mercoledì 21 ottobre 2026

Messico - Assemblea del Congreso Nacional Indígena, a trent’anni dalla sua fondazione


Nei giorni 10, 11 e 12 ottobre 2026 si sono riuniti i rappresentanti di 35 popoli indigeni 
provenienti da diverse regioni del Messico, assieme a un centinaio di persone ed organizzazioni solidali impegnate nella difesa dei diritti umani e dell’ambiente.

La riunione si è svolta a Città del Messico, nella “Casa de los Pueblos Samir Flores Soberanes”. Si tratta di un’edificio pubblico, ex sede dell’Istituto Nazionale dei Popoli Indigeni (l’istituzione statale preposta all’attenzione di questo settore sociale e da sempre carratterizzata da una posizione neocoloniale), che fu occupato sei anni fa dalla comunità di indigeni Otòmi emigrati e residenti a Città del Messico.

Durante le tre giornate di intenso lavoro, i rappresentanti indigeni hanno discusso, in riunioni separate ed a porte chiuse, su come affrontare la diversità di problematiche che minacciano la continuità delle loro culture e la sopravvivenza stessa come popoli originari. Nel comunicato PRONUNCIAMIENTO SOBRE EL INCREMENTO DE LA GUERRA CAPITALISTA EN EL MARCO DE LOS 30 AÑOS DEL CONGRESO NACIONAL INDÍGENA si offre un dettagliato panorama della pressione crescente che soffrono i popoli ed i territori indigeni dal nord al sud del paese. Hanno particolare evidenza due problematiche: in primo luogo, la presenza della delinquenza organizzata in regioni indigene, che frequentemente obbliga le comunità ad abbandonare le proprie case e le proprie terre; la situazione di violenza e minacce mantenuta dai criminali che diventa insostenibile e di fronte alla quale coloro che chiedono sicurezza e giustizia sono presi di mira sia dalle organizzazioni delinquenziali che dalle forze dell’ordine. La violenza criminale ha provocato un’incremento esponenziale di omicidi e sparizioni, e la lotta per ottenere verità e giustizia è molto difficile nelle regioni rurali, dov’è evidente la collusione tra la criminalità organizzata, le forze armate e le autorità.

La seconda problematica che attraversa le diverse geografie indigene è la pressione su territori, terre e risorse naturali da parte di interessi tanto privati quanto statali. I megaprogetti come il “Tren Maya” o il “Corredor Transistmico” si accompagnano a progetti di produzione di energia “verde”, ad un rinnovato impulso al fracking e a poli industriali e petrolchimici, che si stanno costruendo nei territori indigeni senza averli consultati ed averne ottenuuto il consenso.

A questa situazione, caratterizzata come la “guerra capitalista”, i popoli indigni oppongono l’organizzazione comunitaria, l’autonomia e la resistenza.

La responsabilità dell’attuale governo della “Quarta Trasformazione”, che si autodefinisce progressista, è denunciata chiaramente nel PRONUNCIAMIENTO DE LA ASAMBLEA DEL CONGRESO NACIONAL INDÍGENA POR SUS 30 AÑOS.

L’Assemblea ha espresso una forte presa di posizione in difesa del principio con cui si fondò il CNI nel 1996: l’autonomia di popoli e comunità nei confronti dello stato, intesa come un diritto che viene praticato ed esercitato anche quando non è formalmente riconosciuto dallo Stato. Il tema ha una particolare rilevanza nel momento attuale, quando il governo sta cercando di imporre una Legge sui diritti dei popoli indigeni ed afrodiscendenti che, piuttosto che riconoscere tali diritti, li limita e ne burocratizza l’esercizio, lasciando alle istituzioni statali la facoltà di decidere se concedere o meno lo status di autonomia ad un popolo; una legge che mette nelle mani dello Stato la decisione se un progetto estrattivo avrà o meno impatti rilevanti in un territorio indigeno; che apre alla mercificazione del patrimonio culturale indigeno e attribuisce allo Stato la facoltà di raccogliere ed amministrarne i proventi.

L’assemblea ha esposto una posizione di forte e contundente rifiuto alla proposta di legge cosi come ai meccanismi falsamente definiti come “consultivi” con cui è stata presentata a popoli e comunità originarie. Rivendica che i soggetti collettivi indigeni detengono il diritto all’autonomia e ad esercitarla nel modo più adatto od opportuno secondo la gran diversità di contesti, e che lo Stato non può sottomettere nè burocratizzare tale diritto.

Dal canto loro, le organizzazioni e individui solidali, riuniti in gruppi di lavoro durante due giorni all’esterno della Casa de Los Pueblos, hano riflettuto su tre domande che sono state poste dagli organizzatori dell’incontro: come resistete nel vostro territorio; come vedete il CNI; quale forma di articolazione è possibile. La realtà denunciata dalle persone provenienti da diversi stati della repubblica, cosi come da alcuni partecipanti internazionali, ricalca il panorama di violenza contro le organizzazioni, gli attivisti ambientali, l’aumento dei desaparecidos e della violenza criminale tanto nelle città come nelle aree rurali. Come risultato della discussione si è concordata la costituzione della Red por lo Comùn, che dovrebbe articolare le diverse organizzazione ed iniziative solidali con il CNI su un’agenda comune. I temi condivisi sono stati la difesa della vita ed il territorio, in particolare l’acqua, in un’agenda di discussione e mobilitazione che includa in modo importante le comunità urbane. La proposta è contenuta nel Pronunciamiento de organizaciones, colectivas de mujeres, académicos, estudiantes, pueblos originarios, trabajadores, comunicadores y ambientalistas por el 30 aniversario del Congreso Nacional Indígena.

lunedì 28 settembre 2026

Brasile - In sostegno del diritto alla casa ...


In sostegno del diritto alla casa e degli edifici occupati sotto minaccia di sgombero nel centro di Belo Horizonte (Brasile)

Noi, organizzazioni sociali e gruppi mobilitati per il diritto alla casa e per il diritto alla città in diverse città del Brasile e del mondo, con la presente lettera intendiamo esprimere il nostro sostegno alle occupazioni urbane del centro della città di Belo Horizonte, in Brasile, e la nostra preoccupazione di fronte alle minacce di sgombero che questi spazi hanno subito nelle ultime settimane.

Negli ultimi anni, la società civile e i movimenti sociali organizzati hanno svolto un ruolo esemplare nella città di Belo Horizonte, la terza maggiore area urbana del Brasile, nell’ambito del diritto alla casa e del diritto alla città. Attraverso il mutualismo, l’occupazione collettiva di terreni ed edifici disabitati che non assolvevano ad alcuna funzione sociale, mediante l’autocostruzione o l’autorecupero, contando su un’ampia rete di appoggio, tali movimenti hanno creato negli ultimi 15 anni, in questa città, più spazi abitativi per le popolazioni più povere di quanti ne abbiano creati le politiche statali di promozione dell’edilizia popolare. Hanno inoltre costruito, attraverso questa stessa dinamica, spazi comunitari, sociali e culturali, aperti al resto della città, cooperative produttive, riuscendo inoltre, in alcuni casi, a impedire la demolizione di immobili di grande valore storico e patrimoniale. Queste azioni si inseriscono nel solco di altre mobilitazioni che, nel corso della storia di questa città, hanno contribuito al mantenimento di quartieri popolari e comunità tradizionali nelle aree intorno alla regione centrale, quali i quartieri di Concórdia, Santa Tereza e Lagoinha, nonostante la forte pressione esercitata in senso contrario dalle élite e dal mercato immobiliare.

Questo esempio ci mostra che la crisi abitativa permanente, che colpisce le grandi città di tutto il mondo, e gli effetti della speculazione immobiliare sul deficit di alloggi accessibili, non sono fenomeni inevitabili. Ci mostra inoltre l’importanza dell’organizzazione collettiva e della solidarietà nel rivendicare la città come bene comune, mentre essa tende a trasformarsi semplicemente in un grande mercato immobiliare. Il caso di Belo Horizonte rimanda ad altre esperienze pionieristiche a favore del diritto alla città, sviluppatesi in altre città brasiliane negli ultimi decenni e riconosciute a livello mondiale.

Tuttavia, questa esperienza sociale si trova oggi, a Belo Horizonte, fortemente minacciata dall’intensificazione della speculazione immobiliare nelle aree centrali. Un Progetto di Legge attualmente in discussione presso la Camera (il PL 574/2025, già denominato da molti “PL della Speculazione”) prevede di rendere più flessibile la possibilità di verticalizzazione urbana e, in questo modo, di accelerare il processo di speculazione e aumentare il rischio di allontanamento delle famiglie più povere che abitano nei quartieri della regione centrale.

L’occupazione più antica tra quelle situate nel centro, la Kasa Invisível, che resiste da 13 anni nel cuore della città, si trova attualmente ad affrontare un imminente provvedimento cautelare di sgombero, basato su una decisione giudiziaria che pone un progetto speculativo al di sopra della funzione sociale della proprietà (in teoria garantita costituzionalmente in Brasile). Nata nel 2013 dall’occupazione di edifici che da molti anni erano vuoti e privi di funzione sociale, la Kasa Invisível funziona da allora come spazio abitativo per famiglie in condizioni di precarietà e anche come centro sociale e culturale autogestito.

La Kasa ha costituito un punto di appoggio costante per altre occupazioni urbane e per le persone senza dimora, molto numerose nel centro della città. Oltre alla Kasa, anche l’occupazione Maria do Arraial, che dal 2023 ospita circa 50 famiglie in condizioni di precarietà all’interno di un edificio occupato dal Movimento di Lotta nei Quartieri, Villaggi e Favelas (MLB), ha ricevuto un’ordinanza giudiziaria di sgombero, fissata per il prossimo mese. Queste ordinanze giudiziarie annunciano i rischi che incombono sulle altre occupazioni: Casa Rosa, São Paulo e Casa Rosa, legate al Movimento di Liberazione Popolare (MLP), e ad altre ancora. Oltre alla vita quotidiana di centinaia di famiglie, la minaccia che incombe su queste occupazioni mette a rischio anche spazi di mutuo sostegno e di organizzazione popolare che svolgono un ruolo essenziale nella città. Le occupazioni, oltre a essere spazi abitativi, sono anche sede di una serie di attività e progetti autogestiti: feste popolari, cooperative per la produzione di alimenti, servizi di taglio dei capelli o di pubblicazione di libri, biblioteche e cinema comunitari, spazi di gratuità, spazi per dibattiti, organizzazione politica, eventi e attività culturali, ecc.

Con la presente lettera, manifestiamo pubblicamente il nostro sostegno alle occupazioni urbane del centro di Belo Horizonte e delle regioni limitrofe; e il nostro rifiuto di fronte alle minacce di sgombero in corso contro la Kasa Invisível e di fronte a qualsiasi altro tentativo di sgombero delle occupazioni urbane a Belo Horizonte. Manifestiamo inoltre la nostra preoccupazione di fronte al PL della “Speculazione”, che costituirebbe un precedente preoccupante per questa città e per numerose altre città brasiliane, città attraversate da profonde ingiustizie e disuguaglianze, ma anche da mobilitazioni sociali esemplari nel campo del diritto alla casa e del diritto alla città.

Riaffermiamo il diritto fondamentale alla casa dell’insieme delle persone che vivono nelle occupazioni urbane di questa città, e il dovere che incombe sulle autorità competenti (ai diversi livelli, Pubblico Ministero, Comune, Stato) di agire affinché tale diritto prevalga. Invitiamo tali istituzioni, e tutti i gruppi e le istituzioni che operano nel campo del diritto alla casa, ad assumere una posizione volta a proteggere queste occupazioni e – attraverso di esse – la funzione sociale di questi edifici. Invitiamo inoltre tutti i gruppi impegnati per il diritto alla casa che leggeranno questa lettera a manifestare, da vicino e da lontano, la propria solidarietà con la Kasa Invisível, l’occupazione Maria do Arraial e le altre occupazioni di Belo Horizonte.

Chiediamo ai collettivi,  movimenti e associazioni di firmare questa lettera al seguente link

https://framaforms.org/in-support-of-threatened-squatted-buildings-in-belo-horizonte-em-apoio-as-ocupacoes-de-belo

BOICOTTA TURCHIA

Viva EZLN

Questo video è una libera interpretazione che vuole mettere in risalto l'importanza del Caffè Rebelde Zapatista, come principale fonte di sostentamento delle comunità indigene zapatiste e come bevanda prelibata, degustata da secoli in tutto il mondo. I suoni e i rumori che accompagnano l'osservatore in questa proiezione, sono stati scelti con l'intenzione di coinvolgervi completamente nell'esperienza visiva e trasportarvi direttamente all'interno della folta vegetazione che contraddistingue tutto il territorio del Chiapas, dove viene coltivato questo caffè.

La lucha sigue!