venerdì 27 novembre 2009

Le elezioni non risolveranno la crisi

Honduras alle urne

La Resistenza si prepara per nuovi scenari di lotta

Mancano tre giorni alla celebrazione di elezioni che fino a questo momento solo quattro paesi nel mondo - Stati Uniti, Perù, Panama e Colombia - sembrano disposti a riconoscere come legittime. Mentre il governo di fatto invia più di 30 mila effettivi dell'esercito e della polizia in tutto il paese e richiama migliaia di riservisti dell'esercito per proteggere il processo elettorale, il Fronte nazionale contro il colpo di Stato continua la sua campagna di disconoscimento delle elezioni e denuncia la sistematica violazione ai diritti umani, preparandosi ad una nuova tappa della lotta iniziata lo scorso 28 giugno.

“In questi ultimi giorni abbiamo assistito ad un incremento della repressione da parte del governo di fatto e ad una vera e propria militarizzazione del paese - denuncia Porfirio Ponce, vicepresidente del Sindacato dei lavoratori dell'industria delle bevande e simili, Stibys, e membro del Fronte nazionale contro il colpo di Stato -. Hanno attivato un piano speciale per evacuare gli ospedali e lasciare i letti liberi, mentre in tutto il paese l’esercito ha iniziato a fare blocchi stradali: da San Pedro Sula alla capitale, che sono circa 4-5 ore, ci sono per esempio 14 blocchi.

È inoltre iniziata una vasta operazione di disarmo con la quale si proibisce alle persone di portare armi anche se in possesso di regolare porto d’armi. Ci sono incursioni dell'esercito e della polizia nelle colonie e nei quartieri popolari della capitale, soprattutto dove la Resistenza è maggiormente organizzata, e continuano gli arresti. I dirigenti della Resistenza hanno ricevuto minacce dirette, così come buona parte della popolazione che non vuole riconoscere questo processo elettorale. Tuttavia –ha continuato Ponce - continueremo con le nostre attività fino a sabato 28 novembre e anche dopo la fine di questo circo politico”. Per il dirigente sindacale, quella di domenica sarà una farsa elettorale che si svilupperà all’interno di un colpo di Stato che purtroppo non si è potuto revertire, ma che segnerà l'inizio di una nuova fase della lotta del popolo honduregno.

Una sconfitta parziale che apre le porte ad una nuova e necessaria fase di lotta politica. “Inizieremo una nuova fase di organizzazione e con essa la nostra strategia, perché dopo le elezioni ci troveremo di fronte a un nuovo scenario e a una nuova congiuntura. Come organizzazioni che fanno parte della Resistenza – ha spiegato Ponce - dovremo analizzare questa nuova situazione e decidere le nuove misure ed azioni, e a momento debito le faremo conoscere alla popolazione dopo un'ampia riunione che stiamo preparando. Questi ultimi cinque mesi ci hanno lasciato in eredità il sangue delle compagne e dei compagni assassinati, l’involuzione di tutti i progressi sociali ottenuti negli ultimi anni, ma anche un processo in cui le varie organizzazioni popolari e sindacali si sono unite. Ora ci manca solo di unificarci per questa nuova tappa della lotta”, ha affermato. Non si è potuto revertire il colpo di Stato Anche per l'analista politico Gustavo Irías "saranno elezioni atipiche, con un Presidente costituzionale praticamente imprigionato e senza nessuna possibilità di essere un evento di concorrenza libera e trasparente. Inoltre, senza la partecipazione del Fronte nazionale contro il colpo di Stato queste elezioni non potranno costituire una vera uscita sostenibile dalla crisi.

Siamo di fronte a due progetti di società molto diversi. Un progetto che cerca di difendere una democrazia tradizionale che non ha apportato alcun beneficio alla maggioranza della popolazione, e un altro che cerca di approfondire e concretizzare una democrazia partecipativa. In questo senso – ha continuato Irías - dobbiamo riconoscere che non si è potuto revertire il colpo di Stato e che ci troviamo di fronte a un processo elettorale gestito da un governo di fatto che consolida il colpo di Stato stesso. In questo senso è indispensabile che la Resistenza prenda in considerazione tale realtà per programmare una nuova fase della lotta, per costruire un fronte ampio politico che porti avanti un programma che conduca al ristabilimento della democrazia nel paese, che riproponga con forza le grandi rivendicazioni sociali e che possa assicurare che l’Honduras si reinserisca in modo concreto all’interno del circuito democratico mondiale. È ovvio – ha concluse l'analista politico - che ci sarà bisogno di un periodo di transizione durante il quale la Resistenza dovrà sfruttare tutto il bagaglio politico e sociale scaturito da questa esperienza di lotta, che senza dubbio è un fatto storico ed una pietra miliare per il paese”.

Mentre iniziano ad arrivare i pochi osservatori che si sono accreditati, appartenenti quasi tutti all'estrema destra internazionale, ed il presidente Manuel Zelaya continua ad esigere alla comunità internazionale il disconoscimento di questa farsa, sono sempre più forti le critiche contro l’amministrazione Obama e le sue ambiguità.Lo scorso 25 novembre, l'assessore in politica estera del presidente brasiliano Luiz Inácio Lula dà Silva ha dichiarato pubblicamente che gli Stati Uniti “rischiano di rendere ancora più tese le relazioni con gran parte dell'America Latina se riconosceranno le elezioni presidenziali in Honduras”.

(Testo e foto Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua)

Le Giunte di Buon Governo smentiscono la Jornada


JUNTA DE BUEN GOBIERNO
CORAZÓN CÉNTRICO DE LOS ZAPATISTAS DELANTE DEL MUNDO

SNAIL TZOBOMBAIL YU?UN LEKIL J?AMTELETIK
TA O?LOL YO?ON ZAPATISTA TA STUK?IL SAT YELOB SJUNUL BALUMIL

26 DE NOVIEMBRE DE 2009

A LA OPINIÓN PUBLICA
A LA SOCIEDAD CIVIL NACIONAL E INTERNACIONAL
A LOS MEDIOS ALTERNATIVOS
A LOS ADHERENTES DE LA OTRA CAMPAÑA
A LOS ADHERENTES DE LA ZESTA INTERNACIONAL
A LOS ORGANISMOS DERECHOS HUMANOS

Por este medio la Junta de Buen Gobierno Corazón Céntrico de Los Zapatistas Delante del Mundo, caracol II Resistencia y Rebeldía por la Humanidad Zona Altos de Chiapas.

A nombre de las Juntas de Buen Gobierno de los 5 caracoles desmentimos ante la opinión pública los siguientes:

El 25 de noviembre del presente año, el periódico la jornada publica que el congreso local aprobó un acuerdo que solicita al Gobierno del estado de Chiapas Jun Sabines Guerrero que atienda las peticiones de las Juntas de Buen Gobierno, que según los legisladores, los Zapatistas pidieron el
reconocimiento jurídico de las Juntas de Buen Gobierno.

Nosotros como Juntas de Buen Gobierno desmentimos enérgicamente esas supuestas peticiones ante el mal Gobierno estatal, de estas versiones publicadas, porque en ningún momento le hemos planteado verbal o por escrito para pedir migajas al mal gobierno estatal ni federal. Nosotros
los Zapatistas no necesitamos que nos reconozca los malos gobiernos que no son del pueblo porque nosotros ya somos reconocidos por nuestro pueblos quienes nos eligieron y somos ya reconocidos por muchísimos pueblos a nivel nacional e internacional.

A nosotros las Juntas de Buen Gobierno, no nos representa nadie, ante ninguna instancia gubernamental a nivel estatal, nacional e internacional, los supuestos representantes: David Gómez Pérez, Daniel Santiz López, Pablo Méndez Cruz, Moisés Cantor Decelis y Pedro Gómez
Santiz. Estas personas nadie lo conoce en ninguna zona Zapatista, menos que formen parte de nuestras filas, solo son personas que quieren aprovechar recursos económicos que tanto promete el mal gobierno, usando el nombre de las Juntas de Buen Gobierno y de nuestra organización E.Z.L.N.

En el periódico menciona que una comisión gubernamental ya visitó las 5 Juntas de Buen Gobierno para atender las demandas que plantean los Zapatistas en los aspectos Jurídicos, Políticos, financieros, y Sociales. Y esta información es totalmente falso, porque nosotros los
Zapatistas, no necesitamos que nos visite funcionarios del mal gobierno, además sabemos que las principales demandas de nuestros pueblos ningún periodo del mal gobierno lo va a resolver las necesidades que desde hace varios siglos que venimos padeciendo los pueblos originarios de
nuestro país.

Todo estas mentiras del mal gobierno, de sus diputados y sus cómplices, es parte de un plan de contra insurgente para confundir a la opinión pública y para golpear la resistencia de nuestros pueblos en la lucha por construir su Autonomía.

Por todo esto le pedimos a todos los pueblos, organizaciones y personas de buena voluntad que lucha por la Libertad, por la Justicia y por los derechos para todos, que no se dejen engañar por los planes e intereses de los malos gobiernos y sus cómplices.

Es toda nuestra palabra.

A T E N T A M E N T E

*LA JUNTA DE BUEN GOBIERNO CORAZON CENTRICO DE LOS ZAPATISTAS DELANTE
DEL MUNDO:*

EDGAR BARRERA ORTIZ FRANCISCO MENDEZ CRUZ GUADALUPE DIAZ DIAZ VERONICA HERNANDEZ HERNANDEZ

giovedì 26 novembre 2009

I deputati chiedono a Juan Sabines di riconoscere legalmente le giunte di buon governo



da La Jornada – Martedì 24 novembre 2009 articolo di Ángeles Mariscal

Il Congresso locale ha approvato un punto d’accordo che sollecita il titolare del Potere Esecutivo statale, nell’ambito di sua competenza, di rispondere alle richieste delle giunte di buon governo (JBG), instaurate dall’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN). Secondo i legislatori, gli zapatisti hanno chiesto il riconoscimento giuridico di queste istanze. Il 19 novembre scorso il plenum della 63a Legislatura statale ha approvato la creazione della Commissione Speciale davanti alla Realtà delle Giunte di Buon Governo, su proposta della Giunta di Coordinamento Politico.

Il deputato panista Trinidad Rosales Franco, che guida questa istanza legislativa, ha comunicato che il Congresso del Chiapas lo scorso 9 novembre ha ricevuto un documento firmato dai cittadini David Gómez Pérez, Daniel Santiz López, Pablo Méndez Cruz, Moisés Cantor Decelis e Pedro Gómez Santiz, “in qualità di rappresentanti ed abitanti delle giunte di buon governo nello stato del Chiapas”. Nel documento i firmatari ritengono che “di fronte all’attesa e inadempimento degli Accordi di San Andrés, hanno concordato come messicani che l’Esecutivo del Chiapas riprenda e compia i punti che gli competono di detti accordi nell’ambito delle sue attribuzioni costituzionali”.

Ha spiegato che gli zapatisti esigono il rispetto dei loro modi tradizionali di organizzazione sociale e politica, così come della “loro amministrazione comunale nello sfruttamento delle risorse naturali e habitat; protezione e integrità e legalità della terra in possesso delle giunte di buon governo come popoli autonomi, e il rispetto della risoluzione interna dei conflitti, nei quali predominano i loro diritti individuali”.

Rosales Franco ha ricordato inoltre che gli zapatisti sollecitano “l’elaborazione di regolamenti comunitari, compatibili con le legislazioni nazionale e statale”. Nello stesso tempo chiedono “la definizione di strategie per la soddisfazione dei bisogni umani fondamentali dei popoli autonomi mediante l’approvazione di un bilancio degno, stabilito per legge al Congresso locale, che sarebbe concesso alla struttura organizzativa di ogni giunta ed amministrato dalla stessa secondo i propri usi e costumi”.

Trinidad Rosales, a nome della commissione che guida, ha spiegato che la missiva ha motivato la creazione di questa commissione, la quale verificherà gli aspetti giuridici, politici, finanziari e sociali. Inoltre, ha già visitato le cinque giunte di governo – La Realidad, Morelia, La Garrucha, Roberto Barrios e Oventic – per accogliere le richieste poste dagli zapatisti. Il deputato del Partito Azione Nazionale, Carlos Pedrero, presidente della Giunta di Coordinamento Politico, ha comunicato lunedì scorso in un intervista, che una commissione di legislatori locali ha fatto visita “ai rappresentanti delle cinque giunte di buon governo per raccogliere le loro necessità”.

Per questo, nella sessione ordinaria di questo martedì i legislatori hanno approvato questo punto di accordo.

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

Nessun progresso ma un aggravamento dell’isolamento

Non cambiano le condizioni di detenzione del leader Kurdo

Mentre il governo turco si gioca la carta della fine dell'isolamento di Ocalan l'ufficio legale pubblica un comunicato in cui riporta la dichiarazione di Appo

Nel corso del colloquio dello scorso 18 novembre 2009 sull’isola di Imrali, il nostro cliente ha rilasciato la seguente dichiarazione circa il suo trasferimento sulla nuova prigione costruita sull’isola: “Sono stato trasferito qui il 17 novembre. Questo posto è peggiore di quello di prima. Cercano di far passare questo cambiamento come un progresso anche se in realtà è un aggravamento dell’isolamento. La stanza attuale è di 6 metri quadrati, la metà della misura della cella precedente. Mi vogliono tenere ancora più rinchiuso, aggravare le mie condizioni di detenzione e portarmi alla resa. Già prima avevo problemi respiratori ma qui non posso proprio respirare. L’aria in questa cella sta creando molti più problemi al mio sistema respiratorio. La vecchia cella era ventilata. In questa la finestra è costantemente esposta al sole. Per respirare mi devo appoggiare alla finestra ma così sono costantemente esposto al sole. Se voglio respirare devo sopportare tutto ciò.

Le finestre sono inclinate verso l’alto così che l’unica cosa che posso vedere è il cielo. La vecchia finestra era meglio sia per l’ariazione e sia perché almeno poteva vedere qualcosa fuori.

Finora non ho avuto modo di incontrare i detenuti che sono stati trasferiti qui. I funzionari del carcere mi dicono che, come minimo, potrò vederli entro un mese.Vivere qua mi sta diventando fisicamente faticoso. L’isolamento e l’imprigionamento sono peggiori. Non so se riuscirò mai ad adeguarmi a questo. Non c’è alcun progresso soltanto ulteriori peggioramenti. Stanno propagandando il mio trasferimento come una iniziativa positiva ma la realtà è assai differente. Il loro unico scopo è quello di ridurre il peso della pressione dell’opinione pubblica esterna”.

Asrin Law Office
Asmalı Mescit Mahallesi
Şeh Bender Sokak N:18 D:3
Tünel BEYOĞLU – İSTANBUL Turkey
Tel: 0090-212-292 95 50 – 51

India - Il porto di Mangalore bloccato per ore "No alle importazioni distruttive"

Successo della protesta SICCFM



Blocco! Avvertimento al governo contro l'aziendalizzazione della terra e del mareIl Porto di Mangalore bloccato per ore, "No alle importazioni distruttive!"


Il Comitato di Coordinamento dei Movimenti degli Agricoltori dell’ India Meridionale (SICCFM) ha organizzato una manifestazione di massa e ha bloccato il nuovo porto di Mangalore in Karnataka, contro l'aziendalizzazione della terra e del mare, e contro le importazioni distruttive a basso prezzo di prodotti alimentari e colture, causate dal WTO e dagli accordi di libero commercio. Tutte le porte del nuovo porto di Mangalore sono state completamente bloccate dai manifestanti e il funzionamento del porto è stato fermato per ore.

La protesta e’ stata condotta dagli agricoltori del KRRS – Brigata Verde del Karnataka, Dalla Associazione degli Agricoltori del Cocco del Kerala, dalla Associazione degli Agricoltori del Tamil Nadu insieme alla Federazione Indipendente dei Pescatori dello Stato del Kerala e dal Comitato d'Azione Costiero dei Pescatori del Karnataka.
Centinaia di donne e uomini hanno marciato per le strade della città di Mangalore dalla stazione ferroviaria centrale di Kottara Chowke e proceduto verso il nuovo porto di Mangalore. Gli agricoltori hanno bloccato la porta e si sono seduti di fronte al cancello principale, scandendo slogan, portando e mostrando striscioni contro importazioni di prodotti alimentari a basso prezzo, il WTO e gli accordi di libero scambio.

Contadini infuriati hanno anche portato delle piante di arachide, di girasole e di noci di cocco dato che i prezzi di questi prodotti sono una seriamente danneggiati dall’'importazione a basso prezzo dell'olio di palma da parte di paesi come Malaysia e Indonesia.

Questa lotta è stata organizzata nel contesto dei negoziati della settima riunione ministeriale del Doha round, che si terrà a Ginevra dal 30 Novembre al 2 dicembre 2009.

La decisione del governo indiano di riaprire i negoziati del Doha Round, porterebbe all'aumento delle importazioni distruttiva nel paese e danneggerebbe drasticamente la situazione di milioni di produttori che sono privi di qualsiasi altra alternativa dignitosa.

Contrastando questa posizione, i contadini e I pescatori hanno chiesto ai governi centrale e statali di fermare qualsiasi tipo di aziendalizzazione della terra e del mare, di mantenere l'agricoltura fuori dal WTO e hanno chiesto di ristabilire le Restrizioni Quantitative sulle importazioni. Questa protesta è anche una risposta ai colloqui in corso tra il governo dell'India e degli Stati Uniti, volti addirittura ad espandere il loro accesso al mercato.

Gli effetti delle importazioni distruttive sono ben noti agli agricoltori, questi sono alcuni esempi di quello che è successo ai loro prodotti, e alla loro vita:

Dopo la firma della zona di libero scambio India-Sri Lanka, i prezzi dei principali prodotti agricoli del Kerala sono scesi e l'economia dello Stato ha subito una perdita annuale di Rs. 70.000.000.000. Il prezzo del pepe è stato ridotto da Rs. 21.502 a Rs. 6.644 per ogni quintale tra il 1.999-2.000 ed il 2005-06. Leimportazioni di pepe nero libero da dazio sono passate da 1,385.3 tonnellate a 4.865,1 tonnellate, tra il 1.999-2.000 ed il 2004-05. Il prezzo all'esportazione della vaniglia domestica si e’ ridotto da Rs. 6,413.45 / kg a Rs. 1.679 / kg, tra il 2001-02 ed il 2005-06. La rimozione delle Restrizioni Quantitative e questo accordo di libero scambio ha portato all’aumento delle importazioni di olio di cocco raffinato: 3.753,72 tonnellate a 11.427,14 tonnellate tra il 1.999-2.000 ed il 2004-05.

Dall’accordo di libero scambio India-ASEAN, nonché dalla realizzazione del Doha round, ci si può aspettare impatti simili, tra cui l’aumento delle importazioni, il calo dei prezzi locali, e la caduta dei prezzi all'esportazione.

Gli agricoltori hanno dichiarato con fermezza che non saranno ingannati ancora una volta dai prodotti cosiddetti "esclusi" dal libero scambio: un trucco per nascondere la realtà dietro un paravento. Con questo trucco molti prodotti sono ufficialmente esclusi, ma i sottoprodotti delle stesse coltivazioni inversamente vengono accettati, determinando le stesse conseguenze distruttive.

Ad esempio: lo zucchero di canna è escluso, ma altre forme di glucosio, cioè lo zucchero, fruttosio, così come la melassa, lo zucchero e dolciumi saranno benvenuti; il Cocco è escluso, ma il Guscio di noce di cocco grezzo sara’ benvenuto; il cotone è escluso, ma la lanugine di cotone sara’ benvenuta; Il latte è escluso, ma lo yogurt, il latticello, il formaggio fresco e in polvere e I formaggi lavorati saranno benvenuti; il grano è escluso, ma la farina di segale, la crusca o altre forme di cereali dopo la fresatura e il Bulgur di grano, saranno benvenuti.

I manifestanti hanno anche sottolineato che il sistema federale sta giocando una partita contro di loro: dopo che gli Agricoltori del Cocco del Kerala sono stati in grado di vincere una battaglia giudiziaria e di ottenere un giudizio presso la Alta Corte del Kerala, che vieta l'importazione di olio commestibile , questo divieto è stato praticamente indebolito dalla politica totalmente opposta dello Stato di Karnataka, consentendo queste importazioni. In questo modo i prodotti vietati, entrando in un porto vicino al confine, come Mangalore - che è uno dei porti più importanti per le importazioni di olio commestibile sulla costa sud-occidentale, continuano a danneggiare il mercato Kerala come prima (così come il Karnataka ed il Tamil Nadu).

I rappresentanti degli agricoltori (tra i quali: Kodihalli Chandrashekhar, Presidente operativodel KRRS e Brigata verde, P. Ravindranath Presidente del Kerala Coconut Farmers Association, S. Kannaiyan - Coordinatore del SICCFM) hanno pronunciato dei discorsi di fronte al porto.

Quando la polizia si rifiutava di fornire acqua agli assetati manifestanti, hanno avvertito gli agenti della polizia di trattare gli agricoltori con rispetto, altrimenti non ci sarebbe volute nemmeno quindici minuti per rompere le barriere e ad entrare all'interno del porto e proseguire l'azione, in questo modo che il diritto fondamentale al bere e’ stato difeso e l'acqua è stata fornita.

Hanno dichiarato che l'azione era un avvertimento per il governo indiano che vuole liberalizzare il mercato molto di più nella prossima riunione ministeriale del WTO a Ginevra. Che gli agricoltori ed I pescatori aveva raggiunto i cancelli del porto, e che, se saranno costretti, raggiungeranno le navi che trasportano le merci importate per lanciarle di nuovo in mare, a meno che il governo prenda la posizione di proteggere i propri agricoltori e pescatori.

Hanno affermato che la terra appartiene agli agricoltori, e il mare per i pescatori, qualsiasi tipo di aziendalizzazione della terra e del mare non saranno tollerati.

Hanno bruciato infine l'olio di palma importato e rotto delle noci di cocco per mostrare la loro rabbia, visto che il prezzo è crollato.

Essi hanno dichiarato che questo è il primo blocco di un porto in India, pratica che sarà intensificata e si diffonderà in tutto il paese contro tutti i porti, se il governo non cambierà la sua posizione.

Essi hanno inoltre annunciato che continueranno la loro protesta contro la stessa riunione del WTO a Ginevra, visto che alcuni rappresentanti degli agricoltori indiani parteciperanno alle proteste in Europa, in collaborazione con il movimento internazionale di agricoltori La Via Campesina e gli altri movimenti contro l'aziendalizzazione della Terra e delle mare.

Comunicato integrale in inglese

Warning to the government against the corporatization of the Land and the Sea: Blockade!

Mangalore’s Port blocked for hours, “No to destructive Imports!!”

On 23/11/2009 the South Indian Coordination Committee of Farmers Movement (SICCFM) organized a mass rally and blocked the new Mangalore port in Karnataka against the corporatization of land and sea, and the destructive cheap imports of food and crops because of WTO and FTAs. All the gates of the New Mangalore Port were completely blocked by the protesters and the functioning of the port was stopped for hours.

The protest was held by the farmers from KRRS and Green brigade from Karnataka, Kerala Coconut Farmers Association, the Tamil Nadu Farmers Association along with the fisher-folks from Kerala State Independent Fish Workers Federation and from Coastal Karnataka Fishermen Action Committee.

Hundreds of women and men marched in the streets of the city of Mangalore from Central Railway Station to Kottara Chowke and then proceeded towards the New Mangalore Port. Farmers blocked the port and sat in front of the main gate, shouting slogans, carrying and displaying banners against cheap food imports, WTO and FTAs.

Angry farmers also carried plants of ground nut, sunflower and coconuts as the prices of these products are severely affected by the cheap import of Palm oil from countries like Malaysia and Indonesia.

This struggle was organized in the background of the seventh ministerial meeting of the WTO’s Doha round of negotiations to be held in Geneva from 30th November to 2nd December, 2009.

The decision of the Indian Government of reopening the Doha Round of negotiation, would lead to the increase of the destructive imports into the country and would drastically affect the situation of millions of producers who are without any other dignified alternative.

Countering this position, the farmers and fisher folks demanded the central and state governments to stop any type of corporatization of land and sea, to keep agriculture out of WTO and demanded to re-establish Quantitative Restrictions on imports. This protest is also an answer to the ongoing talks between the Government of India and the USA to even expand the market access.

The effects of the destructive imports are well known to the farmers, these are some examples of what happened to their products, and to their lives:

After signing the India-Sri Lanka FTA, prices of Kerala’s major agricultural commodities fell and the state economy sustained an annual loss of Rs. 7,000 crores. Pepper price was reduced from Rs. 21,502 to Rs. 6,644 per quintal from 1999-2000 to 2005-06. With ISFTA, the duty free import of black pepper from Sri Lanka increased from 1,385.3 tonnes to 4865.1 tonnes, from 1999-2000 to 2004-05. Domestic export price of vanilla got reduced from Rs. 6,413.45/kg to Rs. 1,679/kg, from 2001-02 to 2005-06. Removal of Quota restriction and this FTA resulted in import surge of refined coconut oil: 3753.72 tonnes to 11427.14 tonnes from 1999-2000 to 2004-05.

Similar impacts, including import surge, fall in local prices, and fall in export prices can be expected from the India-ASEAN FTA, as well as from the implementation of the Doha Round.

The farmers declared firmly that they will not be fooled again with the products so called “excluded” from the free trade: a trick to hide the reality behind a screen. With this trick many products are officially excluded, but the byproducts of the same crops are conversely welcomed, leading to the same destructive consequences.

For example: Sugar Cane is excluded but other forms of sugar i.e. glucose, fructose, as well as molasses, and sugar confectionary will be welcomed; Coconut is excluded but coconut shell unworked will be welcomed; Cotton is excluded but cotton linter will be welcomed; Milk is excluded but yogurt, buttermilk, fresh cheese and powdered and processed cheese will be welcomed; Wheat is excluded but rye flour, bran or other forms of cereal after milling and Bulgur wheat, will be welcomed.

The protesters also pointed out, that the federal system is playing a game against them: after the Coconut Farmers of Kerala were able to win a judicial struggle and to get a Judgment in the High Court of Kerala, to ban the import of any edible oil, this Ban was practically weakened by the totally opposite policy of the Karnataka State, by allowing this imports. In this way the banned products, entering in a Port close to the border, like Mangalore - that is one of the major inlets for imported edible oil on the south-west coast, are continuing to affect the Kerala market as before (as well as the Karnataka’s and the Tamil Nadu’s).

The representatives of the farmers (among them: Kodihalli Chandrashekhar, Working President of KRRS and Green Brigade, P. Ravindranath President of Kerala Coconut Farmers Association, S. Kannaiyan – Coordinator of SICCFM) delivered speeches in front of the Port.

As the police was refusing to provide water to the thirsty protestors, they warned the officials of the police to treat the farmers with respect, otherwise it would not even take fifteen minutes to break the barriers and to enter inside the port and continue the action there; so the basic right to drink was defended and the water was provided.

They declared that the action was a warning to the government of India who wants to liberalize the market much more in the upcoming ministerial meeting of WTO in Geneva. That the farmers and the fisher folks had reached the gates of the port and they will be forced to reach the ships carrying the imported goods to throw them back to the sea unless the government takes the position to protect its farmers and fisher folk.

They affirmed that the land belongs to farmers, and the sea to the fishermen, any type of corporatization of land and sea will not be tolerated.

They burned finally the imported palm oil and broke the coconut to show their anger as the price has fallen to the ground.

They declared that this is the first ever blockade action against a port in India which will be intensified and will spread all over the country against all the ports, if the government will not change its position.

They also announced that their protest will continue against the same Meeting of the WTO in Geneva, as some Indian farmers representatives will participate in the protests in Europe in association with the international movements of farmers La Via Campesina and the other Movements against corporatization of Land and Sea.

BOICOTTA TURCHIA

Viva EZLN

Questo video è una libera interpretazione che vuole mettere in risalto l'importanza del Caffè Rebelde Zapatista, come principale fonte di sostentamento delle comunità indigene zapatiste e come bevanda prelibata, degustata da secoli in tutto il mondo. I suoni e i rumori che accompagnano l'osservatore in questa proiezione, sono stati scelti con l'intenzione di coinvolgervi completamente nell'esperienza visiva e trasportarvi direttamente all'interno della folta vegetazione che contraddistingue tutto il territorio del Chiapas, dove viene coltivato questo caffè.

La lucha sigue!