mercoledì 11 ottobre 2017

Messico - Messaggio della portavoce María de Jesús Patricio davanti all’Istituto Elettorale Nazionale

Buongiorno compagni, compagne, fratelli e sorelle indigene, media indipendenti, media a pagamento, stiamo facendo uno dei primi passi di quel che porteremo avanti.
Grazie per essere qui a sostenere questa proposta collettiva di molti.
Vorrei cominciare dicendo che, per impedirci di fare questo primo passo ci hanno messo parecchi ostacoli. Ci hanno trattato come se non fossimo all’altezza di quelli che stanno in alto. Hanno voluto farci credere che in questa struttura c’è posto solo per loro, e non per la gente dal basso, non per la gente lavoratrice, e ancor meno per le comunità indigene. Nonostante tutto ciò, siamo comunque riusciti a fare questo primo passo.
Voglio dirvi che non ci hanno lasciato aprire un conto in banca, che era uno dei primi requisiti, e ci hanno bloccato il conto HSBC e abbiamo dovuto cercarne un altro. Da cose come queste si vede quanto sia manipolatorio questo potere. Ma nonostante tutto siamo riusciti a fare questo primo passo, chiaramente con l’aiuto di tutti voi.
Vogliamo anche chiarire che è diverso, che la nostra proposta è diversa. È una proposta collettiva. Non rispetta i loro piani, in cui una persona parla e decide, e si fa quel che la persona dice. Qui no, qui siamo in collettività, per questo si chiama Consiglio Indigeno di Governo.
In questo grande Consiglio sono rappresentati i popoli indigeni, sono i consiglieri scelti direttamente dalle comunità che staranno al governo. Questo è uno dei tratti fondamentali del Consiglio Indigeno di Governo: avanza insieme alle proprie comunità.
Come andremo avanti? Al ritmo dei popoli indigeni, con il sostegno della gente, con il sostegno delle nostre comunità, così come si organizzano le feste nelle comunità, nello stesso modo in cui ci organizziamo per accogliere persone di altre comunità: ce ne prendiamo la responsabilità, così faremo. Che sia chiaro che non accetteremo neanche un peso dall’Istituto Elettorale Nazionale.

Tutto quel che intraprenderemo sarà grazie al sostegno di tutti. Andremo avanti in questo modo. Anche perché si è visto chiaramente, soprattutto in questi tempi recenti di catastrofe, che a loro non interessa la gente dal basso, vogliono solo sterminarci e toglierci di mezzo. Così come sono venuti a eliminarci a noi popoli indigeni. Ci hanno imposto piani e programmi per garantire il saccheggio, questa divisione. È ovvio che la gente dal basso per loro non esiste. Quel che dobbiamo fare è organizzarci, darci una mano e mettere fine insieme a questo sistema capitalista, patriarcale, razzista, classista, perché lo stiamo vivendo sulla nostra pelle. Dobbiamo fare questo passo, organizzarci, per poter portare avanti questa proposta che nasce dai popoli indigeni e che non è un’invenzione, perché l’abbiamo vissuta per anni.
Perché non sono riusciti ad eliminarci, perché l’organizzazione che abbiamo dura da anni, da decine di anni.
Quest’organizzazione che abbiamo ereditato vogliamo proporla a tutti i messicani.
I popoli stanno portando avanti questa proposta e per questo vogliamo camminare al ritmo dei popoli indigeni insieme a voi con questa proposta, solo così riusciremo ad andare avanti.
Anche perché i popoli indigeni non possono continuare da soli, per questo chiediamo il sostegno dei lavoratori dalla campagna e dalla città, uniti dobbiamo fare uno sforzo per andare avanti e riscattare le nostre zone, i nostri quartieri, i nostri villaggi, insieme ai popoli indigeni. Saranno loro a mostrarci come camminare.
Inoltre, come donna, come madre, come lavoratrice, dico che dobbiamo lottare contro il maschilismo, contro il classismo, contro questo sistema patriarcale che vuole eliminarci a tutti i costi, che vuole separarci facendoci credere che solo gli uomini sono in grado. Se i nostri popoli vivono questa discriminazione, le donne ancor di più, e non solo nei villaggi, ma anche a livello nazionale.
Per questo questa lotta non è solo a livello nazionale, ma mondiale, per questo dobbiamo mostrare tutti i dolori che viviamo nelle comunità, dobbiamo organizzare la rabbia. Questo messaggio resta dalla nostra parte, dobbiamo organizzare il dolore e la rabbia, solo così potremo andare avanti.
Grazie.