martedì 15 dicembre 2009

A Copenhagen non c'è mai pace ..

Nella notte tra il 14 e 15 dicembre la polizia a Christiania. 200 fermati.


Come una serata tranquilla si trasforma in un'ennessima operazione di polizia!

La delegazione italiana SYINC, come altre centinaia di persone danesi e straniere questa sera si è recata a Christiania per partecipare ad un dibattito con Naomi Klein e Michael Hardt organizzato dal CJA in preparazione della giornata "Reclaim Power" del 16 dicembre.

A conclusione del dibattito è iniziata una festa e molta gente si è fermata nei vari locali.

All'improvviso la polizia con un blindato e sparando lacrimogeni è entrata dentro Christiania iniziando a fermare le persone e detenendoli.

L'intervento, con l'uso di un elicottero che sorvolava la zona, è avvenuto dopo la costruzione di barricate sulla strada, da parte di qualcuno che poi all'arrivo delle forze dell'ordine è fuggito dentro il quartiere. A questo punto la polizia ha fatto irruzione.

Dalle telefonate che ci giungono la gente viene "selezionata" e fermata a "discrezione totale" della Politi che ha continuato fino a tarda notte a presidiare la zona.

Sono 200 le persone arrestate, 81 delle quali sono attivisti della rete italiana "See you in Copenhagen".

I fermati sono stati portati a Retortvej.

Nel corso della notte le persone vengono rilasciate. Degli italiani Luca Tornatore viene trattenuto e sarà processato in giornata. Pare che tre poliziotti testimonieranno di riconoscerlo come uno di quelli che ha partecipato a costruire le barricate. Una vera e propria provocazione. Ovviamente qualcuno bisognava tenere per cercare di giustificare un operativo di ingresso e fermi di massa a Christiania.

Tutto questo succede proprio a meno di 24 ore dalla giornata del 16 dicembre in cui è prevista l'iniziativa Reclaim the power al Bella Center dove si tiene Cop15.

domenica 13 dicembre 2009

13 dicembre - Primi aggiornamenti della giornata



Dopo che nella notte i fermati erano arrivati a 1000, poco a poco la polizia ha iniziato ha rilasciarli e questa mattina pare sia confermata la notizia che solo una decina di fermi sono stati trasformati in arresti.

Le persone rilasciate hanno denunciato il trattamento subito come vera e propria "tortura e violazione dei diritti umani".

Si è trattato di una grande operazione delle forze dell'ordine danesi che attraverso l'uso del "fermo preventivo", hanno voluto affermare un dispositivo di totale arbitrio per imporre "obbedienza".

Iniziano anche a chiarirsi le dinamiche provocatorie della polizia attuate per cercare di giusticare l'uso massiccio dei "fermi preventivi" e il tentativo di creare problemi nella manifestazione di ieri.

Utile per ricostruire quanto è avvenuto è il racconto che appare in Indymedia Danimarca e che vi proponiamo proprio per ricostruire l'operato provocatorio delle forze dell'ordine.

Articolo in inglese in Indymedia Danimarca

Questo Sabato un corteo di protesta si è svolta, organizzata da un'ampia coalizione di gruppi e ONG da circa 67 paesi diversi. Nonostante le differenze di opinione e politiche, l'accordo di tutti era che la protesta di ieri doveva essere non-violenta, e non serviva per provocare la polizia. Alla fine, 968 persone sono state arrestate e la polizia dice di essere stata costretta ad adottare misure forti per prevenire azioni di 'facinorosi' nascosti nella grande manifestazione di massa. Tuttavia, la polizia avrebbe potuto compiere scelte molto diverse:

Come ci si può aspettare, non tutto ciò che compone la campagna contro i cambiamenti climatici è concordato con gli organizzatori della grande protesta. Attivisti che non hanno voluto assumere il codice della non-violenza della grande protesta, e sottoscrivere le dichiarazioni a volte concilianti da parte degli organizzatori, si stavano radunando sotto lo slogan 'Never Trust A Cop'..

Hanno deciso di fare la loro protesta in altre parti della città. Circa all'una del pomeriggio questi attivisti aveva iniziato a raccogliersi in Højbro Plads. La polizia era presente e perquisiva le persone che arrivano in zona. Alle 13:35, come il quotidiano danese Politiken riporta sul loro internet newsfeed, la polizia dichiara che intende far confluire i manifestanti riuniti a Højbro Plads nella manifestazione principale. Di fronte a questo “suggerimento” ad unirsi alla protesta popolare di massa, i manifestanti in Højbro Plads aumentano. Non di meno, circa un'ora più tardi, alle tre e mezzo, la piazza viene transennata e la polizia comunica ai manifestanti di andare unirsi alla manifestazione di massa su Christiansborg Slotsplads. " La polizia, sempre secondo il giornalista di Politiken, rivolgendosi alle persone “vestite interamente di nero” usava queste parole:

"La manifestazione è partita, dovete muovervi adesso se volete farlo!"

In questo modo, contro la volontà di entrambi gli organizzatori della manifestazione di massa non-violenta e, presumibilmente, degli attivisti militanti stessi, si sono diretti verso la coda della protesta di massa. Quando poco prima di uscire 3 vetrine erano rotte e fuochi d'artificio lanciati, iniziano i problemi e gli attivisti che non potevano correre da nessuna parte, se non lontano dalla polizia e nella marcia di protesta di massa -e a quanto pare la polizia ha usato questo pretesto per arrestare più di 900 persone tra chi era finito a camminare in coda della manifestazione. Quando gli arrestati saranno stati rilasciati dai centri di detenzione, gli organizzatori dovranno gli eventi di ieri, e la polizia presto avrà domande da affrontare sulla motivazione e la purezza dei loro intenti nel creare le circostanze che hanno portato all'arresto di massa più grande della loro storia.

Oltre 100 mila hanno sfilato per le strade della capitale danese.

Corrispondenze dalla mobilitazione del 12 dicembre




E’ partita da Slotsplads Christiansborg / Parliament Square la manifestazione internazionale indetta per oggi, giornata globale di azione contro i cambiamenti climatici. Oggi la prima grande manifestazione in cui i movimenti di opposizione alla precarietà climatica hanno chiamato ad un impegno reale, tempestivo e improcrastinabile "i grandi" sul problema del riscaldamento globale.

Una manifestazione straordinaria, per partecipazione e composizione.

Nella giornata ci sono stati anche pesanti "fermi preventivi" fatti dalla polizia. 400 gli attivisti che sono stati condotti in uno dei centri di detenzione, creati appositamente per i manifestanti.

Clicca per ascoltare la cronaca audio:

ore 19.30 - Le mobilitazioni di questa lunga giornata non sono ancora concluse. Al termine della manifestazione è stato infatti deciso di convocare per le ore 21.00 di questa sera un corteo verso il centro di detenzione nel quale sono rinchiusi la maggior parte dei numerosissimi attivisti fermati oggi.

ore 17.30 - La corrispondenza conclusiva della giornata dal corteo con Vilma Mazza

ore 17.15 - L'intervento di Luca Tornatore dal camion del Cja.

ore 17.00 - Grandissima è la partecipazione alla manifestazione mentre la polizia continua a compiere provocazioni.

ore 16.45 - Il corteo si sta muovendo verso il Cop15 Bella Center.

ore 16.00 - Alcune riflessioni sulla giornata e sulla composizione della manifestazione con Luca Casarini che si trova alla testa del corteo.

ore 15.20 - Momenti di tensione alla confluenza del corteo. La diretta con Vilma Mazza.

ore 15.00 - Il corteo è partito. Azioni mordi e fuggi dei "black block". A questo punto la polizia ha cercato di caricare per dividere in due il corteo.

ore 14.15 - Luca Tornatore spiega la costruzione della manifestazione di oggi.

ore 14.00 - Dalla Piazza del Parlamento di Copenhagen sta per partire il corteo. In questo momento migliaia e migliaia sono le persone concentrate. Imponente la presenza delle forze dell'ordine.

ore 13.45 - Vilma descrive l'inizio del concentramento e raccoglie la testimonianza di Laura dal Climate Forum.

ore 13.30 - Con Tommaso Cacciari, un primo commento dopo la sua scarcerazione.

ore 13.00 - Conferenza stampa al concentramento del corteo, in cui si comunica la liberazione di Tommaso Cacciari e si rivendica la libertà per tutt* subito.

ore 12.00 - Tra poche ore si svolgerà la manifestazione che aprirà la settimana di mobilitazione a Copenhagen.

Un commento con Luca Casarini.

ore 11.00 - La prima corrispondenza della giornata con Vilma Mazza.


sabato 12 dicembre 2009

Copenhagen - Libertà è giustizia climatica. Corrispondenze dalla mobilitazione del 12 dicembre


Oggi la prima grande manifestazione in cui i movimenti di opposizione alla precarietà climatica chiamano ad un impegno reale, tempestivo e improcrastinabile "i grandi" sul problema del riscaldamento globale. Nella giornata ci sono state anche pesanti "fermi preventivi" fatti dalla polizia con la scusa dei "black block" che hanno portato alla detenzione di 400 persone.

Colpo di Stato politico in Turchia: messo fuorilegge il Partito della Società


di Aldo Canestrari

La Corte Costituzionale turca, in data 11 dicembre 2009, ha deciso all’unanimità la chiusura del DTP, “Partito della Società Democratica”, il Partito pro-kurdo presente in Parlamento dal 21 con seggi, e che governa gran parte dei municipi della regione sud-orientale della Turchia.
La motivazione addotta dalla Corte Costituzionale è che il DTP sarebbe una minaccia per l’unità nazionale.
La decisione comporta anche il divieto di svolgere qualsiasi attività politica per cinque anni per 37 dirigenti del partito., e l’annullamento mandato parlamentare di due parlamentari: il presidente Ahmet Turk e la deputata Aysel Tugluk, ai quali è stata tolta l’immunità parlamentare. I beni del partito sono stati confiscati. Il DTP è in Parlamento, in ordine di grandezza, il quarto partito politico, dopo l’AKP, il CHP ed il MHP.

La Corte Costituzionale turca, dalla data della sua costituzione (1963), ha soppresso 26 partiti politici. L’anno scorso aveva anche discusso l’eventuale chiusura dell’AKP, l’attuale partito di governo turco, il partito di Erdogan.
In particolare, i partiti kurdi sono stati continuamente chiusi: prima l’HEP, poi il DEP, l’HADEP, ed infine, per evitare la chiusura, il DEHAP si era dovuto sciogliere, dando appunto vita all’attuale DTP.
I poteri della Corte Costituzionale sono connessi alla attuale Costituzione turca, di impronta autoritaria e nazionalista, emanata nel 1982, all’indomani del colpo di Stato militare del 1980 (emulo di quello cileno di Pinochet per l’entità e la gravità dei crimini di Stato ad esso seguiti).
Sia il partito di governo, sia soprattutto il movimento kurdo, avevano da lungo inutilmente proposto una riforma costituzionale.

In seguito alla chiusura del partito ed all’interdizione alla vita politica di numerosi suoi dirigenti (tra i quali note personalità di rilievo quali Ahmet Türk, Aysel Tuğluk, Leyla Zana e Selim Sadak) in teoria il gruppo parlamentare si ridurrebbe solo da 21 a 19 seggi, ma la direzione del partito
ha per il momento deciso l’uscita dal Parlamento del gruppo parlamentare, e la continuazione nella società civile della lotta per la democrazia e per la pace, nella inalterata fedeltà ai metodi democratici e pacifici.

Come ha sottolineato la direzione del partito, la decisione della Corte Costituzionale, dietro il paravento di un atto “giuridico”, è in realtà una decisione politica, e, vista la sua portata di attacco frontale ai principi della democrazia rappresentativa e dell’espressione democratica della volontà
popolare, e di attaco frontale alla possibilità di partecipazione politica del popolo kurdo, è un “colpo di Stato politico”.
Analoga opinione è stata avanzata da “Human Rights Watch”:
http://www.hrw.org/en/news/2009/12/11/turkey-kurdish-party-banned
http://www.hrw.org/en/news/2009/12/09/questions-and-answers-about-case-against-democratic-society-party

L'Unione Europea, in cui Ankara spera di entrare, aveva avvertito che la messa al bando del partito avrebbe violato i diritti della popolazione curda.

La chiusura del DTP è stata preceduta da una campagna di attacchi continui contro tale partito, sia tramite le numerose aggressioni violente alle sue sedi ed i tentativi di linciaggio, sia tramite la campagna dei mass-media, sia tramite le dichiarazioni dei due partiti nazionalisti (i repubblicani del CHP e gli estremisti sciovinisti del MHP).
La direzione del DTP nei giorni scorsi aveva ammonito: “Siamo un ponte verso la pace e verso la democrazia”, e, in effetti, la chiusura del DTP significa il completo svuotamento della cosiddetta politica di “apertura democratica” che era stata avanzata dal governo ma soprattutto stimolata e incrementata dall’iniziativa kurda; la chiusura del DTP rischia di allontanare a tempo
indeterminato le prospettive di pace, e di precipitare immediatamente il Paese in una spirale di tensioni e di violenza, a partire dagli scontri in corso nel Paese (dove le manifestazioni sono sempre più aggredite dalla polizia: Diyarbakir, Semdinli, Van, Hakkari, Yuksekova…) sino al pericolo di ripresa del conflitto armato tra esercito e guerriglia.

In moltissime località della Turchia si stanno svolgendo affollate manifestazioni di sostegno verso il DTP, diverse delle quali sono state violentemente assalite dalla polizia.

Istanbul, 12 dicembre 2009

BOICOTTA TURCHIA

Viva EZLN

Questo video è una libera interpretazione che vuole mettere in risalto l'importanza del Caffè Rebelde Zapatista, come principale fonte di sostentamento delle comunità indigene zapatiste e come bevanda prelibata, degustata da secoli in tutto il mondo. I suoni e i rumori che accompagnano l'osservatore in questa proiezione, sono stati scelti con l'intenzione di coinvolgervi completamente nell'esperienza visiva e trasportarvi direttamente all'interno della folta vegetazione che contraddistingue tutto il territorio del Chiapas, dove viene coltivato questo caffè.

La lucha sigue!