lunedì 2 marzo 2009

Rete Internazionale Ebraica Antisionista


Il documento di costituzione della Rete Internazionale Ebraica Antisionista.


Siamo una rete internazionale di Ebrei che si dedica senza riserve alle lotte di emancipazione degli esseri umani, di cui la liberazione del popolo Palestinese e della sua terra è una parte indispensabile. Il nostro obiettivo è la distruzione dell’apartheid israeliano, il ritorno dei rifugiati Palestinesi e la fine della colonizzazione israeliana della Palestina storica. Dalla Polonia all’Iraq, dall’Argentina al Sud Africa, da Brooklyn al Mississippi, molti Ebrei hanno fatto propria questa richiesta di giustizia e il desiderio di un mondo più giusto, unendosi ad altri in lotte collettive.

Gli Ebrei hanno partecipato in maniera determinante alla lotta dei lavoratori durante il periodo della depressione, al movimento per i diritti civili, alla lotta contro l’apartheid in Sud Africa, alla lotta contro il fascismo in Europa e a molti altri movimenti di cambiamento sociale e politico. La storica e costante pulizia etnica portata avanti dallo Stato di Israele nei confronti del popolo Palestinese per cacciarlo dalle proprie terre contraddice e tradisce questa lunga storia della partecipazione ebraica alle varie lotte di liberazione.

Il Sionismo – la moderna ideologia fondante che si è incarnata nello Stato di Israele – affonda le sue radici nel periodo del colonialismo europeo e si è diffuso immediatamente dopo il genocidio nazista. Il Sionismo si è nutrito dei più violenti ed oppressivi avvenimenti del diciannovesimo secolo, a spese dei molti sforzi e dell’impegno degli Ebrei per la liberazione. Per rivendicare questi sforzi, e un posto nei vibranti movimenti popolari del nostro tempo, il Sionismo, in tutte le sue forme, deve essere fermato.

Questo è cruciale, soprattutto per via dell’impatto del Sionismo sul popolo Palestinese e sulla regione circostante. Il Sionismo disonora anche la persecuzione e il genocidio degli Ebrei d’Europa utilizzando la loro memoria per giustificare e perpetuare il razzismo e il colonialismo europei. È responsabile del massiccio allontanamento e alienazione degli Ebrei Mizrahi (Ebrei di discendenza africana e asiatica) dalle loro diverse origini, lingue, tradizioni e culture. Gli Ebrei Mizrahi sono presenti in questa regione da più di duemila anni. Quando il Sionismo ha preso piede, le storie di questi Ebrei sono state sviate dal loro corso e messe al servizio della segregazione degli Ebrei imposta dallo Stato di Israele.

In quanto tale, il Sionismo ci coinvolge nell’oppressione del popolo Palestinese e nello svilimento delle nostre stesse eredità, lotte per la giustizia e alleanze con gli esseri umani nostri fratelli.


Ci impegniamo a: Opporci al Sionismo e allo Stato di Israele.

Il Sionismo è razzista. Si prefigge il dominio politico, giuridico ed economico degli Ebrei e dei popoli e delle culture europei sui popoli e le culture indigene. Il Sionismo non è solo razzista, è anche antisemita. Appoggia l’immaginario europeo sessista e antisemita dell’effeminato e debole “Ebreo della diaspora” e contrappone ad essa un “nuovo Ebreo” violento e militarista, perpetratore piuttosto che vittima di violenza razziale.

Il Sionismo quindi cerca di rendere bianchi gli Ebrei con l’adozione del razzismo bianco nei confronti del popolo Palestinese. Nonostante il bisogno di Israele di integrare i Mizrahi per poter mantenere una maggioranza ebraica, questo razzismo si traduce anche nell’emarginazione e nello sfruttamento economico della popolazione Mizrahi socialmente indigente. Questa violenza razziale comprende anche lo sfruttamento dei lavoratori immigrati. I Sionisti propagano il mito che Israele è una democrazia. In realtà, Israele ha istituito e sostiene politiche e prassi interne che discriminano gli Ebrei di origine Mizrahi ed esclude e ghettizza il popolo Palestinese. Inoltre Israele, sostenuta dagli Stati Uniti, mina alla base qualsiasi movimento arabo che lotta per la sua liberazione e un cambiamento a livello sociale. Il Sionismo perpetua il senso di eccezionalità degli Ebrei. Per difendere i propri crimini, il Sionismo racconta una versione della storia ebraica totalmente separata dalla storia e dalle esperienze di altri popoli. Diffonde l’idea che l’olocausto nazista sia un’eccezione nella storia dell’umanità – nonostante sia uno dei tanti olocausti, da quelli dei nativi del Nord e del Sud America a quelli in Armenia e Rwanda. Separa gli Ebrei dalle vittime e dai sopravvissuti di altri genocidi invece di accomunarci ad essi.Attraverso una condivisa islamofobia e desiderio di controllo del Medio Oriente e dell’Asia occidentale, Israele fa fronte comune con i fondamentalisti cristiani ed altri che chiedono la distruzione degli Ebrei. Insieme chiedono la persecuzione dei Musulmani. Questa promozione comune dell’Islamofobia serve a demonizzare la resistenza al dominio economico e militare dell’Occidente. Porta avanti una lunga storia di collusione sionista con regimi repressivi e violenti, dalla Germania nazista al Sud Africa dell’apartheid alle dittature reazionarie in tutta l’America Latina.Il Sionismo afferma che la sicurezza degli Ebrei dipende da uno stato ebraico militarizzato. Ma Israele non garantisce la sicurezza degli Ebrei. La sua violenza porta instabilità e paura per coloro che rientrano nella sua sfera di influenza e mette a rischio la sicurezza di tutti i popoli, incluso quello ebraico, ben oltre i suoi confini. Il Sionismo ha contribuito volutamente a creare le condizioni che hanno portato alla violenza contro gli Ebrei nelle nazioni arabe. L’odio nei confronti degli Ebrei che vivono in Israele e altrove, provocato dalla violenza e dal dominio militare di Israele, viene usato per giustificare ulteriore violenza da parte sionista.


Ci impegniamo a: Respingere il retaggio coloniale e la continua espansione coloniale

Il momento in cui il movimento sionista ha deciso di fondare uno Stato Ebraico in Palestina, è diventato un movimento di conquista. Alla stregua della conquista imperiale e delle ideologie genocide nelle Americhe e in Africa, il Sionismo si basa sulla segregazione dei popoli e sulla confisca della terra che produce pulizia etnica e dipende da un’implacabile violenza militare.I Sionisti hanno lavorato a stretto contatto con l’amministrazione coloniale Britannica contro le popolazioni autoctone della regione e le loro legittime speranze di libertà e autodeterminazione. L’immaginario Sionista di una Palestina “vuota” e desolata ha giustificato la distruzione della vita dei Palestinesi così come lo stesso tipo di razzismo ha giustificato lo sterminio dei Nativi Americani, la tratta atlantica degli schiavi e molte altre atrocità.

Dagli insediamenti in continua espansione al Muro dell’Apartheid, l’impegno di Israele al dominio coloniale lascia il suo segno danneggiando l’ambiente e distruggendo la morfologia fisica della Palestina. Il fallimento delle politiche per porre fine alla resistenza Palestinese spinge Israele verso una violenza sempre crescente e politiche che, se portate al loro estremo, terminano nel genocidio. A Gaza, lo stato israeliano rifiuta l’accesso a cibo, acqua, elettricità, aiuti umanitari e forniture mediche come arma per minare le fondamenta della vita umana.Israele, un tempo complice dell’assalto britannico e francese all’unità e all’indipendenza arabe, è ora un socio subalterno nella strategia delle forze alleate statunitensi per il controllo militare, economico e politico del mondo, in particolare nel dominio della strategica regione del MedioOriente e del Sud Ovest asiatico. Il pericolo di una guerra nucleare causata da un attacco israelo-statunitense dell’Iran ci ricorda che Israele è una bomba atomica che deve essere urgentemente smantellata per salvare le vite di tutte le sue vittime attuali e potenziali.


Ci impegniamo a: Contrastare le organizzazioni sioniste

Oltre ad aver ideato la creazione di Israele, il Sionismo ne ha determinato le politiche internazionali di dominio militare e antagonismo verso i suoi vicini e ha istituito una complessa rete globale di organizzazioni, gruppi di pressione politica, società di pubbliche relazioni, circoli nelle università e nelle scuole per sostenere e promuovere le idee sioniste nelle comunità ebraiche e nella società in generale.Miliardi di dollari USA vengono versati annualmente ad Israele per sostenere l’occupazione e il sofisticato e brutale esercito israeliano. La macchina da guerra che finanziano è una dei leader nell’industria globale delle armi, che prosciuga risorse indispensabili ad un mondo che ha un disperato bisogno di acqua, cibo, cure mediche, alloggi ed istruzione. Nel frattempo, l’Europa, il Canada e le Nazioni Unite sostengono l’infrastruttura dell’occupazione mascherandola da aiuti umanitari al popolo Palestinese. Insieme, gli USA e i loro alleati collaborano all’allargamento del dominio della regione e alla eliminazione dei movimenti popolari. Una rete internazionale di istituzioni e organizzazioni sioniste sostiene l’esercito israeliano e gli insediamenti ebraici militanti con finanziamenti diretti. Questa rete fornisce anche il sostegno politico necessario a legittimare e promuovere politiche e invii di aiuti. Nei singoli paesi, questa rete censura le critiche a Israele e prende di mira singoli individui e organizzazioni tramite schedature, violenza, reclusioni, deportazioni, disoccupazione e altri ricatti economici.La rete sionista favorisce la diffusione dell’islamofobia. Suona i suoi tamburi di guerra all’estero e spinge per una legislazione repressiva in casa. Negli USA e in Canada, le organizzazioni sioniste hanno sostenuto l’approvazione della legislazione “antiterrorismo” che prevede che chi si organizza per promuovere il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni contro Israele e sostenere organizzazioni palestinesi, iraniane, irachene, libanesi e musulmane debba essere messo sotto processo in quanto sostenitore del terrorismo e colpevole di tradimento. Sia in Europa che negli USA, fantomatiche organizzazioni “ebraiche” sono attualmente in prima linea nel chiedere una guerra contro l‘Iran. Stanno comparendo crepe sia nelle fondamenta del sionismo che nello stesso dominio mondiale statunitense. Nella regione, continua una straordinaria resistenza della Palestina e del sud del Libano all’aggressione e occupazione israeliana e statunitense nonostante le risorse limitate e i molti tradimenti. Nel mondo, il movimento di solidarietà con il popolo Palestinese e contro la politica statunitense e israeliana sta acquistando slancio. In Israele, questo slancio si può vedere nel crescente dissenso che permette di reclamare due eredità degli anni ’60: Matzpen, una organizzazione israelo-palestinese ed ebraica antisionista, e il Partito Mizrahi delle Pantere Nere. In Israele c’è anche un crescente rifiuto dei giovani ad accettare la leva obbligatoria nell’esercito.In seno ai governi e all’opinione pubblica negli USA e in Europa, i costi del sostegno incondizionato a Israele vengono sempre più messi in discussione. Israele e gli USA cercano nel sud globale nuovi alleati che si uniscano alle loro conquiste economiche e militari. Il crescente rapporto tra Israele e India è un tipico esempio di questo. Condividendo l’interesse al controllo politico e al guadagno dei pochi a spese dei molti, l’élite Indiana e di altri paesi del Medio Oriente e dell’Asia occidentale collude con i piani economici e militari dell’occidente nella regione.La propaganda della Guerra Globale al Terrore da parte dell’Occidente risuona dell'islamofobia che è richiesta e promossa dall’élite indiana e ha fornito la scusa per una dura repressione del dissenso da parte di vari regimi del Medio Oriente e del sud-ovest asiatico. Nonostante questo, stanno nascendo movimenti popolari che hanno alle spalle una ricca storia di lotte anticoloniali che sfidano e finiranno per sconfiggere questa alleanza. Insieme ai nostri alleati, vogliamo contribuire ad allargare quelle crepe, finché il muro non cada e Israele non resti isolata come era isolato il Sud Africa dell’apartheid. Ci impegniamo a portare avanti la battaglia contro quelle organizzazioni che pretendono di parlare per noi, e a sconfiggerle.


Ci impegniamo a: Dare la nostra solidarietà e a lavorare per la giustizia

Mettiamo i nostri cuori, menti e impegno politico a sostegno del variegato e dinamico movimento di resistenza del popolo Palestinese e della lotta alle ingiustizie di cui le nazioni in cui viviamo sono responsabili.

Sosteniamo senza riserve il Diritto al Ritorno dei Palestinesi.

Chiediamo l’abrogazione della razzista legge israeliana sul ritorno che privilegia i diritti di qualsiasi persona che venga ritenuta Ebrea dallo Stato di Israele a stabilirsi in Palestina escludendo così i Palestinesi e trasformandoli in rifugiati.Rispondiamo con tutto il cuore all’appello dei Palestinesi a sostenere il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni contro Israele.

Sosteniamo la richiesta di rilascio dei prigionieri politici palestinesi e di porre fine alla reclusione di leader politici palestinesi, donne, bambini e uomini, come metodo di controllo e terrore.

Non sta a noi decidere quale strada debba prendere il popolo Palestinese nella costruzione del proprio futuro. Non pretendiamo di sostituire la nostra voce alla sua. Le nostre strategie e azioni deriveranno dal nostro attivo contatto con coloro che sono impegnati nelle varie lotte di liberazione in Palestina e nella regione circostante. Sosterremo la loro lotta per la sopravvivenza, per difendere le proprie posizioni e per far progredire il loro movimento come meglio possono, secondo le loro modalità.Siamo a fianco dei vibranti movimenti di resistenza popolari del nostro tempo che difendono e hanno a cuore le vite di qualsiasi persona e dello stesso pianeta. Siamo a fianco dei movimenti guidati da coloro che più risentono delle conquiste, occupazioni, razzismo imperiali e del controllo e sfruttamento globale di popoli e risorse. Difendiamo la protezione del mondo della natura. Difendiamo i diritti delle popolazioni locali alla loro terra e sovranità. Difendiamo i diritti dei migranti e dei rifugiati a varcare liberamente e in tutta sicurezza i vari confini. Difendiamo i diritti dei lavoratori – inclusi i lavoratori immigrati fatti arrivare in Israele per sostituire sia la mano d’opera palestinese che quella Mizrahi – alla giustizia economica e all’autodeterminazione. Difendiamo i diritti di eguaglianza razziale e di identità culturale. Difendiamo i diritti di donne e bambini e di tutti i gruppi discriminati ad essere liberi dal giogo. E ci battiamo per il diritto universale di avere acqua, cibo, alloggio, istruzione, assistenza sanitaria e libertà dalla violenza -- le uniche basi sulle quali la società umana può sopravvivere e prosperare.Ci impegniamo a sostenere la giustizia in modo che le ferite si possano iniziare a cicatrizzare. C’è molto da sanare: le ferite inflitte dall’imposizione e dalla gestione del regime coloniale in Palestina e nella regione confinante; i traumi dell’oppressione europea degli Ebrei sfruttata dal progetto sionista; le paure e le privazioni sofferte in anni di spargimenti di sangue; le manipolazioni dellacultura e delle risorse utilizzate per sfruttare gli Ebrei Mizrahi e separarli dai Palestinesi; e i continui massacri, stupri e spoliazioni del popolo Palestinese.

La giustizia che vogliamo ottenere deve essere costruita da coloro che in tutta la Palestina, incluso Israele, e i rifugiati Palestinesi, la cui lotta per l’autodeterminazione può portare eguaglianza e libertà a quanti ci vivono e nelle terre circostanti.


Vi chiediamo di unirvi a noi.

Questi obiettivi richiedono la costruzione di un compatto movimento ebraico internazionale che sfidi il Sionismo e le sue pretese di parlare a nome di tutti gli Ebrei. Di fronte ad un avversario internazionale non basta lavorare a livello locale o nazionale. Dobbiamo trovare modi di lavorare insieme scavalcando confini, distanze, settori e lingue. C’è spazio per molte iniziative e organizzazioni, già esistenti e future, che lavorino in maniera indipendente e congiunta, collaborando e appoggiandosi l’un l’altra.

Siete contro il razzismo in tutte le sue forme? Allora vi chiediamo di unirvi a noi per mettere fine all’apartheid israeliano.

Riconoscete la sovranità e i diritti sul territorio delle popolazioni locali? Allora vi chiediamo di unirvi a noi per difendere la sovranità e i diritti sul territorio dei Palestinesi.

Ritenete che tutte le nostre vite dipendano dalla sostenibilità economica e ambientale?

Siete furiosi per il furto e la distruzione delle risorse mondiali? Allora vi chiediamo di unirvi a noi per fermare la distruzione dell’agricoltura e della terra palestinese da parte di Israele, il furto di terra e acqua e la distruzione di villaggi e coltivazioni.

Auspicate la fine delle interminabili guerre per il petrolio e il dominio militare degli USA e dei loro alleati?

Volete porre fine alle culture militarizzate, all’arruolamento dei nostri giovani e al saccheggio delle risorse che finanziano eserciti invece delle necessità della vita?

Allora vi chiediamo di unirvi a noi per smantellare un fattore critico della macchina da guerra globale.

Vi volete dissociare dalla pulizia etnica perpetrata da Israele in Palestina e dalla distruzione di storia, cultura e autogoverno?

Ritenete che non c’è pace senza giustizia?

Vi sentite furiosi e amareggiati per il fatto che l’olocausto contro gli Ebrei venga usato per perpetrare altre atrocità?

Allora vi chiediamo di unirvi a noi per porre fine al colonialismo sionista.

Per far sì che le persone di questo pianeta possano vivere in un mondo sicuro, giusto e in pace, bisogna mettere fine al progetto coloniale israeliano. Ci assumiamo con gioia questo dovere collettivo di minare un sistema di conquista e saccheggio che tormenta il nostro mondo da troppo tempo.

http://www.ijsn.net/atranslation/236/

domenica 1 marzo 2009

IL PROGETTO DEL CAPITALE PER LE CAMPAGNE


di Joao Pedro Stedile
pronunciato il 22 gennaio 2009, durante il XIII INCONTRO DEL MST

Più che celebrare i 25 anni è necessario che riflettiamo sulle nuove condizioni della lotta di classe molto diverse da quelle dei primi anni del MST.
E questo ci richiede un grado di conoscenza sempre maggiore, un grado di attenzione sempre più accurata nei confronti di tutte le azioni che il capitale sta facendo per controllare la natura e la produzione agricola. Ora non è più solo in disputa la terra come bene di lavoro.
Agli inizi della nostra storia c’era un documento della CNBB che parlava della terra come bene di lavoro come bene della natura, di Dio che non poteva essere una merce e dovevamo affrontare il padrone della terra, il latifondista, quello che aveva accaparrato questo bene della natura. Ora sono in disputa tutti i beni della natura: l’acqua, l’aria, l’ambiente, la produzione di input che si usano per produrre gli alimenti.
Ora la lotta è molto più complessa e il nostro compito qui stamattina è questo: cercare di elencare alcuni elementi che permettano ai compagni di approfondire il dibattito, studiando. Nella logica delladiscussione di questo incontro, ieri e stamattina noi abbiamo riflettuto sul “loro” progetto per poter cominciare ora a parlare del nostro progetto, su quali possono essere le alternative. Vorrei elencare, riassumere alcunielementi già apporsi ieri e oggi nelle parole del professor Umbelino per costruire una interpretazione teorica collettiva.
Dal momento in cui si è installato il capitalismo, questo è passato per varie fasi nel suo modo di produrre In ognuna di queste fasi ha avuto una grande influenza sulla produzione agricola. E questo è successo anche qui in Brasile.
1. Nel primo periodo del capitalismo commerciale, l’obiettivo era produrre materie prime. Ci hanno imposto la colonia per controllare il territorio e la forma del capitalismo commerciale che dominava la nostraagricoltura è stata la fazenda di piantagione, la grande fazenda del periodo coloniale, che combinava lavoro schiavo ed esportazione.
2. Durante il XX secolo il capitalismo divenne industriale. Alla produzione agricola fu imposto il modello tecnologico che obbligava l’agricoltura a dipendere dall’industria. I capitalisti guadagnavano più soldi nell’industria e quindi l’agricoltura aveva un ruolo subordinato nel produrre materia prime per l’agroindustria e fornire manodopera a buon mercato e allo stesso tempo tutti gli input erano prodotti dall’industria(fertilizzanti chimici, pesticidi, macchine ecc). In questo modello c’era una logica che permetteva l’esistenza e la riproduzione del contadino, ossia il contadino poteva avere la sua terra, lavorarla a suo modo, produrre isuoi beni di sussistenza e allo stesso tempo era integrato nell’industria, fornendo materie prime e la metà dei suoi figli che diventavano operai.Questo capitalismo ebbe interesse in alcuni paesi a realizzare la riforma agraria, ossia nella maggioranza dei paesi industrializzati del mondo è stata la borghesia industriale ad assumere l’iniziativa di dividere la terra del latifondo e darla al contadino perché il contadino si subordinasse all’industria, perché era molto più produttivo del latifondo arretrato. In certo modo, si è trattato di riforme agrarie pratiche che si produsseroall’interno di una alleanza non esplicita tra borghesia industriale e contadini.
3. Ora siamo in una nuova fase del capitalismo. Il capitalismo industriale classico è entrato in crisi, negli anni 70/90. Negli ultimi anni chi controlla l’economia è il capitale finanziario, che agisce sulla produzioneattraverso imprese che noi chiamiamo transnazionali o monopoliste. Questo mutamento della forma del capitale ha avuto conseguenze gravissime nella forma di organizzare la produzione agricola. Quali sono stati i movimenti che questo capitale finanziario mondializzato ha prodotto nell’agricoltura?
a) il primo movimento è che le banche, il capitale finanziario è venuto da fuori dell’agricoltura, portato dalle imprese e ha comprato azioni, ha gonfiato le imprese che agivano in campo agricolo e in questo modo è passato a controllare l’agricoltura e le grandi imprese transnazionali, la Monsanto e la Bunge per esempio che sono le più grandi. La Monsanto è nata negli USA cento anni fa, era una piccola impresa, nessuno ne aveva sentito parlare negli anni 70 o 80. Sono pochi anni che la conosciamo. La Bunge, la Cargill, perché sono apparse ora, da pochi anni a questa parte? Perché le banche hanno investito denaro in queste imprese e loro da un’ora all’altra si sono trasformate in mostri che hanno comprato altre imprese e hanno monopolizzato il controllo della produzione Quindi l’origine del capitale della Monsanto, della Cargill, della Bunge, della Syngenta ecc non è stata frutto di una accumulazione nella attività agricola ma ha origine nelle banche. Il capitale finanziario ha quindi permesso l’azione di grandi imprese perché passassero a controllare le merci prodotte in agricoltura
b) Il secondo movimento è legato al fatto che il capitalismo si è internazionalizzato, hanno dollarizzato l’economia del mondo. Tutti i prezzi delle merci agricole sono stati internazionalizzati. All’inizio del movimento, il prezzo del mais in cruzeiro era diverso nei vari luoghi. C’era un prezzo a Sarandi, uno a Chapecò, uno in Goias ecc.. Perché in quell’epoca del capitalismo industriale il prezzo del mais era determinato dal costo di produzione. Ora qual è il prezzo del mais? E’ lo stesso a Tokio, in Messico,in Turchia, Norvegia, perché chi fa i prezzi sono le borse delle merci controllate dalle imprese. Quindi abbiamo un prezzo unico per il mais in tutto il mondo, che permette loro di accumulare un enorme tasso di profitto in dappertutto. Prima del capitale finanziario gli stati nazionali potevano influire sull’agricoltura attraverso le politiche pubbliche agricole. Ora gli stati nazionali sono stati allontanati dalle politiche pubblicheagricole. E chi determina la politica per l’agricoltura sono i grandi organismi internazionali: FMI, BC, WTO ecc.. Di modo che eleggere o non eleggere presidenti della repubblica nei paesi periferici, poco muta perchéin realtà altri controllano la nostra agricoltura.
c) Terzo movimento. Questa agricoltura totalmente dipendente dagli input industriali e dalle imprese che controllano la produzione e il commercio è diventata totalmente dipendente dal credito bancario. Le banche pubbliche e private del Brasile prestano all’agrobusiness, ogni anno, 60 miliardi di reais perché producano da 80 a 100 miliardi. In realtà le banche non danno i soldi ai fazendeiros ma direttamente alle imprese multinazionali che forniscono concimi, pesticidi, semi e macchine. La differenza tra 60 e 80/100 si divide tra salari, tasse e rendita del fazendeiro. Anche il fazendeiro ignorante che si è alleato con le imprese capitaliste non si rende contro che la maggior parte del capitale prodotto va alle imprese transnazionali. Se si interrompe il credito bancario oggi, finisce l’agrobusiness perché il fazendeiro non ha capitale sufficiente per produrre e questo è stato il risultato del movimento del capitale finanziario.
Bene, quali sono i nuovi settori di espansione del capitale in area agricola? Le priorità del capitale da qui in avanti andranno in direzione essenzialmente di cinque aree.
§ Prima di tutto controlleranno le SEMENTI, perché il controllo delle sementi transgeniche è il modo di monopolizzare e controllare che cosa produrre. E visto che c’è una legge sui brevetti che permette di riscuotere royalties, la Monsanto, nel Rio Grande del Sud, raccoglie 80 milioni di dollari all’anno di royalties, senza produrre un pacco di semi. Nessun produttore compra la soia dalla Monsanto, ma questa soia transgenica quando arriva nei porti paga royalties alla Monsanto. Perché loro, ottenendo il brevetto, hanno dichiarato che tutta la soia transgenica è loro, non importa chi la produca. Lula ha liberalizzato il mais, il cotone. Chi ha visto il film sulla Monsanto ieri sera si è reso conto del potere della Monsanto.
§ Il secondo elemento è l’ACQUA. Vi siete resi conto che questo elemento è più caro di qualsiasi altro liquido? Era l’ultimo bene che non era merce. Molte grandi multinazionali stanno facendo investimenti perché vogliono controllare le acque, controllare le fonti, i laghi, i fiumi e il consumo. Per esempio la deviazione del Rio San Francisco non ha niente a che vedere con la sete del sertao. Ma l’acqua che è pubblica verrà privatizzata e pagata sia per il consumo famigliare che per quello agricolo. Viene fattaun’opera pubblica per privatizzare.
§ La terza area in cui il capitale sta avanzando è quella del controllo della BIODIVERSITA’. Che cos’è la biodiversità? Sono le migliaia di forme differenti di vita vegetale e animale che esistono in natura. Perchévogliono controllarla? Ogni essere vivente ha una mappa del DNA diversa. In queste mappe di ogni essere vivente si possono trovare risposte per lo sviluppo dell’agrobiologia, per sviluppare nuove forme di produzione di sementi più produttive. Tutte le grandi imprese vanno in Amazzonia, verso regioni ricche di biodiversità, verso il Pantanal, verso il Cerrado, per controllare differenti forme di vita, ricercarle e trasformarle in merce.All’epoca del capitalismo industriale la ricerca era controllata dallo stato, oggi dalle transnazionali. Se c’è un bravo scienziato all’Embrapa, la Monsanto lo compra. Ma la cosa peggiore sono gli accordi formali, cioè ilfatto che i laboratori pubblici vengono messi a servizio delle transnazionali e, comunque, siccome la genetica richiede molto denaro, i laboratori migliori non appartengono più agli stati.
§ Quarto obiettivo degli investimenti è il settore degli AGROCOMBUSTIBILI. Sapete che le fonti di energia fossile (carbone, petrolio, gas) hanno stoques limitati. Il capitalismo sta cercando di trasformare l’agricoltura in una fonte di energia. Al fondo tutta l’energia ha origine dal sole. Quando noi mangiamo, i nostri alimenti di origine vegetale o animale non sono altro che una mutazione dell’energia solare. Tutti noi esseri viventi ci muoviamo grazie all’ energia solare. Giustamente i popoli indigeni guardavano al sole come al vero Dio, ed è vero perché senza sole questo pianeta scompare. Cosa è quindi l’agrocombustibile? E la capacità dialcune piante (soia, canna ecc) di captare l’energia solare e trasformarla in zucchero o olio. Il capitale vuol trasformare l’agricoltura in una fonte di alimenti per le automobili.
§ L’ultimo fronte del capitale è la CELLULOSA.
Quindi questo è il piano del capitale. Quali sono le contraddizioni di questo modello del capitale nei confronti dell’agricoltura? Esistono contraddizioni. Cosa sono le contraddizioni? Sono forze contrarie, generate dallo stesso progetto, che possono portarlo alla distruzione, se noi abbiamo la capacità di sfruttare queste contraddizioni. Il ruolo dei movimenti sociali come il nostro è comprendere le contraddizioni per organizzare il popolo a superare questo modello.
PRIMA CONTRADDIZIONE. Un modello di produzione industriale in agricoltura che ha bisogno di 60 miliardi di reais ogni anno per essere finanziato, la cosiddetta agricoltura industriale (tutti gli input sono prodotti fuori) ha delle contraddizioni perché la maggior parte di questi input hanno come materia prima il petrolio o fonti minerarie esauribili di fertilizzanti. Pertanto, a medio termine, non c’è futuro perché il petrolio diminuirà e ne aumenterà il prezzo, il fosfato lo stesso ecc. Come può crescere un agricoltura che dipende da un input esauribile e sempre più scarso? Non è possibile, questa è la loro grande contraddizione.
SECONDA CONTRADDIZIONE. La grande fazenda chiamata agrobusiness, per avere un buon profitto, deve produrre con il sistema delle monoculture. Ma la monocultura distrugge tutte le altre forme di biodiversità presenti nella natura e per fare questo usa veleni di origine chimica (che provengono in parte dal petrolio). Questa agricoltura industriale funziona solo usando veleni e il veleno che non è biodegradabile distrugge i microorganismi del suolo, uccide l’acqua. Questo tipo di agricoltura si sostiene quindi producendo alimenti contaminati, e quindi a medio termine non può che far aumentare i problemi della salute pubblica e man mano le persone se ne rendono conto. E’ chiaro che nel medio periodo questo tipo di agricoltura non è sostenibile basandosi sulla produzione di alimenti contaminati.
TERZA CONTRADDIZIONE. La produzione di polli ecc. su larga scala si sostiene solo sulla base diuso di medicinali e di molti ormoni e chi consuma questi prodotti assume le sostanze che sono state utilizzate e questo sta producendo mutazioni negli esseri umani (per esempio ci sono bambine che hanno il mestruo prima) ecc.
QUARTA CONTRADDIZIONE. I prezzi dei prodotti agricoli non si basano più sulla teoria del valore,ossia sui costi di produzione, il prezzo delle commodities (tutti quei prodotti agricoli che possono essere uniformati in tutto il mondo) è deciso in borsa dai monopoli o dalla speculazione e questo a medio termine porta a delle serie conseguenze. Se il prezzo è svincolato dalla produzione e anche dagli stoques e aumenta molto e la gente non può più comprare, questo porta a un aumento della fame. Al tempo della rivoluzione verde, negli anni 60/70, quando aumentò molto la produttività in agricoltura a causa dei fertilizzanti chimici e dei pesticidi, 60 milioni di persone avevano fame; e la promessa allora del governo Kennedy e della rivoluzione verde era che l’agricoltura industriale avrebbe eliminato la fame. 40 anni dopo, con questo nuovo modello, le persone che hanno fame sono 880 milioni. Questo è un dato FAO dell’anno scorso (l’anno precedente erano 800 milioni, quindi in un solo anno, di speculazione in borsa con la crescita del prezzo della soia e del mais, 80 milioni di persone sono entrate nell’ambito del gruppo che soffre la fame). La maggioranza dei paesi più poveri ha perso la sovranità sulla produzione di alimenti, a causa delle transnazionali. Oggi ci sono 75 paesi nel mondo che non riescono a produrre ciò che serve al loro popolo.Non è per ragioni climatiche. Il nostro amato Venezuela, che è un paese ricco di petrolio, il paese più ricco dell’America Latina, importa il 75% di quel che mangia. Per colpa di chi? Della Monsanto, della Bunge, dellemultinazionali. Quando Chavez è andato al potere importava il 95%. Chavez è disperato e ha chiesto il nostro aiuto, ma fino ad ora è riuscito ad abbassare le importazioni solo al 75%. Il Paraguay, che ha le terre più fertili del mondo, che è in mezzo a due grandi fiumi, importa il 60% di ciò che mangia.
QUINTA CONTRADDIZIONE. La monocultura non ha bisogno di manodopera nelle campagne, la espellequindi è contro l’occupazione. E’ una contraddizione, dobbiamo approfittare dell’aumento della disoccupazione per denunciare l’agrobusiness come una delle cause della disoccupazione. Come dice Via Campesina, l’agricoltura industriale è in realtà una agricoltura senza agricoltori. Non ha bisogno di agricoltori, l’agrobusiness è una delle cause della disoccupazione.
SESTA CONTRADDIZIONE. Il modello industriale dell’agricoltura produce squilibri nell’ambiente. La monocultura distrugge le altre forme di vita, cioè la biodiversità. Perché l’equilibrio deriva dalla convivenza per milioni di anni di varie specie animali e vegetali che sono collegate tra loro. Quando si impone la monocultura si altera il clima. Il riscaldamento globale non è uno scherzo.Dalle grandi fazende in cui c’è solo bestiame, si possono rilevare le emissioni di butanolo dai satelliti, che viene dagli escrementi delle vacche. Gli stessi problemi sono causati dalla produzione intensiva disuini. Anche lì c’è emissione di gas che inquina l’ambiente. L’agricoltura industriale non ha la possibilità di convivere con l’ambiente e genera sempre più contraddizioni sulle quali noi dobbiamo lavorare.
SETTIMA CONTRADDIZIONE. Le imprese transnazionali controllano le sementi transgeniche. All’iniziodicevano che c’era una riduzione di costi perché invece di applicare tre tipi di erbicidi se ne poteva applicare solo uno, il loro, il Rondoup. La maggioranza degli agricoltori ci ha creduto, perché era così. Ma avremmopotuto sostituire i veleni con la policoltura. Cosa sta succedendo oggi con i semi transgenici? Che stanno nascendo parassiti resistenti. Compaiono piaghe che i veleni non uccidono più. Quindi non servono più i semi transgenici e questa è una contraddizione che noi dobbiamo utilizzare. Molti agricoltori del Mato Grosso e del Goias hanno già abbandonato i semi transgenici. Nel Paranà ci sono molti studi (per esempio della Ibrapa) che hanno dimostrato che non c’è più differenza di produttività tra sementi transgeniche e sementi convenzionali. E negli Stati Uniti è stato dimostrato che la produttività media della soia transgenica diminuisce di anno in anno.
OTTAVA CONTRADDIZIONE. L’altra contraddizione che questa forma di agricoltura sta producendo è chein alcune aree dedicate all’etanolo, agli agrocombustibili, e alla cellulosa le imprese , per garantire il loro investimento che è alto, stanno comprando terre. Secondo una ricerca realizzata dalla Folha di Sao Paulo, che è portavoce della borghesia brasiliana, negli ultimi 5 anni più di 20 milioni di ettari sono stati comprati dal capitale straniero e questa è una contraddizione sulla quale il MST/Via Campesina si può trovare vicino asettori lontani ideologicamente da noi ma che difendono interessi nazionalisti. Possiamo provocare questi settori. Volete aiutarci a difendere il Brasile o no? Quindi è una contraddizione importante della quale noi dobbiamo approfittare. Qui nel Rio Grande del Sud, per esempio, con le grandi imprese produttrici di cellulosa che utilizzano 300.000 ettari dello stato.


IL DISCORSO DI JOAO PEDRO STEDILE DEL GIORNO 24 GENNAIO, GIORNATA CONCLUSIVA DELLE CELEBRAZIONI, ALLA PRESENZA DI POLITICI, SINDACALISTI, INTELLETTUALI BRASILIANI E STRANIERI ALLA PAGINA http://www.mst.org.br/mst/pagina.php?cd=6310

BOICOTTA TURCHIA

Viva EZLN

Questo video è una libera interpretazione che vuole mettere in risalto l'importanza del Caffè Rebelde Zapatista, come principale fonte di sostentamento delle comunità indigene zapatiste e come bevanda prelibata, degustata da secoli in tutto il mondo. I suoni e i rumori che accompagnano l'osservatore in questa proiezione, sono stati scelti con l'intenzione di coinvolgervi completamente nell'esperienza visiva e trasportarvi direttamente all'interno della folta vegetazione che contraddistingue tutto il territorio del Chiapas, dove viene coltivato questo caffè.

La lucha sigue!