venerdì 7 giugno 2019

Messico - I demoni chiapanechi

di Luis Hernández Navarro

Il corpo senza vita di Ignacio Pérez Girón è comparso a lato della strada Tuxtla Gutiérrez-San Cristóbal. Presentava segni di tortura. Due giorni prima, il 4 maggio scorso, la sua famiglia ne aveva denunciato la scomparsa.

Pérez Girón era sindaco del municipio indigeno di Aldama, negli Altos del Chiapas. Aveva 45 anni. Mesi prima, a gennaio 2019, aveva denunciato l’attacco armato alla comunità da parte di paramilitari.

Da febbraio 2018, i coloni di Aldama vivono un’autentica crisi umanitaria. Diverse comunità del municipio sono vittime costanti di attacchi armati da parte di gruppi paramilitari. Sono state assassinate 25 persone e ferite varie decine. Inoltre, più di 2 mila sono stati sfollate violentemente dalle proprie case e villaggi. Chi esce dalla sua proprietà per andare a lavorare, corre il pericolo di essere assassinato. Gli aggressori provengono dai villaggi di Santa Martha e Saklum, nel vicino municipio di Chenalhó.

In cinque diverse occasioni, Pérez Girón aveva chiesto al governo statale di installare tavoli di dialogo per disattivare il conflitto. Prima dell’assassinio, il giornalista di Rompeviento Tv, Ernesto Ledesma, in tre occasioni aveva interpellato il presidente Andrés Manuel López Obrador circa le aggressioni in questa regione. Dopo il crimine di Pérez Girón, è tornato a farlo. Dal luogo dei fatti ha realizzato di prima mano quattro reportage con molte testimonianze (https://bit.ly/2wesaOn). Né la presenza della polizia né militare hanno fermato gli attacchi. Chi è in possesso di armi ad uso esclusivo dell’Esercito si muove liberamente.

Il conflitto risale al 1977, quando il governo consegnò a Santa Martha 60 ettari di terra di proprietà di Aldama. Secondo la giunta di buon governo del caracol di Oventik, i tre livelli di governo passati e presenti sono responsabili della divisione, scontro, paura e rottura della vita comunitaria. Perché imbastirono accordi mai realizzati mettendolo ancora più legna sul fuoco per dividere le comunità.

La violenza in Aldama e Chalchihuitán è conseguenza della liberazione degli assassini materiali di Acteal. Il 22 dicembre 1997, ad Acteal, Chenalhó, furono giustiziati selvaggiamente dai paramilitari 45 tra uomini, donne e bambini mentre pregavano per la pace in una cappella (https://bit.ly/2ELb9A8). Malgrado fossero stati pienamente identificati dai parenti delle vittime, la Suprema Corte di Giustizia della Nazione liberò gli omicidi a partire dal 2009, adducendo che non c’era stato un giusto processo. I criminali non hanno mai consegnato le armi con le quali perpetrarono il massacro.

Il principale promotore della campagna per liberare gli assassini di Acteal è stato Hugo Eric Flores, legato alla teologia della prosperità neo-pentecostale, molto vicino agli inizi della sua corsa politica ad Ernesto Zedillo, presidente del Messico quando fu compiuto il massacro.

Dirigente del partito Encuentro Social, attualmente è il superdelegato della Quarta Trasformazione nello stato di Morelos.

I paramilitari di Chenalhó che nell’ultimo anno hanno attaccato i coloni di Aldama sono gli stessi che hanno ucciso i membri di Las Abejas ad Acteal quasi 22 anni fa, o sono parenti dagli assassini. Rosa Pérez, l’ex presidentessa municipale di Chenalhó, figura chiave nella ripresa dei gruppi di civili armati, è parente di chi ha perpetrato il massacro. Abraham Cruz, fino a poco tempo fa tesoriere municipale, è figlio del pastore che benedisse le armi degli assassini.

Come hanno dichiarato gli sfollati di Aldama, Rosa Pérez ed Abraham Cruz, attuale sindaco di Chenalhó, hanno riorganizzato il gruppo paramilitare presente da anni in quel municipio, creato dall’Esercito (https://bit.ly/2Xle8q7).

Quanto successo a Chenalhó, Chalchiuitán ed Aldama non è un fatto isolato. Praticamente in tutti gli angoli della geografia chiapaneca vecchi e nuovi cacicchi (indigeni e meticci), si disputano il controllo del territorio per mezzo della violenza. Membri della comunità chol di San José El Bascán, nel municipio di Salto de Agua, sono a rischio di attacco armato e sgombero forzato.

Invece di servire a mettere in ordine ne demoni del paramilitarismo, la presenza dell’Esercito nello stato sembra essere concentrata nell’accerchiare e vessare i territori zapatisti. Il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas ha rilevato che dalla fine del 2018 è raddoppiato il numero di incursioni dell’Esercito Messicano nella sede della giunta di buon governo, nel caracol della Realidad.

Lungi dall’affrontare i gruppi di potere locali, il governo statale guidato dal morenista Rutilio Escandón, li protegge. I figli e i nipoti della vecchia oligarchia finquera occupano ora posizioni chiave nell’amministrazione della Quarta Trasformazione chiapaneca. Il mandatario statale ed i suoi funzionari sono parte del problema, non della soluzione.

Il fantasma di Acteal si aggira nel territorio chiapaneco. I demoni sono liberi. Da sopra gli hanno aperto la porta.

Testo originale: https://www.jornada.com.mx/2019/06/04/opinion/016a2pol#
Traduzione “Maribel” – Bergamo

giovedì 6 giugno 2019

Messico - Comunicato del CNI-CIG e dell’EZLN sulla violenza scatenata contro i popoli originari

Ai popoli del mondo

Alle reti di appoggio al CIG

Alla Sexta nazionale ed internazionale

Ai mezzi di Comunicazione

Il passaggio del capitalismo neoliberale sta segnando i suoi passi col sangue dei nostri popoli, dove la guerra cresce perché non cediamo la nostra terra, la nostra cultura, la nostra pace ed organizzazione collettiva; perché non cediamo nella nostra resistenza né ci rassegniamo a morire.

Denunciamo il vile attacco perpetrato lo scorso 31 maggio contro la comunità indigena nahua di Zacualpan, a membri del Congresso Nazionale Indigeno nel municipio di Comala, Colima, nella quale un narco-paramilitare ha sparato con armi di grosso calibro contro un gruppo di giovani uccidendone uno e ferendone gravemente altri tre.

Di questi gravi fatti riteniamo responsabili i tre livelli del malgoverno che permettono a questi gruppi narco-paramilitari di agire nella regione, in particolare il direttore di pubblica sicurezza Javier Montes García. Esigiamo il pieno rispetto degli usi e costumi della comunità indigena nahua di Zacualpan.

Condanniamo l’aggressione e la distruzione avvenute all’alba del 31 maggio nelle località di Rebollero e Río Minas, appartenenti alla comunità binizza di San Pablo Cuatro Venados, nel municipio di Zachila, Oaxaca, per mano di un gruppo armato che con uso di violenza ha distrutto le case di decine di famiglie.

Un numeroso gruppo di persone è entrato nelle località sparando con armi di grosso calibro e, dopo aver sparato a lungo, con macchinario pesante ha abbattuto le case, costringendo le compagne ed i compagni, tra i quali molti minorenni, a fuggire e rifugiarsi in montagna.

Hanno abbattuto 24 abitazioni, bruciato mais ed altri cereali immagazzinati come sementi per la semina, hanno bruciato i beni personali della comunità come abiti e scarpe. Inoltre, hanno rubato bestiame, impianti di generazione di energia e serbatoi d’acqua.

Condanniamo la repressione ed i soprusi commessi contro i nostri compagni e compagne della comunità indigena otomí residente a Città del Messico che in maniera violenta sono stati sgomberati da gruppi di scontro al servizio del malgoverno e delle imprese immobiliari, insieme a centinaia di granaderos al servizio di Néstor Núñez, sindaco del Comune di Cuauhtémoc, lo scorso 30 maggio alle ore 11:00 dall’accampamento di via Londres No. 7, Col. Juárez, dove la comunità otomí vive in strutture provvisorie dal terremoto del 19 settembre 2017.

Condanniamo l’assedio narco-paramilitare che gruppi criminali, finanziati ed appoggiati dai tre livelli del malgoverno e da tutti i partiti politici, stringono intorno alle comunità del Consiglio Indigeno e Popolare di Guerrero – Emiliano Zapata (CIPOG-EZ) nel municipio di Chilapa e José Joaquín de Herrera, che in autonomia e con la loro lotta costruiscono la pace.

Rivolgiamo un appello ai popoli del Messico e del mondo a vigilare ed essere solidali con la lotta delle genti di Guerrero, a rompere il cerchio che impone la violenza per l’appropriazione capitalista dei territori indigeni che limita l’ingresso di generi alimentari e medicine. Esortiamo a sostenere la raccolta di viveri da destinare alle comunità colpite, come mais, riso, fagioli, peperoncini in scatola, zucchero, sardine, tonno, carta da bagno, pannolini e medicine, nella sede di UNIOS, in via Dr. Carmona y Valle No. 32, colonia Doctores, a Città del Messico.

Ribadiamo che la nostra madre terra non è in vendita né al capitale né a nessuno, la nostra esistenza non si negozia e pertanto neppure la resistenza dei nostri popoli.

Distintamente

Giugno 2019

Per la ricostituzione integrale dei nostri popoli

Mai più un Messico senza di noi

Congresso Nazionale Indigeno

Consiglio Indigeno di Governo 

Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale


Traduzione “Maribel” – Bergamo

lunedì 3 giugno 2019

Messico - Per la vita e contro la guerra nelle comunità zapatiste

di Gilberto López y Rivas 

Oggi sul territorio nazionale, ed in altri paesi del mondo solidale (tra cui Francia, Spagna, Grecia e Stati Uniti), si svolge una giornata contro la militarizzazione dei territori e delle comunità zapatiste che è stata denunciata dall’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) e metodicamente analizzata dal Centro de Derechos humanos Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba).

Il Frayba, attraverso la documentazione fornita dalle Brigate Civili di Osservazione (BriCO), registra un aumento del 100% del numero di incursioni dell’Esercito Messicano, dei pattugliamenti terrestri e sorvoli di elicotteri a partire dal dicembre 2018 e conclude, con fondate ragioni, che questi atti di intimidazione e vessazione sono un’aggressione al loro diritto all’autonomia e rappresentano un rischio per la vita, l’integrità e la sicurezza di tutta la popolazione. Si è rilevato che i veicoli militari molte volte attraversano ad alta velocità le comunità senza preoccuparsi di persone, bambine e bambini, animali durante il passaggio.
Inoltre, il Frayba ha registrato atti di spionaggio nell’accampamento di osservazione internazionale della Realidad che, ugualmente, minano l’integrità e la sicurezza di chi svolge il monitoraggio.

Questo processo di militarizzazione sta avvenendo anche attraverso l’aumento dell’attività dei gruppi paramilitari, come la Sedena, in una reinterpretazione della vecchia metafora di togliere l’acqua ai pesci rivoluzionari (isolarli dal popolo), contempla nei suoi manuali di contro-insurrezione, poiché nell’azione controrivoluzionaria dà migliori risultati introdurre pesci più arditi sul teatro di guerra. Ricordiamo il crimine di Stato di Acteal, o il lavoro che svolgono i sicari nei territori in resistenza per comprendere questo contributo metaforico dell’esercito messicano alla controinsurrezione mondiale.

L’EZLN nel comunicato che denuncia l’offensiva militare, segnala: “Pattugliamenti e sorvoli non seguono le rotte del narcotraffico, né quelle delle lente carovane delle sorelle e fratelli migranti che fuggono da una guerra che ci si rifiuta di chiamare col suo nome… per raggiungerne un’altra che si nasconde dietro un governo federale tutto chiacchiere e cialtroneria. No, questa minaccia di morte percorre per aria e terra le comunità indigene che vogliono mantenersi in resistenza e ribellione per difendere la terra, perché in lei sta la vita. Ora, inoltre, membri dell’Esercito Federale e dell’Aeronautica si addentrano nelle montagne e compaiono nelle comunità dicendo che sta arrivando la guerra e che stanno solo aspettando ordini ‘dall’alto’”. A questo punto la domanda d’obbligo è: “Chi sta dando gli ordini?”.

Nel resto del paese, la militarizzazione (e paramilitarizzazione) si concretizza da una parte, nell’avvio della Guardia Nazionale che costituisce la consegna, così legalizzata, della pubblica sicurezza ai soldati e, dall’altra, nel ruolo assegnato alla criminalità negli omicidi di dirigenti indigeni difensori del territorio e della Madre Terra e consiglieri del CNI-CIG, molti di loro comunicatori di radio comunitarie, come Samir Flores Soberanes, giustiziato 10 giorni dopo l’annuncio del proseguimento del Progetto Integrale Morelos.

giovedì 30 maggio 2019

Messico - La Guardia Nazionale e i territori zapatisti

Riportiamo di seguito un articolo comparso sulla rivista messicana on line Controlinea il 26 maggio che analizza quanto avverrà con il prossimo dispiegamento della nuova forza armata voluta dal presidente López Obrador sopratutto nei territori zapatisti, riportando nei fatti la militarizzazione del territorio indietro di 25 anni
--------------------------------------------
di Zósimo Camacho

Il dispiegamento militare in corso è il più grande nella storia del paese. Per il nuovo governo è assolutamente necessario. E non solo per il nuovo governo: per tutta l’oligarchia e la cosiddetta “classe politica” di tutti i colori dello spettro elettorale. La nuova Forza Armata è stata instaurata con la “storica” approvazione unanime di tutte le parti politiche rappresentate nel Parlamento federale. 

Anche le Camere dei 32 stati della Repubblica hanno dato il loro immediato avallo e così il presidente della Repubblica, Andrés Manuel López Obrador, lo scorso 26 marzo ha decretato la creazione della Guardia Nazionale.

Giovedì scorso, di nuovo e in maniera unanime, i legislatori federali (senatori e deputati) hanno concluso l’approvazione delle leggi che regolano la stessa Guardia Nazionale. 
Cioè, “c’è consenso” tra chi governa e chi contende il potere di dispiegare in tutto il territorio nazionale gli effettivi militari. E c’è consenso tra i poteri di fatto: le camere imprenditoriali, i consorzi mediatici, i gruppi finanziari e, tra gli altri, la gerarchia ecclesiastica hanno celebrato l’instaurazione della nuova Forza auspicando che, per il bene della nazione, abbia successo nella lotta al crimine e nell'instaurazione della pace.

Come abbiamo già detto in questo spazio, il confronto reale del governo di López Obrador non è con i suoi avversari panisti, priisti, perredisti, industriali, finanziari o ministri, magistrati e giudici del Potere Giudiziario. Esiste, ma sui fondamenti sapranno giungere ad accordi, come con il dispiegamento militare in tutta la Repubblica.

Bisogna riconoscere che la lotta alla corruzione non è da meno: genererà importanti frizioni tra alcuni gruppi che avevano abusato oscenamente delle risorse pubbliche. Solo un esempio: come ha rivelato Contralínea nella rubrica Oficio de Papel, Televisa nella precedente legislatura ha ricevuto ufficialmente più di 9 mila milioni di pesos per pubblicità governativa. A ciò bisogna sommare quanto incassato per altri “servizi” offerti al governo di Enrique Peña Nieto e, il colmo, la devoluzione milionaria – documentata da Reforma – di imposte all’impresa stessa ed altre del suo stesso gruppo, come la tv satelitare Sky ed il club di calcio professionista Águilas del América.

Certo è importante la lotta alla corruzione ma da sola non cambierà il rapporto tra sfruttatori e sfruttati. Il meccanismo che genera le disuguaglianze economiche sociali rimarrà intatto.

Per la creazione della Guardia Nazionale si è dovuto intervenire su 12 articoli della Costituzione Politica degli Stati Uniti Messicani. In sintesi, questa legge prevede che le persone si armino con il pretesto di preservare la propria sicurezza. L’articolo 10 della Magna Carta messicana ora dice: “Gli abitanti degli Stati Uniti Messicani hanno diritto a possedere armi nel proprio domicilio, per la loro sicurezza e legittima difesa […].
Nella Costituzione e nei decreti attuativi si insiste che il nuovo corpo è di carattere poliziesco e civile. Ma negli articoli si stabilisce che queste truppe svolgeranno principalmente compiti di Polizia Militare e Polizia Navale. In misura minore, di quello che resta di Polizia Federale. Cioè, ieri erano militari ed oggi, ascritti alla Guardia Nazionale, sono civili. Come se un cambio di uniforme bastasse a trasformare un militare in un poliziotto. Inoltre, la norma autorizza il presidente della Repubblica a disporre dell’Esercito Messicano, dell’Armata del Messico e della Forza Aerea Messicana per svolgere compiti di pubblica sicurezza.

mercoledì 29 maggio 2019

Messico - Stop alla guerra narco-paramilitare contro il CIPOG-EZ

Comunicato urgente del CNI-CIG ed EZLN
Oggi, con indignazione e dolore denunciamo un nuovo e vigliacco crimine contro i nostri compagni del Consiglio Indigeno e Popolare di Guerrero – Emiliano Zapata (CIPOG-EZ).
Intorno alle 13:30 del 23 maggio, nelle vicinanze di Chilapa, Guerrero, i nostri compagni Bartolo Hilario Morales ed Isaías Xanteco Ahuejote, entrambi della Polizia Comunitaria nelle comunità nahua di Tula e Xicotlán, sono stati privati della libertà, il primo di loro era comandante, promotore del CIPOG-EZ ed entrambi membri del Congresso Nazionale Indigeno, e ieri 24 maggio sono stati ritrovati senza vita e squartati.
Questo crimine si somma al recente assassinio dei compagni Lucio Bartolo Faustino e Modesto Verales Sebastián, consigliere e delegato del CNI-CIG, per cui denunciamo la politica di terrore che i gruppi narco-paramilitari, con l’appoggio sfacciato dei tre livelli del malgoverno, stanno implementando contro i fratelli del CIPOG-EZ e in tutti i territori indigeni del Messico. Nel presente caso il colpevole di questo terribile crimine è il Gruppo Paz y Justicia, legato agli Ardillos, che gode della complicità dell’Esercito Federale.
I popoli, nazioni, tribù e comunità indigeni si oppongono non solo ai megaprogetti con i quali i padroni si appropriano della natura e della terra, ma anche contro la morte, la paura e la desolazione che i loro gruppi armati impongono in tutto il paese. Sia che vestano la camicia dei Rojos, degli Ardillos o delle forze repressive del malgoverno, il potere del denaro e la sete di profitto basati sulla sofferenza della gente li rende un tutt’uno. Costruire la pace e l’autonomia per le comunità di Chilapa e la regione è l’orizzonte per il quale lottavano i nostri fratelli assassinati dal capitalismo neoliberale.
Per questo i nostri compagni continuano a lottare, perché il loro seme germini nella determinazione dei popoli che, insieme alla nostra madre terra, non si arrendono, non si vendono né cedono nella battaglia per non sparire dalla storia tra la distruzione totale. La loro lotta, la loro parola e determinazione le faremo crescere nella coscienza collettiva di coloro che sognano e lottano per un mondo nuovo.
Esigiamo che cessi la repressione contro il CIPOG-EZ, giustizia per i nostri fratelli Bartolo Hilario Moraes, Isaías Xanteco Ahuejote, Bartolo Faustino e Modesto Verales Sebastián, giustizia per i popoli degni di Guerrero.
Distintamente
Maggio 2019
Per la ricostituzione integrale dei nostri popoli
Mai Più Un Messico senza Di Noi
Congresso Nazionale Indigeno
Consiglio Indigeno di Governo
Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale