lunedì 19 agosto 2019

Messico - E abbiamo rotto l'accerchiamento - Comunicato del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno - Comando Generale dell'EZLN

COMUNICATO DEL COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO -COMANDO GENERALE DELL’ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
MESSICO

17 AGOSTO 2019

AL POPOLO DEL MESSICO:AI POPOLI DEL MONDO:
AL CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO-CONSIGLIO INDIGENO DI GOVERNO:
ALLE RETI D’APPOGGIO E RESISTENZA E RIBELLIONE:

FRATELLI, SORELLE E FRATELLEI:


COMPAGNE, COMPAGNI E COMPANEROAS:

Siamo a portarvi la nostra parola che è la stessa di prima, di oggi e di domani, perché è di resistenza e ribellione.

Nell’ottobre 2016, quasi tre anni fa, nel loro ventesimo anniversario i popoli fratelli organizzati nel Congresso Nazionale Indigeno, insieme all’EZLN, si sono impegnati a passare all’offensiva in difesa del territorio e della madre terra. Perseguiti dalle forze del malgoverno, da cacicchi, imprese straniere, criminali e leggi; contando morti, offese e prese in giro, noi popoli originari, noi guardiani della terra ci siamo accordati per passare all’offensiva ed estendere la parola e l’azione di resistenza e ribellione.

Con la formazione del Consiglio Indigeno di Governo e la designazione della sua portavoce, Marichuy, il Congreso Nazionale Indigeno si è dato il compito di portare a fratelli e sorelle della campagna e della città la parola di allerta e di organizzazione. Anche l’EZLN è passato all’offensiva nella sua lotta di parola, idea e organizzazione.

Ora è arrivato il momento di rendere conto al CNI-CIG e alla sua portavoce. I suoi popoli diranno se abbiamo mantenuto la parola. Ma non solo con loro, dobbiamo rendere conto alle organizzazioni, gruppi, collettivi e persone a livello individuale (specialmente della Sexta e delle Reti, ma non solo), che, in Messico e nel mondo, si preoccupano dei popoli zapatisti e, a loro tempo, geografia e modo, senza che conti la loro distanza in chilometri, senza che importino muri e frontiere, né i recinti che ci pongono, continuano con il cuore che palpita insieme al nostro. L’arrivo di un nuovo governo non ci ha ingannato. Sappiamo che il Potere non ha altra patria che il denaro, e comanda nel mondo e nella maggior parte delle tenute che chiamano «paesi».

Sappiamo anche che la ribellione è proibita, come sono proibite la dignità e la rabbia. Ma in tutto il mondo, nei suoi angoli più dimenticati e disprezzati, ci sono esseri umani che oppongono resistenza all’essere divorati dal sistema e non si arrendono, non si vendono e non zoppicano. Hanno molti colori, molte sono le loro bandiere, molte le lingue che li vestono, e gigantesche sono la sua resistenza e la sua ribellione.

Il Potere e i suoi capoccia hanno costruito muri, frontiere e recinti per cercare di contenere ciò che chiamano il cattivo esempio. Ma non ci riescono, perché la dignità, il coraggio, la rabbia, la ribellione non si possono fermare né rinchiudere. Sebbene si nascondano dietro ai loro muri, alle loro frontiere, ai loro recinti, ai loro eserciti e polizie, alle loro leggi e decreti, questa ribellione prima o poi chiederà loro il conto. E non ci sarà né perdono né oblio.

Sapevamo e sappiamo che la nostra libertà sarà soltanto opera di noi stessi, popoli originari. Col nuovo capoccia in Messico sono continuate anche la persecuzione e la morte: in appena pochi mesi, una decina di compagni militanti del Congresso Nazionale Indigeno-Consiglio Indigeno di Governo sono stati assassinati. Tra essi, un fratello molto rispettato dai popoli zapatisti: Samir Flores Soberanes, freddato dopo essere stato segnalato dal capoccia che, peraltro, procede con i megaprogetti neoliberali che fanno scomparire popoli interi, distruggono la natura, e convertono il sangue dei popoli originari in guadagno per i grandi capitali.

Perciò, in onore delle sorelle e fratelli che sono morti, sono perseguitati, e sono scomparsi o in carcere, abbiamo deciso di nominare «SAMIR FLORES VIVE» la campagna zapatista che oggi culmina e rendiamo pubblica.

Dopo anni di lavoro silenzioso, nonostante l’accerchiamento, nonostante le campagne di menzogne, nonostante le diffamazioni, nonostante i pattugliamenti militari, nonostante la Guardia Nazionale, nonostante le campagne contrinsurrezionali travestite da programmi sociali, nonostante l’oblio e il disprezzo, siamo cresciuti e ci siamo fatti più forti.

E abbiamo rotto l’accerchiamento.

Siamo usciti senza chiedere permesso e ora siamo di nuovo con voi, sorelle e fratelli e sorellei, compagni, compagne e compañeroas. L’accerchiamento governativo è rimasto indietro, non è servito e non servirà mai. Seguiamo cammini e rotte che non esistono nelle mappe né nei satelliti, e che si trovano solo nel pensiero dei nostri avi.

Con noi zapatiste e zapatisti, nei nostri cuori ha camminato anche la parola, la storia e l’esempio dei nostri popoli, dei nostri bambini, anziani, uomini e donne. Fuori abbiamo trovato casa, alimento, udito e parola. Ci intendiamo come solo si intendono tra sé coloro che condividono non solo il dolore, ma anche la storia, l’indignazione, la rabbia.

Comprendiamo, così, non soltanto che i recinti e i muri servono soltanto a dare morte, ma anche che la compravendita di coscienze dei governi è sempre più inutile. Non ingannano più, non convincono più: ormai si ossidano, si rompono, falliscono.

E così siamo usciti. Il Potere è rimasto indietro, pensando che il suo accerchiamento ci mantenesse accerchiati. Da lontano abbiamo visto le sue spalle: Guardie Nazionali, soldati, poliziotti, progetti, aiuti e menzogne. Siamo andati e tornati, siamo entrati e usciti, 10, 100, 1000 volte lo abbiamo fatto e il Potere vigilava senza vederci, confidando nella paura che infondeva la sua stessa paura.

Gli accerchianti sono rimasti come una macchia di sporco, accerchiati essi stessi in un territorio ora più esteso, un territorio che contagia nella ribellione.

Fratelli e sorelle, compagne e compagni:

Ci presentiamo a voi con nuovi Caracoles e ulteriori municipi autonomi ribelli zapatisti in nuove zone del sudest messicano.

Ora avremo anche dei Centri di Resistenza Autonoma e Ribellione Zapatista. Nella maggior parte dei casi, questi centri saranno anche sede di caracoles, Giunte di Buon Governo e Municipi Autonomi Ribelli Zapatisti (Marez).

Sebbene lentamente, com’è giusto che sia in base al loro nome, i 5 caracoles originali si sono riprodotti dopo 15 anni di lavoro politico e organizzativo, e i MAREZ e le loro Giunte di Buon Governo hanno dovuto anch’essi figliare e far crescere i figli. Ora saranno 12 caracoles con le loro Giunte di Buon Governo.

Questa crescita esponenziale, che oggi ci permette di uscire nuovamente dall’accerchiamento, si deve fondamentalmente a due cose:

Una, e la più importante, è il lavoro politico organizzativo e l’esempio di donne, uomini, bambini e anziani basi d’appoggio zapatiste. In maniera eminente, le donne e i giovani zapatisti. Compagne di tutte le età si sono mobilitate per parlare con altre sorelle con o senza organizzazione. I giovani zapatisti, senza abbandonare i propri gusti e i propri aneliti, hanno appreso dalle scienze e dalle arti, e così hanno contagiato sempre più giovani. La maggior parte di questa gioventù, principalmente donne, assumono incarichi e li impregnano della loro creatività, del loro ingegno e della loro intelligenza. Cosicchè, possiamo dire senza pena e con orgoglio che le donne zapatiste non vanno soltanto avanti per segnalarci il cammino e non farci perdere come l’uccello Pujuy* (*Il succiacapre, insettivoro notturno che compare in una leggenda maya come antagonista del pavone, e che ha l’abitudine di posarsi sulla strada, N.d.T.): ma anche ai lati perché non deragliamo, e dietro affinché non retrocediamo.

L’altra è la politica governativa che distrugge la comunità e la natura, in particolare quella dell’attuale governo autodenominato «Quarta Trasformazione». Le comunità tradizionalmente affiliate ai partiti sono state colpite dal disprezzo, dal razzismo e dalla voracità dell’attuale governo, e sono passate alla ribellione aperta o nascosta. Chi pensava, con la sua politica contrinsurrezionale di elemosine, di dividere lo zapatismo e di comprare la lealtà dei non-zapatisti, alimentando il confronto e lo scoramento, ha dato gli argomenti che mancavano a convincere tali fratelli e sorelle sulla necessità di difendere la terra e la natura.

Il malgoverno pensava e pensa che ciò che la gente attende e di cui necessita sono elemosine monetarie.

Ora, i popoli zapatisti e molti popoli non zapatisti, così come i popoli fratelli del CNI nel sudest messicano e in tutto il paese, gli rispondono e dimostrano che è in errore.

Comprendiamo che l’attuale capoccia si è formato nel PRI e nella concezione «indigenista» secondo cui gli originari aspirano a vendere la propria dignità e smettere d’essere ciò che sono, e che l’indigeno è un articolo da museo, artigianato multicolore affinché il potente occulti il grigio del proprio cuore. Da cui la sua preoccupazione che i suoi muri-treni (quello dell’Istmo e l’erroneamente chiamato «Maya») incorporino al paesaggio le rovine di una civiltà, per il diletto del turista.

Ma noi originari siamo vivi e ribelli e stiamo resistendo; e il capoccia ora pretende di riproporre uno dei suoi caporali, un avvocato che in qualche tempo fu indigeno, e che ora, come per tutta la storia mondiale, si dedica a dividere, perseguitare e manipolare chi in qualche tempo è stato un suo simile. Il titolare dell’INPI si ripulisce la coscienza tutte le mattine con la pietra pomice, per eliminare ogni traccia di dignità. Egli pensa che così gli si sbianchi la pelle, e il suo ragionare è quello di chi lo comanda. Il capoccia si congratula con lui e con se stesso: non c’è niente di meglio, per cercare di controllare i ribelli, di un pentito convertito, per soldi, in burattino dell’oppressore.

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Durante questi 25 e più anni abbiamo imparato.

Al posto di fare la scalata degli incarichi di malgoverno o di convertirci in una brutta copia di chi ci umilia e opprime, la nostra intelligenza e il nostro sapere si sono dedicati alla nostra stessa crescita e forza.

Grazie alle sorelle, fratelli e fratellei del Messico e del mondo che hanno partecipato agli incontri e semenzai che abbiamo convocato nel tempo, la nostra immaginazione e creatività, così come la nostra conoscenza, si sono aperte e si sono fatte più universali, cioè più umane. Abbiamo appreso a guardare, ascoltare e parlare con l’altro senza prenderci gioco, senza condannare, senza etichette. Abbiamo appreso che un sogno che non abbracci il mondo intero è un sogno piccolo.

Ciò che si rende noto ora ed è pubblico, è stato un lungo processo di riflessione e ricerca. Migliaia di assemblee comunitarie zapatiste, nelle montagne del sudest messicano, hanno pensato e ricercato strade, modi, tempi. Sfidando il disprezzo del potente, che ci taccia d’ignoranti e tonti, abbiamo usato l’intelligenza, la conoscenza e l’immaginazione.

Nominiamo qui i nuovi Centri di Resistenza Autonoma e Ribellione Zapatista (CRAREZ). 

Sono 11 Centri nuovi, più i cinque caracoles originari: 16. Oltre ai municipi autonomi originari, che sono 27, in totale i centri zapatisti sono 43.

Nome e ubicazione dei nuovi Caracoles e Marez:

1.-Nuovo Caracol, il suo nome: Colectivo el corazón de semillas rebeldes, memoria del Compañero Galeano. La sua Giunta di Buon Governo si chiama: Pasos de la historia, por la vida de la humanidad. La sua sede è La Unión. Terra recuperata. A lato dell’ejido San Quintín, dove c’è la guarnigione dell’esercito del malgoverno. Municipio ufficiale Ocosingo.

2.-Nuovo Municipio Autonomo, si chiama: Esperanza de la Humanidad; la sua sede è nell’ejido Santa María. Municipio ufficiale di Chicomuselo.

3.-Altro Nuovo Municipio Autonomo, si chiama: Ernesto Che Guevara. La sua sede è a El Belén. Municipio ufficiale di Motozintla.

4.-Nuovo Caracol, il suo nome: Espiral digno tejiendo los colores de la humanidad en memoria de l@s caídos. La sua Giunta di Buon Governo si chiama: Semilla que florece con la conciencia de l@s que luchan por siempre.  La sua sede è a Tulan Ka’u, terra recuperata. Municipio ufficiale di Amatenango del Valle.

5.-Altro Caracol Nuovo. Il suo nome è: Floreciendo la semilla rebelde. La sua Giunta di Buon Governo si chiama: Nuevo amanecer en resistencia y rebeldía por la vida y la humanidad. La sua sede è nel Poblado Patria Nueva, terra recuperata. Municipio ufficiale di Ocosingo.

6.-Nuovo Municipio Autonomo, si chiama: Sembrando conciencia para cosechar revoluciones por la vida. La sua sede è a Tulan Ka’u. Terra recuperata. Municipio ufficiale di Amatenango del Valle.

7.-Nuovo Caracol. Il suo nome è: En Honor a la memoria del Compañero Manuel. La sua Giunta di Buon Governo si chiama: El pensamiento rebelde de los pueblos originarios. La sua sede è a Dolores Hidalgo. Terra recuperata. Municipio ufficiale di Ocosingo.

8.-Altro Nuovo Caracol. Il suo nome è: Resistencia y Rebeldía un Nuevo Horizonte. La sua Giunta di Buon Governo si chiama: La luz que resplandece al mundo. La sua sede è nel Poblado Nuevo Jerusalén. Terra recuperata. Municipio ufficiale di Ocosingo.

9.-Nuovo Caracol, si chiama: Raíz de las Resistencias y Rebeldías por la humanidad. La sua Giunta di Buon Governo si chiama: Corazón de nuestras vidas para el nuevo futuro. La sua sede è nell’ejido Jolj’a. Municipio ufficiale di Tila.

10.-Nuovo Municipio Autónomo, si chiama: 21 de Diciembre. La sua sede è alla Ranchería K’anal Hulub. Municipio ufficiale di Chilón.

11.-Nuovo Caracol, si chiama: Jacinto Canek. La sua Giunta di Buon Governo si chiama: Flor de nuestra palabra y luz de nuestros pueblos que refleja para todos. La sua sede è nella Comunidad del CIDECI-Unitierra. Municipio ufficiale di San Cristóbal de las Casas.

Approfittiamo per invitare la Sexta, le Reti, il CNI e le persone oneste affinché vengano e, insieme ai popoli zapatisti, partecipino alla costruzione dei CRAREZ, sia portando materiali e sostegno economico, sia martellando, tagliando, caricando, orientando e convivendo con noi. O nella forma e nel modo che parrà loro conveniente. Nei prossimi giorni renderemo pubblico uno scritto in cui spieghiamo come, quando e dove si possono registrare per partecipare.

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Fratelle e sorelli, compagne e compagni:

Convochiamo il CNI-CIG per incontrarci e conoscere il lavoro su cui ci siamo impegnati, condividere i problemi, le difficoltà, gli affanni, gli scoramenti, ma anche i semi che servano a raccogliere il meglio della lotta, e i semi che invece non danno buoni frutti, e che ci portano da tutt’altra parte, affinché lo evitiamo. Incontrarci con coloro che realmente ci stanno dando dentro nell’organizzare la lotta: incontriamoci per discutere dei buoni frutti e anche dei cattivi. In concreto vi proponiamo la realizzazione congiunta, in uno dei Caracoles, di ciò che potrebbe chiamarsi FORO IN DIFESA DEL TERRITORIO E DELLA MADRE TERRA, o come vi potrà sembrare meglio, aperto a tutte le persone, i gruppi, i collettivi e le organizzazioni che si impegnano in questa lotta per la vita. La data che vi proponiamo è nel mese di ottobre 2019, nei giorni che ritenete più convenienti. Allo stesso tempo, vi offriamo uno dei Caracoles per fare la riunione o assemblea del CNI-CIG, nella data che vi risulti più idonea.

Convochiamo la SEXTA e le RETI a iniziare già l’analisi e la discussione per la formazione di una Rete Internazionale di Resistenza e Ribellione, Polo, Nucleo, Federazione, Confederazione o quel che è, basata sull’indipendenza e autonomia di chi ne faccia parte, rinunciando esplicitamente a egemonizzare e omogeneizzare, nella quale la solidarietà e il mutuo sostegno siano incondizionati, si condividano le esperienze positive e negative della lotta di ciascuno, e si lavori alla diffusione delle storie in basso e a sinistra.

A tal fine, come zapatisti che siamo, convocheremo riunioni bilaterali con i gruppi, collettivi e organizzazioni che stanno lavorando nelle proprie geografie. Non faremo grandi riunioni. 

Nei prossimi giorni renderemo noto come, quando e dove si terranno queste riunioni bilaterali che vi proponiamo. Chiaro, a chi accetterà di farle, e tenendo in considerazione i vostri calendari e geografie.

Inviteremo CHI FA DELL’ARTE, LA SCIENZA E IL PENSIERO CRITICO LA PROPRIA VOCAZIONE E VITA a festival, incontri, semenzai, feste, scambi, o quel che saranno queste condivisioni. Faremo sapere come, quando e dove si potrebbero fare. Ciò include il CompArte e il Festival di Cinema “Puy ta Cuxlejaltic”, ma non solo. Pensiamo di fare CompArtes speciali per ciascuna Arte. Per esempio: Teatro, Danza, Arti Plastiche, Letteratura, Musica, eccetera. Si farà un’altra edizione del ConCiencias, magari iniziando dalle Scienze Sociali. Si realizzeranno semenzai di Pensiero Critico, magari cominciando col tema della Tormenta.

E, SPECIALMENTE, CHI CAMMINA CON DOLORE E RABBIA, CON RESISTENZA E RIBELLIONE, ED E’ PERSEGUITATOA:

Convocheremo incontri di familiari di assassinatei, scomparsei e incarceratei, così come organizzazioni, gruppi e collettivi che accompagnano il loro dolore, la loro rabbia e la loro ricerca di verità e giustizia. Avrà come unico obiettivo la conoscenza reciproca e lo scambio non solo dei dolori, ma anche e soprattutto delle loro esperienze in questa ricerca. Come popoli zapatisti ci limiteremo a essere anfitrioni.

Le compagne zapatiste convocheranno un nuovo Incontro di Donne che lottano, nei tempi, luoghi e modalità che decideranno, e vi faranno sapere quando e attraverso il mezzo di loro scelta. Vi avvisiamo fin da subito che sarà solo per donne, perciò non si possono rendere noti altri dati finché esse non lo diranno.

Vedremo se c’è il modo di realizzare una riunione di altrei, con l’obiettivo di condividere, oltre ai loro dolori, le ingiustizie, persecuzioni e altre fregature che subiscono, le loro forme di lotta e la loro forza. Come popoli zapatisti ci limiteremo a essere anfitrioni.

Vedremo se è possibile un incontro di gruppi, collettivi e organizzazioni in difesa dei Diritti Umani, nella forma e modalità che decideranno. Come popoli zapatisti ci limiteremo a essere anfitrioni.

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Compagni e compagne, sorelle e fratelli

Qui stiamo, siamo zapatisti. Affinché ci vedessero, ci siamo coperti il volto; affinché ci nominassero, abbiamo negato il nostro nome; scommettiamo il presente per avere futuro, e per vivere, moriamo. Siamo zapatisti, in maggioranza indigeni di stirpe maya, e non ci vendiamo, non ci arrendiamo e non zoppichiamo.

Siamo ribellione e resistenza. Siamo una delle tante mazze che romperanno i muri, uno dei tanti venti che spazzeranno la terra, e uno dei tanti semi dai quali nasceranno altri mondi.

Siamo l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Dalle montagne del Sudest Messicano

A nome degli uomini, delle donne, dei bambini e degli anziani basi d’appoggio zapatiste e del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno-Comando Generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Subcomandante Insurgente Moisés

Messico, Agosto 2019


Traduzione a cura dell’Associazione Ya Basta! Milano

venerdì 16 agosto 2019

Messico - SupGaleano: Adagio-Molto Allegro in mi minore.

Adagio-Molto Allegro in mi minore: Una possibile realtà.
(dal Quaderno di Appunti del Gatto-Cane)

La pazzia è come la gravità, sai? basta una piccola spinta
El Guasón nel ruolo di Heath Ledger (o era il contrario?).

Nessuno sa scientificamente come tutto è iniziato. Compresi i Tercios Compas che si erano assunti il compito di ricostruire i fatti non sono stati in grado di determinare il momento e l’evento esatti in cui è cominciato ciò che ora vi racconterò.

Secondo una versione, fu il SupGaleano ha provocare tutto. Secondo altre, il SupGaleano lo ha solo iniziato ed è stato il Subcomandante Insurgente Moisés a proseguire e poi completare il tutto.

Il fatto è che il SupGaleano, in uno dei suoi testi, aveva fatto riferimento al fatto che nel febbraio del 2011 la giornalista Carmen Aristegui, in una puntata del suo programma, aveva chiesto se l’allora capo dell’esecutivo, Felipe Calderón Hinojosa, soffrisse di alcolismo, aggiungendo che la Nazione avrebbe dovuto essere informata sullo stato di salute del presidente. Per rappresaglia, la giornalista fu licenziata. Fino a qui, nessun problema. Così è stato e questo fatto è verificabile sulla stampa.

La disapprovazione è sorta dal fatto che il SupGaleano aggiunse qualcosa come: “La pazzia, come disse un incompreso conoscitore dell’animo umano, è come la gravità: hai bisogno solo di una spinta. Esercitare il Potere è quell’irresistibile spinta a cui là sopra tutti anelano e comincia con 3 semplici parole “qui comando io”. Se ti aspetti che qualcuno dei mezzi di comunicazione metta in discussione se l’attuale capo del governo federale sia in possesso delle sue facoltà mentali (come può accadere a chiunque, non ha detto “è pazzo”), siediti comodo; perché nessuno oserà farlo”.

Il giorno dopo, in quel fascio di luce quasi divina che sono le conferenze mattutine del probabile demente, una persona della stampa osò domandargli che cosa pensasse di questo. L’interpellato rimase in silenzio, l’espressione facciale mostrava la sua collera e interruppe la conferenza stampa senza aver finito di spiegare perché obbedire ai mandati di Donald Trump avesse portato grandi benefici al paese. Non chiarì mai a quale paese si riferisse.

Secondo l’addetto alla Comunicazione Sociale della Presidenza, il capo (così disse) era indisposto a causa di una probabile congestione addominale dovuta a del cibo in cattivo stato.

Il mattino seguente, già rimessosi, il capo supremo (così lo annunciò l’addetto alla Comunicazione Sociale), disse che, per lui, coloro che si presentavano come di sinistra radicale non erano altro che radicali di destra che si nascondevano dietro un passamontagna e che mantenevano il loro movimento solo in 4 municipi dello stato messicano sudorientale del Chiapas, e questo grazie al sostegno economico che ricevevano dagli Illuminati; e che “il Marcos” (così disse) in realtà se ne stava in Francia. A Parigi, per l’esattezza, secondo le informazioni in suo possesso.

Il SupGaleano rispose con uno scritto dove descriveva Place Pigalle con una minuziosità che nemmeno la guida Michelin, segnalando il paradosso che il peccato originale stesse così vicino al Sacré-Coeur che incorona Montmartre, e si scusava di non fornire più dettagli poiché si stava dedicando al “mestiere più antico del mondo” (così disse) e doveva soddisfare la clientela. Alcuni dicono che il Sup allegava una foto in cui risaltavano le sue belle e ben tornite gambe. Nelle reti sociali della 4T si diceva che fossero fotoshoppate e che non fosse nemmeno così bello “il faccia di calzino” (così dissero) – benché più di una, unoa, scaricò l’immagine nella cartella “non aprire in caso di mia morte” -.

Il mattino seguente, il leader massimo fece una leggera autocritica. Chiarì che non si trovava a Parigi (il Sup si capisce), bensì in Grecia, secondo i suoi dati. Sull’Isola di Lesbo per essere più precisi. Il SupGaleano rispose con un altro testo che descriveva le condizioni in cui i migranti illegali cercavano di entrare in Europa… fuggendo dalle guerre scatenate dai governi europei.

Un giorno ed una correzione in più nella conferenza stampa mattutina: “il subcommediante” (così disse il leader) in realtà stava, secondo i suoi dati, in Australia. A Sidney, sulla spiaggia Lady Bay Beach, per essere precisi.

Il Sup rispose con un poema ridicolo, presumibilmente di sua paternità, che in una parte recitava: l’ombra che si scioglie in mare / come se nella luce morisse / lontani e umidi i risvegli / presente la speranza asciutta… e con una foto che la decenza e le buone maniere mi impediscono di descrivere. Posso solo dire che il Sup indossava il passamontagna, il suo berretto e la pipa (non so se mi capite).

Il supremo, quella stessa sera, esplose e tuittò che la pazienza era colma (del Supremo, si capisce) e che aveva tutto il necessario per mettere ordine in “Chapas” (così scrisse) e farla finita con “le fandonie della faccia di gomitolo” (così disse). Su NOTIMEX corressero “in Chiapas”, e nelle reti sociali qualcuno tuittò timidamente: “Ma, non stava in Francia-Grecia-Australia?”.

In mattinata, l’illuminato se ne andò via: disse che lui, l’autentico, aveva la sacra missione di preservare il passo incontenibile della 4T e che “nel mio necessaire ho tutte le opzioni per riuscirci”. Su NOTIMEX corressero e nella trascrizione misero “sulla mia scrivania”.

Qui è dove dicono che intervenne il Subcomandante Insurgente Moisés che scrisse un breve comunicato che diceva solo: “Voi siete solo un mattone in più nel muro. Noi uno di moltissimi”.

Il capo supremo, leader massimo, che noi altri attendavamo (così disse il presentatore della conferenza stampa, anche se su NOTIMEX aggiunsero “e noi altre”), dichiarò che a lui non tremava il polso per mettere ordine nella sua repubblica (NOTIMEX corresse “nella nostra repubblica”).

Il Subcomandante Insurgente Moisés rispose con “Voi non siete che uno sputo nel mare della storia. Noi siamo il mare dei nostri sogni. Voi siete solo polvere nel vento. Ik O´tik (noi siamo vento)”.

Tutti concordano che questo fece esplodere tutto. Il supremo poteva essere più o meno tollerante, ma che si mettesse in discussione il suo ruolo nella Storia (maiuscolo) del mondo mondiale, era andare troppo oltre…

La Legge LEI.

Il Congresso, a stragrande maggioranza della 4T – alla quale si erano uniti con fervore patriottico il PVEM, il PAN, il PRI ed altri mini-partiti – approvò allora, in via urgente, la Legge di Esistenza Indesiderata (“LEI” la sigla). Benché l’esecutivo federale avesse inviato il progetto solo qualche minuto prima, i legislatori avevano subito capito che la legge LEI era un portento giuridico, una luce nell’oscurità, una guida che avrebbe portato il paese (non chiarirono mai a quale paese si riferissero) verso un futuro luminoso. Ergo, l’approvarono per acclamazione.

In uno dei suoi commi, e come conseguenza logica della legge che proibiva che qualcuno guadagnasse più del capo dello stato, si proibiva espressamente di essere più intelligente del supremo. Tutto quello che avesse un coefficiente intellettuale superiore a quello dell’amato leader, sarebbe stato confinato in una prigione o esiliato dal paese (non si è mai chiarito a quale paese si riferisse la legge LEI). Si dichiarò allora l’obbligo per tutta la popolazione di presentare un test di intelligenza per scoprire così i trasgressori. Il “coefficiente intellettuale” non doveva superare quello dell’amato, ammirato e mai ben considerato leader, per cui il 99,999 percento della popolazione sarebbe rimasto a livello di “esistenza indesiderata” a meno che…

La banda è banda e il quartiere è quartiere. Cosicché, su internet e tra le bancarelle degli ambulanti si poteva comprare una pillola che inibiva i processi cognitivi. “Non rischiare, vai sul sicuro. Bara, bara, tutto legale mio caro”, si leggeva o si sentiva nelle pubblicità. Non mancava chi rivendeva le copie del test, magari con un sovrapprezzo per aggiungere le risposte sbagliate che assicurassero il proprio patrimonio. Si offrivano anche corsi propedeutici per presentare l’esame, dove si imparava come ottenere un giudizio basso.

Salvo una bambina di 6 anni che vomitò la pastiglia, tutti dimostrarono di non essere più intelligenti del supremo. La bambina fu confinata con la sua famiglia perché non si dicesse che il supremo separava i genitori dai figli. NOTIMEX aggiunse “e dalle figlie”.

In un altro comma, si proibiva l’ateismo, e l’agnosticismo si tollerava solo se non si manifestava “in pensieri, parole ed opere”. La popolazione atea dovette passare alla clandestinità, ma non per molto: qualcuno disse che l’ateismo può essere fanatico come qualunque religione. Cosicché l’Istituto delle Religioni Permesse (PRI la sigla in inglese) incorporò l’ateismo come un’altra religione. Benché molto sotto altre religioni (come la Luce del Mondo, etc.) ed ovviamente lontana dall’Amloísmo, questo fortunato sincretismo tra varie religioni ed Alfonso Reyes, che non era stato dichiarato “religione ufficiale” solo per sacro pudore e verginale cautela.

Quello che ha scatenato tutto, secondo alcuni, è stato il comma della legge LEI che si riferiva specificamente alla popolazione che apparteneva agli autodefinitisi popoli originari, ma che erano conosciuti comunemente come “indigeni”, “indios”, “la indiada“, etc.

La legge obbligava i parlanti lingue strane (così diceva) a registrarsi e recarsi in un campo di concentramento in modo che non offendessero con la loro vista il resto della società, e facilitare così la consegna delle elemosine governative. Nel campo di concentramento, con previsione lodevole, erano state collocate succursali dei magazzini Elektra con incluse casse della Banca Azteca, in modo che il “cliente” riceveva “l’aiuto” e lì poteva spenderlo. Il supremo avrebbe così compiuto una delle sue promesse fondative: produrre consumatori degli articoli che, generosamente, Salinas Pliego offriva ai poveri. Le male lingue dicevano che queste attività non erano altro che la versione 4T delle tiendas de raya [negozi a credito di generi di base ubicati vicino alle fabbriche o ai campi dove operai o contadini erano obbligati a fare i loro acquisti – N.d.T.]

Com’era prevedibile, i popoli zapatisti si rifiutarono e si ostinarono ad offendere il rispettabile. Secondo alcune versioni, è qui dove il Subcomandante Insurgente Moisés rispose con una citazione del Jacinto Canek, di Ermilo Abreu Gómez:

“Ora si compiono le profezie di Nahua Pech, uno dei cinque profeti del tempo antico. I bianchi non si accontenteranno di quello che hanno, né di quanto vinto in guerra.
Vorranno anche la miseria del nostro cibo e la miseria della nostra casa.
Scateneranno il loro odio contro di noi
e ci obbligheranno a rifugiarci sui monti e nei luoghi nascosti.
Allora, come le formiche, strisceremo dietro i vermi e mangeremo cose cattive: radici, carogne, corvi, topi e cavallette.
Ed il marciume di questo cibo riempirà di rancore i nostri cuori
e verrà la guerra.”

Un intellettuale organico alla 4T ha scritto un lungo saggio nel supplemento che dirige per denunciare che l’opposizione zapatista ai disegni divini altro non era che calcoli strategici del “SupMarcos” (ha messo così), che pensava che il suo timing avrebbe colpito la marcia inesorabile, trionfante e dominatrice della 4T; e che l’ezetaellenne perdeva una grande opportunità perché, per la prima volta, si sarebbero riunite in un solo luogo tutte “le etnie ed i loro dialetti” (così scrisse). Laura Bozzo nella sua colonna scrisse che la risposta del Subcomandante Insurgente Moisés era l’ulteriore dimostrazione del settarismo dell’EZLN, che lo zapatismo faceva male ad isolarsi dai “poveri della terra” (così disse) e che il CNI ed il CIG dovevano, come mossa tattica, accettare la generosa offerta del governo ed approfittarne per studiare lì i suoi articoli… ed obbedire a quello che in essi si ordinava.

Nelle reti sociali pro 4T crearono l’hashtag #pinchesindioshijosdesalinas, anche se non è mai stato chiaro se si riferivano al Salinas cattivo (Salinas de Gortari, che non si nascondeva più dietro le gonne Chanel di Rosario Robles ed era in fuga sicura) o al Salinas buono (Salinas Pliego, che si arricchiva di banconote con le tessere di “Sembrando Vida”).

Il caso, o cosa, secondo, è che è arrivata la Guardia Nazionale “ad installare l’ordine ed il progresso che erano stati sfidati dai trasgressori della legge”. NOTIMEX aggiunse “e dalle trasgreditrici della legge”.

Nelle reti sociali, gli utenti seguaci della 4T si convocarono tra loro per unirsi alla campagna patriottica. Con l’ingegnoso hashtag #fuerazapatistademivista (si presume ideato da un influencer che produce telenovelas) invitavano a salire su ogni tipo di veicolo per dirigersi in Chiapas ed arruolarsi temporaneamente nella sempre gloriosa, eroica e potente Guardia Nazionale. Non è arrivato nessuno perché, come si lesse in un altro influencer: “una cosa è dover uscire in strada per caricare il cellulare, ed un’altra molto diversa è andare così lontano. ALV”. Il messaggio ha avuto 3 milioni di likes.

Brandendo le rilucenti armi donate dall’esercito nordamericano (il comandante del Comando Centrale dell’Operativo si era lamentato presso l’ambasciata perché erano obsolete. L’ambasciatore gli ha risposto: “Ma, se andate a combattere contro quattro fottuti indios”), la fiammante Guardia Nazionale – che fino ad allora si era dedicata solo ad estorcere migranti e scortare i camion di Sabritas, Bimbo e latte LALA – ha fatto la sua entrata trionfale nei “bastioni zapatisti”. NOTIMEX ha corretto: “nei covi dei peccatori”; e poi ha di nuovo corretto: “e delle peccatrici”.

Nel suo avanzare, la Guardia Nazionale trovava solo fumo. I popoli zapatisti erano ripiegati nelle montagne dopo aver dato fuoco alle loro capanne ed ai raccolti.

Il anche noto come “il Bambino Canún degli ecologisti”, famoso per il suo articolo “Il Tramonto della decenza accademica e lo splendore della ruffianeria” – che gli valse la sua entrata al gabinetto -, scrisse un articolo denunciando l’attentato contro l’ambiente provocato dalla stupidità zapatista. “È intollerabile”, ha scritto, “che le nostre gagliarde guardie debbano respirare quel fumo che, inoltre, macchia di fuliggine le loro fiammanti armi ed uniformi”.

Il Supremo fece congelare tutti i conti bancari delle ONG´s patrocinatrici dei diritti umani e promotrici di progetti perché, disse, “in realtà sono teste di ponte degli Illuminati“.

Il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas non chiuse le sue porte. Dalle comunità lontante giunsero uomini, donne e bambini, perfino di organizzazioni e villaggi rivali tra loro, portando galline, tortillas, mais, fagioli, verdure, frutta e perfino del posh nascosto tra il pellame di un agnello, oltre a coperte, bluse, naguas e pantaloni con così tanti colori da ubriacare la vista. “Los fraybas“, come li chiamano nelle comunità del Chiapas, non soffrirono né fame né freddo e perfino condivisero con altre ONG´s. Questo sì, tutt@ sono ingrassati.

La Sexta e le Reti non sono stati senza far niente. Si sono formate brigate, comandi e battaglioni per andare a combattere insieme agli zapatisti. Ma, siccome continuavano a fermarsi con i loro scalcinati veicoli, venivano continuamente fermati e portati in un campo di concentramento approntato in fretta e furia nello stadio di calcio “Víctor Manuel Reyna”, nella capitale chiapaneca.

Come ai vecchi tempi, si ritrovarono lì, insieme, comunisti ed anarchici e chi non era né l’uno né l’altro. Ci sono state frizioni e scambio di insulti e la cosa sarebbe passata al peggio se non fosse stato per loas otroas che calmarono gli animi. Come atto di disobbedienza, si organizzò un campionato di calcio (malgrado questo gioco del demonio fosse stato proscritto e solo il baseball era permesso). La coppa (che in realtà era un bicchiere di polistirolo con residui di caffè e decorato con i colori in tutte le lingue) fu vinta dalla squadra de loas otroas (cosa che avrebbe fatto molto piacere al defunto ed il defunto in procinto di esserlo). Le Guardie Nazionali che vigilavano ai margini li schernivano: “Uh, hanno vinto i femminucci e le maschiacce”. Le/i suddette/i sfidarono allora le Guardie ad una partita. Le Guardie accettarono subito. Nessuno sa come, ma, all’inizio dell’incontro, non c’erano le porte, erano state smantellate (supponiamo dagli altri prigionieri) e “i femminucci e le maschiacce” si allinearono ognunoa con in mano un pezzo di tubo. L’arbitro fuggì seguito dalle guardie che dimenticarono di chiudere il portone. Tutti, tutte e todoas uscirono. Ancora li stanno cercando.

A causa della globalizzazione, il fatto si propagò ad altre parti del pianeta. Cominciarono ad apparire zapatisti di tutti i colori, di tutti i generi e di tutte le lingue. Le onorevoli ambasciate della 4T in varie parti del mondo furono assediate e dovettero intervenire le forze di polizia dei diversi paesi nell’operazione internazionale chiamata “Fuck the zapatistas now”…

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69 volte 3 e 69 volte 6.

Il giorno dopo l’epica avanzata della Guardia Nazionale, apparve la notizia: “Il Subcomandante Moisés ed il SupGaleano sono stati abbattuti” (NOTIMEX corresse “ed il SupMarcos-Galeano”) e si mostrava la foto del cappello del Moisés ed il berretto e la pipa del suddetto Marcos-Galeano in una pozzanghera di quello che si supponeva fosse sangue.

Il sistema è il sistema, cosicché subito apparvero offerte per accaparrarsi il cappello, il berretto e la pipa e farsi un selfie con questi nel proprio giardino o nel parco più vicino, anche se qualche vaso di fiori poteva soddisfare l’obiettivo. Il kit Premium includeva una bottiglia di un liquido spesso di colore rosso. “Sembra sangue vero!” si pubblicizzava.

Il fatto è che tutti reclamavano di aver “comprato quei pezzi” (così dicevano) e nei luoghi più disparati. Lo stesso si diceva alla Realidad zapatista, alla Garrucha, ad Oventik, a Roberto Barrios, a Morelia. Ma questo solo all’inizio. Presto apparve chi rivendicava di aver abbattuto i due zapatisti in altre città. Alcune ore dopo, in altre parti del mondo. Perfino Donald Trump tuittò di averli eliminati personalmente mentre tentavano di attraversare la frontiera a El Paso, Texas. Putin non rimase indietro e rivendicava la stessa cosa ma in Cecenia. Daniel Ortega dichiarò che era stato nel quartiere di Monimbó e che “Chayito” (così disse) gli aveva dato il colpo di grazia.

Un giornalista della stampa fufa (un termine ideato dall’ingegnosità del supremo che si riferiva così alla stampa che non gli era del tutto favorevole, cioè né pro né contro, – i giornalisti della stampa fifí o erano in esilio, o in prigione al cimitero -), disse ad un altro: “Ho contato le morti “provate” di Marcos e Moisés e, oltre ai luoghi distanti chilometri uno dall’altro e che sono avvenute simultaneamente, c’è qualcosa di strano”. “Cosa c’è di strano?”, chiese l’altro. “Perché sono 69”, rispose il primo. “E?”, insistette l’altro. E il primo: “Perché questo numero lo usava il marchino come gioco di parole nei suoi comunicati. Mi sa che quei due devono essere morti, sì, ma dalle risate”. “Taci”, gli disse l’altro, “non dire niente perché potresti perdere qualcosa di più che il posto di lavoro”.

A Città del Messico, capitale della 4T, uno storico concludeva il suo ultimo libro con queste parole: “La prova che la Quarta Trasformazione avanza è che, come le sue 3 precedenti si costruisce sulla sconfitta degli indigeni”. Ed in un lampo di spontaneo genio aggiunse: “me canso ganso” [frase coniata dal comico messicano Germán Valdés, noto come Tin Tan, ed utilizzata dai messicani per dire di essere sicuri di qualcosa e sicuri di ottenere qualcosa. Espressione usata da Andrés Manuel López Obrador nel suo discorso di insediamento riferendosi alla questione energetica – N.d.T.]. Pazzo di gioia, corse dal suo amico, un burocrate progressista che lavorava nella casa editrice ufficiale e filogovernativa, per vedere se avrebbe pubblicato il suo libro. Il funzionario gli disse che non avrebbe dovuto nemmeno passare dalla revisione ma sarebbe andato direttamente in stampa, altrimenti a che servono gli amici? Ed aggiunse: “Senti, tu che te ne intendi, potresti raccomandarmi uno psichiatra? È che ricevo chiamate da un certo Elías Contreras, parla in un linguaggio strano e capisco solo una parola che ripete continuamente: culero“. L’insigne storico ufficiale della 4T gli disse di non preoccuparsi, che sicuramente si trattava di un bot, che al Governo avevano scoperto che i conservatori avevano “call centers” clandestini che operavano da satelliti degli Illuminati, e che così tentavano di mettere in difficoltà il funzionamento impeccabile dell’impeccabile macchina dell’impeccabile 4T.

Nel frattempo, in una zona residenziale della città di Palenque, Chiapas, il Gran Leader e Massimo Dirigente della Nazione, Visionario Condottiero del Veicolo della Storia, Amato Camerata, Illustre Guida, Paladino Conquistatore dei Cavalieri dello Zodiaco, Padre di Rhaegal, Protagonista delle Sette Storie, Spezza Catene, Re dei Primi Uomini, Signore dei 7 Regni e Protettore della Nazione (nessuno osava più chiamarlo col suo nome), mentre si ricaricava di energia cosmica, ricevette la notizia dalla bocca dell’addetto alla comunicazione sociale della presidenza: “hanno ammazzato i due, il territorio che era nelle mani dei trasgressori della legge LEI, è stato conquistato”. Il leader supremo e gigante storico afferrò subito il suo cellulare modello dullphone (un dispositivo tecnologico costruito in particolare per non offendere il livello intellettuale del possessore) e, dopo un sguardo ispirato al cielo, tuittò: “le armi gloriose si sono coperte di Nazione“.

Nelle reti sociali ci fu un momento di sconcerto. All’agenzia di notizie governativa, NOTIMEX, il tuit originale fu “migliorato” e si rituittava “le armi nazionali si sono coperte di gloria” [frase scritta dal Generale Ignacio Zaragoza nel telegramma inviato al Presidente Benito Juárez il 5 maggio 1862 quando i soldati messicani, vestiti di stracci e male armati, sconfissero il potente esercito invasore francese N.d.T.]; ma le schermate sono una creazione dei nemici del vero cambiamento, cosicché qualcuna delle menti privilegiate e fortunate che si abbeverano delle virtù del supremo, elaborò questa logica: il meraviglioso ed insuperabile genio del portentoso dirigente era riuscito a trasformare anche la storia ed il linguaggio. Il tuit originale del gran pastore non era un errore, bensì un’illuminazione che dava alla semantica tradizionale qualcosa di fuori dal comune e la rivoluzionava. Le reti sociali esplosero all’unisono in canti e salmi.

Anche se non durò molto: l’hashtag #másvalepájaroenmanoquesientobonito rimpiazzò il patriottico #selasmetimosdobladapincheszapatistas come trending topic nazionale, e la vita proseguì, benché non così rapidamente quanto la distruzione e la morte.

Il Supremo usava trascorrere le vacanze nella sua proprietà a Palenque. Lì, lui e la sua famiglia usavano il treno che fece costruire e gli permetteva di andare nella sua terra nativa o in spiaggia, mentre dai finestrini distribuiva benedizioni e carte della Banca Azteca. Nelle reti, gli influencers della 4T chiarirono a suo tempo che questo non era male, che, per esempio, anche a Homero Adams e Sheldon Cooper piaceva giocare con i treni.

Nessuno più usava quel treno. I vicini al circolo vicino (astenersi dall’eco) dicevano che era per la sicurezza del grande dirigente. Le male lingue dicevano, invece, che quel treno era stato un fallimento dalla sua sola enunciazione.

Ancora fresca la notizia della sconfitta zapatista che si diffuse a catena nazionale, Alfonso Romo chiese parlare col Supremo. Gli espose un grave problema: IL PARTITO (tutto maiuscolo) correva il rischio di fratturarsi in vista delle prossime elezioni presidenziali. Era diviso perché Claudia e Ricardo volevano essere gli eletti, oltre ad altri che minacciavano di accodarsi. La situazione era così grave che richiedeva una mossa audace. Il supremo aspettò impazientemente il seguito. Alfonso Romo, accecato dalla luce che sprigionava dal Supremo, socchiuse gli occhi ed osò: “la rielezione”. “Nemmeno per sogno”, rispose il supremo, “questo sarebbe violare la costituzione”. Romo si prostrò e si scusò: “era solo un’idea”. Il supremo rimase in meditazione e disse: “anche se si riformasse la costituzione, il mio obbligo è rispettare la legge”. Un sorriso illuminò il viso di Romo che disse: “Certo, capo, lo faccio io”. “Ma con attenzione”, lo interruppe il supremo, “prima prova con un interinato o un periodo intermedio. Qualcosa come ‘suffragio effettivo, non rielezione immediata’. Se vedi che questo passa senza problemi, allora prova con qualcosa come “suffragio effettivo, non rielezione per più di 7 mandati consecutivi”.

La realtà, che non aveva studiato il Manuale Morale di Alfonso Reyes né assisteva alle conferenze stampa mattutine, continuò a presentare il conto. La tormenta crebbe.

Nel molto altro “territorio zapatista”, le cose non andarono bene per le forze di occupazione. In pochi giorni cominciarono le voci, le leggende macabre. Si diceva che nelle notti apparisse Xpakinté, una donna con un lungo e trasparente abito bianco, di pelle ed occhi chiari, che incantava le guardie e faceva che si uccidessero a vicenda (l’ultimo si era sparato al petto). Esseri indefiniti, vestiti solo di un grande cappello, facevano esplodere le macchine rendendole inservibili. Nelle albe una voce lontana ma intelligibile ripeteva “arriva, arriva, chi arriva?, arriva” con un ritmo che somigliava troppo alla canzone “La Carencia” dei musicisti pantheon, cosa che faceva impazzire nelle postazioni della Guardia Nazionale e tra gli ingegneri incaricati di progettare la ricostruzione di quello che avevano distrutto.

I quartieri e gli accampamenti della Guardia Nazionale, come gli uffici dei grandi consorzi edilizi, si svuotavano senza che nessuno tenesse il conto. Non si seppe mai quanti furono le diserzioni, un nuovo scandalo scosse la realtà di reti sociali e conferenze stampa mattutine e tutti, nel mondo di fuori, si dimenticarono delle mitiche montagne del sudest messicano.

Quello che seguì è stato documentato dai media liberi, alternativi, autonomi o come si chiamino: Prima isolati, poi riempendo i muri e le facciate dei quartieri marginali nelle città, e sugli edifici di legno delle comunità rurali, apparvero a lettere multicolori graffiti anonimi che recitavano: “Perché così seri?”.

Così fu la terza morte del Subcomandante Insurgente Moisés, e la sesta di chi fu il SupMarcos o SupGaleano o come si chiami. Quella volta morirono 69 volte.

I popoli zapatisti scesero dalle montagne. Nessuno capì come sopravvissero in quelle condizioni, benché si mormori che ricevettero cibo e indumenti dalle comunità del CNI. E, certo, strumenti musicali. All’arrivo nelle loro terre, gli zapatisti fecero quello che si fa sempre in questi casi: organizzarono un ballo e, con le note di marimba, tastiere, batterie, guitarrones e violini, le Xpakinté ed i Sombrerones ballarono “la del moño colorado”, ma con un nuovo ritornello, come un messaggio da un nuovo mondo all’altro che, lentamente e quasi senza far rumore, là sopra moriva.

E così fu che i morti di sempre tornarono a morire, ma ora per vivere.


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Tutto questo è un mero esercizio di finzione. Non può accadere… oppure sì?

(Continua…)

Da un angolo delle montagne del Sudest Messicano.

Guau-miau
Il Gatto-Cane che tira unghiate alla luna (qualcuno dovrebbe dirgli che così non la convincerà… oppure sì?).
Messico, Agosto 2019.

Traduzione “Maribel” – Bergamo

Testo originale: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2019/08/13/adagio-allegro-molto-en-mi-menor-una-realidad-posible-tomado-del-cuaderno-de-apuntes-del-gato-perro/


Video:


martedì 13 agosto 2019

Messico - Ouverture: La realtà come nemica

“Se la nostra epoca pensa così'», sembra dirsi a volte il mondo, «chi mai può spingerci in direzione contraria? Chi sono i politici, che ci devono obbedire? Chi i giudici, i cui errori sono obbligati a corrisponderci e compiacerci? Chi i giornalisti ed articolisti, le cui opinioni devono modellarsi sulle nostre? Chi i pensatori (…) che non ci servono? Chi i legislatori, che devono stabilire le leggi secondo i nostri dettami?»

Javier Marías. “Quando la società è il tiranno”. In “El País Semanal”, 13 maggio 2018 (*)


(*) Non so se citare Javier Marías (i cui romanzi «Cuore così bianco» e «Domani nella battaglia pensa a me» diedero sollievo, a loro modo, all’insonnia della buonanima del SupMarcos nelle notti posteriori al tradimento del febbraio 1995), mi ponga dalla parte della «mafia del potere», dei conservatori e neoliberali. Dico questo, perché Javier Marías ha collaborato col giornale spagnolo “El País” e con la rivista messicana “Letras Libres”, perché è solito porre questioni con acutezza sulle evidenze che altri digeriscono senza neppure un gesto, e perché è intelligente e non può (né credo voglia) nasconderlo. Inoltre, ovvio, è monarchico perché è re, Xavier I, del Regno di Redonda, e membro della Reale Accademia Spagnola. Tutte queste sono ragioni sufficienti per etichettarlo come conservatore-neoliberale-nemico-del-popolo-e-della-sua-avanguardia-che-marcia-imperturbabile-alla-consumazione-della-storia, da parte dei nuovi commissari del pensiero di cui si soffre da queste parti.

Voi già sapete che a me frega tanto del «cosa diranno» e ho una reputazione da mantenere, così che l’ho pensato, profondamente e intensamente, durante una frazione di secondo. Con velocità vertiginosa, di fronte ai miei begli occhi sono passati hashtag, trending topic, like e dislike, dita medie, whatsappate, instagrammi, feisbuccacce, conferenze della mattina, colonne di giornale, articoli d’opinione, fritti e rifritti di etichette e condanne.

Ho pensato di aggiungere, a mia difesa, che ai libri di Javier Marías che la buonanima del SupMarcos portava in quei giorni fatidici facevano compagnia quelli di Manuel Vázquez Montalbán, e il “Perito en Lunas” di Miguel Hernández. Che Javier Marías tiene per (o teneva – il tifo per una squadra di calcio è come l’amore: è eterno… finché dura-) per il Real Madrid, Manuel Vázquez Montalbán al Barcellona, Benedetti al Nacional di Montevideo, Almudena Grandes al Atletico Madrid, Juan Villoro al Necaxa e io, con quello sciovinismo provinciale tanto di moda, tengo per Los Jaguares de Chiapas.

Già vedete: al posto di usare come riferimento il beisbol, ora sport ufficiale e ufficialista, opto per il calcio. Quindi aggiungete peccati alla mia condanna.

Immagino che, al caricarsi nello zaino tali «armi» – si rumoreggia che includeva un’edizione bilingue dei Sonetti di Shakespeare, i due volumi de L’ingegnoso Idalgo Don Chisciotte della Mancia» e un assurdo dizionario francese-spagnolo-francese-, il defunto deve aver invidiato Guy Montag per aver trovato una libreria con testi foderati coi cervelli dei proscritti di Fahrenheit 451(Ray Bradbury, 1953). Dev’essere stato un sogno umido: al posto della truppa, comandare una biblioteca umana («Attenzione! Questo è l’ordine di battaglia: Eraclito, Joyce e Beckett seminano lo sconcerto nelle file nemiche; Saramago, Neruda e Gelman fiancheggiano dal lato sinistro, Vargas Llosa, Paz e Solženicyn dal destro, García Lorca, Wilde, Suor Juana e Woolf cambiano di posizione. Gli altri, a fare numero. Già sapete: se sono tanti, corriamo; se sono pochi, ci nascondiamo; e se non c’è davanti nessuno, avanti, che siamo nati per morire! Dubbi, domande, angustie, disaccordi, insulti o altro? No, Dylan, tu al tamburino.»)

Qualche volta chiesi alla buonanima se realmente leggeva tutto ciò che si caricava. Mi rispose di no, che era perché, se lo avessero ammazzato, i suoi carnefici avrebbero avuto qualcosa con cui intrattenersi mentre agonizzava. Sì, lo so, quello humor nero del defunto non era ben visto… be’, non solo quel humor.

Alla fine, vi dicevo che ero in dubbio se citare o no Javier Marías, al posto di Lenin, i Marx (Karl e Groucho), Malatesta, Trotsky, Mao, o, perso per perso, il Manuale di Materialismo Storico (il Poliestere*) (N.d.T. Cfr.: comunicato del 24 maggio 1995, in cui si dice che Don Durito ha studiato materialismo dialettico sul manuale di poliestere). E soppesavo i pro e i contro del farlo. Siccome non ho incontrato alcun pro, ma molti contro, mi sono deciso per citarlo, per ripagare così la mia popolarità tra gli intellettuali della IV T (Quarta Trasformazione). Devo chiarire che Javier Marías è innocente per questo attentato al politicamente corretto, perché non l’ho consultato. Spero che lui, se lo viene a sapere, saprà trovare la bontà per, come dicono da quelle parti, «non curarsi di me» con lo stesso gesto col quale si allontana un insetto inopportuno - che avrebbe ben potuto essere uno scarafaggio -.

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Se la modernità consiste nel fatto che, invece di prendere a pietrate quel che non si capisce (e, pertanto, è «differente»), ora si usano i tweet e i dislike: il mondo avanza. Dalla lapidazione al rogo, dal rogo alla forca, poi al muro, seguito dall’esilio e dai pogrom, poi i campi di concentramento, i villaggi strategici (N.d.T. come i villaggi fortificati antiguerriglia in Vietnam). Più recentemente i muri, la polizia migratoria, votre papiers, s´il vous plait.

Le reti sociali non bastano a «depurare» la nuova razza ariana assisa sul trono: l’ignoranza. Il sistema continua ad aver bisogno della violenza delle istituzioni statali per «completare» le razzie. Non so se l’avversione per il diverso fosse già nel DNA del Big Bang fondativo dell’universo, ma l’ignoranza ha sempre perseguitato e attaccato la conoscenza e la sua possibilità: l’intelligenza.

Se prima l’oscurantismo si trascinava alla velocità di carretti e galeoni, oggi naviga a yottabytes (un yottabyte = un 1 seguito da 24 zeri di bytes), e alla velocità della luce.

Si potrebbe dire che le reti hanno i governi che si meritano. Però perfino lì c’è resistenza e ribellione. Non manca chi non segue il pifferaio del trending topic e sceglie la riflessione, l’analisi, il dubbio, la messa in questione. Una minoranza messa all’angolo e oscurata da influencers e altr@ cretin@ che scoprono che anche la stupidità fa guadagnare fama e riconoscimento sociale. Ma il potenziale delle reti sociali è anche il loro limite: la fugacità toglie dalla visuale i punti focali d’attenzione e non è possibile fermarsi, se si vuole restare al passo. Il peggior nemico dello scandalo è lo scandalo che lo segue quasi immediatamente.

I mezzi di comunicazione tradizionale sono trascinati dall’ubriacatura virtuale. Quasi la totalità della stampa scritta non fa che riciclare ciò che è moda nelle reti, ma per quanto si sforzi continua a starle in scia. Continua a mancare una stampa che indaghi, provochi la riflessione, alimenti l’intelligenza e dia animo alla conoscenza.

A modo suo, e con potente tecnologia, il sistema combatte la realtà nel miglior modo: creandone una alternativa e attraendo verso di lei l’attenzione e l’energia della ggente. Si guardano e giudicano positivamente o negativamente i governi per la loro popolarità virtuale, non per le loro decisioni, né per le loro azioni, né per il modo col quale affrontano gli imprevisti. Così, i malgoverni trionfano nelle «benedette reti», sebbene la realtà vera si ostini a marciare verso l’abisso. La realtà virtuale copre con pudore il re nudo, e il tiranno si presenta come democratico, il reazionario come trasformatore, l’imbecille come intelligente e l’ignorante come saggio.

Ma non solo. Il sistema ha riscoperto che la persecuzione dei diversi ha seguaci. E motti e sentenze di personaggi come Trump, Bolsonaro, Macri, Moreno, López Obrador, Ortega, Piñera, Putin, Macron, Merkel, Tsipras, Johnson e ____ (mettere un nome di vostra scelta) provocano ululati d’approvazione nelle reti sociali. Così si dettano sentenze e condanne che scandalizzerebbero chiunque con un minimo di decenza, e che non rimangono allo stadio di dichiarazioni. La polizia migratoria, i minutemen (N.d.T. miliziani delle prime Colonienordamericani e la guardia nazionale messicana compiono la condanna dettata contro i migranti, e «i radicali di sinistra che, per me, non sono altro che conservatori» (amlo dixit), sono avvertiti dai sicari che spararono a Samir Flores Soberanes. E poi verrà la lavata di mani: Trump condannerà il massacro di El Paso, Texas, e López Obrador dirà, mentre discorre con gli imprenditori, che si indagherà sull’assassinio di Samir.

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No, non vi offenderemo dicendovi che ve l’avevamo detto (ma… ve l’avevamo detto).

Il serpente, libero dalla sua vecchia pelle, si stiracchia e si rallegra, si celebra e applaude sé stesso. E, poco a tanto, inizia l’abbraccio costrittore del pensiero unico. Che nessuno si opponga al potente. Che nessuno sfidi la sua onnipotenza sui media, le reti, l’accademia, il suo disprezzo per le arti e le scienze, il suo abile maneggio dei soldi, le sue benedizioni e maledizioni dal pulpito innalzato con la malta della menzogna, la simulazione, le minacce mantenute, gli attacchi virtuali e reali delle camicie-marroni-che-sparano-a-ossido. Che nessuno osi riconoscere la realtà come referente, – e non i seccati e seccanti sermoni e diatribe di chi si trova solo e soltanto sul palco-.


Oh, lo sappiamo. Confusione. Là sopra dichiarano che tutto va bene, e qua sotto che tutto va male, e che andrà anche peggio. Anche se ora qualsiasi pensiero critico, qualsiasi analisi scientifica, qualsiasi arte che rivela e ribella, ha dinanzi non la realtà, bensì l’etichetta di «destra», «conservatore», «reazionario», «fifì», o la possibilità che arrivi alle labbra dell’inquisitore o capoccia che, nella tenuta in cui soffriamo, distribuisce colpe e condanne.

E avete ragione: le comiche scenate di un Calderón, un Fox, di un PAN rancido, di un PRI che corrompe il medico forense perché posticipi l’atto di morte, un PRD che in qualche modo deve dimostrare d’esistere, e i pensatori che li accompagnano, sembrano ordite più che altro dal partito ufficiale, perché ottengono due cose.

Una è che danno materiale di facile confutazione a qualcuno che nemmeno sa dove stia al mondo. L’altra è che questo annulla qualsiasi critica, rilievo, osservazione che abbia a sostegno un’analisi rigorosa o documentata. Oltre al fatto, chiaramente, che ogni critica che venga non diciamo da sinistra, ma da settori progressisti e democratico-liberali, suoni come una nota in più nella falsa sinfonia del complotto e del «golpe blando» (il racconto di moda per fregare i fessi) dietro il quale si rifugia il supremo.

E voi vi aspettereste un po’ di serenità, più analisi e meno slogan da una parte e dall’altra. Ma non c’è e non ci sarà. Le destre che sono in lizza oggi, e che hanno lasciato spettatori la sinistra e il progressismo, sono in guerra. Gli uni per mantenersi al potere, gli altri per tornare al luogo privilegiato, al pulpito da cui si regna.

A chi credere?

Avete ragione: a nessuno.


Nemmeno alla realtà?


Guardate, ascoltate sentite, odorate, doletevi della vostra realtà.


Perché sì, lo sappiamo, piove dappertutto e sopra tutti. Almeno qua sotto. Forse qualcuno, qualcuna, qualcunoa, appena inizia a sentire le gocce fredde che gli pungono il corpo; ma per altrei, e non solo per i popoli originari, piove sul bagnato: saccheggi, ruberie, minacce, persecuzioni, carcere, sparizioni, stupri, colpi, morte… e, sì, a volte elemosine.

Una lista? E’ difficile, ma così su due piedi potrebbe essere:

.- Familiari di prigionierei, assassinatei, desaparecid@s, in cerca di verità e giustizia. E la domanda che sempre resterà senza risposta è perché? La grande assurdità del caos che distribuisce assenze, perché sì, per statistica, per tombola. Se la morte può essere terribile, il non sapere che è successo e perché, è fuori da ogni logica umana. E’ di una crudeltà che potrebbe essere macchinata solo da una mente umana.

.- Otroas, alla fine in stato di uguaglianza con donne di tutte le età, bambini, anziani, uomini, assassinat@ e desaparecid@s – la morte e il limbo crudele della sparizione, uguagliando alla fine generi, razze, colori-.

.- Donne, sempre donne, colpite, violentate, scomparse, assassinate.

.- Popoli invasi con megaprogetti uno più stupido dell’altro, umiliati dalle elemosine che sono le stesse di prima, anche se sotto altro nome, e con identiche richieste: abbassa la testa, obbedisci, inginocchiati, umiliati, arrenditi, scompari. E l’arma del sicario «progressista» che uccide Samir Flores, pensando che così avrebbe ammazzato lui e la sua causa.

.- Giornalisti censurati con la minaccia, la corruzione, la gogna virtuale e reale, la scomparsa, il carcere, l’omicidio.

.- Lavoratori e lavoratrici della campagna e della città, impiegat@ che fino a ieri avevano un lavoro e oggi, o un altro giorno, sono senza impiego e coi debiti.

.- Medici e infermieri che chiedono al malat@ di portarsi da casa il gas, la siringa, la benda, la medicina, «perché non c’è e io posso solo dirle che morirà, cosa che in questi tempi è un vantaggio, vedrà. Ma guardi, le do una copia delle promesse governative. Sì, io le raccomanderei di ammalarsi l’anno che viene, magari».

.- Organizzazioni, gruppi, collettivi politici e sociali di sinistra dinanzi all’opzione: resa o persecuzione.

.- Gente qualsiasi, assaltata, vittima di estorsioni e sequestri, scomparsa, assassinata, spoliata di quel che ha guadagnato col suo lavoro, della sua libertà, della sua vita.

.- Scienziati senza fondi; Artisti e creativi/e senza luogo; Intellettuali che commettono il peccato di pensare -non esagerare caro, non è peccato pensare, bensì esprimerlo-. Tutto è neoliberista e fifì fino a che la loro affiliazione al Potere non venga accreditata nel modo dovuto. Il matinée (N.d.T. AMLO ha convocato decine di conferenze stampa alla mattina) ammazza colonne, analisi, reportage, inchieste, conoscenze, intelligenza.

.- Migranti che cercano sogni americani e trovano incubi messicani che, con il sigillo della «Guardia Nazionale» cerca la turpe legittimazione del fatto che anche la crudeltà contro il diverso ha cittadinanza, col marchio dell’aquila che divora un serpente.

Se non appartenete a nessuna categoria di questa lista, né avete parenti, amicizie, conoscenze che rientrassero nelle suddette, allora non capisco che ci stia a fare a leggere questo… Ah! Ci è arrivato attraverso Google? Oh, Google e Youtube! «quanto insondabili sono i suoi giudizi e imperscrutabili le sue vie!» (Romani, capitolo 11, versetto 33, – sì, l’ho cercato su google… scusate, non ho potuto evitare la tentazione e, inoltre, oggi è di moda citare la Bibbia a piacere-).

(…)


Ancora qui? Va bene, affari suoi. Ma l’avverto che dovrà leggere.

E leggere, caroa mioa, è come fare l’amore: ci sono molte posizioni e molti modi, calendari e geografie, tecniche e tecnologie. Ma anche così, mancherà sempre un kamasutra della lettura.

Pront@? Un caffè? Una soda? Acqua? Tabacco? Qualche sostanza lecita o no?


Via.


Ma prima, un po’ di immaginazione: un abbozzo di una realtà possibile. Dopo tutto, per le scienze (oggi sostituite dalla frivolezza delle pseudoscienze e dall’esoterismo «colto», il new age e il suo codazzo olistico come memorandum – il mio laboratorio per sala da yoga! -, il «like» come criterio di verità), sappiamo che la finzione non è che una realtà possibile.
Ora ditemi: E’ dura la pioggia che cadrà? Avete visto cadere la pioggia in un giorno di sole?

(Continua…)

Dalle montagne del Sudest Messicano
Il Sup Galeano

Che fa pratica col suo Ohmmmm per richiedere una borsa di studio al Conacyt (Consiglio Nazionale di Scienze e Tecnologie)
Messico, agosto del 2019

Dal quaderno di appunti del Gatto-Cane:

.-Il tiranno aborra l’intelligenza. Non solo perché lo questiona e lo sfida, ma anche e soprattutto perché ne è privo e, essendogli inarrivabile, la proscrive e perseguita. Temete il Capo abile e scaltro, ma temete due volte l’ignorante, perché l’ignoranza rende disumani per consenso e schiavizza. E non sono poche le volte in cui la speranza ingenua non è che il camuffamento dell’ignoranza.

.- L’ignoranza avrà sempre più seguaci dell’intelligenza e della conoscenza. Non solo perché è più facile, ma anche perché l’ignoranza non passerà mai di moda e sarà sempre popolare e attraente.

.- L’ignoranza è più reperibile dell’intelligenza e della conoscenza, e più a buon mercato.
.- Il tiranno semina e coltiva l’ignoranza. L’ignorante avrà sempre bisogno di un pastore che lo guidi. Il tiranno, di un gregge che lo segua.

.- L’intelligenza è frutto quando ingrandisce con la conoscenza. E mai si sazia, nemmeno quando si abbevera nelle altre.

.- Con la conoscenza, l’intelligenza scopre che il tiranno non solo non è necessario, ma anche che è perituro. La sua data di scadenza è la stessa di quella della pazienza dello schiavo.

.- L’intelligenza non muore, non si arrende. Casomai si nasconde e aspetta il momento di convertirsi in scudo e arma. Nei villaggi zapatisti, nelle montagne del sudest messicano, l’intelligenza trasformata in conoscenza la chiamano anche «dignità».

In fede
Il Gatto-Cane senza documenti

Bau-Miao (o era al contrario?)

Messico, agosto 2019, comincia a piovere.


Traduzione a cura dell’Associazione Ya Basta! Milano










domenica 11 agosto 2019

Messico - Entra in scena la spalla

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
MESSICO
Agosto 2019
Buono, buono…
Sì… sì… prova…
Prova, uno, due, sì… prova…
“¿Hola, hola, hola, molto depresso?”
   Dalle… Un momento! il Sup sta citando i Nirvana in “smells like teen spirit”? Con questo, interpella una generazione? O si rivolge a chi lamenta di aver sostenuto quello che ora subisce? O vuole segnalare che è la versione di Kurt Cobain del “perché così seri?” di El Guasón? È una autocritica per quella cosa di “sono il peggiore in ciò che faccio meglio”? Un messaggio subliminale per il CompArte?
  Mmm… Forse da lì viene lo SKA. Eh? Non ancora ska? Rock and Roll ruspante?!! El Piporro con il classico della filmografia interstellare: “La nave dei mostri”! … Mmm… Adesso un riferimento incosciente al Puy Ta Cuxlejaltic? O si tratta di un saluto che sfidi il muro che, nell’Istmo messicano, il governo supremo vuole innalzare per separarci dalle genti del nord?
Naah, sicuramente è un’altra cosa. Sì, certo, il mago Alakazam:
Guardate, signore e signori e otroas.
Niente qui, niente là
… e, improvvisamente… zac:
(ri) appaiono i popoli zapatisti…
(Continua…)
Dalle montagne del Sudest Messicano.
Il SupGaleano,
che fa da spalla al Subcomandante Insurgente Moisés mentre guida (il SupGaleano, s’intende), fast and furious, sull’autostrada per l’inferno, e “per questo dono mi sento benedetto”

Messico, Agosto 2019
Video:

Traduzione “Maribel” -Bergamo