giovedì 16 maggio 2019

Messico - La morte interminabile

di Luis Hernández Navarro
Tra il 2 e il 4 maggio sono stati assassinati tre attivisti indigeni. Il primo era Telésforo Santiago Enríquez, zapoteco di San Agustín Loxicha. Gli altri due, José Lucio Bartolo Faustino e Modesto Verales Sebastián, erano nahua di Guerrero. Sono gli ultimi di un macabro corollario di corpi senza vita di decine di attivisti sociali poveri, ambientalisti, educatori popolari e comunicatori legati a radio comunitarie.
Telésforo Santiago era maestro in pensione. Faceva parte della Coalizione dei Maestri e Promotori Indigeni di Oaxaca (Cmpio), un’associazione esemplare di insegnanti indigeni, in maggioranza di livello prescolare e primaria, che lavora nell’applicazione di progetti di formazione docente e programmi bilingue. Apparteneva alla delegazione sindacale D-I-211, della sezione 22 del Coordinamento Nazionale dei Lavoratori dell’Educazione (CNTE). Era Supervisore del Piano Pilota Miahuatlán. Dal 1987 sono stati assassinati otto professori della Cmpio.
Telésforo è stato un perseguitato politico del governatore Diódoro Carrasco. La regione dei Loxicha ha subito pesanti repressioni tra il 1996 e 1997. Più di 150 abitanti erano stati arrestati (molti torturati) accusati di appartenere all’EPR.
Il maestro Santiago Enríquez ha vissuto per qualche mese negli Stati Uniti. Probabilmente è lì che ha familiarizzato con le radio comunitarie. Nel suo paese natale San Agustín Loxicha ne aveva fondato una, Estéreo Cafetal La Voz Zapoteca, da cui si trasmettevano musiche della regione, canzoni di protesta, il ¡Venceremos! della Unidad Popular, o Celso Piña che interpretava Macondo, mentre parlava della devastazione ambientale, della politica energetica, della gastronomia locale, della difesa della terra e della lingua e del movimento magistrale. Competeva con un’altra stazione radio, La Tejonera, che trasmetteva musica arrecha della Costa e narcocorridos.
Nel 2008 gli abitanti di Loxicha sono riusciti a nominare le proprie autorità secondo i propri usi e costumi. Il 5 aprile 2016 a San Pedro Pochutla è stato ucciso il professor Baldomero Enríquez Santiago, ex prigioniero politico, attivista e candidato comunale. E, a novembre del 2017, la squadra alla quale apparteneva Telésforo ha vinto le elezioni comunali contro il cacicazgo di Óscar Valencia Ramírez, signore di forca e coltello.
Il maestro Telésforo avrebbe fatto parte del consiglio comunale che si eleggerà a San Agustín tra settembre e novembre prossimi. Lo scorso 2 maggio è stato ucciso con colpi d’arma da fuoco in faccia e nel collo. È uno dei tre professori assassinati in meno di 60 giorni nel distretto di Miahutlán.
Due giorni dopo, a Chilapa, Guerrero, a 775 chilometri da dove hanno ucciso Telésforo, hanno tolto la vita a José Lucio Bartolo Faustino e Modesto Verales Sebastián, promotori del Consiglio Indigeno e Popolare di Guerrero Emiliano Zapata (Cipog-EZ). I due erano difensori dei loro territori e cultura, e costruttori dell’autonomia nelle proprie comunità. Nel Congresso Nazionale Indigeno (CNI) avevano partecipato alla formazione del Consiglio Indigeno di Governo (CIG) ed avevano coordinato la raccolta firme per Marichuy nella loro regione.
Il giorno del loro omicidio avevano partecipato ad una riunione a Chilpancingo, allo scopo di coordinare le mobilitazioni per chiedere ai diversi enti statali e federali la soluzione alle loro istanze sociali e politiche. Sulla strada di ritorno alla loro comunità sono stati intercettati da gruppi armati che li hanno inseguiti ed assassinati a Chilapa.
La Cipog-EZ si oppone ai gruppi narco-paramilitari Los Ardillos e Los Rojos che, con l’appoggio di autorità governative, poliziotti ed Esercito, fanno pressioni sulle comunità perché seminino mais rosso, come nella regione si chiama il papavero. Benché da anni denuncino queste vessazioni, le autorità fanno orecchie da mercante.
La Cipog-EZ è stata fondato nel 2008, molto vicina al Coordinamento Regionale delle Autorità Comunitarie dei Popoli Fondatori del Sistema Comunitario di Sicurezza e Giustizia. Le sue origini risalgono alla lotta dei popoli na savi, me’pháá, nahua e ñamnkué, che dal 1992 lottano per il diritto all’autonomia ed alla libera determinazione ed hanno creato il Consiglio Guerrerense 500 anni di Resistenza.
La Cipog-EZ promuove Radio Zapata 94.1 FM, spazio di riflessione in lingue indigene che trasmette musica della regione. Promuove inoltre la creazione di centri di conoscenza per la formazione politica, tecnica e culturale di promotori che fomentino il pensiero comunitario. Vuole essere un facilitatore dell’organizzazione e l’esercizio del diritto collettivo.
I centri di conoscenza sono una proposta educativa per risolvere collettivamente e in forma autogestita le loro istanze e necessità: sicurezza e giustizia, difesa del territorio, alimentazione, produzione e mercato interno, informazione, educazione e salute comunitaria. Per riscattare la loro cultura, la loro memoria e l’esperienza delle proprie comunità.
Purtroppo, questi crimini contro attivisti indigeni non sono gli unici commessi negli ultimi mesi nel paese. A Morelos è ancora oscuro l’omicidio dell’ambientalista e radiofonico Samir Flores. E, a Oaxaca, non ci sono progressi nei casi dei cinque omicidi contro integranti della Codedi e nelle tre esecuzioni di membri della Oidho, Ucio-EZ e Apiidtt.

Traduzione “Maribel” – Bergamo

martedì 14 maggio 2019

Brasile - Terrore a Rio de Janeiro: la polizia uccide nelle favelas



La megalopoli del Brasile diventa più pericolosa che mai per la sua stessa popolazione. Ma a far salire il numero di omicidi sono le stesse forze dell'ordine, spronate dal governatore Wilson Witzel - seguace della prima ora del presidente Bolsonaro - che dà loro una sostanziale licenza d'uccidere nelle favelas in nome di una supposta lotta alla criminalità

di Luigi Spera 

L’azione di tiratori scelti impiegati per abbattere sommariamente “sospetti” criminali nelle favelas è passata in pochissimi mesi da urlato slogan elettorale a realtà di terrore per decine di comunità della città di Rio de Janeiro. Il volo radente degli elicotteri da guerra della polizia con mitragliate nel mucchio in direzione di abitazioni e vicoli delle favelas è una scena ricorrente per centinaia di migliaia di cittadini delle aree carenti dello stato di Rio.

Sono gli effetti della deriva autoritaria e militarista imposta alle forze dell’ordine da parte del nuovo governatore dello Stato di Rio de Janeiro, Wilson Witzel.


Rio de Janeiro: record di omicidi della polizia nelle favelas
Wilson Witzel (sinistra) con il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro (via Flickr)
Il primo trimestre del 2019, il primo al potere del nuovo governatore carioca, sostenitore della prima ora del presidente Jair Bolsonaro e ora suo promesso concorrente nella corsa presidenziale del 2022, segna il record assoluto di assassinii commessi dalla polizia: 434. 
In crescita del 17,9 per cento rispetto al 2018. Mai se ne sono registrati tanti dall’inizio della serie storica nel 1998, anno nel quale gli «omicidi conseguenti a intervento della polizia» nel trimestre furono 73. 
E la lista si allunga quotidianamente.

Solo nel fine settimana tra venerdì 3 e lunedì 6 maggio sono state uccise 13 persone: otto nel corso di un intervento della polizia con l’uso di elicotteri nella favela di Maré, quattro nella favela di Borel. Le due più sanguinose stragi dopo quella registrata all’inizio dello scorso febbraio nella favela di Fallet-Fogueteiro, terminata con un bilancio di 13 morti.
In un’intervista di poche settimane prima, il governatore, commentando i crescenti indici di violenza della polizia, aveva affermato di avere «zero preoccupazioni» rispetto all’inquietante aumento degli esiti fatali delle azioni delle forze dell’ordine. 

E sottolineando: «Mi fido della polizia», rivendicando quindi la scelta di aver dato maggiori poteri discrezionali ai vertici militari.

«Quando ho soppresso la Segreteria di Pubblica Sicurezza, l’obiettivo era esattamente quello di dare alla polizia maggiore protagonismo e il potere decisionale».

La guerra al crimine di Witzel: Rio ora è più pericolosa
La novità della politica di «guerra al traffico di droga» basata sulla violenza sommaria e caratterizzata dalla mancanza di indagini, è la sovraesposizione mediatica del governatore. Wilson Witzel non si nasconde, non smentisce. Non temendo ripercussioni o conseguenze per la sua condotta politica e personale, il governatore non ha esitato, per esempio, ad ammettere in pubblico di stare impiegando tiratori scelti contro i trafficanti in maniera arbitraria e segreta, pur trattandosi di un impiego illegale.

Più volte si è fatto riprendere mentre prende parte ad azioni goliardiche militaresche, esercitazioni e azioni violente della polizia. L’ultima in ordine di tempo lo scorso 4 maggio, quando Witzel ha condotto sul campo di un’operazione contro il traffico di droga in una favela di Angra dos Reis in diretta social. Nel video pubblicato su Twitter il governatore è ritratto mentre sorvolando in un elicottero blindato della polizia una comunità annuncia un blitz per «finirla con la criminalità» ad Angra dos Reis.

Governatore di Rio de Janeiro denunciato per violazione dei diritti umani
Dopo cinque mesi di interventi di questo genere, la commissione diritti umani dell’Assemblea legislativa dello stato di Rio de Janeiro (Alerj) ha denunciato il governatore Wilson Witzel all’Onu e all’Organizzazione degli stati americani (Osa) per la sua politica di pubblica sicurezza ascrivibile, secondo la commissione, ai reati di «tortura, crimini contro l’umanità e imposizione arbitraria di pena di morte».

Nella sua relazione, la deputata Renata Sousa del Partito socialismo e libertà (Psol) definisce la politica di Witzel «genocida». «I discorsi del governatore non sono solo controversi, sono irresponsabili. Witzel non si presenta come uno statista, un mediatore di conflitti. Le sue dichiarazioni mostrano che non esiste una politica pubblica a Rio per ridurre gli omicidi. Promuove il contrario».

Favelas a Rio de Janeiro – Foto: a l o b o s (via Flickr)
Accanto ai legislatori dell’assemblea di Rio, si sono schierati anche nove deputati federali, che hanno firmato una dichiarazione durissima contro «la politica omicida che è stata messa in pratica nello stato e divulgata con fervore nelle reti sociali del governatore. Le persone coinvolte in reati devono essere processate e punite in conformità con le leggi dello stato brasiliano. Il governatore di Rio non può, arbitrariamente, istituire la pena di morte, in diretto disprezzo della Costituzione brasiliana, o mettere in pericolo la vita dei residenti delle comunità. La politica adottata da Witzel è incostituzionale, è un crimine contro l’umanità e viola i trattati internazionali firmati dal Brasile, tra i quali la Convenzione di Ginevra e lo Statuto di Roma (istitutivo del Tribunale Penale Internazionale). Questa politica banalizza la violenza e ufficializza la barbarie in uno stato che già vive con un aumento allarmante delle morti derivanti dall’azione della polizia».

Se le accuse fossero accettate, il Brasile potrebbe rispondere delle morti nei tribunali internazionali. Le denunce chiedono infatti all’Onu di raccomandare formalmente allo stato brasiliano di ridurre la mortalità nelle azioni di polizia e di valutare la condotta di Witzel, che incoraggerebbe la condotta degli agenti di sicurezza.

Di fronte all’ondata di polemiche, il governatore si è difeso affermando: «In linea di principio, chiunque sia stato ucciso aveva un fucile a pompa e ha sparato alla polizia». 

Tuttavia, non ci sono prove che questo sia vero e, al contrario le denunce di familiari e vittime della polizia raccontano un’altra verità.

Cecchini contro la popolazione delle favelas: è un «crimine contro l’umanità»
Uno dei capitoli più controversi dell’attuale situazione della pubblica sicurezza di Witzel è l’utilizzo di tiratori scelti per abbattere presunti criminali nelle favelas. Dopo averlo annunciato e proposto, ipotizzando una modifica legislativa, il governatore ha disposto l’impiego degli snipers (cecchini) in maniera arbitraria e in aperta violazione della legge. Le prime morti sospette risalgono allo scorso settembre, quando alcune persone sono state colpite in momenti di assenza di conflitto tra polizia e trafficanti di droga in favela, centrate con colpi singoli di arma da fuoco. Proiettili arrivati dal nulla, apparentemente da lunga distanza e senza essere accompagnati da alcun rumore o da presenza inusuale di polizia.

La prima volta che i residenti hanno usato apertamente la parola “cecchino” è stato tuttavia in occasione della morte di Rômulo Oliveira da Silva, 37 anni, ucciso il 29 gennaio del 2018 mentre rientrava a casa da alcune commissioni nella favela di Manguinhos. Secondo l’autopsia l’uomo è stato centrato al cuore da una singola pallottola arrivata dall’alto.
Lo stesso giorno, poche ore prima, un giovane muratore di 22 anni era stato ammazzato da una pallottola che lo aveva colpito alla schiena mentre comprava acqua di cocco per il figlio di 3 mesi. 

«Il colpo è arrivato dalla torre della cittadella della polizia», aveva affermato senza esitazioni la vittima. Da mesi, infatti, i residenti hanno identificato il luogo dove si appostano i “cecchini di stato”: una torre bianca nella cittadella della polizia civile dello stato di Rio, a 250 metri dalla favela di Manguinhos.

Simulazione del gruppo d’intervento tattico nella metro di Rio de Janeiro (via Wikipedia)
Denunce politiche e magistratura: la reazione delle istituzioni in Brasile

Secondo un’indagine del Nucleo diritti umani dell’ufficio di difesa pubblica dello stato di Rio e della federazione, gli spari arrivano dal deposito prove della cittadella della polizia. «Sul muro ci sono delle feritoie usate dai poliziotti per sparare», affermano. I testimoni sentiti mettono in relazione le uccisioni sospette con la campagna elettorale, quando l’allora candidato, poi eletto governatore, Wilson Witzel, annunciò per la prima volta l’uso di cecchini: «La cosa più giusta è uccidere i banditi che usano armi. La polizia farà la cosa giusta: mirare alla testa e fare fuoco».

Il totale senso di impunità del governatore lo ha spinto ad ammettere come normale la misura che la deputata Renata Sousa, in una denuncia alla procura della repubblica, ha definito crimine contro l’umanità.

«I cecchini sono usati in assoluta segretezza. Li stiamo impiegando ma senza divulgarlo. Chi valuta se sparare alla testa o qualsiasi altra parte del corpo è l’ufficiale di polizia. Il protocollo è chiaro: se qualcuno usa con il fucile, deve essere immediatamente neutralizzato in modo letale». Tuttavia, nella mancanza di divulgazione non è possibile verificare chi viene ucciso dai cecchini e perché.

Subito dopo l’intervista, lo scorso 1° aprile, la deputata dello stato di Rio de Janeiro, Renata Souza, ha inviato alla procura dello stato e a quella federale una richiesta chiedendo maggiori indagini sul modo nel quale i tiratori scelti sono impiegati dalle azioni della polizia di Rio de Janeiro, quando sono stati impiegati, quante volte, in quali operazioni e quanti morti hanno già causato.

I magistrati del pool di sicurezza pubblica (Gaesp) della procura di Rio (Mprj), hanno inoltrato una richiesta di informazioni al governatore Witzel e ai segretari della polizia civile, Marcus Vinícius Braga, e della polizia militare, Rogério Figueiredo Lacerda. Al momento nessuna informazione è stata recapitata alla giustizia.

tratto da Osservatorio Diritti

giovedì 9 maggio 2019

Turchia - Intervista a Evren Cevik dell'HDP

"Se Erdogan non rispetta le elezioni rischio caos anche per Ue”


Riportiamo l'intervista fatta da Futura D'aprile per conto di TPI a Evren Cevik, membro della Commissione Affari esteri del partito filo-curdo HDP

Il 6 maggio la Commissione elettorale suprema della Turchia (Ysk) ha annullato le elezioni amministrative di Istanbul: a vincere era stato il candidato dell’opposizione, che aveva così sottratto al partito del presidente Recep Tayyip Erdogan una delle metropoli più importanti del paese.

Una vittoria che il capo di Stato non aveva mai accettato e contro cui si era immediatamente appellato, fino a riuscire ad ottenerne l’annullamento, tra le proteste dell’opposizione.

In molti avevano letto la vittoria di Ekrem Imamoglu come un cambiamento significativo della realtà politica del paese e uno schiaffo all’autoritarismo imposto dal presidente turco, ma le speranze sono state presto disattese.

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Evren Cevik, membro della Commissione Affari esteri del partito filo-curdo HDP commenta l’annullamento delle elezioni e spiega come la popolazione ha reagito alla decisione della Commissione elettorale.

L’HDP aveva invitato i suoi elettori ad appoggiare i candidati del CHP (partito di ispirazione kemalista) nelle maggiori città del paese per aumentare le speranze di sconfiggere i rappresentanti del partito del presidente.
Cosa pensa della decisione della Commissione elettorale?


Prima di parlare di Istanbul, è bene analizzare il contesto generale. Le elezioni amministrative sono state molto complesse: il Governo ha fatto di tutto per interferire sui risultati, soprattutto nel territorio curdo dove ha persino inviato le forze di polizia a controllare i seggi, così da incutere timore negli elettori.

Per quanto riguarda Istanbul, Erdogan ha perso il controllo della città (e di altri importanti centri del paese) anche grazie al voto dei curdi, che hanno dimostrato di essere determinanti nei risultati delle elezioni. Se avessimo deciso di sostenere il candidato dell’AKP del presidente, questo avrebbe vinto.

Ma noi siamo dalla parte di Imamoglu, lo abbiamo aiutato ad essere eletto sindaco di Istanbul ed è per questo che adesso Erdogan ci odia ancora più di prima.

Il presidente però è riuscito a far annullare le elezioni grazie all’aiuto della Commissione elettorale.

Stiamo parlando di un organo che dovrebbe essere indipendente per legge, ma che in realtà ha legami diretti con Erdogan e il suo partito, come dimostrano gli ultimi avvenimenti.

Anche noi di HDP abbiamo presentato dei ricorsi alla Commissione elettorale dopo le elezioni, ma nessuna delle nostre richieste è stata accolta. Ma che i commissari non fossero indipendenti lo sapevamo già, lo abbiamo visto anche in occasione del referendum costituzionale: i voti sono stati manipolati, ma la Commissione ha accettato i risultati.

I cittadini non hanno più fiducia nei commissari e se non faranno niente per evitare che le prossime elezioni vengano manipolate si rischia il caos: ai cittadini non resterebbe che scendere in strada a manifestare e l’instabilità nel paese sarebbe un problema anche per l’Europa e il Medio Oriente.

Ci sono state proteste a Istanbul contro l’annullamento delle elezioni?

Sì, le persone sono scese nelle strade a protestare quando le elezioni sono state annullate. Stiamo assistendo ad una vera e propria polarizzazione della società tra chi è contro Erdogan e chi lo sostiene. Soprattutto i giovani stanno manifestando contro il presidente e le repressione che mette in campo contro chi gli si oppone.

Cosa farete adesso?

lunedì 6 maggio 2019

Messico - Comunicato del Congresso Nazionale Indigeno-Consiglio Indigeno di Governo e dell'EZLN














COMUNICATO DEL CNI-CIG E DELL’EZLN SUL VILE SEQUESTRO E SULL’UCCISIONE DEI COMPAGNI DEL CONSIGLIO INDIGENO E POPOLARE DI GUERRERO – EMILIANO ZAPATA. 


Il Congresso Nazionale Indigeno, il Consiglio Indigeno di Governo e l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, con dolore e indignazione, condannano il sequestro e l’uccisione del compagno consigliere nahua del Consiglio Indigeno di Governo José Lucio Bartolo Faustino e del delegato del Congresso Nazionale Indigeno Modesto Verales Sebastián, rispettivamente delle comunità indigene nahua di Xicotlán e Buenavista, entrambi promotori del Consiglio Indigeno e Popolare di Guerrero-Emiliano Zapata, organizzazione membro del CNI-CIG. 

Si tratta di un crimine commesso per mano di gruppi marco-paramilitari che operano nel municipio di Chilapa de Álvarez e che dispongono della protezione sfacciata dell’Esercito Federale Messicano, delle polizie statali e municipali.

Ieri, 4 maggio, verso le 15.00, i nostri compagni hanno partecipato a una riunione con altri membri del CIPOG- EZ nella città di Chilpancingo, Guerrero.

Sulla strada di ritorno alle loro comunità sono stati sequestrati e assassinati da gruppi marco-paramilitari che operano nella regione con la complicità e la protezione dei tre livelli di mal governo, che con disprezzo e menzogne fingono di rispondere alle richieste di sicurezza e di giustizia delle comunità indigene che resistono e hanno denunciato ripetutamente al governo federale l’impunità con cui il criminale Celso Ortega alimenta la violenza nelle comunità. 

È importante segnalare che i nostri compagni uccisi e le loro comunità organizzano da anni la propria Polizia Comunitaria per resistere alla violenza, all’estorsione e all’imposizione della semina di papavero da parte dei gruppi criminali,  Los Ardillos e Los Rojos, che controllano le presidenze municipali della regione, con la complicità dell’Esercito Messicano e delle Polizie statali e municipali riuscendo persino ad imporre uno dei loro leadercome presidente del Congresso dello stato di Guerrero.

Per questo vile crimine responsabilizziamo i tre livelli di mal governo, per essere complici della repressione nei confronti dell’organizzazione dei popoli in difesa dei propri territori; li responsabilizziamo anche per la sicurezza e la salvaguardia dei nostri fratelli del CIPOG-EZ.

Ai familiari e ai compagni di José Lucio Bartolo Faustino e di Modesto Verales Sebastián mandiamo l’abbraccio solidale del Congresso Nazionale Indigeno-Consiglio Indigeno di Governo e dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, come pure la nostra convinzione nel perseguire la via dell’autonomia e della dignità che loro, i nostri compagni che oggi vengono a mancare, ci indicano con la loro luce e il loro esempio.

Denunciamo l’incrementare della repressione neoliberista contro i popoli, le nazioni e le tribù originarie che si oppongono ai progetti di morte nello stato di Guerrero e in tutto il Messico, denunciamo la violenza di cui si servono per imporli, per reprimere, sequestrare, far sparire e ammazzare chi di noi decide di seminare un mondo nuovo a partire dalle nostre geografie indigene.

Chiediamo verità e giustizia per i nostri compagni.

In fede

Maggio 2019

Per la Ricostituzione Integrale dei Nostri Popoli
Mai più un Messico senza di Noi

Congresso Nazionale Indigeno

Consiglio Indigeno di Governo

Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Traduzione a cura di 20ZLN

Europa - A fianco degli zapatisti


Después de volver de la celebración del 25 aniversario del inicio de la guerra contra el olvido y el Encuentro Internacional de Redes de Resistencia y Rebeldías y de apoyo al CIG celebrado en Chiapas, volvimos a ver la urgente necesidad de organizarnos y actuar aquí, en la Europa de abajo y a la izquierda.

Es por ello que la Red Europa Zapatista nos convocamos los 30 y 31 de marzo para seguir tejiendo las redes de rebeldía y resistencia.

Como ya definieron las compas en La Sexta "el capitalismo de la globalización neoliberal se basa en la explotación, el despojo, el desprecio y la represión a los que no se dejan. O sea, igual que antes, pero ahora globalizado, mundial". Luchamos por un mundo sin fronteras, contra el capitalismo y el patriarcado.

Nos hemos organizado para trabajar en los siguientes frentes: Bricos, Acciones, Salud, Comunicación, Megaproyectos y Presas.

Desde aquí, podemos ver y decir que aún necesitamos organizarnos, compartir nuestras experiencias y actuar mejor. Y para comenzar, nos CONCENTRAMOS el sábado 30 de marzo de 2019, Madrid, Estado Español frente a la Embajada de México.


¡¡Ante el llamado de solidaridad de las y los zapatistas les decimos hoy que NO ESTÁN SOLAS!!
Hemos venido desde nuestros territorios, trayendo la voz de nuestras luchas y nuestras organizaciones, a acompañar la lucha por la vida y  desde aquí, denunciamos que la autodenominada "Cuarta Transformación" del nuevo gobierno inició en 1982 con la llegada de Miguel de la Madrid y su proyecto de privatizaciones, se profundizó  con Carlos Salinas de Gortari y la firma del Tratado Libre Comercio de América del Norte. Siguió su guerra de conquista con Ernesto Zedillo, Vicente Fox, Felipe Calderón y Enrique Peña Nieto; y ahora continúa con el proyecto transexenal.

El gobierno neoliberal que encabeza Andrés Manuel López Obrador tiene la vista puesta en los territorios de los pueblos originarios, donde con el Instituto Nacional de Pueblos Indígenas se tiende una red de cooptación y desorganización que abre el camino a una guerra que tiene nombre industrial, echa de proyectos y violencias que con el crimen organizado, expanden una oscura telaraña en los pueblos originarios del país.

Reiteramos nuestra firme oposición a las políticas neoliberales de los viejos y los nuevos gobiernos, nuestra oposición a las consultas amañadas que no tienen otro fin más que el despojo de los territorios. Nuestra oposición a la minería, al represamiento de los ríos, a la construcción de autopistas, a la acelerada especulación inmobiliaria de las tierras, es decir, al modelo desarrollista centrado en los megaproyectos neoliberales de muerte como el Corredor Transísmico o el Tren Maya. También, el Proyecto Integral Morelos que consta de 2 termoeléctricas, gasoductos y acueductos que buscan despojar a los pueblos indígenas nahuas de los estados de Morelos, Puebla y Tlaxcala, de la tierra, el  agua, la salud, la identidad y la vida campesina.

La fuerza del Estado mexicano  y de las empresas Elecnor, Enagas, Abengoa, Bonatti, CFE, Nissan, Burlington, Saint Gobain, Continental, Bridgestone y muchas más, han impuesto este proyecto por medio de la violencia pública estatal, federal y el ejército. Infundiendo terror en los pueblos a través de la tortura, la amenaza, el encarcelamiento, la persecución judicial, el cierre de radios comunitarias, y ahora el asesinato de nuestro hermano Samir Flores en Amalcingo, Morelos.

Denunciamos la creación de la Guardia Nacional, organismo que profundiza la militarización del país.

Denunciamos también la guerra abierta en contra de la digna lucha de la comunidad indígena nahua de Santa María Ostula, Michoacán.

Exigimos: