giovedì 25 luglio 2013

Brasile - Divieti, controlli e commissioni speciali - la paranoia sicurezza tra visita del Papa e proteste.

In occasione della visita del Papa il Paese si ritrova con i riflettori internazionali puntati addosso. E scoppia il caos sicurezza, a cui si aggiunge la paura di manifestazioni e proteste che si traduce in controlli, divieti, repressione.

In Brasile è caos sicurezza. All'indomani dell'arrivo del Papa a Rio e in preparazione della prima messa pubblica che dovrebbe avere luogo oggi al santuario dell'Aparecida le discussioni rimbalzano tra chi riporta e sottolinea mancanze ed errori nell'imponente sistema di sicurezza messo in campo per garantire l'incolumità del Pontefice, e chi cerca di placare gli animi e tranquilizzare gli allarmisti in piena “psicosi sicurezza”. Tutto ciò in uno scenario a tratti surreale in cui, in preda ad un'agitazione dovuta in parte anche al timore di azioni e manifestazioni come quella di ieri a Laranjeiras che potrebbero inficiare la prestigiosa “facciata pubblica” costruita ad hoc, la Policia Militar blinda luoghi di culto, passa allo scanner preti e seminaristi, procedendo a registrazioni e controlli dei precedenti penali dei dipendenti dei seminari, predispone più di 5000 uomini – di cui 2200 dell'Esercito – a presidiare luoghi, strade, percorsi.
Durante le situazioni pubbliche perquisizioni e controlli per essere sicuri che la visita del Papa non venga turbata dalla vista di cartelli con slogan di protesta “che possono recare offesa all'integrità del Pontefice e della Nazione”. Minacce di “soffocare immediatamente” altre proteste e manifestazioni. Il come lo possiamo ben immaginare, dato che tutti noi abbiamo ancora davanti agli occhi le immagini della repressione messa in atto nell'ultimo mese e, più recenti, degli scontri di ieri davanti al palazzo del governo, gli arresti, le inquietanti voci riguardo l'utilizzo di proiettili veri da parte della BOPE.
Ma non solo aumenti del personale di polizia, rinforzi e controlli. È di ieri la comunicazione ufficiale, pubblicata nel Diario Oficial, della costituzione da parte del governatore dello Stato di Rio Sergio Cabral, di una Commissione Speciale per le Indagini su Atti di Vandalismo compiuti durante Manifestazioni Pubbliche (CEIV), composta da membri dell'Ufficio di Sicurezza, della Policia Civil, della Policia Militar e del Pubblico Ministero.
Inquietanti i poteri – da molti ritenuti illegali e incostituzionali – di cui questa commissione è rivestita: priorità assoluta alle richieste avanzate dal Commissario in ambito investigativo (quindi i “crimini” commessi durante le manifestazioni diventerebbero più importanti rispetto ad altri delitti, per esempio il reato di tortura, di traffico illecito, etc.), facoltà di richiedere ogni tipo di informazione riguardante le persone sospette alle compagnie telefoniche e di servizi internet (che sono obbligate a fornirle entro 24 ore) e di compiere “qualsiasi atto necessario per l'istruzione di procedimenti contro questo tipo di crimini con la finalità di punirli”.
La creazione di questa commissione viene giustificata, secondo il docente della Facoltà di Giurisprduenza dell'Università di San Paolo Gustavo Justino de Olivera, “dal suo carattere emergenziale e dalle circostanze create dalle manifestazioni nella capitale dello Stato che hanno fatto sì che l'Esecutivo ritenesse opportuno accellerare le indagini e le conseguenti punizioni di chi si rende responsabile di atti di vandalismo”. Tuttavia, ricorda, “ci sono dei limiti imposti dalla riservatezza telefonica e dalla privacy. [...]”. “La riservatezza dei dati privati è un diritto sancito dalla Costituzione Federale” rincara la dose la professoressa Odette Medauar, titolare della Facoltà di Giurisprduenza dell'Università di San Paolo.
La creazione di questa commissione, in particolare dopo i fatti dell'altro ieri sera a Laranjeiras, quando dopo una contestazione pacifica polizia e manifestanti si sono scontrati, con arresti, feriti, lancio di lacrimogeni e proiettili di gomma (se non addirittura di proiettili veri, secondo un'inquietante voce che continua con insistenza a circolare), ha suscitato perplessità e preoccupazione non solo negli attivisti e manifestanti, ma anche in chi si occupa di giurisprudenza: “se da un lato c'è la volontà di preservare il patrimonio pubblico e privato dagli atti di vandalismo, dall'altro c'è il rischio di limitare la libertà e i diritti di chi viene fermato in quanto sospettato di aver compiuto questi atti. In questo caso lo Stato di Rio ha dato più importanza alla conservazione del patrimonio. Si tratta di una scelta politica. Ma all'interno di questa scelta non ci devono essere dubbi riguardo la competenza e soprattutto i limiti che questo tipo di azione deve avere. Se così non è, la tendenza delle autorità brasiliane è storicamente quella di agire al di là dei propri poteri legittimi, perpetrando eccessi e abusi”, afferma Justino de Oliveira.
Ulteriore elemento di preoccupazione la mancanza di un controllo sull'operato di questa commissione, dovuta anche ad alcune ambiguità riguardo al ruolo che si troverebbe a ricoprire il Pubblico Ministero all'interno questa commissione: “quando il PM agisce fianco a fianco ad organismi di amministrazione diretta, come in questo caso, sta di fatto compromettendo le sue funzioni primarie. Se è parte integrante della CEIV come si può credere che in caso di necessità ne denunci gli abusi? È una situazione delicata....”.
Delicata, sicuramente. Soprattutto in questo momento in cui il Brasile, e in particolare lo stato di Rio de Janeiro, si trova con i riflettori internazionali puntati addosso, così com'è stato durante le giornate della Confederation Cup. Se da un lato questi riflettori costituiscono un megafono per le rivendicazioni di quei tanti giovani che, invece di riempire la spiaggia di Copacabana per un giorno per festeggiare l'arrivo del Papa, è ormai più di un mese che riempiono le strade e le piazze, dall'altro costituisce un momento in cui istituzioni, autorità politiche e militari, forze di polizia etc. si stanno misurando con il giudizio e le critiche mondiali, in una “prova di forza” che non può che produrre i risultati inquietanti che abbiamo già visto, caratterizzate da forme eccessive di controllo, repressione, limitazione dei diritti e della libertà delle persone.