioni sono direttamente  collegata alla lotta più generale contro la finanziarizzazione della vita  quotidiana, contro l’imposizione di un obbligo a una imprenditorialità  individuale della propria vita in funzione della riproduzione del capitale,  insomma quella che ai tempi di Bush veniva chiamata la &lt;em&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ownership_society"&gt;«ownership  society»&lt;/a&gt;&lt;/em&gt; dove responsabilità individuale coincideva col produrre valore  per il capitale.&lt;br /&gt;Ma l’occupazione non ha solo una funzione esemplare, non è un modello di vita  alternativo da replicare, come se si trattasse di creare un mondo di tendopoli,  per così dire. Al contrario l’occupazione è prima di tutto una base politica di  operazione. E’ una base di elaborazione di nuove forme di gestione della  discussione politica e dei rapporti con il tessuto sociale circostante.  L'adozione della &lt;em&gt;&lt;a href="http://www.nycga.net/"&gt;General Assembly&lt;/a&gt;&lt;/em&gt; è  appunto un tentativo di tradurre la cooperazione sociale in forme politiche, di  sperimentare forme decisionali collettive, rimettendo in discussione le usuali  gerarchie delle istituzioni politiche e le categorie tradizionali di autorità,  leadership, e decisionalità. I termini che vegono usati a questo proposito sono  i più vari, e forse scontati: democrazia radicale, diretta, non rappresentativa,  anarchica e così via. Ma si ha l’impressione, frequentando le assemblee e  osservandone le pratiche gestuali e la dinamica dell’interazione (compreso quel  megafono umano di cui tanto si è parlato), che a questo punto si tratti più di  sperimentare nuovi modi per i corpi di stare insieme piuttosto che di  istituzionalizzare una struttura formale di decisione. Non c’è dubbio che il  tutto è un work in progress.&lt;br /&gt;L’assemblea è solo uno dei flussi energetici che caratterizzano  l’occupazione. Soprattutto nel periodo iniziale dell’insediamento a Zuccotti  Park, l’occupazione ha funzionato come polo magnetico per la città. Era  diventata non solo un luogo di gestione territoriale e di elaborazione ma anche  una meta di un continuo pellegrinaggio di massa, luogo di ospitalità, di  testimonianze, di solidarietà, tutte cose che connettevano l’occupazione al  tessuto cittadino circostante. E viceversa, l’occupazione non era statica ma si  proiettava sempre al di fuori, da un lato con «uscite» mirate nei quartieri, in  appoggio alle lotte degli sfrattati, dei senza casa, dei poveri e degli  studenti, e dall’altro con manifestazioni di massa organizzate in varie  occasioni in coalizione con altre forze sociali e organizzazioni come ad esempio  i sindacati, primo fra tutti quello che rappresenta a New York il settore della  sanità ed uno dei più forti e organizzati della zona.&lt;br /&gt;Il settore dell’educazione, soprattutto quello della università è una ovvia  area di espansione del movimento delle occupazioni. Una delle prime iniziative  prese dopo l’espulsione dallo Zucotti Park è stata il lancio della campagna per  la &lt;em&gt;&lt;a href="http://www.occupystudentdebtcampaign.org/"&gt;moratoria sul debito  degli studenti&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;. Un fenomeno che ha raggiunto proporzioni gigantesche se  si pensa che è ora superiore a quello delle carte di credito a livello  nazionale, tanto che alcuni dicono che sarà la prossima bolla finanziaria. La  campagna da un lato fa parte della lotta più generale contro la costrizione  all’indebitamento su cui è fondata la rendita e il potere del capitale  finanziario, ma dall’altro è direttamente puntata alla critica dell’università  privata e dei suoi costi, alla stratificazione sociale che impone, e al suo  diventare sempre più simile a una impresa governata da criteri di pura  efficienza produttiva. La lotta contro l’incremento delle tasse universitarie  alla City University di New York e la recente occupazione della New School sono  solo un primo segno di cose a venire e rappresentano un importante passo nella  articolazione di OWS sul territorio metropolitano.&lt;br /&gt;Il rapporto di OWS con il territorio circostante e la circolazione di  iniziative di lotta su scala nazionale e internazionale è solo un aspetto della  reticolarità del fenomeno. Essenziale, a questo proposito, per capirne la  dinamica, è il riferimento alle nuove tecnologie digitali. Certo internet e i  social media non hanno creato OWS. E‘ stato troppo facile in questi ultimi tempi  spiegare il sorgere di nuovi movimenti, soprattutto giovanili, attraverso l’uso  diffuso di nuove forme di comunicazione, di nuovi circuiti informativi che  avrebbero democratizzato e aperto la comunicazione come mai prima. Da qui &amp;nbsp;ad  esempio l’attribuzione della primavera araba alle varie Twitter o Facebook  revolution, riducendole a una lotta contro l’autoritarismo e per la libertà  d’informazione. Una sorta di liberalismo mascherato da determinismo  tecnologico.&lt;br /&gt;Ma sarebbe sbagliato anche pensare il contrario, cioè che i nuovi media siano  solo una forma di espressione di una soggettività precostituita, uno strumento  che serve solo a far circolare informazioni «alternative» generate dal movimento  (quella che una volta si chiamava controinformazione). Questa visione  strumentale dei new media non coglie l’elemento costitutivo che essi hanno oggi  nelle nuove soggettività, che non si formano prima o dopo di essi ma che sono da  loro essenzialmente reticolate.&lt;br /&gt;I nuovi media sono la forma costituente del movimento, la forma della sua  socialità. Lo si vede dalla natura e dinamica stessa del movimento che non a  caso è stato paragonato a un &lt;em&gt;&lt;a href="http://edition.cnn.com/2011/10/25/opinion/rushkoff-occupy-prototype/index.html"&gt;«oggetto  beta»&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;, un prototipo mai completamente definito e in continua evoluzione  in base all’interattività delle sue componenti.&lt;br /&gt;E’ per questo che il movimento delle occupazioni, se di movimento si può  ancora parlare, non è definito da una traiettoria lineare ma si sta sviluppando  per risonanze, sia dal punto di vista dell’estensione geografica che da quello  delle aree sociali di intervento, lasciando ancora completamente aperto il suo  problema organizzativo di lungo periodo.&lt;br /&gt;Che questo sia un limite o una sua forza lo si vedrà nei prossimi mesi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-9176630372350524624?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/9176630372350524624'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/9176630372350524624'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2012/01/stati-uniti-ows-occupy-everything.html' title='Stati Uniti - OWS: Occupy Everything'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-PS6XZco6fps/TxWWuRaIJEI/AAAAAAAACjM/fBdQ-2i2S2Y/s72-c/0912%252520wall.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-1042252941188252485</id><published>2012-01-17T12:36:00.000+01:00</published><updated>2012-01-17T12:36:09.507+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='America Latina'/><title type='text'>America Latina - Sinistre e fine capitalismo.</title><content type='html'>&lt;div class="posttitle"&gt; &lt;h2 style="text-align: center;"&gt;&lt;strong&gt;LE SINISTRE E LA FINE DEL  CAPITALISMO&lt;/strong&gt;&lt;/h2&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="entry"&gt;&lt;div id="yui_3_2_0_1_1326618965665146"&gt;&lt;div dir="ltr" id="yui_3_2_0_1_1326618965665145"&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;di &lt;em&gt;Raúl Zibechi&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;L’attuale crisi mondiale sta frammentando il pianeta in regioni a tal punto  che il sistema-mondo è prossimo ad una crescente disarticolazione. Uno degli  effetti di questa crescente regionalizzazione del pianeta è che i processi  politici, sociali ed economici non si manifestano più nello stesso modo in tutto  il mondo e producono divergenze – in futuro, forse, biforcazioni – tra il centro  e la periferia.&lt;br /&gt;Per le forze antisistemiche questa disarticolazione globale rende impossibile  il disegno di un’unica e sola strategia planetaria e inutili i tentativi di  stabilire tattiche universali. Sebbene esistano ispirazioni comuni e obbiettivi  generali condivisi, le diverse velocità che registra la transizione al  postcapitalismo e le notevoli differenze tra i soggetti antisistemici minano  possibili generalizzazioni.&lt;br /&gt;Tuttavia ci sono due questioni rilevanti che riguardano le strategie in tutto  il mondo. La prima è che il capitalismo non cadrà a pezzi né collasserà da solo,  ma dovrà essere sconfitto dalle forze antisistemiche, siano movimenti di base  orizzontali e comunitari, partiti più o meno gerarchici&amp;nbsp; incluso i governi di  segno anticapitalista.&lt;br /&gt;Parafrasando Walter Benjamin, bisognerebbe dire che niente è stato più  deleterio per il movimento rivoluzionario quanto il credere che il capitalismo  sarebbe caduto sotto il peso delle proprie “leve” interne, soprattutto di  carattere economico. Il capitale venne al mondo avvolto da sangue e fango, come  diceva Marx, e dovette attraversare una catastrofe demografica come quella  prodotta dalla peste nera perché le popolazioni, paralizzate dalla paura, si  sottomettessero non senza resistenze alla logica dell’accumulazione di capitale.  È la gente che deve perdere la paura, come fanno gli zapatisti, per cominciare a  ri-appropriarsi dei mezzi di produzione e di cambiamento, e costruire qualcosa  di diverso.&lt;br /&gt;La seconda questione è che la transizione ad una nuova società non sarà breve  né avverrà in pochi decenni. Fino ad ora tutte le transizioni hanno richiesto  secoli di enormi sofferenze, in società dove i meccanismi comunitari ponevano  limiti alle ambizioni, dove la pressione demografica era molto minore e il  potere di quelli in alto non assomigliava per niente a quello che oggi detiene  l’uno per cento dei più ricchi.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;In America Latina, negli ultimi tre decenni i movimenti antisistemici hanno  inventato nuove strategie per cambiare le società e costruire un mondo nuovo.  Esistono anche riflessioni e ragionamenti sull’azione collettiva che nei fatti  divergono dalle vecchie teorie rivoluzionarie, sebbene sia evidente che non  negano i concetti coniati dal movimento rivoluzionario in due secoli di storia.  Nell’attuale congiuntura possiamo registrare tre fatti che impongono riflessioni  diverse da quelle che stanno sviluppando le forze antisistemiche in altre  regioni.&lt;br /&gt;In primo luogo, l’unità delle sinistre è avanzata in forma notevole e in non  pochi casi queste sono arrivate al governo. Almeno in Uruguay, in Bolivia e in  Brasile l’unità delle sinistre è avanzata fin dove le era possibile. Certamente  al di fuori di queste forze ci sono partiti di sinistra (soprattutto in  Brasile), però questo non cambia il fatto fondamentale che l’unità è stata  raggiunta. In altri paesi, come l’Argentina, parlare di unità della sinistra è  dire molto poco.&lt;br /&gt;La questione centrale è che le sinistre, più o meno unite, hanno dato quasi  tutto quello che potevano dare al di là della valutazione che si possa fare sul  loro operato. Gli otto governi sudamericani che possiamo definire di sinistra  hanno migliorato la vita delle persone e diminuito le loro sofferenze, ma non  sono avanzati nella costruzione di nuove società. Si tratta di constatare fatti  e limiti strutturali che indicano che da quella strada non si può ottenere più  di quanto conquistato.&lt;br /&gt;In secondo luogo, in America Latina esistono embrioni, fondamenta o semi  delle relazioni sociali che possono sostituire il capitalismo: milioni di  persone vivono e lavorano nelle comunità indigene in ribellione, negli  accampamenti dei contadini senza terra, nelle fabbriche recuperate dagli operai,  nelle periferie auto-organizzate, e partecipano a migliaia di attività nate  nella resistenza al neoliberismo e che si sono trasformate in spazi alternativi  al modo di produzione dominante.&lt;br /&gt;Terza cosa, le sofferenze generate dalla crisi sociale provocata dal  neoliberismo nella regione sono state rallentate dalle iniziative di  sopravvivenza create dai movimenti (dalle mense ai panifici popolari), prima che  i governi usciti dalle elezioni si ispirassero alle stesse attività per  promuovere programmi sociali. Queste iniziative sono state e sono ancora  fondamentali per la resistenza e la creazione allo stesso tempo di alternative  al sistema, dato che non solo riducono le sofferenze ma generano pratiche  autonome dagli stati, dalle chiese e dai partiti.&lt;br /&gt;Come segnala Immanuel Wallerstein ne &lt;em&gt;La sinistra mondiale dopo il  2011&lt;/em&gt;, l’unità delle sinistre può sicuramente contribuire a far nascere un  mondo nuovo e, allo stesso tempo, ridurre i dolori del parto. Ma in questa  regione del modo buona parte di quei dolori non sono calati con le vittorie  elettorali della sinistra. In Ecuador ci sono quasi 200 persone rinchiuse con  l’accusa di terrorismo e sabotaggio per la loro opposizione alle miniere a cielo  aperto. Tre militanti del Fronte Darío Santillán sono stati assassinati dalle  mafie a Rosario, in quello che potrebbe essere l’inizio di una  &lt;em&gt;escalation&lt;/em&gt; contro i movimenti. Centinaia di migliaia sono gli sfollati  dalle loro case in Brasile a causa della speculazione per la Coppa del Mondo del  2014. La lista è lunga e in continuo aumento.&lt;br /&gt;L’unità della sinistra può essere positiva. Ma la battaglia per un mondo  nuovo sarà molto più lunga della durata dei governi progressisti dell’America  Latina e, soprattutto, si risolverà in spazi macchiati di sangue e fango.&lt;br /&gt;(traduzione a cura di rebeldefc@autistici.org – &lt;a href="http://www.caferebeldefc.org/" rel="nofollow" target="_blank"&gt;http://www.caferebeldefc.org/&lt;/a&gt;)&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-1042252941188252485?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/1042252941188252485'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/1042252941188252485'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2012/01/america-latina-sinistre-e-fine.html' title='America Latina - Sinistre e fine capitalismo.'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-358650869353226491</id><published>2012-01-17T11:46:00.000+01:00</published><updated>2012-01-17T11:46:25.441+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='EuroMediterraneo'/><title type='text'>Tunisia - 14 gennaio 2012. Festeggiamenti in prospettiva</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.globalproject.info/public/resources/images/small/fototunisi.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Tunisia" border="0" height="206" src="http://www.globalproject.info/public/resources/images/small/fototunisi.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="leftCover"&gt;&lt;div class="boxContent"&gt;&lt;div class="imageSingle small"&gt;   &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;h1 class="mondi"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;da Tunisi un articolo di Carlotta Macera (Anomalia Sapienza/UniCommon) e Med Ali Ltaief&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;&lt;div style="margin-top: 20px;"&gt;  &lt;div class=" fb_reset" id="fb-root"&gt;&lt;div style="height: 0pt; position: absolute; top: -10000px; width: 0pt;"&gt;&lt;div&gt;&lt;iframe class="FB_UI_Hidden" id="f3c9e67f8d8aeb6" name="f29e3d26b75d24" scrolling="no" src="http://www.facebook.com/dialog/oauth?api_key=228159317233782&amp;amp;app_id=228159317233782&amp;amp;channel_url=https%3A%2F%2Fs-static.ak.fbcdn.net%2Fconnect%2Fxd_proxy.php%3Fversion%3D3%23cb%3Df856695626022%26origin%3Dhttp%253A%252F%252Fwww.globalproject.info%252Ff2ae314c6d6b504%26relation%3Dparent.parent%26transport%3Dpostmessage&amp;amp;client_id=228159317233782&amp;amp;display=none&amp;amp;domain=www.globalproject.info&amp;amp;locale=it_IT&amp;amp;origin=1&amp;amp;redirect_uri=https%3A%2F%2Fs-static.ak.fbcdn.net%2Fconnect%2Fxd_proxy.php%3Fversion%3D3%23cb%3Df2afe6143ab30d%26origin%3Dhttp%253A%252F%252Fwww.globalproject.info%252Ff2ae314c6d6b504%26relation%3Dparent%26transport%3Dpostmessage%26frame%3Df3c9e67f8d8aeb6&amp;amp;response_type=token%2Csigned_request%2Ccode&amp;amp;sdk=joey" style="border-bottom-style: none; border-bottom-width: medium; border-color: initial; border-left-style: none; border-left-width: medium; border-right-style: none; border-right-width: medium; border-top-style: none; border-top-width: medium; height: 240px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden; width: 575px;"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="date" style="margin-top: 10px;"&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;14 Gennaio 2012. Dall'alto della terrazza al decimo piano dell'Hotel  International,  si ha una panoramica completa della città di Tunisi e  dell'Avenue Habib Bourghiba. "Maĥla al- rabī’a... maĥla al-thawra  al-tunisiyya tdhom al-jami’a": le voci si sentono chiare anche da lassù "  Ma che bella primavera...che bella la rivoluzione tunisina che  coinvolge il mondo intero!“I cori sono quelli della Kasbah, che hanno  accompagnato questo lungo anno di rivoluzione. Ciò che è strano, però, è  che a cantarli questa volta, sia il partito Ennahda. Sono le 10 di  mattina e il lungo viale è già gremito di gente, ci sono migliaia di  persone.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="text"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ci  sono i partiti, le famiglie con i bambini, le donne venute da Regueb  che mostrano le foto dei figli martiri, i rifugiati libici di cui tanti  procedono con le stampelle, gli attivisti di Amnesty International che  sfilano con la bocca serrata da scotch  giallo e suonano tamburi, ci  sono i tifosi delle squadre di calcio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tutti  sono in piazza per festeggiare la rivoluzione, il clima sembra sereno,  pacifico, disteso, spontaneo. Non si può dire lo stesso per la grande  concentrazione di gente davanti al teatro Municipale proprio al centro  dell' Avenue. E' il sit-in di Ennahda, sono la maggioranza e sono  sicuramente i più organizzati: interventi continui, fuochi d'artificio,  ci si scambiano gli auguri, "la rivoluzione è finita..tanti auguri Ben  Ali!", una vera e propria festa in pompa magna. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Il  suono è quasi lo stesso...quest'anno sono fuochi d'artificio, l'anno  scorso era quello dei lacrimogeni che ti sparavano addosso" Dalì, del  movimento artistico di Ahl al-kaf e ex-segretario dell'Uget , mi dona  quest'immagine e capisco che non è soltanto a me che non tornano tutti i  conti. Sono settimane che i partiti che hanno la maggioranza nella  costituente (Ennahdha,  C.P.R., Ettakatol) organizzano i festeggiamenti  per la rivoluzione. La campagna è stata capillare: pagine e pagine su  Facebook che raccomandano a tutti i militanti di essere presenti già dal  primo mattino. "Hanno i soldi, sono tutti pagati" continua Dalì. Già  dalla notte precedente i centri principali dell'Avenue sono stati  occupati.  Alle lamentele delle associazioni, dei sindacati e di tutti i  "gauchisti" che chiedevano maggiore libertà per poter  festeggiare  criticamente questa data così importante, è stato risposto dalla polizia  di restare tranquilli "per salvaguardare l'ordine pubblico e di  andarsene e tornare il giorno dopo" perché  "non c'é  più bisogno di  tensione ora che la rivoluzione è finita, le elezioni si sono  regolarmente svolte  e siamo tutti pronti a collaborare dalla stessa  parte".&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Poco  più in là su Avenue Muhammed V, si sta svolgendo un congresso a cui  sono presenti anche il principe dell'Algeria e del Qatar, che si è reso  disponibile a cooperare ed investire in Tunisia. Per motivi di sicurezza  e protezione degli invitati il palazzo è circondato dalla polizia e le  famiglie dei martiri, le associazioni e a chiunque si trova lì vengono  invitati ad andarsene perché tanto lì non si può fare nulla. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Alla  Borsa del Commercio, dall'altra parte dell'Avenue Bourghiba dopo la   piazza dell'Orologio, si tiene invece il Meeting del Partito Comunista  (P.C.oT) e nazionalista. L'aria che si respira è totalmente diversa: il  tentativo è quello di trovare un programma comune per una sinistra che è  arrivata alle elezioni frammentata e che cerca un maggior consenso . Si  susseguono gli interventi, le parole che riecheggiano sono "libertà",  "lavoro", "dignità nazionale". Anche qui, l'enorme salone è gremito di  gente entusiasta e festosa. Nel suo intervento Hamma Hamami, presidente  del P.C.oT. è duro e critico nei confronti del governo: "Ci vogliono far  credere che tutto sia in ordine, sono lì pieni del sangue dei martiri  pronti a scippare la nostra rivoluzione e a festeggiare insieme con il  principe del Qatar". Si parla di crisi economica, di indipendenza dai  fondi della Banca Mondiale, di estinguere il debito contratto dal  governo precedente, di occupazione, libertà ed indipendenza del popolo  tunisino dall'America e dai paesi del Golfo, di sostegno al popolo  palestinese e boicottaggio economico contro Israele, e a chiudere il  congresso è proprio Rim al-Banna, famosa cantante palestinese. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Arrivano  anche notizie dalle altre città della Tunisia: a Sidi Bouzid la  rivoluzione è già stata festeggiata il 17 dicembre, perché molti  ritengono sia quella la vera data di inizio dei moti insurrezionali.  Inoltre già da ieri, ci sono state notizie di tafferugli tra  manifestanti e i nahdisti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Non  siamo tutti qui per festeggiare la rivoluzione..già dai sit-in che  abbiamo fatto  dopo le elezioni contro il nuovo governo, abbiamo capito  che non c'è un vero spazio di confronto ed il lavoro da fare è ancora  lungo. Si tratta di una rivoluzione in divenire per riuscire a cambiare  davvero le cose. E mentre io e Dalì discutiamo in uno dei tanti caffè  dell' Avenue Bourghiba, sono già le 10 di sera e intorno a noi è ancora  un continuo passeggiare, cantare, salutarsi e festaggiare.Le immagini  della donna totalmente velata di nero che questa mattina rivendicava  insieme ai Salafiti la sua nuova possibilità di essere libera e dei  “barbuti” che gridavano “Allah Akbar”, piano piano lasciano spazio alle  parole di speranza e di lotta dei tanti tunisini con cui ho sfilato  oggi. La voglia di libertà e indipendenza si innalza forte sopra i  festeggiamenti della rivoluzione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E  pensare che tutto questo soltanto un anno fa era non solo impossibile,  ma nemmeno immaginabile, ci fa sperare su quello che potrà diventare un  giorno.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-358650869353226491?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/358650869353226491'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/358650869353226491'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2012/01/tunisia-14-gennaio-2012-festeggiamenti.html' title='Tunisia - 14 gennaio 2012. Festeggiamenti in prospettiva'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-36623653572397250</id><published>2012-01-16T16:38:00.002+01:00</published><updated>2012-01-16T16:39:01.378+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='America Latina'/><title type='text'>Cile - La rivoluzione dei pinguini</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-x8Mkk_7k2Qs/TxREAzOQdtI/AAAAAAAACjE/_dx6rxIwO-k/s1600/chile-300x200.png" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-x8Mkk_7k2Qs/TxREAzOQdtI/AAAAAAAACjE/_dx6rxIwO-k/s1600/chile-300x200.png" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;di Raul Zibechi&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Gli studenti cileni non solo mettono in questione l’educazione che  ricevono perché è mercantile ed elitaria, e perché riproduce e  approfondisce le disuguaglianze, ma nelle scuole occupate mettono in  pratica l’educazione che sognano e per la quale lottano da anni.&lt;br /&gt;&lt;div class="text"&gt;“Se i lavoratori possono autogestire una fabbrica, noi siamo in grado  di gestire in autonomia il liceo”, butta lì con un sorriso stampato in  faccia Christopher, 17 anni, studente del liceo “Luis Corvera Galecio  A-90″, nel municipio di San Miguel de Santiago. Il liceo è stato  occupato come altri 200 in città, ma il 26 settembre ha deciso di  seguire l’esempio dei lavoratori della fabbrica di ceramica Zanon di  Neuquén (Argentina), occupata dai lavoratori e rimessa in funzione già  da dieci anni.&lt;br /&gt;“In quel momento le cose erano complicate perché l’occupazione si  stava indebolendo – riflette Christopher – Sapevamo che non bastava  criticare l’educazione che riceviamo e bisognava fare qualcos’altro, ma  non sapevamo cosa. Fino a quando siamo venuti a sapere che si teneva un  incontro con gli operai della Zanon presso l’Universidad de Chile, siamo  andati a sentirte e quando siamo tornati abbiamo iniziato  l’autogestione del liceo”.&lt;br /&gt;Con l’autogestione hanno c ominciato a tornare la maggior parte degli  studenti, si aggiunse una parte degli insegnanti e si ottenne  l’appoggio entusiastico di molti genitori. “Quando vedo i miei figli  svegliarsi senza che li debba spingere ad andare a scuola, che vengono  con entusiasmo, ho capito che stavano facendo qualcosa di importante,  ossia una formazione diversa”, dice una madre nel campo di basket su cui  picchia il pesante sole di novembre.&lt;br /&gt;Il personale non docente si è invece rifugiato in una risoluzione del  sindacato che li autorizza a non andare a lavorare se non funziona la  direzioen della scuola. “I sindacati non lavorano se non c’è il  padrone”, ironizza Christopher provocando risate nel cortile. In pochi  mesi gli studenti delle scuole superiori hanno imparato di più che in  anni di monotone lezioni, prendno l’iniziativa sul corso degli studi,  suggeriscono argomenti, arrivano puntuali e sono felici di non dover  indossare la divisa da “pinguino” che lo Stato gli impone.&lt;br /&gt;Lo lotta degli studenti è stata uno scossone tremendo per la società  cilena. Niente sarà più come prima. Riflettono questa realtà anche i  sondaggi. Il quotidiano La Nacion ha posto la domanda “Qual è stato  l’evento migliore del 2011?”. Il 63% ha risposto “il movimento  ambientalista e quello degli studenti”, contro il solo 17% che ha scelto  “la campagna della U”, la squadra di calcio della Universidad de Chile  che ha vinto la Coppa del Sud America a fine novembre. Solo il 3% ha  detto che il fatto più importante è stato il Premio Cervantes assegnato  al Nicanor Parra. &amp;nbsp;Gli intellettuali più importanti del Cile sono  d’accordo con la valutazione del direttore di Le Monde Diplomatique,  Victor Hugo de la Fuente: “Gli studenti cileni in cinque mesi di  proteste di massa hanno cambiato il volto del paese”. Il Manifesto degli  storici va anche oltre, sostenendo che “siamo in presenza di un  movimento di carattere rivoluzionario-antineoliberista”, che sta  riconsegnando la politica alla società civile e riannodando il “filo  spezzato della nostra storia”, interrotta dal colpo di stato del 1973.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Una società in movimento&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Dalle mobilitazioni di massa degli anni ottanta contro la dittatura  di Augusto Pinochet, il Cile non conosceva una così vasta ondata di  azioni collettive. L’anno è iniziato con una massiccia resistenza nel  sud, intorno alla città di Punta Arenas, contro l’aumento dei prezzi del  gas. Il movimento è stato così forte che il governo ha dovuto&amp;nbsp;  negoziare con l’Assemblea Cittadina di Magallanes e ritirare gli  aumenti.&lt;br /&gt;Nel mese di maggio più di 30 mila persone hanno manifestato a  Santiago contro il progetto di Hydro Aysen, che cerca di costruire  cinque mega dighe in Patagonia, con il sostegno di governo e  opposizione, senza consultare la popolazione. Mai prima d’ora una azione  ambientale aveva riunito tante persone, e questo ha annunciato che  qualcosa stava cambiando.&lt;br /&gt;Poco dopo vi sono state le proteste delle persone colpite dal  terremoto del 2010, la maggior parte delle quali ancora non ha una casa e  ha trascorso il secondo inverno in condizioni assai precarie. La  popolazione denuncia che sono state riparate le strade in cui circolano  le merci, ma non le case dei più poveri.&lt;br /&gt;Le azioni degli studenti sono iniziate a fine aprile. Il 30 giugno,  200 mila studenti hanno marciato nella Alameda. Da quel momento, ci sono  state decine di cortei. “Un senso di festa animava i giovani”, secondo  lo storico Mario Garcés. Non c’erano striscioni di partito né slogan  omogenei, ma soprattutto “nom siamo andati in nessun luogo sacro dello  Stato”,&amp;nbsp; il parlamento o la sede del governo, come fanno di solito i  sindacati e i partiti. &amp;nbsp;Nelle settimane successive gli studenti,  soprattutto i liceali, occuparono il canale TV Chilevision per  protestare contro il modo in cui i media raccontano le manifestazioni.  Hanno anche occupato sedi di partiti politici, quello di estrema destra  Udi (governartivo) e quello del Partito socialista all’opposizione.&lt;br /&gt;Il momento più importante è stato il 4 agosto. La repressione della  polizia fu molto dura e furono arrestati 874 studenti. La popolazione di  tutto il paese manifestò solidarietà con massicci cacerolazos (concerti  con le pentole, ndt) e cortei spontanei nelle principali città,  trasformando la giornata in una “protesta nazionale”, come quelle che si  ebbero contro Pinochet. La popolarità del presidente Sebastián Piñera  precipitò al 22% a fine settembre.&lt;br /&gt;Ma quel che più mostra la profondità del movimento è quello che è  successo la notte del 4 agosto nei quartieri. Camila Silva, del  collettivo “pedagogia militante” Diatriba, vive alla Florida, un  quartiere di classi medio-basse. “Nel primo cacerolaso siamo usciti con  il mio compagno e c’era già un centinaio di persone. Nel successivo, i  ragazzi del centro culturale giovanile hanno tirato le batterie e le  chitarre elettriche, vennero gli ultrà con le bandiere del Colo Colo  (squadra di calcio cilena, ndt) e gruppi con le bandiere mapuche  (popolazione indigena, ndt), qualcosa che accade solo quando si vince  nel calcio. ”&lt;br /&gt;Camila sottolinea la allegria della gente, l’organizzazione spontanea  dei vicini di casa, soprattutto donne. “Questa organizzazione è come  una comunità e tutto questo risveglia la memoria. La gente gridava ‘Y va  a caer’ (sta per cadere, ndt), lo stesso che si gridava nelle proteste  contro Pinochet. Hanno ballato fino alle due o alle tre della mattina,  in ogni angolo c’era un gruppo, in tutto al quartiere, e in molti  quartieri di Santiago”.&lt;br /&gt;“La sinistra ha creduto che la repressione fosse riuscita a  distruggere il legame sociale. Ad un certo punto questi rapporti  diventano invisibili, ma quando accade qualcosa di molto forte  rinascono, perché c’è una memoria latente le persone si tornano ad  aiutarsi. Con il terremoto è accaduto qualcosa del genere”, dice  Cristian Olivares, membro del collettivo Diatriba.&lt;br /&gt;Donne e uomini delle zone periferiche che non manifestavano dal 1989,  quando “tornò” la democrazia, sono tornati in piazza e lo hanno fatto  come sono abituati a farlo quelli che stanno in basso: cantando,  ballando, passandosi da bere e facendo in modo che festa e protesta  divengano la stessa cosa. Di fatto, un vasto movimento contro la  disuguaglianza sociale in un paese che l’Undp classifica tra i quindici  più diseguali al mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Educazione alla disuguaglianza&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Fin dalle riforme neoliberiste attuate dal regime di Pinochet,  l’educazione è diventata una merce. Il 75% del sistema educativo è  finanziato dai contributi degli studenti e delle loro famiglie e solo il  25% dallo Stato. Il 70% degli studenti deve prendere un prestito  attraverso crediti universitari per completare i loro studi.  &amp;nbsp;L’istruzione è fortemente segmentata. Secondo Garcés, vi è una  formazione per i ricchi, una per la classe media e un’altra per i  poveri. Nella scuola secondaria, il 7% va nelle scuole private ​​che  costano da 300 a 500 dollari al mese. La classe media frequenta il  sistema sovvenzionato o semiprivato, che detiene il 50% degli studenti,  paga poco (dai 40 dollari al mese) e il finanziamento è condivisa con lo  Stato. I più poveri, il 40%, avanno al “municipale”, che ha assai poche  risorse.&lt;br /&gt;Il settore semi-privato è dominato da un insieme di piccoli  imprenditori che traggono profitto dai sussidi governativi. Sono  autorizzati ad avere fino a 45 studenti per classe, mentre quelli  privati ​​non possono averne più di 35. Il 40% di coloro che escono  dalle scuole “municipali” o da quelle semiprivate non capiscono ciò che  leggono, e il 70% non raggiunge il punteggio per l’ammissione  all’università.&lt;br /&gt;All’università le differenze sociali si traducono in indebitamento,  perché non c’è un accesso universale gratuito. Oltre alle università  statali, che pure sono a pagamento, ci sono sessanta atenei privati,  dato che ​​ il sistema è stato liberalizzato durante la dittatura  militare (1973-1980). Il costo dei corsi varia da 150 dollari al mese  per le scienze sociali ai 1.200 per ingegneria o medicina. L’unico modo  per studiare è chiedere un credito al sistema finanziario, ovvero  indebitandosi.&lt;br /&gt;Di fronte a questa situazione, gli studenti delle scuole superiori  hanno proposto di ri-nazionalizzazione l’istruzione e la  nazionalizzazione delle risorse naturali per finanziare l’istruzione. Un  precedente è la società statale del rame, Codelco, che non è stata  privatizzata da Pinochet perché una parte del suo reddito va a  finanziare l’esercito attraverso la Ley Reservada del Cobre. Non a  strano quindi che il movimento degli studenti-indebitati sia sostenuta  dalle classi medie, anche in quartieri ricchi di Santiago.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Autogestione liceale&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;A mezz’ora dal centro di Santiago, la municipalità di San Miguel  mostra tutte le varietà di classi medie: da quelle che vivono nelle alte  case ai margini delle avenidas ai poveri che vivono in vecchie case  precarie. Da quello che era uno dei più grandi quartieri della città si  stannos coprporando i quartieri più poveri (come La Victoria) con  l’intenzione di mutarla in zona della classe media. Tuttavia, rimane  un’area ricca di contrasti sociali.&lt;br /&gt;Al liceo A-90 l’anno scolastico è iniziato con 179 studenti, ma ce  n’erano 4.000 iscritti dieci anni fa. Gli studenti hanno abbandonato a  favore delle scuole sovvenzionate che hanno fama di fornire una migliore  educazione. Il sindaco socialista della municipalità, Julio Palestro, è  uno dei più grandi sostenitori dell’istruzione privata. Nel 2009 ha  chiuso la scuola pubblica che aveva duemila studenti. &amp;nbsp;Riuniti in  assemblea nel liceo, i giovani hanno spiegato che la scuola si trova al  numero quattordici nella classifica del “rischio scolastico”. Alla  domanda sul significato di questa espressione, sorridono: “Si riferisce  al rischio che diventiamo delinquenti”. La maggior parte dei genitori  lavorano per poco più del salario minimo (180 pesos, circa 350 dollari),  in gran parte come operai edili.&lt;br /&gt;Forse è per questo che la disciplina è l’ossessione dei presidi.  “Siamo stati rinchiusi, questa era praticamente una prigione”, afferma  Yergo, studente al terzo anno. Camilo, del secondo, senza uniforme si  sente felice: “E come una dottrina militare, tutti con i capelli corti,  cravattina, camicia nei calzoni, non fate questo, non fate quello,  mentre uno deve essere quel che è, sperimersi liberamente, &amp;nbsp;venire qui  per educarsi, non militarizzarsi”.&lt;br /&gt;“Il centro dell’autogestione è l’assemblea – spiega Christopher –  Tutti gli studenti partecipano e, qualche volta, apriamo agli  insegnanti. Noi facciamo la vigilanza e il cibo è fatto qui con  personale volontario. Gli insegnanti educano, ma sono anche auto-educati  dagli studenti. In un primo momento abbiamo iniziato le lezioni corso  per corso, ma poi abbiamo visto che questa suddivisione non è il vero  modo per imparare, e abbiamo messo insieme tutti quelli che studiano una  certa materia. Alcuni spiegano agli altri e l’educazione diventa  cooperativa. Questo cambia il modo di interagire con la materia e con il  liceo “.&lt;br /&gt;Così come gli operai delle fabbriche recuperate modificano  l’organizzazione del lavoro, gli studenti ina utogestione hanno cambiato  le “maglie curriculari”. Noi studenti, dice Christopher, avevamo  bisogno di conoscere i nostri diritti e così abbiamo avviato lezioni per  lo studio della Costituzione. “La filosofia, per esempio, si presta ad  analizzare le movbilitazioni e ciò che accade nel mondo, e in questo  entra anche lo studio della lingua, e qcosì abbiamo visto che gli  studenti lavorano meglio con più interesse”.&lt;br /&gt;Juan Francisco, professore di filosofia, è d’accordo con il suo  allievo. “Tutte le discussioni che ha aperto il movimento richiedono che  si rifletta sulla struttura del potere in Cile”, perciò nelle loro  lezioni analizzano la Costituzione. Per molte attività utilizzano il  metodo del laboratorio, in modo da incoraggiare la partecipazione. Le  assemblee settimanali sono state inserite nel programma.&lt;br /&gt;I rapporti tra studenti e insegnanti hanno avuto un grande  cambiamento. Scongelata la distanza gerarchica, sono rapporti di  cameratismo e cooperazione. Nelle aule si siedono in cerchio,  l’insegnante è qualcuno che aiuta, ma non è collocato più in alto degli  studenti. Eliana Lemus, professoressa di biologia, fisica e chimica, la  decana del liceo, dice che la disciplina è molto maggiore rispetto a  prima, forse perché non è imposta ma nasce dal desiderio di stare  insieme e condividere questa esperienza.&lt;br /&gt;Uno dei fatti più importanti è che il movimento studentesco sta  promuovendo l’organizzazione sociale nei quartieri. Al liceo A-90  l’associazione dei genitori sostiene l’occupazione e l’autogestione. A  San Miguel, al calore dei cacerolazos ,hanno promosso la formazione di  “assemblee territoriali”, in cui gli abitanti vengono a discutere i  problemi del quartiere, ma anche questioni più ampie, come l’istruzione.  Dicono che si sono formate, queste assemblee, in molti distretti di  Santiago e che vi partecipano fino a 200 persone.&lt;br /&gt;Non tutto è stato positivo. Diversi insegnanti dicono che i loro  colleghi che non sono d’accordo con l’occupazione del liceo e  l’autogestione li hanno minacciati e picchiati. Il sindaco socialista,  un nemico ardente del movimento, ha picchiato Christopher Espinoza,  portavoce degli studenti delle liceo A-90.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il futuro dei senza futuro&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Il movimento studentesco del 2011 in Cile dell’ultimo decennio. Nel  2000, gli studenti delle scuole superiori sono scesi in piazza con  richieste sui trasporti in un movimento chiamato “mochilazo”. Nel 2006  ci sono state manifestazioni e occupazioni di scuole superiori che hanno  costretto alle dimissioni il ministro della pubblica istruzione e in  parte sono riuscite a modificare la legge sull’istruzione.&lt;br /&gt;La “rivoluzione dei pinguini”, chiamata così per via della divisa  scolastica, è stato il primo movimento di successo dal ritorno della  democrazia. E ‘stato tanto massiccio qiuanto innovatore dato che le  decisioni sono state prese prevalentemente in assemblee dove erano  predominanti l’orizzontalità, la deliberazione e la partecipazione  diretta. Secondo Mario Garcés, “il movimento del 2006 è stato cooptato e  imprigionato nei corridoi de La Moneda (il palazzo della presidenza) e  negli interstizi istituzionali”. La presidenta Michelle Bachelet  (socialista, ndt) ha creato una commissione di esperti con una scarsa  partecipazione degli studenti che ha redatto una nuova legge, ma non ha  eliminato il profitto del sistema educativo.&lt;br /&gt;Adesso, il movimento non è solo studentesco e non è focalizzato sulla  formazione, anche se questa è l’occasioen che lo ha creato. Il Cile  affronta una crisi di legittimità di un sistema politico erede della  dittatura, che non può soddisfare le esigenze sociali. Come nota il  Manifesto degli storici, la società torna a discutere, contesta  verticalità e rappresentanza e mette in piedi “forme di democrazia  diretta e decentrata”. &amp;nbsp;Questa “politica di strada” passa attraverso  l’appropriazione dello spazio pubblico e mostra una “vocazione di  potere” che mette in discussione il modo in cui avvenne la transizione  alla democrazia, una transizione “sottratta ai movimenti sociali”, ha  detto Garcés. Non solo tornano nelle strade, ma fanno politica in un  altro modo, approfondendo e diffondendo le nuove aree di cultura  politica dal basso che il movimento nel 2006 aveva mostrato.&lt;br /&gt;Infine, nuove pratiche formano persone nuove. Marcela Moya, docente  di inglese del liceo A-90, mette in evidenza “la facilità dei ragazzi  nel parlare in pubblico, l’autodisciplina”. Una evoluzione personale che  non è individuale ma collettiva e politica, e anticipa cambiamenti più  profondi di quelli oggi visibili: “Questo movimento ha dato forza a  persone che, lo so, domani diverranno attori sociali assolutamente  impegnati perché essi stessi se lo sono importo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;Raúl Zibechi&lt;em&gt;,&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; giornalista uruguaiano, è un  professore e ricercatore presso la Multiversità francescana  dell’America Latina, e consigliere di vari gruppi sociali.&lt;br /&gt;Fonte: Programma Americhe del Centro Relazioni Internazionali (IRC) &lt;a href="http://translate.google.com/translate?hl=it&amp;amp;prev=_t&amp;amp;sl=es&amp;amp;tl=it&amp;amp;u=http://www.cipamericas.org/es"&gt;http://www.cipamericas.org/es&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-36623653572397250?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/36623653572397250'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/36623653572397250'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2012/01/cile-la-rivoluzione-dei-pinguini.html' title='Cile - La rivoluzione dei pinguini'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-x8Mkk_7k2Qs/TxREAzOQdtI/AAAAAAAACjE/_dx6rxIwO-k/s72-c/chile-300x200.png' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-1534237110997582602</id><published>2012-01-16T16:10:00.000+01:00</published><updated>2012-01-16T16:10:10.865+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Asia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cina'/><title type='text'>Taiwan: oggi si vota con il convitato di pietra</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-im-debWbugE/TxQ9j0-Q5SI/AAAAAAAACi8/C4ZL4aWyp8M/s1600/220px-TAIWAN_Karte_Gross.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-im-debWbugE/TxQ9j0-Q5SI/AAAAAAAACi8/C4ZL4aWyp8M/s1600/220px-TAIWAN_Karte_Gross.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;di Angela Pascucci&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Oscilla da 60 anni  senza mai fermarsi fra l'isola e il continente. Il governo Ma, che si  ripresenta, ritiene di rappresentare al meglio la «politica dei tre no».  E gli Stati uniti sono in difficoltà  Per i sondaggi testa a testa nazionalisti favorevoli allo status quo e  indipendentisti Il presidente uscente presenta risultati importanti ma  controversi. I suoi 4 anni di governo fra i più pacifici dei 60 anni di  storia dell'isola ribelle. Una politica di avvicinamento senza  precedenti&lt;br /&gt;&lt;div class="text"&gt;&lt;div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;Occhi puntati su Taiwan che oggi vota per  eleggere un nuovo presidente e i 113 deputati del suo parlamento, il  Legislative Yuan. Un convitato di pietra, la grande Cina, seguirà gli  abitanti dell' «isola ribelle» nel segreto delle cabine elettorali  mentre dall'altra parte del Pacifico gli Stati uniti fingeranno di  osservare super- partes, incrociando le dita. E tutti sperano che il  verdetto delle urne, con quel che seguirà, non vada ad aggiungersi alla  lista dei problemi che affliggono il mondo in questo momento di crisi  globale. &lt;br /&gt;I 32 milioni di taiwanesi non ignorano l'aspettativa che si  concentra sulle loro complicate vicende in queste occasioni. Votano  ormai per la quinta volta dal 1996, anno che mise fine al sistema del  partito unico, quello del Kuomingtang (Kmt) nazionalista di Chiang Kai  shek, e avviò un sistema sostanzialmente bipolare che da allora vede  fronteggiarsi ogni 4 anni i «blu», i nazionalisti del Kmt, fedeli al  concetto di «una sola Cina», e i «verdi», gli indipendentisti del  Democratic Progressive Party (Dpp), con l'aggiunta dal 2000 del People  First Party (Pfp). &lt;br /&gt;In questa tornata il Kmt ricandida il presidente  uscente, Ma Ying-jeou, 61 anni, eletto nel 2008 con una valanga di voti  che aveva assicurato al suo partito ben 81 seggi nel Legislative Yuan,  dopo otto anni di Dpp segnati da alta tensione con Pechino e finiti in  clamorosi processi per corruzione, con lo stesso presidente Chen Shui  bian condannato a 17 anni di carcere. Il Progressive Party affida oggi  la sua riscossa politica e morale a Tsai Ing-wen, 55 anni, la prima  donna a candidarsi alla presidenza. Terzo incomodo è James Soong Chu-yu,  69 anni, presidente del Pfp, definito il Ralph Nader taiwanese, per il  suo ruolo di guastatore. Non vincerà (i sondaggi gli assegnano dall'8 al  10%) ma sottrarrà voti, soprattutto al Kmt, da cui è stato espulso nel  2000, diventando l'ago della bilancia per eventuali coalizioni.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;Gli  ultimi sondaggi, diffusi dieci giorni prima del voto, davano un  risultato incerto, con i due principali partiti che, a seconda delle  propensioni della fonte di indagine, si superavano l'un l'altro per  pochi punti percentuali. &lt;br /&gt;Il presidente uscente chiude il mandato con  un bilancio finale dai risultati importanti ma controversi. I suoi 4  anni di governo sono stati tra i più pacifici dei 60 anni che conta la  storia tormentata con la Cina continentale, iniziata nel '49 con la fuga  di Chiang Kai shek dopo la sconfitta nella guerra civile. Il governo Ma  infatti ha avviato una politica di avvicinamento senza precedenti con  Pechino: 16 diversi accordi di cooperazione che hanno prodotto nel 2010  la firma dell'Economic Cooperation Framework Agreement (Ecfa),  l'abbattimento delle tariffe doganali su circa 800 prodotti taiwanesi  esportati nella Repubblica popolare, l'introduzione di collegamenti  marittimi e aerei diretti tra le due sponde (558 oggi i voli  settimanali), aumento esponenziale dei flussi turistici (nel 2011 sono  stati 1,6 milioni i cinesi del continente che hanno visitato l'isola,  spendendoci 3 miliardi di dollari e soppiantando i giapponesi).&lt;br /&gt;Non è  certo da tre anni che Taiwan fa affari con l'altra sponda. A partire  dagli anni '90 i businessmen dell'isola hanno investito 150 miliardi di  dollari sul continente, dove si sono installate oltre 40mila società  taiwanesi e dove ormai risiedono oltre un milione di cittadini di  Taiwan. Ma non c'è dubbio che la politica del presidente Ma ha  rivoluzionato l'interazione fra le due sponde, e non sarebbe che  l'inizio, perché i negoziati hanno riguardato finora solo un quinto  dell'accordo quadro.&lt;br /&gt;In un'intervista al New York Times del 5 gennaio  scorso Ma Ying-jeou ha definito l'intensificazione dei rapporti con  Pechino «la prima linea di difesa»per la sicurezza di Taiwan, una sorta  di arma che dissuaderebbe i leader continentali dal ricorso alla forza  per i risolvere i problemi. Gli oppositori, che sottolineano come  nonostante tutto non sia stato smantellato nemmeno uno dei 1000 missili  puntati contro l'isola, lo accusano invece di essere un «cavallo di  Troia» della leadership cinese e di avere svenduto la sovranità  dell'isola in cambio di guadagni economici a breve che peraltro,  denuncia la sua avversaria Tsai, hanno favorito solo una parte e non la  maggioranza della popolazione. Si sarebbero così aggravati i problemi  economici in cui l'isola si dibatte: l'alta disoccupazione, l'aumentato  divario dei redditi, i prezzi ormai inaccessibili delle case. D'altra  parte è innegabile che tra i più entusiasti sostenitori di Ma Ying-joeu  ci sono i potenti tycoon di Taiwan con enormi interessi sul continente,  come l'amministratore delegato della Foxconn Terry Gou; mentre  l'elettorato più fedele al Dpp è costituito da una classe operaia che  sogna il ritorno del glorioso made in Taiwan.&lt;br /&gt;L'esito incerto del  voto indica che una parte rilevante di elettori è sensibile agli  argomenti del Dpp, ma soprattutto che ancora una volta è entrato in  azione il «pendolo» politico dei taiwanesi. Miscuglio complesso di han  cinesi trasferitisi da secoli nell'isola, di popolazioni autoctone e di  nuovi han fuggiti nel '49 dal continente insieme a Chiang Kai shek, gli  abitanti dell'isola hanno dimostrato finora, con le loro oscillazioni  elettorali, di voler soprattutto controbilanciare chi si avvicinava  troppo a una posizione estrema, mettendo a rischio lo status quo e il  difficile equilibrio sullo Stretto, a cui l'85% dei taiwanesi terrebbe  sopra ogni cosa, come ha ricordato Ma Ying-jeou. Secondo il presidente  uscente la sua politica dei tre «no» (no unificazione, no indipendenza,  no guerra) incarnerebbe perfettamente questo sentimento, anche se è  sempre più paradossale fare affari, e che affari, con qualcuno di cui si  diffida profondamente.&lt;br /&gt;Di fatto lo status quo, argomentano in molti,  è stato modificato dalla politica degli ultimi anni e, chiunque sia, il  vincitore dovrà affrontare una fase nuova nella quale la rotta di  avvicinamento all'altra sponda porrà nuove questioni, anche politiche,  mentre sarà sempre più difficile rimetterla in discussione. &lt;br /&gt;Il punto  cruciale, riunificazione-indipendenza, duole dunque più che mai. Tutti  ne sono consapevoli, tant'è che Pechino, pur ricordando in sedi  appropriate la propria intransigenza sulla questione, si è ben guardata  stavolta da clamorose intromissioni nella campagna elettorale, memore di  quanto ciò sia stato controproducente in passato. Mentre è evidente che  la situazione ha complicato la posizione degli Stati uniti i quali  temono ulteriori avvicinamenti delle due sponde, che disturberebbero la  loro architettura strategica nell'area, tanto quanto gli strappi del  Dpp. Così se Washington ha fatto mostra di equidistanza, voci anonime  lasciate sfuggire dalla cerchia diplomatica Usa, hanno lasciato  intendere che si diffida della linea della signora Tsai. Come ha  ricordato un report del Center for Strategic and International Studies  dedicato alle elezioni taiwanesi e alle conseguenze per gli Stari uniti,  diffuso nel novembre scorso,  (http://csis.org/files/publication/111114_Glaser_Taiwan 2012_WEB_pdf) il  mantenimento della pace e della stabilità è l'interesse prioritario  degli americani, nel momento in cui si devono fronteggiare numerose  frizioni con Pechino su economia e politica della sicurezza, anche se è  chiaro che l'interesse di Washington è appuntire la spina nel fianco di  Pechino. Significativa al riguardo la decisione di Barack Obama di  escludere dal'ultimo consistente pacchetto di armi venduto a Taiwan (5,8  miliardi di dollari) la generazione più moderna di F16 e di sottomarini  diesel che aumenterebbero in modo decisivo il suo livello di armamenti.&lt;br /&gt;Eppure  il Progressive Party stesso non ha sbandierato più di tanto la sua  posizione indipendentista, anche se nel suo documento di azione  strategica per i prossimi dieci anni, reso noto nell'agosto scorso, ha  ribadito chiaramente il rifiuto della politica di «una sola Cina». A  questo punto della storia però preferisce stemperare le contraddizioni  in formule intricate come «raggiungere un'intesa strategica sulle  differenze ma accordarsi per perseguire interessi comuni» . &lt;br /&gt;Tutta  l'ambigua impalcatura dei rapporti si regge tuttavia sul cosiddetto  Consenso del 1992, in cui entrambe le parti riconoscono di appartenere a  una sola Cina, (ognuno riservandosi di dare al termine Cina il  significato che più gli conviene). Come ha crudamente ricordato Wang Yi,  ministro del Taiwan Affairs Office, organismo del governo cinese che  sovrintende ai rapporti con Taipei, lo sviluppo pacifico della relazione  è come un edificio in costruzione di cui quel Consenso costituisce le  fondamenta. Chi pensa di demolirle ma asserisce di voler continuare a  costruire nuovi piani, ha avvertito, «non ha il senso della realtà ed è  un irresponsabile».&lt;/div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Tratto da Il Manifesto 14 gennaio 2012&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-1534237110997582602?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/1534237110997582602'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/1534237110997582602'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2012/01/taiwan-oggi-si-vota-con-il-convitato-di.html' title='Taiwan: oggi si vota con il convitato di pietra'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-im-debWbugE/TxQ9j0-Q5SI/AAAAAAAACi8/C4ZL4aWyp8M/s72-c/220px-TAIWAN_Karte_Gross.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-6535177289142874723</id><published>2012-01-16T16:04:00.000+01:00</published><updated>2012-01-16T16:04:07.576+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Asia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cina'/><title type='text'>Cina - Arriva l'iPhone a Pechino: ressa e rissa per comprarne uno</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.globalproject.info/public/resources/images/small/__TFMF_hw2ijqunuqqbf1nvvbdb2rai_32a335a5-e676-4137-9df3-68b3f3c45287_0.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Cina iphone" border="0" height="142" src="http://www.globalproject.info/public/resources/images/small/__TFMF_hw2ijqunuqqbf1nvvbdb2rai_32a335a5-e676-4137-9df3-68b3f3c45287_0.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="leftCover"&gt;&lt;div class="boxContent"&gt;&lt;div class="imageSingle small"&gt;   &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;h1 class="mondi"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i style="font-weight: normal;"&gt;L'oggetto di culto costa fra i 6000 e gli 8000 yuan.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;&lt;div class="author"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;di Michelangelo Cocco&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-top: 20px;"&gt;  &lt;div class=" fb_reset" id="fb-root"&gt;&lt;div style="height: 0pt; position: absolute; top: -10000px; width: 0pt;"&gt;&lt;div&gt;&lt;iframe class="FB_UI_Hidden" id="f925384a695652" name="f26dbfc406f7e3e" scrolling="no" src="http://www.facebook.com/dialog/oauth?api_key=228159317233782&amp;amp;app_id=228159317233782&amp;amp;channel_url=https%3A%2F%2Fs-static.ak.fbcdn.net%2Fconnect%2Fxd_proxy.php%3Fversion%3D3%23cb%3Df11163a6c53d188%26origin%3Dhttp%253A%252F%252Fwww.globalproject.info%252Ff3b25f6df933a%26relation%3Dparent.parent%26transport%3Dpostmessage&amp;amp;client_id=228159317233782&amp;amp;display=none&amp;amp;domain=www.globalproject.info&amp;amp;locale=it_IT&amp;amp;origin=1&amp;amp;redirect_uri=https%3A%2F%2Fs-static.ak.fbcdn.net%2Fconnect%2Fxd_proxy.php%3Fversion%3D3%23cb%3Df43ff62cb6095c%26origin%3Dhttp%253A%252F%252Fwww.globalproject.info%252Ff3b25f6df933a%26relation%3Dparent%26transport%3Dpostmessage%26frame%3Df925384a695652&amp;amp;response_type=token%2Csigned_request%2Ccode&amp;amp;sdk=joey" style="border-bottom-style: none; border-bottom-width: medium; border-color: initial; border-left-style: none; border-left-width: medium; border-right-style: none; border-right-width: medium; border-top-style: none; border-top-width: medium; height: 240px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden; width: 575px;"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="date" style="margin-top: 10px;"&gt;&lt;br /&gt;Quando alle 7 di ieri mattina,  contrariamente a quanto annunciato, le saracinesche non si sono alzate,  dalle centinaia di persone accalcate fuori a quello che a Pechino tutti  chiamano familiarmente pingguo (mela), è partito un lancio di uova che  ha impiastricciato le vetrine. «Aprite le porte!», «Bugiardi!», urlava  all'esterno del negozio della Apple la massa di giovani che aveva  passato la notte all'addiaccio (-9 la temperatura minima) pur di  portarsi a casa l'iPhone 4S, il giocattolino elettronico che sarà anche  il simbolo dello sfruttamento degli operai della Foxconn - che lo  produce in Cina per l'azienda di Cupertino - ma che nelle metropoli  della Repubblica popolare è soprattutto uno degli status symbol più  bramati da una classe media in crescita e a caccia di tutto ciò che è  «Occidente», dalle biografie dei vip (quella di Steve Jobs va a ruba),  ai talk show che il Partito comunista (Pcc) ha rimosso dalle tv  satellitari ma che milioni di utenti seguono sul web.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="text"&gt;&lt;div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;«L'iPhone 4S è  la cosa migliore che Steve Jobs abbia creato, per questo ne voglio uno.  Rimarrei estremamente deluso se non aprissero le porte», ha raccontato  al South China morning post poco prima che scoppiassero gli scontri Li  Tianye, un ventinovenne che s'era fatto due giorni di viaggio in autobus  pur di non mancare allo storico, fallimentare lancio. &lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;I disordini  sono iniziati all'alba, tra le persone in fila in mezzo alle quali  c'erano tanti bagarini che speravano di acquistare due telefoni (il  massimo consentito) per poi rivenderli a prezzo maggiorato. Botte con le  guardie private e con la polizia, che è riuscita a contenere a stento  la rabbia degli imbroglioni e dei fanatici del cellulare fac-totum  ultima generazione (prezzi dai 6000 agli 8000 yuan, ben oltre lo  stipendio medio). Sono accorsi centinaia di agenti e perfino una  pattuglia degli SWAT, le forze speciali. Soltanto intorno alle 10, la  folla si è dispersa.&lt;br /&gt;Con un comunicato la Apple ha fatto sapere di  non aver aperto il negozio nel quartiere di Sanlitun «per salvaguardare  la sicurezza dei clienti e degli impiegati» e di aver sospeso «per il  momento» la vendita in tutti i negozi a nella capitale e a Shanghai. I  maniaci dell'iPhone potranno continuare comunque ad acquistarlo on line.  In tutti gli altri punti vendita non si sono verificati incidenti e il  telefono è andato esaurito in un'ora. &lt;br /&gt;Se è vero che il giorno del  lancio ufficiale era ieri, è anche vero che da mesi il telefono era in  vendita al mercato nero, importato illegalmente da Hong Kong o da altri  paesi. La mega rissa certificherebbe insomma il flop di Apple  nell'organizzare in Cina una distribuzione/vendita ordinata, oltre che  la follia dei fanatici della mela. &lt;br /&gt;Pazzia che sembrava aver  raggiunto il punto più alto nel giugno scorso, quando Xiao Zheng, una  diciassettenne matricola universitaria di Huaishan, nella provincia  dell'Anhui, era andato fino a Chenzhou, nello Hunan, per farsi  espiantare il rene destro ricevendone in cambio 22.000 yuan (circa 2.700  euro) con i quali aveva comprato un iPad 2 e un iPhone. &lt;br /&gt;Secondo i  dati pubblicati dal Financial Times, nei primi nove mesi del 2011sono  stati venduti in Cina 5,6 milioni di iPhone. La classe media urbana  spende e il Pcc vuole che spenda sempre più, in modo da favorire la  domanda interna e riequilibrare un'economia che negli ultimi decenni si è  retta sulle esportazioni. Secondo i calcoli dell'Accademia cinese di  scienze sociali (Cass), dal 2010 al 2025 la classe media (che nel 2009  era stata censita in 230 milioni di persone, il 37% degli abitanti in  città) crescerà del 2,3% all'anno e tra 15 anni costituirà la metà della  popolazione urbana.&lt;/div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Tratto da Il Manifesto 14 gennaio 2012&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-6535177289142874723?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/6535177289142874723'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/6535177289142874723'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2012/01/cina-arriva-liphone-pechino-ressa-e.html' title='Cina - Arriva l&apos;iPhone a Pechino: ressa e rissa per comprarne uno'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-6060407278377309889</id><published>2012-01-14T01:06:00.000+01:00</published><updated>2012-01-14T01:06:48.211+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Europa'/><title type='text'>Europa - Il male ungherese è il male dell'Europa</title><content type='html'>&lt;div class="date" style="margin-top: 10px;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="cover"&gt;&lt;div class="boxContent"&gt;&lt;div class="imageSingle large"&gt;   &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="text"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.globalproject.info/public/resources/images/large/Ungheria-Orban-300x227.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="ungheriaunicavia" border="0" src="http://www.globalproject.info/public/resources/images/large/Ungheria-Orban-300x227.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Tra populismo e autoritarismo, la via di fuga dell'Ungheria dalla crisi&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;h1 class="in_movimento"&gt;&lt;em&gt;&lt;em&gt;&lt;div style="display: inline !important;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;h2 style="display: inline !important;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;A cura di Valerio Renzi&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&lt;/em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/h1&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;em&gt;Sono diverse settimane  che l'Ungheria guidata da Viktor Orban è sotto i riflettori per la  decisa virata autoritaria che il governo di destra ha impresso al paese,  concretizzatasi in una riforma costituzionale che limita i poteri della  magistratura, la libertà di stampa e da un ruolo quantomeno anomalo in  un regime democratico al potere esecutivo. Orban sta portando inoltre  l'Ungheria di fatto fuori dalla strada che porta all'euro e  all'integrazione economica e politica con l'Unione. Di cosa succede in  Ungheria e nell'est dell'Europa ne parliamo con Matteo Zola giornalista e  direttore di "East Journal" un sito che svolge un lavoro pregevole e  importante nel raccontare cosa succede ad oriente del nostro continente.&lt;/em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Qua una raccolta di articoli dedicati da East Journal alla situazione ungherese:&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://eastjournal.net/2012/01/03/ungheria-tra-nuova-costituzione-ed-estrema-destra-una-retrospettiva/"&gt;http://eastjournal.net/2012/01/03/ungheria-tra-nuova-costituzione-ed-estrema-destra-una-retrospettiva/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;E'  da dopo la caduta del muro che in est Europa soffia il vento di un  populismo di destra e autoritario, forse complice la crisi. Quanto sta  avvenendo in Ungheria è l'apice di questo processo e il caso più  preoccupante...&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Quello ungherese è il caso più evidente,  presentato dai media “occidentali” (se questa parola ha ancora un senso  in Europa) con un certo semplicismo, ma non è certo l'unico né forse il  più grave. E' da quando ho fondato East Journal che seguo gli sviluppi  dell'estremismo di destra, prima in Europa orientale, poi ampliando lo  sguardo all'interezza del vecchio continente. La domanda, per me, è  sempre stata una: perchè? Perché l'estremismo di destra si diffonde,  vince elezioni, governa? Qual'è la sua forza? In un primo momento,  guardando solo all'oriente europeo, mi sono dato la risposta più ovvia:  quei Paesi non hanno conosciuto i fascismi di matrice nazionalista,  quindi la deriva nazionalista è più facile, tanto più se hanno visto le  loro istanze indipendentiste annichilite dall’omologazione sovietica. La  riscoperta della propria identità nazionale diventa necessaria anche al  fine di ri-costruire una società che si riconoscesse nel nuovo ordine  costituito. In un simile contesto non stupisce il radicalismo specie se  utile a questo o quel politico per ottenere consensi. Consensi facili,  infine, se le opposizioni sono rappresentate dagli eredi del vecchio  regime come nel caso del partito socialista ungherese.&lt;br /&gt;L'Ungheria  però è stata governata fino al 2010 proprio dal partito socialista,  erede del regime, con la sola parentesi del 1998- 2002 in cui vinse la  Fidesz di Viktor Orban che fu nominato primo ministro.&lt;br /&gt;Ecco allora  che affermare che il populismo di destra e le tendenze autoritarie  siano figlie del 1989 diventa fuorviante. Il fenomeno, in Europa  orientale, è assai più recente e metterlo in relazione con la caduta del  Muro di Berlino è una soluzione suggestiva quanto facile.&lt;br /&gt;Allargando  lo sguardo si vede che la nascita di questo tipo di populismo, che non  esiterei a definire d'ispirazione clero-fascista, non è la ruvida Europa  orientale ma sono Austria, Svizzera, e poi Baviera, nord Italia,  Francia pre-alpina. E' qui che all'inizio degli anni Novanta si sviluppa  il modello, pur con caratteristiche diverse e differenti gradazioni,  che ritroviamo anche nell'Europa orientale. Lega Nord, l'Udc elvetico di  Christoph Blocher, l'Fpö di Jorg Haider, la Csu bavarese di Edmund  Stoiber (che ben si presta ad “alleanze” politiche con partiti  estremisti ma che orbitano nell'Internazionale cattolica, come la Lega  delle Famiglie polacche o l'Hdz croato, di cui diremo dopo) e il Front  National in Francia. Questi partiti, all'inizio degli anni Novanta,  presentano tutti gli elementi del nuovo populismo europeo pur non  presentandoli sempre tutti insieme: intolleranza, (etno)nazionalismo,  antieuropeismo, antisemitismo, autoritarismo, populismo, paternalismo,  fondamentalismo religioso e/o identitario.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Questi partiti, abbiamo  detto, sorgono all'inizio degli anni Novanta in un Europa occidentale  finalmente libera dal bipolarismo della guerra fredda ma – credo – a  determinarne la nascita non è direttamente la caduta del Muro. Nel 1991  succede qualcos'altro a scardinare gli equilibri europei: i Balcani  prendono fuoco. L'Europa, invece di unirsi, si balcanizza prima a  supporto delle parti in causa nel conflitto (la Germania con la Croazia,  gli anglo-francesi con la Serbia), poi alla ricerca dell'egemonia  continentale. Quello che vediamo oggi è, amio avviso, il risultato di  questa balcanizzazione: l'Europa è divisa, ogni Paese guarda a sé  stesso, concentrandosi sui propri interessi nazionali e  “nazionalistici”.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Non solo destre di governo ma anche un  esplosione di formazioni di estrema destra, come il caso di Jobbik in  Ungheria, le cui posizioni spesso si confondono con le forze di governo,  che esprimono posizioni sempre più estreme, e le cui gesta sono  tollerate se non protette dalle istituzioni. Cosa sta succedendo a  destra nell'Europa orientale?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;La destra in Europa  orientale è, a mio avviso, un'evoluzione della destra europea. In  Polonia vediamo due destre a fronteggiarsi: una populista e una  progressista. L'Europa ha bisogno di una destra matura, progressista e  liberale. Il partito al governo in Polonia, la Piattaforma Civica del  premier Donald Tusk, è tutto questo. Tusk ha vinto le elezioni contro  Lech Kaczynski, campione di una destra ultra-cattolica, antieuropeista,  smaccatamente nazionalista. Kaczynski, premier uscente, ha governato per  cinque anni con il supporto della Lega delle Famiglie polacche, un  partito antisemita e fondamentalista dal punto di vista religioso. In  Polonia la sinistra socialdemocratica o socialista prende pochissimi  voti.&lt;br /&gt;Il partito di Orban, in Ungheria, non era dissimile da  quello polacco di Tusk ma non ha avuto la stessa maturità ed è caduto in  una spirale autoritarista che per nulla si concilia col liberalismo  iniziale. Lo Jobbik, che pure non è al governo, influenza la vita  politica ungherese esacerbando i toni dello scontro. L'Ungheria oggi  vive una grande frustrazione: l'economia va a rotoli, si sente  circondata (da Paesi nemici, come Slovacchia e Romania, ma anche dal Fmi  e dalla Bce) e rimpiange i fasti di una grandezza antica. Molti  ungheresi vivono fuori dall'Ungheria e lo Jobbik fa dell'irrentismo,  della “Grande Ungheria” una sua bandiera. Ma quello ungherese è un  sentimento profondo che va capito prima che condannato. Basta entrare  nel Parlamento ungherese, lì, nella sala principale, sotto le statue dei  re medievali, in una teca giace la corona di Santo Stefano, re e santo,  padre della nazione. Un simbolo monarchico e religioso all'interno  della sede della principale istituzione repubblicana.&lt;br /&gt;L'elemento  del radicalismo religioso si riscontra in Croazia, dove il partito Hdz  (al governo per sedici anni su venti) è stato fondato da Franjo Tudjman,  uno dei macellai delle guerre jugoslave, amalgamando il nazionalismo  neoustascia con la riscoperta di una religiosità popolare ed esclusiva.  Il culto di Medjugorie è il più evidente dei “trucchi”  dell'establishment croato per ottenere consensi.&lt;br /&gt;In Serbia e in  Russia il clero ortodosso benedice teste rasate a caccia di musulmani o  caucasici od omossessuali. In Serbia il partito di governo, democratico,  continua a soffiare sul fuoco del nazionalismo alimentando lo scontro  con il Kosovo.&lt;br /&gt;In generale, nell'oriente europeo, si assiste a una  transizione infinita dal regime comunista e la democrazia compiuta: in  questa fase di transizione vediamo governare autocrati, mafiosi (come  nel caso bulgaro), criminali di guerra (come in Kosovo), ex esponenti  dei servizi segreti o loro figliocci (come in Romania e Albania). Se  dopo vent'anni siamo ancora in una simile situazione si deve anche  all'inadeguatezza dell'azione dell'Unione Europea incapace di promuovere  uno sviluppo democratico il più ampio possibile. Un'Unione Europea, si è  detto, “balcanizzata” e preda di analoghi mali. E da quando Breivnik ha  fatto strage ad Utoya è impossibile chiudere gli occhi di fronte al  fondamentalismo cristiano che è uno dei tratti distintivi  dell'estremismo di destra a oriente come a occidente.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Cosa prevede la nuova Costituzione voluta da Viktor Orban?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Anche  la nuova Costituzione ungherese ha espliciti riferimenti alla  religione. Il preambolo spiega infatti come l’Ungheria – che tra l’altro  perde la dicitura “Repubblica” in favore di un più “etnico” terra degli  ungheresi (e quindi non dei Rom, o degli ebrei) - sia fondata sulla  cristianità e ribadisce il ruolo della Santa Corona di Santo Stefano, il  re della conversione al cristianesimo, come simbolo della nazione.&lt;br /&gt;Si  afferma inoltre che “l’Ungheria è responsabile del destino degli  ungheresi che vivono oltre i suoi confini”. Una disposizione che si  ricollega allo smembramento della “Grande Ungheria”, avvenuto con il  Trattato di Trianon (1920) al termine della Prima guerra mondiale quando  il paese perse il 72% del proprio territorio e il 64% della sua  popolazione che oggi vive in Slovacchia, Transilvania, Vojvodina. Per  questo Serbia, Romania e Slovacchia vivono la nuova Costituzione come  un'ingerenza nei loro affari interni. C'è poi il problema della Corte  suprema di cui la nuova Carta&amp;nbsp; riduce l’autonomia, privandola della  competenza sulle leggi che riguardano bilancio e tasse. In questo modo  l'esecutivo si trova in posizione preponderante rispetto al sistema  giudiziario compromettendo di fatto quell'equilibrio tra poteri che  rende tale una democrazia. Se si pensa che il Parlamento – il terzo  potere – è espressione del partito di Orban per 206 seggi su 256, ecco  che ci troviamo di fronte a una situazione critica.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sarà  in grado, al di là della retorica nazionalista, il governo ungherese di  gestire la crisi economica traghettando il paese sempre di più fuori  dall'orbita dell'Unione Europea?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;No, non lo sarà.  L'Ungheria va dritta contro un muro. Ed è per questo che Orban è sempre  più contestato: la sua politica economica fa acqua ed è necessario  l'intervento del Fmi. Proprio quel Fmi che già nel 2008 diede un  prestito ingente al Paese in cambio di draconiane misure di austerity.  Quando Orban salì al potere mandò al diavolo l'Fmi e mise mano  all'economia concentrandosi su pensioni e mercato del lavoro, tassando  le compagnie estere presenti nel Paese, ma senza successo. Così, ora, è  costretto a riallacciare i rapporti con l'Fmi giocandosi quel poco di  credibilità politica che gli è rimasta.&lt;br /&gt;Il Paese però non è fuori  dall'orbita europea. E' l'Europa a essere “fuori di sé”. Un luogo dove  “il cieco guida il cieco”, per dirla con le parole di Pepe Escobar,  giornalista di Asia News. L'Ungheria è solo un vagone del treno europeo  che sta andando a tutta velocità verso un'incerto futuro.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-6060407278377309889?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/6060407278377309889'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/6060407278377309889'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2012/01/europa-il-male-ungherese-e-il-male.html' title='Europa - Il male ungherese è il male dell&apos;Europa'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-8946717367665031249</id><published>2012-01-11T17:31:00.000+01:00</published><updated>2012-01-11T17:31:47.982+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Messico-Chiapas'/><title type='text'>Movimenti Antisistemici: Occupy Wall Street, El Barrio e l’EZLN.</title><content type='html'>&lt;div class="posttitle"&gt; &lt;h2&gt;&lt;span style="font-size: small; text-align: center;"&gt;Los de Abajo&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="entry"&gt; &lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;strong&gt;Il legame tra &lt;em&gt;Occupy Wall&lt;/em&gt; Street,  El Barrio e l’EZLN&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;em&gt;di Gloria Muñoz Ramírez&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;Tra la 117ª e 2ª, nel cuore di El Barrio ad Harlem, New York, un murales  della lotta zapatista illustra la connessione del Movimento per la Giustizia nel  Barrio (MJB) con gli indigeni del Chiapas. Il Movimento è parte dell’Altra  Campagna. Sono gli zapatisti di questa città nella quale dal 17 settembre scorso  è in svolgimento l’iniziativa &lt;em&gt;Occupy Wall Street&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;I vincoli non sono pochi. Il movimento zapatista, quello di El Barrio e  &lt;em&gt;Occupy&lt;/em&gt; sono parte del 99% del pianeta, ovvero, compongono il mondo  degli esclusi. Nel seminario dei movimenti antisistema che si è svolto questo  fine anno a San Cristóbal de las Casas, Chiapas, in occasione del 18°  anniversario dell’insurrezione dell’EZLN, sono confluite le tre lotte: Il MJB ha  presentato una dichiarazione di appoggio agli zapatisti firmata da oltre mille  componenti dell’assemblea di &lt;em&gt;Occupy Wall Street&lt;/em&gt;, che a loro volta hanno  parlato dell’influenza zapatista nelle assemblee che si tengono di fronte al  centro finanziario più importante degli Stati Uniti.&lt;br /&gt;Nella dichiarazione fatta arrivare da Piazza della Libertà, si denunciano gli  attacchi contro le comunità indigene di San Marcos Avilés, San Patricio, e  Rancho La Paz e si chiede “il rispetto dell’autonomia e l’autodeterminazione dei  popoli zapatisti”.&lt;br /&gt;A quasi quattro mesi dal suo inizio, il movimento &lt;em&gt;Occupy Wall&lt;/em&gt; Street  si è esteso a oltre mille città degli Stati Uniti e a decine di paesi nel mondo.  In questa lotta, segnala Merlina, attivista di &lt;em&gt;Occupy Wall Street&lt;/em&gt;: “Ci  sono molte persone che sono state fortemente influenzate dagli zapatisti”. In  un’intervista con la rivista virtuale &lt;em&gt;Desinformémonos&lt;/em&gt;, Merlina ha  spiegato che “quello che molta gente del movimento &lt;em&gt;Occupy&lt;/em&gt; sta tentando  di fare è rompere la relazione tra il capitale e l’uomo, perché finché questa  continuerà, le persone dovranno continuare a vendere le proprie vite e la  propria anima alla macchina capitalista e non saranno in grado di vivere in  comunità autonome ed autosostenibili”. Aggiunge: “Gli zapatisti hanno lanciato  messaggi molto chiari ed ispiratori che sono&amp;nbsp; arrivati alle coscienze degli  statunitensi. Il fatto che queste comunità continuino a lottare contro il mondo,  è fonte di forza, guida e saggezza per chi ora si mobilita negli Stati  Uniti”.&lt;br /&gt;L’autonomia zapatista, si dice nella dichiarazione newyorkese del MJB, “fa  arrabbiare i servi del sistema capitalista”. In Messico, segnalano, “i governi  federale, statale e municipale utilizzano le loro forze di polizia e militari ed  i loro gruppi di scontro paramilitari per cercare di distruggerla”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;(Traduzione “Maribel” –  Bergamo)&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-8946717367665031249?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/8946717367665031249'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/8946717367665031249'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2012/01/movimenti-antisistemici-occupy-wall.html' title='Movimenti Antisistemici: Occupy Wall Street, El Barrio e l’EZLN.'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-9208963504415026977</id><published>2012-01-08T12:41:00.000+01:00</published><updated>2012-01-08T12:41:02.606+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Asia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cina'/><title type='text'>Cina - Gli scioperi che piegano Deng</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-3-4x0guNTTQ/TwmAnRlgcYI/AAAAAAAACi0/LhsVTKoYWlg/s1600/8c718537b7.png" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-3-4x0guNTTQ/TwmAnRlgcYI/AAAAAAAACi0/LhsVTKoYWlg/s1600/8c718537b7.png" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;h1 class="mondi"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;di Michelangelo Cocco&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;Settima strada dell'innovazione, seconda via  della scienza, viale della tecnologia... Hanno nomi che rimandano a un  orizzonte di progresso i percorsi del Parco industriale dell'alta  tecnologia di Shenzhen, l'ex villaggio di pescatori che nel 1980 Deng  Xiaoping trasformò nella prima zona economica speciale della Repubblica  popolare, oggi scossa da una profonda trasformazione e dagli scioperi  che attraversano l'intera regione del Guangdong. È nel distretto dove si  progettano software, circuiti elettronici e biotecnologie che, alla  fine della prima giornata in fabbrica dopo una protesta che li ha  portati a incrociare le braccia contro i padroni della Hitachi dal 4 al  25 dicembre, incontriamo uno dei 23 «delegati» protagonisti di questa  nuova stagione di lotte operaie in Cina.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;Il rappresentante dei lavoratori - che ci  chiede di rimanere anonimo - mostra il documento sul quale l'azienda si  è infine dichiarata disponibile a trattare: aumenti salariali fino al  30%, prestiti agevolati per l'acquisto della casa, reintroduzione dei  bonus cancellati dopo la crisi finanziaria del 2008. L'uomo, che come  tutti i suoi compagni non è iscritto al Partito comunista (Pcc),  racconta come è stata portata avanti la vertenza: «Una trentina di noi, i  più anziani, hanno fatto volantinaggio, poi ci siamo riuniti in  assemblea e alla fine ci siamo tirati dietro 3.500 dei 4.600 dipendenti»  della Hailiang, che nel marzo prossimo passerà dal marchio hi-tech  giapponese agli americani della Western digital. Le autorità -  l'Assemblea dei lavoratori (l'organo del Pcc in fabbrica) e i funzionari  provinciali - hanno svolto un ruolo di mediazione tra proprietà e  maestranze. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;Questa metropoli giovane (oltre 10  milioni di abitanti, età media 28 anni) e competitiva (i sondaggi le  attribuiscono il primato di città più stressata della Cina) sul delta  del Fiume delle Perle e a due passi da Hong Kong, per centinaia di  aziende sembra aver perso il fascino delle origini. «Trent'anni fa il  Paese aveva un'economia totalmente pianificata - spiega Yuan Yiming,  vice direttore del Centro studi sulla zona economica speciale - e  Shenzhen rappresentava un esperimento: manodopera e terre a basso costo  più capitali stranieri contribuirono al decollo della fine degli anni  '80». «Ora però - continua il docente dell'Università di Shenzhen - quel  modello di produzione a basso valore aggiunto e alta intensità di  lavoro è entrato in crisi, a causa degli aumenti salariali e dei costi  ambientali insostenibili».&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;L'incremento medio (nelle diverse  province) delle retribuzioni rientra nei piani del governo, ed è stato  fissato al 13%. Troppo per molte corporation, che si stanno già  trasferendo in Bangladesh, Cambogia, Vietnam. Dall'altro lato decine di  migliaia di migranti rimasti disoccupati vengono spinti a tornare a  casa: il Sichuan - la provincia da cui proviene parte della forza lavoro  del Guangdong - ha appena annunciato per il 2012 aumenti in busta paga  del 23,4%.&amp;nbsp; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;Un processo inaugurato per «mantenere la  stabilità» dopo la catena di suicidi di dipendenti della Foxconn di  Shenzhen nel 2010, e accelerato dalla necessità di «riequilibrare» un  sistema che delega al Guangdong un quarto del commercio dell'intera  Cina. Di un «cambiamento strutturale e non congiunturale» parla Yu Bin,  direttore generale del Dipartimento di ricerche macroeconomiche del  Centro studi sullo sviluppo del Consiglio di Stato. Il decennio  2001-2010, col suo prodotto interno lordo (Pil) al +10,5%, è  definitivamente archiviato. Ma è sull'industria che si continua a  puntare, «perché - sostiene l'esponente del governo - solo il 49,95%  della popolazione è urbanizzata, quindi ci sono ancora grandi  possibilità di sviluppo nel centro e nell'ovest del Paese». Gli stipendi  in ascesa, i progetti di edilizia popolare e il ventilato miglioramento  dei servizi sanitari e pensionistici dovrebbero favorire i consumi  interni e puntellare una struttura finora tutta basata sull'export.&amp;nbsp; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;A Dongguan - a metà strada tra Shenzhen e  il capoluogo provinciale Guangzhou - il mese scorso è entrata in  sciopero la taiwanese Pou Chen che produce, tra gli altri marchi, per  Nike e Adidas. Circa duemila operai hanno manifestato contro  l'intenzione dell'azienda di spostare l'impianto nella provincia del  Jiangxi e la riduzione delle ore di straordinario. La protesta è stata  stroncata dai manganelli della polizia e alcuni lavoratori sono stati  fermati. «Che convenienza ha un operaio a venire qui, se nel Sichuan,  nello Hunan, nello Hubei o nel Guizhou può guadagnare quasi  altrettanto?» lamenta un imprenditore taiwanese che ci chiede di non  rivelare il suo nome. Anche lui sta pensando di portare la sua azienda  tessile via dalla Cina. Nella sua fabbrica le retribuzioni dei 150  dipendenti - salite costantemente dal 2006 - variano tra i 2.500 e i  4.700 yuan (300-500 euro circa). Eppure è a corto di manodopera non  specializzata.&lt;br /&gt;A Dongguan a colpire è un micidiale uno-due: alla  decisione politica di eliminare gradualmente le produzioni «vecchie» si  somma il crollo (-9% in ottobre per il Guangdong) della domanda -  soprattutto nel settore tessili e calzaturiero - dall'Europa in crisi. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;&amp;nbsp;Lungo Fu Hua Dong Lu donne e uomini lavorano  nelle micro aziende familiari a cui le fabbriche subappaltano cucitura e  stiratura dei loro capi d'abbigliamento. Ma la maggior parte delle  saracinesche, ancora incorniciate dai tradizionali festoni rossi con gli  ideogrammi dorati di buon augurio, sono abbassate: hanno chiuso in  decine di migliaia. E una fila di migranti aspetta l'autobus che li  porterà alla stazione, per il viaggio di ritorno verso aree di antica  povertà ora scelte per il «nuovo sviluppo». &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;Zeng Feiyang dirige il Guangdong Panyu  migrant workers service, una ong di supporto ai lavoratori migranti  attiva dal 1998: «La prima in Cina» rimarca con orgoglio. «Oltre l'80%  degli operai del Guangdong sono migranti, attivi nell'industria tessile,  dei giocattoli, dell'elettronica, tutti profondamente colpiti dalla  crisi». «Oltre alle rivendicazioni salariali chiedono di potersi dare  una rappresentanza autonoma da quella del Pcc, la contrattazione  collettiva - spiega Zeng nel suo ufficio di Guangzhou -. Sempre più  spesso, per ora senza collegamenti tra una fabbrica e l'altra, si stanno  unendo su singoli obiettivi: associazioni informali che si sciolgono  una volta finita la lotta. Ma con la crisi queste manifestazioni e  queste rivendicazioni si stanno facendo più pressanti».&amp;nbsp; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;Il 27 dicembre è toccato a Guangzhou,  dove i 1.500 operai della Alei Siti Auto Parts Corporation (pezzi di  ricambio per Honda, Toyota, Dongfeng-Nissan e Suzuki) hanno bloccato la  produzione: chiedono che gli venga corrisposta per intero la tredicesima  che l'azienda vuole ridurre.&lt;br /&gt;Se, da un lato, l'ondata di proteste  s'inquadra nel piano dello Stato di redistribuire la produzione nel  Paese, dall'altro allarma perfino le autorità provinciali, tra le più  progressiste della Cina. «La coscienza dell'opinione pubblica della  democrazia, dell'eguaglianza e dei diritti si sta rafforzando  costantemente e stanno crescendo le sue rivendicazioni in questa  direzione» ha ammesso recentemente Zhu Mingguo, il vice segretario  provinciale del Pcc, secondo quanto riportato dal Guangzhou daily. «I  mezzi utilizzati per difendere i diritti ed esprimere le proteste stanno  cambiando - ha sottolineato Zhu -: siamo di fronte a una tendenza  all'intensificazione dei conflitti».&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;&lt;br /&gt;«Riconversione? Certo, ma il modello che  possa funzionare per noi non l'abbiamo ancora trovato - sospira il  professor Yuan -. Le bocche da sfamare sono troppe: dovremmo inventarci  un'industria elettronica d'avanguardia, ma ad alta intensità di  lavoro».&amp;nbsp; Una via difficile da percorrere perfino per il Pcc, che da  trent'anni anni si sforza di tenere insieme il diavolo e l'acqua santa.&amp;nbsp; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;&lt;em&gt;(ha collaborato Alessandra Cappelletti)&lt;br /&gt;Tratto da Il Manifesto 3 gennaio 2012&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-9208963504415026977?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/9208963504415026977'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/9208963504415026977'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2012/01/cina-gli-scioperi-che-piegano-deng.html' title='Cina - Gli scioperi che piegano Deng'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-3-4x0guNTTQ/TwmAnRlgcYI/AAAAAAAACi0/LhsVTKoYWlg/s72-c/8c718537b7.png' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-7476169814592320948</id><published>2012-01-08T12:33:00.001+01:00</published><updated>2012-01-08T12:37:32.288+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Messico-Chiapas'/><title type='text'>Messico –  “…planeta tierra: movimientos antisistémicos…” - Riflessioni</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-dQlxhjjWvxE/Twl-4yCLxiI/AAAAAAAACis/Cw_ZnT2Y4Wc/s1600/seminario.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="212" src="http://1.bp.blogspot.com/-dQlxhjjWvxE/Twl-4yCLxiI/AAAAAAAACis/Cw_ZnT2Y4Wc/s320/seminario.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Al CIDECI-Unitierra di San Cristobal de las Casas, in Chiapas, si è tenuto per 4 giorni un seminario-incontro per discutere della attuale crisi globale ed i movimenti antitistema. &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Importanti intellettuali del Messico e l'America Latina, insieme a rappresentanti di movimenti indigeni, rurali e urbani del continente hanno raccontato le proprie esperienze e riflessioni ad  un pubblico di alcune centinaia di persone, soprattutto giovani, attivisti messicani e di altri paesi. Si sono alternati momenti di narrazione di esperienze di lotta con momenti di analisi e riflessione. &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;E' stata anche l'occasione per festeggiare i 18 anni dell'insurrezione dell'EZLN; San Cristobal fu una delle città occupate dagli indigeni armati il primo gennaio 1994, che da allora stanno costruendo “l'autonomia”, come loro la chiamano, cioè un processo di costruzione di una nuova società, sulle terre occupate ai latifondisti e con proprie forme di governo assembleari e dal basso. Tutti i partecipanti hanno ricordato di come la lotta zapatista è stata, ed è tuttora, un referente ed uno stimolo agli attuali movimenti sociali.&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;I racconti e le riflessioni collettive ci hanno parlato di come l'attuale fase del capitalismo neoliberista, nonostante la sua crisi, procura ogni giorno sempre più disuguaglianze e povertà, in un contesto in cui i movimenti si trovano in difficoltà nell'immaginare e proporre alternative. Allo stesso tempo, però, l'indignazione in tanti angoli del mondo si sta diffondendo. Come ci hanno raccontato gli studenti cileni, che in questi mesi hanno lottato contro il sistema educativo neolibersita e privatizzato del loro paese, il loro movimento ha risvegliato una società ancora anestetizzata dopo gli anni della dittatura, riuscendo a coinvolgere grosse fette della società, che hanno visto nella loro lotta una lotta per cambiarte un sistema ingiusto e insostenibile. &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Qualcosa di molto simile ci hanno raccontato i rappresentanti di OccupyWallStreet, che fino a pochi giorni fa hanno tenuto una accampada nel cuore del potere finanziario, che il loro movimento ha risvegliato la gente negli Stati Uniti, molti cittadini andavano all'accampata anche solo per portare cibo e soldi per continuare, e in poche settimane si sono moltiplicate le occupy in decine di città.  &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Inoltre  hanno partecipato rappresentanti di comunità indigene del Congresso Nazionale Indigeno, molte delle quali stanno lottando per difendere il proprio territorio dall'interesse di transnazionali e dai gruppi criminali. Un processo importante è quello che è in corso in questi mesi a Cheran, una comunità del centro del Messico che ad aprile si è scontrata, utilizzando bastoni e i fuochi d'artificio usati durante le  feste, contro i gruppi criminali che da alcuni anni saccheggiano i loro boschi per il commercio della legna. Da allora la comunità è presidiata da barricate fatte dai cittadini, i quali hanno messo in moto un processo di autodifesa ed autogoverno. Hanno chiuso le sedi dei partiti e a novembre hanno impedito l'istallazione dei seggi elettorali, ed in questi mesi attraverso le assemblee hanno riorganizzato un proprio consiglio con il quale si autogovernano secondo le proprie forme organizzative.  &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Attivisti ed intellettuali hanno riflettuto sull'attuale difficoltà di costruire alternative al sistema capitalista e alla crisi. Si sono confrontate varie posizioni e proposte, a volte diverse tra loro, ma utili ad alimentare la comprensione e il dibattito su cosa fare. Autori come Jean Robert, o rappresentanti della Via Campesina vedono una via di uscita al capitalismo e alla crisi ambientale ed alimentare attraverso la promozione e la difesa della piccola produzione contadina e la sovranità alimentare, fortemente minacciati dalle grandi monocoltivazioni che producono combustibili o alimenti per l'esportazione.  &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Alcuni studiosi messicani ci hanno parlato della necessità di “de-colonizzare” le nostre menti e i nostri pensieri politici; con questa curiosa parola ci ricordano come il contributo dei movimenti indigeni e quello zapatista  è stato molto utile, innanzitutto a ridare dignità a modi di vita e di pensiero considerati inutili e arretrati dal pensiero dominante del progresso e della modernità. Per noi “occidentali”, questi movimenti ci hanno fatto riflettere sui limiti delle nostre tradizionali teorie. Non solo gli indigeni sono apparsi come uno tra i nuovi soggetti che lottano e resistono, come nei nostri paesi i giovani, le donne, le diverse sessualità etc..; ma dalle esperienze indigene emergono importanti spunti riguardo per esempio all'idea di comunità, alla gestione sostenibile delle risorse e nuove forme di organizzaizone.  &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Gustavo Esteva ha citato Raul Zibechi che ha scritto recentemente che i tradizionali movimenti sociali “sembrano paralizzati perchè il mondo in cui nacquero e crescerono sta scomparendo rapidamente”. &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Inoltre, parlando del contesto messicano in cui ogni giorno cresce il numero dei poveri e quello dei morti della violenza, ha definito la situazione attuale dicendo: “non siamo sull'orlo del baratro, ma siamo già caduti dentro, e non vediamo il fondo”.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Sottolineando come viene proposta solo l'opzione elettorale.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Esteva ci ricorda invece dell'indignazione diffusa che si sta espandendo in tutto il mondo verso i governanti, un “risveglirsi caotico”, lo ha definito; non si riferisce solamente alla dimesnione delle mobilitazioni nei paesi arabi e nell'occidente, ma anche ad una miriade di esperienze che nella pratica di tutti i giorni costruiscono alternative al sistema e cominciano ad “immaginare l'impossibile” in America Latina, ma anche in altre parti del mondo, come ad esempio in Italia... Per fare alcuni esempi, Esteva parla di esperienze nei contesti urbani dove i cittadini si organizzano per comprare cibo direttamente ai piccoli produttori (pensiamo ai g.a.s.) o promuovono direttamente loro degli orti urbani per cui la tradizionale lotta per la terra si trasforma in una lotta per il territorio anche nelle città; le lotte per un educazione alternativa, come le numerose esperienze di educazione autonoma e comunitaria molte le quali le abbiamo conosciute in questi anni in Messico e tante altre nascono in America Latina (ma anche l'esperienze dell'autoformazione degli studenti italiani, o i numerosi seminari promossi nei nostri spazi sociali); la lotta per la casa, attraverso progetti di autocostruzione o le occupazioni (come in tante città italiane). Esteva ci dice che “molte sono reazioni alla necessità di uscire dalla pura sopravvivenza, ma altre sono reazioni eretiche al feticismo della merce e la religione del denaro”.  &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Torniamo da questo seminario con nuove domande e con la consapevolezza che le soluzioni probabilmente non si trovano in un unica ricetta. Esteva ci ricorda che “la nostra proposta è vaga e disarticolata”,  ma ci ha mostrato come l'indignazione verso questo sistema si sta espandendo. &lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;C'è solo da continuare, a lottare, a costruire, non da soli ma con i tanti e diversi che dappertutto vogliono &lt;em&gt;un futuro diverso e di dignità.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;em&gt;A cura di Associazione Ya Basta &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;em&gt;Articolo redatto da Daniele Fini e Annalisa Vanni&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-7476169814592320948?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/7476169814592320948'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/7476169814592320948'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2012/01/messico-planeta-tierra-movimientos.html' title='Messico –  “…planeta tierra: movimientos antisistémicos…” - Riflessioni'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-dQlxhjjWvxE/Twl-4yCLxiI/AAAAAAAACis/Cw_ZnT2Y4Wc/s72-c/seminario.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-3558162376987291564</id><published>2012-01-04T13:19:00.000+01:00</published><updated>2012-01-04T13:19:44.905+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Messico-Chiapas'/><title type='text'>Messico - Concluso il Seminario "..Pianeta Terra:Movimenti antisistemici.."</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-eyt2DW1plCY/TwRDQNyGh5I/AAAAAAAACik/VTHj6bI3BYQ/s1600/11-391x296.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="242" src="http://1.bp.blogspot.com/-eyt2DW1plCY/TwRDQNyGh5I/AAAAAAAACik/VTHj6bI3BYQ/s320/11-391x296.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;strong&gt;Universitari, indigeni e indignati condividono le esperienze con i  portavoce della resistenza. Prevalgono le coincidenze nella condanna del sistema  capitalista dominazione&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Hermann Bellinghausen.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;La presenza dei movimenti antisistema e di organizzazioni molto coinvolte  nell’attuale processo continentale di resistenza, durante le sessioni del  Seminario Internazionale di Riflessione ed Analisi che si è svolto qui, ha  permesso di capire, come ha riassunto Víctor Hugo López, direttore del Frayba e  moderatore di uno dei tavoli, “che il problema che tutti affrontiamo è  sistemico”, per questo tutti i movimenti devono essere contro questo  sistema.&lt;br /&gt;Universitari di Cile e Cuba, leader indigeni di Bolivia ed Ecuador,  rappresentanti di Occupy Wall Street, hanno condiviso esperienze insieme ai  portavoce della resistenza purépecha di Cherán e della difesa wirrárika del  deserto di Wirikuta, a San Luis Potosí. L’espressione culturale di zapotecos,  maya peninsulari, tzeltales e tzotziles, ed il dibattito tra le diverse correnti  del femminismo si sono incontrati qui dove sono prevalse le coincidenze, la  chiarezza delle istanze antisistema e la condanna dei partiti quali  monopolizzatori della politica e delle decisioni di governo.&lt;br /&gt;“La lotta è  di lungo respiro”, ha osservato Daniela Carrasco, del collettivo cileno Tendencia  Estudiantil Revolucionaria, raccontando come il movimento studentesco del 2011  “ha cacciato la destra ed i partiti” nelle rappresentanze studentesche. “Non  siamo un movimento apolitico, ma apartitico”, perché “non crediamo più nei  personalismi né nei partiti; per questo si parla della crisi della democrazia  rappresentativa cilena”, sostiene.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;“Quello che non si è fatto in 20 anni, si  è ottenuto in uno di lotta fervente”, ha affermato. Come pure, la rivendicazione  della lotta di strada, l’appoggio della popolazione, la presa di decisioni  collettiva ed orizzontale, l’organizzazione nazionale attraverso le nuove  tecnologie di comunicazione, per superare il centralismo in un paese dalle  grandi distanze geografiche e mentali. Ed ha ammesso come un processo ancora in  corso il consolidamento dell’unità con i mapuche e rapa nui, i contadini ed i  lavoratori del Cile. “La gioventù non sta dormendo, sta imparando, e con tanta  voglia di continuare a lottare”.&lt;br /&gt;Questo, in un paese tanto disuguale come lo  è il Messico, ha segnalato Paulo Olivares, dell’Università Centrale del Cile.  “Il nostro non è stato un movimento spontaneo”, ha aggiunto, ma costruito  lungamente dal lavorio dell’azione popolare.&lt;br /&gt;In giornate in cui hanno  partecipato anche Luis Alberto Andrango, dirigente della discussa Confederazione  Nazionale delle Organizzazioni Contadine, Indigene e Nere (Fenocin)  dell’Ecuador, e la dirigente indigena Julieta Paredes Carvajal, della Bolivia,  confrontando le contraddizioni dei loro governi considerati progressisti, ma  ancora ancorati nelle pratiche della vecchia democrazia partitica funzionali al  sistema globale di dominazione, è stata di particolare interesse la  partecipazione degli studenti cubani che, hanno detto, “abbiamo ereditato una  rivoluzione di 53 anni ed abbiamo di fronte la sfida di rifondarla e rifarla,  soprattutto in questi tempi”, come ha dichiarato Danay Quintana, del Centro  Martin Luther King, con sede a Marianao, all’Avana.&lt;br /&gt;Come ha ammesso  l’universitario Boris Nerey, “l’idea di ‘rifondare’ lo Stato a Cuba può essere  presuntuosa”, ma il socialismo “è la costruzione permanente”, ed ancora, un vero  “processo di civilizzazione”. Riconoscendosi nella tradizione rivoluzionaria  dell’isola, Nerey ha segnalato l’esistenza “di un processo di ricostituzione  storica della resistenza cubana” contro il nemico che non ha cessato le sue  aggressioni. E, citando Fidel Castro, ha sottolineato che il processo  rivoluzionario “ha prodotto due forze, una per la continuità del sistema  socialista”, e correnti al suo interno che potrebbero farlo cadere.&lt;br /&gt;Il  rifiuto netto del sistema capitalista di dominazione è stato unanime negli  interventi di Marlina, di Occupy Wall Street di New York; di Carlos Marentes,  attivista tra i lavoratori agricoli in Texas e Nuovo Messico,e membro di Vía  Campesina; di Santos de la Cruz Carrillo, rappresentante wirrárika, che ha  ribadito che la resistenza indigena e non indigena ha impedito fino ad ora lo  sfruttamento minerario nel deserto di Wirikuta, territorio sacro del suo popolo,  a San Luis Potosí. O Salvador Campanur, di Cherán, dove un giorno la popolazione  ha deciso di dire basta alla distruzione criminale dei suoi boschi, così come al  ruolo manipolatore e di divisione dei partiti politici sulla meseta  michoacana.&lt;br /&gt;Da parte sua, la boliviana Paredes ha descritto l’esperienza del  femminismo comunitario nel suo paese, senza negare l’importanza che ha avuto per  le donne boliviane la lotta delle zapatiste, ed ha denunciato che la distruzione  culturale e della natura “è costruita anche sull’oppressione delle donne”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;(Traduzione “Maribel” – Bergamo)&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-3558162376987291564?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/3558162376987291564'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/3558162376987291564'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2012/01/messico-concluso-il-seminario-pianeta.html' title='Messico - Concluso il Seminario &quot;..Pianeta Terra:Movimenti antisistemici..&quot;'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-eyt2DW1plCY/TwRDQNyGh5I/AAAAAAAACik/VTHj6bI3BYQ/s72-c/11-391x296.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-4192905916989778340</id><published>2012-01-03T17:23:00.001+01:00</published><updated>2012-01-03T17:24:21.220+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Messico-Chiapas'/><title type='text'>Messico - L’EZLN è all’origine dell’attuale protesta sociale in tutto il mondo</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-5xSVP0BsbQ0/SzDGwlNSVhI/AAAAAAAABmg/hxGbRtdVTXM/s1600/01_10.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="180" src="http://3.bp.blogspot.com/-5xSVP0BsbQ0/SzDGwlNSVhI/AAAAAAAABmg/hxGbRtdVTXM/s320/01_10.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i&gt;di&lt;/i&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;em&gt;Hermann Bellinghausen&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;Due dei sociologi -pensatori più influenti degli ultimi  cinquantanni, Pablo González Casanova e Boaventura de Sousa Santos, hanno  parlato con entusiasmo della nascita dei movimenti sociali alternativi in tutto  il mondo, ed entrambi hanno trovato l’origine di questo processo nella  ribellione zapatista. “Siamo coscienti”, ha detto González Casanova, “che siamo  sempre di più e che saranno sempre di più coloro che lotteranno in tutto il  mondo per quello che nel 1994 era sembrata solo una ‘ribellione indigena  postmoderna’ ma che in realtà è il principio di una mobilitazione umana  notevolmente migliore preparata per ottenere la libertà, la giustizia e la  democrazia”.&lt;/div&gt;Il portoghese De Sousa, profondo conoscitore della realtà  latinoamericana e impegnato nel cambiamento democratico dei paesi del nostro  sud, ritiene che oggi “non si può da sinistra lottare contro il capitalismo”  senza avere come riferimento l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale  (EZLN). Questo, durante il seminario internazionale Pianeta Terra: Movimenti  Antisistemi che si è svolto per quattro giorni nel Cideci-Unitierra e si è  concluso lunedì.&lt;br /&gt;“Il movimento mondiale degli indignati della Terra è  cominciato nella Selva Lacandona”, inizia così il documento di González Casanova  per il seminario, ed è un “copione” da cui passare in questo momento complesso;  un manuale di 17 punti, ad uso mondiale, per interpretare le nuove idee per  un’azione che dovrà anche essere nuova: “Depauperati ed esclusi, indignati ed  occupanti formulano teorie che contengono un grande supporto empirico, basate su  una gran quantità di esperienze”; conoscenze, arti e tecniche “che corrispondono  al sapere ed al saper fare dei popoli” che esaltava Andrés Aubry, ed ai valori  tojolabales “di solidarietà umana” riscattati da Carlos  Lenkersdorf.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;“Pensiamo all’immensa mobilitazione degli indignati che lottano  per un altro mondo possibile. Oggi – scrivono ammirati i due professori inglesi  – la mobilitazione è gigantesca. Non ce nè mai stata una di tali dimensioni, e  questa mobilitazione ‘è cominciata (aggiungono) nelle giungle del Chiapas con  principi di inclusione e dialogo “, sostiene González Casanova. “Questo  movimento universale con le sue differenze vive problemi simili” e trova  “soluzioni simili per la creazione di un altro mondo ed un’altra cultura  necessaria, quella che i popoli delle Ande esprimono come il buon vivere; ed il  buon vivere di qualcuno non può dipendere dal cattivo vivere di altri”.&lt;br /&gt;Lo  slogan lanciato dal movimento zapatista per la libertà, la giustizia e la  democrazia “viaggia per il mondo intero non come una eco, bensì come le voci di  un pensare ed un volere simile”, segnala l’autore di La Democrazia in Messico.  Questi movimenti “concordano sul fatto che la soluzione è la democrazia di tutti  per tutti e con tutti, che non si delega, e che qualcuno chiama socialismo  democratico o socialismo del secolo XXI ed altri solo democrazia, che è questo e  molto altro, perché è un nuovo modo di rapportarsi con la terra e con gli esseri  umani, una nuova forma di organizzare la vita”.&lt;br /&gt;De Sousa, professore  universitario dell’università di Coimbra e promotore del Forum Sociale Mondiale,  ieri ha dichiarato che “c’è bisogno di un cambiamento di civiltà” per vincere il  capitalismo dominante su scala planetaria. “Lo zapatismo è una finestra su come  può essere questo cambiamento, l’unico che può salvare  l’umanità”.&lt;br /&gt;Descrivendo i processi progressisti in Brasile, Ecuador, Bolivia  ed in altri paesi sudamericani, De Sousa ha segnalato aspetti paradossali in  relazione ai contenuti contro lo Stato delle proteste antisistema. “La  richiesta, oggi, in Cile e Tunisia di un’assemblea costituente”, ha suggerito,  significa che lì, per il momento, si pensa necessario rifondare lo Stato. Il  nostro continente, ha detto, “ha la possibilità di usare strumenti egemonici per  essere contro-egemonici, utilizzandoli contro la classe  dominante”.&lt;br /&gt;Considerandosi marxista di vecchia data, ha ammesso che nei  passati 20 anni le rivolte popolari importanti “sono state condotte da attori  ignorati, non riconosciuti dal marxismo”. Ha elencato: donne, indigeni, gay e  lesbiche, migranti, contadini, e questo, “che usano parole che la sinistra  tradizionale non sa interpretare”, come territorio, dignità, spiritualità. Ha  riconosciuto il valore da pioniere della nuova costituzione dell’Ecuador che  riconosce i diritti della natura, “contributo del movimento indigeno la cui  importanza crescerà solo col tempo” in tutto il mondo.&lt;br /&gt;All’interno della  “sociologia dell’emergenze” in cui viviamo, De Sousa ha ammesso che gli  zapatisti “ci hanno insegnato un’altro modo di guardare il mondo; hanno rotto  con l’ortodossia marxista avvalendosi di un discorso, una semantica e di idee  innovative; ci hanno insegnato una nuova logica organizzativa che ha avuto  un’influenza fondamentale in tutto il mondo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;(Traduzione&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;“Maribel” – Bergamo)&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-4192905916989778340?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/4192905916989778340'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/4192905916989778340'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2012/01/lezln-e-allorigine-dellattuale-protesta.html' title='Messico - L’EZLN è all’origine dell’attuale protesta sociale in tutto il mondo'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-5xSVP0BsbQ0/SzDGwlNSVhI/AAAAAAAABmg/hxGbRtdVTXM/s72-c/01_10.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-2473616213243316745</id><published>2012-01-03T17:03:00.000+01:00</published><updated>2012-01-03T17:03:58.622+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Messico-Chiapas'/><title type='text'>Messico - Comunità zapatiste esempio di nuove forme di governo.</title><content type='html'>&lt;div class="entry"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-wLG03R-mP2k/TwMmez358qI/AAAAAAAACiM/MrpoLGVMaqM/s1600/seminario311211mzs10-675x450.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="213" src="http://1.bp.blogspot.com/-wLG03R-mP2k/TwMmez358qI/AAAAAAAACiM/MrpoLGVMaqM/s320/seminario311211mzs10-675x450.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;Le comunità zapatiste, un esempio di nuove forme di  governo. Javier Sicilia: i movimenti antisistema possono restare uniti ai  margini dello Stato.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;di Hermann Bellinghasen.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Gli attuali movimenti antisistema “possono restare uniti in  profondo dialogo ai margini dello Stato e della sua economia”, come hanno fatto  le comunità zapatiste “creando forme pedagogiche e di governo”, ha affermato  Javier Sicilia durante la terza giornata del Seminario Internazionale di  Riflessione ed Analisi che si sta svolgendo in questa città.&lt;br /&gt;Paulina Fernández e Gustavo Esteva, da riflessioni ed aspetti molto diversi,  hanno concordato con Sicilia riguardo la sua valutazione dell’esperienza di  autonomia e governo zapatista come elemento di grande esemplarità in questo  momento in cui, avrebbe sostenuto più tardi – anche se di persona – Pablo  González Casanova, “il 99 percento vincerà”.&lt;br /&gt;Nella prima sessione è stato letto un breve messaggio di Marcos Roitman,  inviato da Madrid, che oltre ad esprimere la sua “adesione” al seminario, ha  ribadito il suo appoggio all’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN),  “arma del pensiero critico” per avere la giustizia, la libertà e la democrazia,  rendendo possibili alternative ai governi dei mercati nel mondo.&lt;br /&gt;Con una dura descrizione critica della rapacità dei politici di tutti i  partiti e del ruolo distorto dei partiti nella pratica democratica come puro  &lt;em&gt;business&lt;/em&gt;, Paulina Fernández, che studia da vicino il funzionamento  reale e quotidiano dei governi autonomi zapatisti, ha criticato con dati ed  esempi queste due forme diverse e non conciliabili di esercitare le  responsabilità di governo e rappresentanza.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ha raccontato l’esperienza “&lt;em&gt;del compa Jolil&lt;/em&gt;” e le motivazioni che  l’hanno portato a partecipare ad un consiglio municipale autonomo, opponendola  alle scandalose cifre&amp;nbsp; che ci costano i politici e governanti, con i loro  stipendi e &lt;em&gt;benefits&lt;/em&gt;, sia per incarichi di rappresentanza che di governo  o struttura di partito. Migliaia di milioni di pesos, la decomposizione e la  mancanza di impegno sono la dimostrazione “di quello di cui è fatta la  democrazia che ci hanno imposto”, in un paese profondamente disuguale.&lt;br /&gt;All’opposto c’è l’esperienza del “&lt;em&gt;compa&lt;/em&gt;” indigeno, che la  ricercatrice ha potuto accompagnare e conoscere durante i due anni in cui è  stato “&lt;em&gt;consejo&lt;/em&gt;“, come le comunità zapatiste definiscono chi svolge  funzioni di governo. Senza retribuzione economica né bisogno di “sapere”  governare, gli indigeni partecipano per elezione delle loro comunità a strutture  di delibera e decisioni collettive, la cui unica ragion d’essere è il servizio.  Fernández ha denunciato “l’impudicizia” di molti dei politici che si presentano  senza aver reso conto delle funzioni svolte in precedenza, o con ancora carichi  pendenti. “Cercano la nomina che li protegga dalle loro precedenti  malefatte”.&lt;br /&gt;“Tutti i compagni svolgono tutte le attività”, ha poi sottolineato. Praticano  un “governo differente”. Ha visto lavorare “al potere” Jolil per due anni, dove  “è cresciuto come zapatista e come persona, senza corrompersi”.  &lt;strong&gt;Attribuisce questo risultato agli obiettivi chiari della lotta dell’EZLN  e delle comunità che, “senza arrendersi”, mantengono “la solidità morale  dell’organizzazione zapatista”.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Gustavo Esteva&lt;/strong&gt;, assente al Seminario per motivi di salute,  come Pablo González Casanova ed il filosofo Luis Villoro, ha inviato un  contributo nel quale, seguendo le sue recenti riflessioni dalle pagine di &lt;em&gt;La  Jornada&lt;/em&gt;, &lt;strong&gt;non colloca il momento attuale “sull’orlo dell’abisso”,  perché “siamo già precipitati e non si vede il fondo”&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;Condividendo con Fernández la caduta della cosiddetta “democrazia”  istituzionale, dove le elezioni sono “un circo a tre piste”, mentre prosegue “il  mostruoso e spropositato piano di guerra di Felipe Calderón, che da un problema  di salute pubblica è diventato un problema di sicurezza nazionale”, sfociato in  “una guerra civile senza chiarezza tra le bande in lotta”, Esteva si domanda  ripetutamente: “Perché ci siamo fatti trascinare fino a questo punto?”&lt;br /&gt;Citando il &lt;em&gt;subcomandante Marcos&lt;/em&gt;, sottolinea come così si stia  distruggendo il tessuto sociale di un paese dove dominano “gli scandali dei  troppo ricchi e dei troppo poveri”. Riferendosi ad Iván Ilich come autore  cardine, in consonanza con Sicilia e Jean Robert, Esteva pensa che l’antidoto  contro la “credenza fondamentalista” in una democrazia dove “le elezioni servono  per stabilire a chi spetterà di premere il grilletto”, sta nei nuovi  comportamenti, “alternativi alla &lt;em&gt;wallmartizzazione&lt;/em&gt; del mondo”. Ciò che  potrebbe essere “un’altra sinistra” alimentata dalle proteste mondiali, le  occupazione e gli &lt;em&gt;indignados&lt;/em&gt; che sono intervenuti ieri in questo  seminario.&lt;br /&gt;Il poeta Javier Sicilia ha fatto riferimento ai “nuovi poveri” dalla certezza  che il cambiamento avverrà solo se “non si metterà il vino nuovo negli otri  vecchi”. Paragonando i movimenti zapatista e quello di Paz con Justicia y  Dignidad, ha rimarcato le loro similitudini, perché “nascono dall’idea che si  possono trasformare le condizioni imposte dallo Stato”. Sono, ha detto, “forme  nuove che preludono a quello che si sta sviluppando nel presente disastro”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;(Traduzione “Maribel” – Bergamo)&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-2473616213243316745?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/2473616213243316745'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/2473616213243316745'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2012/01/messico-comunita-zapatiste-esempio-di.html' title='Messico - Comunità zapatiste esempio di nuove forme di governo.'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-wLG03R-mP2k/TwMmez358qI/AAAAAAAACiM/MrpoLGVMaqM/s72-c/seminario311211mzs10-675x450.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-5165266146834648993</id><published>2012-01-03T16:51:00.001+01:00</published><updated>2012-01-03T16:52:20.546+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Messico-Chiapas'/><title type='text'>Messico - Chiapas: Progesso, falsa promessa dei ricchi.</title><content type='html'>&lt;div class="entry"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-4SXbgEf-Zxs/TwMgalemfZI/AAAAAAAACh0/LQjJLgxRg90/s1600/Portada-391x290.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="237" src="http://3.bp.blogspot.com/-4SXbgEf-Zxs/TwMgalemfZI/AAAAAAAACh0/LQjJLgxRg90/s320/Portada-391x290.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Seminario in Chiapas sui parametri imposti dal potere.  Il progresso: falsa promessa dei ricchi per rubare ai poveri&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;Dopo 18 anni le comunità indigene ancora devono far  fronte alla guerra&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;di&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;em style="text-align: -webkit-auto;"&gt;Hermann Bellinghausen.&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;Con la sfida di affrontare il concetto innovativo della  “&lt;em&gt;potenza dei poveri&lt;/em&gt;“, che l’intellettuale tzeltal Xuno López ha  definito “provocatorio”, a mezzogiorno è iniziato il secondo Seminario  Internazionale di Riflessione ed Analisi, nella Cideci-Università della Terra,  in questa città. Ha dato avvio al dibattito la presentazione del  libro-conversazione dei pensatori Jean Robert e Majid Rahnema, che ha proprio  questo titolo. Come intendere da lì lo sviluppo, il progresso ed in generale i  parametri imposti dal potere?&lt;br /&gt;Convocato alla vigilia del diciottesimo anniversario dell’insurrezione  dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, nella sessione del mattino il  seminario ha anche dato luogo ad una precisa effemeride dell’antropologa  Mercedes Olivera, sulla ribellione zapatista e la guerra occulta, economica e  paramilitare che ancora devono affrontare le comunità indigene del Chiapas dalla  resistenza e l’autonomia, dalle quali emana la loro forza. Sarebbe questa la  “potenza” cui allude l’opera di Rahnema e Robert.&lt;br /&gt;Lo stesso Robert, durante la prima sessione, ha enunciato l’opposizione tra  “la povertà come sintomo della ricchezza” e “la ricchezza come sintomo della  povertà”. Da dove guardare? O come López ha sottolineato: “i poveri, lo sono  secondo chi?”, cercando di trovare una traduzione nella sua lingua, oppure in  tzotzil, di quel concetto generalizzato dal sistema di dominazione. Poi, Rafael  Landerreche, educatore e collaboratore di Las Abejas di Acteal, ha fornito una  caratterizzazione di questo “dogma” imposto dall’educazione e dall’ideologia,  citando l’infallibile scrittore inglese Chesterton, che diceva che il progresso  è la storia che i ricchi raccontano ai poveri ogni volta che i ricchi li  vogliono derubare di qualcosa.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Xuno López, originario di Tenejapa, che ha iniziato il suo intervento in  tzotzil, in considerazione che questa è la lingua di un gran numero dei  presenti, ha fatto un esempio molto eloquente, che di fatto è servito ad  illustrare tutta la sessione: “la falsa promessa evidente” della città rurale di  Santiago el Pinar, una comunità degli Altos reputata dal governo povera tra i  poveri alla quale il governo e diverse imprese hanno costruito una “città”  affinché abbandonasse le case sui loro terreni per andare, si presume,” a vivere  meglio”.&lt;br /&gt;Seguendo la similitudine del bastone e la carota,utilizzata da quasi tutti i  conferenzieri, López ha detto che i coloni di El Pinar, quasi obbligati ad  accettare la promessa, “hanno beneficiato di queste case, se così si possono  definire” ed abbandonato le proprie abitazioni. Dopo essersi stabiliti nelle  nuove case hanno perso ogni illusione. Le loro case di origine erano ampie. Ora  andavano a vivere meglio, ma secondo chi? La delusione dei fratelli, ha detto, è  dovuta al fatto di aver accettato il concetto di povertà dettato dal sistema,  poiché “l’arte di vivere dei popoli parte da quello che è necessario, arte che  si può trovare nelle comunità”.&lt;br /&gt;Come ha scritto Landerreche nel libro (“che critica i kaxlanes”), esiste una  differenza sostanziale tra “un uomo di potere” e “un essere con potenza”. Da qui  “si può rinunciare al potere, non alla potenza” (la possibilità di fare,  decidere, governarsi). I popoli originari ed i movimenti organizzati si  oppongono alla logica divoratrice dell’accumulo di capitale che Jean Robert  colloca al primo paragrafo del Capitale di Karl Marx. La logica che impone una  &lt;em&gt;ch’ulel&lt;/em&gt; (coscienza, anima o spirito, in lingue maya) sbagliata ed  aliena, come diceva López, alle persone che si convincono di avere bisogno di  quello di cui non hanno affatto bisogno, accettando il bastone per raggiungere  la carota del progresso promesso.&lt;br /&gt;Il “sviluppo” che accompagna il saccheggio capitalista “distrugge la povertà  dignitosa con la povertà indegna”, nel senso che il sistema capitalista non  smette mai di produrre “poveri”, critica al potere condivisa da tutti i  partecipanti, tra i quali ci sono anche la ricercatrice Ana Valadez e lo  studioso ed attivista zapoteco Carlos Manzo.&lt;br /&gt;Manzo ha detto di trovare questa “potenza dei poveri” nella resistenza dei  popoli, che include resistere al pensiero economico occidentale “che non  necessariamente riflette la realtà della vita dei popoli indios”. Sostiene che  “sono le vere rivoluziona quelle che permettono la libertà”, realizzate da  “coloro che sono gli unici supporti degni delle rivoluzioni che funzionano” e  garantiscono la dignità del buon vivere. Ha citato le esperienze oaxaqueñas  degli ikoots, gli zapotechi e gli zoques dei Chimalapas come lotte concrete  contro il saccheggio e per la dignità, che possono dirci “come costruire questi  domani differenti”.&lt;br /&gt;López ha affermato: “I popoli hanno contribuito molto al cammino verso il  cambiamento attraverso la costruzione delle autonomie. È lì che si trova la  nostra potenza come popoli, contro il &lt;em&gt;ch’ule&lt;/em&gt;l dei dominatori”.&lt;br /&gt;Le sessioni del Seminario Internazionale sono proseguite in serata con un  incontro tra Xóchitl Leyva, Mercedes Olivera, Jerome Baschet e Ronald Nigh.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;(Traduzione “Maribel” – Bergamo)&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-5165266146834648993?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/5165266146834648993'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/5165266146834648993'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2012/01/messico-chiapas-progesso-falsa-promessa.html' title='Messico - Chiapas: Progesso, falsa promessa dei ricchi.'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-4SXbgEf-Zxs/TwMgalemfZI/AAAAAAAACh0/LQjJLgxRg90/s72-c/Portada-391x290.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-1382219574185907297</id><published>2012-01-03T16:26:00.001+01:00</published><updated>2012-01-03T16:26:43.750+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Messico-Chiapas'/><title type='text'>Messico - L’EZLN è maggiorenne</title><content type='html'>&lt;div class="entry"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-EQgmcVMgf_M/TUz5lfm_dsI/AAAAAAAACac/l3V4MmqD1Ns/s1600/images_77.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/-EQgmcVMgf_M/TUz5lfm_dsI/AAAAAAAACac/l3V4MmqD1Ns/s1600/images_77.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center" style="text-align: -webkit-auto;"&gt;&lt;i&gt;di&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size: large; font-weight: bold;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;Gloria Muñoz Ramírez.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center" style="text-align: -webkit-auto;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;18 anni fa l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) irrompeva  nella vita pubblica del paese e del mondo. Questo primo di gennaio  l’insurrezione diventa maggiorenne, una maturità politica rappresentata dal  lavoro quotidiano di più di mille comunità indigene che organizzano la propria  autonomia in un processo ancora non comparabile con i molti altri presenti in  tutto il paese. Nelle cinque regioni del Chiapas dichiarate in ribellione  continua ad esserci un esercito regolare armato. Non usa le armi, vero, perché è  vigente l’impegno per la pace che ha stipulato con la società civile nelle prime  settimane del 1994.&lt;br /&gt;18 anni fa gli zapatisti arrivarono per restare, nonostante le molte  offensive militari, paramilitari, di contrainsurgencia, intellettuali, i mezzi  di comunicazione ed i partiti, alle quali hanno resistito durante i governi  federali di Carlos Salinas, Ernesto Zedillo e Vicente Fox, ed attualmente di  Felipe Calderón.&lt;br /&gt;18 anni fa gli zapatisti tzotziles, tzeltales, zoques, mames, tojolabales,  choles e meticci, fecero la loro apparizione pubblica con la presa di sette  capoluoghi municipali del Chiapas. Non sono gli stessi di allora, come non lo è  il paese che li vide nascere nella clandestinità nel 1983, quello che li  ricevette l’alba del primo gennaio del 1994, quello che percorsero da sud a nord  nel 2006, né quello che in questo momento è infognato in una guerra in “contro  il narcotraffico” che è costata la vita a più di 50 mila persone.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il 6 maggio scorso, in un’affollata manifestazione, dopo cinque anni di  assenza al di fuori del loro territorio, più di 20 mila basi di appoggio hanno  unito il loro grido e silenzio a quello del Movimento per la Pace. La loro  posizione è stata la stessa di 18 anni fa: “Non siamo qui per indicare strade,  né per dire che cosa fare, né per rispondere alla domanda: che cosa  succederà”.&lt;br /&gt;La lotta zapatista non è nata né è proseguita sulla base di rivendicazioni  puramente indigene. Fin dall’inizio, raccontano, si pensò alla lotta nazionale.  Il &lt;em&gt;tenente colonnello Moisés&lt;/em&gt; una volta spiegò che nel 1983 si  domandavano: “Come faremo per avere buona assistenza sanitaria, buona  educazione, buone case per tutto il Messico? In quei primi 10 anni acquisimmo  molte conoscenze, esperienze, idee, modi di organizzarci. E pensavamo: come ci  accoglierà il popolo del Messico (non lo chiamavamo ancora società civile)? E  pensavamo che ci avrebbero accolto con gioia, perché avremmo combattuto e  saremmo morti per lui, perché vogliamo che ci siano libertà, democrazia e  giustizia per tutti. Ma nello stesso tempo pensavamo, come sarà? E se non ci  accetteranno?”&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-1382219574185907297?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/1382219574185907297'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/1382219574185907297'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2012/01/messico-lezln-e-maggiorenne.html' title='Messico - L’EZLN è maggiorenne'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-EQgmcVMgf_M/TUz5lfm_dsI/AAAAAAAACac/l3V4MmqD1Ns/s72-c/images_77.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-1723859789385954193</id><published>2011-12-24T19:55:00.000+01:00</published><updated>2011-12-24T19:55:07.291+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Messico-Chiapas'/><title type='text'>Messico - Acteal 14 anni dopo.</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;La Jornada – Giovedì 22 dicembre 2011&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;Las Abejas commemorano il massacro di Acteal con una  giornata di resistenza. Quattordici anni dopo chiedono di punire i  responsabili&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;HERMANN BELLINGHAUSEN&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;San Cristóbal de las Casas, Chis. 21 dicembre&lt;/em&gt;. Da due giorni, dei  tre previsti, si stanno svolgendo le commemorazioni della Società Civile Las  Abejas del massacro di Acteal a Yabteclum, municipio di Chenalhó, dove le cinque  zone dell’organizzazione tzotzil hanno iniziato da martedì alcune “giornate di  digiuno e preghiera”; ma anche “di memoria della resistenza”, di conoscenza  dell’attuale “situazione di violenza nel nostro paese”.&lt;br /&gt;Le famiglie di Las Abejas hanno accolto nel pomeriggio la marcia “contro la  violenza di Stato, per la pace, la memoria e contro l’impunità”, partita da San  Cristóbal all’alba di ieri, per alcuni tratti a piedi ed altri in auto, alla  maniera delle “torce” guadalupane. Intanto, ad Acteal, da martedì stanno  giungendo gruppi di indigeni cattolici di Simojovel, Chenalhó, Pantelhó e  Mitontic.&lt;br /&gt;Come ogni anno in questo giorno, ed ogni giorno 22 di tutti i mesi dei  passati quattordici anni, Las Abejas ricordano i loro 45 morti del 1997 e  continuano a chiedere giustizia e rispetto da parte delle autorità, così come la  punizione degli autori materiali ed intellettuali del massacro.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;A nome dell’organizzazione, Antonio Gutiérrez ha dichiarato che nel nostro  paese la giustizia viene “garantita unicamente ad amici e soci” dei governanti  di turno. Ha citato la responsabilità nei fatti dell’allora governatore del  Chiapas, Julio César Ruiz Fierro; del segretario di Governo, Emilio Chuayffet  Chemor, e del presidente della Repubblica, Ernesto Zedillo Ponce de León.&lt;br /&gt;Tutte le processioni convergeranno all’incrocio di Majomut, all’altezza della  base militare, per dirigersi ad Acteal e celebrare il ricordo con l’abituale  contributo di Las Abejas per la denuncia e la solidarietà, e per manifestare  anche “contro l’impunità da nord a sud del nostro paese” e “ l’accelerato  processo di militarizzazione, paramilitarizzazione e mancanza di controllo  sociale”, come deliberata strategia del governo di Felipe Calderón Hinojosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://chiapasbg.wordpress.com/2011/12/22/"&gt;(Traduzione “Maribel” – Bergamo)&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-1723859789385954193?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/1723859789385954193'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/1723859789385954193'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/12/messico-acteal-14-anni-dopo.html' title='Messico - Acteal 14 anni dopo.'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-217606287200129844</id><published>2011-12-18T10:26:00.000+01:00</published><updated>2011-12-18T10:26:08.399+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Centro America'/><title type='text'>Honduras - In difesa della terra</title><content type='html'>&lt;div class="leftCover" style="background-color: white; float: left; font-family: Tahoma, Arial, sans-serif; font-size: 12px; margin-bottom: 5px; margin-left: 0px; margin-right: 20px; margin-top: 2px; text-align: left;"&gt;&lt;div class="boxContent"&gt;&lt;div class="imageSingle small" style="background-color: #eeeeee; max-width: 234px; padding-bottom: 4px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 4px; text-align: center;"&gt;&lt;a class="nyroModal" href="http://www.globalproject.info/public/resources/images/max/Honduras-Solidarity-Trip-2010-312.jpg" style="color: black;" title="Honduras - Zacate"&gt;&lt;img alt="Honduras - Zacate" src="http://www.globalproject.info/public/resources/images/small/Honduras-Solidarity-Trip-2010-312.jpg" style="border-bottom-style: none; border-color: initial; border-left-style: none; border-right-style: none; border-top-style: none; border-width: initial; vertical-align: middle;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background-color: white; font-family: Tahoma, Arial, sans-serif; font-size: 12px; text-align: left;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;h1 class="mondi" style="background-color: white; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 10px; text-align: left;"&gt;&lt;strong style="font-family: Tahoma, Arial, sans-serif; font-size: 15px; line-height: 25px;"&gt;ACCAMPAMENTO DI SOLIDARIETÀ CON LA LOTTA PER LA TERRA:&lt;/strong&gt;&lt;/h1&gt;&lt;div class="text" style="background-color: white; font-family: Tahoma, Arial, sans-serif; font-size: 15px; line-height: 1.7; text-align: left;"&gt;&lt;div style="margin-bottom: 6px; margin-top: 6px;"&gt;&lt;strong&gt;"ZACATE LIBERA DAI PROPRIETARI TERRIERI"&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Zacate Grande, ubicata nel golfo di Fonseca nel sud del paese, Municipio di Amapala Dipartimento del Valle.&lt;br /&gt;Luogo che negli ultimi 30 anni é stato vittima dell'accaparramento territoriale e marittimo da parte delle famiglie più potenti del paese, in possesso attualmente dell'80 percento dell'isola di Zacate Grande,alle cui spiaggie agli abitanti viene proibito l'ingresso. Il maggior esponente di quest'oligarchia é Miguel Facussé Barjum, il principale promotore del fascismo nato dopo il colpo di stato del&amp;nbsp;&lt;span class="Object" id="OBJ_PREFIX_DWT1142"&gt;&lt;span class="Object" id="OBJ_PREFIX_DWT1143"&gt;28 giugno 2009&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&amp;nbsp;ed uno dei principali nemici della classe contadina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Luogo che dall'&amp;nbsp;&lt;span class="Object" id="OBJ_PREFIX_DWT1144"&gt;&lt;span class="Object" id="OBJ_PREFIX_DWT1145"&gt;8 Dicembre&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&amp;nbsp;del presente anno è la sede dell'Accampamento di Solidarietà con la Lotta per La Terra, ZACATE GRANDE LIBRE DE TERRATENIENTES.&lt;br /&gt;Stabilendosi durante i giorni 8, 9 e&amp;nbsp;&lt;span class="Object" id="OBJ_PREFIX_DWT1146"&gt;&lt;span class="Object" id="OBJ_PREFIX_DWT1147"&gt;10 Dicembre&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&amp;nbsp;ed avendo come obbiettivo la solidarietà per la Terra, il Territorio, i beni naturali a beneficio delle Comunità Contadine e dei Pescatori della zona di Zacate Grande che dopo un periodo di tempo soffrendo l'accaparramento territoriale hanno detto un BASTA YA, e nel 1998 fermarono i recinti dell'usurpazione, organizzandosi senza sapere come né quando riuscirebbero ad ottenere la libertà delle loro terre, ma con il sogno che un giorno non solo impediranno che i recinti di Facusse circondino le loro case, ma anche di recuperare quello che i loro padri e nonni non poterono difendere.&amp;nbsp;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;Riconoscendo le diverse idee e proposte sul sistema agrario durante le riunioni plenarie, in una forma molto dinamica, partecipativa, e risaltando la partecipazione dei giovani che hanno trasmesso uno spirito di allegria,energia,lotta e solidarietà, nella Mistica ed alcuni macchie aleatorie all'incontro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Zacate Grande Libera dai proprietari terrieri è un'Utopia, un sogno lungo e profondo, è un'illusione che si mantiene nella lotta Zacategrandeña, e che ora si espande in Militanza e Forza popolare,nelle basi e centrali contadine di tutto il paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Articolo dei Comunicatori di La Voce di Zacate Grande&lt;br /&gt;Rete Mesoamericana di radio Comunitarie ed Indigene dell'Honduras&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DICHIARAZIONE ZACATE GRANDE LIBERA DAI PROPRIETARI TERRIERI!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi, imprese e comunità contadine di Zacate Grande, la CNTC, ANACH, UCH, CODIMCA, FRENAJUC, ARDOH, CARPAL, Commissione delle Donne, Il MUCA e La Via Campesina dell'Honduras, riuniti dall'8 al&amp;nbsp;&lt;span class="Object" id="OBJ_PREFIX_DWT1148"&gt;&lt;span class="Object" id="OBJ_PREFIX_DWT1149"&gt;10 Dicembre&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&amp;nbsp;del presente anno, nell'accampamento contadino di solidarietà nella comunità di Porto Grande dichiariamo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1 - Che la lotta per il recupero delle terre e spiagge intrapresa dalle comunità ed imprese contadine di Zacate Grande è legittima,giusta ed appartiene loro socialmente e legalmente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 - Condanniamo la repressione contro i contadini e contadine di Zacate Grande, da parte delle famiglie oligarche che conformano il club di Coyolito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3 - Respingiamo l'accaparramento delle terre e spiagge della penisola di Zacate Grande da parte dello stesso gruppo oligarca che mantiene il possesso delle terre, le spiagge ed altri beni e risorse naturali a sangue e fuoco, essendo ancora queste risorse di carattere nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4 - Ratifichiamo la nostra solidarietà ed accompagnamento permanente nella lotta dei contadini e contadine di Zacate Grande.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5 - C'impegniamo a costruire un movimento contadino unitario, ampio, rivendicativo, belligerante, solidale, etico e morale compromesso con la Riforma Agraria Integrale e La Sovranità Alimentare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6 - Davanti alle costanti violazioni ai Diritti umani, all' insicurezza cittadina, alla criminalizzazione delle lotte sociali prodotto dello Stato fallito, è urgente la convocazione ad un' assemblea nazionale costituente per la rifondazione dell'Honduras.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Puerto Grande&amp;nbsp;&lt;span class="Object" id="OBJ_PREFIX_DWT1150"&gt;&lt;span class="Object" id="OBJ_PREFIX_DWT1151"&gt;10 Dicembre 2011&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PERCHÉ LA TERRA CI APPARTIENE, LOTTEREMO FINO ALLA FINE&lt;br /&gt;ZACATE GRANDE LIBERA DAI PROPRIETARI TERRIERI&lt;br /&gt;GLOBALIZZIAMO LA LOTTA, GLOBALIZZIAMO LA SPERANZA&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-217606287200129844?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/217606287200129844'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/217606287200129844'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/12/honduras-in-difesa-della-terra.html' title='Honduras - In difesa della terra'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-8102371822749016311</id><published>2011-12-17T12:18:00.000+01:00</published><updated>2011-12-17T12:18:54.298+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Messico-Chiapas'/><title type='text'>Messico - Chiapas: Seminario Internazionale "Pianeta terra: movimenti antisistema”</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-0aW6SptUPa0/Tux5qvQEJTI/AAAAAAAACho/iJLmHZ_E90o/s1600/ii-seminario-internacional-2011-2012_page_1.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/-0aW6SptUPa0/Tux5qvQEJTI/AAAAAAAACho/iJLmHZ_E90o/s320/ii-seminario-internacional-2011-2012_page_1.jpg" width="253" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;h3 align="center"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;IIº Seminario Internazionale di riflessione e analisi -&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;dal 30 dicembre 2011 al 2 gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;&lt;div align="center"&gt;Partecipanti confermati:&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;… Pablo González Casanova, Sylvia Marcos,&lt;br /&gt;Boaventura de  Souza, Fernanda Navarro, Javier&lt;br /&gt;Sicilia, Julieta Paredes (Bolivia),&lt;br /&gt;Jean  Robert, Anselm Jappe, Mercedes Olivera,&lt;br /&gt;Gustavo Esteva,&lt;br /&gt;Luis Villoro,  Carlos Marentes (Texas), Paulina&lt;br /&gt;Fernández C., Luis Andrango (Ecuador),  Xóchitl&lt;br /&gt;Leyva, Nelson Maldonado T., Jérôme Baschet…&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;CIDECI-UNITIERRA CHIAPAS&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Camino Viejo a San Juan Chamula  s/n.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Colonia Nueva Maravilla.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;San Cristóbal de las Casas, Chiapas,  Messico&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;email: &lt;a href="mailto:unitierra_chiapas@prodigy.net.mx"&gt;unitierra_chiapas@prodigy.net.mx&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Questo è quello che ci dicono le loro parole ed i loro silenzi: Che la storia  del Messico è tornata a macchiarsi di sangue innocente. Che decine di migliaia  di persone sono morte in questa guerra assurda che non porta da nessuna parte.  Che la pace e la giustizia non hanno più posto in nessun angolo del nostro  paese. Che l’unica colpa di queste vittime è essere nati o abitare in un paese  malgovernato da gruppi legali e illegali assetati di guerra, di morte e di  distruzione. Che questa guerra ha come principale bersaglio militare esseri  umani innocenti, di tutte le classi sociali, che non hanno niente a che vedere  né col narcotraffico né con le forze governative. Che i malgoverni, tutti,  federale, statali e municipali, hanno trasformato le strade in zone di guerra  senza che chi le percorre e vi lavora fosse d’accordo ed avesse gli strumenti  per proteggersi (…) Che i malgoverni hanno creato il problema e non solo non  ‘hanno risolto, ma l’hanno esteso ed approfondito in tutto il Messico. Che c’è  immenso dolore e pena per tante morti senza senso.&amp;nbsp; Stop alla guerra. Basta  sangue. Ne abbiamo abbastanza. Ora basta.&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;Parole dell’EZLN a sostegno della Marcia Nazionale per la  Pace&lt;br /&gt;7 maggio 2011&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Sì, è vero, possiamo organizzarci. E non solo i sapienti malgoverni, anche  noi abbiamo una testa, abbiamo idee per pensare a come organizzare, come  organizzarci… Anche noi lotteremo con tutto il popolo del Messico… ed invitiamo  tutta la gente ad organizzarsi per unirsi alla lotta, perché se non lotteremo,  se cederemo ai malgoverni ci inganneranno…&amp;nbsp; Sì, possiamo governarci, lo abbiamo  già visto che possiamo formare il nostro municipio, anche se non piace al  malgoverno… ma, lo abbiamo fatto perché è un nostro diritto.&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;Comandanta Dalia (“Intervista a Radio Insurgente”, Rebeldía,  78, 2011)&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Oggi più che mai le forze globali modellano la vita dei popoli. Il nostro  lavoro, salute, casa, educazione e pensioni sono controllate da banche, mercati,  paradisi fiscali, corporazioni e crisi finanziarie. L’ambiente è distrutto  dall’inquinamento. La nostra sicurezza è determinata da guerre internazionali e  dal commercio internazionale di armi, droga e risorse naturali.&amp;nbsp; Stiamo perdendo  il controllo sulle nostre vite. Questo si deve fermare. Questo si fermerà.&amp;nbsp; I  cittadini del mondo devono prendere il controllo sulle decisioni che li  colpiscono a tutti i livelli, dal globale al locale. Questa è la democrazia  globale. Questo è quello che oggi chiediamo.&amp;nbsp; Come zapatisti messicani, diciamo  “Ora basta. Qui il popolo comanda ed il governo obbedisce!”. Come nelle piazze  occupate in Spagna diciamo “Democrazia Vera Adesso! “. Oggi ci rivolgiamo ai  cittadini del mondo:&amp;nbsp; Globalizziamo Piazza Tahrir! Globalizziamo la Puera del  Sol!&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;Manifesto ” Uniti per una democrazia globale” (15 ottobre  2011)&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;Media liberi che copriranno l’evento dal vivo e con aggiornamenti:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://chiapas.indymedia.org/"&gt;http://chiapas.indymedia.org&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.komanilel.org/"&gt;http://www.komanilel.org&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://radiopozol.blogspot.com/"&gt;http://radiopozol.blogspot.com&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-8102371822749016311?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/8102371822749016311'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/8102371822749016311'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/12/messico-chiapas-seminario.html' title='Messico - Chiapas: Seminario Internazionale &quot;Pianeta terra: movimenti antisistema”'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-0aW6SptUPa0/Tux5qvQEJTI/AAAAAAAACho/iJLmHZ_E90o/s72-c/ii-seminario-internacional-2011-2012_page_1.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-2516688848029006200</id><published>2011-12-15T12:03:00.000+01:00</published><updated>2011-12-15T12:03:03.202+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Messico-Chiapas'/><title type='text'>Messico - SCI Marcos. UNA MUERTE… O UNA VIDA</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-l1igDTSgXzw/TuHwm5t_oKI/AAAAAAAACgA/WHvXyV84M1s/s1600/sub_marcos.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="138" src="http://4.bp.blogspot.com/-l1igDTSgXzw/TuHwm5t_oKI/AAAAAAAACgA/WHvXyV84M1s/s200/sub_marcos.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;h2 style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Subcomandante Insurgente Marcos. UNA MORTE… O UNA  VITA (Quarta lettera a Don Luis Villoro nello scambio su Etica e Politica)&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;UNA MORTE… O UNA VITA&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;Ottobre-Novembre 2011&lt;br /&gt;&lt;address&gt;&lt;em&gt;Chi nomina chiama. E qualcuno accorre, senza appuntamento,  senza&lt;/em&gt;&lt;/address&gt;&lt;address&gt;&lt;em&gt;spiegazioni, nel luogo in cui il suo nome, detto o pensato, lo  sta&lt;/em&gt;&lt;/address&gt;&lt;address&gt;&lt;em&gt;chiamando. &lt;/em&gt;&lt;/address&gt;&lt;address&gt;&lt;em&gt;Quando ciò accade, si ha il diritto di credere che nessuno se ne va  del&lt;/em&gt;&lt;/address&gt;&lt;address&gt;&lt;em&gt;tutto finché non muore la parola che chiamando, lo  riporta.&lt;/em&gt;&lt;/address&gt;&lt;address&gt;Eduardo Galeano.&lt;br /&gt;“Finestra sulla Memoria”, da Las Palabras Andantes.  Ed. Siglo XXI.&lt;/address&gt;&lt;address&gt;&lt;br /&gt;&lt;/address&gt;Per: Luis Villoro Toranzo.&lt;br /&gt;Da: Subcomandante Insurgente Marcos.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Don Luis:&lt;br /&gt;Salute e saluti.&lt;br /&gt;Prima di tutto, auguri per il suo compleanno il 3 novembre. Speriamo che con  queste lettere riceva anche l’abbraccio affettuoso che, anche se a distanza, le  mandiamo.&lt;br /&gt;Proseguiamo quindi in questo scambio di idee e riflessioni. Forse ora più  solitari per la confusione mediatica che si solleva intorno alla definizione dei  nomi dei tre bricconi che si disputeranno la guida sugli insanguinati suoli del  Messico.&lt;br /&gt;Con la stessa frenesia con cui spediscono le loro fatture per “spese di  promozione immagine”, i mezzi di comunicazione si allineano alle diverse parti.  Tutti concordano che le scempiaggini che esibiscono con impudicizia i rispettivi  aspiranti, si possono coprire solo facendo più rumore sopra quelle  dell’avversario.&lt;br /&gt;Il periodo dell’ansia degli acquisti natalizi coincide con la vendita delle  proposte elettorali. Chiaro, come la maggioranza degli articoli che si vendono  in questo periodo dell’anno, senza garanzia alcuna e senza la possibilità di  restituzione.&lt;br /&gt;Dopo le esequie del suo ex-segretario di governo, Felipe Calderón Hinojosa è  corso gioioso “all’estremo saluto” per dimostrare che ciò che importa è  consumare, non importa che i sottosegretari di Stato siano morituri e con  indeterminata data di scadenza.&lt;br /&gt;Ma, anche in mezzo al rumore ci sono suoni per chi sa cercare ed ha la  determinazione e la pazienza sufficienti per farlo.&lt;br /&gt;Ed in queste righe che le mando ora, Don Luis, palpitano morti che sono  vite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I.- Il potere del Potere.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;“La libertà di scelta ti permette di scegliere la salsa  con&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;la quale sarai mangiato.”&lt;/em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Eduardo  Galeano.&lt;br /&gt;“Finestra sulle Dittature Invisibili” Ibid.&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;“Che ci governino, giudichino e se ne occupino le  puttane,&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;visto che i loro figli hanno fallito”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;dal blog  &lt;em&gt;laputarealidad.org&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Devo averlo letto o sentito da qualche parte. Era qualcosa come “il Potere  non è avere tanti soldi, ma mentire e fare che ti credano molti, tutti, o almeno  tutti quelli che contano.”&lt;br /&gt;Mentire in grande e farlo impunemente, questo è il Potere.&lt;br /&gt;Bugie giganti che includono accoliti e fedeli che diano loro validità,  certezza, status.&lt;br /&gt;Bugie che diventano campagne elettorali, programmi di governo, progetti  alternativi di nazione, piattaforme di partito, articoli su giornali e riviste,  commenti in radio e televisione, slogan, credo.&lt;br /&gt;E la bugia deve essere così grande da non essere statica. Deve cambiare, non  per diventare più efficace, ma per provare la lealtà dei suoi seguaci. I  maledetti di ieri saranno i benedetti appena girate alcune pagine del  calendario.&lt;br /&gt;È il Potere – o la sua vicinanza – il grande corruttore?&lt;br /&gt;A lui arrivano uomini e donne con grandi ideali, ed è l’agire perverso e  corruttore del Potere quello che li obbliga a tradirli fino ad arrivare a fare  il contrario e contraddittorio?&lt;br /&gt;Dal pieno impiego alla guerra sanguinosa (e persa)…&lt;br /&gt;Da “la mafia nel potere” alla “repubblica amorevole”…&lt;br /&gt;Da “seimila pesos al mese bastano per tutto” a “alla fine nemmeno un  sondaggio mi è favorevole”…&lt;br /&gt;Da “Dio mio, rendimi vedova” a “Lupita D´Alessio, fammi leonessa di fronte  all’agnello”…&lt;br /&gt;Dal gruppo San Ángel allo Yunque totalmente scoperto…&lt;br /&gt;Da… da… da… scusate, ma non trovo niente di significativo che abbia detto  Enrique Peña Nieto…&lt;br /&gt;Anzi, trovo che non abbia detto proprio niente, come se si trattasse di una  pessima comparsa, di quelle che si vedono nei teleromanzi che balbettano qualche  cosa che nessuno capisce. Visto che è così evidente, non gli farebbe male  iscriversi al CEA di Televisa (secondo il programma di studi, al primo anno  insegnano “espressione verbale”).&lt;br /&gt;So bene che sui mezzi di comunicazione si “è letta” la fotografia della lista  di Peña Nieto come unico candidato del PRI (dove appaiono i personaggi  principali di questo partito), come dimostrazione del sostegno del partito a  questo signore.&lt;br /&gt;Mmh… a prima vista mi era sembrata la foto di una notizia giornalistica su un  nuovo colpo al crimine organizzato. Che era stata smantellata una banda di ladri  e che il giubbotto antiproiettile, col quale normalmente presentano gli  “indiziati”, era stato sostituito dalla camicia rossa.&lt;br /&gt;Poi ho guardato la foto con più attenzione. Beh, quelli non stanno dando  dimostrazione di sostegno. È una banda di avvoltoi che si è resa conto che Peña  Nieto non è altro che un burattino orfano e che bisogna metterci mano perché, se  arriverà alla presidenza, di lui non importerà, ma piuttosto il ventriloquo che  lo muove.&lt;br /&gt;La sua designazione come candidato alla presidenza sarà un’ulteriore  dimostrazione della decomposizione del Partito Rivoluzionario Istituzionale, e  la disputa per vedere chi lo guiderà sarà a morte (e tra i priisti questa non è  un’immagine retorica).&lt;br /&gt;Sarà così patetica la situazione che perfino Héctor Aguilar Camín si offrirà  per l’adozione… e l’urgente alfabetizzazione della creatura.&lt;br /&gt;Alla fine, continuiamo a chiedere:&lt;br /&gt;È il Potere che corrompe o si deve essere corrotto per accedere al Potere,  per restarvi… o per aspirarvi?&lt;br /&gt;Durante uno dei lunghi viaggi dell’Altra Campagna, passando per la capitale  del Chiapas, Tuxtla Gutiérrez, dissi che la poltrona governativa chiapaneca  doveva avere qualcosa che trasformava persone mediamente intelligenti in stupidi  &lt;em&gt;finqueros &lt;/em&gt;con pose da piccoli tiranni. Julio guidava, Roger era il  copilota. Uno dei due disse “oppure erano già così, ed è per questo che sono  diventati governatori”.&lt;br /&gt;Poi aggiunse, parola più, parola meno, il seguente aneddoto: “Passando  davanti all’edificio in cui era riunito il congresso, una signora sentì gridare:  “Ignorante! Idiota! Puttana! Ladro! Criminale! Assassino!” ed altri epiteti più  rudi. La signora, inorridita, si rivolge ad un uomo che fuori dall’edificio  legge un libro. “È uno scandalo”, gli dice, “noi li manteniamo con le nostre  tasse e questi deputati non fanno altro che litigare e insultarsi”. L’uomo  guarda la signora, poi l’edificio legislativo e, tornando al suo libro, dice  alla signora: “non stanno litigando né insultandosi, stanno facendo  l’appello”.&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;-*-&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;II.- Il Potere e la Riflessione sulla Resistenza.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;La sinistra è la Voce dei Morti&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Tomás Segovia.  1994.&lt;/div&gt;Mmh… il Potere… la prova inconfutabile, il sogno degli intellettuali  dell’alto, la ragion d’essere dei partiti politici…&lt;br /&gt;Ora, morto il maestro Tomás Segovia, lo nominiamo, lo evochiamo e lo  riportiamo a sedersi tra noi per rileggere, insieme, alcuni dei suoi testi.&lt;br /&gt;Non le sue poesie, ma le sue riflessioni critiche sul e rispetto al  Potere.&lt;br /&gt;Pochi, molto pochi, sono stati e sono gli intellettuali che si sono impegnati  a capire, non a giudicare, questo nostro accidentato percorso che chiamiamo  “zapatismo” (o “neozapatismo” per alcuni). Nell’elenco striminzito ci sono, tra  gli altri, Don Pablo González Casanova, Adolfo Gilly, Tomás Segovia e lei Don  Luis.&lt;br /&gt;Abbracciamo tutti loro, e lei, come solo abbracciano i morti, cioè, per la  vita.&lt;br /&gt;E chi ora ricorda Tomás Segovia solo come poeta, lo fa per scindere  quell’uomo dal suo essere libertario. Siccome Don Tomás non può fare niente ora  per difendersi e difendere la sua parola completa, si sprecano gli omaggi  “taglia e incolla”, che pubblicano e riprendono i pezzi gentili, lascia  nell’oblio quelli scomodi… fino a che altr@ incomod@ li ricordano e li  citano.&lt;br /&gt;E per non interpretare le sue parole (che può essere intesa come una forma  gentile di usurpazione) trascrivo parti di alcuni scritti.&lt;br /&gt;Nel 1994, in piena euforia accusatoria della destra, quella sì istruita  perché la guidava Octavio Paz (uno dei suoi cortigiani era l’impresario Enrique  Krauze – oh, non si offuschi Don Krauze, agli intellettuali non si può  rimproverare di essere di destra o di sinistra, ma, come nel suo caso, che per  emergere, invece di usare l’intelletto, ricorrano all’adulazione di  &lt;em&gt;ganster&lt;/em&gt; come quelli che ora sono al governo -), Tomás Segovia scrisse  (le sottolineature sono mie):&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Che prevalga una o un’altra forma di fascismo, la verità e la giustizia  prendono la forma della Resistenza.&amp;nbsp; &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ma si può dire che la sinistra è per costituzione resistenza. Senza  dubbio la sinistra nel nostro secolo è piombata in un irrimediabile errore  storico, e questo errore è stato credere che la sinistra potesse prendere il  potere. La sinistra al potere è una contraddizione, la storia di questo secolo  ce l’ha abbondantemente dimostrato (…).&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Oggi è chiaro, mi sembra, che la sinistra non è diversa dalla destra,  collocate entrambe in una relazione opposta ma simmetrica rispetto al potere: la  sinistra è innanzitutto l’altro del potere, l’altro ambito e l’altro senso della  vita sociale, quello che resta sepolto e dimenticato nel potere costituito, la  riscossa del represso, la voce della vita in comune soffocata dalla vita  comunitaria, la voce dei diseredati prima di quella dei poveri (e quella dei  poveri solo perché sono in maggioranza, ma non esclusivamente, i diseredati) –  &lt;strong&gt;la sinistra è la Voce dei Morti&lt;strong&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Una delle idee che più ci hanno fatto danno è stata l’idea di  “reazionario”, che ci ha fatto pensare che la destra che si oppone al progresso,  è resistenza e parla in nome del passato, delle radici, di tutto quanto è  “superato”. Così la sinistra si convinceva che la resistenza è il potere nella  misura in cui continuava ad essere di destra e si opponeva al progressismo della  sinistra nel tentativo disperato di conservare i suoi privilegi e il suo  dominio, senza vedere che il potere, sia di destra che di sinistra, è solo  resistenza nel significato diverso e molto più semplice: nel rifiutarsi di  essere sostituito da un altro potere, sia di sinistra che di destra; ma che di  fronte alla storia il potere è sempre progressista.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;In Messico, normalmente, questo si vede con particolare nitidezza data la  crudezza dei rapporti di potere in questo paese: oggi sappiamo con chiarezza che  nessun governo è stato più deciso ed attivamente progressista di quello di  Porfirio Díaz, e che ai nostri giorni è il PRI quello che monopolizza e sfrutta  la retorica del progresso, del cambiamento, della modernizzazione, del  superamento dei nostalgici “emissari del passato”, e perfino di  democrazia.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;(E questo mi fa pensare che anche la democrazia al potere o del potere è  una contraddizione: la democrazia non è “demoarchia” – il popolo al potere è  un’utopia o una metafora, molto pericolosa da prendere alla lettera,  &lt;strong&gt;perché “il popolo”, supponendo che esista o anche se non esiste se non  come entelechia, è per definizione ciò che non è al potere, l’altro del  potere.&lt;/strong&gt;)&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ma i miei affascinanti colleghi, quando si consegnano al Governo ben  consci che le sue promesse sono false, sono sedotti? Impossibile: la seduzione è  desiderio allo stato puro, implica la visione folgorante che il tuo piacere è il  mio piacere. &lt;strong&gt;Non è possibile una visione in cui il piacere del Potere  sia il piacere del “popolo”&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;E nel 1996 segnalò:&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Parallelamente, in un paese che non pratichi più la proibizione violenta  delle espressioni dirette della vita sociale primaria, &lt;strong&gt;l’ideologia del  potere ci ricatterà chiamandoci puttane – cioè disgregatori, negativi,  risentiti, violenti -, o tenterà di persuaderci, come i politologi ed altri  intellettuali cercano di persuadere gli zapatisti, come tentano di persuadermi i  miei colleghi (incominciando da Octavio Paz), che la “vera” via di esprimerci e  di influire sulla vita sociale è entrare nelle istituzioni – o in  quell’istituito in generale&lt;/strong&gt;.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;-*-&lt;/div&gt;Don Luis, credo che concorderà con me che, rispondendo a questi testi  provocatori di Tomás Segovia, la riflessione su Etica e Politica deve toccare il  tema del Potere.&lt;br /&gt;Forse in un’altra occasione, e chiamando altri, possiamo scambiare idee e  sentimenti (che altro non sono i fatti che animano queste riflessioni), su  questo argomento.&lt;br /&gt;Per adesso, vada questa evocazione a Don Tomás Segovia, che dichiarava di non  avere tempo di non essere libero e senza imbarazzo confessava: &lt;em&gt;“quasi tutta  la vita l’ho guadagnata onestamente, cioè, non come scrittore”.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Non solo per portare qui la sua parola irredenta, perché capita a  proposito.&lt;br /&gt;Ma anche, e soprattutto, perché più che il poeta, è il pensatore che ha  aperto una terza porta verso il movimento indigeno zapatista. Guardando,  vedendo, sentendo ed ascoltando, Don Tomás Segovia attraversò quella porta.&lt;br /&gt;Cioè, capì.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;III.- Il Potere e la Pratica della Resistenza.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Municipio Autonomo Ribelle Zapatista San Andrés Sacamchen de Los Pobres,  Altos del Chiapas. La mattina del 26 settembre 2011, il comandante Moisés stava  andando a lavorare nella sua piantagione di caffè. Come tutti i dirigenti  dell’EZLN, non riceveva salario o prebenda alcuna. Come tutti i dirigenti  dell’EZLN, doveva lavorare per mantenere la sua famiglia. L’accompagnavano i  suoi figli.&lt;br /&gt;Il veicolo sul quale viaggiavano si ribaltò. Tutti rimasero feriti, ma le  ferite subite da Moisés erano mortali. Quando arrivò alla clinica di Oventik era  ormai morto.&lt;br /&gt;Nel pomeriggio, com’è abitudine a San Cristóbal de Las Casas rincorrere le  voci, la morte di Moisés attrasse giornalisti avvoltoi che pensarono che il  morto era il Tenente Colonnello Insurgente Moisés. Quando seppero che non era  lui, ma un altro Moisés, il Comandante Moisés, persero ogni interesse. A nessuno  di loro importava qualcuno che non era apparso in pubblico come dirigente,  qualcuno che era sempre stato nell’ombra, qualcuno che apparentemente era solo  un altro indigeno zapatista…&lt;br /&gt;Nel calendario doveva essere il 1985-1986. Moisés seppe dell’EZLN e decise di  unirsi allo sforzo organizzativo quando negli altos del Chiapas gli zapatisti si  contava sulle dita delle mani… (ed avanzavano le dita).&lt;br /&gt;Insieme ad altri compagni (Ramona tra loro), cominciò a percorrere le  montagne del sudest messicano, ma allora con un’idea di organizzazione. La sua  piccola sagoma sbucava dalla nebbia nei territori tzotziles degli Altos. Con la  sua parlata lenta snocciolava il lungo elenco di oltraggi perpetrati contro chi  è del colore della terra.&lt;br /&gt;“Bisogna lottare”, concludeva.&lt;br /&gt;L’alba del primo gennaio 1994, come uno dei combattenti, scese dalle montagne  sull’altezzosa città di San Cristóbal de Las Casas. Era nella colonna che prese  la presidenza municipale, costringendo alla resa le forze governative che la  difendevano. Insieme agli altri membri tzotziles del CCRI-CG, si affacciò al  balcone dell’edificio che dava sulla piazza principale. Dietro, nell’ombra,  ascoltò la lettura che uno dei suoi compagni faceva della cosiddetta  “Dichiarazione della Selva Lacandona” ad una folla di meticci increduli o  scettici, e di indigeni colmi di speranza. Con la sua truppa ripiegò sulle  montagne alle prime ore del 2 gennaio 1994.&lt;br /&gt;Dopo aver resistito ai bombardamenti ed alle incursioni delle forze  governative, tornò a San Cristóbal de Las Casas come parte della delegazione  zapatista che partecipò ai cosiddetti Dialoghi della Cattedrale con  rappresentanti del governo supremo.&lt;br /&gt;Ritornò e continuò a percorrere i territori per spiegare e, soprattutto, per  ascoltare.&lt;br /&gt;“Il governo non mantiene la parola”, concludeva.&lt;br /&gt;Insieme a migliaia di indigeni, costruì l’Aguascalientes II, ad Oventik,  quando l’EZLN subiva ancora la persecuzione zedillista.&lt;br /&gt;Fu uno delle migliaia di indigeni zapatisti che, a mani nude, affrontarono la  colonna di carri armati federali che volevano posizionarsi ad Oventik nei giorni  funesti del 1995.&lt;br /&gt;Nel 1996, nei dialoghi di San Andrés vigilava, come uno dei tanti, sulla la  sicurezza della delegazione zapatista, accerchiata da centinaia di militari.&lt;br /&gt;In piedi, nelle gelate albe degi Altos del Chiapas, resisteva sotto la  pioggia che faceva scappare i soldati a rifugiarsi sotto un tetto. Non si  muoveva.&lt;br /&gt;“Il Potere è traditore”, diceva come per scusarsi.&lt;br /&gt;Nel 1997, con i suoi compagni, organizzò la colonna tzotzil zapatista che  partecipò alla “Marcia dei 1,111″, e raccolse informazioni vitali per fare luce  sul massacro di Acteal, il 22 dicembre di quell’anno, perpetrato dai  paramilitari sotto la direzione del generale dell’esercito federale, Mario Renán  Castillo, e con Ernesto Zedillo Ponce de León, Emilio Chuayfett e Julio César  Ruiz Ferro quali autori intellettuali.&lt;br /&gt;Nel 1998, dagli Altos del Chiapas, organizzò e coordinò l’appoggio e la  difesa delle compagne e dei compagni sfollati dagli attacchi contro i municipi  autonomi da parte del “Croquetas” Albores Guillén e di Francisco Labastida  Ochoa.&lt;br /&gt;Nel 1999 partecipò all’organizzazione e coordinamento della delegazione  indigena tzotzil zapatista che partecipò alla consultazione nazionale, quando 5  mila zapatisti (2500 donne e 2500 uomini) coprirono tutti gli stati della  Repubblica Messicana.&lt;br /&gt;Nel 2001, dopo il tradimento di tutta la classe politica messicana degli  “Accordi di San Andrés” (allora si allearono PRI, PA e PRD per chiudere le porte  al riconoscimento costituzionale dei diritti e della cultura dei popoli  originari del Messico), continuò a percorrere i territori tzotziles degli Altos  del Chiapas, per parlare ed ascoltare. E, dopo aver ascoltato, diceva: “Bisogna  resistere”.&lt;br /&gt;Moisés era nato il 2 aprile 1956, ad Oventik.&lt;br /&gt;Senza che se lo fosse prefissato e, soprattutto, senza guadagnarci niente,  divenne uno dei capi indigeni più rispettati nell’EZLN.&lt;br /&gt;Dopo pochi giorni prima della sua morte, lo vidi in una riunione del Comitato  Clandestino Rivoluzionario Indigeno-Comando Generale dell’EZLN, dove si  analizzava la situazione locale, nazionale ed internazionale, e si discutevano e  decidevano i passi da fare.&lt;br /&gt;Spiegavamo che una nuova generazione di zapatisti stava giungendo ad  incarichi di dirigenza. Ragazzi e ragazze nati dopo la sollevazione e che si  sono formati nella resistenza, educati nelle scuole autonome, sono ora scelti  come autorità autonome ed arrivano ad essere membri delle Giunte di Buon  Governo.&lt;br /&gt;Si discuteva e concordava come aiutarli nei loro compiti, come accompagnarli.  Come costruire il ponte della storia tra i veterani zapatisti e loro. Come i  nostri morti ci lasciano in eredità impegni, memoria, il dovere di andare  avanti, di non indebolirsi, di non vendersi, di non tentennare, di non  arrendersi.&lt;br /&gt;Non c’era nostalgia in nessuno dei miei capi e cape.&lt;br /&gt;Né nostalgia dei giorni e delle notti in cui, in silenzio, forgiavano la  forza di quello che sarebbe stato conosciuto nel mondo come “Esercito Zapatista  di Liberazione Nazionale”.&lt;br /&gt;Né nostalgia per i giorni in cui la nostra parola era ascoltata in molti  angoli del pianeta.&lt;br /&gt;Non c’erano risate, vero. C’erano facce serie, preoccupate di trovare insieme  il percorso comune.&lt;br /&gt;C’era, questo sì, quello che Don Tomás Segovia una volta ha chiamato  “nostalgia del futuro”.&lt;br /&gt;“Bisogna raccontare la storia”, disse il Comandante Moisés, a conclusione  della riunione. Ed il Comandante tornò nella sua capanna ad Oventik.&lt;br /&gt;Quella mattina del 26 settembre 2011, uscì di casa dicendo “torno subito”, ed  andò nel suo campo per ricavare dalla terra il sostentamento e il domani.&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;-*-&lt;/div&gt;Scrivere di lui mi fa dolere le mani, Don Luis.&lt;br /&gt;Non solo perché siamo stati insieme all’inizio della sollevazione e poi in  giorni luminosi e albe gelide.&lt;br /&gt;Ma soprattutto, perché facendo questo rapido resoconto della sua storia, mi  rendo conto che sto parlando della storia di ognuno delle mie cape e capi, di  questo collettivo di ombre che ci indica la rotta, la strada, il passo.&lt;br /&gt;Di chi ci dà identità ed eredità.&lt;br /&gt;Forse, agli specialisti del pettegolezzo &lt;em&gt;coletos&lt;/em&gt; e simili non  interessa la morte del Comandante Moisés perché era solo un’ombra tra le  migliaia di zapatisti.&lt;br /&gt;Ma a noi lascia un debito molto grande, tanto grande come il senso delle  parole con le quali, sorridendo, mi salutò in quella riunione:&lt;br /&gt;“La lotta non è finita”, disse mentre raccoglieva il suo zaino.&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;-*-&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;IV.- Una morte, una vita.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Si potrebbe elucubrare su cos’è quello che porta le mie parole a lanciare  questo complicato e multiplo ponte tra Don Tomás Segovia ed il Comandante  Moisés, tra l’intellettuale critico e l’alto capo indigeno zapatista.&lt;br /&gt;Si potrebbe pensare che è la loro morte, perché evocandoli li riportiamo tra  noi, tanto simili perché erano, e sono, diversi.&lt;br /&gt;Ma no, è per le loro vite.&lt;br /&gt;Perché la loro assenza non produce in noi frivoli omaggi o sterili  statue.&lt;br /&gt;Perché lasciano in noi una pendenza, un debito, un’eredità.&lt;br /&gt;Perché di fronte alle tentazioni alla moda (mediatiche, elettorali,  politiche, intellettuali), c’è chi afferma che non si arrende, né si vende, né  tentenna.&lt;br /&gt;E lo fa con una parola che si pronuncia in maniera autentica solo quando si  vive: “Resistenza”.&lt;br /&gt;Là in alto la morte si esorcizza con omaggi, a volte monumenti, nomi a  strade, musei o festival, premi con i quali il Potere festeggia il  tentennamento, il nome in lettere dorate su qualche parete da abbattere.&lt;br /&gt;Così si afferma quella morte. Omaggio, parole di circostanza, giro di pagina  e avanti un altro.&lt;br /&gt;Ma…&lt;br /&gt;Eduardo Galeano dice che nessuno se ne va del tutto finché c’è qualcuno che  lo nomina.&lt;br /&gt;Il Vecchio Antonio diceva che la vita era un lungo e complicato puzzle che si  riusciva a completare solo quando gli eredi nominavano il defunto.&lt;br /&gt;Ed Elías Contreras dice che la morte deve avere la sua dimensione, e che ce  l’ha solo quando si mette di fianco ad una vita. Ed aggiunge che bisogna  ricordare, quando se ne va un pezzo del nostro cuore collettivo, che quella  morte è stata ed è una vita.&lt;br /&gt;Già.&lt;br /&gt;Nominando Moisés e Don Tomás, li riportiamo, completiamo il puzzle della loro  vita di lotta, e riaffermiamo che, qua in basso, una morte è soprattutto una  vita.&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;-*-&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;V.- Arrivederci.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Don Luis:&lt;br /&gt;Credo che con questa missiva possiamo concludere la nostra partecipazione a  questo fruttuoso (per noi lo è stato) scambio di idee. Almeno per ora.&lt;br /&gt;La pertinenza delle finestre e delle porte che si sono aperte con l’andare e  venire delle sue idee e delle nostre, è qualcosa che, come tutto qua, si andrà  sistemando nelle geografie e nei calendari ancora da definire.&lt;br /&gt;Ringraziamo di cuore l’accompagnamento delle penne di Marcos Roitman, Carlos  Aguirre Rojas, Raúl Zibechi, Arturo Anguiano, Gustavo Esteva e Sergio Rodríguez  Lazcano, e della rivista Rebeldía, che è stata anfitrione.&lt;br /&gt;Con questi testi, né loro, né lei, né noi, siamo in cerca di voti, seguaci,  fedeli.&lt;br /&gt;Cerchiamo (e credo troviamo) menti critiche, vigili ed aperte.&lt;br /&gt;Ora in alto proseguirà il frastuono, la schizofrenia, il fanatismo,  l’intolleranza, i tentennamenti mascherati di tattica politica.&lt;br /&gt;Poi arriverà la risacca: la resa, il cinismo, la sconfitta.&lt;br /&gt;In basso prosegue il silenzio e la resistenza.&lt;br /&gt;Sempre la resistenza…&lt;br /&gt;Bene Don Luis. Salute e che siano vite quelle che ci lasciano i morti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;Dalle montagne del Sudest Messicano.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;Subcomandante Insurgente Marcos.&lt;br /&gt;Messico,  Ottobre-Novembre 2011&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;VI. P.S. ATTACA DI NUOVO.-&lt;/strong&gt; Non volevamo dire niente. Non  perché non avessimo niente da dire, ma perché chi ora si indigna giustamente  contro la calunnia analfabeta, ci ha calunniato fino a chiuderci i ponti verso  altri cuori. Ora, piccoli noi e piccola la nostra parola, solo pochi, alcuni di  quegli ostinati che fanno ruotare la ruota della storia, cercano il nostro  pensiero, ci cercano, ci nominano, ci chiamano.&lt;br /&gt;Non volevamo dire niente, ma…&lt;br /&gt;Uno dei tre imbroglioni che si disputeranno il trono sulle rovine del  Messico, è venuto nelle nostre terre a chiederci di stare zitti. È lo stesso che  è appena maturato e riconosce i suoi errori ed inciampi. Lo stesso che guida un  gruppo avido di potere, pieno di intolleranza, che ha cercato, cerca e cercherà  in altri la responsabilità dei suoi errori e schizofrenie. Con un discorso più  vicino a Gaby Vargas e Cuauhtémoc Sánchez che ad Alfonso Reyes, ora predica e  basa le sue ambizioni nell’amore… per la destra.&lt;br /&gt;Quelli che criticavano a Javier Sicilia le sue dimostrazioni di affetto verso  la classe politica, criticheranno ora la “Repubblica Affettuosa”? Quelli che  predicavano che Televisa era il male da sconfiggere, criticheranno ora  l’affettuosa stretta di mani col lacchè dell’orario stellare?&lt;br /&gt;Octavio Rodríguez Araujo scriverà adesso un articolo per chiedere “coerenza,  leader, coerenza”? John Ackerman chiederà radicalità sostenendo che è questo  quello che la gente vuole e spera? Il &lt;em&gt;ciro-gómez-leyva&lt;/em&gt; di &lt;em&gt;La  Jornada&lt;/em&gt;, Jaime Avilés, lancerà le sue camicie brune a denunciare per  negoziare con i cani e gli impresari, il suo odiato López Dóriga? Il  &lt;em&gt;laura-bozzo&lt;/em&gt; di &lt;em&gt;La Jornada&lt;/em&gt;, Guillermo Almeyra, lo giudicherà e  condannerà come collaborazionista intonando il ritornello “via,  disgraziato!”?&lt;br /&gt;No, guarderanno dall’altra parte. Diranno che è una questione tattica, che lo  sta facendo per guadagnare i voti della classe media. Bene, così niente è ciò  che sembra: il presidio di Reforma non era stato fatto per chiedere il  riconteggio dei voti che avrebbe reso palese la frode, ma affinché la gente non  si radicalizzasse; le critiche a Televisa non erano per denunciare il potere dei  monopoli mediatici, ma affinché si aprissero le porte di questa impresa (ed  essere di nuovo suo cliente con gli spot elettorali). E poi? Le brigate che  raccolgono soldi per il teletón?&lt;br /&gt;Ma potremmo intendere che egli stia solo seguendo una tattica (rozza ed  ingenua, secondo noi, ma una tattica). Che non creda sul serio che gli impresari  lo appoggeranno, che i cani non lo tradiranno, che il PT ed il Movimento  Cittadino sono partiti di sinistra, che Televisa sta cambiando, che il suo  interlocutore privilegiato in Chiapas deve essere il &lt;em&gt;priismo&lt;/em&gt; (come  prima fu il &lt;em&gt;sabinismo&lt;/em&gt;). Perfino che creda di essere più intelligente di  tutti loro e che li imbroglierà tutti facendo finta di servirli o scambiando usi  e costumi nell’impossibile gioco politico di “tutti vincono” e “amore e  pace”.&lt;br /&gt;Ok, è una tattica… o una strategia (in ogni caso non si capisce cosa una  e cosa è l’altra). Quello che si capisce è che sta raccogliendo a destra  (disertori del PAN inclusi) e che non c’è niente alla sua sinistra. Segue gli  stessi passi del suo predecessore, Cuauhtémoc Cárdenas Solórzano, che si alleò  con i potenti contando sul fatto che le sinistre non avrebbero potuto fare altro  che appoggiarlo “perché non si poteva fare altro”. Ok, strategia o tattica, lo  spiegheranno i burattini nelle loro sedi. Noi domandiamo solo: quando, in  Messico, ha dato risultati positivi alla sinistra, spostarsi a destra? Quando  l’essere servili con i potenti è andato oltre il fatto di divertirli? Certo, i  “cagnolini” renderanno conto del successo di questa tattica politica (o  strategia?), ma non si sta percorrendo la stessa strada… o no?&lt;br /&gt;Nel frattempo, il gruppo di intelligentoni che lo promuove continuerà a fare  equilibrismi per giustificare il cambiamento di rotta… o scommetteranno sulla  smemoratezza.&lt;br /&gt;In ogni modo, non mancherà chi incolpare del terzo posto, no?&lt;br /&gt;Salve di nuovo.&lt;br /&gt;Il &lt;em&gt;Sup&lt;/em&gt; che fuma in attesa della valanga di calunnie che, in nome  della “libertà di espressione” e senza diritto di replica, prepara l’opposizione  dell’alto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;(Traduzione “Maribel” – Bergamo)&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-2516688848029006200?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/2516688848029006200'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/2516688848029006200'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/12/messico-sci-marcos-una-muerte-o-una_15.html' title='Messico - SCI Marcos. UNA MUERTE… O UNA VIDA'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-l1igDTSgXzw/TuHwm5t_oKI/AAAAAAAACgA/WHvXyV84M1s/s72-c/sub_marcos.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-8375079253145810518</id><published>2011-12-12T13:07:00.000+01:00</published><updated>2011-12-12T13:07:54.590+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Kurdistan'/><title type='text'>Kurdistan - Visita alla città di Van dopo il terremoto</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-SN6Ub86nCdc/TuXugwVYgmI/AAAAAAAAChg/kO_iD9KyWEk/s1600/vandepremi3.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="229" src="http://1.bp.blogspot.com/-SN6Ub86nCdc/TuXugwVYgmI/AAAAAAAAChg/kO_iD9KyWEk/s320/vandepremi3.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Lo scorso mercoledì 7 dicembre, una delegazione italiana formata da una  trentina di persone formata da volontari, aderenti ad associazioni  umanitarie ed a sindacati (Europa Levante, Progetto Diritti, Verso il  Kurdistan, Cgil, Cobas), di cui facevo parte, ha visitato l’antica città  curda di Van, in Turchia, colpita da un terribile terremoto il 23  ottobre ed il 9 novembre scorso.&lt;br /&gt;Avevamo con noi del vestiario e delle coperte, assai preziosi per  combattere il rigido inverno anatolico, e del denaro che avevamo  raccolto in Italia. Abbiamo consegnato di persona il tutto al sindaco  della città, eletto nelle fila del partito curdo BTP, Avv. Bakir Kaya,  che ci ha informato sulla situazione e sulle difficilissime condizioni  di vita degli abitanti di Van. &lt;br /&gt;Ebbene, il terremoto, che ha fatto 640 vittime e decine di migliaia di  feriti, ha distrutto molte abitazioni ed ha reso inagibili il 95% degli  alloggi della città, costringendo la popolazione alla fuga verso altre  destinazioni od alla vita nelle tende; di 400.000 abitanti, ca. 250.000,  quelli che avevano maggiori disponibilità economiche, sono riusciti a  lasciare la città, magari ospiti di parenti o di amici, altri 150.000, i  più poveri, sono accampati nelle varie tendopoli presenti in città. E’  inutile dire che le attività economiche, le piccole industrie,  l’artigianato, sono praticamente distrutti. &lt;br /&gt;Le scuole sono chiuse, anche perchè almeno 65 maestri sono morti nel  terremoto di ottobre e non si sa quando potranno riaprire, nonostante  gli annunci dei ministri turchi, puntualmente disattesi. L’unico  ospedale della città è inagibile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sindaco ci ha riferito di una situazione paradossale creatasi con la  Prefettura di Van, che per la legge turca gestisce l’emergenza del  terremoto e la ripartizione degli aiuti che da tutto il mondo sono in un  primo tempo arrivati (prima rifiutati, poi, lasciati marcire per molti  giorni alle frontiere). Ebbene, nonostante le richieste dell’  Amministrazione comunale di Van, non v’è nessuna comunicazione o  informazione della Prefettura sui piani di distribuzione degli aiuti,  sul programma di ricostruzione, sulla situazione scolastica e sanitaria.  Insomma, come se non esistesse. &lt;br /&gt;Eppure, l’amministrazione comunale di Van, grazie all’aiuto delle altre  municipalità curde ed ai pochi aiuti internazionali che direttamente  gestisce è in grado di assicurare 30.000 pasti caldi al giorno e  distribuirli in quindici tendopoli ove ha attrezzato delle lavanderie  comuni e dei piccoli ospedali da campo. Noi stessi abbiamo visitato le  grandi cucine ed una delle tendopoli, dove decine e decine di bambini,  nonostante il freddo pungente, giocavano per strada accanto ad una tenda  votata ad infermieria ove due medici e due infermieri, tutti volontari  facenti parte di un sindacato di ispirazione socialista, lavoravano in  difficili condizioni ambientali.&lt;br /&gt;Siamo andati via con una sensazione di grande tristezza, amplificata dal  fatto che i pochi aiuti finora arrivati rischiano di scemare, finito  l’effetto del clamore massmediatico creatosi nei giorni successive al  terremoto, come anche teme il sindaco Bakir Kaya.&lt;br /&gt;Scrivo queste poche note per stimolaree chi voglia farlo ad aiutare  questa magnifica città ed i suoi abitanti a superare questa terribile  prova cui sono sottoposti. Servono medicine, medici, personale  infermieristico, vestiario, coperte, denaro, e servono presto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Roma, 9 dicembre 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avv. Mario Antonio Angelelli (Associazione Progetto Diritti)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-8375079253145810518?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/8375079253145810518'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/8375079253145810518'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/12/kurdistan-visita-alla-citta-di-van-dopo.html' title='Kurdistan - Visita alla città di Van dopo il terremoto'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-SN6Ub86nCdc/TuXugwVYgmI/AAAAAAAAChg/kO_iD9KyWEk/s72-c/vandepremi3.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-2356591411275312855</id><published>2011-12-12T13:00:00.000+01:00</published><updated>2011-12-12T13:00:17.104+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Kurdistan'/><title type='text'>Kurdistan - Dalla delegazione italiana al processo di Diarbakyr</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-AsWFzCPIjZk/SmV5TH_q8RI/AAAAAAAABCQ/P4cBYYmonlU/s1600/ocalan.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-AsWFzCPIjZk/SmV5TH_q8RI/AAAAAAAABCQ/P4cBYYmonlU/s1600/ocalan.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Comic Sans MS&amp;quot;; font-size: 11.0pt;"&gt;&lt;b&gt;Incontro con gli avvocati&amp;nbsp; di Abdullah Ocalan 9 novembre - Istanbul&lt;/b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Comic Sans MS&amp;quot;; font-size: 11.0pt;"&gt;Siamo alla fine del viaggio in Kurdistan, oggi a Istanbul, abbiamo incontrato due degli avvocati della difesa di Ocalan, quelli rimasti dopo gli arresti degli altri 42 colleghi avvenuti il 22 novembre 2011; gli avv.ti Mazlum Dinc e Mahmut Tasci riferiscono che non sanno per quanto tempo saranno ancora liberi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Comic Sans MS&amp;quot;; font-size: 11.0pt;"&gt;I 42 avvocati sono stati &amp;nbsp;prelevati in varie città della Turchia ed erano tutti impegnati nella difesa di Abdullah Ocalan nei processi pendenti presso &lt;st1:personname productid="la Corte Europea" w:st="on"&gt;la Corte Europea&lt;/st1:personname&gt; dei diritti dell'Uomo, per violazione dei diritti umani e di difesa del Leader del Movimento Kurdo, detenuto fin dal &lt;st1:metricconverter productid="1999, in" w:st="on"&gt;1999, in&lt;/st1:metricconverter&gt; isolamento, nell'isola di Imrali. Tutti gli arrestati erano stati a Imrali.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Comic Sans MS&amp;quot;; font-size: 11.0pt;"&gt;Nel maggio 2006 il Governo Turco ha chiesto al collegio di difesa di Ocalan di inviare un avvocato&amp;nbsp; da Ocalan per prendere informazioni e riferire ed ora lo stesso è accusato di questo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Comic Sans MS&amp;quot;; font-size: 11.0pt;"&gt;Durante l'interrogatorio, avanti il Procuratore della Repubblica gli avvocati arrestati hanno preteso di parlare nella propria lingua, il kurdo, così &amp;nbsp;come previsto dalla Costituzione, ma questo diritto è stato loro negato. Attualmente ne sono rimasti in carcere 34, poiché il Giudice istruttore, intervenuto successivamente, ha deciso di farne uscire &lt;st1:metricconverter productid="8 a" w:st="on"&gt;8 a&lt;/st1:metricconverter&gt; causa delle loro precarie condizioni di salute, mentre 2 di loro sono usciti perché genitori, &amp;nbsp;entrambi avvocati, di una bimba piccola rimasta sola.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Comic Sans MS&amp;quot;; font-size: 11.0pt;"&gt;Gli avvocati difensori dei loro colleghi, per protesta contro il divieto di parlare in kurdo, non si erano presentati davanti al G.I. e questi aveva fatto presenziare avvocati di ufficio al loro posto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Comic Sans MS&amp;quot;; font-size: 11.0pt;"&gt;Ora gli avvocati in carcere, difensori di Ocalan, sono 34, oltre agli altri avvocati che sono incriminati nel processo KCK, di cui abbiamo detto nel primo report.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Comic Sans MS&amp;quot;; font-size: 11.0pt;"&gt;Il Procuratore ha fatto opposizione, per cui alcuni sono rientrati in carcere.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Comic Sans MS&amp;quot;; font-size: 11.0pt;"&gt;E' certo che non si è mai visto un arresto contemporaneo e l'incriminazione di tanti avvocati, tutti insieme e accusati di reati di collaborazione con i propri clienti, solo a causa del loro impegno professionale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Comic Sans MS&amp;quot;; font-size: 11.0pt;"&gt;A tale proposito ricordiamo che durante l'incontro, l'Avvocata Simonetta Crisci, membro delegato dell'Associazione Avvocati&amp;nbsp;Europei Democratici, nonché militante nell’Associazione Giuristi Democratici in Italia, ha consegnato una lettera agli avvocati di Ocalan, a firma dell’Associazione&amp;nbsp; Europea degli avvocati Democratici (AED) e dell’Associazione Europea degli Avvocati per la democrazia e la difesa dei diritti Umani nel mondo (EDL), inviata il 25 novembre al premier turco Erdogan, al Presidente della Repubblica Gul e a tutti i membri del Governo, lettera &amp;nbsp;con la quale, esprimendo la protesta e la condanna per gli arresti del 22 novembre, si chiede l’immediata liberazione degli avvocati privati della libertà e la loro immediata scarcerazione al fine di ristabilire la legalità permettendo loro di esercitare il loro dovere/diritto di difesa senza ostacoli e minacce, come previsto da Convenzioni internazionali firmate anche dalla Turchia.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Comic Sans MS';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 15px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Comic Sans MS&amp;quot;; font-size: 11.0pt;"&gt;Gli arresti operati il 22 novembre seguono una dichiarazione del capo del Governo Erdogan, il quale proprio un mese prima, il 22 ottobre, aveva dichiarato che Ocalan, attraverso i suoi difensori, aveva creato un “Ufficio” denominato “Ufficio del secolo”, dove gli avvocati si occupano solo della difesa di Ocalan; un mese dopo, il 22 novembre si apprende, con l’arresto degli avvocati, che era stato aperto un processo nei confronti degli stessi, per attività di collegamento, e, quindi attività sovversiva, tra Ocalan e i guerriglieri operanti in montagna, in Kurdistan.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Comic Sans MS&amp;quot;; font-size: 11.0pt;"&gt;Cosa inverosimile, per l’impossibilità degli avvocati di poter far uscire dal carcere lettere o scritti, a causa delle minuziose perquisizioni corporali da loro subite sia all’entrata che all’uscita dall’Istituto, quando si recano a parlare con Ocalan.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Comic Sans MS&amp;quot;; font-size: 11.0pt;"&gt;Durante l’incontro abbiamo appresso che le condizioni di isolamento, che Ocalan vive dal 15 febbraio 1999, sono peggiorate ulteriormente, anche se sull’isola, dal dicembre 2009, sono stati tradotti altri 5 detenuti. Infatti non è permesso incontrarsi tra detenuti e Ocalan usufruisce di 2 sole ore di passeggio “all’aria”, all’interno di un cortile circondato da mura alte &lt;st1:metricconverter productid="7 metri" w:st="on"&gt;7 metri&lt;/st1:metricconverter&gt; e ricoperto da una rete, a fronte delle 4 ore concesse, comunque, ai detenuti politici che sono stati internati nelle famigerate carceri di tipo “F”. Egli, inoltre, non vede i suoi avvocati dal 12 luglio di quest’anno e i famigliari dal 12 ottobre scorso, per ordine della direzione del carcere, che di volta in volta non permette alcun incontro paventando scuse quali la rottura del traghetto che porta all’isola o l’impossibilità di navigazione a causa del mare “mosso”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Comic Sans MS&amp;quot;; font-size: 11.0pt;"&gt;Gli avvocati hanno presentato proteste alla Commissione Europea contro la tortura ma questa non ha ancora risposto, a distanza di due mesi. Ci hanno chiesto di diffondere queste notizie, al fine di far conoscere la situazione in Europa, anche per la valutazione della richiesta della Turchia di entrare nel consesso europeo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Comic Sans MS&amp;quot;; font-size: 11.0pt;"&gt;Durante l’incontro, a seguito delle domande poste dai partecipanti, circa 40 persone della delegazione, sono stati affrontati i temi politici legati alla risoluzione del conflitto esistente tra Turchia e popolo curdo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Comic Sans MS&amp;quot;; font-size: 11.0pt;"&gt;La posizione di Ocalan, dicono i suoi avvocati, è tesa a creare un “ponte” tra popolo kurdo e popolo turco, creare un’amicizia tra i due popoli. Mentre il Governo turco ostacola tutto questo con continue provocazioni nei confronti dei suoi difensori. Nel 2006 il governo aveva inviato un avvocato nominandolo di ufficio, al carcere per comunicare con Ocalan, come tramite per una trattativa politica, ma, poi, lo ha incriminato per esserci andato: il 22 ottobre di quest’anno un avvocato che aveva commentato la dichiarazione di Erdogan sull’ ”Ufficio del secolo”, è stato subito incriminato e ciò suscita perplessità sulla volontà del Governo di risolvere il problema kurdo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Comic Sans MS&amp;quot;; font-size: 11.0pt;"&gt;In definitiva, dicono gli avvocati, non si capisce perché &lt;st1:personname productid="la Turchia" w:st="on"&gt;la Turchia&lt;/st1:personname&gt; ha interrotto le trattative che si svolgevano fino a questa estate per cercare di risolvere la questione kurda, ora complicata dalle migliaia di arresti e dagli attacchi alla difesa di Ocalan.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Comic Sans MS&amp;quot;; font-size: 11.0pt;"&gt;INCONTRO AL CENTRO DI ACCOGLIENZA PER MIGRANTI A ISTANBUL&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Comic Sans MS&amp;quot;; font-size: 11.0pt;"&gt;Il Centro nasce da un progetto dell’Associazione “Medici del mondo” con il partenariato della Fondazione turca “Tohav” per le ricerche giuridiche.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Comic Sans MS&amp;quot;; font-size: 11.0pt;"&gt;E’ situato nel quartiere di Istanbul&amp;nbsp; denominato “Kuntapi”; quartiere popolare dove ci sono molti insediamenti di migranti da Paesi quali il Senegal, Guinea, Costa D’Avorio, Somalia, Etiopia ed altri dilaniati da conflitti e guerre devastanti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Comic Sans MS&amp;quot;; font-size: 11.0pt;"&gt;Nel centro i migranti trovano conforto e aiuto, oltre alle garanzie sanitarie offerte da uno staff composto da due medici, un’infermiera ed altri che a titolo di volontariato offrono le loro competenze per svolgere le incombenze legate alle richieste di inserimento amministrativo nel Comune di Istanbul, dall’iscrizione nelle scuole per i bambini, alla distribuzione di medicinali tramite farmacie convenzionate, all’invio di documentazioni dai Paesi di origine, utili per richieste di asilo politico nei Paesi Europei di destinazione, insomma un lavoro che necessita di collaborazione anche da parte di chi, come noi, può contribuire all’andamento del Centro con l’invio di denaro utile alla distribuzione delle medicine e di piccoli strumenti sanitari quali il misuratore di pressione o elettrocardiografi per il cuore o altri aiuti quotidiani, cosa che attualmente è svolta dall’Associazione “Verso il Kurdistan” di Alessandria.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Comic Sans MS&amp;quot;; font-size: 11.0pt;"&gt;Il Centro offre assistenza a circa 400 migranti al mese, anche se in alcuni periodi ha coperto le esigenze&amp;nbsp; di&amp;nbsp; più di 500&amp;nbsp; migranti, ad esempio nel mese di agosto scorso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Comic Sans MS&amp;quot;; font-size: 11.0pt;"&gt;Sekoupa Konde è il medico che anima l’attività del Centro: egli è originario della Guinea Conakry&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Comic Sans MS&amp;quot;; font-size: 11.0pt;"&gt;ed è in Turchia dal febbraio 2011. E’ il coordinatore sanitario del progetto e svolge con passione il lavoro di accoglienza e di assistenza sanitaria.&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-2356591411275312855?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/2356591411275312855'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/2356591411275312855'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/12/kurdistan-dalla-delegazione-italiana-al_12.html' title='Kurdistan - Dalla delegazione italiana al processo di Diarbakyr'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-AsWFzCPIjZk/SmV5TH_q8RI/AAAAAAAABCQ/P4cBYYmonlU/s72-c/ocalan.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-8321534195016775180</id><published>2011-12-09T18:28:00.000+01:00</published><updated>2011-12-09T18:39:10.320+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Messico-Chiapas'/><title type='text'>Messico - SCI Marcos. UNA MUERTE… O UNA VIDA</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-l1igDTSgXzw/TuHwm5t_oKI/AAAAAAAACgA/WHvXyV84M1s/s1600/sub_marcos.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="221" src="http://4.bp.blogspot.com/-l1igDTSgXzw/TuHwm5t_oKI/AAAAAAAACgA/WHvXyV84M1s/s320/sub_marcos.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;h2&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;SCI Marcos. UNA MUERTE… O UNA VIDA (Carta cuarta a Don Luis Villoro en el intercambio sobre Ética y Política)&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;Octubre-Noviembre del 2011.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;em&gt;Quien nombra llama.  Y alguien acude, sin cita previa, sin&lt;br /&gt;explicaciones, al lugar donde su nombre, dicho o pensado, lo está&lt;br /&gt;llamando.&lt;br /&gt;Cuando eso ocurre, uno tiene el derecho de creer que nadie se va del&lt;br /&gt;todo mientras no muera la palabra que llamando, llameando, lo&lt;br /&gt;trae.”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: smaller;"&gt;Eduardo Galeano.&lt;br /&gt;“Ventana sobre la Memoria”, en Las Palabras Andantes. Ed. Siglo XXI.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Para: Luis Villoro Toranzo.&lt;br /&gt;De: Subcomandante Insurgente Marcos.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Don Luis:&lt;br /&gt;Salud y saludos.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antes que nada, felicitaciones por su cumpleaños el 3 de noviembre.   Esperamos que con estas letras reciba también el abrazo cariñoso que,  aún a la distancia, le damos.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pues seguimos con este intercambio de ideas y reflexiones.  Acaso  ahora más solitarios por el barullo mediático que se levanta en torno a  la definición de los nombres de los 3 bribones que habrán de disputarse  el regir sobre los ensangrentados suelos de México.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con el mismo frenesí con el que expiden sus facturas por “gastos de  promoción de imagen”, los medios de comunicación se alinean a uno y  otro lado.  Todos coinciden en que las torpezas que exhiben con  impudicia los respectivos aspirantes, sólo se pueden tapar haciendo más  ruido sobre las del contrincante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La época del furor navideño de compras ahora coincide con la venta  de propuestas electorales.  Claro, como la mayoría de los artículos que  se expenden en esta época del año, sin garantía alguna y sin la  posibilidad de devolución.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Después del sepelio de su ahora ex-secretario de gobernación,  Felipe Calderón Hinojosa corrió gozoso al “buen fin” para demostrar que  lo que importa es consumir, no importa que los secretarios de Estado  sean perecederos y con una fecha de caducidad imprevista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pero aún en medio del ruido hay sonidos que laten para quien sabe  buscar y tiene los arrestos y la paciencia suficientes para hacerlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Y en estas líneas que ahora le mando, Don Luis, palpitan muertes que son vidas.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I.- El poder del Poder.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;em&gt;“La libertad de elección te permite elegir la salsa con&lt;br /&gt;la que serás comido.”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: smaller;"&gt;Eduardo Galeano.&lt;br /&gt;“Ventana sobre las Dictaduras Invisibles” Ibid.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Qué nos gobiernen, juzguen y cuiden las putas,&lt;br /&gt;ya que sus hijos nos han fallado”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: smaller;"&gt;Tomado del blog &lt;em&gt;laputarealidad.org&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Debo haberlo leído o escuchado en alguna parte.  Era algo así como  “el Poder no es tener mucho dinero, sino el mentir y que te crean  muchos, todos, o al menos todos los que importan”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentir en grande y hacerlo impunemente, eso es el Poder.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentiras gigantes que incluyen acólitos y feligreses que les den validez, certeza, estatus.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentiras hechas campañas electorales, programas de gobierno,  proyectos alternativos de nación, plataformas partidarias, artículos en  periódicos y revistas, comentarios en radio y televisión, consignas,  credos.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Y la mentira debe ser tan grande que no sea estática.  Que cambie,  no para hacerse más efectiva, sino para probar la lealtad de sus  seguidores.  Los malditos de ayer serán bendecidos apenas pasadas unas  hojas en el calendario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;¿Es el Poder –o su cercanía- el gran corruptor?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;¿Llegan a él hombres y mujeres con grandes ideales y es el accionar  perverso y pervertidor del Poder el que los obliga a traicionarlos  hasta llegar a hacer lo contrario y contradictorio?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del empleo pleno a la guerra sangrienta (y perdida)…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;De “la mafia en el poder” a la “república amorosa”…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del “con seis mil pesos mensuales alcanza para todo” al “ni en el &lt;em&gt;buen fin&lt;/em&gt; consigo una encuesta que me favorezca”…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del “Dios mío, hazme viuda” al “Lupita D´Alessio, hazme leona frente al cordero”…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del grupo San Ángel al Yunque totalmente palacio…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del… del… del… perdón, pero no encuentro nada significativo que Enrique Peña Nieto haya dicho…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Es más, no encuentro que haya dicho nada, como si se tratara de un  mal actor secundario, de ésos que salen en las telenovelas, balbucean  algún parlamento y en los que nadie repara.  Es más, puesto que lo  evidente, no le haría mal inscribirse en el CEA de Televisa (según el  plan de estudios, desde el primer año enseñan “expresión verbal”).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sé bien que en los medios de comunicación se ha “leído” la  fotografía del registro de Peña Nieto como único precandidato del PRI  (donde aparecen los principales personajes de ese partido), como una  muestra del respaldo partidario que tiene ese señor.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mmh… a primera vista a mí me pareció que era la foto de una nota  periodística sobre un nuevo golpe al crimen organizado.  Que había sido  desmantelada una banda de ladrones y que el chaleco antibalas, con el  que suelen presentar a los “indiciados”, había sido sustituido por la  camisa roja.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Luego miré la foto con más detenimiento.  Oiga mi buen, ésos no  están dando una muestra de respaldo.  Es una banda de buitres que se ha  dado cuenta de que Peña Nieto no es más que un títere huérfano y que hay  que meterle mano porque, de llegar a la presidencia, no importará él,  sino el ventrílocuo que lo maneje.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Su designación como candidato a la presidencia será una muestra más  de la descomposición del Revolucionario Institucional, y la disputa por  ver quién lo maneja será a muerte (y en los priistas esta imagen no es  retórica).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cómo será de patética la situación que hasta Héctor Aguilar Camín  se ofrece a la adopción… y a la urgente alfabetización de la criatura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;En fin, sigamos preguntando:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;¿Es el Poder el que corrompe o se debe ser un gran corrupto para acceder al Poder, para mantenerse en él… o para aspirar a él?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;En uno de los largos recorridos de la Otra Campaña, pasando por la  capital de Chiapas, Tuxtla Gutiérrez, comenté que algo tenía la silla  gubernamental chiapaneca que convertía a personas medianamente  inteligentes en estúpidos finqueros con poses de tiranuelos.  Julio  manejaba, Roger era el copiloto.  Uno de los dos acotó “o ya eran así y  por eso llegaron a gobernadores”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Y después agregó, palabras más, palabras menos, la anécdota  siguiente: “Pasando frente al edificio donde sesionaba el congreso, una  señora escuchó gritos: “¡Ignorante!, ¡Idiota!, ¡Puta!, ¡Ladrón!,  ¡Criminal!, ¡Asesino!, ¡Defraudador!” y otros calificativos más rudos.   La señora, horrorizada, se dirige a un hombre que afuera del edificio  lee un libro.  “Es un escándalo”, le dice, “nosotros los mantenemos con  nuestros impuestos y estos diputados no hacen nada más que pelear e  insultarse”.  El hombre mira a la señora, luego hacia el recinto  legislativo y, volviendo a su libro, le dice a la señora: “no están  peleando ni insultándose, están pasando lista de presente”.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;-*-&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;II.- El Poder y la Reflexión sobre la Resistencia.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;em&gt;La izquierda es la Voz de los Muertos&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Tomás Segovia. 1994.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mmh… el Poder… la evidencia incuestionable, el sueño húmedo de los  intelectuales de arriba, la razón de ser de los partidos políticos…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ahora, con la muerte del maestro Tomás Segovia, lo nombramos a él,  lo llamamos y lo traemos a sentarse con nosotros para, juntos, releer  algunos de sus textos.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No sus poemas, sino sus reflexiones críticas sobre y frente al Poder.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pocos, muy pocos, fueron y son los intelectuales que se han  empeñado en entender, que no en juzgar, este accidentado andar que es el  nuestro y al que llamamos “zapatismo” (o “neozapatismo” para algunos).   En la raquítica cuenta aparecen, entre otros, Don Pablo González  Casanova, Adolfo Gilly, Tomás Segovia y usted&lt;br /&gt;Don Luis.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A todos ellos, a usted, los abrazamos como sólo abrazan los muertos, es decir, hasta la vida.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Y quienes recuerdan ahora a Tomás Segovia sólo como poeta, lo hacen  para escindir a ese hombre de su ser libertario.  Como Don Tomás nada  puede hacer ahora para defenderse y defender su palabra total, andan los  homenajes de “tijera y engrudo”, editando y armando las piezas amables,  dejando las incómodas para el olvido… hasta que otr@s incomod@s las  recuerdan y las nombran.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Y para no interpretar sus palabras (que puede ser entendida como  una forma amable de usurpación) le transcribo partes de algunos  escritos.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;En 1994, en plena euforia condenatoria de la derecha, ésa sí  ilustrada porque la encabezaba Octavio Paz (uno de sus cortesanos era el  empresario Enrique Krauze, -oh, no se ofusque don Krauze, a los  intelectuales no se les puede reprochar el que sean de derecha o de  izquierda, sino, como es su caso, el que para sobresalir, en lugar de  usar el intelecto, recurran a la adulación de gánsteres como los que  ahora son gobierno-), Tomás Segovia escribió lo siguiente (los  subrayados son míos):&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Siempre que prevalece una u otra forma de fascismo, la verdad y la justicia toman la forma de la Resistencia.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="display: inline !important;"&gt;&lt;em&gt;Pero es que además puede decirse que la izquierda es  constitutivamente resistencia.  Sin duda la izquierda se precipitó en  nuestro siglo en un insalvable error histórico, pero ese error consistió  a todas luces en creer que la izquierda podía tomar el poder.  La  izquierda en el poder es una contradicción, bastante nos lo ha mostrado  la historia de este siglo (…).&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt; &lt;br /&gt;Hoy está claro, me parece, que la izquierda no es el otro de la  derecha, situadas ambas en una relación opuesta pero simétrica respecto  del poder: la izquierda es ante todo el otro del poder, el otro ámbito y  el otro sentido de la vida social, lo que queda sepultado y olvidado en  el poder constituido, la vuelta de lo reprimido, la voz de la vida en  común ahogada por la vida comunitaria, la voz de los desposeídos antes  que la de los pobres (y la de los pobres sólo porque son  mayoritariamente, pero no exclusivamente, los desposeídos) – &lt;strong&gt;la izquierda es la Voz de los Muertos.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una de las ideas que más daño nos hicieron fue la de  «reaccionario», que nos dejaba pensar que la derecha se opone al  progreso, que es resistencia y habla en nombre del pasado, de las  raíces, de lo «superado».  Así la izquierda se convencía de que la  resistencia es el poder en la medida en que seguía siendo de derecha y  en que se oponía al progresismo de la izquierda en la tentativa  desesperada de conservar sus privilegios y su dominio, sin ver que el  poder, lo mismo de derecha que de izquierda, sólo es resistencia en un  sentido diferente y mucho más simple: en el de resistirse a ser  sustituido por otro poder, lo mismo de izquierda que de derecha; pero  que ante la historia el poder es siempre progresista.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="display: inline !important;"&gt;&lt;em&gt;En México, como de costumbre, eso se ve con particular nitidez dada  la crudeza de las relaciones de poder en este país: hoy sabemos con  claridad que ningún gobierno fue más decidida y activamente progresista  que el de Porfirio Díaz, y que en nuestros días es el PRI el que  monopoliza y explota toda la retórica del progreso, del cambio, de la  modernización, de la superación de los nostálgicos y los «emisarios del  pasado», y hasta de democracia.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Y esto me hace pensar de pasada que también la democracia en el  poder o del poder es una contradicción: la democracia no es «demoarquía»  –el pueblo en el poder es una utopía o una metáfora, muy peligrosa de  tomar literalmente&lt;strong&gt;, porque «el pueblo», suponiendo que exista o  incluso si no existe sino como entelequia, es por definición lo que no  está en el poder, el otro del poder.)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;  Pero mis encantadores colegas, cuando se entregan al  Gobierno a sabiendas de que sus promesas son falsas, ¿es que están  seducidos?  Imposible: la seducción es deseo en estado puro, implica la  visión fulgurante de que tu goce es mi goce.  &lt;strong&gt;No es posible una visión en la que el goce del Poder sea el goce del «pueblo».&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Y en 1996 señaló:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Paralelamente, en un país que no practique ya la prohibición violenta de las expresiones directas de la vida social primaria, &lt;strong&gt;la  ideología del poder nos chantajeará llamándonos putas –o sea  disolventes, negativos, resentidos, atrabiliarios–, o tratará de  persuadirnos, como tratan de persuadir los politólogos y otros  intelectuales a los zapatistas, como tratan de persuadirme a mí mis  colegas (empezando por Octavio Paz), de que la «verdadera» vía de  expresarnos y de influir en la vida social es entrar en las  instituciones –o en lo instituido en general.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;-*-&lt;/center&gt;&lt;br /&gt;Don Luis, creo que coincidirá conmigo en que, respondiendo a estos  provocadores textos de Tomás Segovia, la reflexión sobre Ética y  Política debe tocar el asunto del Poder.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tal vez en otra ocasión, y llamando a otros, podamos intercambiar  ideas y sentimientos (que no de otra cosa son los hechos que animan  estas reflexiones), sobre este asunto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Por ahora, vaya este llamado a Don Tomás Segovia, quien declaraba  que no tenía tiempo para no ser libre y sin empacho confesaba: &lt;em&gt;“casi toda la vida me la he ganado honestamente, o sea, no como escritor”.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No sólo para traer aquí su palabra irredenta, porque sí viene al caso, o cosa, según.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;También y sobre todo, porque más que el poeta de las dos orillas,  es el pensador que abrió una tercera puerta hacia el movimiento indígena  zapatista.  Mirando, viendo, oyendo y escuchando, Don Tomás Segovia  cruzó esa puerta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Es decir, entendió.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;III.- El Poder y la Práctica de la Resistencia.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Municipio Autónomo Rebelde Zapatista San Andrés Sacamchen de Los  Pobres, Altos de Chiapas.  La mañana del 26 de septiembre del 2011, el  comandante Moisés se dirigió a trabajar a su cafetal.  Como todos los  dirigentes del EZLN, no recibía salario o prebenda alguna.  Como todos  los dirigentes del EZLN, tenía que trabajar para mantener a su familia.   Lo acompañaban sus hijos.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;El vehículo en el que viajaban se despeñó.  Todos quedaron  golpeados, pero las heridas que sufrió Moisés fueron mortales.  Cuando  llegó a la clínica de Oventik ya era finado.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ya en la tarde, como es costumbre en San Cristóbal de Las Casas  cultivar rumores, la muerte de Moisés atrajo periodistas carroñeros que  pensaron que el muerto era el Teniente Coronel Insurgente Moisés. Cuando  supieron que no era él, sino otro Moisés (el Comandante Moisés),  perdieron todo interés.  A ninguno de ellos podía importarles alguien  que no había aparecido en público como dirigente, alguien que siempre  había estado en la sombras, alguien que aparentemente era sólo un  indígena zapatista más…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;En el calendario debe haber sido en 1985-1986.  Moisés supo del  EZLN y decidió sumarse al esfuerzo organizativo cuando en los altos de  Chiapas los zapatistas se contaban con los dedos de las manos… y  sobraban dedos.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Junto a otros compañeros (Ramona entre ellos), comenzó a caminar  por las montañas del sureste mexicano, pero entonces con una idea de  organización.  De entre la niebla salía su pequeña figura a los parajes  tzotziles en la zona Altos.  Y su palabra reposada iba desglosando el  dilatado historial de agravios en contra de quienes son el color que son  de la tierra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Hay que luchar”, concluía.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La madrugada del primero de enero de 1994, como un combatiente más,  bajó de las montañas a la altanera ciudad de San Cristóbal de Las  Casas.  Participó en la columna que tomó la presidencia municipal,  rindiendo a la fuerza gubernamental que la custodiaba.  Junto a los  otros integrantes tzotziles del CCRI-CG, se asomó al balcón del edificio  que daba a la plaza principal.  Atrás, en las sombras, escuchó la  lectura que uno de sus compañeros hacía de la llamada “Declaración de La  Selva Lacandona” a una multitud de mestizos incrédulos o escépticos, y  de indígenas esperanzados.  Junto a su tropa se replegó a las montañas  cuando corrían las primeras horas del 2 de enero de 1994.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Después de resistir los bombardeos e incursiones de las fuerzas  gubernamentales, volvió a bajar a San Cristóbal de Las Casas como parte  de la delegación zapatista que participó en los llamados Diálogos de  Catedral con representantes del supremo gobierno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Regresó y siguió caminando los parajes para explicar y, sobre todo, para escuchar.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“El gobierno no tiene palabra”, concluía.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Junto a miles de indígenas, levantó el Aguascalientes II, en Oventik, cuando el EZLN aún sufría la persecución zedillista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fue uno más de los miles de indígenas zapatistas que, con sus manos  desnudas, se enfrentaron a la columna de tanques federales que querían  posicionarse en Oventik en los días aciagos de 1995.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;En 1996, en los diálogos de San Andrés velaba, como uno más, por la  seguridad de la delegación zapatista, cercada como estaba por cientos  de militares.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;De pie, en las heladas madrugadas de Los Altos de Chiapas, resistía  la lluvia que hacía huir a los soldados a buscar techo y refugio.  No  se movía.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“El Poder es traidor”, decía como disculpándose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;En 1997, junto a sus compañeros, organizó la columna tzotzil  zapatista que participó en la llamada “Marcha de los 1,111”, y recabó  información vital para esclarecer la matanza de Acteal, el 22 de  diciembre de ese año, perpetrada por paramilitares bajo la dirección del  general del ejército federal, Mario Renán Castillo, y con Ernesto  Zedillo Ponce de León, Emilio Chuayfett y Julio César Ruiz Ferro como  autores intelectuales.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;En 1998 organizó y coordinó el apoyo y la defensa que, desde Los  Altos de Chiapas, se dio a l@s compañer@s desalojad@s por los ataques  contra los municipios autónomos por parte del “Croquetas” Albores  Guillén y de Francisco Labastida Ochoa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;En 1999 participó en la organización y coordinación de la  delegación indígena tzotzil zapatista que participó en la consulta  nacional, cuando 5 mil zapatistas (2500 mujeres y 2500 hombres)  cubrieron todos los estados de la República Mexicana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;En el 2001, después de la traición de toda la clase política  mexicana a los llamados “Acuerdos de San Andrés” (entonces se aliaron  PRI, PAN y PRD para cerrar la puerta al reconocimiento constitucional de  los derechos y la cultura de los pueblos originarios de México),  continuó andando por los parajes tzotziles de Los Altos de Chiapas,  hablando y escuchando.  Pero entonces, al terminar de escuchar, decía:  “Hay que resistir”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Moisés había nacido el 2 de abril de 1956, en Oventik.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sin proponérselo siquiera y, sobre todo, sin tener ninguna  ganancia, se vio convertido en uno de los jefes indígenas más respetados  en el EZLN.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Apenas unos días antes de su muerte, lo vi en una reunión del  Comité Clandestino Revolucionario Indígena-Comandancia General del EZLN,  donde se analizó la situación local, nacional e internacional, y se  discutieron y decidieron los pasos a seguir.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Explicamos que una nueva generación de zapatistas estaba llegando a los cargos de dirección.  Jóvenes y &lt;i&gt;jóvenas&lt;/i&gt;  que nacieron después del alzamiento, que se formaron en la resistencia,  y que se educaron en las escuelas autónomas, son ahora elegidos como  autoridades autónomas y llegan a ser miembros de las Juntas de Buen  Gobierno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se discutió y acordó el cómo apoyarlos en sus tareas, acompañarlos.   Cómo construir el puente de la historia entre los veteranos zapatistas  y ellos.  Cómo nuestros muertos nos heredan compromisos, memoria, el  deber de seguir, de no desmayar, de no venderse, de no claudicar, de no  rendirse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No había nostalgia en ninguno de mis jefes y jefas.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ni nostalgia de los días y las noches en los que, en silencio,  forjaron la fuerza de lo que mundialmente sería conocido como “Ejército  Zapatista de Liberación Nacional”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ni nostalgia por las jornadas en que nuestra palabra era escuchada en muchos rincones del planeta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No había risas, es cierto.  Había rostros serios, preocupados en encontrar juntos el camino común.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Había, eso sí, lo que Don Tomás Segovia llamó alguna vez “nostalgia del futuro”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Hay que contar la historia”, dijo el Comandante Moisés, a modo de  conclusión, al final de la reunión.  Y se fue el Comandante a su champa  en Oventik.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esa mañana del 26 de septiembre del 2011, salió de su casa diciendo “vengo luego”, y se fue a su &lt;em&gt;trabajadero&lt;/em&gt; para conseguir de la tierra el sustento y el mañana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;-*-&lt;/center&gt;&lt;br /&gt;Al escribir de él me duelen las manos, Don Luis.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No sólo porque estuvimos juntos en el inicio del alzamiento y luego en días luminosos y frías madrugadas.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;También y sobre todo, porque al hacer este rápido trazo de su  historia, me doy cuenta de que estoy hablando de la historia de  cualquiera de mis jefas y jefes, de ese colectivo de sombras que nos  marca el rumbo, el camino, el paso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;De quienes nos dan identidad y herencia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tal vez a los &lt;em&gt;rumorólogos&lt;/em&gt; coletos y demás fauna, no les  interese la muerte del Comandante Moisés porque sólo era una sombra más  entre los miles de zapatistas.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pero a nosotros nos deja una deuda muy grande, tan grande como el  sentido de las palabras con las que, sonriendo, se despidió de mí en  aquella reunión:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“La lucha no acaba”, dijo mientras recogía su &lt;em&gt;morraleta&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;-*-&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;IV.- Una muerte, una vida.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Podría elucubrarse sobre qué es lo que lleva mis palabras a tender  este complicado y múltiple puente entre Don Tomás Segovia y el  Comandante Moisés, entre el intelectual crítico y el alto jefe indígena  zapatista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Podría pensarse que es su muerte, el que al nombrarlos volvemos a  traerlos entre nosotros, tan iguales porque eran, y son, diferentes.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pero no, son sus vidas las que vienen al caso, o cosa, según.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Porque sus ausencias no producen en nosotros homenajes frívolos o estériles estatuas.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Porque dejan en nosotros un pendiente, un debe, una herencia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Porque frente a las tentaciones de moda (mediáticas, electorales,  políticas, intelectuales), hay quien afirma que no se rinde, ni se  vende, ni claudica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Y lo hace con una palabra que sólo se pronuncia con autenticidad cuando se vive: “Resistencia”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allá arriba la muerte se exorciza con homenajes, a veces  monumentos, nombres a calles, museos o festivales, premios con los que  el Poder festeja la claudicación, el nombre en letras doradas en alguna  pared por derrumbar.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se afirma así esa muerte.  Homenaje, sentidas palabras, vuelta de hoja y a lo que sigue.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pero…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dice Eduardo Galeano que nadie se va del todo mientras haya alguien que lo nombre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Y decía el Viejo Antonio que la vida era un largo y complicado  rompecabezas que sólo se podía armar cuando los herederos nombraban al  finado.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Y Elías Contreras dice que la muerte necesita tener su tamaño, y  que sólo lo tiene cuando se pone al lado de una vida.  Y agrega que hay  que recordar, cuando se nos va un pedazo del corazón colectivo que  somos, que esa muerte fue y es una vida.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nombrando a Moisés y a Don Tomás, los traemos de nuevo, armamos el  rompecabezas de sus vida de lucha, y reafirmamos que, acá abajo, una  muerte es sobre todo una vida.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;-*-&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;V.- Hasta luego.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Don Luis:&lt;br /&gt;Creo que con esta misiva damos por terminada nuestra participación  en este provechoso (lo fue para nosotros) intercambio de ideas.  Al  menos por ahora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La pertinencia de las ventanas y puertas que se abrieron con el ir y  venir de sus ideas y las nuestras, es algo que, como todo acá, se irá  acomodando en geografías y calendarios aún por definirse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Agradecemos de todo corazón el acompañamiento de las plumas de  Marcos Roitman, Carlos Aguirre Rojas, Raúl Zibechi, Arturo Anguiano,  Gustavo Esteva y Sergio Rodríguez Lazcano, así como a la revista  Rebeldía, que fue la anfitriona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con estos textos, ni ellos, ni usted, ni nosotros, buscamos votos, seguidores, feligreses.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buscamos (y creo que encontramos) mentes críticas, alertas y abiertas.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ahora arriba seguirá el estruendo, la esquizofrenia, el fanatismo,  la intolerancia, las claudicaciones disfrazadas de táctica política.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Luego vendrá la resaca: la rendición, el cinismo, la derrota.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abajo sigue el silencio y la resistencia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siempre la resistencia…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vale Don Luis.  Salud y que sean vidas las que las muertes nos hereden.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Desde las montañas del Sureste Mexicano.&lt;br /&gt;Subcomandante Insurgente Marcos.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;México, Octubre-Noviembre del 2011.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;VI. LA P.D. ATACA DE NUEVO.-&lt;/strong&gt; No íbamos a decir nada.   No porque no tuviéramos nada qué decir, sino porque quienes ahora se  indignan con justicia contra la calumnia iletrada, nos calumniaron hasta  cerrarnos los puentes hacia otros corazones.  Ahora, pequeños nosotros y  pequeña nuestra palabra, sólo unos cuantos, algunos de esos empecinados  que suelen ser quienes echan a andar la rueda de la historia, buscan  nuestro pensamiento, nos buscan, nos nombran, nos llaman.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No íbamos a decir nada, pero…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno de los 3 bribones que habrán de disputarse el trono sobre los  escombros de México, ha venido a nuestras tierras a demandarnos  silencio.  Es el mismo que no acaba de madurar y reconocer sus errores y  tropiezos.  El mismo que encabeza un grupo ávido de poder, pleno de  intolerancia, que buscó, busca y buscará la responsabilidad de sus  torpezas y esquizofrenias en otros.   Con un discurso más cercano a Gaby  Vargas y a Cuauhtémoc Sánchez que a Alfonso Reyes, ahora predica y  fundamenta sus ambiciones en el amor… a la derecha.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;¿Aquellos que le criticaron a Javier Sicilia sus muestras de afecto  para con la clase política, criticarán ahora la “República Amorosa”?   ¿Esos que se sumaron y predicaron el que Televisa era el mal a vencer,  criticarán ahora el amoroso apretón de manos con el lacayo del horario  estelar?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;¿Escribirá ahora Octavio Rodríguez Araujo un artículo demandando  “congruencia, líder, congruencia”?  ¿John Ackerman le exigirá  radicalidad argumentando que eso es lo que la gente quiere y espera?   ¿El ciro-gómez-leyva de La Jornada, Jaime Avilés, lanzará a sus camisas  pardas de cal y canto a denunciarlo por negociar con los chuchos, los  empresarios, su odiado López Dóriga?  ¿El laura-bozzo de La Jornada,  Guillermo Almeyra, lo juzgará y condenará por colaboracionista entonando  el estribillo de “¡que pase el desgraciado!”?&lt;br /&gt;No, mirarán para otro lado.  Dirán que es una cuestión táctica, que  está usando eso para ganar votos con la clase media.  Bien, así que  nada es lo que parece: el plantón de Reforma no fue para exigir el  recuento de votos que hubiera hecho evidente el fraude, sino para que la  gente no se radicalizara; las críticas a Televisa no fueron para  denunciar el poder de los monopolios mediáticos, sino para que se le  abrieran los espacios de esa empresa (y ser de nuevo su cliente en los  spots electorales).  ¿Qué sigue? ¿Las brigadas juntando recursos para el  teletón?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pero nosotros podríamos entender que él esté sólo siguiendo una  táctica (torpe e ingenua, según nosotros, pero una táctica).  Que no  crea en serio que los empresarios lo van a apoyar, que los chuchos no lo  van a traicionar, que el PT y el Movimiento Ciudadano son partidos de  izquierda, que Televisa está cambiando, que su interlocutor privilegiado  en Chiapas debe ser el priismo (como antes lo fue el sabinismo).   Incluso que crea que es más inteligente que todos ellos y que los va a  embaucar a todos simulando que les sirve, o intercambiando usos y  costumbres en el imposible juego político de “todos ganan” y “amor y  paz”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ok, es una táctica… o una estrategia (de todas formas no entienden  lo que es una y otra cosa).  Lo que se constata es que él suma a su  derecha (desertores del PAN incluidos) y que nada aparece a su  izquierda.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sigue los mismos pasos de su antecesor, Cuauhtémoc Cárdenas  Solórzano, que se acomidió con los poderosos, apostando a que las  izquierdas no tendrían más remedio que apoyarlo “porque no hay otra  cosa”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ok de nuevo, estrategia o táctica, ya lo explicarán los moneros  en sus talleres.  Nosotros sólo preguntamos: ¿cuándo, en México, le ha  dado resultado positivo a la izquierda el correrse a la derecha?   ¿Cuándo el ser serviles con los poderosos ha ido más allá de  divertirlos?  Cierto, los “chuchos” pueden dar cuenta del éxito de esa  táctica política (¿o estrategia?), pero no se trata de transitar el  mismo camino… ¿o sí?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mientras tanto, el grupo porril ilustrado que lo promueve seguirá  haciendo malabares para justificar el cambio de rumbo… o apostarán a la  desmemoria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;De todas formas, no faltará a quien culpar del tercer lugar, ¿no?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vale de nuevo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;El Sup fumando y esperando el alud de calumnias que, en nombre de  la “libertad de expresión” y sin derecho a réplica, prepara la oposición  de arriba.  &lt;br /&gt;&lt;div class="addtoany_share_save_container"&gt;&lt;div class="a2a_kit a2a_target addtoany_list" id="wpa2a_1"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-8321534195016775180?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/8321534195016775180'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/8321534195016775180'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/12/messico-sci-marcos-una-muerte-o-una.html' title='Messico - SCI Marcos. UNA MUERTE… O UNA VIDA'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-l1igDTSgXzw/TuHwm5t_oKI/AAAAAAAACgA/WHvXyV84M1s/s72-c/sub_marcos.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-349201498037572825</id><published>2011-12-09T15:59:00.000+01:00</published><updated>2011-12-09T15:59:23.470+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Kurdistan'/><title type='text'>Kurdistan - Dalla delegazione italiana al processo di Diarbakyr</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-D_GfD_rYeBA/TuIh_HltG1I/AAAAAAAACgg/Y8xdBoM7Spg/s1600/Ritaglio_005.bmp" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="73" src="http://4.bp.blogspot.com/-D_GfD_rYeBA/TuIh_HltG1I/AAAAAAAACgg/Y8xdBoM7Spg/s320/Ritaglio_005.bmp" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Comic Sans MS'; font-size: 11pt;"&gt;&lt;b&gt;Udienza del 6.12. 2011&lt;/b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Comic Sans MS'; font-size: 11pt;"&gt;Alla 28^ udienza del processo che si tiene al Tribunale Penale di Diarbakyr sono presenti solamente&amp;nbsp; sei imputati.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Comic Sans MS'; font-size: 11pt;"&gt;Alla 19^ udienza&amp;nbsp; la Corte ha deciso di non far partecipare i 151 imputati, ma solamente sei per volta.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Comic Sans MS'; font-size: 11pt;"&gt;L’odierna udienza&amp;nbsp; inizia con la comunicazione della Corte di voler spostare il processo in altra città per motivi di sicurezza. Gli avvoati si sono opposti sottolineando: che gli imputati sono da 32 mesi&amp;nbsp; detenuti, che in 28 udienze &amp;nbsp;non sono stati sentiti, che alla 19^ udienza, senza giusta motivazione, è stata disposta la comparizione solamente di sei imputati per volta. Tutto ciò è una grave violazione dei diritti umani.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Comic Sans MS'; font-size: 11pt;"&gt;La motivazione addotta di non voler far stancare gli imputati è risibile, loro hanno diritto di essere presenti in aula, hanno diritto di parlare la loro lingua, per 27 udienze la Corte ripete le stesse motivazioni come un clichè.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Comic Sans MS'; font-size: 11pt;"&gt;La modalita stessa in cui si svolge il processo&amp;nbsp; è già una punizione per gli imputati, la Corte ha &amp;nbsp;denunciato 100 avvocati ed il Baro di Diarbakyr.&amp;nbsp; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Comic Sans MS'; font-size: 11pt;"&gt;L’avvocato presidente del Baro di Diarbakyr esordisce: “Siamo qui per svolgere la nostra difesa o solamente&amp;nbsp; per &amp;nbsp;formalità? Così si viola non solo la legge ma anche &amp;nbsp;il ruolo degli avvocati, ruolo riconosciuto dall’ONU, dobbiamo quì difendere anche i principi del processo, ogni imputato ha diritto di scegliere il proprio avvocato, voi avete violato anche questo principio denunciando 150 avvocati ed imponendo ali imputati avvocati da voi scelti. Gli avvocati difendono i diritti &amp;nbsp;umani, &amp;nbsp;vogliamo fare il processo liberamente, abbiamo diritto di incontrare i nostri assistiti, questo processo è anche contro i principi forensi e deve svolgersi regolarmente. ”La difesa si oppone allo spostamento del processo in altra sede insistendo sulla mancanza dei motivi di sicurezza, la responsabilità della lunghezza del processo non è&amp;nbsp; da addebitarsi agli avvocati e agli imputati: essi non temono di andare in altro tribunale ma la cosa e’ palesemente illogica.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Comic Sans MS'; font-size: 11pt;"&gt;Per&amp;nbsp; molte udienze gli avvocati per protestare contro la decisione di far comparire solamente 6 imputati alla volta non sono andati in udienza, ma oggi c’erano tutti ed hanno presentato&amp;nbsp; delle difese scritte.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Comic Sans MS'; font-size: 11pt;"&gt;Il tribunale ha deciso di passare alla fase istruttoria, di leggere le intercettazioni telefoniche in aula, ma gli avvocati pretendono che , come previsto dal codice, prima si debbano interrogare gli imputati, ma&amp;nbsp; questi ultimi parlano in kurdo. &amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Comic Sans MS'; font-size: 11pt;"&gt;La corte riunita in camera di consiglio ha deciso di mantenere il processo a Diarbakyr, il processo va avanti per ore senza che nulla cambi: gli imputati vogliono e tentano di parlare in kurdo, il Giudice li mette a tacere, gli avvocati insistono nel pretendere la presenza in aula di tutti gli imputati e che siano prima sentiti, e poi passare alle prove. Dopo l’interruzione per il pranzo, il processo riprende.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Comic Sans MS'; font-size: 11pt;"&gt;I giudici decidono che alla fine dell’udienza diranno se gli imputati potranno essere presenti in aula, tutti contemporaneamente. E’, infatti, per decisione della Corte che gli imputati non vengono tradotti dal carcere per partecipare al processo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Comic Sans MS'; font-size: 11pt;"&gt;Viene letta una deposizione fatta da un imputato dinanzi al Pubblico Ministero dopo l’arresto; è stata scritta in turco e in curdo, ma i giudici leggono solo la traduzione in turco, a causa della questione che è centrale per il processo. Gli imputati chiedono insistentemente di poter difendersi nella loro lingua madre. Ma i giudici non lo consento ed hanno deciso di andare avanti con il processo, omettendo di interrogare gli imputati. Questo è stato un altro punto di scontro con i&amp;nbsp; difensori che hanno chiesto ancora una volta di esaudire la richiesta degli imputati.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Comic Sans MS'; font-size: 11pt;"&gt;L’imputato di cui stanno leggendo la deposizione, lamenta, anche, che sono state estratte alcune frasi dalle intercettazioni e sono usate dall’accusa, senza considerarne il contesto. Inoltre le traduzioni non sono fatte da un interprete ufficiale, bensì dalla Polizia, che ha interpretato le telefonate, in lingua Kurda, arbitrariamente, senza trascrivere la versione in lingua originale. Pertanto viene rifiutata l’accusa e gli avvocati&amp;nbsp; insistono per una traduzione con interprete.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Comic Sans MS'; font-size: 11pt;"&gt;I giudici continuano a leggere le deposizioni e le traduzioni delle intercettazioni, senza dar conto delle richieste dei difensori e degli imputati. Uno degli avvocati, rivolgendosi ai giudici, ricorda loro che il governo turco, a distanza di oltre 70 anni ha dovuto chiedere scusa per il genocidio di un popolo (gli Armeni) e che il loro atteggiamento rischia di dover far chiedere ancora scusa, forse tra 50 anni, &amp;nbsp;per quanto accade oggi, anche&amp;nbsp; in queste aule.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Comic Sans MS'; font-size: 11pt;"&gt;Alle proteste di un altro imputato, che vuole parlare in Curdo, i giudici confermano la loro volontà di proseguire solo in lingua turca, né valgono le proteste quando gli imputati riferiscono che il testo in turco non corrisponde a quello in curdo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Comic Sans MS'; font-size: 11pt;"&gt;Il Presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Diyarbakir, Emin Aktar, interviene a più riprese in nome di tutto il collegio di avvocati per ribadire che l’azione dei giudici è illegittima, contraria a quanto disposto dal Codice di procedura penale e che, sicuramente, il loro comportamento e quanto decideranno al di fuori della legalità, un giorno sarà annullato da altri giudici come loro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Comic Sans MS'; font-size: 11pt;"&gt;Il problema principale, inoltre, è quello che, mentre i giudici conducono il processo ignorando le richieste della difesa, gli imputati sono in carcere da 32 udienze a causa di accuse non provate e che oggi vengono ancora una volta assunte illegittimamente, come le deposizioni che continuano ad essere lette nonostante gli imputati ne rifiutino la paternità &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Comic Sans MS'; font-size: 11pt;"&gt;Il presidente della Corte si cimenta anche in battute spiritose, nonostante la drammaticità delle circostanze: in aula sono presenti i familiari dei detenuti e le delegazioni di Paesi europei, quali due deputati Baschi, due deputati svedesi e numerosi avvocati, dall’Italia e dall’Olanda.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Comic Sans MS'; font-size: 11pt;"&gt;Il giudice fa anche riferimento alla numerosa delegazione italiana, dicendo che anche lui non conosce l’italiano eppure li ha fatti essere presenti, riferendosi ai curdi che negano di potersi difendere in lingua turca (sic!).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Comic Sans MS'; font-size: 11pt;"&gt;L’udienza si avvia al termine verso le 18, quando gli avvocati chiedono di decidere sull’introduzione, negli atti del processo, delle deposizioni in lingua curda e, invece, i giudici, con un’Ordinanza, decidono di non accettare la richiesta, riservandosi di decidere sulla traduzione delle stesse.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Comic Sans MS'; font-size: 11pt;"&gt;I giudici continuano ad ignorare le richieste degli imputati e continuano con la lettura di intercettazioni tradotte illegittimamente, come quelle tra un imputato e il proprio fratello o la moglie, non tralasciando anche “messaggini” telefonici che un imputato non riconosce come propri.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Comic Sans MS'; font-size: 11pt;"&gt;Viene, poi, letta una petizione degli imputati detenuti e non portati in udienza, che chiedono di presenziare al processo e un’altra di detenuti trasferiti a Bingol che chiedono di essere riportati a Diyarbakir.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Comic Sans MS'; font-size: 11pt;"&gt;Gli avvocati insistono nella richiesta di rendere liberi i detenuti, essendo passati&amp;nbsp; 24 mesi dall’inizio del processo, senza che si sia andati avanti e dichiarano che considerano manovre dilatorie quelle dei giudici che non decidono sulle richieste e sulle istanze degli imputati.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Comic Sans MS'; font-size: 11pt;"&gt;Ma oggi la giornata si conclude con due vittorie, poiché alla decisione di non spostare il processo in un’altra città, si aggiunge quella della fine del processo, quando i giudici decidono che alla prossima udienza del 12 dicembre concederanno a tutti gli imputati di essere presenti. Una buona, anche se faticosa giornata, che soddisfa le richieste degli avvocati, degli imputati e anche delle delegazioni presenti!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-349201498037572825?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/349201498037572825'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/349201498037572825'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/12/kurdistan-dalla-delegazione-italiana-al.html' title='Kurdistan - Dalla delegazione italiana al processo di Diarbakyr'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-D_GfD_rYeBA/TuIh_HltG1I/AAAAAAAACgg/Y8xdBoM7Spg/s72-c/Ritaglio_005.bmp' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-1736310486422594165</id><published>2011-12-09T11:58:00.000+01:00</published><updated>2011-12-09T11:58:20.649+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Messico-Chiapas'/><title type='text'>Messico - Previsioni per il 2012</title><content type='html'>&lt;div class="entry"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-DwZBmy6Iovo/TuHpt6uqxMI/AAAAAAAACf4/lk85GIYHrK8/s1600/Ritaglio_001.bmp" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="194" src="http://2.bp.blogspot.com/-DwZBmy6Iovo/TuHpt6uqxMI/AAAAAAAACf4/lk85GIYHrK8/s320/Ritaglio_001.bmp" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;Los de Abajo&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;Previsioni per il 2012&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;em&gt;Gloria Muñoz Ramírez&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;Un esempio di cosa potrebbe succedere nel 2012 è accaduto domenica scorsa  nella comunità purépecha di Cherán, durante le elezioni per governatore, sindaci  e deputati locali dello stato di Michoacán. L’intera comunità ha deciso in  assemblea di non partecipare al voto, perché, hanno detto in un comunicato, ci  siamo resi conto che i partiti politici non fanno altro che creare divisioni  nella società e dare briciole a simpatizzanti e militanti; e che questi  riempiono le loro tasche per recuperare molto più del denaro spese nelle  campagne elettorali, perché molte volte superano il limite autorizzato dagli  organismi elettorali.&lt;br /&gt;Dal 15 aprile scorso Cherán rappresenta una delle resistenze più emblematiche  contro il crimine organizzato e, soprattutto, contro le istituzioni dei tre  livelli di governo che, per omissione o coinvolgimento, hanno agito in  complicità con la delinquenza che opera impunemente in questa regione della  meseta purépecha. Non è poco quello che hanno ottenuto in questa comunità in  questi sette mesi, perché anche se i governi statale e federale non hanno  risposto alla loro richiesta di garantire la sicurezza della popolazione ed  impedire il disboscamento clandestino dei suoi boschi, le ed i  &lt;em&gt;comuneros&lt;/em&gt; lavorano alla ricostituzione dell’organizzazione comunitaria,  affrontando di giorno in giorno la sfide di decidere il proprio destino.&lt;br /&gt;Mentre i tre principali partiti: PAN, PRI e PRD litigano per il risultato  elettorale che ha relegato all’ultimo posto il PRD, che dal 2001 era al governo  da uno dei suoi principali bastioni, la comunità di Cherán si è trincerata nel  suo territorio e non ha permesso l’ingresso della macchina elettorale perché, ha  denunciato “i partiti politici corrotti lavorano solo a beneficio dei ricchi,  mentre a noi, i poveri, ci porta… la crisi”.&lt;br /&gt;Bisogna dire che il Tribunale Elettorale Giudiziario della Federazione aveva  dato parere favorevole a che la popolazione eleggesse il suo sindaco col metodo  dei suoi usi e costumi; ma la scelta di deputati e governatore doveva passare  per la via elettorale. Questo è stato respinto dall’assemblea che ha deciso, al  posto delle elezioni, di rafforzare la sicurezza della comunità e continuare la  procedura di elezione delle sue autorità secondo le proprie regole.&lt;br /&gt;Al terminare della giornata, accompagnata da una brigata dell’Altra Campagna  e dai mezzi di comunicazione alternativi che hanno realizzato una copertura  eccezionale, i c&lt;em&gt;omuneros &lt;/em&gt;di Cherán hanno dichiarato che non  abbasseranno la guardia né si daranno per vinti, perché “crediamo che la nostra  lotta è giusta e soprattutto necessaria, perché non potevamo continuare a vivere  con la paura”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;traduzione&amp;nbsp;(Traduzione “Maribel” – Bergamo)&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-1736310486422594165?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/1736310486422594165'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/1736310486422594165'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/12/messico-previsioni-per-il-2012.html' title='Messico - Previsioni per il 2012'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-DwZBmy6Iovo/TuHpt6uqxMI/AAAAAAAACf4/lk85GIYHrK8/s72-c/Ritaglio_001.bmp' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-6361931999969032074</id><published>2011-07-26T11:55:00.002+02:00</published><updated>2011-07-26T11:55:54.905+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stati Uniti'/><title type='text'>Stati Uniti - Il cielo chiuso per Raquel Gutierrez Aguilar.</title><content type='html'>&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="date"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="LEFT"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #003366;"&gt;&lt;span style="font-family: Lucida Sans,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Mercoledì 20 luglio il volo di linea 033 di AereoMexico-Alitalia sorvolando gli Stati Uniti è stato costretto a fare dietro front e ad atterrare di nuovo a Monterrey, in Messico. Le autorità del governo a stelle e strisce hanno chiuso &amp;nbsp;lo spazio aereo perché secondo loro a bordo si trovava una feroce terrorista: la scrittrice messicana Raquel Gutierrez Aguilar. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT"&gt;&lt;a href="http://www.globalproject.info/public/resources/images/small/index_11.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Raquel Gutierrez Aguilar. " border="0" height="239" src="http://www.globalproject.info/public/resources/images/small/index_11.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=2437869392195322747&amp;amp;postID=6361931999969032074" name="OBJ_PREFIX_DWT43"&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: #003366;"&gt;&lt;span style="font-family: Lucida Sans,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Raquel è stata una delle voci più limpide e geniali della Guerra dell’acqua di Cochabamba del 2000. In Messico è ricercatrice all’Università messicana autonoma di Puebla. &lt;br /&gt;Ha scritto libri bellissimi tra cui Los ritmos del Pachakuti, sui movimenti boliviani dal 2000 ad oggi.&lt;br /&gt;Con l’associazione Yaku nel 2009 ha pubblicato “La Rivoluzione dell’acqua. La Bolivia che ha cambiato il mondo” e con noi ha partecipato insieme ad Oscar Olivera e John Holloway a una serie di incontri organizzati per presentare il libro in varie città del nostro Paese. Da Trento a Roma.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT"&gt;&lt;span style="color: #003366;"&gt;&lt;span style="font-family: Lucida Sans,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;In questi giorni doveva recarsi a Cortona per un importante seminario sull’America Latina organizzato dalla Fondazione Neno Zanchetta. Aveva, per questo, comprato un biglietto dall’Alitalia e attraverso la linea AereoMexico avrebbe dovuto viaggiare per raggiungerci di nuovo in Italia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT"&gt;&lt;span style="color: #003366;"&gt;&lt;span style="font-family: Lucida Sans,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;E’ stata fermata nei cieli degli Stati Uniti con un atto di intollerabile violenza e arbitrarietà. Ma che è anche sintomo della estrema debolezza di un sistema che teme persino che alcune “riflessioni” circolino a migliaia di metri sopra le proprie città.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #003366;"&gt;&lt;span style="font-family: Lucida Sans,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Potranno chiudere i cieli e impedire ai loro aerei di trasportarci. Ma le nostre idee, i nostri sogni, come la limpida genialità di Raquel, troveranno sempre un modo “altro” per incontrarsi. E come aquile attraverseranno gli oceani. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #003366;"&gt;&lt;span style="font-family: Lucida Sans,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Yaku&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT"&gt;&lt;span style="color: #003366;"&gt;&lt;span style="font-family: Lucida Sans,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Riportiamo di seguito il comunicato della Fondazione Neno Zanchetta.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT"&gt;&lt;a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=2437869392195322747&amp;amp;postID=6361931999969032074" name="OBJ_PREFIX_DWT44"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=2437869392195322747&amp;amp;postID=6361931999969032074" name="OBJ_PREFIX_DWT45"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=2437869392195322747&amp;amp;postID=6361931999969032074" name="OBJ_PREFIX_DWT46"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=2437869392195322747&amp;amp;postID=6361931999969032074" name="OBJ_PREFIX_DWT47"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=2437869392195322747&amp;amp;postID=6361931999969032074" name="OBJ_PREFIX_DWT48"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=2437869392195322747&amp;amp;postID=6361931999969032074" name="OBJ_PREFIX_DWT49"&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="color: #003366;"&gt;&lt;span style="font-family: Lucida Sans,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;DENUNCIAMO UN GRAVISSIMO ATTO DI ARROGANZA E DI STUPIDITA' DELLE AUTORITA' DEL TRAFFICO AEREO STATUNITENSE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mercoledì 20 luglio 2011 Raquel Gutierrez Aguilar, messicana, insegnante all'Università Autonoma di Città del Messico, stava viaggiando sulla poltroncina 17J del volo 033 di Aero Mexico delle 22,35 ora locale effettuato per conto della&lt;br /&gt;compagnia aerea Alitalia &amp;nbsp;da Città del Messico a Barcellona, per proseguire poi con un volo Alitalia per Roma &amp;nbsp;per partecipare al Seminario "America Latina ma non solo" organizzato a Cortona dal 22 al 24 luglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poco dopo la mezzanotte il comandante dell'aereo annunciava ai passeggeri che l'aereo sarebbe tornato a Monterrey perché lo spazio aereo statunitense era stato chiuso e necessitava fare un rifornimento supplementare di carburante per riprendere il volo attraverso un altro percorso più lungo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arrivato a Monterrey alle ore 1 del 23 luglio Raquel Gutierrez è stata invitata a presentare i propri documenti e una volta identificata da una hostess a scendere dall'aereo in quanto "il governo degli Stati Uniti aveva negato il passaggio nel suo spazio aereo a causa della sua presenza a bordo".&lt;br /&gt;Una volta discesa Raquel Gutierrez è stata presa in consegna in modo intimidatorio dalla polizia federale e accompagnata negli uffici dell'aeroporto mentre funzionari della compagnia aerea assicuravano che avrebbero cercato un altro volo su un diverso tragitto per farla giungere in altro modo a Barcellona. A tal fine è stata riaccompagnata con altro volo a Città del Messico dove ore dopo veniva informata che in ogni caso non potevano garantire il suo arrivo a destino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Notare che l'aereo di Alitalia/Aero Mexico avrebbe sorvolato, senza farvi scalo, il cielo degli Stati Uniti ad una altezza di 30.000 piedi. Alitalia subito contattata in Italia, non appena abbiamo avuto da Raquel Gutierrez via mail notizia dell'accaduto, comunicava di non avere ancora notizie in proposito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stiamo chiedendo alle due compagnie aeree Aero Mexico e Alitalia di fornire&lt;br /&gt;spiegazioni su cosa sia accaduto al passeggerò del posto 17J che partito da Città del Messico non è arrivato a Barcellona e inoltreremo regolare protesta al consolato statunitense di Firenze chiedendo adeguate spiegazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiunque voglia esprimere la sua solidarietà e il suo sdegno può inviare una mail ad&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:aldozan@teletu.it" target="_blank"&gt;aldozan@teletu.it&lt;/a&gt;&amp;nbsp;per supportare la richiesta di spiegazioni e a &lt;br /&gt;&lt;a href="mailto:hombresymujeres.agraviados@gmail.com" target="_blank"&gt;hombresymujeres.agraviados@gmail.com&lt;/a&gt;&amp;nbsp;per esprimere la bpropria solidarietà a&lt;br /&gt;Raquel, scrivendo eventuali ulteriori commenti sul blog &lt;a href="http://agraviosgringosnongratos.blogspot.com/" target="_blank"&gt;http://agraviosgringosnongratos.blogspot.com/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Naturalmente Raquel ha tenuto la sua lezione al seminario via skype, dimostrando tutta l'arroganza e stupidità delle autorità statunitensi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aldo Zanchetta&lt;br /&gt;Responsabile del seminario "America latina ma non solo"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con preghiera di massima diffusione ai mezzi di comunicazione e all'opinione&lt;br /&gt;pubblica&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="LEFT"&gt;&amp;nbsp;&lt;span style="font-family: Lucida Sans,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="color: #003366;"&gt;&lt;i&gt;Roma &amp;nbsp; 25 luglio 2011 &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-6361931999969032074?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/6361931999969032074'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/6361931999969032074'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/07/stati-uniti-il-cielo-chiuso-per-raquel.html' title='Stati Uniti - Il cielo chiuso per Raquel Gutierrez Aguilar.'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-1417745392575830379</id><published>2011-07-26T11:42:00.000+02:00</published><updated>2011-07-26T11:42:57.837+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Europa'/><title type='text'>Norvegia - Quel paese ignoto nel mondo globale</title><content type='html'>&lt;div class="leftCover"&gt;&lt;div class="boxContent"&gt;&lt;div class="imageSingle small"&gt;   &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="author"&gt;&lt;a href="http://www.globalproject.info/public/resources/images/small/Processo-norvegia-strage-Utoya_picnik-638x425.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Norvegia" border="0" height="212" src="http://www.globalproject.info/public/resources/images/small/Processo-norvegia-strage-Utoya_picnik-638x425.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;di Marco D'eramo&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="date"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="text"&gt;Più il mondo è globalizzato, più la comunicazione è istantanea, più il  flusso delle notizie è impetuoso e meno sappiamo dei paesi accanto:  proprio come la vita dei nostri vicini di casa scorre parallela alla  nostra, ma separata, ignota e incomunicante, così avviene per le realtà  sociali: con i suoi 92 morti, la duplice strage di venerdì in Norvegia  ne è la riprova più feroce.&lt;br /&gt;La stessa facilona superficialità con cui  abbiamo potuto oscillare tra la pista islamica e quella dell'estrema  destra indigena la dice lunga sulla nostra ignoranza. Altrettanto  sintomatico è stato il coro su «l'innocenza perduta», come se a nord  della Germania qualcuno l'avesse prima mai trovata.&lt;br /&gt;Solo la nostra  totale incomprensione del mondo che ci circonda ci ha permesso da  vent'anni a questa parte di non chiederci nemmeno una volta come mai le  terre della mitica «socialdemocrazia nordica» avessero ripudiato con  tanta facilità la forma più vicina al paradiso terrestre che l'umanità  avesse mai conosciuto. E non è solo un modo di dire.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;Perché con la  loro protezione sociale, con il loro livello di uguaglianza nei salari,  con la gratuità di servizi di alta qualità per tutti, le  socialdemocrazie scandinave sono state quanto di più vicino a un modello  concretamente socialista che la terra abbia conosciuto nel XX secolo,  su questo non ci piove. Ma mai ci siamo interrogati su perché e per come  questo «modello scandinavo» si sia sgretolato in Svezia, in Finlandia,  in Olanda e in Danimarca quasi in contemporanea con il crollo del muro  di Berlino e con l'inglorioso autodissolvimento dell'Unione sovietica  (solo il petrolio del mare del Nord ha contrastato questa deriva in  Norvegia).&lt;br /&gt;Sia ben chiaro: anche 20 anni dopo aver intrapreso l'amara  cura liberista, questi paesi rimangono infinitamente più sociali di  quanto l'Italia si possa mai sognare in un prevedibile futuro (a meno di  insperate rivoluzioni). Ma non ci si è accesa una lampadina in testa  nemmeno quando, dopo l'11 settembre, proprio in questi paesi - e non  altrove - è apparsa per la prima volta una crociata anti-islamica: è in  Olanda che il regista Theo Van Gogh ha diretto il film Submission, per  cui è stato ucciso da un olandese di origine marocchina; è in Danimarca  che nel 2005 il quotidiano Jyllands-Posten ha pubblicato le 12 vignette  su Maometto che hanno fatto infuriare il mondo musulmano.&lt;br /&gt;Neanche  dopo i risultati elettorali dell'ultimo decennio abbiamo cercato di  capire. Abbiamo assistito all'ascesa dei partiti di estrema destra senza  domandarci come fosse possibile che la socialdemocrazia generasse i  suoi mostri, in una riedizione in piccolo de La dialettica  dell'illuminismo di cui parlavano Theodor Adorno e Max Horkheimer per  rendere conto dell'ascesa del nazismo. In Danimarca nelle elezioni del  2001 il Dansk Folkeparti (Partito del popolo danese) ottenne il 12 % dei  voti e 22 seggi; nel 2007 migliorò i suoi risultati con il 13,8 % dei  voti e 25 seggi (su 179), e poiché garantisce il governo fornendogli un  appoggio esterno, ne condiziona le politiche, in particolare quelle  migratorie. Stessa situazione in Olanda dove governa una coalizione di  centrodestra sostenuta dall'esterno dal Partij voor de Vrijheid (Partito  per la libertà) di Gert Wilders che nel 2010 ha ottenuto il 15,5% dei  voti e 24 seggi (su un totale di 150). In Svezia una coalizione di  centrodestra ottenne la maggioranza assoluta nel 2006: nel 2010 l'ha  persa, ma continua a governare grazie all'ascesa del partito di estrema  destra Sverigedemokraterna (Democrazia svedese) che per la prima volta è  riuscito con il 5,7% dei voti a superare lo sbarramento ed entrare in  parlamento con 20 seggi (su 349). In Finlandia quest'anno le elezioni di  aprile hanno registrato un progresso del partito xenofono e  antieuropeo, il Perussuomalaiset (Veri Finnici), che è balzato dal 4 al  19,1 % dei voti e da 5 a 39 seggi (su 190). E se la Norvegia sembra  andare in controtendenza, perché il partito laburista continua a  governarvi, in realtà alle elezioni del 2009 il centrodestra nel suo  complesso ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti e i partiti di  destra più estrema Høyre (Partito conservatore, letteralmente la  «Destra») e Framstegspartiet (Partito del Progresso) hanno guadagnato in  seggi e in voti. Da notare che il sospettato autore delle stragi di  Oslo e di Utoya, il 32-enne Anders Behring Breivik, è stato dal 1999 al  2004 membro della gioventù del Partito del Progresso, che poi ha  abbandonato accusandolo di «aver abbracciato il multiculturalismo».&lt;br /&gt;Eppure  noi sapevamo che i rapporti dei paesi nordici col nazismo non erano mai  stati innocenti quanto ci hanno voluto far credere. Le correnti di  simpatia per chi sosteneva la purezza della nordica razza ariana furono  meno marginali di quanto ci raccontassero. E il collaborazionismo con il  terzo Reich fu meno recalcitrante di quanto fu tramandato. Il nome  Quisling è diventato sinonimo di viceré servo dell'invasore, da quel  Vidkun Quisling che dal 1942 al 1945 governò la Norvegia in nome del  Führer. Anche in Olanda e negli altri paesi occupati la versione  postbellica edulcora non poco la realtà.&lt;br /&gt;Ma anche a prescindere da  quegli anni bui, un sospetto poteva venire dopo l'assassinio di Olof  Palme (1986), o anche dal diffondersi di fenomeni che mal quadravano con  lo stereotipo dell' innocenza e del paradiso socialdemocratico. Per  esempio, nel corso di ricerche sulle gangs americane, scoprii in Svezia e  Norvegia filiali di gangs di Chicago (a loro volta gang svedesi come  gli Original Gangsters di origine siriaca hanno filiali in Germania).  Altri indizi ci giungevano dalla letteratura gialla, come scrive qui  accanto Aldo Garzia, dagli svedesi Henning Mankell e Stieg Larsson, dal  norvegese Jo Nesbø, dall'islandese Arnaldur Indriðason. Tutti ci  mostrano società inquiete, irriconoscibili rispetto ai nostri  stereotipi. Basti pensare a un dettaglio: la Svezia è uno dei paesi più  ricchi al mondo, ma da una ventina di anni sono sempre più numerosi gli  svedesi che vanno a lavorare in Norvegia. E naturalmente, appena  appaiono come lavoratori immigrati, subito vengono connotati in termini  negativi: Bossi potrebbe imparare dalla nascita di un leghismo norvegese  anti-svedese.&lt;br /&gt;Il meccanismo della comunicazione globale ci impone -  per ieri e per oggi - le stragi di Utoya e Oslo con la loro disumana  violenza. Pronto a dirottarci domani verso una nuova strage, un nuovo  massacro, un altro tsunami che cancelleranno la memoria di questo  eccidio come un file da una penna di memoria flash. E invece dovremmo un  istante staccare la spina alla nostra tv satellitare, dovremmo  prenderci una «siesta digitale» come diceva El Pais qualche giorno fa e  cercare di ricostruire un background concettuale agli eventi che ci  vengono incessantemente imposti e subito sottratti. Pensarli  politicamente, cercare di capire quale nuova dialettica dell'illuminismo  ha portato una democrazia nordica a guardare esterrefatta i corpi  crivellati dei suoi adolescenti giacere inanimati su un'isola felice.&lt;br /&gt;«È  importante rimanere uniti e sostenerci a vicenda». Questo l'appello  lanciato ieri dal re di Norvegia, Harald V, all'indomani dei due  attacchi che hanno sconvolto il Paese, provocando la morte di almeno 90  persone. La loro morte, ha detto il monarca, è «una tragedia  incomprensibile». Il re di Norvegia, Harald V e la regina Sonia ieri si  sono recati in visita sull'isola di Utoya, teatro l'altro ieri della  sparatoria che ha provocato la morte di almeno 90 persone nel campo  estivo dei giovani militanti laburisti&lt;br /&gt;«La cronaca della follia umana  ci pone una volta di più di fronte alla sua orrenda manifestazione. E  mentre esprimiamo il nostro più sentito cordoglio e la vicinanza alle  famiglie delle giovani vittime a e tutto il popolo norvegese, non  possiamo fare a meno di esprimere una pacata protesta per l'ingiusto uso  di un aggettivo a rilevanza religiosa per qualificare il sospetto  autore della strage e per l'ulteriore tentativo di demonizzazione della  presenza islamica in Europa che si è perpetrato su molti media italiani»  si legge nella nota l'Unione delle Comunità islamiche in Italia.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-1417745392575830379?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/1417745392575830379'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/1417745392575830379'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/07/norvegia-quel-paese-ignoto-nel-mondo.html' title='Norvegia - Quel paese ignoto nel mondo globale'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-4085613552494082700</id><published>2011-07-26T11:40:00.001+02:00</published><updated>2011-07-26T11:40:47.404+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Medio Oriente'/><title type='text'>Israele - Proteste e accampamento contro il carovita</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style="border-collapse: separate; color: black; font-family: 'Times New Roman'; font-size: small; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma,Arial,sans-serif; font-size: 12px; text-align: left;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="leftCover" style="float: left; margin-bottom: 5px; margin-left: 0px; margin-right: 20px; margin-top: 2px;"&gt;&lt;div class="boxContent"&gt;&lt;div class="imageSingle small" style="background-color: #eeeeee; max-width: 234px; padding-bottom: 4px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 4px; text-align: center;"&gt;&lt;a class="nyroModal" href="http://www.globalproject.info/public/resources/images/max/housing-protest-rothschild.jpg" style="color: black; text-decoration: underline;" title="Tel Aviv - Proteste"&gt;&lt;img alt="Tel Aviv - Proteste" src="http://www.globalproject.info/public/resources/images/small/housing-protest-rothschild.jpg" style="border-bottom-style: none; border-color: initial; border-left-style: none; border-right-style: none; border-top-style: none; border-width: initial; vertical-align: middle;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="text" style="font-size: 15px; line-height: 1.7;"&gt;&lt;div style="margin-bottom: 6px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 6px;"&gt;Gli «indignados» di Tel Aviv resistono. L’accampamento di viale Rothschild non smobilita, nonostante le cariche della polizia a cavallo di sabato sera e le decine di fermi effettuati tra le oltre 20mila persone che hanno sfilato nelle vie del centro per protestare contro le «case d’oro», gli affitti stratosferici, il costo della vita insopportabile e a favore dell’aumento dei salari e di ciò che rimane dello stato sociale. Al contrario la mobilitazione si intensifica. Oggi centinaia di manifestanti hanno bloccato alcuni degli incroci stradali più trafficati a Tel Aviv e in altre città, come Haifa e Rosh Hain. Un campo di tende improvvisato è spuntato all’improvviso accanto alle Torri Azrieli mandando in tilt il traffico. Ma nessun taxista e automobilista ha protestato, il consenso alle iniziative degli indignati è ampio in tutto il paese. Tutti si sentono nella stessa barca.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 6px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 6px;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 6px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 6px;"&gt;&lt;b&gt;La mobilitazione&lt;span class="Apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;sembra espandersi di giorno in giorno e il premier Netanyahu, un convinto liberista in economia che ha contribuito in questi ultimi anni a smantellare lo stato sociale in Israele e ad accrescere la povertà, ora comincia a temere gli «indignados» che assicurano di voler restare a tempo indeterminato in strada, fino a quando le autorità non prenderanno provvedimenti concreti.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 6px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 6px;"&gt;«La casa e il pane non sono un lusso» scandivano&amp;nbsp; i manifestanti&amp;nbsp; sabato scorso mentre sfilavano lungo il centro della città. La risposta della polizia è stata violenta: cariche, arresti, manganellate. Ma l’accampamento non si muove e centinaia di persone, in molti casi intere famiglie, rimangono accampate a due passi da Piazza Habima.&lt;span class="Apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 6px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 6px;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="trattoDa" style="background-color: #f0f0f0; clear: left; float: left; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; margin-bottom: 5px; margin-right: 5px; margin-top: 5px; padding-bottom: 5px; padding-left: 5px; padding-right: 5px; padding-top: 5px; width: 150px;"&gt;&lt;div class="header" style="background-color: #dfdfdf; color: #d01d40; font-size: 11px; font-weight: bold; margin-bottom: 5px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;Tratto da:&lt;/div&gt;&lt;div class="content" style="padding-bottom: 10px; padding-left: 2px; padding-right: 3px; padding-top: 2px;"&gt;Il Manifesto&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;h4 id="post-title"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/h4&gt;&lt;h4 id="post-title"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/h4&gt;&lt;h4 id="post-title"&gt;La polizia ieri sera ha caricato la manifestazione di oltre 20mila persone. Decine i contusi e gli arrestati. «Anarchici contro il muro» nell’accampamento degli «indignati» in via Rothschild sollevano anche la questione dei diritti dei palestinesi e dell’occupazione militare.&lt;/h4&gt;&lt;div style="margin-bottom: 6px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 6px;"&gt;Pestaggi, cariche della polizia a cavallo, una cinquantina di arresti e decine di contusi. Si è conclusa così la scorsa notte la marcia degli «indignados» di Tel Aviv che da diversi giorni occupano il boulevard Rotschild di fronte alla centrale Piazza Habima. E’ una lotta contro l’aumento degli affitti nella principale delle città israeliane, le disuguaglianze sociali e il carovita ormai insopportabile e che si è subito estesa ad altre altre località del paese. Alla manifestazione, alla quale hanno preso parte non meno di 20mila persone, si erano uniti ieri sera anche i medici della sanità pubblica ed ha rappresentato un salto di qualità della protesta che vede insieme israeliani di ogni tendenza politica, inclusa la sinistra radicale che nell’accampamento di boulevard Rotschild prova anche ad allagare i temi in discussione all’occupazione militare dei Territori e ai diritti negati ai palestinesi. «Facciamo fatica a coinvolgere gli accampati sul tema dell’occupazione militare e dell’apartheid ma ci stiamo provando e qualche risultato lo abbiamo raggiunto», ha spiegato a Nena News Neomi Lyth di “Anarchici contro il muro”.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 6px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 6px;"&gt;La mobilitazione sembra espandersi di giorno in giorno e il premier Netanyahu, un convinto liberista in economia che ha contribuito in questi ultimi anni a smantellare lo stato sociale in Israele e ad accrescere la povertà, ora comincia a temere gli «indignados» che assicurano di voler restare a tempo indeterminato in strada, fino a quando le autorità non prenderanno provvedimenti concreti. Il governo oggi ha dato la colpa delle “case d’oro” allo Stato che possiede gran parte delle terre (incluse quelle confiscate ai palestinesi dopo il 1948).&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 6px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 6px;"&gt;«La casa e il pane non sono un lusso» scandivano ieri i manifestanti mentre sfilavano lungo il centro della città. La risposta della polizia è stata violenta: cariche, arresti, manganellate. Ma l’accampamento non si muove e centinaia di persone, in molti casi intere famiglie, rimangono accampante a due passi da Piazza Habima.&lt;span class="Apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="trattoDa" style="background-color: #f0f0f0; clear: left; float: left; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; margin-bottom: 5px; margin-right: 5px; margin-top: 5px; padding-bottom: 5px; padding-left: 5px; padding-right: 5px; padding-top: 5px; width: 150px;"&gt;&lt;div class="header" style="background-color: #dfdfdf; color: #d01d40; font-size: 11px; font-weight: bold; margin-bottom: 5px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-align: left;"&gt;Tratto da:&lt;/div&gt;&lt;div class="content" style="padding-bottom: 10px; padding-left: 2px; padding-right: 3px; padding-top: 2px;"&gt;Nena News&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-4085613552494082700?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/4085613552494082700'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/4085613552494082700'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/07/israele-proteste-e-accampamento-contro.html' title='Israele - Proteste e accampamento contro il carovita'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-2057270256182103020</id><published>2011-07-13T09:32:00.000+02:00</published><updated>2011-07-13T09:32:43.851+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='EuroMediterraneo'/><title type='text'>Tunisia – Dopo la rivolta: orizzonti di autorganizzazione</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-V6toQ6QoTyw/Th1J1HDerxI/AAAAAAAACfo/h0ZqwxrfSA8/s1600/freedom_tunisia.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="188px" m$="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-V6toQ6QoTyw/Th1J1HDerxI/AAAAAAAACfo/h0ZqwxrfSA8/s320/freedom_tunisia.jpg" width="320px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;Incontro Euromediterraneo a Regueb&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cronaca di un viaggio, tanto più se il suo scopo principale è una conferenza, dovrebbe cominciare con i contenuti, e gli obiettivi raggiunti, o quantomeno le relazioni imbastite con le realtà. Tuttavia non sarebbe possibile comprendere questo viaggio senza far cenno al contesto in cui è avvenuto, ovvero Regueb e la Tunisia dopo la rivoluzione. Al contrario di altri contesti frequentati da Ya Basta! in questi anni, questo è un terreno ancora poco conosciuto, nonostante in questi mesi si siano succeduti i viaggi solidali della "società civile" europea in questa terra liberata dalla dittatura. Proverò dunque a tratteggiare i luoghi e le persone che abbiamo attraversato in quei pochi giorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;REGUEB – LUOGO DI RIVOLTA, LUOGO DI MEMORIA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arrivando a Regueb quello che stupisce è soprattutto l’aria di normalità. E’ questa una cittadina come tante altre incontrate lungo la via, un agglomerato urbano di modeste dimensioni che sorge ai lati della strada nazionale. I negozi, gli uffici pubblici ed i numerosi caffè sono tutti qui, oltre il marciapiede. Il centro non è piazza, ma una rotatoria dove spicca un piccolo monumento somigliante a quello della piazza della Kasba a Tunisi. Ed è proprio qui che sfilarono mesi addietro le manifestazioni di protesta, è questo il teatro degli scontri contro la polizia, il luogo di un presidio indetto dopo che cinque manifestanti furono uccisi dai loro fucili il 9 gennaio, un atto di disobbedienza civile totale, unico nel suo genere, in tutta la Tunisia. Spazio di vita pubblica, di lotta e resistenza, non sorprende che questa strada sia diventata il principale luogo della memoria della rivoluzione. Sui muri dei palazzi pubblici campeggiano murales e graffiti che raffigurano la liberazione. Sulla mura del palazzo del prefetto i cinque volti stilizzati dei martiri, così come vengono chiamati coloro che furono uccisi durante la rivoluzione. I loro nomi sono commemorati in una lastra di marmo issata nel monumento della rotatoria.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;La riappropriazione fisica e simbolica dei luoghi e della resistenza e della memoria continua all’interno della Casa della Cultura, un luogo liberato dove si organizzano le attività delle organizzazioni di Regueb, comprese la conferenza a cui parteciperemo. Le si vuol cambiar nome, Casa del Popolo, ci dicono. Le decorazioni degli interni sono d’altra parte già radicalmente cambiate. I volti dei martiri ricorrono ovunque, anche sullo striscione che pende dal tavolo dei relatori: “Sempre fedeli ai nostri martiri”. Il corridoio adiacente la sala civica è tappezzato di fotografie delle giornate di protesta. Parlano un linguaggio visuale a noi familiare, e sicuramente familiare a coloro abituati a immigin(ar)i dell’intifada palestinese: ci troviamo ad annuire e fare paragoni mentre osserviamo immagini di lanci di pietre, rilanci di lacrimogeni, volti di giovani coperti, e così via. Lo stanzino in fondo al corridoio è adibito a museo della rivoluzione; raccoglie su un tavolo le suppellettili di quelle giornate, da un lato le pietre dei manifestanti, dall’altro le armi usate dai poliziotti - vari tipi di lacrimogeni, proiettili di gomma e…proiettili veri per armi automatiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’unico simbolo della vecchia Tunisia che è rimasto è forse la bandiera tunisina, che ritroviamo anch’essa ovunque, nella Casa come nelle strade. Ma dietro l’apparente continuità si cela un nuovo significato. Non è una semplice icona del senso nazionale e patriottico, ma il simbolo dell’unione del popolo nella lotta, un popolo in grado dunque di superare il fazionalismo utilizzato dal regime Ben Ali per governarlo, e liberarsi dell’oppressore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;ESPERIMENTI DI AUTO-ORGANIZZAZIONE&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Regueb non troviamo solo commemorazione della rivolta, ma si lavora per costruire oltre, o nelle parole di alcuni “per fare della rivolta una rivoluzione vera”. I Reguebiens si son dati forme di organizzazione impossibili persino da pensare prima. Macchiata di sangue omicida, la stazione di polizia è stata semplicemente abbandonata dopo la caduta del regime, ed è chiusa da allora. I cittadini l’hanno sostituita siglando un patto sociale esplicito tra di loro per mantenere la solidarietà e l’ordine pubblico. Pare che la piccola criminalità sia addirittura diminuita da allora. Le (nuove) associazioni ed i partiti (alcuni clandestini durante Ben Ali) hanno tenuto lunghe riunioni per nominare un nuovo consiglio municipale fatto di tecnici e di persone che godono di appoggio trasversale, in grado di guidare la cittadina nella transizione. Anche le unioni degli agricoltori (una sorta di consorzi agrari che distribuiscono prodotti sovvenzionati e regolano i prezzi di vendita) sono state trasformate in consigli direttivi formati da piccoli e medi agricoltori dei distretti di competenza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La rivoluzione dei gelsomini ha fatto, dunque, sorgere nuovi esperimenti di organizzazione volti ad allargare la partecipazione, ad assicurare una maggiore democrazia e la trasparenza nei processi decisionali. Il lavoro è appena cominciato, ovviamente, ed i punti interrogativi sono tanti. Nessuno pensa a Regueb come un’isola felice nel panorama tunisino. I dubbi sul post-rivoluzione che attraversano la popolazione tunisina riecheggiano anche qui. Ad alcuni pare che la proliferazione di partiti e associazioni minacci quello spirito di unità, e abbiano il sapore amaro della balcanizzazione. Molti militanti ci dicono che lo spauracchio del vuoto di potere, e l’ombra dell’islamismo, a dire il vero poco credibile, è stata sufficiente a facilitare un processo di normalizzazione che soffoca lo spirito rivoluzionario. Gli scontri tra fazioni opposte, anche se minoritarie, ed il ritorno del polso duro della polizia, hanno fatto il resto nell’opinione pubblica. Il clima politico è quello di attesa per le sorti del processo elettorale, rinviato ad ottobre. Anche a Tunisi alcuni militanti ci avvertono che è in atto una costruzione fortemente retorica di uno scenario in cui islamisti e radicali (tra cui i comunisti) si scontrano, uno scenario tutto a favore delle forze che si presentano come moderate, tra i quali gli esponenti dell’ex-regime ora riciclatisi sotto nuove bandiere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;LA CONFERENZA: I TEMI PRINCIPALI&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al di là della complessa situazione nazionale, che non solo noi in quanto persone poco addentro le dinamiche nazionali, ma anche molti Tunisini, faticano ad interpretare, a Regueb ci si interroga anche in altri sensi. La conferenza Euromediterranea si pone l’obiettivo di navigare verso ‘nuovi orizzonti’, uno sforzo di immaginazione richiesto dalla situazione tunisina e nord-africana, così come da quella europea. Orizzonti, come abbiamo detto, perturbati, ma non per questo meno fecondi e soprattutto condivisibili. La conferenza segue all’incontro dei movimenti euro-mediterranei del maggio scorso a Roma intitolato ‘La rivolta di una generazione’. La sfida lanciata dall’Union des Diplômés Chômeurs (UDC), che organizza la conferenza, è alto e nobile: quello di unire le lotte sociali e politiche attraverso il Mediterraneo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pensiamo immediatamente alla barriere che da anni vengono erette dall’Unione Europea nel Mediterraneo, barriere mantenute e pattugliate dai governi ‘amici’ come quello di Ben Ali. Inutile ricordare che tra le vittime di queste barriere vi sono anche i migranti tunisini, a lungo oggetto dell’emergenza-spettacolo di Lampedusa prima, e del ping-pong diplomatico tra Francia e Italia poi. Nei nostri interventi facciamo riferimento all’abbattimento di queste barriere, ed utilizziamo l’immagine di un Mediterraneo diverso, uno spazio di incontro e aggregazione, non di divisione e chiusura. Ma è chiaro che la sfida tunisina ci spinge ad andare persino oltre. Non è sufficiente recuperare metafore spesso inflazionate che parlano di un Mediterraneo come spazio di convivenza culturale e di antiche civiltà. Nell’incontro parliamo infatti soprattutto di politiche sociali ed economiche che ci accomunano, come il neoliberismo abbinato alla repressione politica, ed i loro effetti sulle popolazioni - disoccupazione, impoverimento, crisi generazionale – che riconosciamo come problemi globali. Tuttavia ascoltiamo con interesse dai relatori come essi si articolino in specificità locali, che riporto in maniera succinta qui sotto:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;MIRAGGI NEOLIBERALI&lt;/strong&gt;: la Tunisia doveva servire come esempio paradigmatico per il Fondo Monetario Internazionale, e per altri interlocutori internazionali: un’economia avviata alla terziarizzazione, la classe media in crescita, i consumi in aumento. O così sembrava. Molti relatori si soffermano sullo scollamento tra realtà e rappresentazione che la governance neoliberale, complice il regime tunisino, aveva prodotto. Arenato nella crisi globale, avvitato in uno schema autistico, e imperniato su una gestione patrimoniale e clientelare dello stato, il miraggio neoliberale ha lasciato il posto ad una realtà economica ben più complessa e cruda, come quella dei numerosi laureati che dovevano trovare sbocco nella chimerica terziarizzazione e che invece si son trovati senza occupazione e tagliati fuori dalle reti nepotistiche del regime Ben Ali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;LO SVILUPPO A DUE VELOCITA’&lt;/strong&gt;: la denuncia degli attivisti verte anche sul modello di sviluppo che, anche qui in maniera spesso ricorrente nel mondo, si è concentrato sulle zone urbane e costiere a dispetto delle regioni dell’interno. Nonostante la regione di Regueb sia una delle più produttive a livello agricolo, lamenta come le altre regione dell’arrière-pays, la scarsa considerazione nelle politiche di sviluppo. Non è un caso, d’altra parte, che l’insurrezione popolare contro il regime sia partita proprio da queste regioni dimenticate, e si sia poi propagata nelle banlieu popolari di Tunisi, altre zone di marginalità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;LA QUESTIONE AGRARIA&lt;/strong&gt;: un corollario delle logiche escludenti e clientelari del regime Ben Ali è stato l’arrivo a Regueb di investitori della costa che avevano accesso privilegiato al credito ed agli aiuti di stato. Comprate terre da contadini pauperizzati e senza mezzi per andare avanti, hanno assunto questi ultimi come braccianti agricoli (soprattutto le donne), pagandoli con misere paghe. Al pari, e forse ancor di più, della questione della disoccupazione qualificata a Regueb, la questione agraria - dal sostegno alla produzione, alla sovranità alimentare ed alle condizioni di mercato degne - pare essere una priorità nell’agenda politica della regione intera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I NUOVI ORIZZONTI…LA PARTECIPAZIONE E L’AUTORGANIZZAZIONE &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La conferenza è stata soprattutto un incontro, una tappa di un percorso condiviso tra movimenti in lotta che guardano al futuro. L’entusiasmo è stato tanto, e son piovuti da tutte le parti inviti a continuare le collaborazioni. In una conferenza che ha dato voce a tutte le associazioni, i partiti ed i sindacati presenti a Regueb, è anche emerso con forza il ruolo della ‘società civile’, termine come sappiamo ambiguo, ma che in un contesto come questo, a lungo sottoposto al controllo capillare dello stato sulla società, pare senz’altro produttivo. Molti interventi dei relatori e del pubblico si sono auspicati future cooperazioni tra le due sponde del Mediterraneo in cui lo stato e le organizzazione verticali dei partiti e dei sindacati vengano scavalcate a favore di iniziative ‘dal basso’. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sorprende dunque che vi sia stato molto interesse per le esperienze di lotta e auto-organizzazione italiane. Ya Basta! è stata chiamata a fare un breve intervento introduttivo sul tema della partecipazione ed il portato dei centri sociali, un racconto che ha lanciato interventi più specifici dei compagni di Unicommon: le lotte universitarie (Giorgio), la questione frontiere e immigrazione (Giansandro, ESC-Infomigrante), il media-attivismo (David). Il primo giorno della conferenza è arrivata alla conferenza anche una compagna di Juventud Sin Futuro (Spagna) che ha raccontato l’esperienza Madrileña, prima dell’università, e poi degli Indignados. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forti delle loro lotte e dei tentativi di mettere insieme una nuova realtà municipale, diversi cittadini hanno posto al nostro tavolo domande tutt’altro che scontate, riflessioni operative e comparative, lanciando la sfida di come tradurre certe esperienze nella realtà a Regueb. Si è dibattuto sul come ed in che modo praticare una democrazia diretta e partecipata, e di come accostare all’autorganizzazione sociale e politica anche modi di produrre economia e reddito. I dibattiti sono spesso proseguiti a pranzo e a cena, o seduti nei caffè, o nelle numerose altre occasioni sociali che l’impagabile ospitalità dei compagni e delle compagne di Regueb ci ha regalato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo dunque tornati pieni di interrogativi e riflessioni, con stimoli e idee, e soprattutto con l’impressione di un’energia che scorre dentro questa cittadina apparentemente sorniona del dimenticato entroterra tunisino. Non è solo la traccia residua dell’intifada dello scorso inverno, ma una vitalità a lungo tenuta sotto battuta e ora ritornata a pulsare nelle vene delle cittadine e dei cittadini, con le quali costruiremo ponti di comunicazione per costruire nuovi orizzonti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Paolo Gaibazzi&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Ya Basta! Parma&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-2057270256182103020?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/2057270256182103020'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/2057270256182103020'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/07/tunisia-dopo-la-rivolta-orizzonti-di.html' title='Tunisia – Dopo la rivolta: orizzonti di autorganizzazione'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-V6toQ6QoTyw/Th1J1HDerxI/AAAAAAAACfo/h0ZqwxrfSA8/s72-c/freedom_tunisia.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-2508446802166051749</id><published>2011-07-13T09:04:00.001+02:00</published><updated>2011-07-13T09:37:43.060+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='EuroMediterraneo'/><title type='text'>Tunisia - Regueb - La rivolta: verso nuovi orizzonti</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-ctWhkhv1OC0/Th1LCzlIryI/AAAAAAAACfs/2JTl5Tprb9Y/s1600/regueb.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240px" m$="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-ctWhkhv1OC0/Th1LCzlIryI/AAAAAAAACfs/2JTl5Tprb9Y/s320/regueb.jpg" width="320px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Report dalla Tunisia &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Regueb: 4 ore a sud di Tunisi, 30 km da Sidi Bouzid, 40 gradi all’ombra dalle 6 di mattina alle 9 di sera, terra rossa bruciata dal sole e campagne verdi con coltivazioni tra le più fertili del paese. Una terra maltrattata dalle politiche dell’“Ancièn Regime”, come chiamano già ora (quasi fosse passato un secolo) la dittatura di Ben Alì, che ha giocato un ruolo fondamentale nella rivoluzione. È in questa regione storicamente ribelle, già protagonista delle lotte anticoloniali, che Mohamed Bouazizi si è dato fuoco il 17 dicembre 2010 scatenando i primi scontri che, diffondendosi in seguito in tutto il paese, hanno portato alla fuga del dittatore. Regueb è l’unica città tunisina che, durante la rivoluzione, ha messo in atto uno sciopero generale (e realmente generalizzato) che ha coinvolto praticamente tutti gli abitanti e tutte le attività economiche del paese e delle campagne circostanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È anche il luogo da cui ha avuto origine la marcia su Tunisi che dopo la cacciata di Ben Alì ha ribadito al Primo Ministro, che nel frattempo aveva preso il potere, che non sarebbero stati accettati compromessi con i vecchi apparati e i vecchi uomini del regime. La lunga marcia ha progressivamente coinvolto un numero straordinario di persone ed è arrivata ad occupare la Kasba, la piazza del governo, fino alla caduta del governo e all’imposizione della richiesta di un’assemblea costituente (per la quale si voterà il 23 ottobre).&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;Non è un caso, quindi, che siano stati i militanti di Regueb dell’UDC (Union Diplomés Chomeurs) a raccogliere la proposta lanciata dal meeting Euromediterraneo del 12 e 13 maggio a Roma: un nuovo appuntamento, questa volta sulla sponda sud del Mediterraneo, per continuare a conoscersi, a tessere relazioni molteplici, a provare a immaginare progetti comuni. Se l’incontro romano s’intitolava “La rivolta di una generazione”, la denominazione della conferenza di Regueb, “La révolte: vers de nouveaux horizons”, sottolinea bene la tensione costituente che si sta sviluppando dall’incontro e dal confronto tra esperienze politiche di lotta e di associazionismo di diversi paesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Regueb abbiamo incontrato, dunque, sindacati e associazioni tunisine che lavorano in ambiti diversi e che sono accomunate dalla stessa ambizione di continuare il processo rivoluzionario cominciato nei mesi di dicembre e gennaio: cacciato il dittatore, hanno ripetuto in molti, è ora il momento di distruggere la dittatura e inventare una nuova Tunisia fondata su processi democratici reali, su una maggiore giustizia sociale, sulla garanzia effettiva dei diritti delle persone, sulla redistribuzione delle risorse per troppo tempo concentrate nelle mani di pochissimi. Sono stati inoltre presenti alcuni compagni spagnoli venuti a raccontare il grande entusiasmo che in questo momento stanno vivendo per il movimento degli “indignados”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I temi discussi, gli argomenti sollevati e le problematiche al centro del dibattito sono stati numerosissimi: impossibile farne una sintesi, inutile stilarne un elenco. Accanto alle esigenze materiali dettate soprattutto dall’assenza di lavoro (nella regione di Regueb il tasso di disoccupazione supera il 40% della popolazione), sono emerse più volte le questioni legate alla partecipazione continuativa alla vita politica del paese, a forti rivendicazioni rispetto all’autonomia e all’autogestione della comunità locale, alla necessità di trovare strumenti e forme di organizzazione politica e rappresentanza capaci di superare i limiti delle democrazie europee. Non stiamo dicendo che ci sia un accordo o un discorso comune tra le posizioni dei diversi gruppi e delle diverse associazioni della società civile, al contrario la situazione politica è estremamente frammentata, i dibattiti raggiungono spesso toni aspri e le contraddizioni non smettono di rivelarsi. Tutto questo, ci sembra dipendere da una forte volontà di continuare a incidere in maniera diretta e autonoma sulle decisioni, da una passione politica che ha tratto energia dagli avvenimenti rivoluzionari ma non si è esaurita nell’antagonismo contro Ben Alì, mantenendo invece la propria intensità e le proprie ambizioni anche in questa seconda fase, che possiamo definire costituente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche sul piano delle relazioni transmediterranee il dibattito è stato molto ricco, animato dalla volontà di conoscere reciprocamente le forme e gli strumenti di organizzazione politica e le principali battaglie portate avanti nei contesti locali. La narrazione delle proprie esperienze associative e di lotta è stata funzionale a stabilire, in un panorama estremamente eterogeneo, le coordinate dei soggetti presenti alla conferenza. A partire da queste narrazioni hanno iniziato a definirsi possibili relazioni specifiche e possibili progetti comuni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come dicevamo all’inizio si tratta di un ulteriore passo in avanti nel processo messo in moto dal desiderio soggettivo di molteplici realtà organizzate che hanno voluto cogliere l’opportunità resa possibile dalle rivoluzioni nordafricane: quella di ridefinire il senso e la funzione del Mar Mediterraneo da frontiera e strumento di divisione (creato strumentalmente dai governi) a mezzo di comunicazione e di legame tra i conflitti e i tumulti che su entrambe le sponde continuano a esplodere, pretendendo una nuova stagione di diritti, di democrazie reali, di conquiste legate alle condizioni di vita materiali. Non è possibile immaginare questo processo in senso lineare o sintetizzarlo in dinamiche specifiche: c’è tanto lavoro da fare, su livelli diversi (dall’elaborazione di battaglie, linguaggi e immaginari comuni alla messa in pratica di progetti concreti) e con una tensione inclusiva rispetto agli altri soggetti che progressivamente mostrano attenzione e interesse rispetto a tutto ciò. Si tratta di immaginare insieme quello che possiamo diventare e di elaborare delle pratiche reali per trasformarci e trasformare le nostre società. Il progetto è ambizioso, ma qui a Regueb abbiamo imparato che coltivare ambizioni e desideri che sappiano guardare oltre l’esistente è oggi più che mai una possibilità concreta e realizzabile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Unicommon di ritorno dalla Tunisia&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-2508446802166051749?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/2508446802166051749'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/2508446802166051749'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/07/tunisia-regueb-la-rivolta-verso-nuovi.html' title='Tunisia - Regueb - La rivolta: verso nuovi orizzonti'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-ctWhkhv1OC0/Th1LCzlIryI/AAAAAAAACfs/2JTl5Tprb9Y/s72-c/regueb.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-4819458690707364190</id><published>2011-07-12T16:03:00.000+02:00</published><updated>2011-07-12T16:03:36.461+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Europa'/><title type='text'>Albania - Il gran ballo delle privatizzazioni</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-JHlMuBakEjQ/ThxUAiPYv3I/AAAAAAAACfk/LCcHBtRthoM/s1600/52765.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" m$="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-JHlMuBakEjQ/ThxUAiPYv3I/AAAAAAAACfk/LCcHBtRthoM/s1600/52765.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Un elenco di 1280 nomi. Una lista che comprende tutti gli invitati al gran ballo delle privatizzazioni in Albania. Un boccone goloso, che comprende la società petrolifera Albpetrol, le Poste nazionali, e le proprietà del ministero della Difesa. Si dovrebbe cominciare, secondo quanto stabilito in una riunione del Consiglio dei Ministri di Tirana il 5 luglio scorso, da quattro centrali idroelettriche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;''La direzione è obbligata: dobbiamo andare verso la privatizzazione completa'', ha commentato il premier albanese Sali Berisha, al termine del consiglio. Si tratta delle centrali di Ulez, Shkopet e Bistrica 1 e 2, che producono il 5,5 percento del fabbisogno energetico dell'Albania. Entro la fine del 2011, inoltre, il governo ha deciso di mettere sul mercato la compagnia nazionale del petrolio, l'Albpetrol, e il gigante delle assicurazioni, la INSIG. Dopo di che toccherà alla compagnia telefonica nazionale, l'Albtelekom, la raffineria petrolifera ARMO, i distributori dell'energia OSSH e CEZ.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;La reazione dell'opposizione socialista, guidata da Edi Rama, non si è fatta attendere. ''L'iniziativa è un saccheggio, l'ennesimo furto della corte dei briganti". Rama avverte che quando l'attuale opposizione tornerà al governo queste privatizzazioni saranno revocate e saranno fatte inchieste approfondite sulle procedure e sugli acquirenti per assicurare il massimo di trasparenza. "La privatizzazione è l'ennesimo atto di banditismo dei briganti che hanno rubato i voti per saccheggiare l'Albania" ha denunciato Rama confermando che l'opposizione tornerà in piazza per chiedere le dimissioni del governo. A gennaio, la mobilitazione della opposizione generò scontri violenti e la morte di tre manifestanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una delle risorse in 'vendita' più contestate è quella delle proprietà della Difesa. Per Berisha e i suoi, si tratta solo di ruderi inutili. Rama non è d'accordo. "Non sono solo vecchi edifici fatiscenti", ha sottolineato il leader socialista, denunciando che ''la privatizzazione riguarderà ampie fette del territorio nazionale attualmente di proprietà del demanio militare. Si sta cercando di privatizzare i punti più panoramici e dalle potenzialità turistiche del Paese".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo il fulcro della vicenda: l'accusa di Rama è quella di voler svendere in fretta, prima della certa - almeno dal punto di vista di Rama - sconfitta di Berisha alle prossime elezioni, in modo da distribuire 'prebende' alla fitta rete di collusioni di cui si nutre il premier. In verità, lo stesso Rama ha la sua di rete da gestire, ma di sicuro la procedura d'urgenza varata dal governo che prevede anche la cancellazione del concetto di 'prezzo minimo garantito' per sveltire la vendita dei beni non appare trasparente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Berisha, dal canto suo, difende la misura e ne sottolinea l'elevato valore etico, in quanto il libero mercato sarà garanzia di trasparenza e assesterà un duro colpo alla corruzione che affligge il Paese delle Aquile, finito nel mirino Ue che - in vista dell'adesione di Tirana - chiede misure urgenti in questo senso. Nel dubbio, però, le dichiarazioni di Rama fanno rumore, perché è difficile immaginare un imprenditore che investa in Albania nel momento in cui il futuro premier annuncia che non riterrà valide le privatizzazioni dell'attuale esecutivo. Rama, in passato, ha cambiato idea su tante cose. La sensazione è che se l'imprenditore è quello giusto, per Berisha o per Rama, sull'Albania si sta per abbattere un'ondata di speculatori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Tratto da: Peace Report&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-4819458690707364190?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/4819458690707364190'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/4819458690707364190'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/07/albania-il-gran-ballo-delle.html' title='Albania - Il gran ballo delle privatizzazioni'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-JHlMuBakEjQ/ThxUAiPYv3I/AAAAAAAACfk/LCcHBtRthoM/s72-c/52765.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-9018170245062714872</id><published>2011-07-08T10:17:00.000+02:00</published><updated>2011-07-08T10:17:01.491+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Palestina'/><title type='text'>Israele - In arrivo la "flotilla" aerea</title><content type='html'>&lt;div class="leftCover"&gt; &lt;div class="boxContent"&gt;&lt;div class="imageSingle small"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="text"&gt; &lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.nena-news.com/wp-content/uploads/2011/07/ben_gurion_airport_sign.jpg" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="" class="size-medium wp-image-11315" height="225" src="http://www.nena-news.com/wp-content/uploads/2011/07/ben_gurion_airport_sign-300x225.jpg" title="ben_gurion_airport_sign" width="300" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;“Ogni stato ha il  diritto di impedire l’ingresso di provocatori all’interno dei propri confini”&lt;/i&gt; ha  dichiarato mercoledì mattina Benjamin Netanyahu durante un incontro con i capi  dei servizi israeliani di sicurezza dell’aeroporto Ben Gurion (Tel Aviv). E se i  cosiddetti “provocatori” sono in realtà 600 attivisti internazionali che  arriveranno a Tel Aviv l’8 luglio per partecipare a delle attività di  solidarietà col popolo palestinese?  &lt;br /&gt;&lt;i&gt;“Come stato democratico sovrano, Israele non permetterà a questi hooligans di  fare propaganda, fomentare proteste illegali e minare la pace del paese. Li  rispediremo al loro paese di provenienza, secondo le convenzioni ed il diritto  internazionale”&lt;/i&gt; ha dichiarato ieri il ministro della sicurezza pubblica Yitzhak  Aharonovitch. Anche le misure di sicurezza verranno rafforzate: centinaia di  poliziotti, compresi i membri dell’unità speciale anti-terrorismo, e personale  aggiuntivo presidiano da oggi l’aeroporto per scongiurare qualsiasi imprevisto.  Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, alcune agenzie governative si stanno  preparando per scenari estremi, come ad esempio tentativi da parte degli  attivisti di darsi fuoco.&lt;br /&gt;Più di 600 persone sono attese al Ben Gurion venerdì prossimo. La novità è  che durante l’interrogatorio a cui verranno sottoposte entrando in Israele,  tutte dichiareranno il vero, diranno cioè di andare in Palestina per partecipare  all’evento “Welcome to Palestine” che si svolgerà dal 9 al 16 luglio 2011 in  diverse città e villaggi della Cisgiordania. Solitamente non si racconta mai la  verità: andare nei Territori Palestinesi non è considerato “accettabile” da  Israele. Ci si finge pellegrini o turisti.&lt;br /&gt;&lt;div class="wp-caption alignleft" id="attachment_11315" style="width: 310px;"&gt; &lt;div class="wp-caption-text"&gt;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;“Lo scopo è quello di incominciare a far capire ad Israele che ci sono  moltissime persone che vengono da noi per sostenere la causa palestinese” ha  dichiarato a Nena News Mazin Qumsyieh, docente universitario e leader del  movimento per la resistenza non violenta in Palestina – Sappiamo che la posta in  gioco è alta, c’è un elevato rischio che le autorità israeliane blocchino questi  giovani. Ma almeno a livello internazionale si saprà che Israele in un solo  giorno ha rispedito illegalmente a casa centinaia di volontari”.&lt;br /&gt;“Questi attivisti pro-Palestina che cercano di entrare via aria in Israele  come controparte della Flotilla, non verranno fatti entrare” ha detto  Aharonovitch – ci si aspetta che queste persone daranno vita a provocazioni e a  manifestazioni illegali minando la legittimità della nostra terra”.&lt;br /&gt;Gli fa eco la risposta di Lubna Masarwa, una delle organizzatrici  dell’evento. “Non c’è nessun legame tra la Flotilla e questi giovani” ha  dichiarato ad Haaretz “non cerchiamo il confronto con Israele. Lo scopo è solo  quello di andare nelle città palestinesi della Cisgiordania e di partecipare ad  attività assieme al popolo palestinese”.&lt;br /&gt;Aiuto e supporto morale a 4.5 milioni di persone che vivono da troppo tempo  sotto occupazione militare, trascurate dai potenti della terra. Come  sottolineato in un comunicato stampa diffuso dalle associazioni organizzatrici,  gli attivisti durante questa settimana avranno la possibilità di entrare nella  vita quotidiana dei palestinesi, visitare i villaggi e i campi profughi,  scoprire le difficoltà che affrontano quotidianamente gli abitanti, ma anche  venire a conoscenza con la cultura e le speranze di questo popolo. Una campagna  per la pace e la libertà. Definita da Israele come provocatoria ed illegale.  &lt;br /&gt;&lt;div class="trattoDa"&gt; &lt;div class="header"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="header"&gt;Tratto da: &lt;/div&gt;&lt;div class="content"&gt;&lt;a alt="Nena News" class="global_userLink" href="http://www.nena-news.com/?p=11311" title="Nena News"&gt;Nena  News&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-9018170245062714872?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/9018170245062714872'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/9018170245062714872'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/07/israele-in-arrivo-la-flotilla-aerea.html' title='Israele - In arrivo la &quot;flotilla&quot; aerea'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-2758927813365980942</id><published>2011-07-08T10:03:00.000+02:00</published><updated>2011-07-08T10:03:16.019+02:00</updated><title type='text'>Mediterraneo : La primavera finita</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-cT1t0mjW1M0/Tha5j3Bo82I/AAAAAAAACfg/-bGmvc7UuGw/s1600/311_tsunami_500.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="213" src="http://3.bp.blogspot.com/-cT1t0mjW1M0/Tha5j3Bo82I/AAAAAAAACfg/-bGmvc7UuGw/s320/311_tsunami_500.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="text"&gt;&lt;b&gt;Nelle Arabie le primavere sono brevi&lt;/b&gt;. Sarà per questo che siamo  repentinamente slittati dalla lirica rivoluzionaria alla stagione di depressione  economica, emergenza sociale e insicurezza geopolitica che investe lo spazio  affacciato sul nostro mare. Rimossi i tiranni tunisino ed egiziano, le  aspirazioni alla libertà e alla democrazia sono frustrate dalla reazione dei  poteri tradizionali, militari in testa. &lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Quanto alla Libia, non esiste più:&lt;/b&gt; il fantasma della Grande Somalia  rischia di materializzarsi. Dalla Siria allo Yemen via Bahrein, siamo alla  guerra civile o all'instabilità cronica. Se le sabbie mobili inghiottissero la  monarchia saudita, &lt;i&gt;sancta sanctorum&lt;/i&gt; del pluriverso islamico e serbatoio  energetico mondiale, sarebbe inverno gelido per tutti. &lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il rosario di rivoluzioni e controrivoluzioni&lt;/b&gt; in corso lungo la sponda  Sud del Mediterraneo si profila come espansione dell'area di instabilità  afro-asiatica prodotta dall'esaurirsi della guerra fredda. Anche perché la  superpotenza residua sta concentrando le sue risorse in Asia orientale e nel  Golfo, a scapito di Europa, Nordafrica e Mediterraneo. &lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La ritirata strategica di Obama&lt;/b&gt; carica le squattrinate subpotenze  europee di responsabilità che non sono in grado di sostenere. Sicché la bolla  dell'instabilità si gonfia a impressionante velocità, fino a premere su tre  fronti di affermata solidità: Germania, Russia e Cina. Le uniche potenze oggi in  grado di condizionare l'America. &lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il 22 giugno Barack Obama ha pronunciato &lt;/b&gt;il più importante discorso  della sua presidenza. Poca retorica e un fermo proposito: “America, è tempo di  concentrarsi sul &lt;i&gt;nation building&lt;/i&gt; qui a casa”. Ergo: ritiro  dall'Afghanistan di qui al 2014 e dall'Iraq entro l'anno. Una piattaforma  elettorale, certo.&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ma anche la presa d'atto che un paese&lt;/b&gt; indebitato fino al collo non può  sperperare mille miliardi di dollari in dieci anni di “guerra al terrore” per  ridursi a fumare il calumet della pace con il mullah Omar. Quanto alla Libia,  Obama mira ad “aggregare l'azione internazionale” senza schierare “un solo  soldato”. &lt;b&gt;Tradotto: la Nato deve coprire la ritirata&lt;/b&gt; americana,  sopportandone in parte costi e rischi. Ma senza metter bocca nelle scelte di  Washington. In questo sta il limite della svolta di Obama; non ci si può  ritirare dal globo e sperare di dominarlo.La guerra di Libia marca lo  spartiacque fra rivoluzioni e controrivoluzioni arabe.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Alcuni autocrati sono stati liquidati,&lt;/b&gt; ma i meccanismi di potere che  li avevano espressi mostrano capacità adattive (Tunisia, Egitto) e/o reattive  (Libia, Yemen) tali da mitigare la spinta al cambiamento. Inoltre, rivolte e  repressioni hanno aggravato la crisi economica che aveva contribuito a scatenare  le proteste, accentuando la sofferenza degli strati più miseri della popolazione  e colpendo i ceti medi, protagonisti della piazza. &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Quasi tutti i  leader, nel Nord del mondo,&lt;/b&gt; tifano in segreto per i controrivoluzionari  arabi, al cui vertice stanno i reali sauditi. Ma ricomprimere il genio delle  rivoluzioni nella lampada di Aladino non è possibile. Nei territori investiti  dal vento d'intifada si è aperta una finestra di opportunità, ma gli esiti delle  rivolte non sono scritti. &lt;b&gt;&lt;br /&gt;Su scala globale, la partita decisiva&lt;/b&gt; si  giocherà fra Vicino Oriente, Golfo e Afpak. In questione non solo il carattere  dei regimi, ma i nuovi rapporti di forza fra i protagonisti regionali: Arabia  Saudita, Pakistan Israele, Iran e Turchia. Siamo solo all'inizio.&lt;/div&gt;&lt;div class="text"&gt; &lt;div class="trattoDa"&gt; &lt;div class="header"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="header"&gt;Tratto da: &lt;/div&gt;&lt;div class="content"&gt;&lt;a alt="Limes" class="global_userLink" href="http://temi.repubblica.it/limes/la-primavera-finita/7025" title="Limes"&gt;Limes&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-2758927813365980942?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/2758927813365980942'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/2758927813365980942'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/07/mediterraneo-la-primavera-finita.html' title='Mediterraneo : La primavera finita'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-cT1t0mjW1M0/Tha5j3Bo82I/AAAAAAAACfg/-bGmvc7UuGw/s72-c/311_tsunami_500.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-6043689284145711853</id><published>2011-07-01T12:08:00.000+02:00</published><updated>2011-07-01T12:08:37.819+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cina'/><title type='text'>Cina - L'economia del binario</title><content type='html'>&lt;div class="leftCover"&gt;&lt;div class="boxContent"&gt;&lt;div class="imageSingle small"&gt;   &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;h1 class="mondi"&gt;&lt;/h1&gt;&lt;div class="author"&gt;&lt;a href="http://www.globalproject.info/public/resources/images/small/52090.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Cina binari" border="0" height="248" src="http://www.globalproject.info/public/resources/images/small/52090.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;di Gabriele Battaglia&lt;/div&gt;&lt;div class="date"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;In una &lt;a href="http://it.peacereporter.net/area/65/1/Cina" target="_self"&gt;&lt;b&gt;Cina&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; dove il &lt;b&gt;rallentamento dell'economia&lt;/b&gt; e la &lt;a href="http://it.peacereporter.net/articolo/28869/Cina%2C+ecco+dove+nasce+l%27iPad" target="_self"&gt;&lt;b&gt;diseguaglianza&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; sempre più marcata fanno esplodere &lt;a href="http://it.peacereporter.net/articolo/28752/Cina%2C+la+questione+mongola" target="_self"&gt;&lt;b&gt;tensioni sociali&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; un po' &lt;a href="http://it.peacereporter.net/articolo/28948/Zengcheng%2C+escalation+di+proteste+popolari+in+Cina" target="_self"&gt;&lt;b&gt;ovunque&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;, il &lt;b&gt;dibattito sull'alta velocità ferroviaria&lt;/b&gt; impazza nei media. Il nesso non è casuale: i treni veloci sono infatti visti come uno &lt;b&gt;strumento&lt;/b&gt;, uno dei più efficaci, per portare il &lt;a href="http://it.peacereporter.net/articolo/28125/Cina%2C+eguaglianza+per+legge" target="_self"&gt;&lt;b&gt;benessere ovunque&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;. Sui &lt;b&gt;diecimila chilometri di binari già costruiti&lt;/b&gt; per l'alta velocità, viaggiano non solo le nuove locomotive-proiettile, ma anche l'immagine della &lt;b&gt;Cina all'avanguardia&lt;/b&gt;, tecnologicamente innovativa. &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Chi è a favore&lt;/b&gt;, sottolinea che l'alta velocità permette di &lt;b&gt;connettere meglio&lt;/b&gt; le &lt;b&gt;regioni sviluppate della costa orientale&lt;/b&gt; con quelle &lt;b&gt;occidentali&lt;/b&gt;,  che scontano ancora ritardi. Una rete moderna di trasporti  permetterebbe di creare una struttura industriale a ovest, di sfruttare  meglio il mercato eurasiatico e di dipendere meno dal trasporto via  mare. &lt;b&gt;Ridurrebbe anche la distanza &lt;a href="http://it.peacereporter.net/articolo/29004/Siberia%2C+retrobottega+cinese" target="_self"&gt;tra fonti energetiche e industrie&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;. Infine, attirerebbe nelle regioni occidentali più popolazione, &lt;b&gt;rafforzando così l'identità nazionale&lt;/b&gt; di quelle aree e la &lt;b&gt;sicurezza ai confini&lt;/b&gt;. È chiaro il riferimento allo &lt;b&gt;Xinjiang&lt;/b&gt;, dove la nuova &lt;a href="http://it.peacereporter.net/articolo/28484/L%27asse+Cina-Pakistan+sulla+nuova+%27Via+della+Seta%27" target="_self"&gt;&lt;b&gt;zona economica speciale di Kashgar&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;, debitamente connessa con l'alta velocità, farebbe da trampolino di lancio per l'espansione economica cinese in Asia centrale.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ma i critici non mancano&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;Prima di tutto, c'è chi osserva che l'&lt;b&gt;alta velocità funziona per tratte che non superano i mille chilometri&lt;/b&gt;. Per le &lt;b&gt;distanze superiori&lt;/b&gt;, resta più conveniente il &lt;b&gt;viaggio in aereo&lt;/b&gt;. Si dice inoltre che le regioni occidentali non hanno bisogno dei treni superveloci, perché questi accolgono esclusivamente il &lt;b&gt;traffico passeggeri&lt;/b&gt;: bisogna invece investire nella &lt;b&gt;rete merci&lt;/b&gt; che, sola, &lt;b&gt;porta lo sviluppo&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;A queste critiche si risponde che &lt;b&gt;liberare le linee tradizionali&lt;/b&gt; dai passeggeri le rende disponibili per un &lt;b&gt;maggiore volume di merci&lt;/b&gt;, decongestionando le strade dal trasporto su gomma e le vie d'acqua dalle enormi porta-container.&lt;br /&gt;Il  dibattito continua, ma la Cina ha ormai deciso di investire nei treni  veloci non solo per ridurre le distanze al suo interno: i  treni-proiettile sono anche la &lt;b&gt;punta di diamante dell'export tecnologico&lt;/b&gt; di Pechino.&lt;br /&gt;Nella &lt;a href="http://it.peacereporter.net/articolo/23217/La+strategia+win-win+secondo+la+Cina" target="_self"&gt;&lt;b&gt;strategia win-win&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; con cui il Dragone fa accordi con altri Paesi in via di sviluppo, &lt;a href="http://it.peacereporter.net/articolo/23156/L%27Orient+Express+Pechino+-+Buenos+Aires" target="_self"&gt;&lt;b&gt;il treno ha un ruolo fondamentale&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;. Godendo di un'economia di scala che non ha pari nel ridurre i costi, &lt;b&gt;Pechino vende all'estero il pacchetto completo&lt;/b&gt;:  dal primo bullone del primo binario, al più sofisticato dettaglio  tecnologico della locomotiva superveloce. Tu, governante, vuoi unire due  punti sulla mappa del tuo Paese? Rivolgiti oltre Muraglia e ci pensano  loro dalla "a" alla "z".&lt;br /&gt;Così &lt;b&gt;i consorzi cinesi&lt;/b&gt; hanno già venduto i mezzo mondo e adesso &lt;b&gt;puntano al bersaglio grosso&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Si  rincorrono infatti le voci di due accordi che, se si realizzassero,  sarebbero storici: le ferrovie cinesi vogliono sbarcare negli &lt;b&gt;Stati Uniti&lt;/b&gt; e in &lt;b&gt;Gran Bretagna&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Il progetto numero uno riguarda la costruzione della &lt;b&gt;prima linea d'alta velocità degli Usa&lt;/b&gt;, in &lt;b&gt;California&lt;/b&gt;.  Un consorzio tutto cinese, formato da Ufficio delle ferrovie di  Shanghai, China Securities Regulatory Commission, China Railway  Construction, e Third Railway Survey and Design Institute, offre il  consueto pacchetto completo. Sono &lt;b&gt;tutte compagnie di Stato&lt;/b&gt;, la loro &lt;b&gt;offerta costa tra il 30 e il 50 per cento in meno&lt;/b&gt; rispetto alla concorrenza (tedeschi, giapponesi e francesi).&lt;br /&gt;Contemporaneamente, in occasione della visita del premier cinese&lt;b&gt; Wen Jiabao&lt;/b&gt; in &lt;b&gt;Gran Bretagna&lt;/b&gt;, l'ambasciatore a Londra, &lt;b&gt;Liu Xiaoming&lt;/b&gt;, ha dichiarato alla stampa che il suo Paese è pronto a costruire la &lt;b&gt;linea d'alta velocità che dovrebbe connettere Londra, le Midlands e il nord&lt;/b&gt;. Le compagnie cinesi, ha detto Liu, parteciperanno ai bandi per i maggiori progetti infrastrutturali.&lt;br /&gt;In entrambi i casi, &lt;b&gt;si sono levati immediatamente gli scudi&lt;/b&gt;. I Paesi tecnologicamente più avanzati hanno le proprie eccellenze da difendere e quindi su opere strategiche assumono un &lt;b&gt;atteggiamento protezionista&lt;/b&gt;. Inoltre, l'idea di consegnare &lt;b&gt;infrastrutture chiave&lt;/b&gt; in mano ad &lt;b&gt;aziende di Stato cinesi &lt;/b&gt;fa sollevare più di un sopracciglio.&lt;br /&gt;Così, sia nel caso statunitense sia in quello britannico si avanzano le&lt;b&gt; consuete obiezioni&lt;/b&gt;: i cinesi costano poco ma fanno &lt;b&gt;roba scadente&lt;/b&gt;; le aziende che ruotano intorno alle ferrovie cinesi, essendo "di Stato", sono un ricettacolo di &lt;b&gt;corruzione&lt;/b&gt;; &lt;b&gt;i costi in realtà levitano col tempo&lt;/b&gt;, prova ne sia il progetto cinese di ferrovia superveloce alla Mecca, che ha perso già 623 milioni di dollari.&lt;br /&gt;Nota di colore, anche la &lt;b&gt;regina Elisabetta&lt;/b&gt;  si è opposta all'alta velocità britannica, sostenendo che i treni di  passaggio potrebbero disturbare i suoi cavalli nel parco di Stoneleigh,  nel Warwickshire. Non è chiaro se ce l'avesse specificamente con il &lt;i&gt;made in China&lt;/i&gt; o con i treni in genere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="trattoDa"&gt;&lt;div class="header"&gt;Tratto da: &lt;/div&gt;&lt;div class="content"&gt;&lt;a alt="Peace Report" class="global_userLink" href="http://it.peacereporter.net/articolo/29135/Cina%2C+l%27economia+del+binario" title="Peace Report"&gt;Peace Report&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-6043689284145711853?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/6043689284145711853'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/6043689284145711853'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/07/cina-leconomia-del-binario.html' title='Cina - L&apos;economia del binario'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-5100409351200307666</id><published>2011-07-01T12:05:00.000+02:00</published><updated>2011-07-01T12:05:51.638+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='India'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Messico-Chiapas'/><title type='text'>Estate 2011 - Associazione Ya Basta in Chiapas e Messico</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;b&gt;Con le comunità zapatiste e con le mobilitazioni in Messico                  &lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;br class="nettoyeur" /&gt;&lt;/b&gt;        &lt;/span&gt;             &lt;/div&gt;&lt;div class="texte"&gt;&lt;div align="justify" class="spip"&gt;&lt;b class="spip"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;b class="spip"&gt;  &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify" class="spip"&gt;&lt;b class="spip"&gt;"SÓLO PUEDE HABER VIDA SI HAY LIBERTAD, JUSTICIA Y PAZ"&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" class="spip"&gt;Ai primi di maggio in Messico la grande  marcia, lanciata dal poeta Javier Sicilia, ha portato in piazza nella  capitale miglaia di messican@. Contemporaneamente si sono svolte  manifestazioni in tutte le città del paese da nord a sud, mentre a San  cristobal gli zapatista riempivano la città, arrivando da tutti i  Municipi autonomi. Una grande mobilitazione che ha messo al centro l’insopportabile  situazione generata nel paese dalla "guerra al narcotraffico" con la sua  lunga lista di persone uccise come "danni collaterali". "Basta, non ne possiamo più del Governo e dei narcos" è stato lo slogan  semplice e chiaro che ha accomunato le famiglie delle vittime civili di  una guerra interna che ha portato con sè la militarizzazione della vita  sociale messicana. Una guerra interna di apparati, cartelli, istituzioni che stritola la  libertà, che distrugge la vita, che approfitta per eliminare i movimenti  sociali e le realtà di base. Gli zapatisti continuano la loro esperienza di autogoverno e costruzione  di un’alternativa reale, costruiscono la loro azione politica nella  pratica del comune. Saremo in Chiapas nell’estate 2011 per andare nelle comunità zapatiste,  continuare i progetti di cooperazione per la difesa dei beni comuni,  come il Progetto Agua para Todos, e saremo in Messico per condividere le  aspirazioni di giustizia, libertà e pace che si esprimono nel paese.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" class="spip"&gt;Per informazioni &lt;a href="mailto:info@yabasta.it"&gt;info@yabasta.it&lt;/a&gt;  - &lt;a href="mailto:coordinamento-toscano-zapatista@inventati.org"&gt;coordinamento-toscano-zapatista@inventati.org &lt;/a&gt;e &lt;a href="mailto:yabastanapoli@yahoo.it"&gt;yabastanapoli@yahoo.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" class="spip"&gt;&lt;a class="spip_out" href="http://www.yabasta.it/spip.php?article1535"&gt; Carovana per la pace con Giustizia e dignita dal 4 al 12 giugno - Città  del Messico/ Ciudad Juarez: la lettera del Subcomandante Marcos&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" class="spip"&gt;&lt;a class="spip_out" href="http://www.yabasta.it/spip.php?article1519"&gt;La convocazione della Marcia per la pace lanciata da Javier Sicilia&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" class="spip"&gt;&lt;a class="spip_out" href="http://www.yabasta.it/spip.php?article1525"&gt; Tornano gli zapatisti per partecipare alla Marcia per la pace e la giustizia&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" class="spip"&gt;&lt;a class="spip_out" href="http://www.yabasta.it/spip.php?article1529"&gt; Cosa succede in Messico, cosa succede in Chiapas&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-5100409351200307666?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/5100409351200307666'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/5100409351200307666'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/07/estate-2011-associazione-ya-basta-in.html' title='Estate 2011 - Associazione Ya Basta in Chiapas e Messico'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-6697483938047946787</id><published>2011-06-12T07:35:00.002+02:00</published><updated>2011-06-12T08:19:04.501+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Messico-Chiapas'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div class="leftCover"&gt;&lt;div class="boxContent"&gt;&lt;div class="imageSingle small"&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;h1 class="in_movimento"&gt;&lt;a class="nyroModal" href="http://www.globalproject.info/public/resources/images/max/aut_498.jpg" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" title="Matteo Dean"&gt;&lt;img alt="Matteo Dean" src="http://www.globalproject.info/public/resources/images/small/aut_498.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;E' mancato stanotte Matteo Dean&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;&lt;div class="date"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;E' mancato questa notte a Toluca in Messico in un incidente stradale con la sua moto, Matteo Dean.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Matteo per tutt@ noi era un riferimento umano e politico in quel grande e lontano/vicino paese che è il Messico.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Matteo  ci aspettava quando arrivavamo all'aereoporto per accoglierci e  accompagnarci, per darci la possibilità di entrare realmente in quel  grande paese che lui amava e dove aveva scelto di vivere.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Matteo  con le interviste, i suoi articoli ci raccontava in una maniera che  nessuno potrà sostituire la realtà sociale, politica dell'altra lato  dell'oceano.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Matteo era soprattutto uno di noi. Lo era fino in fondo in un legame fortissimo che la distanza non aveva mai spezzato.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Con  lui abbiamo viaggiato in Messico e in tutta l'America Latina, in  Europa, con lui abbiamo partecipato alle mobilitazioni internazionali,  perchè Matteo era uno spirito libero sempre alla ricerca delle strade e  dei cammini per cambiare l'ordine di cose esistenti.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Siamo vicini ai suoi affetti, ai suoi cari, ai suoi amici in Messico, che sono anche i nostri, ed in Italia.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Matteo ci mancherai.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-6697483938047946787?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/6697483938047946787'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/6697483938047946787'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/06/e-mancato-stanotte-matteo-dean-12-6.html' title=''/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-5015438239383075380</id><published>2011-06-11T09:59:00.001+02:00</published><updated>2011-06-11T10:00:04.094+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-sHLYKn_guQw/TfMgU5u6VYI/AAAAAAAACfU/Qnloi8908E4/s1600/Senza+nome.bmp" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="355" src="http://4.bp.blogspot.com/-sHLYKn_guQw/TfMgU5u6VYI/AAAAAAAACfU/Qnloi8908E4/s640/Senza+nome.bmp" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-5015438239383075380?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/5015438239383075380'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/5015438239383075380'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/06/blog-post.html' title=''/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-sHLYKn_guQw/TfMgU5u6VYI/AAAAAAAACfU/Qnloi8908E4/s72-c/Senza+nome.bmp' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-153692885106730185</id><published>2011-06-01T14:40:00.002+02:00</published><updated>2011-06-01T14:40:41.953+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;  &lt;span style="border-collapse: collapse;"&gt;&lt;span style="border-collapse: separate;"&gt;&lt;div style="font-weight: bold; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;img src="http://www.fermiamoilnucleare.it/sito/wp-content/themes/nucleare/images/logo.png" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;h1 style="background-color: transparent; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-top-width: 0px; clear: both; color: black; font-size: 23px; font-weight: bold; line-height: 1.3em; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;  Referendum, censurata arroganza del governo. Ora tutti al voto!&lt;/h1&gt;&lt;span style="font-weight: normal; line-height: 18px;"&gt;&lt;span style="color: #888888; font-family: 'Helvetica Neue',Arial,Helvetica,'Nimbus Sans L',sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: 12px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="background-color: transparent; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-top-width: 0px; clear: both; color: #333333; font-family: Georgia,; font-size: 14px; line-height: 18px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 12px; vertical-align: baseline;"&gt;  &lt;div style="background-color: transparent; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-top-width: 0px; font-weight: normal; margin-bottom: 24px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;  “Questa volta  le furberie alle spalle degli italiani non passano. La Cassazione  censura l’arroganza del governo e riconsegna nelle mani dei cittadini il  diritto a decidere sul nucleare e del proprio futuro”. Il Comitato  ‘Vota Sì per fermare il nucleare’, oltre 80 associazioni a favore del  referendum contro il ritorno all’atomo, plaude alla decisione della  Corte, che “ha arginato i trucchi e gli ipocriti ‘arrivederci’ al  nucleare e ha ricondotto la questione nell’alveo delle regole  istituzionali, contro l’inaccettabile tentato scippo di democrazia”.&lt;/div&gt;&lt;div style="background-color: transparent; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-top-width: 0px; font-weight: normal; margin-bottom: 24px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;  Secondo le associazioni “oggi ha vinto lo spirito democratico e  referendario, hanno vinto gli italiani, che potranno esprimersi e  cacciare definitivamente lo spettro del nucleare dall’Italia.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="background-color: transparent; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-top-width: 0px; margin-bottom: 24px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;  Il 12 e 13 giugno tutti al voto contro il nucleare e per l'acqua pubblica.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;div style="font-size: medium; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-size: medium; text-align: center;"&gt;  Per informazioni sui referendum:&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: red; font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: black; font-size: small; font-weight: normal;"&gt;&lt;a href="http://www.referendumacqua.it/" rel="nofollow" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;www.referendumacqua.it&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br style="font-weight: bold;" /&gt;  &lt;a href="http://www.fermiamoilnucleare.it/" rel="nofollow" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;www.fermiamoilnucleare.it&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-153692885106730185?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/153692885106730185'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/153692885106730185'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/06/referendum-censurata-arroganza-del.html' title=''/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-2988790303463652380</id><published>2011-05-26T19:44:00.000+02:00</published><updated>2011-05-26T19:44:49.383+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Africa'/><title type='text'>Sudan - Sud Sudan, l'ombra di una nuova guerra</title><content type='html'>&lt;div class="leftCover"&gt;&lt;div class="boxContent"&gt;&lt;div class="imageSingle small"&gt;   &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="date"&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://www.globalproject.info/public/resources/images/small/50395.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Sudan" border="0" height="201" src="http://www.globalproject.info/public/resources/images/small/50395.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;Il chiodo al quale sono appese le speranze di pace tra il Sudan e il  Sud Sudan sembra stia per cedere. La tensione, che nelle ultime  settimane era andata crescendo, si è condensata ed è &lt;strong&gt;esplosa laddove era più prevedibile: l'area di Abiyei&lt;/strong&gt;, la &lt;a href="http://it.peacereporter.net/articolo/24832/%27Se+tiene+Abiyei%2C+la+pace+%E8+salva%27"&gt;regione petrolifera&lt;/a&gt;  contesa da Juba e Khartoum. Tra venerdì e sabato, l'esercito sudanese  ha lanciato un'operazione militare che ha visto l'impiego di elicotteri  da combattimento e artiglieria pesante e ha portato all'&lt;strong&gt;occupazione del distretto&lt;/strong&gt;  e al ripiegamento delle forze del Sud. Era la risposta all'imboscata in  cui, il 19, erano stati uccisi 22 soldati di Khartoum che un  contingente Onu stava scortando fuori dai confini dell'area, ultimo atto  di uno &lt;strong&gt;stillicidio di aggressioni, omicidi e raid che dura da mesi&lt;/strong&gt;.  Non si conosce al momento il bilancio delle vittime. Si sa solo che  Abiyei è una città fantasma, che i circa 20 mila abitanti sono scappati,  che l'Unmis (&lt;em&gt;United Nations Mission in Sudan&lt;/em&gt;) sta tentando una  mediazione ma che il suo personale ha ricevuto l'ordine di non uscire  per nessun motivo dalla sede e di raggiungere subito i bunker in caso di  allarme. Testimoni sul posto nel pomeriggio raccontavano di &lt;strong&gt;saccheggi e devastazioni&lt;/strong&gt;,  di una città in fiamme e di una situazione in progressivo pegioramento.  Dal Palazzo di vetro, lunedì pomeriggio è arrivato un duro comunicato  che ribadiva che la responsabilità del mantenimento dell'ordine è del  Sudan e che, quindi, &lt;strong&gt;qualsiasi crimine commesso durante l'occupazione sarà addebitato a Khartoum&lt;/strong&gt;. &lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;A rendere la situazione ancora più incandescente sono i due decreti firmati dal presidente sudanese &lt;strong&gt;Omar al Bashir&lt;/strong&gt;,  con cui ha sciolto il Consiglio amministrativo, il governo locale, e ha  licenziato il capo, il suo vice e i cinque direttori dei dipartimenti.  La mossa rischia di avere pesanti &lt;strong&gt;ripercussioni soprattutto sul piano internazionale&lt;/strong&gt;. Immediata è arrivata &lt;strong&gt;reazione degli Stati Uniti&lt;/strong&gt;,  che hanno definito la mossa di Khartoum "sproporzionata e  irresponsabile". Anche le Nazioni Unite che, proprio nelle ore del  blitz, avevano una rappresentanza del Consiglio di Sicurezza in procinto  di entrare ad Abiyei, hanno condannato l'azione e &lt;a href="http://it.peacereporter.net/articolo/28597/Sudan%2C+Onu%3A+%27Khartoum+ritiri+le+proprie+truppe+da+Abyei%27"&gt;chiesto un &lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://it.peacereporter.net/articolo/28597/Sudan%2C+Onu%3A+%27Khartoum+ritiri+le+proprie+truppe+da+Abyei%27"&gt;immediato ritiro&lt;/a&gt; dell'esercito sudanese&lt;/strong&gt; e il ripristino della smilitarizzazione dell'area, già prevista da quell'&lt;em&gt;Abiyei Protocol &lt;/em&gt;del  2004 che conferiva uno status speciale al territorio. Inviti alla  mediazione e alla ragionevolezza che Khartoum ha respinto, rendendo  esplicito il suo intento di mantenere il controllo dell'area. Ora che  l'incendio è scoppiato, tutti guardano alla delicata scadenza alle  porte, &lt;strong&gt;quella del 9 luglio&lt;/strong&gt;, giorno in cui &lt;a href="http://it.peacereporter.net/articolo/26411/Sudan%2C+primi+risultati+elettorali%3A+il+sud+vuole+la+secessione"&gt;l'indipendenza del Sud Sudan&lt;/a&gt; dal nord, decisa dal referendum dello scorso gennaio, diventerà effettiva. L'ambasciatore russo al Consiglio di Sicurezza, &lt;strong&gt;Vitaly Churkin&lt;/strong&gt;,  con un po' di scaramanzia ha detto che quest'ultima crisi non avrà  conseguenze: "Qualsiasi cosa accada, il 9 luglio il Sud Sudan diventerà  indipendente".&lt;br /&gt;Ma al di là di questo ottimismo un po' forzato, restano tutte le paure e le fosche profezie di molti analisti, secondo i quali &lt;strong&gt;ad Abiyei si sarebbe riaccesa la guerra civile tra il nord e il sud&lt;/strong&gt;, che tra il 1983 e il 2005 ha fatto oltre due milioni di morti. Nemmeno quel &lt;em&gt;Comprehensive Political Agreement&lt;/em&gt;  che aveva posto termine al conflitto, nel gennaio 2005, era riuscito a  trovare una soluzione alla questione spinosa. Le due parti sono  irremovibili. La posta in gioco, d'altronde, è molto alta. Per Khartoum,  che &lt;strong&gt;con la secessione del sud ha perso circa il 75 per cento delle risorse petrolifere del Paese&lt;/strong&gt;,  cedere anche Abiyei è impensabile. Ma cosa vogliano gli abitanti della  città e dei villaggi limitrofi è chiaro da molto tempo, almeno dagli  anni Settanta, quando chiesero che l'area venisse inserita nella grande  regione meridionale. A queste istanze, Khartoum ha risposto schierando  la 31esima Brigata dell'esercito e armando una serie di milizie, sul  modello dei &lt;em&gt;Janjaweed&lt;/em&gt; impiegati in Darfur, come le Forze  popolari di Difesa e i Missereya, pastori nomadi, arabi e musulmani, che  da anni si spostano periodicamente verso sud, nelle terre dei Dinka  Ngok, neri e cristiani, in fuga dall'aridità che affligge le loro terre,  mangiate dai piani di razionalizzazione agricola e di irrobustimento  delle infrastrutture petrolifere del governo sudanese. Il nord li  spalleggia. &lt;strong&gt;Da anni prova ad usarli come un cavallo di Troia&lt;/strong&gt;,  pretendendo che sia riconosciuto loro il diritto di voto nel referendum  con cui gli abitanti di Abiyei decideranno se aderire al sud o al nord  del Sudan. Per Khartoum, alterare le percentuali etniche della  popolazione è l'unico modo per evitare una sconfitta sicura. Juba però  si è sempre opposta. E il risultato è uno stallo che ha impedito che il  referendum si svolgesse e che ha portato ad una &lt;strong&gt;progressiva e inarrestabile militarizzazione dell'area&lt;/strong&gt;.  Una tensione che si è riversata in altri due stati di confine, Blue  Nile e Kordofan meridionale, rimasti a Khartoum dove le due parti  negoziano una maggiore autonomia delle arre abitate dai Dinka. A  differenza di quello che accade nel resto del Sud Sudan, dove le forze  armate del presidente Salva Kiir &lt;a href="http://it.peacereporter.net/articolo/28436/Sud+Sudan%2C+tra+sangue+e+champagne"&gt;affrontano formazioni armate locali con evidenti legami con il nord&lt;/a&gt;,  ad Abiyei non c'è una guerra per procura: nord e sud hanno imbracciato  le armi direttamente l'uno contro l'altro e questo scontro è un ritorno  indietro ai 20 anni di morti e atrocità. Il senatore americano &lt;strong&gt;John Kerry&lt;/strong&gt; lo sa e lo dice: "Il Sudan si trova sull'orlo di una nuova guerra civile".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tratto da PeaceReporter&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-2988790303463652380?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/2988790303463652380'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/2988790303463652380'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/05/sudan-sud-sudan-lombra-di-una-nuova.html' title='Sudan - Sud Sudan, l&apos;ombra di una nuova guerra'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-4310257508284949381</id><published>2011-05-26T19:41:00.000+02:00</published><updated>2011-05-26T19:41:31.548+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Asia'/><title type='text'>Ucraina - Giustizia all’ucraina</title><content type='html'>&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.globalproject.info/public/resources/images/small/Timoshenko_150.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Ucraina" border="0" height="256" src="http://www.globalproject.info/public/resources/images/small/Timoshenko_150.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;b&gt;Giustizia selettiva. &lt;/b&gt;Così la chiama Yulia  Tymoshenko, l’ex primo ministro che da un anno è nel mirino della  procura generale, indagata in vari casi per abuso d’ufficio. Per lei si  tratta di una congiura del presidente Victor Yanukovich e della nuova  èlite al potere per metterla in un angolo una volta per tutte.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il procuratore Victor Pshonka&lt;/b&gt; è molto vicino al capo  di stato, tribunali e procure obbedirebbero agli ordini dall’alto.  Altro che indipendenza dei giudici. Dalla Bankova hanno sempre detto  ovviamente che la giustizia fa il proprio corso senza guardare in faccia  a nessuno.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;E così il bel viso coronato dalle bionde trecce&lt;/b&gt;  della cinquantenne eroina della rivoluzione ha iniziato a fare capolino  con regolarità nelle stanze della procura. Ieri è sembrato che l’arresto  fosse vicino, ma dopo una maratona di oltre sei ore d’interrogatorio la  Tymoshenko è uscita a piede libero.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La principessa del gas, con un passato da oligarca,&lt;/b&gt;  ha già vissuto brutti momenti finendo anche dietro le sbarre. Nel 2001,  con il marito Olexandr Tymoshenko, ha trascorso qualche giorno in regime  di custodia cautelare e nel 2004 è finita sulle liste dell’Interpol  dopo accuse di corruzione arrivate da Mosca. Poi tutto si è quietato.  Fino a quando lo scorso anno è arrivato Yanukovich.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Da allora diversi episodi giudiziari&lt;/b&gt; hanno coinvolto  membri del vecchio governo Tymoshenko, dall’ex ministro dell’Economia  Bogdan Danylyshyn a quello dell’Ambiente Gregori Filipchuk e a quello  degli Interni Yuri Lutsenko, ancora in carcere in attesa di sapere quale  sarà la sua sorte.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Anche l’ex presidente Leonid Kuchma,&lt;/b&gt; di cui  Yanukovich nel 2004 era il successore designato, è finito sotto  indagine, con l’accusa di essere coinvolto nell’omicidio del giornalista  Georgi Gongadze avvenuto nel 2000. Soprattutto questo caso ha sollevato  le difficoltà d’interpretazione, se è vero che esce dal semplice schema  che vede da una parte il blocco ora dominante intorno all’attuale  presidente e dall’altra gli ex governativi.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La realtà ucraina è che il sistema paese,&lt;/b&gt;  politico-aministrativo-giudiziario-economico, più che funzionare come  dovrebbe, risponde a logiche di parte. Rispetto all’era Kuchma,  presidente dal 1996 al 2004, non è cambiato in sostanza nulla. La  rivoluzione arancione non è stata una rivoluzione, ma un cambio di  regime che non ha mutato i meccanismi e le strutture profonde.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;I suoi protagonisti&lt;/b&gt; - la Tymoshenko ha il sostegno  pieno del 9,6% degli ucraini, meno del già basso consenso di Yanukovich,  all’11,3% - che non hanno saputo, potuto e voluto iniziare radicali  riforme, si trovano ora a pagare il conto dei propri errori e delle  proprie mancanze.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Che non dovrà necessariamente essere regolato&lt;/b&gt; in  carcere. Per ora di condanne non se ne sono viste. L’unico personaggio  politico ucraino di rilievo finito in galera è stato l’ex premier Pavel  Lazarenko (vecchio alleato politico e di business della Tymoshenko)  condannato però non in Ucraina, ma negli Stati Uniti.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Le indagini aperte contro Yulia Tymoshenko&lt;/b&gt; e Leonid  Kuchma sono in definitiva lo specchio di lotte di potere dove nessuno è  al sicuro, proprio perché tutti hanno sguazzato in acque torbide.&lt;br /&gt;Stefano Grazioli, giornalista e scrittore, esperto di spazio postsovietico, &lt;a href="http://www.esreport.net/"&gt;www.esreport.net&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="trattoDa"&gt;&lt;div class="content"&gt;Tratto da:&lt;a class="global_userLink" href="http://temi.repubblica.it/limes/giustizia-allucraina/23942" title="Limes"&gt; Limes&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-4310257508284949381?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/4310257508284949381'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/4310257508284949381'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/05/ucraina-giustizia-allucraina.html' title='Ucraina - Giustizia all’ucraina'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-4126834077543601127</id><published>2011-05-25T16:58:00.000+02:00</published><updated>2011-05-25T16:58:09.972+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'>Referendum: la posta in gioco</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-AkpMO031DkY/Td0YynhfD0I/AAAAAAAACfQ/GPZO-KOz7_Y/s1600/si_referendum.png" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="178" src="http://2.bp.blogspot.com/-AkpMO031DkY/Td0YynhfD0I/AAAAAAAACfQ/GPZO-KOz7_Y/s320/si_referendum.png" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="author"&gt;&lt;b&gt;di Beppe Caccia&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Se  per qualcuno sussisteva ancora qualche residuo dubbio sull'incombere di  un'enorme "questione democratica" sulla sfera pubblica del nostro  Paese, le manovre delle ultime ore intorno al referendum sul nucleare  dovrebbero averlo definitivamente risolto.&lt;br /&gt;L'imposizione del voto  di fiducia, il cui primo effetto e' stato l'azzeramento del dibattito  parlamentare, ad una Camera dei deputati che opportunismo e  trasformismo, fino all'aperta pratica della corruzione, rendono la meno  legittimata dell'intera storia repubblicana, e' solo il penultimo atto  di quello che e' andato configurandosi come un incruento "golpe  istituzionale".&lt;br /&gt;Nei prossimi giorni la Suprema Corte di Cassazione  e' infatti chiamata a pronunciarsi, decidendo se le norme contenute nel  Decreto Omnibus, convertito in legge a Montecitorio, rappresentino  effettivamente un superamento degli obiettivi posti dal quesito  referendario, che chiede l'abrogazione delle più importanti misure  legislative sulla reintroduzione delle fonti e delle tecnologie nucleari  nella produzione energetica in Italia. Per chiunque leggesse con  sguardo obiettivo l'articolato del Decreto legge, il no della Cassazione  al Governo, e quindi la conferma della scadenza del referendum,  dovrebbero essere scontati.&lt;br /&gt;Cio' anche se facessimo finta di non  aver tutti sentito le strabilianti dichiarazioni di Berlusconi,  pronunciate proprio nel giorno del venticinquesimo anniversario del  disastro di Chernobyl, in cui il presidente del Consiglio ammetteva  candidamente il carattere truffaldino del decreto, il cui unico fine era  ed e' evitare la consultazione referendaria antinucleare, che il  Governo sarebbe sicuro di perdere. Infatti, il dispositivo normativo non  prevede la definitiva cancellazione dei meccanismi destinati a  garantire il ritorno all'atomo in Italia, ma semplicemente lo  slittamento della loro attuazione al momento in cui siano "acquisite  nuove evidenze scientifiche a livello internazionale ed europeo" sulla  sicurezza nucleare, ovvero, più prosaicamente, ad una situazione in cui,  archiviato se mai sara' possibile il disastro di Fukushima, si sia  creato nell'opinione pubblica un clima più favorevole all'opzione  atomica. Cosi' dovrebbe andare se gli interessi in ballo non fossero  enormi, se "checks and balances", ovvero i meccanismi di controllo ed  equilibrio che dovrebbero regolare la dialettica dei rapporti tra poteri  dello Stato, non fossero da tempo saltati, se i principi e le regole  della Costituzione formale (pensiamo alla inequivoca sentenza della  Corte costituzionale pronunciata nel 1978 di fronte ad un caso analogo)  non fossero permanentemente messi in discussione da un quotidiano "stato  d'eccezione".&lt;br /&gt;Percio', se in queste prossime ore e' necessario  mettere in campo ogni possibile sollecitazione nei confronti del  giudizio della Cassazione, possiamo al contempo aspettarci di tutto e  dobbiamo essere altrettanto in grado di rispondere, con atteggiamento  univoco, ad un possibile "scippo" della consultazione antinucleare.&lt;br /&gt;Cio'  significa discutere da subito, con lo stesso spirito di condivisione  unitaria che ha alimentato in questi mesi i movimenti referendari su  acqua e nucleare, quali iniziative forti saremo capaci di assumere di  fronte all'eventuale cancellazione di questo quesito e per assicurare  l'indispensabile "traino" ai referendum sull'acqua che sarebbero, a quel  punto, oggetto di una micidiale campagna mediatica di svuotamento di  senso e di pratico sabotaggio del raggiungimento del quorum. In questo  caso non potremmo permetterci di balbettare, ne' di scatenare una babele  di commenti, che resterebbero "rumore di fondo" incomprensibile ed  impercettibile per quella moltitudine di cittadini che la campagna  referendaria deve raggiungere.&lt;br /&gt;Inoltre, se abbiamo compreso quale  sia la posta in gioco, queste considerazioni valgono per tutti: non sono  cioe' problemi settoriali che riguardano gli "specialisti dei  referendum" e devono pienamente assumere una valenza politica di  carattere generale.&lt;br /&gt;Un passo in più: il tentativo di "scippo" del  quesito antinucleare, l'azzardo governativo del "golpe istituzionale" di  queste ore, non tocca solo le pur decisive questioni di merito -  energia, salute, acqua come beni comuni - che sono in ballo coi  referendum.&lt;br /&gt;Ci parla, anche e soprattutto, della progressiva  divaricazione, fino alla tendenziale incompatibilita', tra  organizzazione capitalistica del lavoro e della riproduzione umana (e  del loro sfruttamento), modello di produzione e di consumo, e -  dall'altra parte - pretesa democratica, istanze diffuse di  partecipazione attiva alla decisione politica e di autogoverno delle  proprie condizioni di vita. In queste ore, alla Fincantieri nel rifiuto  operaio dell'asimmetrica gestione della crisi e dei suoi effetti, cosi'  come in Val di Susa nella resistenza di fronte alle trivelle. Nelle  contraddizioni aperte nel territorio, cosi' come di fronte a scelte "di  sviluppo" più generali nel vivo di una crisi che prospettive di sviluppo  non sta offrendo.&lt;br /&gt;E spiega come di questa sostanziale  divaricazione, che segna irreversibilmente il nostro tempo, le regole  della "forma democratica" siano le prime vittime.&lt;br /&gt;Ecco perche', se  abbiamo davvero compreso quale sia la posta in gioco, intorno alla  battaglia dei referendum su acqua e nucleare, in queste ultime decisive  settimane, puo' e deve organizzarsi anche attraverso modalita'  innovative la comune decisione per la democrazia. &lt;br /&gt;E nessuno puo' chiamarsi fuori da questa sfida.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-4126834077543601127?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/4126834077543601127'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/4126834077543601127'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/05/referendum-la-posta-in-gioco.html' title='Referendum: la posta in gioco'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-AkpMO031DkY/Td0YynhfD0I/AAAAAAAACfQ/GPZO-KOz7_Y/s72-c/si_referendum.png' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-7195824538338716017</id><published>2011-05-18T14:02:00.000+02:00</published><updated>2011-05-18T14:02:03.943+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Messico-Chiapas'/><title type='text'>Messico - Acqua “privata”</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-pctHkbmrNuQ/TdO0_t4rpcI/AAAAAAAACfM/jLtPAPkc984/s1600/tenochtitlan.gif" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="168" src="http://2.bp.blogspot.com/-pctHkbmrNuQ/TdO0_t4rpcI/AAAAAAAACfM/jLtPAPkc984/s320/tenochtitlan.gif" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;di Matteo Dean&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Inondazioni e siccità, questo il maggior contrasto ecologico di Città  del Messico. Una metropoli con oltre venti milioni di abitanti – se  comprendiamo tutta la macchia urbana – che vive questa alternanza fin  troppo concreta. Certo, nonostante il cambiamento climatico che anche  qui fa sentire tutti i suoi effetti, l’alternanza tra stagione delle  piogge – prossima ad iniziare – e stagione «secca» continua ad esistere.&lt;br /&gt;A complicare le cose, c’è il pessimo sistema di distribuzione delle  acque nella valle che ospita la capitale messicana. Ma non solo: vi è  pure la noncuranza o, meglio detto, l’interesse della classe politica.  Solo poche settimane prima del vertice dell’Onu sul clima a Cancún (la  sedicesima Conferenza delle parti sul Cambiamento Climatico, o COP16),  il governo di Città del Messico, guidato da un centrosinistra ormai  proiettato verso le elezioni presidenziali del 2012, aveva ospitato il  Consiglio Mondiale dei Sindaci sul Cambiamento Climatico.&lt;br /&gt;Dalla riunione era sorto il Patto di Città del Messico, in cui i  rappresentanti politici s’impegnavano ad adottare misure autonome e  «cittadine» per la riduzione dei gas serra. Tra queste misure vi è  quella di «sviluppare strategie locali di adattamento per far fronte  alle ripercussioni locali del cambiamento climatico, applicando misure  per migliorare la qualità della vita dei poveri nelle aree urbane»  (punto tre del Patto). Dev’essere per questa ragione che il  sindaco-governatore di Città del Messico, il «presidenziabile» Marcelo  Ebrad, ha recentemente promosso la possibilità di privatizzare l’acqua  nella capitale da lui governata, incapace di comprendere il concetto di  «beni comuni» pur premiato in passato con il Nobel.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il 16 febbraio scorso dunque l’esecutivo locale ha inviato una proposta  di legge con cui cerca di trasformare l’attuale ufficio amministrativo  «Sistema delle Acque di Città del Messico» (SACM) in un’impresa  parastatale con autonomia finanziaria e di gestione. L’idea, argomenta  il governo, è quella di rendere più efficiente il servizio, ora soggetto  ai capricci del Ministero delle Finanze e alla burocrazia locale.&lt;br /&gt;Argomenti plausibili, ma che la cittadinanza conosce bene per averli  ascoltati ogni volta che un’impresa o servizio pubblico sono passati a  mano privata. Tra le facoltà che la nuova legge darebbe al Sacm vi è  quella di vendere determinate quantità d’acqua ai privati perché questi,  a loro volta, la rivendano all’utente finale; quella di permettere ai  privati di partecipare nella costruzione di infrastrutture utili al  servizio; quella, infine, di stabilire le tariffe del servizio  svincolandosi dall’attuale controllo esercitato dal parlamento locale.&lt;br /&gt;Le voci contrarie, denunciando l’imminente privatizzazione del servizio  pubblico e dell’acqua, si sono immediatamente fatte sentire. E il  governo ha dovuto frenare, suggerendo che la «patata bollente» è ora in  mano del potere legislativo, già in preda alle pressioni dei settori  privati – interessati al nuovo affare – e della società civile.&lt;br /&gt;Ma mentre a Città del Messico il dibattito appena comincia e  probabilmente riuscirà a limitare i danni di un’iniziativa legislativa  dai chiari contorni elettorali, nel vicino Stato del Messico – che  comprende buona parte della cosiddetta «area metropolitana» e dove  governa l’altro possibile candidato presidenziale, Enrique Peña – la  privatizzazione è già un fatto. Il 27 aprile il parlamento locale ha  approvato la nuova Legge dell’Acqua che permette al governo di dare in  concessione il servizio di distribuzione, raccolta e riciclaggio  dell’acqua. Con buona pace del «patto di Città del Messico» e delle  belle parole di Cancun.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-7195824538338716017?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/7195824538338716017'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/7195824538338716017'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/05/messico-acqua-privata.html' title='Messico - Acqua “privata”'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-pctHkbmrNuQ/TdO0_t4rpcI/AAAAAAAACfM/jLtPAPkc984/s72-c/tenochtitlan.gif' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-3272027674555865052</id><published>2011-05-16T16:34:00.001+02:00</published><updated>2011-05-16T16:37:55.558+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Palestina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Medio Oriente'/><title type='text'>Nakba: morti a confini Libano-Siria-Israele, scontri a Gaza, manifestazioni in Egitto e Giordania</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-Zr0s8Wr6vPI/TdE1ofjm12I/AAAAAAAACfI/mBwfKUvgjfo/s1600/63esimoAnniversario.gif" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="226" src="http://2.bp.blogspot.com/-Zr0s8Wr6vPI/TdE1ofjm12I/AAAAAAAACfI/mBwfKUvgjfo/s320/63esimoAnniversario.gif" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;Nena News propone le &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=ekgkuAaTjPg&amp;amp;feature=player_embedded"&gt;immagini girate ieri&lt;/a&gt; lungo le linee  d'armistizio sul Golan, dove centinaia di profughi palestinesi e cittadini  siriani sono entrati a Majdal Shams&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="postcontent"&gt;&lt;br /&gt;Una fiammata di proteste, come non  si vedeva da anni per l’anniversario della Nakba (la “catastrofe” nazionale  palestinese), ha avvolto ieri i confini tra Israele, Libano e Siria, oltre ai  valichi tra lo Stato ebraico e la Striscia di Gaza. Incidenti sono avvenuti  anche in Giordania e ieri sera al Cairo&amp;nbsp; Il bilancio di morti oscilla tra 10 e  12. I feriti sono centinaia.&lt;br /&gt;Il fatto più eclatante è avvenuto sulle Alture del Golan (territorio siriano  occupato da Israele) dove centinaia di profughi palestinesi e cittadini sriiani  hanno superato&amp;nbsp; di slancio le barriere sulle linee d’armistizio e sono arrivati  fino al villaggio druso di Majdal Shams nel territorio controllato da Israele. I  militari delo Stato ebraico sono stati colti di sorpresa ma pochi minuti dopo  sono intervenuti con forza aprendo il fuoco e uccidendo almeno cinque  manifestanti. Decine di feriti. Fonti ufficiali israeliane hanno riferito di  feriti anche tra i soldati. Sono stati, di fatto, gli scontri più gravi dalla  guerra del 1973-74 tra Israele e Siria, lungo linee armistiziali dove per oltre  30 anni la situazione è rimasta sostanzialmente calma.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Altri sei manifestanti, tra palestinesi e libanesi, sono stati uccisi nelle  stesse ore dai soldati israeliani a Maroun al Ras alla frontiera con il Libano,  dove centinaia di profughi si sono radunati per commemorare la Naqba. I feriti  sono stati un centinaio. Un giovane palestinese invece è stato ucciso anche a  Gaza, nei pressi di Shujayeh, dal fuoco dell’esercito israeliano. Poco prima al  valico di Eretz con Israele centinaia di ragazzi, con in mano le bandiere della  Palestina, hanno aggirato i posti di controllo del governo di &amp;nbsp;Hamas e  dell’Autorità nazionale palestinese e si sono lanciati in una corsa di alcune  centinaia di metri verso le postazioni (di cemento armato) dell’esercito  israeliano accanto al terminal. Il fuoco dei militari ha fatto una ottantina di  feriti. E’ stata smentita la morte di un fotoreporter palestinese riferita in  precedenza.&lt;br /&gt;Manifestanti pro-palestinesi sono rimasti feriti in scontri con la polizia  anche nella città giordana di Karameh, provenienti da diverse città e campi  profughi (la Giordania ospita il maggior numero di palestinesi, molti dei quali  vivono disseminati in 13 campi).&amp;nbsp; Almeno 24 persone inoltre sono rimaste ferite  ieri al Cairo vicino all’ambasciata d’Israele. La polizia ha lanciato candelotti  lacrimogeni e sparato in aria per disperdere centinaia di persone che&amp;nbsp;  chiedevano l’espulsione dell’ambasciatore di Israele e la rottura della  relazioni diplomatiche tra l’Egitto e lo Stato ebraico. Poco prima nella  capitale egiziana si erano svolta la visita di Amos Gilad (capo del dipartimento  politico e di sicurezza del ministero della difesa israeliano), la prima  conosciuta di un alto funzionario israeliano in Egitto dopo la caduta dell’ex  presidente Hosni Mubarak l’11 febbraio scorso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;tratto da Nena News&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-3272027674555865052?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/3272027674555865052'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/3272027674555865052'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/05/nakba-morti-confini-libano-siria.html' title='Nakba: morti a confini Libano-Siria-Israele, scontri a Gaza, manifestazioni in Egitto e Giordania'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-Zr0s8Wr6vPI/TdE1ofjm12I/AAAAAAAACfI/mBwfKUvgjfo/s72-c/63esimoAnniversario.gif' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-5306424254991166589</id><published>2011-05-14T09:46:00.000+02:00</published><updated>2011-05-14T09:46:49.176+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Palestina'/><title type='text'>Gaza - Voci che resistono</title><content type='html'>13 maggio 2011&lt;br /&gt;&lt;a href="http://vik2gaza.org/wp-content/uploads/2011/05/2-200x300.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="" border="0" class="alignleft size-medium wp-image-284" height="300" src="http://vik2gaza.org/wp-content/uploads/2011/05/2-200x300.jpg" title="2" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;Cominciamo a conoscere Gaza. Zona nord-est della città: i racconti  dei ragazzi palestinesi ci portano indietro di qualche anno, a quei  giorni di dicembre del 2008 quando l'esercito israeliano diede inizio  all'operazione piombo fuso. Dinnanzi ai nostri occhi i segni di tutto  quello che ha portato: edifici distrutti, case abbattute, i campi dove i  contadini coltivavano la terra completamente inariditi e contaminati  dalle bombe al fosforo bianco. Il confine con i territori occupati da  Israele dista solo qualche km, tra questo e lo spazio abitato c'è la  così detta “buffer zone”: pezzi di terra coltivabili a cui però i  palestinesi  non possono accedere; quando lo fanno rischiano sempre un  attacco israeliano che parte puntuale dalle torrette  disposte lungo la  linea di confine. In alcune di queste torrette spara un cecchino, in  altre mitragliatrici automatiche. Spesso durante il periodo dei raccolti  i militari israeliani irrompono con i carri armati sparando sui  contadini all'interno della “buffer zone” per devastare i campi, così  com'è avvenuto stamattina. In alto nel cielo, ci fa notare uno dei  ragazzi, si erge un dirigibile: attraverso questo mezzo Israele  controlla tutta la città di Gaza, al suo interno è posta una potente  telecamera satellitare, una sorta di panopticon ultra moderno. L'unica  differenza è che il controllore è sempre ben riconoscibile. Conosciamo  anche gli abitanti di questa parte di città, i primi a venirci incontro  sono i bambini, sui quali i segni della guerra non hanno intaccato il  sorriso.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://vik2gaza.org/wp-content/uploads/2011/05/1-300x200.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="" border="0" class="alignleft size-medium wp-image-286" height="200" src="http://vik2gaza.org/wp-content/uploads/2011/05/1-300x200.jpg" title="1" width="300" /&gt;&lt;/a&gt;Continuano  a raccontarci di quel maledetto bombardamento. Questa volta sono le  parole di una donna a farlo: il marito perso, i suoi figli sotto le  macerie, una di questi con la pallottola in testa e il viaggio in  Germania per farla operare. E poi. La storia della famiglia Al Samoni:  trenta persone rifugiatesi dentro casa sotto indicazione dell'esercito  israeliano, le bombe che piovono sulla casa, lo stesso esercito che  impedisce l'arrivo delle ambulanze e dei soccorsi immediati. Il  quartiere, prima della strage determinata dai bombardamenti, si chiamava  Al Zaytoon. Ora porta il nome della famiglia Al Samoni. Sentiamo poi i  racconti di un'altra disumanità: i soldati che bussano alle porte,  chiedono alle donne di poter parlare con il proprio marito e il fucile  che spara colpendolo a morte, non appena questo esce. Gli abitanti della  zona, cercando di ricostruire il quartiere stesso e  di reinventarsi  un'esistenza oltre la guerra, hanno costruito con il supporto della  comunità un asilo che hanno chiamato Al Samuni, in omaggio alla famiglia  sterminata. L'asilo è l'unico tocco di colore giallo in mezzo al grigio  della difficile ricostruzione. Il prossimo convoglio che partirà alla  volta di Gaza, prenderà lo stesso nome: Al Samuni.&lt;br /&gt;Operazione “Piombo fuso”: pfuiù di trenta giorni di bombardamenti e  oltre 1400 civili uccisi. Mesi di isolamento, senza assistenza  sanitaria, senza scuola per i bambini. La locale fabbrica di cemento  completamente devastata. Le bombe, due tonnellate e mezzo di  “democrazia” israeliana, che colpiscono ogni genere di obiettivo: la  zona dei ministeri ha ricevuto fino a sette attacchi. I campi destinati  all'agricoltura che vengono asfaltati al termine dell'intervento  militare.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;Incontro tra mediattivisti.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://vik2gaza.org/wp-content/uploads/2011/05/3-300x200.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="" border="0" class="alignleft size-medium wp-image-287" height="200" src="http://vik2gaza.org/wp-content/uploads/2011/05/3-300x200.jpg" title="3" width="300" /&gt;&lt;/a&gt;Nel pomeriggio c'è stato il primo incontro tra gli attivisti  coinvolti nella comunicazione. Un'assemblea composta da giornalisti,  blogger, mediattivisti ed artisti indipendenti, del chonvoglio e  palestinesi. Il filo conduttore è stata la volontà di continuare il  preziosissimo lavoro che Vittorio ha sempre portato avanti. E' proprio  da questi giovani, che hanno conosciuto Vittorio e con lui hanno  collaborato, che arriva un forte impulso all'avvio di questo progetto.  E' emersa la necessità di coordinare ed organizzare l'enorme quantità di  materiale comunicativo autoprodotto che è il cuore pulsante di  informazione alternativa all'interno della Striscia di Gaza. Difatti i  media mainstream si limitano a raccontare una Gaza fatta solo di lacrime  e sangue, sempre alla ricerca di scoop sensazionalistici e mai di un  serio approfondimento.&lt;br /&gt;I/le giovani gazawi vogliono invece raccontarci la vita quotidiana  sotto l'assedio, con le sue ombre, ma anche con le sue luci. Per questo  siamo giunti alla necessità di dover creare un coordinamento  internazionale, che riesca a proiettare Gaza nel mondo, e il resto del  mondo dentro Gaza.&lt;br /&gt;Incontro alla Radio El Shaab Voice Radio.&lt;br /&gt;Nel pomeriggio una delegazione di CO.R.UM è stata ospite  dell'emittente radiofonica El Shaab Voice Radio. Durante i  bombardamenti, dal decimo piano dell'edificio dove si trova la  redazione, l'emittente ha fatto da vedetta per le ambulanze indicando  via radio i luoghi dove intervenire. Nell'intervista che abbiamo  rilasciato in diretta abbiamo raccontato  le ragioni che hanno portato  il convoglio qui a Gaza, ad un mese dell'assassinio di Vittorio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-5306424254991166589?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/5306424254991166589'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/5306424254991166589'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/05/gaza-voci-che-resistono.html' title='Gaza - Voci che resistono'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-2850339228215619050</id><published>2011-05-10T16:31:00.000+02:00</published><updated>2011-05-10T16:31:31.961+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Messico-Chiapas'/><title type='text'>Messico - La richiesta di pace con giustizia e dignità</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.globalproject.info/public/resources/images/small/476baf8ea85af5156a3ef09fa5e36038.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Messico - Zocalo Df Conclusione Marcia Nazionale per la pace" border="0" src="http://www.globalproject.info/public/resources/images/small/476baf8ea85af5156a3ef09fa5e36038.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;b&gt;La Marcia raggiunge lo Zocalo di Città del Messico&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="author"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;di Matteo Dean&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="date"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;i&gt;Quando l’insensatezza occupa la vita pubblica,&lt;/i&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;i&gt;l&lt;/i&gt;a poesia ha la ragione.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;i&gt;Dunque, facciamo parlare la poesia&lt;/i&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;i&gt;perché tacciano gli insensati.&lt;/i&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un silenzio assordante. È così che si  può riassumere la lunga marcia “per la pace con giustizia e dignità” che  iniziata lo scorso 5 maggio a Cuernavaca (cento chilometri a sud di  Città del Messico) si è conclusa questa domenica nella piazza centrale  della capitale messicana. Silenzio, spiega Javier Sicilia, premio  nazionale di poesia, giornalista e padre di Juan Francisco, assassinato  dai sicari del narcotraffico il 28 marzo scorso; silenzio perché “il  nostro dolore è così grande e così profondo, che non vi sono più parole  per nominarlo”. Il giorno dopo la straordinaria manifestazione zapatista  a San Cristobal de Las Casas in Chiapas, sono Città del Messico ed  almeno altre venti città le protagoniste di questa giornata convocata da  Javier Sicilia. Cominciata con la partecipazione di meno di mille  persone, la marcia è terminata con l’arrivo di almeno 200 mila persone  nello &lt;i&gt;zocalo&lt;/i&gt; di Città del Messico. Una moltitudine che ha  compreso padri e madri, figli e parenti delle oltre 40 mila vittime che  la “guerra al narcotraffico” lanciata dall’attuale amministrazione  federale messicana di Felipe Calderon; ma anche migliaia tra militanti  delle più diverse organizzazioni sociali messicane, giovani, studenti,  artisti, migranti, indigeni e molti altri.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Una manifestazione moltitudinaria nel  vero senso del termine. Poche volte vi è occasione di vedere i contadini  di Atenco, assieme ai migranti della carovana migrante (che ha risalito  il Messico dalla frontiera sud “riappropriandosi” del treno merci che  ogni giorno trasporta centinaia di migranti privi di documenti  esponendoli ad ogni genere di violenza), assieme agli studenti riuniti  nell’Assemblea dei Giovani in Emergenza Nazionale, assieme agli indigeni  del Municipio Autonomo di San Juan Copala, assieme ai membri della  Polizia Comunitaria della Montagna di Guerrero, assieme ai genitori del  Movimento 5 Giugno , assieme alle famiglie di Ciudad Juarez, assieme ai  parenti delle vittime del &lt;i&gt;feminicidio&lt;/i&gt;, assieme ad artisti ed  intellettuali di diversa provenienza, assieme alle anime democratiche  della Chiesa cattolica, assieme e migliaia di persone non organizzate  che però oggi – domenica, quando scriviamo – in piazza ci son volute  andare. Le ragioni di questa manifestazione sono molte ed articolate. Ma  forse è possibile riassumerle semplicemente raccontando quel silenzio  degno che ha accompagnato per oltre quattro giorni la carovana. Un  silenzio che si è rotto solo nelle piazze raggiunte dalla carovana. Un  silenzio che ha ceduto la parola ai padri ed alle madri delle vittime. O  che, in altre occasioni, è stato rotto dall’impossibilità di contenere  rabbia e dolore.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Difficile raccogliere tutte queste  storie, raccontare tanto vissuto. Eppure, il movimento che oggi è sceso  in piazza si è dato pure quest’obiettivo, perché troppe volte  assassinati, sequestrati, scomparsi, o le centinaia di corpi che in  queste settimane affiorano nelle sempre più numerose fossi comuni  diventano numeri. Numeri per riempire le tabelle che il governo offre in  pasto alla stampa. Ma che in realtà nascondono vite e speranza  stroncate. Sarebbero 40 mila i morti sinora (dal dicembre 2006) di  questa “guerra al narcotraffico”. A questa cifra, si aggiungono almeno  10 mila orfani di guerra (secondo altre fonti, questi sarebbero 30  mila), 10 mila migranti sequestrati solo lo scorso anno,&amp;nbsp; e quasi mezzo  milione di sfollati, ovvero gente che è scappata dal proprio quartiere,  dalla propria città, dal proprio stato, dal Messico. Numeri che fanno  orrore, ma che appunto non servono a descrivere la realtà, anche se il  governo si ostina a chiamarli “vittime collaterali”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quel che è certo – e forse possiamo  permetterci di segnalare come una prima vittoria del movimento – è il  fatto che finalmente il tema della violenza e, soprattutto,  dell’insicurezza è stato per il momento sottratto alla destra  conservatrice che detiene il potere nel paese. E non parliamo solo della  destra al potere. Parliamo soprattutto dei settori benestanti di questa  ed altre città, che non si fanno mai vedere, che scompaiono ogni giorno  dietro gli alti muri dei loro quartieri-bunker ma che davanti i casi  più tragici hanno a volte alzato la voce. Sono loro, quegli stessi  settori che oggi negli anni scorsi si sono arricchiti pure chiudendo un  occhio davanti agli affari del narcotraffico, che oggi accusano Javier  Sicilia ed il movimento che oggi è in piazza di voler “far cadere il  governo”. Forte di questo sostegno minoritario sul piano dei numeri, ma  strategico sul piano del potere economico e politico, Calderon avverte i  manifestanti: “Non dovete dire a noi di smettere con la violenza, ma ai  delinquenti”. Rispondono i manifestanti: “Siete voi, classe politica,  che avete la responsabilità di frenare la violenza”. È la classe  politica messicana, “corrotta e collusa con la criminalità organizzata,  che militarizza il tema della pubblica sicurezza, che ha trasformato il  Messico in un campo di battaglia, che ha reso i cittadini ostaggi della  violenza, che umiliate le istituzioni repubblicane”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma per fortuna, il reclamo della moltitudine che oggi è scesa in piazza non si rivolge solo alla classe politica. E neanche ai &lt;i&gt;narcos&lt;/i&gt;  che insanguinano il paese con “la complicità dei tre livelli di  governo”. La società civile messicana s’interroga e si domanda dove e  quando si è cominciata a perdere la dignità. E la risposta se la da  sola, guardandosi in faccia, dialogando e lanciando una proposta  articolata in sei punti, complessi e che dimostrano il mungo sforzo di  mediazione “tra più di cento organizzazioni sociali”. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La proposta si  traduce in un documento che il movimento chiama &lt;a class="global_userLink" href="http://www.jornada.unam.mx/ultimas/2011/05/08/exige-sicilia-salida-de-garcia-luna-al-frente-de-ssp/pacto" title="Patto Nazionale"&gt;Patto Nazionale&lt;/a&gt;. Un  documento che – si comprende al leggerlo – riunisce anche le diverse  anime di questo movimento. La proposta chiama in causa prima la società  civile stessa, convocata a restituire la memoria a quei 40 mila morti e a  fare uno sforzo di pressione perché quel 98 per cento di casi ancora  irrisolti siano finalmente chiariti dalle autorità competenti. Si esige  poi un cambiamento di visione della “pubblica sicurezza”, ovvero che  questa non riceva più un punto di vista “militare” ma piuttosto  cittadino. In questo senso, quando si parla di militarizzazione della  pubblica sicurezza, è importante dire che non si tratta solo dei 90 mila  soldati – e &lt;i&gt;marines &lt;/i&gt;– dispiegati nelle strade messicane, ma  anche il fatto che oltre 500 militari attualmente hanno la licenza di  assumere ruoli di comando all’interno delle diverse polizie locali del  paese.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Su questo punto, il movimento insiste  che la nuova proposta di Legge di Sicurezza Nazionale – che, tra  l’altro, darebbe facoltà al presidente di imporre lo stato d’eccezione e  di utilizzare l’esercito contro ogni movimento che metta in pericolo la  stabilità dello Stato – non deve essere approvata così com’è stata  proposta, ma dev’essere oggetto di una discussione plurale. In questo  senso, il movimento sta convocando ad un incontro nazionale tra tutte le  esperienze di “giustizia autonoma” perché vi sia un confronto ed una  proposta “dal basso”. Il Patto Nazionale propone poi di combattere a  fondo la corruzione diffusa in seno ai partiti ed al sistema politico,  restituendo autonomia al potere giudiziario – in Messico, esiste la  figura del Procuratore Generale nominato dal presidente della repubblica  – ed esige al Congresso nazionale di eliminare l’immunità parlamentare  entro i prossimi sei mesi. Nel documento vi è anche l’esigenza di  attaccare realmente la florida economia del narcotraffico e di stabilire  politiche precise e verificabili in favore dei giovani che attualmente,  in Messico, “hanno solo due prospettive di vita: entrare nelle file  dell’esercito o fare il &lt;i&gt;narco&lt;/i&gt;”. Infine. Il documento esige che  si approvino le riforme necessarie che rendano “la democrazia messicana”  una democrazia partecipativa, introducendo la figura delle candidature  indipendenti, del referendum popolare – tuttora inesistente nel sistema  politico messicano -, la revoca del mandato popolare per i governanti,  tra le altre proposte. Il movimento, però, non si ferma alla proposta.  Avverte il governo ed il Congresso federale: “Se non ci ascoltate, se  farete di testa vostra, avremo solo un modo per obbligarvi: resistenza  civile e pacifica”.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-2850339228215619050?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/2850339228215619050'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/2850339228215619050'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/05/messico-la-richiesta-di-pace-con.html' title='Messico - La richiesta di pace con giustizia e dignità'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-7940526661698781035</id><published>2011-05-10T16:21:00.000+02:00</published><updated>2011-05-10T16:21:38.626+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Africa'/><title type='text'>Primavera tunisina - Ancora rivolta!</title><content type='html'>&lt;div class="leftCover"&gt;&lt;div class="boxContent"&gt;&lt;div class="imageSingle small"&gt; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;h2&gt;&lt;a href="http://www.globalproject.info/public/resources/images/small/Tunisia_-_scontri.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Ancora rivolta!" border="0" src="http://www.globalproject.info/public/resources/images/small/Tunisia_-_scontri.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Aggiornamenti da Tunisi, dopo gli scontri degli ultimi giorni&lt;/h2&gt;&lt;div class="author"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;di Fabio Merone&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="date"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Il nostro articolo doveva concludersi  qui [il riferimento è ai due precedenti articoli], ma la cronaca ci impone un urgente aggiornamento dei fatti. Mentre scrivo,  nel centro di Tunisi c’é ancora tensione, e circa un migliaio di ragazzi sono  faccia a faccia ad un cordone di polizia. I giovani della rivoluzione sono  tornati a scendere in piazza.&lt;br /&gt;Il venerdi 6 maggio, anziché trovare  i salafiti sull’avenue Bourghiba (come ormai da appuntamento abituale), un  piccolo corteo di ragazzi giovani e giovanissimi, occupano i gradoni del teatro  e cantano slogan a meta tra tifo da stadio e slogan rivoluzionari. Nel momento  di massima affluenza arriveranno forse ad un migliaio, ma l’intervento violento  della polizia, sullo sfondo della tensione politica, trasforma questa giornata  nell’inizio di un sollevamento dei quartieri popolari del centro e della  periferia  (El Kram, Intilaka, La Goulette): gli stessi che si erano sollevati  nelle giornate che hanno preceduto la fuga di Ben Ali.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Benché il giorno stesso il governo  provvisorio annunci l’approvazione finale del decreto sulla legge elettorale,  dando un segnale politico di avanzamento rispetto allo stallo creatosi, il  mercoledi precedente (4 maggio) l’ex ministro degli Interni, Farhat Rajhi,  silurato dall’attuale primo ministro, gia’ eroe dei ‘ragazzi della rete’,  rilascia delle dichiarazioni sconcertanti diffuse proprio su una delle pagine di  facebook. Denuncia l’esistenza di un governo ombra che detta, da dietro le  quinte, l’agenda politica. Addirittura dice a chiare lettere che c’é un piano di  colpo di stato pronto ad essere realizzato qualora &lt;i&gt;Ennahdha&lt;/i&gt; (partito  islamista moderato) vincesse le elezioni. Accuse gravissime che riflettono il  pensiero di molta gente comune, e di cui si sente parlare spesso e volentieri,  in strada e nei caffé. Ma detto da un ex ministro degli Interni, nonché attuale  membro della commissione per i diritti umani, ha l’effetto di una bomba  politica. Farhat Rajhi,  travolto dalle reazioni ufficiali (le piu pesanti delle  quali sono quelle dell’esercito che deferiscono l’ex ministro davanti la  magistratura) ritrattera in parte chiedendo scusa e prendendosela con quei  ragazzi di facebook che lo avrebbero ingannato facendolo parlare in maniera  informale senza che cio sottintendesse la diffusione del video.Ma il dado é  tratto. La bomba politica esplode in mezzo alle strade del paese.&lt;br /&gt;Il resto lo fa la polizia, schierando  un apparato di sicurezza nell’Av. Bourghiba degno di un colpo di stato piuttosto  che di mantenimento dell’ordine, soprattutto se ‘i facinorosi’ presunti, sono al  massimo un migliaio di ragazzini agitati ma essenzialmente pacifici. Camionette  della polizia schierate intorno ai marciapiedi a chiudere le vie di fuga,  centinaia di poliziotti a volto coperto, con i cani o sopra le moto. Basta uno  di essi che grida al megafono dicendo: o vi disperdete da soli o ci pensiamo  noi. E via. L’ordine é dato ed incomincia la mattanza. Non verra’ risparmiato  nessuno; né giornalisti, né passanti, né donne né bambini. Una rincorsa alla  cieca a tutto cio che si muove fino alle artierie piu interne del centro. La  cosa sconvolgente é che, in serata, dopo aver dichiarato il coprifuoco, ancora  in vigore nel momento in cui scrivo, il respondabile del dipartimento della  sicurezza del Ministero, dira’ nella maniera piu candida possibile che questo é  il modo in cui sono abituati ad agire. Bisogna fare uno sforzo per formarli al  nuovo quadro politico. Si scusa e ci chiede di avere pazienza. &lt;br /&gt;Ci sia stato o no un ordine di agire  in questo modo, l’effetto politico é disastroso. I quartieri popolari del  centro, e poi quelli della periferia, come detto, si solleveranno e terranno  testa alla polizia per due giorni e due notti. Proprio come é successo nelle  giornate del 13 e del 14 gennaio (i due giorni di sollevamento di Tunisi prima  della fuga del dittatore).&lt;br /&gt;Incredibile, questo dimostra a  ritroso, come un sistema di potere debole, si senta minacciato da tumulti  giovanali, grosso modo non armati. Soprattutto se la polizia, anziché gestire,  entra nello scontro, creando una reazione all’infinito. Questo é quello che era  successo in Tunisia durante le giornate che avevano fatto cadere il  regime.&lt;br /&gt;Gia’ ieri, domenica 8 maggio, la  polizia ha mostrato di aver imparato la lezione, e si é  comportata in maniera  difensiva. In serata é intervenuto il primo ministro che ha smentito nella  maniera piu categorica l’esistenza di un qualunque complotto. Tra le altre cose  ha annunciato l’approvazione del decreto legge sul codice elettorale e la  possibilita’ che le elezioni del 24 luglio siano posticipate. Le reazioni al  discorso del presidente non sono ancora chiare. Intanto c’é bisogno di una via  di uscita politica. Riuscira’ questo governo a sopravvivere ai tumulti? In parte  dipendera dalla volonta’ dei partiti politici che potrebbero dargli un appoggio  temendo il disordine generalizzato. &lt;br /&gt;Intanto a Tunisi é  diventato  difficile esprimere il dissenso in piazza. Da  un lato perché ci sono frange  violente che approfittano ogni qual volta si crea un vuoto di potere;   dall’altro sono stati chiusi i principali luoghi di manifestazione. E’ probabile  che se la piazza della Casbah fosse ancora accessibile, i ragazzi di facebook  l’avrebbero riempita di nuovo. L’av Bourghiba é l’unico sfogo, ma limitato allo  spazio davanti al teatro, per cui é tecnicamente impossibile sfilare.&lt;br /&gt;La giovane democrazia tunisina non  é riuscita ancora a trovare una mediazione tra la legittima necessita’ di  esprimere la conflittualita’ (anche attraverso manifestazioni pacifiche) e la  necessita di produrre un processo politico lineare e stabile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-7940526661698781035?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/7940526661698781035'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/7940526661698781035'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/05/primavera-tunisina-ancora-rivolta.html' title='Primavera tunisina - Ancora rivolta!'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-2400146083558273393</id><published>2011-05-10T16:19:00.000+02:00</published><updated>2011-05-10T16:19:37.667+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Africa'/><title type='text'>Primavera tunisina - Potenza del tumulto - Parte 2</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Uoz5ycJAFYY/TclJUpXEv3I/AAAAAAAACfE/HdvTSExvZow/s1600/tunisia-scontri-proteste.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="211" src="http://4.bp.blogspot.com/-Uoz5ycJAFYY/TclJUpXEv3I/AAAAAAAACfE/HdvTSExvZow/s320/tunisia-scontri-proteste.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="author"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;di Fabio Merone&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="date"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div lang="it-it" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Ma come è stato possibile che un apparato di sicurezza cosi potente sia crollato sotto i colpi dei giovani della rivoluzione?&lt;/div&gt;&lt;div lang="it-it" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;La destrutturazione dell’apparato ideologico era evidente nella realtà dei fatti. Ma questo nessuno lo poteva sapere. E’ la riflessione del senno di poi che ci aiuta a capire. Il presente della vita delle persone normali è quello di sempre, ed è determinato dalla materialità delle condizioni di vita. Ognuno ha la sua lettura: il borghese che ha come orizzonte la sua città, è convinto che il paese stia sulla strada del progresso, nonostante le contraddizioni. Quello dei quartieri popolari, affogato fino in fondo nella materialità delle tradizioni sociali, oltre che della miseria materiale, ripete i suoi rituali pedissequamente. Ma anche la tradizione ha il suo peso, e può manifestarsi con la stessa forza oppressiva del regime  di polizia. Anzi, a volte diventano alleate, e si confondono. Il poliziotto che ferma il ragazzino per la strada troppo agitato lo afferra e lo picchia come avrebbe fatto un padre di famiglia. L’intenzione era spesso paternalista. I rapporti di forza all’interno della società patriarcale si manifestavano e si giustificavano nella logica del sistema di potere. Il potente di turno del villaggio diventava l’“homda” (sindaco) e distribuiva i benefici degli aiuti pubblici secondo una logica clientelare assolutamente in coerenza con i rapporti di forza e le alleanze delle grandi famiglie. &lt;/div&gt;&lt;div lang="it-it" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Ma questi adolescenti, questi giovani voluttuosi in cerca di uno sfogo sociale, avevano uno strano moto di libertaà. Nessuno vi ha prestato attenzione. Io me li ricordo, e mi incuriosiva il fatto che, spesso, a giustificazione del loro progetto emigratorio, usavano la parola “libertà”.&lt;/div&gt;&lt;div lang="it-it" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Non si trattava dunque di fame? Non era soltanto la ricerca disperata di un’occupazione stabile. Ma voglia di libertà. E chi lo avrebbe detto? Chi era disposto a credere ad un’analisi che riconoscesse a questi ‘senza futuro’, a questi ‘sbandati’, un progetto di libertà?&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div lang="it-it" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;La cosa si complica se si capisce che questo istinto emancipatore non era politico, ma fortemente impulsivo. Da qui dobbiamo partire se vogliamo capire, al di la della retorica, come è crollato il più sicuro apparato di sicurezza della regione. Quelli che sono stati chiamati, successivamente, i ‘giovani della rivoluzione’, hanno abbattuto un apparato onnipotente con la forza impetuosa del tumulto.&lt;/div&gt;&lt;div lang="it-it" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Assurdo che possa sembrare, mi pare di poter dire che questa è la chiave di lettura più plausibile di quello che è successo nelle giornate tra il 17 dicembre ed il 14 gennaio. Un impeto inarrestabile si è sprigionato dagli ormoni di una generazione frustrata e senza ideologia. Un apparato ideologico svuotato dalla realtà delle condizioni sociali materiali. Ed un’intera società pronta ad assumere un nuovo ruolo storico e diventare nazione.&lt;/div&gt;&lt;div lang="it-it" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Un precedente importante c’era stato nel 2008, nel bacino minerario di Gafsa. Delle mamme scese in piazza per rivendicare lavoro per i propri figli, hanno scatenato un tumulto giovanile che ha messo sotto scacco l’apparato di sicurezza per ben sei mesi! La polizia interviene nervosamente e crea la reazione dei giovani in mezzo alla strada. Persone vicine al potere diranno successivamente che il presidente Ben Alì già in quel frangente va in panico e si rende conto di non avere il controllo dell’apparato di sicurezza. Per questa ragione viene inviato l’esercito a sedare gli spiriti della popolazione e (sic!) della polizia. L’apparato di polizia ed i ragazzi dei tumulti, diventa quasi un schema fisso, un darsi un appuntamento alla prossima occasione di rivolta. E le occasioni maggiori si creeranno all’interno degli stadi. Il regime, secondo fonti vicine alla polizia politica, teme gli stadi più dei partiti politici d’opposizione clandestina!&lt;/div&gt;&lt;div lang="it-it" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;L’incredibile gesto di rivolta di Bouazizi diventa il simbolo della protesta di tutti i ribelli della società. Come un fiammifero in un pagliaio si infiammano le regioni limitrofe. Come la prima Intifada palestinese, ragazzini si scontrano con le forze brutali della repressione. Sidi Bouzid rimarrà in rivolta permanente per circa una settimana. Cose mai viste da queste parti. La politica stenta a capire. Il regime reagisce con lo schema classico del complotto islamista. Ma non sortisce effetti, ed i ragazzi delle rivolte continuano ad uscire per le strade a cercare lo scontro. Un moto liberatorio sembra pervadere questi giovani che, privi di strumenti in cui incanalare il loro impeto giovanile, trovano nel poliziotto il loro capro espiatorio.&lt;/div&gt;&lt;div lang="it-it" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Dopo l’annuncio della morte di Bouaziz all’ospedale di Tunisi l’ondata di violenza diventa incontenibile e, mentre a Tunisi la situazione è calma e si stenta a capire la reale portata degli eventi, tutte le regioni dell’interno sono in stato di rivolta permanente. Finché si arriva alla settimana decisiva di Kasserine.&lt;/div&gt;&lt;div lang="it-it" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;La polizia, in preda al panico ed in pieno corto circuito, decide di sparare sui ragazzi di Hay azzouhour. E’ la settimana decisiva per lo svolgimento degli avvenimenti. Ben Ali, come due anni prima a Gafsa, perde il controllo delle forze di sicurezza. Dimette il ministro degli Interni e chiede al Generale Ammar, capo delle forze terrestri, di coordinare le operazioni di mantenimento dell’ordine. La manifestazione di Sfax del 12 Gennaio, darà il connotato politico anti-sistemico all’evoluzione degli avvenimenti, ma saranno ancora loro i protagonisti dei tumulti nelle ultime due giornate di vita della dittatura. Questa volta protagonisti sono i quartieri popolari di Tunisi. (...continua)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-2400146083558273393?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/2400146083558273393'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/2400146083558273393'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/05/primavera-tunisina-potenza-del-tumulto.html' title='Primavera tunisina - Potenza del tumulto - Parte 2'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-Uoz5ycJAFYY/TclJUpXEv3I/AAAAAAAACfE/HdvTSExvZow/s72-c/tunisia-scontri-proteste.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-4861678644440706533</id><published>2011-05-10T16:15:00.000+02:00</published><updated>2011-05-10T16:15:07.648+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mondo'/><title type='text'>Osama - E' stata una vendetta, non si è fatta giustizia</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:WordDocument&gt;   &lt;w:View&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:Zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:HyphenationZone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:PunctuationKerning/&gt;   &lt;w:ValidateAgainstSchemas/&gt;   &lt;w:SaveIfXMLInvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:IgnoreMixedContent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;   &lt;w:Compatibility&gt;    &lt;w:BreakWrappedTables/&gt;    &lt;w:SnapToGridInCell/&gt;    &lt;w:WrapTextWithPunct/&gt;    &lt;w:UseAsianBreakRules/&gt;    &lt;w:DontGrowAutofit/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:BrowserLevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:LatentStyles DefLockedState="false" LatentStyleCount="156"&gt;  &lt;/w:LatentStyles&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if !mso]&gt;&lt;img src="http://img2.blogblog.com/img/video_object.png" style="background-color: #b2b2b2; " class="BLOGGER-object-element tr_noresize tr_placeholder" id="ieooui" data-original-id="ieooui" /&gt; &lt;style&gt;st1\:*{behavior:url(#ieooui) }&lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt; /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-parent:""; mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; mso-para-margin:0cm; mso-para-margin-bottom:.0001pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:10.0pt; font-family:"Times New Roman"; mso-ansi-language:#0400; mso-fareast-language:#0400; mso-bidi-language:#0400;}&lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;  &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-QSeuAV6_UNw/TclIJSY9p1I/AAAAAAAACfA/Wq2dwdmTTcY/s1600/attenzione-ai-siti-che-annunciano-immagini-e-video-su-bin-laden-morto.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://3.bp.blogspot.com/-QSeuAV6_UNw/TclIJSY9p1I/AAAAAAAACfA/Wq2dwdmTTcY/s320/attenzione-ai-siti-che-annunciano-immagini-e-video-su-bin-laden-morto.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center" class="MsoNormal" style="mso-line-height-alt: 14.4pt; text-align: center; text-indent: 27.0pt;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 18.0pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;di Leonardo &lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Boff&lt;/span&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="mso-special-character: footnote;"&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-font-family: Mangal; mso-bidi-language: HI; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-fareast-language: HI; mso-font-kerning: .5pt;"&gt; [*]&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; , &lt;/b&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div align="center" class="MsoNormal" style="text-align: center; text-indent: 27pt;"&gt;trad. di Antonio Lupo&lt;br style="mso-special-character: line-break;" /&gt; &lt;br style="mso-special-character: line-break;" /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&lt;/span&gt;Chiunque abbia approvato il nefasto crimine terrorista, compiuto da Al Qaeda l'11 settembre 2001 a New York è nemico di se stesso ed è&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;contro i minimi valori umanitari. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Ma é inaccettabile che uno Stato, il più forte del mondo militarmente, per rispondere al terrorismo si sia trasformato anch'esso in uno Stato terrorista. E' quello che ha fatto Bush, limitando la democrazia e&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;sospendendo a tempo illimitato alcuni diritti del paese. E ha fatto di più, iniziando due guerre, contro Afganistan e Irak, dove ha devastato una delle culture più antiche dell'umanità e in cui sono state ammazzate più di 100 mila persone, con oltre un milione di rifugiati.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Bisogna ripetere la domanda che&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;quasi a nessuno&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;interessa fare: perchè si sono compiuti questi atti di terrorismo? &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Il vescovo Robert Bowman, di Melbourne Beach in Florida, che era stato precedentemente pilota di caccia militari durante la guerra in Vietnam, ha risposto con chiarezza, sul National Catholic Reporter, con una lettera aperta al Presidente: ”Siamo bersagli dei terroristi, perchè, in buona&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;parte del mondo, il nostro Governo difende la dittatura, la schiavitù e lo sfruttamento dell'uomo. Siamo bersaglio dei terroristi perchè ci odiano. E ci odiano perchè il nostro&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Governo fa cose odiose”. &lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Non ha detto cose diverse Richard Clarke, responsabile del contro-terrorismo della Casa Bianca, in una intervista a Jorge Pontual per Globonews del 28/02/2010 e ritrasmessa il 03/05/2011. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Aveva avvertito la  CIA e il Presidente Bush che un attacco di Al Qaeda a New York era imminente. Non lo avevano ascoltato. Quello che successe in seguito lo riempì di rabbia, una rabbia contro il Governo che era aumentata quando aveva ascoltato le menzogne e falsità di Bush, dettate dalla pura volontà imperialista di mantenere l' egemonia mondiale, che&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;decretò una guerra contro l'Irak, che non aveva nessuna connessione con l'11 settembre. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;La rabbia arrivò al punto che per salute e decenza si dimise dalla carica.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Ancora più graffiante è stato Chalmers Johnson, uno dei principali analisti della CIA, in una intervista del 2 maggio a Globonews. Ha conosciuto dall'interno i malefíci che le oltre &lt;u&gt;800 basi militari USA&lt;/u&gt;, sparse in tutto il mondo, compiono, provocando rabbia e rivolta nelle popolazioni, brodo di cultura del terrorismo. Cita il libro di Eduardo Galeano “Le vene aperte dell'America Latina” per illustrare le barbarie che la CIA ha compiuto. Denuncia il carattere imperialista dei&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Governi, fondato sull'uso della CIA per fomentare colpi di Stato, organizzare assassini di leader e insegnare i metodi di tortura. Per protesta si dimise e diventò professore di storia all'Università della Califórnia. Ha scritto tre volumi “Blowback” (rappresaglia) dove prevedeva, in anticipo di qualche mese, le rappresaglie contro la prepotenza USA nel mondo. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;E' stato come un profeta del 11&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;settembre. Questo è lo sfondo per capire la situazione attuale, culminata nell'esecuzione criminale di&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Osama Bin Laden.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Gli organi della CIA si sono distrutti. Per 10 anni hanno rovistato il mondo per dar la caccia a&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Bin Laden. Non ci sono riusciti. Solo usando um metodo immorale, la tortura din un messaggero di Bin Laden, sono riusciti ad arrivare al suo nascondiglio, non per merito proprio.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Tutta questa caccia è sotto il segno del'immoralità, della vergogna e del crimine. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Per prima cosa il Presidente Barak Obama, come se fosse un “dio” ha decretato&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;l'esecuzione/assassinio di Bin Laden. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Questo è contro il principio etico universale di “non ammazzare” e degli accordi internazionali che prescrivono la prigione, il giudizio e la punizione dell'accusato. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Così si è fatto con Hussein in Irak, con i criminali nazisti a Norimberga, con Eichmann in Israele e con altri accusati. Con Bin Laden si è scelta la esecuzione sommaria&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;intenzionale, crimine per cui Barak Obama dovrà un giorno rispondere. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Inoltre è stato invaso il territorio del Pakistan, senza nessun preavviso dell'operazione. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;In seguito si è sequestrato il cadavere e buttato in mare, crimine contro la pietà familiare, diritto che ogni famiglia ha di seppellire i suoi morti, criminali o no, che per peggiori che siano, restano sempre esseri umani.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Non è stata fatta giustizia. Si è praticata la vendetta, sempre condannabile. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;”Mia é la vendetta” dice il Dio delle scritture delle tre religioni abramiche. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Ora resteremo sotto il potere di un Imperatore su cui pesa l'accusa di assassinio. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;E la necrofilia delle folle ci diminuisce e fa vergognare&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;tutti noi.&lt;/div&gt;&lt;div style="mso-element: footnote-list;"&gt;&lt;br clear="all" /&gt;  &lt;hr align="left" size="1" width="33%" /&gt;    &lt;div id="ftn1" style="mso-element: footnote;"&gt;  &lt;div class="yiv431264652msonormal" style="line-height: 14.4pt; margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm;"&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="mso-special-character: footnote;"&gt;&lt;span class="Caratteredellanota"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-font-family: Mangal; mso-bidi-language: HI; mso-fareast-font-family: SimSun; mso-fareast-language: HI; mso-font-kerning: .5pt;"&gt;[*]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10.0pt;"&gt;&lt;span style="mso-tab-count: 1;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 10.0pt; mso-bidi-font-weight: bold;"&gt;Teólogo, filósofo autore di&amp;nbsp;&lt;i&gt;Fundamentalismo,terrorismo , religião e paz&lt;/i&gt;, Vozes 2009.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoFootnoteText"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-4861678644440706533?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/4861678644440706533'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/4861678644440706533'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/05/osama-e-stata-una-vendetta-non-si-e.html' title='Osama - E&apos; stata una vendetta, non si è fatta giustizia'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-QSeuAV6_UNw/TclIJSY9p1I/AAAAAAAACfA/Wq2dwdmTTcY/s72-c/attenzione-ai-siti-che-annunciano-immagini-e-video-su-bin-laden-morto.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-3447983476102525092</id><published>2011-05-09T15:36:00.000+02:00</published><updated>2011-05-09T15:36:29.719+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Africa'/><title type='text'>Primavera tunisina - Il crollo di un paradigma - Parte 1</title><content type='html'>&lt;div class="sortable-column" id="column-2" style="width: 228px;"&gt;&lt;div class="sortable-box small"&gt;&lt;div id="finn_elcoordinates"&gt;&lt;div class="map" id="f_containers_coordinates_map" style="background-color: #e5e3df; position: relative;"&gt;&lt;div style="height: 100%; left: 0px; overflow: hidden; position: absolute; top: 0px; width: 100%;"&gt;&lt;div style="cursor: url(&amp;quot;http://maps.gstatic.com/intl/it_ALL/mapfiles/openhand_8_8.cur&amp;quot;), default; left: 0px; position: absolute; top: 0px; z-index: 0;"&gt;&lt;div style="left: 0px; position: absolute; top: 0px; z-index: 106;"&gt;&lt;map id="gmimap0" name="gmimap0"&gt;&lt;/map&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="leftCover"&gt;&lt;div class="boxContent"&gt;&lt;div class="imageSingle small"&gt;   &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Primavera tunisina&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="author"&gt;&lt;a href="http://www.globalproject.info/public/resources/images/small/Tunisia.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Parte 1/ Il crollo di un paradigma" border="0" height="160" src="http://www.globalproject.info/public/resources/images/small/Tunisia.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;di Fabio Merone&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="date"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div lang="it-it" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;em&gt;Mentre  riesplodono le piazze tunisine e in attesa del seminario Euro-med che  si svolgerà a Roma giovedì 12 e venerdì 13 maggio, Fabio Merone,  attivista di Assopace che da otto anni vive e lavora a Tunisi, ci aiuta a  comprendere la rivoluzione permanente che sta segnando il Maghreb. Un  primo articolo, a cui ne seguiranno altri e a cui, progressivamente,  accompagneremo interviste e cronache di quanto sta accadendo in questi  giorni. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div lang="it-it" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Bisogna aver vissuto una dittatura per capire la forza del pensiero unico. Il pensiero è importante, l’ideologia altrettanto. Una dittatura non è un carro armato che ti punta la sua canna davanti al muso per farti tacere. E’ la costruzione di un sistema di pensiero, prima di tutto. Non si pensi che i tiranni non agiscano in base ad una legittimità. Finché esiste un sistema autoritario esiste una società che, nella migliore delle ipotesi, ne è complice.&lt;/div&gt;&lt;div lang="it-it" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;In Tunisia, per riuscire ad avere una mente critica, dovevi essere studente universitario (preferibilmente di filosofia o di lingua e letteratura o di scienze politiche, o diritto), o per qualche ragione incontrare i gruppuscoli della grande famiglia marxista-leninista, molti dei quali si nascondevano nelle strutture del grande sindacato (UGTT). In quel caso rischiavi però di essere fagocitato dentro un mondo extra-terrestre rispetto alla realtà sociale del tuo paese. E allora se stavi a Tunisi, nella capitale, ti capitava di passare le tue ore libere ad elaborare teorie di dipendenza dei paesi del terzo mondo dal capitale internazionale ed imperialista.&lt;/div&gt;&lt;div lang="it-it" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Il tunisino medio viveva di ben altro, e la sua soggettività di classe, di ceto, di sottoproletario o piccolo borghese, si alimentava di cose diverse. La piccola e media borghesia delle città costiere era imbevuta di un proprio mito che andava d’accordo con quello del potere. Potremmo dire, che un’intera classe sociale si era costruita una lettura del mondo, ed il potere, rozzo quanto si voglia, se ne faceva garante. Sfido chiunque a contestare questa interpretazione. La propaganda elabora questa banale ma geniale categoria: “il modello tunisino”.&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div lang="it-it" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Il modello tunisino era il titolo di un paradigma che era sullo sfondo del contratto sociale. Una crescita media del 5 per cento per più di 15 anni, una crescita dei consumi sostenuta, un miglioramento relativo delle condizioni di vita materiale, ed uno sciorinare di statistiche e dati economici che erano la delizia degli strilloni della propaganda.&lt;/div&gt;&lt;div lang="it-it" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Il meccanismo dell’informazione funzionava grosso modo così. Elaborazione di un piano quinquennale con titoli ad effetto (“la Tunisia del domani” “Le sfide del futuro” “consolidamento delle conquiste” ecc...), grossi slogan e riunioni di massa che fingevano di elaborare le linee programmatiche, reiterazione degli slogan di sviluppo in tutti i mezzi di comunicazione. La gente comune finiva per ripetere, coscientemente o no, gli stessi slogan fino a convincersene alimentando il discorso pubblico e le convinzioni personali. Un circuito dell’informazione che si richiudeva su se stesso ed occupava lo spazio politico, culturale, sociale, psicologico, del “cittadino-automa”. La Tunisia in questo sembrava essere particolarmente adatta a rappresentare il modello perfetto del pensiero unico. Non esisteva una stampa minimamente critica né un intellettuale di cui si sentisse la voce. E nonostante ciò, arriva un giorno, il 17 dicembre, ed un ragazzo sconosciuto di Sidi Bouzid si brucia vivo, e scoppia la rivolta. Il paradigma si auto-dissolve.&lt;/div&gt;&lt;div lang="it-it" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Cos’è successo, allora? Com’è possibile che un sistema cosi perfetto, con un apparato di sicurezza sofisticato, una propaganda pervasiva, ed un pensiero unico olistico, sia crollato? Magia della storia dei popoli.&lt;/div&gt;&lt;div lang="it-it" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;In realtà le crepe c’erano ed il regime crolla quando non ha più avversari. Il potere aveva fatto fuori qualunque espressione critica, ma anche tutte le pur minime espressioni politiche di opposizione esistenti. Gli islamisti  erano stati sterminati, il resto era ben poco, e si dedicava ad elaborare teorie anti-imperialiste in circoli ristrettissimi ed autoreferenziali.&lt;/div&gt;&lt;div lang="it-it" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Il regime crolla quando non ha più avversari, ma che affascinante paradosso! La contraddizione l’aveva alimentata in seno suo perché non si era più accorto che il paradigma del “modello tunisino” escludeva almeno la metà della popolazione. Gli emarginati, i ragazzi dei caffè e della chicha, i “candidati” all’emigrazione, i figli delle regioni emarginate dell’interno, non si identificavano più nella grande epopea nazionale del presunto sviluppo economico del paese. E non sopportavano più di non potersi esprimere. E questa frustrazione crescente, l’impossibilita di uno sbocco sociale ed economico dignitoso, insieme ad un sistema di polizia corrotto che veniva identificato come responsabile della generalizzata condizione di miseria sociale, ha dato luogo all’esplosione.&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span lang="it-it"&gt;Lo sviluppo degli eventi hanno dato dimostrazione del fatto che il potere non aveva più argomenti da opporre all’evidenza di una condizione sociale al limite della sopportazione. Era un discorso pubblico che era entrato in corto circuito, e l’immolazione di questo ragazzo aveva una forza simbolico-cognitiva superiore a qualunque forma di propaganda. Entrano in scena i blogger ed i rapper, e si mette in moto una macchina di produzione cognitiva nuova che si impossessa con una forza travolgente di masse di giovani differenti per provenienza sociale e culturale. Un'enorme spallata è data al regime, il sistema crolla come un castello di carta. Un enorme apparato di potere che, privato del suo paradigma, si scopre vuoto come il guscio di una conchiglia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-3447983476102525092?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/3447983476102525092'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/3447983476102525092'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/05/primavera-tunisina-il-crollo-di-un.html' title='Primavera tunisina - Il crollo di un paradigma - Parte 1'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-104602084040463287</id><published>2011-05-08T12:01:00.001+02:00</published><updated>2011-05-08T13:19:34.273+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Messico-Chiapas'/><title type='text'>Messico - San Cristobal tornano gli zapatisti per partecipare alle giornate della Marcia per la pace</title><content type='html'>&lt;div class="leftCover"&gt;&lt;div class="boxContent"&gt;&lt;div class="imageSingle small"&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Object" id="OBJ_PREFIX_DWT1204"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.globalproject.info/public/resources/images/small/marcha-zapatista-4-768x1024.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="Partenza CIDECI" border="0" src="http://www.globalproject.info/public/resources/images/small/marcha-zapatista-4-768x1024.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Object"&gt;7 maggio 2011&lt;/span&gt;, San Cristobal de las Casas, Chiapas&lt;br /&gt;Dopo  8 anni gli zapatisti tornano a sfilare per le strade di San Cristobal.  In 20 o 30 mila sono partiti dal Cideci, il Centro Indígena de  Capacitación Integral che si trova in periferia e hanno marciato fino  alla piazza di fronte la Cattedrale nel centro della città, come  risposta all'appello lanciato da Javier Sicilia e dalla Red por la Paz y  la Justicia e per aderire alle mobilitazioni di questi giorni contro la  “guerra di Calderόn”. Una marcia silenziosa, imponente che ha bloccato  la città. Ad aprire il lungo corteo c'erano proprio i compagni e le  compagne giunti all'alba dalle loro comunità. &lt;br /&gt;Tantissimi dai  cinque Caracol, &amp;nbsp;tutti con &amp;nbsp;passamontagna o paliacate; poi la società  civile chiapaneca e gli aderenti alla Otra Campagna. Un fiume di persone  a colorare il grigio della periferia. Tra i tanti anche uno striscione  di un collettivo &amp;nbsp;di appoggio ai prigionieri politici, e alle loro  famiglie e poi ancora quello della comunità di Acteal che ha sfilato con  45 croci nere con sopra scritti i nomi dei martiri del massacro  perpetrato dai paramilitari di "Paz y Justicia" nel 1997.Centinaia gli  striscioni, i cartelli che nel silenzio gridavano “Basta alla guerra di  Calderόn”, “Basta sangue” e “Estamos hasta la madre!” come dire “non ne  possiamo più”, lo slogan con cui sono state lanciate le mobilitazioni.  Infatti le proteste (&lt;span class="Object" id="OBJ_PREFIX_DWT1205"&gt;&lt;span class="Object" id="OBJ_PREFIX_DWT1206"&gt;domani&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;  ci sarà una grande manifestazione a Città del Messico) sono state  promosse per denunciare come la guerra ai narcos – &amp;nbsp;che fa una media di  40 morti al giorno in Messico – voluta da Calderόn, stia insanguinando  il paese, imponendo nei fatti uno stato d'assedio. Stato d'assedio che  colpisce, oltre alla vita di molti messicani innocenti, chi si oppone al  governo, i movimenti sociali &amp;nbsp;e soprattutto gli zapatisti. &lt;br /&gt;Arrivato nella piazza centrale il corteo si ferma ad ascoltare il Comandante David che legge &amp;nbsp;un comunicato del Sup. &lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;a class="global_userLink" href="http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2011/05/07/palabras-del-ezln-en-la-movilizacion-de-apoyo-a-la-marcha-nacional-por-la-paz/" title="TESTO DEL DISCORSO DELL'EZLN"&gt;TESTO DEL DISCORSO DELL'EZLN&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;a class="global_userLink" href="http://desinformemonos.org/2011/05/audio-del-mensaje-del-ezln-en-voz-del-comandante-david/" title="L'AUDIO DEL MESSAGGIO DELL'EZLN LETTO DAL COMANDANTE DAVID"&gt;L'AUDIO DEL MESSAGGIO DELL'EZLN LETTO DAL COMANDANTE DAVID&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;b&gt; &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La  piazza è affollata anche da turisti e messicani curiosi. Il comunicato  viene letto anche in tzeltal e tzozil, poi il corteo si ricompone e gli  zapatisti si allontanano ordinatamente tra gli applausi e la gente che  grida: “No estan solos! Viva el EZLN!”.&lt;br /&gt;Camilla - CSOA La Strada&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8 maggio la Marcia Nazionale per la Pace e la Giustizia arriva a Città del Messico.&lt;br /&gt;Per seguire in diretta la Marcia&lt;br /&gt;&lt;a class="global_userLink" href="http://redporlapazyjusticia.org/" title="Red por la Paz y la Justicia"&gt;Red por la Paz y la Justicia&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;5 maggio Partienza da Cuernavaca&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La  Marcia è partita da Cuernavaca il 5 maggio. Accompagnato dai familiari  dei bambini, giovani, donne e uomini assassinati in diverse parti del  paese, il poeta Javier Sicilia ha aperto ed iniziato la Marcha Por la  Paz y la justicia. Intanto la mobilitazione è iniziata anche in altre  città del paese.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Vai all'&lt;a class="global_userLink" href="http://redporlapazyjusticia.org/?p=722" title="articolo"&gt;articolo&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;6 maggio Le tappe di avvicinamento alla capitale&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Vai all'&lt;a class="global_userLink" href="http://redporlapazyjusticia.org/?p=919" title="articolo"&gt;articolo&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;7 maggio arrivo alla Città universitaria &lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Vai all'&lt;a class="global_userLink" href="http://redporlapazyjusticia.org/?p=854" title="articolo"&gt;articolo&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;8 maggio appuntamento nello Zocalo di Città del Messico &lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-104602084040463287?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/104602084040463287'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/104602084040463287'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/05/messico-san-cristobal-tornano-gli.html' title='Messico - San Cristobal tornano gli zapatisti per partecipare alle giornate della Marcia per la pace'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><georss:featurename>Messico</georss:featurename><georss:point>23.634501 -102.55278399999997</georss:point><georss:box>14.4698695 -118.58458399999998 32.7991325 -86.52098399999997</georss:box></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-18965318888459527</id><published>2011-05-04T14:12:00.000+02:00</published><updated>2011-05-04T14:12:55.751+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Asia'/><title type='text'>Osama ucciso dal patto Usa-Pakistan sul futuro di Kabul</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-5-D2a0nLb3U/TcFCT6_a1TI/AAAAAAAACe8/pJ_UhrDrX8s/s1600/skitched-20110502-083638.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/-5-D2a0nLb3U/TcFCT6_a1TI/AAAAAAAACe8/pJ_UhrDrX8s/s320/skitched-20110502-083638.jpg" width="224" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;È probabile che l'operazione che ha portato all'eliminazione di bin  Laden sia il frutto di un accordo tra Washington e Islamabad riguardo al  futuro dell'Afghanistan. Osama vivo avrebbe messo in difficoltà i suoi  ex-amici.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il raid delle forze speciali americane&lt;/b&gt; che ha  condotto all’uccisione di Osama bin Laden a una sessantina di chilometri  da Islamabad ha richiesto sicuramente l’autorizzazione e la  cooperazione delle autorità pakistane. Non è quindi inutile porsi il  problema delle condizioni sulla base delle quali il Pakistan ha  accettato di consegnare al proprio destino il leader storico di al  Qaida, permettendo tra l’altro all’opinione pubblica mondiale di farsi  un’idea più precisa di quanto limitata fosse la collaborazione di quel  paese alla campagna contro il terrorismo internazionale scatenata dagli  Usa dopo l’11 settembre.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;    Il prezzo chiesto per tradire Osama&lt;/b&gt; non deve  essere stato basso e sicuramente non è stato di natura economica. Non  esclusivamente, per lo meno. Bin Laden era troppo importante perché la  sua morte possa essere remunerata da un compenso economico, per quanto  grande.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Con tutta probabilità, per ottenere il trionfo&lt;/b&gt; che  rende ora più agevole al presidente Obama percorrere la via di una  sostanziale riduzione delle forze militari statunitensi schierate in  Asia Centrale, Washington deve aver messo sul piatto una ben più pesante  contropartita, che tra l’altro soddisferebbe anche alcuni obiettivi  importanti dell’amministrazione Obama. Tutto induce a ritenere che sia  stata raggiunta un’intesa sul futuro politico dell’Afghanistan,  prevedendo probabilmente il riconoscimento a Islamabad del diritto a  ristabilirvi la propria influenza predominante, magari assumendosi, da  sola o in associazione con la Cina, il compito di garantire che da Kabul  e dintorni non possano più scaturire in futuro nuove minacce alla  sicurezza internazionale.   &lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Vale la pena di ricordare come negli ultimi due anni,&lt;/b&gt;  se non di più, il Pakistan sia stato già coinvolto in una serie di  esercizi pre-negoziali finalizzati allo stabilimento di contatti tra le  parti e all’esplorazione dei margini di trattativa disponibili per  trovare una soluzione che ponga fine al conflitto in corso in  Afghanistan. Ed è altresì noto il fatto che a Islamabad abbiano iniziato  da qualche tempo a guardare con occhi nuovi anche i membri più  autorevoli della Commissione creata dal governo di Kabul per aprire un  tavolo di confronto con i maggiori tronconi della guerriglia che infesta  buona parte del territorio afghano.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ma è nell’ultimo mese che si sono prodotti&lt;/b&gt; gli  eventi più significativi. Il 15 aprile la capitale afghana è stata  raggiunta da una missione pakistana composta dal premier Gilani, dal  capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Parvez Kayani, e dal  direttore dell’Isi, Shuja Pasha. Nella circostanza la trojka avrebbe  raccomandato al presidente Hamid Karzai di iniziare a prendere le  distanze da Washington e a considerare, tra le altre cose, l’ipotesi di  cercare una tutela alternativa presso Pechino. &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Risale invece a tredici giorni più tardi&lt;/b&gt; l’annuncio della sostituzione a settembre dei due massimi interpreti del &lt;i&gt;surge&lt;/i&gt;  afghano voluto da Washington: il segretario alla Difesa, il  repubblicano Robert Gates, e il generale David Petraeus, noti entrambi  per la loro contrarietà ad operare riduzioni significative delle forze  americane dislocate in Afghanistan.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La morte di Osama s’inserisce perfettamente in questo mosaico,&lt;/b&gt;  perché è il successo del quale gli Stati Uniti avevano bisogno per  iniziare a immaginare un’uscita onorevole dal pantano afghano. La  reazione del pubblico americano, sceso nella notte a festeggiare il  successo ottenuto ad Abbottabad con modalità che ricordano da vicino le  esaltazioni generate dalle grandi vittorie militari del passato, la dice  lunga sul valore simbolico dell’eliminazione di bin Laden. Sappiamo che  allo sceicco del terrore non è stata lasciata via di scampo e che la  missione dei Navy Seals non prevedeva la sua cattura in vita: anche  questo deve essere stato un riguardo nei confronti del Pakistan, posto  che Osama avrebbe potuto, affrontando un processo pubblico, creare molti  imbarazzi ai suoi protettori degli ultimi dieci anni.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Rimane da chiarire in che modo gli americani&lt;/b&gt; intendano adesso tutelarsi rispetto al rischio che i pakistani, una volta impadronitisi del potere a Kabul con i loro &lt;i&gt;proxy&lt;/i&gt;  - magari in un quadro costituzionale che contempli inizialmente la  sopravvivenza politica di Karzai - disattendano successivamente gli  accordi.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;È però difficile che su questo specifico punto&lt;/b&gt;  possano giungere risposte in tempi ragionevolmente rapidi. Una  possibilità, comunque, è che gli Stati Uniti abbiano in ogni caso  previsto di mantenere in Afghanistan una presenza militare minima e non  invasiva, ma all’occorrenza facilmente espandibile. L’amministrazione  Obama continua a escluderla, ma sarebbe una misura del tutto  ragionevole. In alternativa, rimarrebbe sempre percorribile il  perseguimento di un nuovo equilibrio regionale di potenza, assecondando  le naturali inclinazioni di India, Iran e Russia a contrastare la  supremazia di Islamabad a Kabul, e magari imponendo anche una  ristrutturazione su basi federali dello Stato afghano.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Per quanto riguarda le prospettive del jihadismo internazionale,&lt;/b&gt;  la fine di Bin Laden non aggiunge molto all’evidente crisi in cui è  caduto il movimento, a corto di idee e capacità di eseguirle, ora  minacciato anche dagli effetti del grande sommovimento che sta  sconvolgendo il mondo arabo. Potranno esserci senz’altro dei colpi di  coda; ma il mito di un’idra capace di scatenare una rivoluzione  integralista per disarcionare la monarchia saudita e restaurare il  califfato sembra definitivamente tramontato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-18965318888459527?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/18965318888459527'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/18965318888459527'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/05/osama-ucciso-dal-patto-usa-pakistan-sul.html' title='Osama ucciso dal patto Usa-Pakistan sul futuro di Kabul'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-5-D2a0nLb3U/TcFCT6_a1TI/AAAAAAAACe8/pJ_UhrDrX8s/s72-c/skitched-20110502-083638.jpg' height='72' width='72'/><georss:featurename>Afghanistan</georss:featurename><georss:point>33.93911 67.70995300000004</georss:point><georss:box>29.3822715 60.52352200000004 38.4959485 74.89638400000004</georss:box></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-6390440352598461414</id><published>2011-05-02T10:12:00.000+02:00</published><updated>2011-05-02T10:12:30.512+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'>Italia - 6 maggio - Il nostro sciopero generale</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-wnj3-A3X5ho/Tb5nSZD69VI/AAAAAAAACek/5s5LtzZwYjY/s1600/sciopero2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="130" src="http://4.bp.blogspot.com/-wnj3-A3X5ho/Tb5nSZD69VI/AAAAAAAACek/5s5LtzZwYjY/s320/sciopero2.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="grey"&gt;Lo sciopero generale contro la Confindustria e il  governo del prossimo 6 maggio ha bisogno di una spinta sociale  straordinaria. Troppi fattori gli giocano contro, facendo precipitare il  nostro paese in quella «terra di nessuno» caratterizzata dalla crisi  senza conflitto per il cambiamento. La politica dei partiti di  «opposizione» è tornata ad essere riversa nei suoi giochi, troppo  appassionata al futuro degli eletti piuttosto che a quello degli  elettori. Il governo d'altro canto, sempre più espressione di  autoritarismo e arroganza, può vivere in relativa tranquillità grazie al  fatto che la partita, il campo di gioco, la durata del match sono  saldamente nelle sue mani, al riparo da quell'idea di alternativa  all'esistente che dovrebbe dare sostanza, concretezza, alla lotta per la  democrazia contro le oligarchie che detengono il potere. &lt;br /&gt;Lo  sciopero dunque, per aumentare la sua efficacia dev'essere capace di  rompere questo schema. Noi crediamo che solo il suo divenire sociale,  cioè un fatto di grande partecipazione popolare, di grande intensità e  forza, un evento concreto che segni un ulteriore tappa nel protagonismo  di lavoratori e lavoratrici, di studenti e ricercatori, di chi non ha  lavoro e reddito, possa rimettere al centro del dibattito pubblico i  nodi su cui è necessario battersi e vincere, per poter parlare di  cambiamento. Il caso Fiat sta riesplodendo, e con esso il solito ricatto  del metodo Marchionne - lavoro in cambio di diritti e democrazia - ed  esso ci mostra ancora una volta come il terreno del lavoro, qualsiasi  esso sia, oggi coincide con quello della precarietà, che non è «affare  dei giovani». Il famigerato «collegato lavoro», che proprio dalle  scorribande di Marchionne prende ispirazione, si sta applicando  sistematicamente, come nuovo strumento di ridefinizione delle relazioni  industriali piramidali, e la volontà dell'impresa non è minimamente  negoziabile.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="grey"&gt;Il ddl Gelmini, con il suo corollario di attacchi al  concetto stesso di scuola e università laiche e pubbliche, sta  innanzitutto falcidiando migliaia e migliaia di posti di lavoro,  azzerando la ricerca e la ricetta Tremonti per i prossimi tre anni andrà  a peggiorare ulteriormente la situazione con un taglio di 4,5 miliardi  ogni anno.&lt;br /&gt;I licenziamenti sono ormai l'eplilogo annunciato per  centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici in cassa integrazione,  e il lavoro sottopagato, intermittente, a contrattazione individuale  l'orizzonte che si prefigura per tutti. In questo quadro rilanciare la  battaglia per sostenere la Fiom contro Marchionne, per l'aumento dei  salari e l'introduzione di forme di reddito di cittadinanza contro la  precarizzazione, attraverso la tassazione della rendita e delle  transazioni finanziarie, significa proporre un'altra idea di società  contro la crisi. Come sostenere la lotta degli studenti e degli  insegnanti, vuol dire pensare alla formazione come diritto e bene  comune. Salario e reddito, occupati e temporaneamente occupati, lavoro  certificato o in nero, subordinato o parasubordinato «mascherato» con  una partita iva, rappresentano le mille facce di un problema comune:  ridare centralità a chi produce, ai suoi diritti, contro la centralità  delle banche e dei rentier, contro quel 10% che trattiene per sé oltre  il 50% della ricchezza prodotta da tutti e tutte.&lt;br /&gt;Il percorso di  Uniti per lo sciopero non è espressione né di alleanze tattiche o tra  organizzazioni. Nasce dall'idea che insieme, in uno spazio comune e  condiviso, dobbiamo e possiamo oggi rimettere al centro il conflitto  sociale per la democrazia solo se lo sostanziamo, se lo descriviamo  declinandolo in cose concrete che riguardano la vita reale di milioni di  persone. Dopo l'assemblea nazionale di Roma, Uniti per lo sciopero è  diventato il modo di riunirci, a livello provinciale e regionale, per  costruire materialmente la giornata del 6 maggio. Tre le indicazioni che  stanno emergendo dalle varie situazioni e che riteniamo possano essere  assunte da tutti per lo sciopero:&lt;br /&gt;1) Caratterizzare il Primo maggio nella preparazione dello sciopero con iniziative in tutte le manifestazioni.&lt;br /&gt;2)  Costruzione con le RSU e i delegati sindacali di picchetti sociali,  presidi e assemblee volanti davanti a fabbriche e luoghi di lavoro.&lt;br /&gt;3)  Partecipazione ai cortei sindacali con lo spazio comune di Uniti per lo  Sciopero come luogo unitario costruito con movimenti, associazioni,  cittadini.&lt;br /&gt;4) Dopo la conclusione dei comizi, individuazione di forme  pacifiche e di massa di iniziativa nelle città, che rendano visibile e  prolungato l'impatto dello sciopero e quindi dia forza alle sue ragioni.&lt;br /&gt;Facciamo  appello a tutti perché lo spirito con il quale costruiamo lo sciopero  sia questo. Chiediamo alle Camere del Lavoro, ai delegati e alle Rsu,  alle reti di movimento, alle persone, di costruire insieme questa  importante giornata di democrazia e per la democrazia.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2437869392195322747-6390440352598461414?l=yabastanapoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/6390440352598461414'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2437869392195322747/posts/default/6390440352598461414'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yabastanapoli.blogspot.com/2011/05/italia-6-maggio-il-nostro-sciopero.html' title='Italia - 6 maggio - Il nostro sciopero generale'/><author><name>CoopRebelde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11046873722717553129</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-wnj3-A3X5ho/Tb5nSZD69VI/AAAAAAAACek/5s5LtzZwYjY/s72-c/sciopero2.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2437869392195322747.post-3022601981755458256</id><published>2011-04-30T16:58:00.000+02:00</published><updated>2011-04-30T16:58:01.384+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Messico-Chiapas'/><title type='text'>Messico - ¡Estamos hasta la madre! - L’EZLN partecipa alle proteste contro la guerra nel paese lanciate da Javier Sicilia</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-f7qRwa01zKU/TbwjWcrd9eI/AAAAAAAACeg/sZfzf2Iyiao/s1600/0000028356.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="251" src="http://3.bp.blogspot.com/-f7qRwa01zKU/TbwjWcrd9eI/AAAAAAAACeg/sZfzf2Iyiao/s320/0000028356.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Sono ormai oltre 40 mila le vittime  ufficialmente riconosciute come parte delle conseguenze della cosiddetta  “guerra al narco” che la amministrazione messicana del presidente  Felipe Calderón ha intrapreso dal dicembre 2006. Una escalation di  violenza virulenta, che ha infettato ormai gran parte del territorio  nazionale. Dagli stati del nord sino alla frontiera con il Guatemala, il  Messico è oggi attraversato da scontri armati, omicidi ed esecuzioni di  straordinaria efferatezza, truppe dell’esercito e poliziotti che  provano – dicono – a mantenere il controllo sul territorio, migliaia di &lt;i class="spip"&gt;pistoleros&lt;/i&gt;  e sicari d’ogni origine ed età che fanno il bello e il cattivo tempo. E  nonostante il terrore generalizzato che si diffonde, grazie soprattutto  all’elevato tasso di omicidi – una media di 40 al giorno&amp;nbsp;-, qualcosa  sembra muoversi.&lt;br /&gt;&lt;div class="texte"&gt;&lt;div align="justify" class="spip"&gt;Il 28 marzo scorso, Juan Francisco  Sicilia, assieme ad altre sei persone, è stato ucciso da una ancor non  indentificata banda di &lt;i class="spip"&gt;narcos&lt;/i&gt; messicani. Il figlio del poeta e giornalista &lt;b class="spip"&gt;Javier Sicilia&lt;/b&gt;&amp;nbsp;[1]  avrebbe fatto parte di un gruppo di persone che aveva poche ore prima  denunciato “anonimamente” un crimine. Il fatto di per sé triste ma pur  sempre parte della tragica quotidianità messicana ha però scatenato una  reazione a catena che oggi vede il padre, Javier Sicilia, in prima linea  nel reclamo sociale contro governo e narcos colpevoli di tanta violenza  e sofferenza inferte al tessuto sociale messicano.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" class="spip"&gt;Collaboratore de &lt;i class="spip"&gt;La Jornada&lt;/i&gt; e del settimanale &lt;i class="spip"&gt;Proceso&lt;/i&gt;,  Javier Sicilia ha preso la parola pubblicamente il giorno dopo  l’omicidio del figlio. La tragedia non è riuscita a farlo tacere,  piuttosto ne ha ravvivato l’indignazione. Con lo slogan ormai  diffusissimo “Ne abbiamo i coglioni pieni” (&lt;i class="spip"&gt;¡Estamos hasta la madre!&lt;/i&gt;),  Sicilia ha attaccato frontalmente la classe politica messicana
