sabato 25 luglio 2015

Kurtistan - Cosa bolle al confine tra Siria e Turchia, mentre la polizia di Erdogan uccide Günay Özarslan


Quanto sta succedendo al confine tra Siria e Turchia, dopo la brutale strage di Suruc, costata la vita a 27 ragazzi che si trovavano al Amara Cultural Center, si inserisce in pieno nella contraddittoria situazione, densa di interessi contrapposti che si gioca nell’intero scacchiere dell’area. Intanto la polizia di Erdogan carica ancora i manifestanti, scesi in piazza dopo che nelle proteste contro il massacro della cittadina al confine con Kobane, è stata uccisa Günay Özarslan durante le "operazioni antiterrorismo fatte dal governo che provocatoriamente mette insieme i barbari di Isis e i militanti curdi del PKK. 
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"Erdogan e il gioco delle tre carte" di Ivan Grozny
Mercoledì 23 luglio a Dyerbaykir c’era ancora nell’aria l’odore acre dei gas CS che era sera. Come in tutte le città curde di Turchia ci sono state mobilitazioni che hanno visto scendere in strada migliaia di manifestanti sull’onda di quanto accaduto a Soruc dove hanno perso la vita 32 giovani. Domandarsi poi come allo stesso tempo l’indomani lo stesso governo che ha represso brutalmente le manifestazioni decida il via libera a raid aerei contro le postazioni ISIS è quantomeno lecito.
Nella giornata di giovedì le tv turche non hanno fatto che raccontare di questa incredibile svolta, mostrando anche immagini di scontri sul confine che era qualche settimana che veniva presidiato ancora più che di solito dai soldati di Ankara. Circa ventimila uomini di reparti scelti erano stati inviati lì dall’inizio di luglio. Schierati sul confine con la Siria e ora pronti ad entrare in azione. Sono stati arrestati anche due presunti complici degli attentatori del Amara Center, notizia cui i media in Turchia hanno dato molto risalto. Non bisogna mai fermarsi alle apparenze, soprattutto in questi casi. Lasciando da parte le complicate analisi geopolitiche su quanto accade in quest’area, non si può non notare che le vittorie di YPJ e YPG in Rojava preoccupano non poco il governo di Erdogan.

Un territorio autonomo completamente in mano ai curdi in Siria è quanto di peggio può capitare dal punto di vista del governo di Ankara, così quanto sta accadendo in questi giorni anche se difficile da decifrare nella sua completezza ci dice chiaramente che per coloro che combattano in Rojava la situazione si complica non poco. Venerdì 24 luglio accade poi che più di 180 militanti dei partiti turchi curdi (HDP e BDP) vengono arrestati in quella che di facciata dovrebbe essere un’operazione anti ISIS. Bisogna quindi aspettarsi altre manifestazioni di piazza e chi lo sa cos’altro. La strada che porta da Dyerbaykir al confine con l’Iraq del Nord è piena di postazioni militari. Autobus e mezzi in genere sono fermati più volte. Sempre lungo questa strada si notano anche piccoli accampamenti di fortuna di gente che è fuggita dalla guerra e che ora deve lottare per sopravvivere.
Appena usciti dalla città di Batman (si chiama proprio così, come il supereroe) si notano tendopoli di fortuna dove piccoli nuclei di persone cercano riparo dalla guerra. Ma anche per loro la situazione andrà peggiorando perché se quanto sta avvenendo in questi giorni sembrano solo avvisaglie, chi lo sa cosa potrà accadere nei prossimi giorni. E’ molto difficile da prevedere, a parte che per questa gente sarà sempre più dura. Se fino a pochi giorni fa ad esempio raggiungere il Rojava dalla Turchia era molto difficile, ora sarà ancora più complicato. Si parla della costruzione da parte del governo turco di un muro lungo centinaia di Km, di un ulteriore rafforzamento delle recinzioni già esistenti e l’arrivo di ancora più uomini e mezzi. Questo a scapito di una popolazione già in difficoltà che non deve solo guardarsi da ISIS. In questi giorni è avvenuto un altro fatto che non deve essere sottovalutato.
Dopo quanto accaduto a Suruc il processo di pace e la tregua che durava da più di due anni tra PKK e governo di Ankara si è ufficialmente chiusa dopo l’uccisione di due poliziotti che secondo l’organizzazione di Ocalan collaboravano con IS. E questo è un fatto che ci riporta indietro nel tempo e che non promette nulla di buono. Anche durante i funerali dei giovani uccisi ci sono state forti tensioni, soprattutto a Istanbul. I servizi di Mednuce, la tv curda che trasmette da Bruxelles, hanno mostrato non solo grandissima partecipazione ai funerali dei ragazzi uccisi ma anche tanta giustificata rabbia. I social network sono stati oscurati per qualche ora per evitare accadesse come durante le proteste di Gezi Park e che il tam tam portasse ancora più gente nelle piazze.
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Carrarmati turchi al confine siriano
"Dopo Suruc la Turchia scopre il nemico Isis" 
Primi raid turchi sul territorio siriano, dopo un attacco dell’Isis al confine. Ankara concede agli Usa la base di Incirlik. Raffica di arresti dell’anti-terrorismo, nel mirino jihadisti e curdi 
La Turchia prenderà tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza nazionale. Lo ha assicurato ieri sera il primo ministro turco Ahmet Davutoglu, riferendosi sia all’Isis sia ai curdi, a termine di una giornata convulsa, segnata da scontri a fuoco con i miliziani dell’Isis al confine con la Siria (un soldato e un jihadista morti e due militari feriti) e dai raid, proseguiti stamattina, dell’aviazione di Ankara sul territorio siriano, i primi dall’inizio della guerra. Nelle stesse ore in cui la Turchia entrava in azione in Siria, è stato annunciato che da agosto consentirà all’aviazione statunitense l’utilizzo della base di Incirlik per bombardare le postazioni dei jihadisti. Secondo il quotidiano turco Hurriyet, l’accordo con gli Usa prevede anche una no-fly zone parziale nel nord della Siria, che impedirebbe all’aviazione di Damasco di agire nell’area controllata dagli uomini del sedicente Stato islamico.
Una “svolta”, secondo gli statunitensi che potranno utilizzare la base situata nel Sud del Paese, vicina alla zona delle operazioni. I turchi, inoltre, pensano a una zona cuscinetto e alla costruzione di un’altra parte di muro lungo il confine, per arginare il transito di miliziani su cui la Turchia è stata accusata di avere chiuso un occhio.
Molti osservatori, infatti, hanno rilevato la posizione ambigua di Ankara verso l’Isis e le altre formazioni di stampo jihadista, considerati pedine utili a controbilanciare il peso dei curdi che per il governo turco restano il nemico numero uno e hanno ripreso gli attacchi contro i militari turchi. Dopo la strage nella città curda di Suruc (32 morti), lunedì scorso, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan-PKK ha messo da parte il processo di pace promosso due anni fa dal leader prigioniero Ocalan, ma mai portato seriamente avanti dalle autorità turche. La misura era colma per i curdi che accusano il governo del presidente Recep Tayyip Erdoğan di collaborare con i jihadisti e all’indomani della strage, per cui le autorità turche accusano l’Isis, hanno messo a segno attentati contro militari. I combattenti curdi hanno denunciato da tempo l’atteggiamento turco rispetto alla battaglia contro i jihadisti che stanno portando avanti, il mancato interesse di Ankara verso la battaglia per la città curda di Kobane e l’insofferenza per i successi militari dei gruppi curdi che per le autorità turche restano nella lista delle organizzazioni terroristiche.
Intanto, nella notte un’operazione dei reparti anti-terrorismo a Istanbul ha portato all’arresto di circa 250 persone sospettate di legami con l’Isis, con i gruppi armati curdi e della sinistra. Oltre cinquemila agenti hanno preso parte ai blitz in diversi rioni della capitale e secondo l’agenzia di Stato Anatolia, un esponente della formazione marxista-leninista DHKP/C sarebbe morto in una sparatoria con gli agenti.
Gli sviluppi sull’asse Washington-Ankara danno un vantaggio geografico alla coalizione anti-Isis. La Turchia è stata sotto pressione per la concessione della base e la “svolta” è arrivata dopo la strage di Suruc. Nonostante sia nella coalizione sin dall’inizio, il governo turco non ha pienamente cooperato a causa di una visione differente sulla crisi siriana: per Ankara l’obiettivo è sempre stato rovesciare il rivale Assad, più che battere gli uomini del sedicente Stato Islamico.
L’accordo per l’utilizzo delle base di Incirlik includerebbe anche una no-fly zone parziale nel nord della Siria: 90 chilometri da est a ovest, dalla citta siriana di Maare a Jarablus, e 50 chilometri di profondità. Il Daily Sabah, giornale vicino al partito di governo (AKP), ha riferito che la Turchia sosterrà l’opposizione ad Assad nelle aree settentrionali della Siria anche con l’impiego dell’aviazione. E questo sostegno non sarà ostacolato da Washington che non si opporrà alle iniziative turche per contrastare l’avanzata sia dei curdi sia dell’Isis nell’area di Aleppo, dove sono in corso aspri scontri tra le truppe di Assad e le milizie jihadiste.
Intanto, il confine è militarizzato. Le truppe sono in stato di allerta e nelle ultime ore si è aperta l’ipotesi di un intervento in Siria. Ad Ankara però non c’è ancora un governo e il rischio di un ritorno alle urne è concreto, resta dunque da capire se la Turchia è vicina a una svolta o a un maggiore coinvolgimento nel fronte internazionale anti-Isis. 
Tratto da Nena News