martedì 29 gennaio 2013

Cina - Ambiente, enegia e sviluppo: le contraddizioni insostenibili della "fabbrica del mondo"

Dal sito di GlobalProject riportiamo 
Con Angela Pascucci analizziamo la complessità della devastazione ambientale prodotta dal turbosviluppo cinese. Le scelte della leadership cinese e il futuro del paese per quanto riguarda la produzione di energia, il modello di sviluppo, la gestione del territorio.
I conflitti sociali che emergono in difesa del futuro collettivo si scontrano con l'idea della produzione della ricchezza a qualsiasi costo.
La situazione allarmante di Pechino come specchio della devastazione ambientale del paese
Audio



Pechino in quanto capitale del paese è stata al centro dell'attenzione. In realtà nella nuova ondata di inquinamento metropolitano sono state ben 33 le città che nel centro, nel nord e nell’est della Cina hanno superato i limiti accettabili di particolato, cioè di inquinamento da particelle.
Però a Pechino le punte raggiunte sono state pazzesche, si è arrivati a 400 microgrammi di particolato, secondo i dati ufficiali. Secondo i dati emessi dall'ambasciata americana, che ha un suo sistema di rilevazione, si è arrivati a 800. Bisogna tener presente che secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, 25 microgrammi è il livello accettabile, che già a 100 microgrammi l'aria è insalubre e che a 300 bambini ed anziani devono restare a casa. Si capisce dunque quale shock è stata l'irrespirabilità totale dell'aria per gli abitanti di Pechino. C'era una nebbia fumiginosa che copriva il sole. Certo a Pechino già da molto tempo è difficile vedere il suo famoso cielo azzurro, la città è fortemente inquinata (anche se per la qualità dell’aria rilevata in 149 città cinesi la capitale è risultata al 75esimo posto). Una situazione grave emersa anche in occasione delle Olimpiadi quando sono state applicate misure particolari, come la circolazione a targhe alterne o la chiusura o il trasferimento delle fabbriche più inquinanti.

Mali - Prima piromani, poi pompieri


Lo sviluppo di un islam intollerante e bellicoso, nel Sahel, non spunta fuori come un coniglio dal cappello.
di Anne-Cécile Robert - traduzione di Geraldina Colotti *
Deciso «d'urgenza», per «combattere il terrorismo», l'intervento francese in Mali ha il sapore delle cose già viste. Torna in mente soprattutto l'Afghanistan e il discorso brandito dal presidente George Bush con il ben noto successo, visto che le truppe occidentali si ritirano oggi penosamente da quel paese. Con tutta evidenza, non è accettabile che gruppi estremisti portatori di violenza e distruzione avanzino verso la capitale di un paese africano, pena la destabilizzazione ulteriore di una sub-regione già in preda a ogni genere di traffico. Devono essere fermati. Tuttavia, una riflessione costruttiva non può limitarsi a queste considerazioni, per quanto vere. Si correrebbe infatti il rischio di mal interpretare gli avvenimenti e, soprattutto, di consentirne la ripetizione, lì o altrove.

domenica 27 gennaio 2013

Messico - ELLOS Y NOSOTROS. V.- LA SEXTA.


LORO E NOI

V – LA SESTA

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

MESSICO
Gennaio 2013


Per: le/i compagn@ aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona in tutto il mondo.

Da: Le zapatiste, gli zapatisti del Chiapas, Messico.


Compagne, compagni e compañeroas:


Compas della Rete contra la Repressione e per la Solidarietà:


Le donne, gli uomini, i bambini e gli anziani dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, i più piccoli tra i vostri compagni, vi mandano il loro saluto.


Abbiamo deciso che la nostra prima parola particolarmente rivolta a@ nostr@ compagn@ della Sesta, sia resa nota in uno spazio di lotta, come lo è quello della Rete Contro la Repressione e per la Solidarietà.  Ma le parole, i sentimenti ed i pensieri che qui si scorgono hanno come destinatario anche chi non è presente.  Sono, soprattutto, per loro.

-*-
Ringraziamo per l’appoggio che avete dato per tutto questo tempo alle nostre comunità, ai nostri compagni basi di appoggio zapatiste ed ai compas aderenti detenuti in Chiapas.

Nel nostro cuore sono custodite le vostre parole di incoraggiamento e la mano collettiva che si è stretta alla nostra.


Siamo sicuri che uno dei punti da trattare nella vostra riunione sarà, o è già stato, quello di lanciare una grande campagna in appoggio al compa Kuy, per denunciare l’aggressione di cui è stato oggetto e chiedere giustizia per lui e per tutti quelli feriti in quell’occasione, e per chiedere la liberazione immediata di tutti gli arrestati a Città del Messico e a Guadalajara in occasione delle proteste contro l’imposizione di Enrique Peña Nieto quale titolare dell’esecutivo federale.


Non solo, ma è importante anche che quella campagna contempli di chiedere fondi per appoggiare il compa Kuy per le spese di ospedalizzazione e di riabilitazione che le zapatiste e gli zapatisti augurano avvenga presto.


Per appoggiare questa campagna di fondi, stiamo mandando una piccola somma di denaro.  


Vi chiediamo che, benché piccola, la sommiate a quella che raccoglierete per il nostro compagno di lotta.  Quando potremo raccoglierne di più, faremo arrivare il nostro contributo a chi nominerete per questo compito.

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Approfittiamo di questa riunione non solo per salutare il vostro impegno, ma anche e soprattutto, per salutare, attraverso voi, tutti i compas in Messico e nel mondo che si sono mantenuti fermi in questo nodo che ci unisce e che chiamiamo la Sesta. 


Sappiate che è stato un onore avervi come compañeroas.  


Può sembrare un addio, ma non lo è.  Significa solo che abbiamo dato per conclusa una tappa nel percorso della Sesta, e che pensiamo che bisogna compiere un altro passo.  


Non sono stati pochi i dispiaceri che abbiamo sofferto, a volte insieme, a volte singolarmente, ognuno nella propria geografia. 


Ora vogliamo spiegarvi ed informarvi di alcuni cambiamenti che faremo nel nostro percorso sul quale, se siete d’accordo e ci accompagnerete, ritorneremo, ma in un altro modo rispetto al lungo elenco di sofferenze e speranze che prima si è chiamato L’Altra Campagna in Messico e la Zezta Internazional nel mondo, e che ora sarà semplicemente La Sexta.  Ora andremo più in là, fino a… 

Il Tempo del No, il Tempo del . 
Compagne, compagni: 

Definito chi siamo, la nostra storia passata e attuale, il nostro posto ed il nemico che ci troviamo di fronte, com’è plasmato nella Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, resta ancora in sospeso definire perché lottiamo. 


Definiti i “no“, bisogna delineare i ““. 


Non solo, mancano anche altre risposte ai “come“, “quando“, “con chi“. 


Tutti voi sapete che il nostro pensiero non è quello di costruire una grande organizzazione con un centro che dirige, un comando centralizzato, un capo, individuo o in collegiale.  


La nostra analisi del sistema dominante, del suo funzionamento, delle sue forze e debolezze, ci ha portato a dire che l’unità di azione può esserci se si rispettano quelli che noi chiamiamo “i modi” di ognuno. 


I “i modi” non sono altro che le conoscenze che ognuno di noi, individualmente o collettivamente, possiede della sua geografia e calendario.  Cioè, le sue sofferenze e le sue lotte.  


Noi siamo convinti che ogni tentativo di omogeneità non è altro che un tentativo fascista di dominazione, anche se si nasconde dietro un linguaggio rivoluzionario, esoterico, religioso o simile. 


Quando si parla di “unità”, si omette di dire che questa “unità” è sotto la direzione di qualcuno o qualcosa, individuale o collettivo.  


Sul falso altare della “unità” non si sacrificano solo le differenze, si nasconde anche la sopravvivenza di tutti i piccoli mondi di tirannie e ingiustizie in cui viviamo.  


Nella nostra storia, la lezione si ripete continuamente.  E in ogni angolo di mondo, per noi il posto è sempre quello dell’oppresso, del disprezzato, dello sfruttato, del derubato.  


Quelle che chiamiamo le “4 ruote del capitalismo”: sfruttamento, furto, repressione e disprezzo, si sono ripetute per tutta la nostra storia, con differenti nomi dati sopra, ma sotto ci siamo sempre noi. 


Ma l’attuale sistema è arrivato ad uno stadio di follia estrema.  Il suo affanno predatore, il suo disprezzo assoluto per la vita, il suo diletto per la morte e la distruzione, il suo impegno nell’instaurare l’apartheid per tutti i diversi, cioè, tutti quelli di sotto, sta portando l’umanità alla sua scomparsa come forma di vita sul pianeta.  


Come qualcuno potrebbe consigliare, possiamo aspettare pazientemente che quelli di sopra finiscano per autodistruggersi, senza pensare che la loro insana superbia porta alla distruzione di tutto. 

Nella loro smania di stare sempre più in alto, minano le fondamenta. L’edificio, il mondo, finirà per collassare e non ci sarà chi incolpare come responsabile.  

Noi pensiamo che qualcosa sta andando male, molto male.  Ma che se, per salvare l’umanità e la malconcia casa in cui vive, qualcuno deve andarsene, questo devono essere quelli di sopra.  


E non ci riferiamo solo alle persone che stanno sopra.  Parliamo di distruggere le relazioni sociali che fanno sì che qualcuno stia sopra a costo di qualcuno che sta sotto.  


Noi zapatisti e zapatiste sappiamo che linea che abbiamo tracciato sulla geografia del mondo non è per niente un classico.  Questo “sopra” e “sotto” dà fastidio, imbarazza e irrita.  Sì, non è la sola cosa che irrita, lo sappiamo, ma ora ci stiamo riferendo a questo fastidio. 


Possiamo sbagliarci.  Sicuramente ci sbagliamo. Arriveranno i poliziotti e i commissari del pensiero per giudicarci, condannarci ed eseguire l’esecuzione… magari solo nei loro brillanti scritti e non nascondano la loro vocazione di boia dietro quella di giudici.  


Ma è così che noi zapatiste e zapatisti vediamo il mondo ed i suoi modi:  


C’è machismo, patriarcato, misoginia, ecc., ma una cosa è essere donna di sopra ed un’altra completamente differente esserlo di sotto.  


C’è omofobia, ma una cosa è essere omosessuale di sopra ed una molto diversa è esserlo di sotto. 


C’è disprezzo per il diverso, ma una cosa è essere diverso sopra, ed un’altra è esserlo sotto.  


C’è la sinistra come alternativa alla destra, ma una cosa è essere di sinistra sopra e un’altra cosa completamente diversa, ed opposta, aggiungiamo noi, esserlo sotto. 


Ponete la vostra identità in questo parametro e ve ne renderete conto.  


L’identità più fasulla, di moda ogni volta che lo Stato moderno entra in crisi, è quella di “cittadinanza”. 


Il “cittadino” di sopra ed il “cittadino” di sotto non hanno niente in comune ma tutto all’opposto e in contrapposizione. 


Le diversità sono perseguite, emarginate, ignorate, disprezzate, soffocate, derubate e sfruttate.  


Ma noi vediamo una differenza più grande che attraversa queste diversità: il sopra e il sotto, quelli che hanno e quelli che non hanno.  


E vediamo che questa differenza ha qualcosa di sostanziale: quello che sta sopra, sta sopra a quello che sta sotto; quello che ha, possiede perché deruba quelli che non hanno. 


Sempre secondo noi, il sopra e sotto determina i nostri obiettivi, le nostre parole, i nostri ascolti, i nostri passi, i nostri dolori e le nostre lotte. 


Forse ci sarà un’altra opportunità per spiegare meglio il nostro pensiero al riguardo.  Per ora diremo solo che obiettivi, parole, ascolti e passi di sopra tendono alla conservazione di questa divisione. Chiaramente questo non implica immobilismo. Il conservatorismo sembra essere molto lontano da un sistema che scopre altre e migliori forme di imporre le 4 ferite che il mondo di sotto subisce. Ma queste “modernizzazioni” o “progressi” non hanno altro obiettivo che quello di conservare sopra quelli che stanno sopra, nell’unico modo in cui ciò è possibile, cioè, sopra quelli che stanno sotto. 


L’obiettivo, la parola, l’ascolto ed i passi di sotto, secondo noi, sono determinati dalla domanda: Perché così?  Perché loro? Perché noi?   


Per dare risposte a queste domande, o per evitare che le facciamo, si sono costruite cattedrali gigantesche di idee, alcune più o meno elaborate, il più delle volte tanto grottesche che non solo stupisce che qualcuno le abbia elaborate e qualcun’altro ci creda, ma che anche si siano costruite università e centri di studio e analisi sostenute da esse.  


Ma c’è sempre un guastafeste che rovina la festa al culmine della storia. 


E risponde a queste domande con un’altra: “potrebbe essere altrimenti?”  


Forse questa domanda potrebbe essere quella che scatena la ribellione nella sua accezione più ampia.  E può esserlo perché c’è un “no” che l’ha partorita: non deve per forza essere così.  


Scusate se questa confusa circonvoluzione vi ha irritato. Attribuitela al nostro modo di fare, o ai nostri usi e costumi.  


Quello che vogliamo dire, compagne, compagni, compañeroas, è che quello che ci ha convocato nella Sesta è stato quel “no” ribelle, eretico, rozzo, irriverente, fastidioso, scomodo. 


Siamo arrivati qua perché le nostre realtà, le nostre storie, le nostre ribellioni ci hanno portato a quel “ non deve per forza essere così”..


Intuitivamente o riflettendo, abbiamo risposto “sì” alla domanda “potrebbe essere altrimenti?“  

Bisogna rispondere alle domande che si affollano dopo questo “sì”:  


Com’è quest’altra maniera, quest’altro mondo, quest’altra società che immaginiamo, che vogliamo, di cui abbiamo bisogno?  


Che cosa bisogna fare?  


Con chi? 


Dobbiamo cercare le risposte a queste domande se non le abbiamo.  E se le abbiamo, dobbiamo farle conoscere tra di noi. 

-*- 
In questa nuova tappa, ma nello stesso tracciato della Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, come zapatisti cercheremo di mettere in pratica qualcosa di quello che abbiamo imparato in questi 7 anni e faremo cambiamenti nel ritmo e nella velocità del passo, sì, ma anche nella compagnia.  

Voi sapete che uno dei molti e grandi difetti che abbiamo noi zapatiste e zapatisti è la memoria.  Ricordiamo chi c’era quando e dove, che cosa ha detto, che cosa ha fatto, che cosa non ha detto, che cosa ha disfatto, che cosa ha scritto, che cosa ha cancellato.  


Ricordiamo i calendari e le geografie. 


Non fraintendeteci.  Non giudichiamo nessun@, ognuno si costruisce come può il suo alibi per quello che fa e disfà. Il lento corso della storia dirà se è stato un bene o un errore.  


Da parte nostra, vi abbiamo guardato, vi abbiamo ascoltato, da tutt@ abbiamo imparato. 


Abbiamo visto quelli che si sono avvicinati solo per trarre un proprio vantaggio politico dall’Altra Campagna, che saltellano da una mobilitazione all’altra, sedotti dalle masse, colmando così la loro incapacità di generare qualcosa da soli. Un giorno sono anti-elettorali, un altro dispiegano le loro bandiere nella mobilitazione di moda; un giorno sono maestri, un altro studenti; un giorno sono indigenisti, il giorno seguente si alleano con finqueros e paramilitari. Incitano il fuoco giustiziere delle masse e poi spariscono quando arrivano i getti d’acqua dei blindati antisommossa. 


Non torneremo a camminare con loro. 


Abbiamo visto quelli che arrivano quando ci sono i palchi, i dibattiti, la stampa, l’attenzione, e spariscono quando c’è bisogno di lavorare in silenzio ma necessariamente, come sa bene la maggioranza di chi ascolta o legge questa lettera. In tutto questo tempo il nostro sguardo e il nostro ascolto non sono stati per chi stava sul palco, ma per chi l’ha montato, per quelli che hanno preparato il cibo, spazzato, accudito, organizzato, volantinato, si sono fatti il mazzo, come si dice qua. Abbiamo anche visto ed ascoltato chi si è approfittato degli altri. 


Non torneremo a camminare con loro. 


Abbiamo visto i professionisti delle assemblee, le loro tecniche e tattiche per mandare a monte le riunioni in modo che solo loro, e chi li segue, rimangano per approvare le loro proposte. Distribuiscono sconfitte dove arrivano a dirigere tavoli di discussione, mettendo all’angolo i “piccoli borghesi” che non capiscono che all’ordine del giorno si gioca il futuro della rivoluzione mondiale. Quelli che guardano male qualunque movimento che non finisca in un’assemblea condotta da loro. 


Non torneremo a camminare con loro. 


Abbiamo visto quelli che si presentano come attivisti per la libertà dei detenuti negli eventi e durante le campagne, ma che ci hanno chiesto di abbandonare gli arrestati ad Atenco e continuare il percorso dell’Altra Campagna perché ormai avevano programmato la loro strategia e gli eventi. 


Non torneremo a camminare con loro.

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La Sesta è un’iniziativa zapatista. Convocare non è unire. Non pretendiamo di unire sotto una direzione, né zapatista né di qualunque altra filiazione. Non vogliamo cooptare, reclutare, sostituire, dimostrare, simulare, ingannare, dirigere, subordinare, usare. La destinazione è la stessa, ma la differenza, l’eterogeneità, l’autonomia dei modi di procedere sono la ricchezza della Sexta, sono la sua forza. 

Garantiamo e garantiremo rispetto, e chiediamo e chiederemo rispetto.  Alla Sexta si aderisce senz’altro requisito che il “no” che ci convoca e l’impegno di costruire i “sì” necessari.
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Compañeroas, compagni, compagne: 

Da parte dell’EZLN vi diciamo:  


1.- Per l’EZLN non ci saranno più una Altra Campagna nazionale ed una Zezta Internazional. 


A partire da adesso cammineremo insieme a quelli che invitiamo e ci accettano come compas, dalla costa del Chiapas fino alla Nuova Zelanda. 


Quindi il territorio della nostra azione ora è chiaramente delimitato: il pianeta chiamato “Terra”, ubicato nel cosiddetto Sistema Solare.  


Saremo ora quello che siamo: “La Sexta”. 


2.- Per l’EZLN, essere della Sexta non richiede iscrizione, quota, originale e/o copia di un documento d’identità, rendiconti, stare al posto del giudice, o della giuria, o dell’accusato, o del boia. Non ci sono bandiere. Ci sono impegni e conseguenze derivanti da questi impegni. 


Ci convocano i “no”, ci muove la costruzione dei “sì”. 


2.- Chi, con la ricomparsa dell’EZLN si aspettava una nuova stagione di palchi e grandi concentramenti, e le masse affacciate al futuro, e l’equivalente degli assalti al palazzo d’inverno, sarà deluso. È meglio che se ne vada subito. Non perda tempo, e non ci faccia perdere tempo. Il camminare della Sexta è di lungo respiro, non per nani del pensiero. Per azioni “storiche” e “congiunturali” ci sono altri spazi dove sicuramente troverà posto. Noi non vogliamo solo cambiare governo, vogliamo cambiare il mondo. 


3.- Ratifichiamo che come EZLN non ci alleeremo con nessun movimento elettorale in Messico. La nostra concezione è stata chiara nella Sesta e non c’è variazione. 


Comprendiamo che ci sia chi pensa che è possibile trasformare dall’alto le cose senza diventare uno in più di quelli di sopra. 


4.- La nostra parola con le proposte di iniziative organizzative, politiche e di diffusione sarà ESCLUSIVAMENTE per chi ce lo chiede e che accettiamo, ed inviate per posta elettronica agli indirizzi che abbiamo. Apparirà anche nella pagina di Enlace Zapatista, ma si potrà accedere al contenuto completo solo tramite una password che cambierà continuamente. 


Faremo arrivare questa password in qualche modo, ma sarà facile da dedurre per chi legge con attenzione quello che scriviamo e per chi ha imparato a decifrare i sentimenti che si fanno lettere nella nostra parola. 


Ogni individuo, gruppo, collettivo, organizzazione o come ognuno si chiami, ha il diritto e la libertà di passare questa informazione a chi crede opportuno. Tutt@ aderenti alla Sexta avranno il potere di aprire la finestra della nostra parola e della nostra realtà a chi desidera. 


La finestra, non la porta. 


5.- L’EZLN vi chiede la pazienza di aspettare di conoscere le iniziative che per 7 anni abbiamo maturato, ed il cui principale obiettivo sarà quello di restare in contatto diretto con le basi di appoggio zapatiste nella forma in cui, nella mia umile opinione e lunga esperienza, è meglio, cioè: come alunni. 


6.- Per ora vi anticipiamo solo che chi può e voglia, e che sarà invitato espressamente dalla Sexta-EZLN, metta insieme i soldi per poter viaggiare in terre zapatiste in date da precisare. 


Più avanti forniremo ulteriori dettagli. 


Per chiudere questa missiva (che, com’è evidente, ha lo svantaggio di non essere accompagnata e completata da un video o una canzone), mandiamo il migliore dei nostri abbracci (e ne abbiamo uno solo) agli uomini, donne, bambini ed anziani, gruppi, organizzazioni, movimenti, o come ognuno voglia definirsi, che in tutto questo tempo non ci hanno allontanato dai loro cuori, hanno resistito e ci hanno appoggiato come compagne, compagni e compañeroas.


Compas:


Siamo la Sesta.


Ci costerà caro.


Non sarà di meno il nostro dolore nell’aprirci a quelli che soffrono nel mondo. La strada sarà 

più tortuosa.

Combatteremo.


Resisteremo.


Lotteremo.


Forse moriremo.


Ma sempre, una, dieci, cento, mille volte vinceremo sempre.


Per il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno-Comando Generale
dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

La Sexta-EZLN

Subcomandante Insurgente Marcos

Chiapas, Messico, Pianeta Terra
Gennaio 2013
 P.S.- Per esempio, la password per leggere questo messaggio è, come risulta evidente, “marichiweu“, in minuscolo e partendo da sinistra. 

Testo originale a seguire

venerdì 25 gennaio 2013

Messico - Quarta parte di "Ellos y Nosotros". del SCI Marcos - LORO E NOI


IV – Le sofferenze del basso

Gennaio 2013


Quante volte una pattuglia ci ha fermato per strada per il reato di “avere una faccia” sospetta o una cresta e dopo un po’ di botte ci hanno derubato e poi lasciato andare?
“Repressione e Criminalizzazione”, Cruz Negra Anarquista-México. Gennaio/2013

- E i giovani che ora vedono in te un eroe e l’esempio di una persona che è stata ingiustamente punita da un sistema repressore? –
- Eroe, no. Eroe è ognuno di quei giovani che escono ogni giorno in strada ad organizzarsi per cambiare questa società ingiusta e questo sistema economico, politico. E si organizzano, si difendono… Non temano, la paura sarà dall’altra parte -
Alfonso Fernández, detenuto secondo il 14N, nello Stato Spagnolo,
intervistato da Shangay Lily, per Kaos en la Red. gennaio 2013

“È necessario un nemico per dare al popolo una speranza. (…) Ora, il sentimento dell’identità si fonda sull’odio verso chi non è uguale. Bisogna coltivare l’odio come passione civile. Il nemico è l’amico dei popoli. È necessario avere chi odiare per trovare giustificazione della propria miseria. Sempre. L’odio è la vera passione primordiale.”
Umberto Eco. Il Cimitero di Praga.

Dove e quando comincia la violenza?

Vediamo.

Di fronte allo specchio, in qualunque calendario e in qualunque geografia… 

Immagina di essere diverso dalla gente comune. 

Immagina di essere molto altro. 

Immagina di avere un certo colore della pelle o dei capelli. 

Immagina di essere disprezzato e umiliato e perseguitato e imprigionato e ucciso
per questo motivo, per essere diverso. 

Immagina che da quando nasci, tutto il sistema ti dice e ti ripete che sei strano, anormale, malato, che devi pentirti di quello che sei e che, dopo averlo attribuito alla sfortuna e/o alla giustizia divina, devi fare tutto quanto possibile per modificare questo “difetto di fabbrica”.  

/ Bene, vede, abbiamo proprio un prodotto che fa semplicemente m-e-r-a-v-i-g-l-i-e per i difetti congeniti. Questo pensiero la solleva dalla ribellione e da quel fastidioso lamentarsi sempre di tutto. Questa crema le cambia il colore della pelle. Questa tintura per capelli le dà la tonalità di moda. Questo corso di “come farsi gli amc@ ed essere popolare nella rete” le fornisce quello che serve per essere una persona moderna. Questo trattamento le restituirà la giovinezza. Questo dvd le mostrerà come comportarsi a tavola, per strada, sul lavoro, al letto, nelle aggressioni illegali (ladri), nelle aggressioni legali (banche, governanti, elezioni, imprese legalmente riconosciute), nelle riunioni sociali… come? Oh, non la invitano alle riunioni sociali?… ok, le dice anche come farsi invitare. Infine, da qui conoscerà il segreto di come vincere nella vita. Avrà più follower in twitter di Lady Gaga e yustin biber! Include una maschera a sua scelta. Ne abbiamo di ogni tipo! Anche quella di CSG ok, ok, ok, questo è stato un brutto esempio, ma ne abbiamo una per ogni necessità. Non la guarderanno più schifati! Non le diranno più rozz@, indi@, plebeo, negr@, región 4, zombie, filozapatista! /

Immagina che, nonostante tutti i tuoi sforzi e buone azioni, non riesci a nascondere il suo colore della pelle o dei capelli. 

Ora immagina che si lanca una campagna per eliminare tutt@ quelli come te. 

Non è che ci sarà un evento per dare inizio a questa campagna, o una legge che lo stabilisca, ma ti accorgi che tutto il sistema comincia a rivolgersi contro di te e contro chi è come te. Tutta la società trasformata in una macchina il cui scopo principale è annichilirti. 

Dapprima ci sono sguardi di disapprovazione, schifo, disprezzo. Seguono gli insulti, le aggressioni. Poi ci sono arresti, deportazioni, prigioni. Quindi morti qua e là, uccisioni legali e illegali. Infine, la vera campagna, la macchina in tutta la sua capacità, per far sparire te e tutt@ quell@ come te. L’identità di chi forma la società si regge sull’odio verso di te. La tua colpa? Essere diverso.
-*-
Ancora non lo vedi?

Ok, immagina dunque di essere… (coniuga al maschile, al femminile o altro, secondo il caso).

Un indigeno in un paese dominato da stranieri. Una squadra di elicotteri militari si dirige sulle tue terre. La stampa dirà che l’occupazione del parco eolico impediva la diminuzione dell’inquinamento o che la selva veniva distrutta. “Lo sgombero era necessario per ridurre il riscaldamento globale del pianeta”, segretario di governo.

Un nero in una nazione dominata da bianchi. Un giudice WASP emette la sentenza. La giuria ti ha dichiarato colpevole. Tra le prove presentate dalla procura c’è un’analisi della pigmentazione della tua pelle.

Un ebreo nella Germania nazista. L’ufficiale della Gestapo ti guarda fisso. Il giorno dopo nel rapporto si dirà che la razza umana è stata depurata.

Un palestinese nella Palestina attuale. Il missile dell’esercito israeliano punta sulla scuola, l’ospedale, il quartiere, la casa. Domani i media diranno che si sono abbattuti su obiettivi militari.

Un immigrato dall’altro lato di qualsiasi frontiera. Si avvicina una pattuglia della migra. Il giorno dopo non apparirà niente nei notiziari.

Un prete, una suora, un laico che ha optato per i poveri, in mezzo all’opulenza del Vaticano. Il discorso del Cardinale si rivolge contro chi si immischia nelle cose terrene.

Un venditore ambulante in un centro commerciale esclusivo in una zona residenziale esclusiva. Il furgone della celere staziona. “Difendiamo il libero commercio”, dichiarerà il delegato governativo.

Una donna sola, di giorno o di notte, su un mezzo pubblico pieno di uomini. Una piccola variazione nella percentuale di “violenza di genere”. L’agente di polizia dirà: “è che sono loro a provocare.” 

Un gay solo, di giorno o di notte, su un mezzo pubblico pieno di maschi. Una minima variazione nella percentuale di “violenza omofobica”.

Una lavoratrice del sesso in una strada isolata… si avvicina una pattuglia. “Il governo combatte con efficienza la tratta delle bianche” dirà la stampa.

Un punk, un rasta, uno skater, un cholo, un metallaro, per strada, di notte… si avvicina un’altra pattuglia. “Vogliamo inibire le condotte asociali e il vandalismo”, capo di governo. 

Un grafittaro mentre “scrive” nel World Trade Center… si avvicina un’altra pattuglia. “Faremo tutto il necessario per avere una città bella e attraente per il turismo”, qualsiasi funzionario.

Un comunista in una riunione del partito fascista di destra. “Siamo contro i totalitarismi che tanto danno hanno fatto nel mondo”, il presidente del partito.

Un anarchico in una riunione del partito comunista. “Siamo contro le deviazioni piccolo-borghesi che tanto danno hanno fatto alla rivoluzione mondiale”, il segretario generale del partito.

Un programma del notiziario “31 minutos” nella striscia informativa della CNN. Tulio Triviño e Juan Carlos Bodoque si guardano sconcertati, non dicono niente.

Un gruppo musicale alternativo che cerca di vendere il suo disco ad un concerto di Lady Gaga, Madonna, Justin Bieber, o chiunque altro. La folla si avvicina. I fan gridano arrabbiati.

Un’artista che danza fuori dal grande centro culturale (sì-di-gala-solo-su-invito-spiacenti-signorina-lei-sta-disturbando) dove si sta esibendo il balletto del Bolshoi. La Sicurezza procede a ristabilire la tranquillità.

Un anziano in una riunione presieduta dal ministro giapponese delle finanze Tarò Asó (ha studiato a Stanford e poco tempo fa ha chiesto agli anziani di “sbrigarsi a morire” perché costa molto che continuino a vivere). Altri tagli alla spesa sociale.

Un Anonymus che critica il “copyright” in una riunione degli azionisti di Microsoft-Apple. “Un pericoloso hacker dietro le sbarre“, tuonano i media.

Un giovane Mapuche che in Cile reclama il territorio dei suoi antenati mentre arrivano i blindati e il verde minaccioso dei carabineros. La pallottola che lo ferirà mortalmente alla schiena resterà impunita.

Un ragazzo e/o studente o disoccupato ad un posto di blocco dell’esercito-polizia-guardia civil-carabineros. L’ultima cosa che ha sentito “Sparate!

Un comunero nahua negli uffici di una multinazionale. Uomini in divisa lo sequestrano. 

Stiamo indagando”, i rispettivi governi.

Un dissidente di fronte ai muri di grigio metallo, mentre dall’altra parte della frontiera la classe politica messicana ingoia il rospo di una nuova imposizione. Riceve il colpo di una pallottola di gomma che gli fa perdere un occhio o gli rompe il cranio. “Ci appelliamo all’unità nazionale per il bene del paese. E’ ora di lasciarci dietro le controversie”, prime pagine dei notiziari.

Un contadino di fronte a un esercito di avvocati e poliziotti che si sente dire che la terra che coltiva, dove sono nati e cresciuti i suoi genitori, i suoi nonni, i suoi trisnonni, e così fino a che il tempo si confonde, ora è di proprietà di un’impresa immobiliare e che sta derubando i poveri impresari di qualcosa che legalmente appartiene loro. La prigione.

Un oppositore alla frode elettorale che vede assolti i 40 ladroni e i loro leccapiedi. La beffa: “bisogna voltare pagina e guardare avanti”.

Un uomo o una donna che vanno a vedere il motivo del baccano e improvvisamente sono “incapsulati” dalle forze dell’ordine. Mentre ti spintonano, picchiano e prendono a calci per portarti sul blindato, riesci a vedere che le telecamere di un noto canale televisivo sono puntate dall’altra parte.

Un indigeno zapatista nelle prigioni del malgoverno (PRI-PAN-PRD-PT-MC) da molti anni. 

Legge sul giornale: “Perché l’EZLN ricompare ora che il PRI è tornato al Potere? E’ molto sospetto.
-*-
Ci segui?

Ora…

Senti la certezza di essere fuori posto?

Senti la paura di essere ignorat@, insultat@, picchiat@, schernit@, umiliat@, violentat@, incarcerat@, assassinat@ solo por essere quello che sei?

Senti l’impotenza di non poter fare nulla per impedirlo, per difenderti, per essere ascoltato?

Stai maledicendo il momento in cui ti sei messo lì, il giorno in cui sei nato, l’ora in cui hai cominciato a leggere questo testo?
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Molti degli esempi sopra riportati hanno un nome, un calendario e una geografia:

Juan Francisco Kuykendall Leal. Il compa Kuy, della Sexta, professore, drammaturgo, direttor teatrale. Cranio spaccato il 1° dicembre 2012 da una pallottola delle “forze dell’ordine”. Voleva realizzare un’opera teatrale su Enrique Peña Nieto.

José Uriel Sandoval Díaz. Giovane studente dell’Università Autonoma di Città del Messico e membro del Consiglio Studentesco di Lotta. Ha perso un occhio nella repressione del 1° dicembre 2012 a causa dell’attacco delle “forze dell’ordine”. Si opponeva all’imposizione di Enrique Peña Nieto.

Celedonio Prudencio Monroy. Indigeno Nahua. Sequestrato il 23 ottobre 2012 dalle “forze dell’ordine”. Si opponeva all’esproprio delle terre nahuas da parte delle compagnie minerarie e dei taglialegna.

Adrián Javier González Villarreal. Studente della Facoltà di Ingegneria Meccanica ed Elettrica dell’Università Autonoma di Nuevo León, Messico, assassinato nel gennaio del 2013 dalle “forze dell’ordine”. Voleva laurearsi ed essere un professionista di successo.
Cruz Morales Calderón e Juvencio Lascurain. Contadini catturati in Veracruz, 2010-2011, dalle “forze dell’ordine”. Si opponevano all’esproprio delle loro terre da parte delle imprese immobiliari. 

Matías Valentín Catrileo Quezada. Giovane indigeno Mapuche, assassinato il 3 gennaio del 2008 in Cile, America Latina, dalle “forze dell’ordine”. Si opponeva all’esproprio della terra mapuche da parte di governo, latifondisti e imprese transnazionali. 
Francisco Sántiz López, indigeno zapatista, arrestato ingiustamente dalle “forze dell’ordine”. Si opponeva alla contrainsurgencia governativa di Juan Sabines Guerrero e Felipe Calderón Hinojosa.
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Dai… non disperarti, abbiamo quasi finito…

Ora immagina di non avere paura, o che ce l’hai ma la controlli. 

Immagina di andare allo specchio e di non nascondere o mascherare la tua differenza, ma di sottolinearla. 

Immagina di fare scudo e arma del tuo essere diverso, di difenderti, di trovare altr@ come te, di organizzarsi, resistere, lottare, e, senza accorgersene, passare dal “sono diverso” al “siamo diversi”. 

Immagina di non nasconderti dietro la “maturità” ed il “buonsenso”, dietro “non è il momento”, “non ci sono le condizioni”, bisogna aspettare”, “è inutile”, “non c’è rimedio”. 

Immagina di non venderti, di non tentennare, di non arrenderti. 

Riesci ad immaginarlo? 

Bene, perché anche se né tu né noi ancora lo sappiamo, siamo parte di un “noi” più grande e ancora da costruire. 

(continua…)

Da qualche parte di tutti i mondi.
SupMarcos
Pianeta Terra
Gennaio 2013 

Russia - Pussy Riot dal carcere: non abbiamo nessun rimpianto


Le Pussy Riot in un'intervista rilasciata in questi giorni rivendicano la loro azione e denunciano le dure condizioni della detenzione.
Dalla prigione dove sono rinchiuse le componenti della band punk Pussy Riot affermano di non avere rimpianti per l'irriverente "preghiera punk" cantata nella cattedrale di Mosca, contro il presidente Vladimir Putin per la quale sono state condannate a due anni.
Nadezhda Tolokonnikova e Maria Alekhina hanno reso una descrizione vivida delle loro condizioni di carcere duro nell'intervista pubblicata mercoledì sul quotidiano indipendente Novaya Gazeta. Hanno detto che non si aspettano clemenza da parte delle autorità.
Tolokonnikova, che lavora con una macchina da cucire come la maggior parte delle detenute nelle colonie penali della Russia, dopo un periodo di difficoltà è in grado di cucire anche 320 fodere per  giacche al giorno, come riportato dai bollettini dell’autorità.
Come gli altri prigionieri, fa il bagno completo  una volta alla settimana e usa l'acqua fredda per lavarsi  il resto dei giorni. "Cerco di prestare poca attenzione alle condizioni di vita", ha detto in un'intervista filmata il mese scorso. "Sono ascetica, e le condizioni di vita importano poco per me." Afferma anche che medita per evitare al suo spirito di essere offuscato dal lavoro monotono. Ha aggiunto che la cosa più importante che le manca nella colonia penale è la possibilità di leggere liberamente, le condizioni carcerarie lasciano poco spazio per la lettura della Bibbia e libri di filosofia.
Tre membri delle Pussy Riot  sono stati giudicate colpevoli di teppismo religioso  motivato da odio nel mese di agosto dopo l’ironica preghiera alla Vergine Maria per la liberazione da Putin nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca. Una di loro, Yekaterina Samutsevich, poi rilasciata, è stata scagionata in appello, ma Tolokonnikova e Alekhina sono state condannate e trasferite nelle  colonie penali lo scorso autunno.
Tolokonnikova afferma che la loro protesta non era contro la religione. "E' stato un atto ironico, allegro e audace, una protesta politica, per così dire", aggiungendo che l’ interpretazione che i  media statali russi hanno dato di quel gesto definendola “blasfema”  è stata volutamente sbagliata. Dice anche che vuole andare nella chiesa della prigione per parlare con il sacerdote e usufruire dei servizi ma ha aggiunto che non ha nessuna intenzione di essere battezzata.
“Eravamo state messe in guardia in merito a possibili molestie da parte di  altri detenuti che potevano essere stati offesi dal gesto della band” ma niente di simile è accaduto nella sua colonia penale in Mordovia, una provincia nella parte occidentale della Russia, a circa 350 chilometri a sud est di Mosca."Nessuno ha mai chiesto se io sono religiosa o anti-religiosa".
Tolokonnikova ha poi dichiarato che si è stancata di parlare dell'azione nella cattedrale che ha reso le componenti della band popolari in tutto il mondo e ha scatenato  proteste  a livello globale contro l'intolleranza della Russia verso chi  dissente. “Non è possibile continuare a pensare sempre alla stessa così per così tanto tempo, ognuno di noi dovrebbe dedicarsi ad altre idee per andare oltre quello che è già passato.” Alla domanda se vuole dire qualcosa a Putin, ha risposto senza mezzi termini: "No, onestamente parlando, per me non esiste. Lui è solo uno spazio vuoto per me. "
All'inizio di questo mese, Maria Alekhina, che sta scontando la sua pena in un altra colonia penale nella regione della Montagna Perm negli Urali, ha visto respinto un ricorso da un tribunale locale per la possibilità di scontare la pena in regime di semi libertà in quanto madre con figlio minorenne, come previsto dalla legge russa.
Alekhina, che sta scontando la sua pena in una colonia diversa, si è lamentata della sistematica violazione dei diritti umani da parte dell'amministrazione penitenziaria. Ha dichiarato  che è stata trasferita in una cella di isolamento per 90 giorni nel mese di novembre dopo aver ricevuto minacce da altri detenuti che lei sospetta siano stati istigati dalle autorità carcerarie.
"Mi hanno detto che sarei finita male se fossi rimasta in questa sezione del carcere", e continua “ Non mi preoccupa la cella di isolamento, perché offre buone condizioni per leggere a differenza della cella affollata in cui è difficile concentrarsi. Poi sono  vegetariana, riuscivo a  cucinarmi il cibo anche grazie ai prodotti freschi mandati da sostenitori.
"Sopravviverò, non mi accadrà nulla", ha infine dichiarato, aggiungendo se ci saranno altre pressioni su di lei  farà lo sciopero della fame e la rimanderanno in isolamento.
Fonte: OttawaCitizen e Novaya Gazeta

BOICOTTA TURCHIA

Viva EZLN

Questo video è una libera interpretazione che vuole mettere in risalto l'importanza del Caffè Rebelde Zapatista, come principale fonte di sostentamento delle comunità indigene zapatiste e come bevanda prelibata, degustata da secoli in tutto il mondo. I suoni e i rumori che accompagnano l'osservatore in questa proiezione, sono stati scelti con l'intenzione di coinvolgervi completamente nell'esperienza visiva e trasportarvi direttamente all'interno della folta vegetazione che contraddistingue tutto il territorio del Chiapas, dove viene coltivato questo caffè.

La lucha sigue!