venerdì 15 febbraio 2013

Messico - ELLOS Y NOSOTROS. VI.- LAS MIRADAS - Sesta parte

Comunicato dell'EZLN del Sub Comandante Insurgente Moises.

ELLOS Y NOSOTROS.

VI.- Las Miradas. Parte 6: ÉL SOMOS. 
 [lui- siamo]



ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
MESSICO

14 febbraio 2013

A: le e gli aderenti alla Sexta in tutto il mondo.

Da: Subcomandante Insurgente Moisés.


Il tempo è giunto e così il suo momento. Come il tempo di tutti gli esseri umani, siano essi buone o cattive persone, un@ nasce, arriva e muore, e se ne va. Così è il tempo. Ma c’è un altro tempo in cui un@ può decidere verso dove andare, quando è ormai il tempo di guardare il tempo, cioè quando puoi comprendere la vita, come la vita deve essere qui in questo mondo, e che nessuno può essere padrone del mondo.


Noi siamo nati indigeni e siamo indigeni, arriviamo su questa terra e sappiamo che faremo ritorno, com’è legge. Nel corso della nostra vita ci hanno dato ad intendere che noi indigeni non andiamo bene, abbiamo visto quello che è successo ai nostri tris-trisavol@ negli anni 1521, 1810 e 1910, siamo sempre gli abusati che hanno dato la vita per far salire al potere altri, affinché tornassero a disprezzarci, a derubarci, a reprimerci, a sfruttarci.


Ed abbiamo trovato un terzo tempo. È il luogo dove stiamo, ed è già un bel po’ di tempo che camminiamo, corriamo ed impariamo, lavoriamo, cadiamo e ci solleviamo. Un@ deve riempire il suo nastro da registrare, per riprodurre poi più vite di altri tempi. Sì, a noi hanno lasciato lo zaino pieno di nastri, benché alcuni non ci siano più. Rimane chi va avanti e così avviene ciò che avviene, e manca quello che manca, fino ad arrivare alla fine, e cominciare un altro lavoro di costruzione, dove comincia un’altra nascita di un altro mondo, dove non si permette più che tornino a fotterci e ci sia l’oblio per noi popoli originari, non lo permettiamo più, abbiamo imparato. Vogliamo vivere bene in uguaglianza sia in campagna che in città, dove il popolo della campagna e della città comandino ed obbedisca chi sta al governo, e se non ubbidisce è fuori e si mette un altro governo.


Sì, siamo indigeni, coltiviamo la madre terra, sappiamo usare gli strumenti per ricavare il cibo che dà la madre terra. Siamo di diverse comunità con differenti lingue. La mia lingua madre è il tzeltal, ma capisco anche tzotzil e chol, ed ho imparato il castigliano nell’organizzazione, con le mie compagne e compagni. Ed ora sono quello che siamo e insieme ai miei compagni ho imparato quello che vogliamo per vivere in un mondo nuovo.


giovedì 14 febbraio 2013

Messico - ELLOS Y NOSOTROS. VI.- LAS MIRADAS - Quinta parte



5.- Guardare la notte in cui siamo.

(Dalla luna nuova al quarto di luna crescente)

Molte lune fa: luna nuova, appena spuntata, affacciata per guardare le ombre di sotto, ed allora …

Arriva él-somos [lui-siamo]. Senza bisogno di documenti da consultare o d’appoggio, la sua parola disegna gli sguardi di chi comanda e di chi ubbidisce. Alla fine, guardiamo.

Il messaggio dei popoli è chiaro, breve, semplice, contundente. Come devono essere gli ordini.

Noi, soldat@, non diciamo nulla, guardiamo soltanto e pensiamo: “È una cosa molto grande. Questo non è più solo nostro, né solo dei popoli zapatisti. Nemmeno è soltanto di questo luogo, di queste terre. 

Appartiene a molti luoghi, di tutti i mondi”.

- Bisogna prepararlo – diciamo todas-somos [tutte-siamo], e sappiamo che parliamo di quello, ma anche di él-somos [lui-siamo].

- Verrà bene… ma bisogna prepararsi perché riesca male, come di solito facciamo noi – diciamo todos-somos [tutti-siamo].

- Dunque, bisogna prepararla – ci diciamo todas-somos [tutte-siamo],averne cura, farla crescere.

- – ci rispondiamo todos-somos [tutti-siamo].

- Bisogna parlare con i nostri morti. Loro ci indicheranno il tempo e il luogo – diciamo, ci diciamo todas-somos [tutte-siamo].

Guardando i nostri morti, in basso, li ascoltiamo. Portiamo loro la pietruzza. La portiamo ai piedi della loro casa. La guardano. Li guardiamo guardarla. Ci guardano e portano il nostro sguardo molto lontano, dove non arrivano né i calendari né la geografia. Guardiamo quello che il loro sguardo ci mostra. 

Tacciamo.

Torniamo, ci guardiamo, ci parliamo.

- Bisogna occuparsene a lungo, preparare ogni passo, ogni precauzione, ogni dettaglio… richiederà tempo.

- Bisognerà fare qualcosa perché non ci vedano e poi perché ci vedano.

- Di per sé non ci vedono, o vedono quello che credono di vedere.

- Ma bisogna fare qualcosa… E’ il mio turno.

 - Che él-somos [lui-siamo] si curi di ciò che è dei popoli. Todos-somos [tutti-siamo] ci occupiamo di ciò su cui vigilare, per bene, sommessamente, in silenzio, come si deve.
-*-
  Poche lune fa, pioveva …

- Già fatto? Pensavamo che ci avresti messo più tempo.

- Vero, ma è andata così.

- Ora però stai bene attento a quello che ti chiediamo: Vogliono che tornino a guardarli?

- Lo vogliono, si sentono forti, sono forti. Dicono che questo è di tutti, di tutte, di nessuno. Sono pronti, sono pronte, dicono.

- Ma, ti rendi conto che non ci guarderanno solo quelli che sono come siamo, ma anche i Prepotenti di ogni parte che odiano e perseguono quello che siamo?

- Sì, lo mettiamo in conto, lo sappiamo. E’ il nostro turno, il tuo turno.

- Bene, mancano solo il luogo e la data.

- Qui – e la mano indica il calendario e la geografia.

- Lo sguardo che provocheremo con questo non sarà più di pena, di compassione, di carità, di elemosina. Ci sarà allegria in coloro che sono come siamo, ma rabbia e odio tra i Prepotenti. Ci attaccheranno con ogni mezzo.

- Sì, gliel’abbiamo detto. Si sono guardati ma hanno detto: “Vogliamo guardare e guardarci con quelli che siamo, anche se non sappiamo né sanno che sono quello che siamo. Vogliamo che ci guardino. Siamo preparati, siamo preparate per i Prepotenti, siamo pronti, siamo pronte”.

- Allora, quando, dove? – si mettono sul tavolo calendari e mappe.

 - Di notte, quando si avvicina l’inverno.

- Dove?

- Nel loro cuore.

- Tutto pronto?

- Sì, pronto.

- Ok.

Ognuno al suo posto. Solo una stretta di mani. Non c’è stato bisogno d’altro.
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  Alcune notti fa, la luna svelata e slavata …

Ecco. Ci sono quello che guardiamo. La parte successiva toccherà ad altri sguardi. Tocca a te – diciamo a él-somos [lui-siamo].

- Sono pronto – dice él-somos [lui-siamo].

Todos-somos [tutti-siamo] assentiamo in silenzio, come facciamo di solito.

- Quando?

- Quando i nostri morti parlano.

- Dove?

- Nel loro cuore.
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Febbraio 2013. Notte. Luna crescente. La mano che siamo scrive:

“Compagnie, compagne e compagni della Sexta:

  Vogliamo presentarvi uno dei molti lui(él) che siamo, il nostro compagno Subcomandante Insurgente Moisés. Egli vigila la nostra porta e con la sua parola parliamo anche i tutti e tutte che siamo. Vi chiediamo di ascoltarlo, cioè, di guardarlo e così guardarci. (…)

 (continua…)

 Da qualunque luogo in qualunque mondo.

SupMarcos
Pianeta Terra
Febbraio 2013

 P.S. CHE AVVERTE E FORNISCE QUALCHE PISTA: Il testo che apparirà nella pagina elettronica di Enlace Zapatista il 14 febbraio, giorno in cui noi zapatisti, e zapatiste onoriamo e salutiamo le/i nostr@ mort@, è principalmente per i nostri compagni, compagne e compagnie della Sexta. Il testo completo potrà essere letto solo con una password (per la quale sono state fornite diverse piste e che può essere facilmente dedotta) che è già stata inviata per posta elettronica a chi abbiamo potuto. Se non l’avete ricevuta e non indovinate la soluzione, la si può trovare leggendo con attenzione questo testo ed il precedente – “Guardare e comunicare” -), dovete solo mandare una e-mail dalla pagina web, ed al mittente sarà inviata la password. Come abbiamo già spiegato in precedenza, i media liberi sono liberi di pubblicare o no il testo completo secondo il proprio giudizio autonomo e libertario. La stessa cosa vale per ogni compagna, compagno e compagnie della Sexta di qualunque geografia. Il nostro desiderio non è altro che farvi sapere che è a voi che ci rivolgiamo e, in maniera molto particolare, a chi di voi vuole mettersi sull’altro lato del ponte del nostro sguardo.

BOICOTTA TURCHIA

Viva EZLN

Questo video è una libera interpretazione che vuole mettere in risalto l'importanza del Caffè Rebelde Zapatista, come principale fonte di sostentamento delle comunità indigene zapatiste e come bevanda prelibata, degustata da secoli in tutto il mondo. I suoni e i rumori che accompagnano l'osservatore in questa proiezione, sono stati scelti con l'intenzione di coinvolgervi completamente nell'esperienza visiva e trasportarvi direttamente all'interno della folta vegetazione che contraddistingue tutto il territorio del Chiapas, dove viene coltivato questo caffè.

La lucha sigue!