venerdì 27 marzo 2020

Alle porte di un nuovo ordine mondiale - Raúl Zibechi


foto twitter.com
La pandemia comporta l’approfondirsi della decadenza e della crisi del sistema che, nel breve termine, era cominciata nel 2008, e che invece, nel lungo periodo, si estende a partire dalla 
rivoluzione mondiale del 1968. Siamo entrati in un periodo di caos del sistema-mondo, la condizione preliminare per la formazione di un nuovo ordine mondiale. In effetti, le principali tendenze in corso (militarizzazione, declino dell’egemonia degli Stati Uniti e ascesa dell’Asia e Pacifico, fine della globalizzazione neoliberista, rafforzamento degli Stati e avanzamento delle ultra destre) sono processi di lungo respiro, che si accelerano in questa congiuntura.
Da una prospettiva geopolitica, la Cina ha mostrato la capacità per andare avanti, superare le difficoltà e continuare la sua ascesa come potenza globale che in pochi decenni potrà essere egemone. La coesione della popolazione e un governo efficiente sono due degli aspetti centrali che spiegano in larga parte la resilienza e la resistenza cinese.

La dura esperienza vissuta dal suo popolo negli ultimi due secoli (dalle guerre dell’oppio fino  all'invasione giapponese) aiutano a spiegare la sua capacità di far fronte alle tragedie. La rivoluzione socialista del 1949, oltre a quella nazionalista del 1911, e il notevole miglioramento nella qualità della vita dell’insieme della popolazione, spiegano la coesione intorno al Partito Comunista e allo Stato, al di là delle opinioni che si possano avere su quelle istituzioni.

Al contrario, la divisione interna che vive la popolazione degli Stati Uniti (evidenziata nelle ultime elezioni e nell’epidemia dei farmaci oppioidi che ha diminuito la speranza di vita), si coniuga con un governo erratico, imperiale e machista, di cui diffidano perfino i suoi più vicini alleati.

L’Unione Europea sta ancora peggio degli Usa. Dalla crisi del 2008 ha perso la sua bussola strategica, non ha saputo distaccarsi dalla politica di Washington e del Pentagono e ha evitato di prendere decisioni che l’avrebbero perfino favorita, come la conclusione del gasdotto Nord Stream 2, paralizzato per le pressioni di Trump. L’euro non è una moneta affidabile e la mai concretizzata uscita del Regno Unito dal’Unione Europea indica la debolezza delle istituzioni comuni.
foto pixabay


La finanziarizzazione dell’economia, dipendente dalle grandi banche corrotte e inefficienti ha trasformato l’eurozona in una “economia a rischio”, priva di una rotta e di un orizzonte di lunga durata. L’impressione è che L’Europa è destinata ad accompagnare il declino degli Stati Uniti, giacché è stata incapace di rompere il cordone ombelicale allacciato dai tempi del Piano Marshall.

Tanto gli Stati Uniti quanto l’Unione Europea, come – nemmeno a dirlo – i paesi latinoamericani, soffriranno gli effetti economici della pandemia con molta più intensità di quelli asiatici, i quali hanno mostrato, dal Giappone alla Cina, fino a Singapore e la Corea del Sud, una notevole capacità di superare le avversità.

Una recente inchiesta di Foreign Policy tra dodici illustri intellettuali si conclude sostenendo che gli Usa hanno perso la loro capacità di leadership globale e che l’asse del potere mondiale si trasferisce in Asia. La pandemia è la tomba della globalizzazione neoliberista, quella del futuro sarà una globalizzazione più “amichevole”, centrata sulla Cina e i paesi dell’Asia e Pacifico.

Nelle principali e decisive tecnologie, la Cina è già in testa. Guida la classifica nella costruzioni di reti 5G, nell’intelligenza artificiale, nel computing quantistico e nei supercomputer. L’economista Oscar Ugarteche, dell’Observatorio Económico de América Latina (Obela), sostiene che “la Cina è la fonte dei cinque rami dell’economia mondiale: la chimica farmaceutica, le automobili, l’aeronautica, l’elettronica e le telecomunicazioni”.

Così la chiusura delle fabbriche cinesi può frenare la produzione di questi cinque rami dell’economia nel mondo. La Cina produceva già nel 2017 il 30% dell’energia solare mondiale, più dell’Unione Europea e il doppio degli Stati Uniti. La classifica Top500 dei maggiori supercomputer del mondo rivela che la Cina ne possiede 227 su 500 (il 45%), contro i 118 degli Usa, al minimo storico. Dieci anni fa, nel 2009, la Cina ne aveva 21 contro i 277 dell’allora superpotenza.

Il successo cinese nella corsa tecnologica non vuol dire naturalmente che il suo modo di organizzare la società sia desiderabile, dal punto di vista di quelli di noi che desiderano una società postcapitalista, democratica e non patriarcale. Il controllo sociale in Cina è asfissiante: dalle milioni di videocamere che sorvegliano le persone fino al diabolico sistema di “credito sociale” che conferisce o toglie punti a seconda del comportamento corretto o meno dei cittadini, così come per la stigmatizzazione e la discriminazione delle persone LGBTI.
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Nel resto del mondo le cose non vanno meglio. Il fatto che le “democrazie” europee abbiano copiato il modello cinese di affrontare l’epidemia del coronavirus è una dimostrazione del fatto che il Dragone è già un punto di riferimento e un esempio per quel che riguarda il controllo sociale della popolazione.Il mondo ha imparato dal paese asiatico“, sottolinea l’Economist, il settimanale della finanza e degli imprenditori.
L’avanzamento dei fascismi in Europa e in America Latina, non solo a livello dei partiti ma di quel fascismo sociale diffuso quanto contundente, focalizzato contro i dissidenti e gli emigranti perché portano alla luce comportamenti differenti e un altro colore della pelle, si accompagna allo svuotamento delle democrazie. Che restano appena come esercizi elettorali ma non garantiscono il minimo cambiamento, né la minima influenza della popolazione nelle politiche statali.

L’esperienza di Syriza in Grecia, così come quella del Pt in Brasile, dovrebbe essere motivo di riflessione per le sinistre del mondo sulle difficoltà di spostare l’ago dell’economia e della politica. Anche volendo credere che abbiano provato a portare avanti le loro migliori intenzioni, il bilancio delle loro gestioni non è solo povero ma regressivo negli aspetti macroeconomici e in relazione all’acquisizione di potere da parte delle società.

Per i movimenti il panorama è più complesso, ma non è uniforme. Quelli che hanno fatto delle manifestazioni e di altre azioni pubbliche il loro asse centrale, sono i più colpiti. Quelli di base e territoriali si trovano in una situazione potenzialmente migliore. Ci colpisce e danneggia tutti, tuttavia, la militarizzazione.
I popoli originari e neri dell’America Latina, con in primo piano gli zapatisti, i nasa-misak della Colombia e i Mapuche, sono quelli che si trovano nelle migliori condizioni. Qualcosa di simile può accadere con i progetti di autogestione, gli orti e gli spazi collettivi che hanno la possibilità di produrre alimenti.
In ogni caso, il militarismo, il fascismo e le tecnologie di controllo della popolazione, sono nemici potenti che, riuniti, possono produrci un danno immenso, fino al punto di rovesciare gli sviluppi che i movimenti hanno tessuto dalla crisi precedente.

Tratto da Comune-info
Traduzione per Comune-info: marco calabria
Questo articolo uscirà in spagnolo anche su El Salto

martedì 17 marzo 2020

Messico - L'EZLN chiude i caracoles a causa del coronavirus e invita a non abbandonare le lotte

COMUNICATO DEL COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO-COMANDANCIA GENERALE DELL’ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
MESSICO
16 MARZO 2020
AL POPOLO DEL MESSICO:
AI POPOLI DEL MONDO:
AL CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO – CONSIGLIO INDIGENO DI GOVERNO:
ALLA SEXTA NAZIONALE E INTERNAZIONALE:
ALLE RETI DI RESISTENZA E RIBELLIONE:
SORELLE, FRATELLI, HERMANOAS:
COMPAGNI, COMPAGNE, COMPAÑEROAS:
VI COMUNICHIAMO CHE:
CONSIDERANDO LA MINACCIA REALE, SCIENTIFICAMENTE COMPROVATA, PER LA VITA UMANA CHE RAPPRESENTA IL CONTAGIO DEL COVID-19, ANCHE NOTO COME “CORONAVIRUS”.
CONSIDERANDO LA FRIVOLA IRRESPONSABILITÀ E LA MANCANZA DI SERIETÀ DEI MALGOVERNI E DELLA CLASSE POLITICA NELLA SUA TOTALITÀ, CHE FANNO USO DI UN PROBLEMA UMANITARIO PER ATTACCARSI RECIPROCAMENTE INVECE DI ADOTTARE LE MISURE NECESSARIE PER AFFRONTARE QUESTO PERICOLO CHE MINACCIA LA VITA SENZA DISTINZIONE DI NAZIONALITÀ, SESSO, RAZZA, LINGUA, CREDO RELIGIOSO, MILITANZA POLITICA, CONDIZIONE SOCIALE E STORIA.
CONSIDERANDO LA MANCANZA DI INFORMAZIONE VERITIERA ED OPPORTUNA SULLA PORTATA E GRAVITÀ DEL CONTAGIO, COSÌ COME L’ASSENZA DI UN PIANO REALE PER AFFRONTARE LA MINACCIA.
CONSIDERATO L'IMPEGNO ZAPATISTA NELLA NOSTRA LOTTA PER LA VITA.
ABBIAMO DECISO DI:
PRIMO - DECRETARE L’ALLERTA ROSSA NEI NOSTRI VILLAGGI, COMUNITÀ E ZONE ED IN TUTTE LE ISTANZE ORGANIZZATIVE ZAPATISTE.
SECONDO - RACCOMANDARE ALLE GIUNTE DI BUON GOVERNO E MUNICIPI AUTONOMI RIBELLI ZAPATISTI, LA CHIUSURA TOTALE E IMMEDIATA DEI CARACOLES E DEI CENTRI DI RESISTENZA E RIBELLIONE.
TERZO - RACCOMANDARE ALLE BASI DI APPOGGIO E A TUTTA LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA DI SEGUIRE UNA SERIE DI RACCOMANDAZIONI E MISURE DI IGIENE STRAORDINARIE CHE SARANNO TRASMESSE NELLE COMUNITÀ, VILLAGGI E ZONE ZAPATISTE.
QUARTO - DI FRONTE ALL’ASSENZA DEI MALGOVERNI, ESORTARE TUTTE, TUTTI E TODOAS, IN MESSICO E NEL MONDO, AD ADOTTARE TUTTE LE MISURE SANITARIE NECESSARIE CHE, SU BASI SCIENTIFICHE, PERMETTERANNO DI USCIRE IN VITA DA QUESTA PANDEMIA.
QUINTO - INVITIAMO A NON ABBANDONARE LA LOTTA CONTRO LA VIOLENZA FEMMINICIDA, A CONTINUARE LA LOTTA IN DIFESA DEL TERRITORIO E DELLA MADRE TERRA, A MANTENERE LA LOTTA PER LE/I DESAPARECID@S, ASSASSINAT@ E CARCERAT@, E AD INNALZARE BEN ALTA LA BANDIERA DELLA LOTTA PER L’UMANITÀ.
SESTO - INVITIAMO A NON PERDERE IL CONTATTO UMANO, BENSÌ A CAMBIARE TEMPORANEAMENTE I MODI DI SAPERCI COMPAGNE, COMPAGNI, COMPAÑEROAS, SORELLE, FRATELLI, HERMANOAS.
LA PAROLA E L’ASCOLTO, CON IL CUORE, HANNO MOLTE STRADE, MOLTI MODI, MOLTI CALENDARI E MOLTE GEOGRAFIE PER INCONTRARSI. E QUESTA LOTTA PER LA VITA PUÒ ESSERE UNA DI QUESTE.
È TUTTO.
DALLE MONTAGNE DEL SUDEST MESSICANO.
Per il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno-Comando Generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale
Subcomandante Insurgente Moisés
Messico, marzo 2020

Mondo - L'epidemia del neoliberismo

di Raúl Zibechi

Sono trascorsi secoli da quando abbiamo imparato a conoscere l’importanza dei contesti sociali e naturali in cui si radicano e moltiplicano i virus, anche perché conviviamo con essi e non sempre ci minacciano
La peste nera ci ha insegnato che virus preesistenti si moltiplicano e diffondono quando si creano le condizioni appropriate perché ciò avvenga. Nel nostro caso, quelle condizioni sono state create dal neoliberismo.

In “La peste nella storia” (Einaudi, 2012), William McNeill rileva alcune questioni, ancora di grande attualità, quando analizza la peste nera che infuriò in Europa dal 1347. I cristiani, a differenza dei pagani, si prendevano cura degli infermi, “si aiutavano tra loro in epoche di pestilenza” e in quel modo contenevano gli effetti della peste. La “saturazione di esseri umani”, la sovrappopolazione, è stata invece un fattore chiave nell'espansione della peste.

La povertà, una dieta poco variata e la non osservanza delle “superstizioni”, cioè dei costumi locali delle popolazioni, a causa dell’arrivo di nuovi abitanti, trasformarono le pestilenze in disastri. Fernand Braudel aggiunge che la peste, l”idra dalle mille teste”, costituisce una costante, un elemento strutturale della vita degli uomini (“La struttura del quotidiano”).
Quanto poco abbiamo imparato!
La peste nera ha distrutto la società feudale a causa dell’acuta scarsità di mano d’opera in seguito alla morte, avvenuta in pochi anni, della metà della popolazione europea, ma anche a causa della perdita di credibilità delle istituzioni. È soprattutto il timore di quella stessa perdita di credibilità che oggi spinge gli Stati a rinchiudere milioni di persone.

L’epidemia di coronavirus (ora dichiarata ufficialmente pandemia dalla OMS, ndr) in corso ha alcune particolarità. Provo a focalizzare lo sguardo su quelle sociali, anche perché non ho competenze su questioni scientifiche elementari.

L’epidemia attuale non avrebbe l’impatto che ha se non fosse per i tre lunghi decenni di neoliberismo che abbiamo alle spalle. Essi hanno causato danni ambientali, sanitari e sociali probabilmente irreparabili.

Le Nazioni Unite, attraverso l’Unep, riconoscono che l’epidemiaè riflesso della degradazione ambientale“. Il rapporto segnala che “le malattie trasmesse da animali a esseri umani stanno crescendo e peggiorano man mano che gli habitat selvaggi vengono distrutti dall'attività umana”, perché “gli agenti patogeni si diffondono più rapidamente verso le mandrie o le greggi e gli esseri umani“.

Per prevenire e limitare le zoonosi (le malattie infettive degli animali, ndt), bisogna fermare “le molteplici minacce agli ecosistemi e alla vita selvaggia, tra le quali (spiccano, ndt) la riduzione e la frammentazione di habitat, il commercio illegale, la contaminazione e la proliferazione di specie invasive e, in misura sempre maggiore, il cambiamento climatico“.
il mondo delle grandi imprese

All’inizio di marzo, le temperature in alcune regioni della Spagna hanno superato di 10 gradi i valori normali. L’evidenza scientifica mostra inoltre un vincolo tra “l’esplosione delle infermità virali e la deforestazione“.


La seconda questione che moltiplica le epidemie sono i forti tagli al sistema sanitario. In Italia, negli ultimi 10 anni, si sono persi 70 mila posti letto ospedalieri con 359 reparti chiusi, oltre ai numerosi piccoli ospedali che sono stati abbandonati. Tra il 2009 e il 2018 la spesa sanitaria è cresciuta del 10 per cento, contro il 37 della media dei paesi dell’Ocse. Oggi in Italia ci sono 3,2 letti per ogni mille abitanti mentre in Francia 6 e in Germania 8.

Tra gennaio e febbraio, già durante la piena espansione del coronavirus, il settore sanitario spagnolo ha perso 18.320 lavoratori. I sindacati delle categorie denunciano: “l’abuso della contrattazione temporanea (interinale, ndr) e della precarietà nell'occupazione”, mentre le condizioni di lavoro si fanno ogni giorno più dure.

Questa politica neoliberista è una delle cause per le quali l’Italia è stata costretta a mettere in quarantena tutto il paese e la Spagna potrebbe seguire lo stesso cammino.

La terza questione è l’epidemia di individualismo e disuguaglianza, coltivata dai grandi media che si dedicano a diffondere la paura, informando in maniera distorta. Per oltre un secolo abbiamo subito una potente offensiva del capitale e degli Stati contro gli spazi popolari di socializzazione, mentre vengono invece benedette le cattedrali del consumo, come quelle dello shopping.

Il consumismo spoliticizza, provoca una sorta di smarrimento di sé e comporta una “mutazione antropologica” (come denunciò Pasolini). Al giorno d’oggi, come segnala invece un’indagine dell’università colombiana, ci sono più persone che desiderano avere animali da compagnia che figli. È questo il mondo che abbiamo creato e del quale siamo responsabili.
 il mondo del virus

Le misure che vengono prese aggravano l’epidemia. Lo Stato sospende la società nell'isolare e confinare la popolazione nelle sue case, proibendo perfino il contatto fisico.

La disuguaglianza è la stessa del Medioevo, quando i ricchi correvano nelle loro case di campagna al momento in cui si annunciava la peste, intanto i poveri “restavano soli, prigionieri nella città contaminata, dove lo Stato li alimentava, li isolava, li bloccava, li vigilava” (Braudel).

Il modello del panopticon carcerario digitalizzato, che sospende le relazioni umane, sembra essere l’obiettivo strategico del capitale per non perdere il controllo nell'attuale transizione sistemica.

Tratto da Comune-info
Traduzione per Comune-info: marco calabria

martedì 3 marzo 2020

Messico - L'otto marzo delle donne zapatiste

NON ABBIAMO BISOGNO DI ALCUN PERMESSO PER LOTTARE PER LA VITA. LE DONNE ZAPATISTE SI UNISCONO ALLO SCIOPERO NAZIONALE DEL 9 MARZO
ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
MESSICO
1 marzo 2020
Alle Donne che lottano in Messico e nel Mondo.
Da: Le Donne indigene zapatiste dell’EZLN.
Compagna e sorella:
Ti salutiamo a nome delle donne indigene zapatiste di tutte le età, dalle più piccine a quelle più mature d’età. Speriamo che u stia bene e in lotta in compagnia delle tue famiglie, sorelle e compagne.
Qua abbiamo molti problemi a causa dei paramilitari che ora sono del partito Morena, e prima erano del PRI, del PAN e del Verde Ecologista.
Ma non è di questo che ti vogliamo parlare, bensì di qualcosa di più urgente e più importante. Della enorme violenza contro le donne che non cessa ma aumenta in quantità e crudeltà. Degli omicidi e sparizioni di donne; una follia che sembrava inimmaginabile. Nessuna donna, di qualunque età, classe sociale, militanza politica, colore, razza o credo religioso è in salvo. Si potrebbe pensare che le donne ricche, quelle che stanno al governo e quelle che hanno a loro protezione guardie e poliziotti siano al sicuro, ma nemmeno loro, perché molto spesso la violenza che ci fa sparire, ci sequestra e i uccide arriva da parenti, amicizie e conoscenti.
Bisogna farla finita con queste violenze, da dovunque vengano. Per questo avevamo invitato a manifestare, in quanto donne, il giorno 8 marzo 2020. Ognuno a modo suo, nel suo luogo e tempo. E invitiamo a far sì che la parola d’ordine di queste manifestazioni sia fermare la violenza contro le donne. E dire chiaro che non dimentichiamo le desaparecidas e assassinate in tutti i governi, che siano tricolori, azzurri, verdi, gialli, rossi, arancio, caffè o di qualsiasi colore, perché sono uguali. E per ricordare ai malgoverni le donne che ci mancano, proponiamo di indossare un segno di colore nero sui nostri abiti. Perché siamo in lutto per tante uccisioni di donne in tutto il mondo. E peggio ancora nemmeno le più piccine sono al sicuro.
Sorella e compagna:
Alcuni giorni fa abbiamo saputo che un gruppo di sorelle femministe di Veracruz, del collettivo “Brujas del Mar”, ha avuto una buona idea invitando ad una mobilitazione di protesta contro la violenza. La sua idea è di proclamare un giorno di assenza il 9 marzo, cioè che si veda e si senta che cosa succede senza le donne, che sia uno Sciopero delle Donne.
Che sia non andare a lavorare, non fare acquisti, non muoverci, che non ci vedano. Perché, dicono chiaro, sembra che le donne siano il nemico principale ed il sistema ci vuole liquidare, cioè annichilire.
Poi vediamo cosa succede con i maschietti e le maschiette patriarcali che ci sono nel malgoverno, nei partiti politici e nelle grandi imprese. A loro non importa la disgrazia maledetta che vivono e che muoiono le donne in Messico. Quello che interessa loro è cavalcare questo dolore e, cancellandolo, litigare su chi è più fico.
I potenti ed i loro capoccia politici da una parte fanno i sensibili ma non riescono a scrollarsi di dosso il loro modo patriarcale perché dicono che danno “permesso” alle donne di protestare perché le ammazzano. Adesso ci danno il permesso di lottare per vivere. Sono senza vergogna loro e le donne che hanno lo stesso pensiero dei maschi, anche se sono donne.
D’altro canto, c’è il governo supremo che si arrabbia perché ormai la gente non ascolta più quello che dice o vomita dalla bocca. Perché alcune donne, ancor peggio jóvenas, gli hanno tolto il microfono e gridano ciò che il malgoverno tace. È ridicolo che i cosiddetti oppositori ed oppositrici politici si comportino da persone perbene che danno il “permesso” di vivere, è più ridicolo ancora che il malgoverno ed i suoi fanatici e fanatiche accusino di essere “golpista” la lotta per la vita delle donne. Ora sì che è anche peggio, perché così comandano che nessuno può vivere o sopravvivere senza il loro permesso, e nessuno può lottare se non lo dice il malgoverno con qualche sua trovata. I maschilisti patriarcali sono così, credono che tutto il mondo giri attorno a loro. Se qualcuno lotta senza permesso, allora è contro il malgoverno. Se assassinano le donne, se le fanno sparire, se le sequestrano, se le torturano, se le sfigurano, è perché quelle donne vittime sono parte di un piano che vuole far cadere un governo. Non hanno vergogna.

domenica 26 gennaio 2020

Messico - Continuano gli arresti degli attivisti sociali

Comunicato di denuncia dell’arresto illegale del compagno del CNI, Miguel López Vega
Al popolo de Messico
Alle Reti di Resistenza e Ribellione
Alla Sexta Nazionale e Internazionale
Ai mezzi di comunicazione
Il Congresso Nazionale Indigeno, il Consiglio Indigeno di Governo e l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, denunciamo il vile arresto del nostro compagno Miguel López Vega, delegato del Congresso Nazionale Indigeno, membro della radio comunitaria di Zacatepec e del Fronte dei Popoli in Difesa di Terra e Acqua di Puebla, Morelos e Tlaxcala, per mano di persone armate del malgoverno che senza identificarsi hanno privato della libertà Miguel sulla base di un presunto mandato di cattura.
Il sequestro del nostro compagno all'esterno della Segreteria Generale di Governo alle ore 14:30 del 24 gennaio, è la risposta di chi sostiene di governare questo paese alla determinazione dei popoli originari di impedire la distruzione e l’inquinamento industriale del fiume Metlapanapa, è la repressione nel vedere la vita dove loro vedono denaro intriso del dolore della nostra gente.
Come popoli del CNI-CIG, manifestiamo la nostra opposizione alla distruzione e privatizzazione del fiume Metlapanapa che, insieme agli altri megaprogetti di morte, vogliono gettare il nostro paese nel lutto e nella guerra.
Esigiamo l’immediata liberazione del compagno Miguel López Vega.
Distintamente.
gennaio 2020
Mai Più Un Messico Senza Di Noi
Congresso Nazionale Indigeno
Consiglio Indigeno di Governo
Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Traduzione “Maribel” – Bergamo

giovedì 16 gennaio 2020

Messico - "Combo per la vida": dicembre 2019 in terra autonoma zapatista

E' stato un fine d'anno intenso, quello del 2019, in terra zapatista
COMBO PER LA VITA - Dicembre di resistenza e ribellione lo ha chiamato l'EZLN: la seconda edizione del Festival del cinema, la prima edizione del CompArte di Danza, la Quarta Assemblea del Congresso Nazionale Indigeno - Consiglio Indigeno di Governo, il Forum in difesa del territorio e della madre terra, il secondo Incontro Internazionale delle donne che lottano e i Festeggiamenti per il 26° Anniversario del Levantamiento zapatista. 

Una serie di iniziative, tra loro diverse ma che rappresentano appieno la complessità poliedrica del movimento zapatista.


" La ribellione e resistenza delle comunità zapatiste è capacità di immaginare un futuro diverso costruendo un presente di autonomia."

Autonomia che è non solo capacità di autogovernarsi ma anche forza di costruire spazi sempre diversi e capaci di guardare alle molteplici complessità del presente.  
Generazioni diverse che in maniera complice affrontano assieme nuove sfide. In prima fila nelle iniziative di dicembre ragazze e ragazzi, “orgogliosamente zapatisti”, che non erano ancora nati il 1 gennaio 1994, quando migliaia di indigeni in armi scesero dalle montagne, occuparono militarmente le cittadine del Chiapas per rendersi visibili al mondo. 


" Questo intreccio inedito tra senso di appartenenza, militanza nella resistenza, ironia ed allegria ribelle fanno del movimento zapatista un'anomalia fuori dal sistema."

Mai un modello da replicare meccanicamente ma uno stimolo incessante a riflettere ed agire in maniera radicale per cambiare il presente. 

Il racconto di questo intenso dicembre 2019 “Combo para la vida”  va letto così, come un ipertesto in cui nulla è isolato ma che invece racconta la complessità necessaria per combattere la “bestia”, l'idra del potere contemporaneo. 
Secondo Festival del Cinema


Festival del Cinema  PUY TA CUXLEJALTIC
Dicembre è cominciato con la seconda edizione del Festival del Cinema  negli spazi del nuovo Caracol Tulan Ka'u, che si trova sulla strada tra Comitan e San Cristobal. 
una settimana di proiezioni, laboratori  fatti da registi, attori, sceneggiatori insieme con i “Tercios compas”, le ragazze e i ragazzi zapatisti che si occupano di realizzare la comunicazione autonoma. Durante la tavola “rotonda ma anche rettangolare”, in cui ironicamente gli zapatisti aveva costruito un loro trono di GoT, si è discusso del ruolo del cinema come specchio in cui riflettere la realtà e il possibile cambiamento.

Il Sub Galeano ha sottolineato l'importanza della settima arte e come “di fronte al nuovo mondo che si tratta di costruire gli zapatisti considerano il cinema come qualcosa di degno da salvare”. Ha concluso affermando come la prima e seconda edizione del festival del cinema in terra zapatista sia una forma per “dare un abbraccio” a tutti i lavoratori del settore, invitandoli a continuare ad “essere comunità” perché sono le arti il seme da cui rinascerà l'umanità. 
CompArte di Danza

CompArte di Danza Báilate otro mundo
Il Festival di danza si è svolto per una settimana tra i nuovi Caracoles Tulan Ka'u e Jacinto Canek a San Cristóbal de Las Casas con la partecipazione di moltissimi artisti. 
Non ci sono parole per descrivere le molte forme di danza che si sono susseguite davanti ad un attentissimo pubblico, formato dalle basi d'appoggio zapatista, che non hanno perso l'occasione per interagire con danzatrici e danzatori. 
Poche e cariche di emozione le parole con cui la Comandancia dell'EZLN ha ringraziato tutti gli artisti che hanno partecipato. 
"Non possiamo far altro che dirvi grazie. Ve ne andate ma restate. Noi, un giorno ce ne andremo. Grazie, molte grazie”  ha concluso il Subcomandante Insurgente Moisés.


Assemblea CNI e CIG
Quarta Assemblea Nazionale del Congresso Nazionale Indigeno e il Consiglio Indigeno di Governo 
Oltre 30 popoli originari si sono riuniti per l'assemblea nel nuovo Caracol zapatista Jacinto Canek, presso il CIDECI a San Cristóbal de las Casas. 
Un dibattito intenso per analizzare la “guerra capitalista” contro gli indigeni, fatta di megaprogetti che devastano territori e comunità, ricordare gli attivisti uccisi, come Samir Flores, per mano del “malgoverno” e dei gruppi criminali e paramilitari ad esso collegati, denunciare la falsità delle consulte lanciate dal governo di AMLO (Andres Manuel Lopez Obrador, attuale presidente del Messico), che si è autodefinito come “la quarta trasformazione” e che ignora ed offende le reali forme di decisione ed organizzazione dei popoli indigeni. Chiara la consapevolezza negli interventi che il Governo attuale sta cercando ogni occasione, in maniera provocatoria, per creare divisione e scontro tra indigeni. 

La dichiarazione finale, dopo la precisa descrizione di quello che sta avvenendo nell'intero Messico, si conclude affermando "i nostri popoli, nazioni e tribù continueremo a proteggere e difendere i semi di resistenza e ribellione, nel mezzo della morte. Costruendo un cammino che duri in mezzo all'oscurità. Noi, uomini e donne, continueremo a restare per curare la madre terra, insieme a tutti i popoli del mondo”

Vai la Comunicato finale Quarta Assemblea CNI e CIG
Forum in difesa del Territorio e della Madre terra
Forum in difesa del Territorio e della Madre terra 
Il Forum si è svolto il 21 e 22 dicembre 2019 sempre nel Caracol Jacinto Canek. 
Due intensissime giornate molto gremite: un migliaio di partecipanti da 25 stati messicani e 24 paesi esteri. Nel dibattito si sono alternate relazioni preparate da realtà indigene, reti di resistenza, comunità in lotta sia messicane che internazionali, tra cui i Mapuche dal Cile e le comunità del Cauca in Colombia.
Un diagnostico chiaro e approfondito sui vari aspetti del saccheggio del territorio e la devastazione del tessuto sociale: dai megaprogetti, come il corridoi di trasporto merci interoceanico o il treno Maya, alla gentrificazione dei contesti urbani, all'estrattivismo e sfruttamento delle risorse idriche e del sottosuolo. Un'offensiva portata avanti in maniera congiunta da imprese transnazionali, istituzioni messicane di ogni livello e crimine organizzato. 


" Negli interventi non c'è solo la denuncia di quel che accade anche in termini di repressione ma anche il racconto di come ci si organizza per lottare, delle forme di resistenza e costruzione di comunità. "

Cheran, Ostula, Tila, i territori Yaqui, Puebla, Morelos e via via. E' come se la mappa del Messico si illuminasse di punti che lampeggiano per segnalare che c'è vita, c'è resistenza proprio laddove si vorrebbe il silenzio e l'obbedienza. 


Forum in difesa del Territorio e della Madre terra
Una parte particolarmente intensa è stato l'intervento dei 20 delegati zapatisti, uomini e donne, che hanno raccontato i 26 anni della loro resistenza.  All'inizio “ci domandavamo come far avanzare l'autonomia. Non c'era nessun manuale che lo spiegasse. L'unico manuale sono stati i problemi che abbiamo dovuto affrontare”
E' un racconto a più voci: le zapatiste illustrano il cammino fatto dalle donne per essere appieno ed a tutti i livelli nell'organizzazione, altri interventi riguardano il sistema autonomo di salute, educazione, comunicazione con i Tercios compas. 

“Verranno nuovi tempi e nuovi modi di resistere. E' necessario pensare ad un'organizzazione vera” ha sottolineato la base d'appoggio  Homero “però ora abbiamo capito che è importante camminare con le compagne perché l'organizzazione sia completa”

Si descrive poi il presente, la scelta di creare nuovi caracoles, spendendo nove milioni di pesos, frutto dell'unità, della condivisione e dei lavori collettivi. Negli interventi non si nascondono le difficoltà ed anche gli errori. Viene affrontato anche il costante tentativo del potere di coptare e dividere le comunità, le famiglie, all'interno di quella che gli zapatisti chiamano “quarta distruzione”, portata avanti dal Governo di AMLO. 

Interventi prima giornata Forum


Interventi seconda giornata Forum 


Alla conclusione delle due giornate vengono lanciate in maniera comune le Jornadas en Defensa del Territorio y la Madre Tierra “Samir Somos Todxs”, per il 20,21 e 22 febbraio 2020.


Inaugurazione Caracol San Cristobal
Inaugurazione del Caracol Jacinto Canek a San Cristobal. Il Caracol sede della Giunta del Buongoverno “Flor de nuestra palabra, luz de nuestros pueblos que refleja para todos y todas” si trova nelle installazioni del Cideci – Unitierra, che continua a svolgere le proprie attività di formazione ed approfondimento. 
Nella cerimonia d'inaugurazione sono stati consegnati formalmente ai membri della Giunta i cinque bastoni del comando, a rappresentare le regioni e municipi autonomi di riferimento. L'apertura di questo spazio segna un passo in avanti  nell'espansione dell'autonomia zapatista, stabilendo un Caracol in piena città.  Durante il suo discorso il Subcomandante Moises ha detto “a partire da oggi iniziate a praticare quello che sognavamo 37 anni fa, quando è iniziata la nostra organizzazione. Fin dai primi dieci anni di clandestinità abbiamo deciso che bisognava organizzarsi. Molti di voi sono giovani e non erano ancora nati ed oggi vi tocca fare quello che noi abbiamo sognato 37 anni fa”
Secondo Incontro Internazionale delle donne che lottano

Secondo Incontro Internazionale delle Donne che Lottano.
Dal 27 al 29 dicembre si è svolto presso lo spazio “Huellas del Caminar de la Comandanta Ramona”, nei pressi del Caracol di Morelia, il secondo appuntamento per sole donne, lanciato dopo il primo incontro del marzo 2018. Iscritte più di 3.400 donne di 49 paesi, che hanno avuto l'opportunità, garantita in tutto e per tutto dalle donne zapatiste, di poter discutere e convivere in uno spazio completamente autonomo. 


Secondo Incontro Internazionale delle donne che lottano
A proteggere la zona, miliziane ed insurgentas, armate di archi e frecce, a gestire cucina e servizi decine di zapatiste, a filmare e registrare il tutto, zapatiste dei Tercios compas. Niente è stato lasciato al caso, perfino l'accompagnamento dal Caracol di Morelia al Semillero è garantito da donne autiste (una novità assoluta se si pensa che alle indigene normalmente non è dato di guidare).
Secondo Incontro Internazionale delle donne che lottano
Ad aprire l'incontro il discorso della Comandante Amanda.
Un discorso lucido che invita a riflettere sul perché, ad un anno dal Primo Incontro di donne in terre zapatite, le violenze contro le donne non siano diminuite ma invece aumentate.  


" Una domanda semplice rivolta a tutte le partecipanti: cosa dobbiamo fare per fermare la violenza contro le donne? "


Le zapatiste in parte, nel loro piccolo, una risposta la danno con l'atto realizzato dalle miliziane ed insurgentes. Decine di donne che in maniera ordinata, determinata ed organizzata, simbolicamente armate di archi e frecce circondano e proteggono una bambina indigena. 

"Proteggerci, organizzarci", questo dicono le zapatiste con i volti dietro al passamontagna. 

Vai  al discorso completo Comandanta Amanda 


Secondo Incontro Internazionale delle donne che lottano
Il primo giorno dell'incontro è stato dedicato alla denuncia delle varie forme della violenza contro le donne, dalla famiglia alla società, nel secondo si è discusso delle forme di lotta e nel terzo si è dato spazio all'espressione artistica. 
Nell'atto conclusivo le zapatiste hanno proposto di rivedersi ancora e di continuare a lottare ognuna con le proprie pratiche, nei propri territori e con le proprie parole d’ordine.

Vai a al discorso completo Comandanta Yesica


Secondo Incontro Internazionale delle donne che lottano
Tre giornate che hanno racchiuso anche le differenze, le molteplici forme e contraddizioni dei movimenti femministi attuali, riflesse anche in questo spazio. 

Certo che, nel riprendere lo zaino per andarsene, non si può non fermarsi un attimo a pensare al tanto cammino percorso dalle donne indigene zapatiste, a quello che hanno realizzato all'interno della costruzione dell'autonomia complessiva delle comunità. 
Ed una sola parola onestamente viene da dire, fuori da ogni ideologia “massimo rispetto!”, perché una cosa è vera: molte delle violenze raccontate e denunciate contro le donne durante l'incontro non avvengono nelle comunità organizzate zapatiste. Ed il perché lo si intravede negli sguardi profondi ed orgogliosi delle “donne di mais”


Anniversario Levantamiento zapatista
26° Anniversario del Levantamiento zapatista 
I festeggiamenti si svolgono sempre nel Semillero “Huellas del Caminar de la Comandanta Ramona”, in cui, come sempre in un batter d'occhio, gli zapatisti cambiano scenario. Se per l'incontro delle donne non c'era volutamente un palco centrale, per l'Anniversario il palco viene allestito e riempito di sedie che ospiteranno le Comandantas e i Comandantes del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno – Comandancia General del EZLN. 

E' tardo pomeriggio quando dalla montagna scendono veloci centinaia di miliziane e miliziani, insurgentas e insurgentes che con una geometrica marcia, accompagnata dal ritmo dei bastoni, occupano tutto lo spazio centrale davanti al palco.

A prendere la parola per l'EZLN è il Subcomandante Moises.


 " Ventisei anni di resistenza, di ribellione, di costruzione tenace di autonomia ed indipendenza, Moises parte da quel lontano 1 gennaio 1994 per riattraversare il cammino fatto dalle comunità zapatiste. " 
Ricorda l'appoggio ricevuto in questi anni. Denuncia come il potere cerchi sistematicamente di affermare che "gli zapatisti sono scomparsi, sono pochi ed isolati", peccato però che invece siano sempre di più e determinati ad esistere e resistere.  Sottolinea come il nemico di allora sia lo stesso, anche se con un volto diverso. 
" La "Bestia", il sistema, oggi nasconde la voracità del suo sfruttamento dietro i megaprogetti, presentati come il progresso che avanza. "
Moises conclude dicendo che gli zapatisti, "hombres, mujeres, otroas" di ogni età, sono disposti a tutto, a perdere quello che hanno costruito, ad essere incarcerati, attaccati, calunniati per fermare la guerra che è in corso contro l'umanità!.

E poi aggiunge "... e voi cosa siete disposti a fare per fermare la guerra contro l'umanità nelle vostre geografie, calendari e a vostro modo?"



Vai al Comunicato Subcomandante Moises a nome EZLN

Al discorso di Moises segue l'atto culturale, in cui vengono presentati pezzi musicali, che spaziano dal rap  alla cumbia, al blues, intramezzati da poesie e danze.
Nei testi la storia di questi 26 anni di lotta. Il ricordo di chi è morto combattendo in quel lontano 1994, come il Subcomandante Pedro ma anche l'attualità, i megaprogetti, la provocatoria presenza della Guardia Nazionale, nuovo corpo militare voluto dal Governo di AMLO, le tante false promesse e menzogne della 4T (quarta trasformazione) o meglio “quarta distruzione” come chiamano da queste parti i programmi del Governo attuale del Messico.
Musiche, danze, poesie “orgogliosamente zapatista”, come hanno detto i molti giovani che si sono alternati sul palco.


Anniversario Levantamiento zapatista
Quando è già buio, intorno alla mezzanotte zapatista, cioè alle 23.00 un'ora prima dell'ora del Governo, parlano varie Comandante e Comandanti.
La Comandanta Elizabeth è la prima a prendere la parola per ricordare quanto fatto dal 1994 e come continui ora il “camminare dentro l'autonomia. Qui siamo e qui resteremo, continuando ad organizzarci con resistenza e ribellione.”



Il Comandante Zebedeo sottolinea come sia passato un altro anno, dimostrando la forza “della nostra autonomia e del diritto a costruire la vita degna delle generazioni future … cercheranno mille forme per attaccarci, dividere le comunità, comperare la dignità, così è stato da sempre, come nell'oblio in cui vivevamo prima del levantamiento.” E conclude dicendo che come zapatisti "sappiamo che abbiamo di fronte un nemico grande, ma dalla nostra abbiamo l'orgoglio di essere uomini e donne ribelli alla morte".



La Comandanta Dalia insiste sulla volontà di difendere la madre terra e noi stessi come comunità. “Non ci possono fermare perché abbiamo le ragioni per lottare”, aggiunge. Ricorda poi come le donne zapatiste siano organizzate perché, come si è visto dai tanti dolori e rabbie raccolte nell'incontro internazionale delle donne, “non resta che unirci per far rispettare i nostri diritti como mujeres que somos”.



L'ultimo ad intervenire è il Comandante Tacho, che afferma che gli zapatisti difenderanno la loro autonomia costi quel che costi. “La difenderemo non importa a che costo, così come difenderemo la nostra terra perchè è meglio morire lottando che restare inginocchiati, così come abbiamo fatto il 1 gennaio 1994”. Conclude dicendo che “bisogna organizzarsi per essere invincibili non schiavi.”

Dopo il suo intervento i fuochi d'artificio che illuminano la notte si incrociano con slogan e abbracci.



26 anni di lotta pubblica, ed ancora prima altri 10 di organizzazione clandestina, possono essere tanti se si pensa ai mille attimi di una resistenza ed autonomia quotidiana, portata avanti con dignità ed anche allegria da migliaia di donne e uomini zapatisti. 
Ma possono essere anche pochi se si pensa ai 500 anni di resistenza “degli uomini e delle donne di mais”.

26 anni possono essere tanti se si pensa che oggi molte delle ragazze e ragazzi, con il volto coperto dal passamontagna, che sono i protagonisti a tutti i livelli dell'organizzazione autonoma, non erano neanche nati in quel lontano 1 gennaio 1994. 
Ma possono essere anche pochi se si pensa che questa incredibile esperienza di autonomia si proietta in nuove generazioni, pensa al futuro per costruire un mondo diverso per chi ancora non c'è.
" Pochi o molti che siano questi 26 anni, gli zapatisti continuano a dire “aqui estamos!”E noi siamo con loro, perché nella guerra contro l'umanità bisogna scegliere da che parte stare. "


Caracol Tulan Ka’u
Caracol Tulan Ka'u
Tulan Ka´u è uno dei nuovi Caracoles inaugurati dagli zapatisti nell'estate 2019, come annunciato nel comunicato "Abbiamo rotto l'accerchiamento"

Si trova lungo la strada tra Comitan e San Cristobal, ben visibile e grandissimo.
All'interno, l'enorme Auditorio, la "ballena" in cui si è svolta la seconda edizione del Festival del cinema. Nel Caracol è aperto, anche per la gente di passaggio, il comidor "Imposible a posible para muchos mundos", allestito con una vasta area di tavoli e con un menù molto ampio.

Tutto è molto curato nelle costruzioni realizzate all'interno del terreno recuperato. La captazione dell'acqua piovana alimenta in parte il servizio idrico, i bagni sono dotati di latrine a secco ecologiche, tutto è concepito per avere il minimo impatto ambientale.
Nel Caracol ha sede la Giunta del Buongoverno "Semilla que florece con la conciencia de los que luchan por siempre"  e tutti i servizi da quello sanitario alle varie tiendas.
" La nascita di nuovi Caracoles, Municipi Autonomi, Crarez fa parte del processo di autorganizzazione ed autonomia zapatista, che, ben lontano da essere un percorso statico, è invece un continuo cammino in movimento. "
Una continua rielaborazione e riorganizzazione per garantire a tutte le comunità di essere sempre più parte del meccanismo dell'autonoma e per far si che il "todo para todos" sia una realtà.
Caracol Tulan Ka’u

Un percorso partito ancora nel 1983. In un bellissimo murales sono gli animali della Selva che raccontano l'arrivo dei primi sei compagni, la nascita dell'Ezln il 17 novembre 1983, poi nel 1985 come gli indigeni si appropriano della organizzazione.
Giaguari, pappagalli, tapiri, volpi, lumache, scarabei, tartarughe, cinghiali, farfalle ed altri animali prendono la parola, si animano lungo il murales ... ricordando che quello che oggi si vede è frutto di un lungo cammino, a volte duro e difficile ma che sta dando i suoi frutti.

Caracol La Garrucha
Caracol La Garrucha - Zona Selva
Inoltrarsi nella Selva Lacandona ti fa capire perché all'inizio del secolo scorso Jan de Vos l'aveva definita "Desierto de la soledad", un immenso spazio verde attraversato da "canadas y rios"
Già allora c'era chi cercava di sfruttare le immense ricchezze naturali, saccheggiando legname e piante. In questo verde che pare infinito quando la "neblita" del "amanacer" si dissolve, sono fuggiti centinaia di indigeni per liberarsi dalla violenta schiavitù del latifondo, come racconta "La rebelión de los colgados" di B. Traven e gli altri suoi libri.


Selva Lacandona
Da allora tanta acqua è passata sotto i ponticelli di legno. Nel 1983 nasce l'EZLN, che apparirà alla luce del sole il 1 gennaio 1994. Durante il levantamiento gli zapatisti hanno liberato dal latifondo migliaia di ettari di terreni ed hanno costruito la loro autonomia "sin permiso", totalmente indipendente dal Governo messicano. 
La Selva si è riempita di spazi di autoganizzazione, le comunità, i Municipi autonomi, i Caracoles sedi delle Giunte del buongoverno ed ora i Crarez, Centri di resistenza autonoma e ribellione zapatista. 
Caracol La Garrucha
vari governi, che si sono susseguiti, hanno cercato di fermare l'organizzazione indigena con la presenza dell'esercito, l'uso di paramilitari e lanciando progetti di sviluppo per coptare la popolazione.  
Anche il nuovo Governo di AMLO non è da meno. La Guardia Nacional, nuovo corpo armato, è stato dispiegato anche nella Selva. E' stato lanciato il progetto "Sembrando vida", ovvero soppiantare le coltivazioni autoctone, seminando alberi da frutta, smembrando la proprietà "ejidal" della terra, con la mistificazione che così gli indigeni potranno coltivare e vendere i loro prodotti. 
Gli zapatisti hanno risposto allargando i loro spazi e costituendo nuovi Caracol e Crarez, perchè come dicono loro "siamo sempre di più" ed anche tanti indigeni attirati all'inizio dalle promesse del nuovo governo, si stanno rendendo conto che erano appunto solo promesse. 
" L'autonomia zapatista invece è realtà, fatta di piccoli passi, che insieme costruiscono un cammino che porta miglioramenti costanti alla vita personale, familiare e collettiva degli indigeni. "


Laboratorio analisi - La Garrucha
Te ne rendi conto quando arrivi in ogni Caracol e vedi la Giunta coordinare le attività dalla salute, all'educazione all'agroecologia, alla produzione. 
Alla Garrucha consegniamo materiali sanitari per il Sistema di salute autonomo, che da tempo stiamo appoggiando.
Un piccolo contributo per un grande progetto: garantire il diritto alla salute a tutt@ nella selva e non solo. 



Durante il nostro viaggio nei territori zapatisti insieme ad Associazione Ya Basta Caminantes Padova, Ya Basta Roma Moltitudia, Associazione Ya Basta Bologna, Associazione Ya Basta Milano, Cooperazione Rebelde Napoli abbiamo consegnato anche i primi fondi raccolti con la Campagna in solidarietà con gli zapatisti insieme a Zerocalcare

Un nuovo anno incomincia, con rumori di guerra, quella contro l'umanità, ovunque nel mondo, ma anche si continuano a sentire, ovunque nel mondo, grida di libertà che non riescono ad essere messe a tacere.


Caracol Tulan Ka’u
Un nuovo anno anche in terra zapatista dove come dice il murales nel Caracol di Tulan Ka'u ci si chiede: "Un giorno quando il popolo governa e il governo obbedisce, poi cosa succederà?".............



Articolo a cura di Associazione Ya Basta Caminantes - Cooperazione Rebelde Napoli