venerdì 6 aprile 2012

Bahrain - Repressione in pole position


La monarchia non pensa ad altro che al big event, il GP di Formula Uno tra due settimane. Nel frattempo la repressione delle proteste popolari continua e rischia di morire in carcere l'attivista dei diritti umani Abdelhadi al Khawaja.
 
di Michele Giorgio

I tabelloni pubblicitari elettronici nelle strade di Manama fanno il conto alla rovescia. «Meno 18 giorni… meno 17 giorni». Si riferiscono al big event, il Gran Premio di Formula Uno di fine aprile, fiore all’occhiello della monarchia assoluta (sunnita) di Hamad bin Isa al Khalifa.
Gran parte della popolazione fa un altro conto alla rovescia, ben più drammatico, e sgomenta si domanda quanti giorni di vita ha ancora Abdelhadi al Khawaja, il fondatore del Gulf Centre for Human Rights, condannato all’ergastolo «per aver complottato contro la monarchia», giunto al 58esimo giorno di sciopero della fame. Le sue condizioni sono critiche eppure è intenzionato a continuare la sua battaglia anche, fa sapere, a costo della vita.

Nessuna intenzione di liberarlo
«Il suo avvocato mi ha detto che è molto debole – riferisce Reem Khalifa, opinionista del quotidiano indipendente al Wasat e attivista dei diritti umani – il lungo digiuno rischia di danneggiare irreparabilmente alcuni organi vitali». Le autorità, consapevoli che al Khawaja potrebbe entrare in coma, lo hanno trasferito nella clinica del ministero dell’interno. Ma continuano a tacere e, più di tutto, non mostrano alcuna intenzione di liberare il prigioniero di coscienza. «Mio padre vuole la libertà, non ha commesso alcun crimine, ha solo denunciato la negazione di diritti fondamentali. Ci ripete che è meglio la morte che rimanere vivo in carcere», spiega da parte sua Maryam al Khawaja, la figlia dell’attivista bahranita.

giovedì 5 aprile 2012

Tunisia - Episodici focolai d'instabilità. Quelli che contano.

Tunisidi Carlotta Macera

Ieri (2 aprile) il presidente Marzouki ha annunciato il prolungamento dello stato di emergenza di un mese, fino al 30 aprile, a causa di "episodici focolai d' instabilità" che minano la "coesione sociale" del paese e l'agenzia di stampa tunisina TAP comunica che è stato approvato il piano economico che passerà ora al vaglio della Costituente. Per molti osservatori esterni si tratta della vera prova della riuscita di questo governo guidato dal partito di ispirazione islamica Ennahda.
Ma quali sono questi episodici focolai d'instabilità? Non c'è bisogno di andare troppo indietro nel tempo, né di cercare notizie nascoste nei trafiletti dei giornali, basta vivere la quotidianità della Tunisia, i suoi controversi e complessi avvenimenti, respirare la tensione di ogni manifestazione o sit-in a cui si partecipa, avere la certezza di ricevere gli insulti e le minacce di un salafista, di dover scappare dal manganello della polizia e di essere ignorati da parte delle istituzioni per capire che si tratta di una rivoluzione un po' “maccheronica” o, come la definisce S.El-Ayoubi in un articolo sul blog Naawat, la “rivoluzione delle forchette”.

BOICOTTA TURCHIA

Viva EZLN

Questo video è una libera interpretazione che vuole mettere in risalto l'importanza del Caffè Rebelde Zapatista, come principale fonte di sostentamento delle comunità indigene zapatiste e come bevanda prelibata, degustata da secoli in tutto il mondo. I suoni e i rumori che accompagnano l'osservatore in questa proiezione, sono stati scelti con l'intenzione di coinvolgervi completamente nell'esperienza visiva e trasportarvi direttamente all'interno della folta vegetazione che contraddistingue tutto il territorio del Chiapas, dove viene coltivato questo caffè.

La lucha sigue!