lunedì 23 novembre 2009

Rumores in Chiapas

Tratto da Los de Abajo

di Gloria Munoz Ramirez

Nelle settimane recenti una ondata di “rumori” ha invaso lo stato del sud est messicano, nel quale 26 anni fa si impiantò la prima cellula di quello che un decennio seguente è stato conosciuto come EZLN.

Nei circa 16 anni di lotta pubblica, altri hanno approfittato dei momenti di silenzio della "comandancia general zapatista" per propagandare versioni di ogni tipo, come comunicati apocrifi, manifesti con firme collettive che li includevano, annunci di un prossimo attacco zapatista o piani militari mirati a decapitarli.

La politica dei “rumori” non è stata inaugurata ora in Chiapas, si è vista prima ed anche ora: a chi giovano i “rumori” di una possibile iniziativa militare in Chiapas? chi ne trae beneficio? dove iniziano i “rumori”? Chi li prepara e perchè?

Quando i “rumori” si riferiscono a possibili sollevamenti di gruppi armtai, anche con sigle differenti dall'EZLN, la pressione militare si intensifica sulle comunità zapatiste, si rafforzano i pattugliamenti e si creano nuovi posti di controllo. In questo contesto si potrebbe pensare che le versioni che circolano sono propaganda di alcune sfere del potere per giustificare la pressione che di fatto si esercita sulle comunità zapatiste.

Da che parte possono venire? Dall'Esercito? Dal governo statale? Dal'Esecutivo? Sono gli stessi, rappresentano gli stessi interessi o ognuno ha i suoi scopi?

La cosa certa è che al di là dei “rumori” in Chiapas c'è una guerra che dura da oltre tre lustri e che di questa situazione, in momenti differenti, hanno cercato di trarre profitto i governi di turno, l'Esercito, le multinazionali, la Chiesa e alcune ONG.

Quando la parola dell'EZLN è assente, il vuoto si riempe non solo di “rumori” ma anche di iniziative e strategie di ogni tipo che seminano confusione nei settori che realmente sono interessanti a sapere quello che sta succedendo.

Lo scorso 17 novembre l'EZLN ha compiuto 26 anni senza festeggiamenti pubblici e, a quanto pare, neanche privati.

Intanto ci sono cose che stanno avvenendo: nei giorni scorsi le Giunte del Buongoverno di La Garrucha, Roberto Barrios e Oventic hanno denunciato le diverse provocazioni che provengono da gruppi paramilitari coordinati con le forze armate e i governi locali.

Da parte loro il gruppo civile Las Abejas, di Acteal, ha denunciato che continuano ad essere operanti gruppi paramiliatri nella zona Los Altos così come organismi dei diritti umani hanno denunciato le provocazioni che subiscono.

Nonostante la tensione e la mancanza di festeggiamenti, nelle comunità il lavoro autonomo non si ferma.

Sembra che si vivano due tempi.

Messico - Chiapas Infondata la voce di un "estallido" in Chiapas


da La Jornada – Martedì 22 novembre 2009 articolo di Hermann Bellinghausen

Un grande operativo di controllo è stato messo in atto dopo le voci messe in circolazione di un azione durante l'anniversario della Rivoluzione Messicana

E' risultato infondato il nervosismo del governo attorno al 99 anniversario della Revolución Mexicana, che attraverso informazioni sulla stampa ufficiale e notiziari radio aveva generato nei giorni scorsi il timore di una iniziativa di gruppi non controllati.

Tanto erano ufficiali le voci che hanno dato il via a fermi, perquisizioni, interrogatori e accuse pubbliche contro dirigenti contadini, comunità, religiosi di zone indigene e difensori dei diritti umani. Voci filtrate, dichiarazioni di funzionari e note – che risultavano alimentate da un documento confidenziale della procura statale (vedi La Jornada 14 novembre) coincidevano nel fatto che la data probabile di questa azione, denominata 20 e 10, sarebbe stata questo venerdì.

In coincidenza con questa previsione la Secretaría de Seguridad y Protección Ciudadana (SSPC) ha stabilito a partire da una certa ora di oggi un ampio ed inusuale “operativo de seguridad nella geografía chiapaneca per proteggere la pace sociale e l'armonia tra la popolazione durante la commemorazione della Rivoluzione Messicana”.

Il piano aveva come obiettivo quello di proteggere le persone che dovevano assistere alla celebrazione nei municipi, salvaguardare l'integrità fisica e la proprietà delle persone, evitare fatti spiacevoli.

La SSPC è entrata nei dettagli. Le strategie comprendono pattugliamenti, vigilanza, presenza in luoghi pubblici degli atti. Il tutto alludendo agli atti pubblici e alle mobilitazioni annunciate da organizzazioni come MOCRI e OCEZ-CNPA, che non si capisce perchè avrebbero dovuto essere violenti.

Al dispositivo di controllo organizzato hanno partecipato 4.700 agenti della Policías estatales Preventiva, Fronteriza, de Caminos, Auxiliar y de Tránsito, e gruppi speciali della SSPC.

Addirittura alcuni lavoratori del Municipio di San Cristóbal hanno riferito che nei giorni scorsi è stato loro ordinato di salvare i dati dei computer perchè c'era la possibilità che gruppi sovversivi prendessero il palazzo municipale.

Con questi ingredienti di base non è difficile capire come le voci incontrollate abbiano iniziato a girare tra la popolazione.

Molta gente si diceva convinta che qualcosa sarebbe successo. All'inizio della giornata una fonte del governo ha iniziato a dire che si erano avvistati degli incappucciati nella zona nord della città, un organizzazione legata ad ambienti ufficiali ha assicurato che “gli zapatisti prenderanno le installazioni di Carranza, Aric e Abejas prenderanno le strade a San Cristóbal, Comitán, Ocosingo, Altamirano, Polhó e Oventic, e dopo Tuxtla”.

Niente di questo è successo, però la premonizione era nell'aria e scritta nei giornali stampati.

No capital projects but the end of capital

Dall'Universita' di Berkley

Traduzione a cura di Tiziana Terranova

L’Università della California è occupata. E’ occupata come l’Accademia Belle Arti di Vienna, e l’Istituto Tecnico di Graz; come lo sono state la New School, della Facoltà di Sciente Umane di Zagrabia e il Politecnico di Atene. Queste non sono le prime e non saranno le ultime occupazioni. E neppure si tratta di un movimento di studenti: echeggia loccupazione delle fabbriche dell’Argetina o di Chicago, lavoratori immigrati che occupano quaranta edifici a Parigi, incluso il Centro Pompidou. C’è ancora vita nel museo del capitale.

Mandiamo i nostri primi saluti a ognuno di questi gruppi, in solidarietà. Siamo con tutti quelli che si trovano in un edificio oggi perché hanno scelto di starci, perché lo hanno liberato dai loro cosiddetti proprietari – sia per la suggestione del vero sapore della libertà, o per disperata necessità sociale o politica.

Questa dichiarazione e questa azione inizia con il disprezzo per che quelli che vorrebbero usare il loro potere per recintare la formazione, recintare il nostro mondo condiviso, per quelli che vorrebbere costruire ‘opportunità’ sulle spalle di quelli che devono necessariamente essere sfruttati Ecco perché inizia qui in questo ufficio con i suoi Capital Projects[1], i suoi Servizi Immobiliari, il suo oscenamente chiamato Ufficio della Sostenibilità – inizia nei corridoi dell’accumulazione, nel cuore della logica che mette i palazzi davanti alle persone. Ma inizia anche con l’amore per quelli che rifiutano queste recensioni, che sono impegnati nell’azione piuttosto che nella petizione, che sono impegnati alla deprivatizzazione in quanto atto. Questo antagonismo non può essere negoziato nel nulla. Non facciamo altre richieste ma la più basilare: che la nostra vita collettiva non ammette proprietari.

Chiunque ha visto la malattia della privatizzazione, precarizzazione, e finanzializzazione diffondersi attraverso l’Università della California non mancherà di riconoscervi la peste del neoliberalismo che si insinua in ogni angolo del globo, in ogni minuto delle nostre vite. Nella rivelazione più recente, abbiamo scoperto che gli osceni aumenti delle tasse universitarie sono usati non per la formazione, ma come collaterali per operazioni di credito e progetti edilizi. Questa è la volontà del Rettore. Se i bonds non sono ripagati, le tasse – cioè i nostri giorni e anni di lavoro, che si estendono in un futuro assente – devono essere usati per ripagarli.

C’è un’ironia grottesca in tutto ciò. Le tasse universitarie sono usate come garanzie e impacchettate esattamente come le azioni tossiche che hanno innescato quest’ultimo collasso finanziario. Quattro anni fa c’erano i ‘mutui subprime’, or c’è la ‘formazione sub-prime’, come dice Ananaya Roy. Le stesse strategie e schemi che hanno fatto fallire milioni di vite, e che hanno mostrato il fallimento della sfera economica – sono queste a cui l’università si è rivolta per la sua salvezza, anche se queste strategie hanno spettacolarmente fallito. I Rettori si rivelano non semplicemente disonesti, venali e indifferenti; sono troppo stupidi per imparare anche le lezioni più basilari della storia recente. O forse questa è la loro idea della solidarietà: che tutti i membri della comunità universitaria (a parte loro naturalmente) devono unirsi alla nazione e al mondo nel suo immiserimento, devono essere tutti malmenati allo stesso modo da un’economia incubo costruita su vere vite umane. Noi gli diciamo: se voi invocate tale solidarietà, non vi meravigliate se il suo potere vi sfugge.

La matricola quando arriva è trattata come un mutuo, e le tasse stanno crescendo. Ella è un futuro flusso di reddito, e i conti da pagare stanno aumentando. Lei è una garanzia per un debito che non ha mai scelto, e il costo è impressionante. Il suo lavoro e i suoi giorni sono stati già promessi per innalzare palazzi che potrebbero contribuire nulla alla sua formazione, e che potrebbe anche non esserle permesso di usare – palazzi in cui altri lavoreranno per meno di un salario vivibile, a rischio di non avere proprio nessun salario. Questa è la veritò della vita degli studenti, della vita dei lavoratori (spesso la stessa cosa). Questa è la verità della relazione tra loro e i palazzi dell’università agli occhi dei Rettori e dell’Ufficio del Presidente.

Fino a quando le cose staranno così, nessun palazzo sarà al sicuro dall’occupazione. Nessun progetto del capitale ma il progetto di finire il capitale. Ci appelliamo a altre occupazioni, per strappare i nostri edifici e le nostre vite dalla sua stretta.. Ci appelliamo a una università diversa a una società diversa in cui questa università è inserita. Ci appelliamo a una relazione diversa fra vite e edifici. Lo facciamo liberamente. Siamo il potere.

http://anticapitalprojects.wordpress.com

anticapitalprojects@gmail.com






[1] Il ‘capital project’ì è un investimento a lungo termine che richiede grandi somme per acquistare, sviluppare o mantenere un bene capitalizzabile (come un terreno, degli edifici, dighe, strafe etc)

Links Utili:

California, rivolta degli studenti. La polizia sgombera Berkeley

Tasse alle stelle, i giovani protestano e occupano l'ateneo più celebre Il problema delle imposte alte accomuna tutte le università americane




New York - Dicono che non è finita qui, che questo è soltanto l'inizio, che il movimento si è appena svegliato. Ma come? L'aumento delle tasse resta, il 32 per cento in più. E l'università è già stata liberata... "Non tutte le conquiste sono materiali", dice Ianna Owen, 23 anni, "questa volta crediamo davvero di avere smosso la gente".

Questa volta? Dici Berkeley e pensi subito alle rivolte anti-Vietnam che hanno fatto la storia. Da qui partì la protesta studentesca che infiammò il mondo negli anni Sessanta. Da qui partì la rivoluzione di Mario Savio e Art Goldberg. Esattamente 45 anni fa. Un 20 novembre. Si mosse perfino Joan Baez: concerto gratuito e poi in marcia con gli studenti. Migliaia di studenti.

Questo 20 novembre è andata diversamente. I ragazzi giovedì scorso si erano preparati per bene. "Staremo dentro il più a lungo possibile", aveva promesso Andi Walden, 21 anni. Cibi e sacchi a pelo. La polizia è arrivata alle 7 di venerdì mattina. Gli occupanti erano una quarantina. Sono rimasti fino alle 5 del pomeriggio: la polizia ha fatto irruzione, gli studenti sono usciti tra gli applausi della folla. Tre arresti.

No, non è finita. L'aumento delle tasse sta infiammando tutte le università d'America. Il caso californiano è il più eclatante e non solo per quel nome: Berkeley. La California da febbraio a luglio ha tagliato 30 miliardi tra sanità e salute. Il Golden State è condannato a farlo: per far passare nuove tasse ci vuole una maggioranza super dei due terzi. E nel budget delle dieci università statali manca un miliardo di dollari.

"Le nostre mani sono state forzate a farlo", ha detto Mark Yudof, il presidente dell'università della California. "Quando non hai un dollaro, non hai un dollaro". Intanto agli studenti si chiede di scucirne 2.500 in più. Un aumento che porta a 10mila dollari la retta annuale: il triplo di dieci anni fa. Escluso ovviamente vitto e alloggio: che fanno la bellezza di altri 16mila dollari. Ayanna Moody, che frequenta il secondo anno, teme di non farcela: "Ho lavorato così sodo per arrivare in una delle università più prestigiose. E ora che faccio? Tornare indietro sarebbe deprimente: piuttosto perché non tagliano i loro stipendi?".

Neppure il governatore Schwarzenegger sa come uscirne. "È tempo di rivedere tutto il nostro sistema di spesa e di raccolta delle tasse". E intanto? "Intanto gli studenti devono soffrire per un po'". Ma l'invito non è stato accettato. La rivolta ha creato un vero e proprio assedio per tutta la settimana. I ragazzi sono partiti allargando subito la lotta e chiedendo il reintegro di 38 dipendenti sacrificati sull'altare dei tagli. "Fee hike! We strike": tasse alle stelle, e noi scioperiamo. Ma non è un problema solo locale. Almeno 35 sono gli Stati con problemi di budget scolastico. Dalla Florida a New York le tasse sono aumentate del 15 per cento. Michigan e New Mexico tagliano corsi e alzano i contributi. Forse ha ragione Ianna: la protesta è appena cominciata.

Fonte: repubblica.it 22.11.09


God bless...Asia?

Gli Usa e la forza-lavoro cognitiva asiatica

Il diario di bordo di Paolo Do - Hong Kong (Cina)

Oggi per un lavoratore della Malaysia o del sudest asiatico è più facile visitare la Cina “comunista” che gli “aperti e democratici” Stati Uniti d`America. Nella sua recente visita in Asia, Obama si é auto-proclamato presidente del Pacifico: questa nuova centralità e “ritorno” degli Stati Uniti in Asia forse cambierà il loro parziale isolamento nei confronti dei paesi aderenti all`ASEAN (Association of South-East Asian Nations), soprattutto a partire dalla gestione dei flussi della forza lavoro che, dopo le recenti politiche restrittive post 11 settembre, ha pesantemente colpito la stessa competitività americana.

Un recente studio, condotto da W.Kerr e W.Lincoln dell'università del Michigan, ha dimostrato la stretta correlazione tra il numero dei permessi H-1B e il numero di brevetti e copyright depositati negli Stati Uniti. Laddove una restrizione dei primi comporta una rapida diminuzione dei secondi, questa stretta dipendenza dimostra la centralità del lavoro migrante nelle mansioni cognitive dell'industria statunitense.

In questi giorni, il primo ministro indiano Manmohan Singh é in visita negli Stati Uniti mentre il congresso statunitense è alle prese con il voto per il finanziamento della manovra sanitaria. Una coincidenza, ovvio, ma che fa pensare all'importante ruolo che proprio l'India potrebbe giocare nella riforma della sanità Usa. Infatti, in una recente intervista rilasciata all'International Herald Tribune, il CEO della compagnia General Electric Jeffrey R. Immelt ha osservato come, grazie a ingegneri e forza lavoro indiana, gli Stati Uniti potrebbero abbattere notevolmente i costi dell'ammodernamento tecnologico dei loro ospedali attraverso lo sviluppo delocalizzato di nuovi e sofisticati macchinari nei paesi emergenti come l'India.

Inoltre, una riduzione dei costi del sistema sanitario nazionale statunitense potrebbe provenire dalle stesse strutture mediche indiane attraverso l'incremento gli attuali servizi di outsourcing: dalla lettura di lastre a raggi X ai risultati delle analisi mediche, come quelle cardiologiche.

Niente di più facile che la riforma sanitaria nazionale di Obama passi proprio per l`India. Il gigante asiatico con i suoi ingegneri e medici, attraverso la possibilità di esternalizzare i servizi sanitari, potrebbe di fatto rendere accessibile, per uno Stato sempre più indebitato come quello Usa, la possibilità di avere un sistema sanitario pubblico per tutti i cittadini statunitensi.

God Bless Asia!

BOICOTTA TURCHIA

Viva EZLN

Questo video è una libera interpretazione che vuole mettere in risalto l'importanza del Caffè Rebelde Zapatista, come principale fonte di sostentamento delle comunità indigene zapatiste e come bevanda prelibata, degustata da secoli in tutto il mondo. I suoni e i rumori che accompagnano l'osservatore in questa proiezione, sono stati scelti con l'intenzione di coinvolgervi completamente nell'esperienza visiva e trasportarvi direttamente all'interno della folta vegetazione che contraddistingue tutto il territorio del Chiapas, dove viene coltivato questo caffè.

La lucha sigue!