giovedì 16 maggio 2019

Messico - La morte interminabile

di Luis Hernández Navarro
Tra il 2 e il 4 maggio sono stati assassinati tre attivisti indigeni. Il primo era Telésforo Santiago Enríquez, zapoteco di San Agustín Loxicha. Gli altri due, José Lucio Bartolo Faustino e Modesto Verales Sebastián, erano nahua di Guerrero. Sono gli ultimi di un macabro corollario di corpi senza vita di decine di attivisti sociali poveri, ambientalisti, educatori popolari e comunicatori legati a radio comunitarie.
Telésforo Santiago era maestro in pensione. Faceva parte della Coalizione dei Maestri e Promotori Indigeni di Oaxaca (Cmpio), un’associazione esemplare di insegnanti indigeni, in maggioranza di livello prescolare e primaria, che lavora nell’applicazione di progetti di formazione docente e programmi bilingue. Apparteneva alla delegazione sindacale D-I-211, della sezione 22 del Coordinamento Nazionale dei Lavoratori dell’Educazione (CNTE). Era Supervisore del Piano Pilota Miahuatlán. Dal 1987 sono stati assassinati otto professori della Cmpio.
Telésforo è stato un perseguitato politico del governatore Diódoro Carrasco. La regione dei Loxicha ha subito pesanti repressioni tra il 1996 e 1997. Più di 150 abitanti erano stati arrestati (molti torturati) accusati di appartenere all’EPR.
Il maestro Santiago Enríquez ha vissuto per qualche mese negli Stati Uniti. Probabilmente è lì che ha familiarizzato con le radio comunitarie. Nel suo paese natale San Agustín Loxicha ne aveva fondato una, Estéreo Cafetal La Voz Zapoteca, da cui si trasmettevano musiche della regione, canzoni di protesta, il ¡Venceremos! della Unidad Popular, o Celso Piña che interpretava Macondo, mentre parlava della devastazione ambientale, della politica energetica, della gastronomia locale, della difesa della terra e della lingua e del movimento magistrale. Competeva con un’altra stazione radio, La Tejonera, che trasmetteva musica arrecha della Costa e narcocorridos.
Nel 2008 gli abitanti di Loxicha sono riusciti a nominare le proprie autorità secondo i propri usi e costumi. Il 5 aprile 2016 a San Pedro Pochutla è stato ucciso il professor Baldomero Enríquez Santiago, ex prigioniero politico, attivista e candidato comunale. E, a novembre del 2017, la squadra alla quale apparteneva Telésforo ha vinto le elezioni comunali contro il cacicazgo di Óscar Valencia Ramírez, signore di forca e coltello.
Il maestro Telésforo avrebbe fatto parte del consiglio comunale che si eleggerà a San Agustín tra settembre e novembre prossimi. Lo scorso 2 maggio è stato ucciso con colpi d’arma da fuoco in faccia e nel collo. È uno dei tre professori assassinati in meno di 60 giorni nel distretto di Miahutlán.
Due giorni dopo, a Chilapa, Guerrero, a 775 chilometri da dove hanno ucciso Telésforo, hanno tolto la vita a José Lucio Bartolo Faustino e Modesto Verales Sebastián, promotori del Consiglio Indigeno e Popolare di Guerrero Emiliano Zapata (Cipog-EZ). I due erano difensori dei loro territori e cultura, e costruttori dell’autonomia nelle proprie comunità. Nel Congresso Nazionale Indigeno (CNI) avevano partecipato alla formazione del Consiglio Indigeno di Governo (CIG) ed avevano coordinato la raccolta firme per Marichuy nella loro regione.
Il giorno del loro omicidio avevano partecipato ad una riunione a Chilpancingo, allo scopo di coordinare le mobilitazioni per chiedere ai diversi enti statali e federali la soluzione alle loro istanze sociali e politiche. Sulla strada di ritorno alla loro comunità sono stati intercettati da gruppi armati che li hanno inseguiti ed assassinati a Chilapa.

martedì 14 maggio 2019

Brasile - Terrore a Rio de Janeiro: la polizia uccide nelle favelas



La megalopoli del Brasile diventa più pericolosa che mai per la sua stessa popolazione. Ma a far salire il numero di omicidi sono le stesse forze dell'ordine, spronate dal governatore Wilson Witzel - seguace della prima ora del presidente Bolsonaro - che dà loro una sostanziale licenza d'uccidere nelle favelas in nome di una supposta lotta alla criminalità

di Luigi Spera 

L’azione di tiratori scelti impiegati per abbattere sommariamente “sospetti” criminali nelle favelas è passata in pochissimi mesi da urlato slogan elettorale a realtà di terrore per decine di comunità della città di Rio de Janeiro. Il volo radente degli elicotteri da guerra della polizia con mitragliate nel mucchio in direzione di abitazioni e vicoli delle favelas è una scena ricorrente per centinaia di migliaia di cittadini delle aree carenti dello stato di Rio.

Sono gli effetti della deriva autoritaria e militarista imposta alle forze dell’ordine da parte del nuovo governatore dello Stato di Rio de Janeiro, Wilson Witzel.


Rio de Janeiro: record di omicidi della polizia nelle favelas
Wilson Witzel (sinistra) con il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro (via Flickr)
Il primo trimestre del 2019, il primo al potere del nuovo governatore carioca, sostenitore della prima ora del presidente Jair Bolsonaro e ora suo promesso concorrente nella corsa presidenziale del 2022, segna il record assoluto di assassinii commessi dalla polizia: 434. 
In crescita del 17,9 per cento rispetto al 2018. Mai se ne sono registrati tanti dall’inizio della serie storica nel 1998, anno nel quale gli «omicidi conseguenti a intervento della polizia» nel trimestre furono 73. 
E la lista si allunga quotidianamente.

Solo nel fine settimana tra venerdì 3 e lunedì 6 maggio sono state uccise 13 persone: otto nel corso di un intervento della polizia con l’uso di elicotteri nella favela di Maré, quattro nella favela di Borel. Le due più sanguinose stragi dopo quella registrata all’inizio dello scorso febbraio nella favela di Fallet-Fogueteiro, terminata con un bilancio di 13 morti.
In un’intervista di poche settimane prima, il governatore, commentando i crescenti indici di violenza della polizia, aveva affermato di avere «zero preoccupazioni» rispetto all’inquietante aumento degli esiti fatali delle azioni delle forze dell’ordine. 

E sottolineando: «Mi fido della polizia», rivendicando quindi la scelta di aver dato maggiori poteri discrezionali ai vertici militari.

«Quando ho soppresso la Segreteria di Pubblica Sicurezza, l’obiettivo era esattamente quello di dare alla polizia maggiore protagonismo e il potere decisionale».

La guerra al crimine di Witzel: Rio ora è più pericolosa
La novità della politica di «guerra al traffico di droga» basata sulla violenza sommaria e caratterizzata dalla mancanza di indagini, è la sovraesposizione mediatica del governatore. Wilson Witzel non si nasconde, non smentisce. Non temendo ripercussioni o conseguenze per la sua condotta politica e personale, il governatore non ha esitato, per esempio, ad ammettere in pubblico di stare impiegando tiratori scelti contro i trafficanti in maniera arbitraria e segreta, pur trattandosi di un impiego illegale.

Più volte si è fatto riprendere mentre prende parte ad azioni goliardiche militaresche, esercitazioni e azioni violente della polizia. L’ultima in ordine di tempo lo scorso 4 maggio, quando Witzel ha condotto sul campo di un’operazione contro il traffico di droga in una favela di Angra dos Reis in diretta social. Nel video pubblicato su Twitter il governatore è ritratto mentre sorvolando in un elicottero blindato della polizia una comunità annuncia un blitz per «finirla con la criminalità» ad Angra dos Reis.

Governatore di Rio de Janeiro denunciato per violazione dei diritti umani
Dopo cinque mesi di interventi di questo genere, la commissione diritti umani dell’Assemblea legislativa dello stato di Rio de Janeiro (Alerj) ha denunciato il governatore Wilson Witzel all’Onu e all’Organizzazione degli stati americani (Osa) per la sua politica di pubblica sicurezza ascrivibile, secondo la commissione, ai reati di «tortura, crimini contro l’umanità e imposizione arbitraria di pena di morte».

Nella sua relazione, la deputata Renata Sousa del Partito socialismo e libertà (Psol) definisce la politica di Witzel «genocida». «I discorsi del governatore non sono solo controversi, sono irresponsabili. Witzel non si presenta come uno statista, un mediatore di conflitti. Le sue dichiarazioni mostrano che non esiste una politica pubblica a Rio per ridurre gli omicidi. Promuove il contrario».

Favelas a Rio de Janeiro – Foto: a l o b o s (via Flickr)
Accanto ai legislatori dell’assemblea di Rio, si sono schierati anche nove deputati federali, che hanno firmato una dichiarazione durissima contro «la politica omicida che è stata messa in pratica nello stato e divulgata con fervore nelle reti sociali del governatore. Le persone coinvolte in reati devono essere processate e punite in conformità con le leggi dello stato brasiliano. Il governatore di Rio non può, arbitrariamente, istituire la pena di morte, in diretto disprezzo della Costituzione brasiliana, o mettere in pericolo la vita dei residenti delle comunità. La politica adottata da Witzel è incostituzionale, è un crimine contro l’umanità e viola i trattati internazionali firmati dal Brasile, tra i quali la Convenzione di Ginevra e lo Statuto di Roma (istitutivo del Tribunale Penale Internazionale). Questa politica banalizza la violenza e ufficializza la barbarie in uno stato che già vive con un aumento allarmante delle morti derivanti dall’azione della polizia».

BOICOTTA TURCHIA

Viva EZLN

Questo video è una libera interpretazione che vuole mettere in risalto l'importanza del Caffè Rebelde Zapatista, come principale fonte di sostentamento delle comunità indigene zapatiste e come bevanda prelibata, degustata da secoli in tutto il mondo. I suoni e i rumori che accompagnano l'osservatore in questa proiezione, sono stati scelti con l'intenzione di coinvolgervi completamente nell'esperienza visiva e trasportarvi direttamente all'interno della folta vegetazione che contraddistingue tutto il territorio del Chiapas, dove viene coltivato questo caffè.

La lucha sigue!