giovedì 24 gennaio 2019

Messico - Radiografia chiapaneca nella 4T

di Luis Hernández Navarro


Il corpo di Noé Jiménez Pablo, cosparso con acido, è stato ritrovato in una discarica a tre chilometri dalla città di Amatán, Chiapas. Aveva pallottole nell’addome e nel petto. La testa ed il volto erano completamente sfigurati.

Un giorno prima, il 17 gennaio, un gruppo di pistoleri al servizio dei fratelli Carpio Mayorga, cacicchi di Amatán, sono partiti dalla casa dell’ex presidente municipale, Wilber, fratello di Manuel, l’attuale sindaco, con passamontagna ed armi di grosso calibro. Hanno sparato e pestato selvaggiamente i membri del Movimento per la Pace, la Giustizia ed il Bene Comune, che, da cinque mesi, mantenevano un presidio pacifico di fronte al palazzo municipale per chiedere le dimissioni del consigliere municipale. Noé è stato colpito ed è rimasto al suolo fino a che i paramilitari l’hanno portato via.

Jiménez Pablo era dirigente del Movimiento Campesino Regional Independiente (Mocri), del Coordinamento Nazionale Plan de Ayala-Movimiento Nacional e del Movimento per la Pace. Era un partecipante attivo nella lotta contro il cacicazgo dei fratelli Carpio Mayorga. 

Amatán è una città sul confine con Tabasco, parte del corridoio attraverso cui il crimine organizzato trasporta droga, armi e migranti sprovvisti di documenti.

Il clan Carpio Mayorga ha il controllo del municipio da anni. È protetto dall’attuale senatore di Morena, Eduardo Ramírez Aguilar, e dall’ex governatore Manuel Velasco. Manuel de Jesús è stato sindaco tra il 2001 e 2004 col PAN e poi tra il 2012 e 2015 col PVEM. Suo fratello Wilbert lo ha succeduto nell’incarico con lo stesso partito politico tra il 2015 e 2018. E nel 2018 Manuel de Jesús ha vinto nuovamente la presidenza municipale con Morena.

Questo partito lo ha sostenuto nonostante il suo nefasto curriculum e le denunce presentate contro di lui dai membri del Mocri.

L’omicidio di Noé in Chiapas non è assolutamente un fatto eccezionale. Nei primi giorni di gennaio è stato assassinato l’attivista per i diritti umani del municipio di Arriaga, Sinar Corzo. Ore dopo essere uscito da una riunione con le autorità municipali per chiedere la costruzione di strade ed il miglioramento delle comunità di pescatori, due persone a bordo di una motocicletta gli hanno sparato dopo averlo chiamato per nome. Era già stato minacciato di morte. Difendeva le vittime del sisma del 7 settembre 2017 ed il diritto all’acqua, alla salute ed ai servizi basilari degli abitanti del municipio.

Gruppi armati legati ai cacicchi locali hanno sfollato migliaia di indigeni in municipi e comunità come Chenalhó, Chalchihuitán, Aldama e Chavajeval ed hanno generato violenza in località come Yajalón. Lì regna il terrore. Sono protetti da funzionari pubblici a diversi livelli. Le loro origini sono diverse e rispondono a molti interessi. In alcuni casi, questi gruppi sono i successori del paramilitarismo nato dal conflitto armato interno. In altri, sono creazione dei cacicchi locali. Militano in diversi partiti politici. Sia l’amministrazione di Manuel Velasco come l’attuale del morenista Rutilio Escandón, sono stati indifferenti alla crisi umanitaria degli sfollati. Hanno cercato di amministrare e minimizzare i conflitti, senza risolverli.

Questa violenza non è un fatto fortuito. Proviene dalla natura della struttura del potere politico in Chiapas. Sono parte intrinseca del suo funzionamento. Due esempi, tra molti altri. 

Il nuovo procuratore di questo stato, Jorge Luis Llaven Abarca, è responsabile di vari casi di violazione dei diritti umani, come detenzioni arbitrarie e tortura, commessi quando era delegato della Procura Generale della Repubblica e come titolare della Procura Specializzata Contro il Crimine Organizzato, dell’allora Procura Generale di Giustizia dello stato. Raccomandazioni della CNDH, come la numero 26/2002, lo documentano. Il nuovo uditore superiore, José Uriel Estrada Martínez, era finito in prigione nel 2006 con l’accusa di partecipazione alla tortura ed esecuzione del leader contadino Reyes Penagos Martínez.

sabato 19 gennaio 2019

Messico - Per comprendere la violenza antizapatista



Para entender la violencia antizapatista

di Peter Rosset*

Gli indigeni sono violenti? 

Gli zapatisti sono violenti? 

C'è molta confusione riguardo alla violenza in Chiapas. 

Qui provo a offrire una breve guida per la sua interpretazione.

La controinsurrezione in Chiapas si basa, in parte, sull'attuazione di politiche volte a frammentare le organizzazioni contadine, indigene e comunitarie, creando fazioni sempre più piccole, settarie, opportunistiche e manipolabili. Ciò si ottiene offrendo risorse ai leader locali e regionali per progetti produttivi e di assistenza, candidature, posti nella pubblica amministrazione, ecc., facendo perno su bisogni oggettivi delle loro basi e sul loro opportunismo, sulla gelosia e sul risentimento.

Queste offerte sono condizionate esplicitamente o implicitamente al loro allontanamento dallo zapatismo. Il suo obiettivo è isolare politicamente i ribelli. Queste risorse e posizioni sono anche usate per provocare un conflitto aperto, sia con la violenza che senza di essa, contro le basi e le comunità zapatiste. 
Per stimolare la violenza, vengono usati problemi e dispute locali, spesso preesistenti, che spesso non sono neppure legati allo Zapatismo in quanto tale. Questi sono conflitti che sono comuni, e anche normali, nella società rurale, all'interno e all'esterno del Chiapas.

Tra questi tipi di problemi ci sono le dispute sui confini terrieri, specialmente in contesti in cui alcuni vogliono regolarizzare il possesso della terra e altri no; accesso o controllo sulle risorse locali, come acqua, alberi da legname, terreni adatti allo sviluppo urbano e cave di sabbia e ghiaia; differenze familiari e religiose; rappresentanze di partiti politici; la disputa per accaparrarsi i progetti produttivi o di assistenza; dispute sul protagonismo e l'interlocuzione con lo stato, così come l'avidità, i rancori, i risentimenti e le gelosie storiche, ecc. 
L'azione dello stato manipolatore può trasformare qualsiasi problema latente preesistente in una frattura aperta.

Tuttavia, sarebbe un errore vedere lo stato come una entità monolitica. Al suo interno ci sono entrambe le fazioni che cercano di incoraggiare la violenza al massimo e le forze che cercano di moderarla, in modo da non spaventare gli investitori e i turisti. Ciò fa sì che, da un lato, la violenza antizapatista venga promossa attraverso premi (progetti, post, candidature) e, dall'altro, si provi a risolvere il conflitto. Questo provoca che gruppi contadini prima ricevano aiuti e poi per un certo tempo smettano di averli fino a quando non vengono attaccati. 
Questi gruppi che aggrediscono le comunità in resistenza si alternano nel loro lavoro di attacco.


Le ostilità contro gli zapatisti sono spesso riportate nei mezzi di comunicazione tradizionali con un pregiudizio razzista e classista.



Sono presentati come meri conflitti locali o scontri e/o litigi tra contadini, derivanti dal fatto che gli indigeni sono violenti di loro e che i poveri passano il loro tempo uccidendosi a vicenda. Questa violenza serve come giustificazione per le forze dell'ordine per agire contro le basi di appoggio zapatiste.

giovedì 17 gennaio 2019

Messico - Gli intellettuali sostengono l’EZLN e respingono le “calunnie”

Gli intellettuali sostengono l’EZLN e respingono le “calunnie”

di Rosa Elvira Vargas

La lotta zapatista rappresenta “un grande esempio di resistenza, dignità, coerenza e creatività politica” sostengono intellettuali, accademici e attivisti provenienti da vari paesi del mondo in una lettera pubblica dove esprimono la loro solidarietà con l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) e respingono anche “’attuale campagna di disinformazione, menzogne e calunnie dirette contro lo zapatismo”

Nella lettera denunciano qualsiasi aggressione che potrebbe essere intrapresa contro le comunità zapatiste “sia direttamente da parte dello Stato messicano” o attraverso organizzazioni o gruppi “civili” armati o disarmati, e ritengono colpevole il governo messicano “di qualsiasi aggressione che potrebbe sorgere nel quadro” della realizzazione dei mega-progetti che la nuova amministrazione federale promuoverà.

“Noi condividiamo il rifiuto totale espresso dall’EZLN di questi e altri grandi progetti che ledono gravemente i territori autonomi e modi di vita dei popoli”.

Esprimono altresì preoccupazione per lo stato attuale delle comunità zapatiste e delle popolazioni indigene del Messico, “quando sono attaccati i loro territori e le comunità da progetti minerari, di turismo agro-industriale, da infrastrutture, ecc., come ha denunciato il Congresso Nazionale Indigeno (CNI) e il Consiglio Indigeno di Governo (CIG)”, e in particolare si dicono allarmati per i mega progetti promossi dal nuovo governo messicano come il Corridoio Transistmico, un milione di ettari di piantumazione commerciale, e il cosiddetto Treno Maya, quest’ultimo recentemente denunciato come “’un’umiliazione e una provocazione”’ dal comandante Moisés, portavoce dell’EZLN, perché colpisce gravemente i territori dei popoli maya che vivono nel sud-est del Messico.

Il testo chiede alle persone “di buon cuore” di superare lo stato attuale di disinformazione sull’esperienza zapatista e sui grandi progetti annunciati dal nuovo governo, e di “essere vigili sul rischio di aggressione contro le comunità zapatiste e le popolazioni originarie del Messico”.

Tra i firmatari della lettera sono inclusi artisti del calibro dello scrittore e accademico Pablo Gonzalez Casanova, il sociologo Immanuel Wallerstein, lo scrittore uruguaiano Raúl Zibechi, il giornalista francese Ignacion Ramonet, l’accademico Marcos Roitman, il leader sindacale dei lavoratori frontalieri Carlos Marentes, la regista Bertha Naravo, le attrici Julieta Egurrola e Ofelia Medina, gli scrittori Juan Villoro ed Elmer Mendoza, l’antropologo Claudio Lomnitz, e altre decine.

Segue il testo completo della lettera.

Lettera di solidarietà e sostegno alla resistenza e all’autonomia zapatista

Noi, intellettuali, accademici, artisti, attivisti e persone di buona volontà, così come organizzazioni, associazioni e gruppi in diversi paesi esprimiamo la nostra solidarietà con l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) in questo momento cruciale della sua storia e rifiutiamo fermamente l’attuale campagna di disinformazione, menzogne e calunnie dirette contro lo zapatismo.

Per noi, come per molte persone nel mondo, la lotta zapatista rappresenta un grande esempio di resistenza, dignità, congruenza e creatività politica. 25 anni fa, il suo ¡Ya Basta! è stato un evento di grande trascendenza e una delle prime reazioni travolgenti a livello planetario di fronte alla globalizzazione neoliberista, che ha contribuito a incoraggiare il rifiuto e la critica di un modello che, a quel tempo, sembrava indiscutibile. Era anche, e continua ad essere, un’espressione della legittima lotta dei popoli nativi contro il dominio e il disprezzo subiti da secoli e fino ad oggi, nonché a favore dei loro diritti all’autonomia. 

L’autogoverno popolare che gli zapatisti hanno messo in pratica con le Giunte di Buon Governo nei loro cinque caracoles è un esempio di democrazia vera e radicale, degna di ispirare i popoli del mondo e di essere studiato in tutte le facoltà di scienze sociali del pianeta. La costruzione dell’autonomia zapatista rappresenta per noi la ricerca costante, onesta e critica di un progetto alternativo ed emancipatorio di grande importanza nell’affrontare le sfide di un mondo che sembra sprofondare sempre più in una profonda crisi, al tempo stesso economica, sociale, politica, ecologica e umana.

Pertanto, esprimiamo la nostra preoccupazione per la situazione che si trovano di fronte le comunità zapatiste e le popolazioni indigene del Messico, nel vedere attaccati i loro territori e le comunità da miniere, progetti di turismo, infrastrutture agro-industriali, ecc., come ha denunciato il Congresso Nazionale Indigeno (CNI) e Consiglio Indigeno di Governo (CIG). 

In questo momento, ci sono in particolar i grandi progetti promossi dal nuovo governo messicano, come il Corridoio Transistmico, un milione di ettari di piantumazione commerciale, e il cosiddetto “Treno Maya” recentemente denunciato come un’umiliazione e una provocazione dal Subcomandante Moisés, portavoce dell’EZLN, poiché colpisce gravemente i territori delle popolazioni maya che abitano il sudest messicano.

Oltre agli effetti ambientali devastanti di questo progetto e allo sviluppo del turismo di massa che mira a far esplodere, siamo preoccupati per la fretta di iniziare a lavorare sul “Treno Maya”, camuffandolo con uno pseudo rituale per la Madre Terra, denunciato dal portavoce zapatista come una presa in giro inaccettabile. Siamo indignati dal fatto che in questo modo si prepara un altro attacco contro i territori zapatisti e che si disprezzano i diritti dei popoli indigeni, eludendo l’obbligatorietà di una consultazione reale, libera, preventiva e informata, come stabilito dalla Convenzione OIL 169 [La Convenzione ILO 169 sui diritti dei popoli indigeni e tribali è stata adottata nel 1989 dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) – N.d.T.] e la dichiarazione delle Nazioni Unite sui popoli indigeni. Ci sembra molto grave che siano violati in questo modo gli impegni internazionali assunti dal Messico.

Condividiamo il rifiuto totale espresso dall’EZLN in relazione a questi e ad altri importanti progetti che minacciano seriamente i territori autonomi e i modi di vita dei popoli.

Denunciamo in anticipo qualsiasi aggressione contro le comunità zapatiste, direttamente dallo Stato messicano o attraverso gruppi e organizzazioni di “civili” armati o disarmati.

Noi riteniamo responsabile il governo messicano di ogni scontro che potrebbero sorgere nel contesto dell’attuazione di questi megaprogetti che corrispondono ad un modello già superato di “sviluppo” insostenibile e devastante deciso dalle cupole di potere e palesemente violando i diritti dei popoli originari.

Ci appelliamo alle persone di buon cuore per superare la disinformazione corrente sia sull’esperienza zapatista che sui grandi progetti menzionati e di essere vigili sul rischio di attacchi contro le comunità zapatiste e le popolazioni indigene del Messico.

https://www.jornada.com.mx/ultimas/2019/01/16/intelectuales-apoyan-al-ezln-y-rechazan-calumnias-6598.html?fbclid=IwAR1eBUmLf4KtPLngG6g1y54nL6mMkGs5_Edr_qPB_fj5zpSWVoasGImvRdE

Traduzione a cura di Rebecca Rovoletto

Firmano:

venerdì 11 gennaio 2019

Messico - Potranno passare mille milioni di anni, le zapatiste e gli zapatisti staremo qui.


Dopo le giornate dell’incontro, che si è svolto nelle terre recuperate vicino a Guadalupe Tepeyac all’arrivo nel Caracol de La Realidad, si capisce subito che sono migliaia gli uomini e le donne zapatiste arrivati per festeggiare il venticinquesimo anniversario dell’apparizione dell’EZLN, il 1 gennaio 1994. 
E’ tardo pomeriggio quando il portone di entrata del Caracol si apre ed inizia il “desfile”.




Prima in motocicletta, poi a cavallo, poi a piedi ritmando il passo con i bastoni.La marcia sembra interminabile.




Migliaia di “milicianos y milicianas” entrano nel Caracol.


Quando ormai l’intero Carcol è stracolmo, prende la parola il SubComandante Moises.
E’ un discorso chiaro e determinato rivolto al presente, all’attuale fase in Messico con il Governo di Andres Manuel Lopez Obrador. Non usa mezzi termini il portavoce dell’EZLN nel denunciare cosa sta dietro la “quarta trasformazione”, in particolare come attacco ai popoli indigeni.



Quello che abbiamo raggiunto, lo abbiamo costruito con il nostro lavoro, il nostro sforzo … E stiamo dimostrando che è possibile fare anche quello che sembra impossibile. Quello che diciamo, che stiamo dimostrando è qui, l’abbiamo di fronte: il popolo qui è quello che comanda, ha la sua politica, la propria ideologia, la propria cultura, sta creando, migliorando, correggendo, immaginando e mette in pratica. Questo è quello che siamo”.

mercoledì 9 gennaio 2019

Messico - Bertolucci nella Lacandona





















di Luis Hernández Navarro

Sono le 5:30 circa del pomeriggio del 31 dicembre scorso. Il pomeriggio è luminoso. Come se fosse la scena di un film epico di Bernardo Bertolucci, le truppe della 21^ divisione di fanteria zapatista si dispiegano come un enorme serpente che si attorciglia con marzialità nel caracol Madre de los caracoles, mar de nuestros sueños del La Realidad, Chiapas.

All’avamposto del dispiegamento militare c’è un distaccamento motorizzato di donne zapatiste che, arrivando nella piazza centrale, si schiera ai quattro lati per delimitare il perimetro delle operazioni. Segue un gruppo di miliziane che circondano il quadrato, come fossero le sue guardiane. La testa del gigantesco ofide selvaggio è formata da comandanti a cavallo, tra loro il comandante Tacho ed il subcomandante Moisés. Li segue una colonna di oltre 4 mila combattenti in fila per due, in uniforme con pantaloni e berretto verde, camicia color caffè, passamontagna neri e paliacate rossi, ognuno di loro ha due bastoni di legno lunghi circa 75 centimetri che, battendo uno contro l’altro, segnano il passo della truppa in formazione. Non riescono ad entrare tutti quanti.

Questa stessa divisione – si spiega in un video di Enlace Zapatista (https://bit.ly/2LR6A9y ) – è quella che 25 anni fa prese le città di Altamirano, Oxchuc, Huixtán, Chanal, Ocosingo, Las Margaritas e San Cristóbal. È rafforzata con combattenti della seconda e terza generazione, zapatisti che erano neonati nel 1994 o non erano nati, e che sono cresciuti nella resistenza e ribellione.

La celebrazione del 25° anniversario dell’insurrezione armata dell’EZLN non è la messa in scena di un movimento sociale. È la dimostrazione di potenza di una forza politico-militare dotata di ordine, disciplina, coesione, destrezza, capacità logistica, base sociale, comando e controllo del territorio.

lunedì 7 gennaio 2019

Messico - 1° Gennaio 2019 - Le parole CCRI-CG dell'EZLN nel 25°anniversario del levantamiento

PAROLE DEL CCRI-CG DELL’EZLN AI POPOLI ZAPATISTI NEL 25° ANNIVERSARIO DELL’INIZIO DELLA GUERRA CONTRO L’OBLIO.

Parole del Subcomandante Insurgente Moisés:

31 dicembre 2018

Compagni, compagne Basi di Appoggio Zapatiste:

Compagne e compagni Autorità Autonome Zapatiste:

Compagne e compagni Comitati e Responsabili regionali e locali:

Compagne e compagni miliziane e miliziani:

Compagne e compagni insurgentas e insurgentes:

Per mia bocca parla la voce dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Vi parlo come vostro portavoce, perché è mio compito essere la vostra voce ed i vostri occhi.

È arrivata la nostra ora, popoli zapatisti, e siamo soli.

Ve lo dico chiaro, compagne e compagni basi di appoggio, compagni e compagne miliziani e miliziane, ci siamo accorti che è così, siamo soli come venticinque anni fa.

Soli, siamo usciti a svegliare il popolo del Messico e del mondo ed oggi, venticinque anni dopo vediamo che siamo soli, ma tanto avevamo parlato, abbiamo fatto molti incontri, lo sapete bene compagne e compagni, voi ne siete testimoni, abbiamo dato la sveglia ed abbiamo parlato ai poveri del Messico, delle campagne e delle città.

Molti ci hanno ignorato, alcuni si stanno organizzando e speriamo che continuino ad organizzarsi, la maggioranza ci ha ignorato.

Ma il nostro lavoro l’abbiamo fatto e per questo vi stiamo parlando chiaro, compagni e compagne.

E non solo in questi venticinque anni, ma da oltre cinquecento anni, per questo siamo qui a parlarvi, a raccontarvi quello che abbiamo visto in venticinque anni, come se non ci avessero visto o sentito quello che stiamo dicendo ai poveri del Messico.

A venticinque anni dalla nostra sollevazione vediamo questo.

Ve lo ripetiamo, compagni e compagne, vediamo che siamo soli.

Quello che abbiamo ottenuto, è stato conquistato con il nostro lavoro e con le nostre forze.

Se abbiamo ottenuto qualcosa, è solo grazie al nostro lavoro e se abbiamo sbagliato, è solo colpa nostra. Ma è solo opera nostra, nessuno ce l’ha detto, nessuno ce l’ha insegnato, è opera nostra. Qualcuno avrebbe voluto insegnarcelo, dirci che cosa fare e cosa non fare, quando parlare e quando non parlare. Li abbiamo ignorati. Solo chi si organizza lo sa, lo vede, lo capisce. I discorsi sono solo chiacchiere; si deve fare ciò che si dice, si deve fare ciò che si pensa, non abbiamo manuali, non abbiamo libri. Quello che noi vogliamo costruire non ce lo insegna nessuno, deve essere fatto col nostro sacrificio, deve essere fatto con le nostre forze, compagni e compagne.

E stiamo dimostrando ancora una volta, e lo dobbiamo fare, che sì è possibile fare ciò che si crede impossibile. A parole è molto facile rendere possibile ciò che è impossibile, così si dice. Bisogna farlo nella pratica e noi lo stiamo dimostrando. Ciò che stiamo dimostrando è qui da vedere, davanti a noi; qui il popolo comanda, ha la propria politica, la propria ideologia, la propria cultura, crea, si migliora, si corregge, immagina e continua a fare pratica.

Questo è come siamo. Qui il malgoverno non comanda, comandano le donne e gli uomini che si sono organizzate e organizzati. Quelli che non si sono organizzati, continuano in quella disperazione che non è speranza.

Ci vogliono mentire, ci vogliono ingannare perché c’è qualcuno che crede a quella che chiamano la vergine scura. È un pazzo quello che dice questo, non sa pensare, non pensa al popolo. Noi, compagni, lavoriamo sulla nostra esperienza, col nostro lavoro e con le nostre forze e continuiamo a farlo. E continueremo a costruirlo e lo otterremo. Tutto quello che abbiamo costruito l’abbiamo fatto noi, alcuni fratelli e sorelle solidali ci hanno aiutati, ma tutto il peso è sulle nostre spalle, perché non è facile affrontare i partiti politici, i malgoverni ed oggi l’attuale furbastro imbroglione.

Qui non è facile affrontare da venticinque anni migliaia di soldati che proteggono il capitalismo, e sono qui, qui dove siamo ora, gli passiamo sotto il naso in questi giorni. Non è facile affrontare i paramilitari, non è facile affrontare i piccoli leader al soldo di tutti i partiti politici, in particolare quello che oggi è al potere ed il partito che è al potere. 

Ma non abbiamo paura di loro. Oppure sì, abbiamo paura di loro, compagne e compagni?

[risuona all’unisono un “No”] Non vi ho sentiti [si sente più forte “No”]

La gente di fuori va e viene, noi siamo qui e qui stiamo. Ogni volta che vengono, vengono a turisteggiare, ma non si può fare turismo nella miseria, la disuguaglianza, l’ingiustizia; il popolo povero del Messico sta morendo e continua a morire. Peccato che ascoltano quello che sta lì ad ingannare il popolo del Messico.

venerdì 4 gennaio 2019

Messico - 25° anniversario dell'inizio della guerra contro l'oblio.

La Realidad – Chiapas -  Mexico 31 dicembre 2018 / 1 gennaio 2019

Dopo le giornate dell'incontro, che si è svolto nelle terre recuperate vicino a Guadalupe Tepeyac all'arrivo nel Caracol de La Realidad, si capisce subito che sono migliaia gli uomini e le donne zapatiste arrivati per festeggiare il venticinquesimo anniversario dell'apparizione dell'EZLN, in quel 1 gennaio 1994.

E' tardo pomeriggio quando il portone di entrata del Caracol si apre ed inizia il “desfile”

Prima in motocicletta, poi a cavallo, poi a piedi ritmando il passo con i bastoni: sono migliaia i “milicianos y milicianas” che entrano nel Caracol.

La marcia sembra interminabile.

Quando ormai l'intero Caracol è stracolmo, prende la parola il SubComandante Moises.

E' un discorso chiaro e determinato rivolto al presente, all'attuale fase del Messico, con il nuovo governo di Andres Manuel Lopez Obrador. Non usa mezzi termini il portavoce dell'EZLN nel denunciare cosa sta dietro la “quarta trasformazione”, in particolare ,nell'attacco ai popoli indigeni.

“Quello che abbiamo raggiunto, lo abbiamo costruito con il nostro lavoro, il nostro sforzo … E stiamo dimostrando che è possibile fare anche quello che sembra impossibile. Quello che diciamo, che stiamo dimostrando è qui, l'abbiamo di fronte: il popolo qui è quello che comanda, ha la sua politica, la propria ideologia, la propria cultura, sta creando, migliorando, correggendo, immaginando e mette in pratica. Questo è quello che siamo”.

Il discorso continua dicendo che da parte degli zapatisti è da anni che si sottolinea come, in Messico e nel mondo, sia in arrivo qualcosa di molto peggio.

"Nelle varie lingue è stato definito collasso, idra, muro. Abbiamo cercato di usare le parole di quelli di fuori, ma anche così non ci hanno dato ascolto. Credono che stiamo mentendo, perché danno retta a quello di cui non voglio neanche dire il nome, meglio definirlo imbroglione e scaltro, quello che è al potere”.

Via via il discorso si fa sempre più incisivo.

“Compagni, compagne, quello che sta al potere sta per distruggere il Messico, principalmente i popoli originari, viene contro di noi, specialmente noi, l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Perché? Perché siamo qui a dirgli chiaramente che non abbiamo paura.
Andremo contro tutto questo, non permetteremo che passi qui il suo progetto di distruzione, non abbiamo paura della sua Guardia nazionale (N.d.T. nuova compagine militare creata per “garantire la sicurezza”, rafforzando di fatto la militarizzazione del paese).
Difenderemo quello che abbiamo costruito.”

Mentre le migliaia di donne e uomini zapatisti rispondono all'unisono alle domande che il Subcomandante Moises rivolge loro, il discorso si fa ancora più esplicito. 

Da un lato segnalando, come, anche con un certo dispiacere, l'EZLN abbia visto molti essere succubi della retorica di AMLO e dall'altro denunciando quanta ipocrisia ci sia dietro all'uso della retorica indigenista, la falsa consultazione popolare e l'idea assurda di coniugare gli interessi dei potenti con quelli dei poveri.