lunedì 24 ottobre 2016

Messico - Domande senza risposte, risposte senza domande, consigli su consigli.

Domande senza risposte, risposte senza domande, consigli su consigli.

(note prese dal quaderno di appunti del Gatto-Cane)

20 ottobre 2016

A chi di dovere:

Domande senza risposta:

– Ed anche per le donne assassinate per il “grave” reato di essere donne, ci sarà scherno, disprezzo e l’accusa, per il fatto di esigere che cessino le aggressioni e col loro sangue inserire il tema nell’agenda non solo nazionale, ma mondiale, di fare il gioco della destra? Perché non stanno morendo, le stanno ammazzando. E se si rifiutano di accettare che è un problema che si risolve attaccando la corruzione? E se osano dire che l’origine di questo odio assassino sta nel sistema? E se viene loro la strampalata idea di mettere da parte gli uomini nelle decisioni vitali (sì, di vita)? E se decidono di prendere il loro destino nelle proprie mani? Qualcosa, o tutto questo, sarebbe una manovra governativa per impedire che eccetera?

– E loas otroas, dovranno sperare che la classe politica posi il suo eminente sguardo su uno dei losabajos più umiliati? Devono rassegnarsi ad essere asesinadoas fino a raggiungere il numero che meriti attenzione? E se si organizzano, e se chiedono rispetto, e se decidono di dire basta al disprezzo che si trasforma in morte? Sarà detto loro che la loro problematica non è prioritaria, che non è politicamente corretta in generale ed in particolare controproducente in una fase elettorale, che devono adeguarsi e non insistere nelle loro rivendicazioni?

– La chiesa progressista i cui parroci, sorelle e laici toccano con mano, senza intermediari, il dolore, l’angoscia e la disperazione di migranti, di familiari di desaparecid@s, di popoli interi aggrediti, la rabbia per l’impunità, la frustrazione per subire l’ingiustizia fatta legge con la toga, che interesse ha ad amministrare questo dolore a proprio beneficio? Che cosa ci guadagna facendo suo questo dolore, identificandosi con questa rabbia? E se da questa visuale, costruita non solo a fronte di minacce di ogni tipo, ma anche rischiando la vita terrena, vede che non bastano le soluzioni che vengono offerte e lo esprime liberamente e ragionevolmente, dunque, essendo quello che è ed agendo di conseguenza, si oppone ad un cambiamento reale?

– Se la sola possibilità di esistenza civile (con diritti ed obblighi) di una donna indigena fa sì che “la terra tremi dalle sue fondamenta”, che cosa succederebbe se il suo ascolto e la sua parola percorressero il Messico del basso?

– A voi che state leggendo, darebbe fastidio vedere ed ascoltare un dibattito tra la Calderona[I] di sopra, con i suoi abiti “tipici” di marche esclusive, ed una donna del basso, indigena di sangue, cultura, lingua e storia? Vi interesserebbe di più ascoltare quello che prometterebbe la Calderona o quello che proporrebbe l’indigena? Non vorreste assistere a questo scontro tra due mondi? Da una parte, non ci sarebbe la donna di sopra, nata e cresciuta con tutte le comodità, educata nel sentimento di superiorità di razza e colore, complice ed erede preferita di uno psicopatico dedito all’alcool e al sangue, rappresentante di una élite che porta alla distruzione totale una Nazione, indicata dal Prepotente come la sua portavoce; mentre dall’altra parte, una donna che, come molte altre, si è formata lavorando e lottando tutti i giorni, a tutte le ore ed in tutti i luoghi, non solo contro un sistema che la opprime come indigena, come lavoratrice e come povera, ma anche come donna che si è scontrata e si scontra contro un sistema fatto ad immagine e somiglianza dei cervelli degli uomini e di non poche donne, che con tutto contro, oggi, senza ancora saperlo, forse dovrà rappresentare non più solo sé stessa, o il suo collettivo, o la sua comunità, tribù, nazione o popolo originario, ma dovrà aspirare a rappresentare milioni di donne differenti per lingua, colore e razza, ma uguali nel dolore e nella ribellione? Da una parte, non ci sarebbe una donna creola, bianca, simbolo dell’oppressione, lo scherno, l’impunità, l’impudicizia; e dell’altra una donna che dovrà innalzare la sua essenza indigena al di sopra di un razzismo che permea tutti gli strati sociali? Non sarebbe vero che, senza neppure rendervi conto, smettereste di essere spettatrice, spettatore, e desiderereste, dal più profondo del cuore, che in quel dibattito vincesse, correttamente, quella che ha tutto contro? Non approvereste che con quella donna indigena vincesse la ragione e non la forza del denaro?

– Vi preoccupa che la donna indigena non sappia parlare bene lo spagnolo, ma non che l’attuale titolare dell’esecutivo federale non sappia parlare, punto?

– È così solido il sistema politico messicano, e tanto certe e consistenti le tattiche e le strategie dei partiti politici, che basta che qualcuno dica pubblicamente che sta pensando a qualcosa, e che chiederà a suoi altri uguali che cosa ne pensano, perché tutti diventino isterici.

– In che misura la proposta che un consiglio di governo indigeno (concejo con la “c” [II]), cioè, un collettivo e non un individuo, sia responsabile dell’esecutivo federale, sostiene-il-presidenzialismo-si-fa-complice-della-farsa-elettorale-contribuisce-a-rafforzare-la-democrazia-borghese-fa-il-gioco-dell’oligarchia-e-dell’imperialismo-yankee-cinese-russo-giudeoislamico-millenarista,-oltre-a-tradire-gli-alti-principi-della-rivoluzione -proletaria-mondiale?

– Dobbiamo seguire l’inerzia della classe politica, di teste “pensanti” e saltimbanchi di ogni genere, e rispondere alle critiche infondate e a quelle che, con fondamento ci criticano e ci fanno pensare, con insulti che, oltre ad essere oziosi, ormai annoiano (come peñabots, paniaguados, pejezombis, perderistas[III] ecceteristi)?

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– Idea per diventare milionar@ (o per tirar su soldi per la raccolta di firme e la campagna – oh, oh, sembra una cosa seria -): un’applicazione che su tuiter autocensuri quando si scrive una stupidaggine. Già, perché gli screen shot non perdonano. Come? Vi è già capitato? Bene, attenzione, perché quando il CNI ci autorizzerà a spiegare, cancellare quei tuits sarà inutile.

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– Classifica della prima settimana:

Finalista per il miglior topic: El Deforma[IV] (che non ha nemmeno molto merito, perché El Deforma è come il Barcelona F.C. dei topic).

Finalista per il miglior tuit di fondato sospetto: “A me quello che appare sospetto è che l’#EZLN torna sempre di moda quando fa freddo e quei dannati passamontagna salgono di prezzo.”

Finalista per la miglior serie di tuits sul tema: “Sentite un po’, gli zapatisti usano Twitter? / Lo chiedo perché qui ci stiamo burlando di loro / Dicendogli, ordinandogli quello che possono e devono fare e no / e se loro se ne fregano / se non ci ascoltano / è come masturbarsi eccitandosi guardando una confezione di cereali / attenzione: ricordarsi di cancellare questa serie di tuits / Warning! Il tuo account Twitter ha subito l’attacco di uno screen shot.

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– Sentite, un consiglio gratis (consejo con la “s”): non vi farebbe male un corso di comprensione di lettura. E parlando di lettere, anche uno di composizione… anche fosse con il limitato orizzonte dei 140 caratteri.

– Massima non confuciana: “sebbene sembri incredibile, pare ci siano non uno, ma molti mondi fuori dai social network”.

Difesa Zapatista, Chicharito Hernández e Lionel Messi.

Non so come accidenti entrò quel pallone nella mia capanna, il fatto è che dietro ad esso arrivò una bambina di… quanti anni? Dico tra gli 8 e i 10, che in comunità possono essere anni o decenni. Non è la prima volta che l’irriverenza e l’allegria dell’infanzia zapatista irrompe nella stanza solitaria che, a volte, mi ospita, cosicché non gli feci molto caso e continuai a guardare e leggere la tormenta sui social network e sui media liberi e prezzolati. Non mi sarei accorto della presenza della bambina se non avesse detto, con voce da esperta: “è come quella del Chicharito e del Messi“. Allora mi resi conto che la bambina, da sopra la mia spalla, stava guardando lo schermo del mio portatile. Ricordando la vecchia massima che il miglior attacco è la difesa, le chiesi: “E tu, chi sei? Non ti conosco”. La bimba rispose “io mi chiamo Difesa Zapatista” con lo stesso tono di ovvietà come se dicesse “energia uguale massa per la velocità della luce al quadrato”. Ed indicando il pallone, aggiunse: “El Chicharito non gioca nel Barcelona e Messi non gioca nei Jaguares de Chiapas”. Mi voltai per vedere se, senza accorgermi, avessi cambiato hashtag, invece no, in testa si leggeva “#ezln”. Quello che avviene nella testa di una bambina zapatista, più che un mondo è un Big Bang in continua espansione, ciò nonostante le domandai “E questo cosa diavolo c’entra?”. La bambina rispose con la stessa faccia con cui si dice: “Non sai niente, John Snow”:

“Lì è come se stanno dicendo che il Chicharito non fa goal nel Barcelona e che il Messi non fa niente affinché los Jaguares guadagnino punti. Alcuni dicono che il Chicharito si rimetterà, altri che è andato. Alcuni dicono che il Messi è triste perché non lo sostengono nel paese in cui è nato, altri dicono che gli stringono le scarpe e se cambia scarpe calcerà meglio la palla.

Ma il Chicharito non gioca nel Barcelona né Messi nei Jaguares. Cioè, poi si arrabbiano”
.

Stavo valutando il cambio di paradigma che faceva supporre il ragionamento di “Difesa Zapatista”, quando disse: “Senti Sup, perché non si organizza una partita di calcio quando vengono quelli che sono come siamo qua? Beh, non abbiamo completato la squadra e il dannato Pedrito si crede molto macho, ed il gatto-cane non obbedisce agli ordini, il cavallo cieco dorme e gli altri giocatori a volte vengono e a volte vanno. Guarda, io ho già pensato alla canzone di quando vinciamo la finale. Conosci il ritornello? Ma che ne sai, sei il sup! Quindi ti consiglio di studiare le scienze e le arti, e così ti sarà chiaro che il problema è che Chicharito non gioca nel Barcelona, né Messi con los Jaguares, e quindi non preoccuparti, che a far volare i corvi ti caveranno gli occhi. Ora me ne vado perché la squadra non è completata e chissà che non ci tocchi l’inaugurazione”.

Sulla porta, la bambina si voltò e mi disse: “Senti Sup, se arrivano le mie mammine e chiedono se mi hai visto, tu dì loro chiaro che Chicharito non gioca nel Barcelona né Messi con los Jaguares. Cioè, non dire bugie, perché le mammine lo sanno se stai mentendo. Quindi, quello che devi fare, è cambiare la giocata, cioè, fai finta di andare là, ma invece vai di qua. Se vuoi te lo spiego dopo, ma primo studia, perché se vai alla scuola autonoma ti scherzeranno, il peggiore è il Pedrito, perché lo stronzetto ha già terminato la primaria e si vanta. Ma vedrai quando la finisco io, che a far volare i corvi ti caveranno gli occhi. Non ti preoccupare della squadra, saremo in tanti. Improvvisamente si ingrosserà, e sì, saremo in tanti”. E se ne andò.

Entrò il SubMoy e mi chiese: “Hai già il testo della spiegazione?”.

“No, ma il Chicharito non gioca nel Barcelona né Messi con los Jaguares”, gli risposi seguendo il consiglio di “Difesa Zapatista”.

Il SubMoy mi guardò, prese il suo apparecchio radio ed ordinò; “mandate qualcuno della sanità con un’iniezione”.

Scappai, cos’altro potevo fare?

Bau-Miao.
SupGaleano.


[I] Riferimento a Margarita Zavala, moglie dell’ex-presidente Felipe Calderón (2006-2012) e probabile candidata per il PAN alle presidenziali del 2018.
[II] Concejo con la “c” significa consiglio riferito ad un determinato livello di governo. Consejo con la “s” significa consiglio o suggerimento.
[III] Termini denigratori riferiti ai sostenitori dei diversi partiti politici istituzionali.
[IV] Riferimento al giornale messicano Reforma.


Traduzione “Maribel” – Bergamo

venerdì 21 ottobre 2016

Sorprese e attese: gli zapatisti e noi

La recente decisione dell'EZLN e del CNI, comunicata al termine del Quinto Congresso Nazionale Indigeno, è stata una sorpresa: si avvia una consultazione tra i popoli, nazioni e tribù per approvare l'ipotesi di una candidata indigena alle elezioni presidenziali del 2018. Una sorpresa, ma non rispetto alla lunga storia degli zapatisti che hanno visto sfilare, dall'anno dell'insurrezione, già cinque presidenti che non hanno potuto cancellarne la lotta né la sperimentazione dell'autonomia indigena. Vale la pena di ritornare col pensiero alle precedenti fasi elettorali e ricordare come si è modificata di volta in volta l'azione zapatista, sempre disturbante rispetto al sano alternarsi dei criminali in doppiopetto, espressione delle classi dirigenti messicane. Perdonate le approssimazioni.

Nel 1994, anno dell'insurrezione, l'EZLN resistette a Salinas de Gortari e si rivolse al neoeletto Zedillo Ponce de León con queste parole: "benvenuto nell'incubo". A testimonianza della guerra sporca di quel periodo, la lettera del Subcomandante Insurgente Marcos terminava così: finché non ci sarà risposta alle domande di democrazia, libertà e giustizia, in queste terre ci sarà guerra.

Nel 2000, la stagione di lotta promossa dall'EZLN propiziò la caduta dell'apparentemente imperituro regime del Partito Rivoluzionario Istituzionale. Il neopresidente di destra, Fox Quesada, dovette tollerare il lungo snodarsi della Marcha del Color de la Tierra: nel marzo 2001 gli zapatisti e la società civile invasero lo zócalo di Città del Messico. Il 28 marzo la Comandante Esther pronunciò uno storico discorso al parlamento messicano, dimostrando disponibilità al dialogo e alla distensione ma chiedendo il rilascio di tutti i prigionieri politici zapatisti e il riconoscimento costituzionale per diritti e cultura indigeni.

giovedì 20 ottobre 2016

Honduras - Berta Cáceres era nella lista nera dell’esercito

di David Lifodi
Berta Cáceres faceva parte di una lista di obiettivi da eliminare nelle mani dell’esercito honduregno. Non che nessuno si aspettasse il contrario, ma a mettere nero su bianco la responsabilità dello Stato è stato un ex militare, il giovane sergente Rodrigo Cruz, secondo il quale almeno due unità delle forze armate erano in possesso di un elenco con i nomi di una decina di attivisti ed esponenti dei movimenti sociali che dovevano essere uccisi.
Rodrigo Cruz, lo pseudonimo con cui ha chiesto di essere identificato, ha rilasciato la sua dichiarazione al quotidiano inglese The Guardian, ma, nel frattempo, ha disertato e ha già abbandonato l’Honduras, al pari di altri membri della sua unità militare. Berta Cáceres fu assassinata il 3 marzo 2016. Dalla sua morte, già diversi altri commilitoni di Cruz figurano come desaparecidos.
In Honduras la guerra sporca contro la comunità lenca (in lotta contro la centrale idroelettrica di Agua Zarca), i sindacalisti, gli esponenti del Frente Nacional de Resistencia Popular, i campesinos e, più in generale, contro ogni forma di opposizione, prosegue inesorabile. La stessa Berta Cáceres, in passato, aveva segnalato più volte di essere stata oggetto di minacce di morte e di far parte di una lista nera nelle mani dello Stato a causa della sua opposizione alla costruzione della diga di Agua Zarca, ma questo non ha impedito alla Fuerza Nacional de Seguridad Interinstitucional (Fusina) di eliminarla immediatamente. Inoltre, pare che gli uomini di Fusina siano stati addestrati militarmente da soldati statunitensi e da agenti dell’Fbi. Tra i cinque arrestati per il caso Cáceres spicca il generale Mariano Díaz Chávez, in passato coinvolto attivamente nelle operazioni congiunte degli eserciti di Stati Uniti e Honduras in Irak. Se il generale è stato destituito con disonore, tuttavia lo stato honduregno non ha fatto niente per giungere alla verità per quanto riguarda l’omicidio di Berta Cáceres.

martedì 18 ottobre 2016

Siria - Aleppo Est: attacchi aerei colpiscono 4 ospedali nelle ultime 24 ore


I bombardamenti da parte delle forze siriane e russe hanno danneggiato gravemente uno degli ospedali colpiti e ferito almeno due medici.
Distrutta anche un’ambulanza, il cui autista è rimasto ucciso.
Aleppo Est: attacchi aerei colpiscono 4 ospedali nelle ultime 24 oreIl sistema sanitario già devastato nell’area assediata di Aleppo Est ha vissuto ieri una giornata ancora peggiore, con attacchi confermati contro quattro ospedali e un’ambulanza, che hanno ferito almeno due medici e ucciso l’autista del veicolo. Lo rende noto Medici Senza Frontiere (MSF). È stato il peggior danno alle strutture sanitarie provocato dagli attacchi aerei siriani e russi dopo l’interruzione del cessate il fuoco a fine settembre.
Quest’ultimo episodio di distruzione avviene nell’ambito di un’intensificazione della campagna di bombardamenti contro la città assediata, che ha visto almeno 62 persone uccise e 467 ferite, tra cui 98 bambini, solo tra l’11 e il 13 ottobre, secondo rapporti ottenuti dalla Direzione della Sanità e dal centro forense di Aleppo Est. Questi dati possono essere sottostimati perché molte famiglie stanno seppellendo i propri cari per proprio conto, invece di portare i loro corpi negli ospedali.
“La campagna di bombardamenti indiscriminati ha preso una chiara svolta verso il peggio” dichiara Carlos Francisco, capo missione di MSF per la Siria.“Uno degli ospedali colpiti ieri è stato gravemente danneggiato. Era un centro traumatologico importante che era stato già colpito tre volte nelle ultime settimane. Il ritmo degli attacchi sta soffocando la scarsa capacità di cure che il sistema sanitario è ancora in grado di offrire, in una città che sta rapidamente collassando, giorno dopo giorno, ora dopo ora. Danneggiando i pochi luoghi rimasti dove si possono salvare delle vite, è chiaro che la Siria e la Russia stanno spremendo la vita fuori da Aleppo Est.”

lunedì 17 ottobre 2016

Stati Uniti - Intervista a Emory Douglas: arte, Black Panthers e zapatismo

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Il 15 ottobre del 1966 a Oakland, California, veniva fondato il Partito delle Pantere Nere.
di Martino Sacchi e Alessandro Peregalli 
Nel Dicembre 2013 abbiamo incontrato a San Cristobal de las Casas, Chiapas, Emory Douglas, Ministro della Cultura del Black Panther Party fino allo scioglimento del movimento. Come noi, Douglas era uno dei cinquemila studenti che avrebbero frequentato l’escuelita zapatista: momento in cui le comunità zapatiste del sud est messicano hanno aperto le loro case per ospitare attivisti e attiviste di tutto il mondo e mostrare i percorsi di autonomia portati avanti in oltre vent’anni di lotta. Alcuni mesi in seguito abbiamo avuto la possibilità di incontrarlo di nuovo nella sua casa nella periferia di San Francisco, e gli abbiamo fatto quest’intervista, che più che altro é stata una chiacchierata sulla sua biografia di militante, di artista, di internazionalista. Da buon compagno, afroamericano, erede di una tradizione di lotta che più che mai si è sviluppata attraverso linee di fuga, spostamenti, deportazioni ed esodi (dal middle passage atlantico alle esperienze antischiaviste del marronaggio), non ci ha stupito la sua naturale capacità di mettere in relazione resistenze e lotte in  contesti diversi come qulla di una periferia come Oakland negli anni ’60 e ’70 e la montagna e la selva indigene del sudest messicano oggi. Dalle descrizioni dirette di un artista di strada come Emory Douglas, è possibile rintracciare quei circuiti politici rivoluzionari che hanno collegato le Pantere Nere alla Cina di Mao, alle pagine di Fanon e ai movimenti di liberazione in Angola. Nell’arte di Douglas si intersecano queste traiettorie transnazionali, dall’arte della Rivoluzione Culturale, ai manifesti per la Conferenza Tricontinentale di Cuba nel 1966, fino al progetto “Zapantera Negra” avviato nel 2012 a sostegno delle lotte in Chiapas.
Maggio 2014, San Francisco: Sei innanzitutto sia un artista sia un attivista politico. Nessuna di queste due componenti può essere considerata come separata. A partire dalla tua traiettoria personale attraverso i movimenti sociali degli anni 60 e 70, in che modo questi due aspetti dell’arte e dell’attivismo politico si sono intersecati?
Queste due componenti si incontrarono nella mia partecipazione al Black Arts Movement, prima delle Pantere Nere. Fu un movimento molto vasto nella West Coast, nella East Coast e un po’ nel Sud, dove incontrai Amiri Baraka (LeRoi Jones) e cominciai a fare il suggeritore per le sue opere teatrali mentre frequentavo il San Francisco Community College. Nello stesso periodo – era il gennaio del 1967 – alcuni giovani attivisti stavano organizzando un incontro in occasione dell’arrivo di Malcom X nella Bay Area: loro sapevano che ero parte del Black Arts Movement e mi chiesero di fare la grafica per l’iniziativa. Quando poi fui all’incontro mi dissero che alcuni fratelli stavano arrivando per organizzare un’assemblea sull’autodifesa e la sicurezza. Ci andai e lì incontrai per la prima volta Bobby Seale; questo avvenne dunque molto prima che lui mi chiedesse di unirmi al Black Panther Party. Mi mise in mano un biglietto dell’autobus – io non avevo una macchina – e mi invitò a casa sua dove molta gente viveva in comunità. Insomma il lavoro grafico su Malcom X fu la mia prima partecipazione politica come artista. Nel Maggio sempre del ’67 feci la prima copertina di un tabloid, lavorando molto sulla grafica per le riviste. Era un periodo in cui l’arte cominciava ad essere percepita come un riflesso della politica, ma era ancora qualcosa di separato dal Black Panther Party. In quel lavoro misi in pratica una serie di tecniche acquisite quando stavo al City College basate sullo stile commerciale che si usa di solito per i portfolio, quelli che fai per cercare lavoro. Quando poi entrai nelle Pantere Nere sviluppai uno stile più libero, ispirato ai Dieci Punti del programma e alla nostra linea, e Bobby Seale e Huey Newton mi lasciarono completa autonomia. Fu lí che l’arte divenne per me un riflesso di ciò che succedeva nel mondo su un piano locale, nazionale e internazionale.
Quali esperienze artistiche e politiche hanno contribuito all’elaborazione di questo stile nuovo di cui parli?
Buona parte delle influenze politiche venivano da Cuba. Le OSPAAAL [Organization of Solidarity for People of Asia, Africa and Latin America], produssero moltissimi poster in solidarietà con le lotta globali. Li potete trovare online oggi, sono migliaia di poster, e furono alla radice di parte del lavoro artistico che ho fatto. Fui poi molto influenzato dall’arte che veniva dal Vietnam, quella cinese e ogni tanto russa, così come dai lavori che vennero fuori dal movimento contro la guerra in Vietnam qui, negli Stati Uniti.
Qual era il tuo ruolo all’interno del Black Panther Party? Come si collegavano le strategie artistiche con l’impegno militante nel partito?

BOICOTTA TURCHIA

Viva EZLN

Questo video è una libera interpretazione che vuole mettere in risalto l'importanza del Caffè Rebelde Zapatista, come principale fonte di sostentamento delle comunità indigene zapatiste e come bevanda prelibata, degustata da secoli in tutto il mondo. I suoni e i rumori che accompagnano l'osservatore in questa proiezione, sono stati scelti con l'intenzione di coinvolgervi completamente nell'esperienza visiva e trasportarvi direttamente all'interno della folta vegetazione che contraddistingue tutto il territorio del Chiapas, dove viene coltivato questo caffè.

La lucha sigue!