sabato 12 dicembre 2009

Copenhagen - Libertà è giustizia climatica



Dopo una giornata di notizie contradditorie solo a tarda notte giunge la conferma dell'arresto, insieme ad altri attivisti, di Tommaso Cacciari, mentre gli altri italiani fermati sono stati già rilasciati. Pare che l'accusa per Tommaso sia quella di essere uno degli "organizzatori" della giornata di protesta contro il ruolo che le corporations vogliono avere all'interno di Cop 15.

Il processo per direttissima dovrebbe avvenire nella mattinata del 12 dicembre.

Alla conclusione della giornata, l'assemblea della rete SeeYouInCopenhagen, si riunisce nello spazio autogestito che farà da media center e da punto di riferimento durante i giorni di mobilitazione. E' un grande fabbricato, con i bagni e le docce e anche la cucina. Gli attivisti di SYINC lo hanno trovato in extremis, all'ultimo momento, e si sono fatti in quattro per renderlo il più accogliente e funzionale possibile. "Aspettando le notizie sui nostri compagni fermati questa mattina - inizia Gianmarco - intanto possiamo dire che già avere questo posto ed essere qui in oltre duecento è una cosa importante". Sapere che cosa è accaduto ai fermati si rivela un'impresa. L'Ambasciata, che parla attraverso una funzionaria "dedicata" al caso, ammette che la polizia danese "non ha alcun obbligo di informazione". Quindi se qualcuno viene fermato, può essere in stato di fermo ( 12 ore ) ma non sai dove, non sai perchè, non sai quanti, non sai dove li rilasceranno. E se uno è in arresto, e di Tommaso si saprà solo alle due di notte che lo stanno traducendo in carcere, non sai se ha un avvocato, se può nominarlo, quali sono i suoi capi di imputazione. "Le gabbie in commissariato erano piene di gente”- aggiunge un compagno di Napoli, appena rilasciato. Il copione, in Danimarca, è sempre quello. La città al 50% di emissioni, dove ogni cartellone pubblicitario illuminato ti parla di un mondo candido e democratico, sbatte in galera con la facilità di una multa per divieto di sosta. Sono perfetti, certo, quando ti stringono ai polsi le fascette da elettricista in plastica ( sarà riciclabile? ), ma l'intervento chirurgico sulla libertà, per tagliarne dei pezzi, per farla più corta, più ridotta, più piccola, fa ancora più impressione. L'assemblea continua a valutare le cose: qui si deve andare avanti giorno per giorno, capire, ascoltare e se possibile contribuire, dicono in molti. La domanda sorge spontanea: ma per che cosa? “Disobbedire, difronte ad un mondo come questo, non può più essere l'eccezione, né il gesto esemplare che indica la strada. Disobbedire, dentro la conferenza ufficiale, e fuori nelle strade, è l'unico modo di vivere. La precarietà climatica, la precarietà della vita, si rovescia così in precarietà dell'obbedienza. Verso ciò che è la realtà prodotta dal comando, articolato, contradditorio e complesso e che si affanna in questo scorcio di millennio. La realtà, non ciò che narra chi comanda, trasformandola nella sua realtà. Obama, il suo discorso da nobel, salta fuori in assemblea. E' il segno più evidente che una nuova narrazione, un nuovo mondo, non potranno mai nascere dall'obbedienza dei ruoli, delle funzioni, della procedura, del sistema. La guerra globale permanente non cambia la sua realtà, nemmeno se un presidente nero degli stati uniti più in crisi che abbiamo mai conosciuto, tenta di trasformarla in guerra giusta. Ci si infervora sulla Cina, che nella realtà virtuale prodotta dai potenti, vorrebbe passare come “paese povero e in via di sviluppo”, e addirittura dirigere il “global south”, insieme all'India e al Brasile. La Cina, che si è comprata mezzo debito pubblico americano e che ha un ritmo capitalistico di crescita da far impallidire i paesi G8. Gli indios, da dentro la conferenza ufficiale, stanno protestando duramente contro i piani per salvare le foreste ( RED). Spiegano come i paesi come il Brasile spingano sulla “protezione” dell'Amazzonia, perchè diventerà la “banca di crediti ecologici” da offrire agli inquinatori. Per questo loro, quelli che abitano quelle foreste, subiscono trattamenti feroci, deportazioni, genocidi. Hanno la sfortuna di occupare una banca, trattata e protetta come tale, da usare come volano per la nuova speculazione ecologica. La realtà, aqppunto, non è quella che viene descritta, ma quella che si vive. Come nei movimenti, anzi nel difficile compito di intravederne la nuova possibilità in questo mondo così velocemente cambiato, che Seattle veramente è distante un secolo. “Facciamo ciò che è giusto per contribuire a costruire qualcosa di nuovo, di migliore, e tutto quello che va in questo senso, ci va bene”-conclude l'ultimo intervento. Domani, che è già oggi, c'è il corteo e vedremo. Non ci sono schemi, né certezze. Ma la voglia, insopprimibile, di non lasciare che la nostra realtà, quella di persone che ci credono che il mondo deve essere cambiato, la scriva qualcun altro che non crede più a nulla. Tommaso, e tutti noi, LIBERI!

Dall'Assemblea SYINC

Primo giornto .. e una parte di notte ...

L'unico partito Kurdo in Turchia Messo Fuori legge


UIKI-ONLUS

Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia

COMUNICATO STAMPA

DTP MESSO FUORI LEGGE

Oggi la corte costituzionale ha messo fuori legge il partito Kurdo e ha fatto cadere il mandato del presidente Ahmet Turk, la deputata Aysel Tugluk e altri 37 dirigenti del DTP hanno avuto il divieto di fare politica per 5 anni, con la motivazione di essere una minaccia per l'unità nazionale secondo gli articoli 101 e 102.

I 37 dirigenti politici curdi sono :

" Abdulkadir Fırat, Abdullah İsnaç, Ahmet Ay, Ahmet Ertak, Ahmet Türk, Ali Bozan, Ayhan Ayaz Aydın Budak, Ayhan Karabulut, Aysel Tuğluk, Bedri Fırat, Cemal Kuhak, Deniz Yeşilyurt,i Ferhan Türk, Fettah Dadaş, Hacı Üzen, Halit Kahraman, Hatice Adıbelli, Hüseyin Bektaşoğlu, Hüseyin Kalkan, İzzet Belge, Kemal Aktaş, Leyla Zana, Mehmet Veysi Dilekçi, Metin Tekçe, Murat Avcı, Murat Taş, Musa Farisoğlulları, Necdet Atalayı, Nurettin Demirtaş ve Selim Sadak."

Condanniamo fortemente la decisione della corte costituzionale della Turchia, che non aiuta ad soluzione pacifiche e democratiche della questione kurda. Questo decisione rallenta ulteriormente la democratizzazione della Turchia e cerca di spingere il popolo kurdo fuori della scena politica. Siamo sicuri che il nostro popolo non lasciare la strada politica e pacifica per la soluzione della questione kurda ma se l’EU vuole una Turchia democratica deve intervenire per far cambiare la legge che riguardo i partiti politici. Una Turchia che nel 21. Secolo mette fuori legge l’unico voce politica Kurda in Turchia non dovrebbe avere il diritto di entrare UE.

Chiediamo al opinione pubblica europea di non lasciare il popolo kurdo da solo ed di sentire la suo voce per aiutare la Turchia ad affrontare e tollerare le minoranze e le diversità.

Copenhagen - Don't Buy the Lie, Our Climate - Not Your Business!

61 fermi all'apertura delle mobilitazioni. 7 gli italiani.


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Questa mattina intorno alle 10.00 diverse decine di attivisti si sono dati appuntamento a Nytorv, una delle piazze principali della città accanto al Municipio, per prendere parte alla giornata di mobilitazione sotto lo slogan “Don't Buy the Lie, - Our Climate - Not Your Business”. Una giornata di protesta contro le corporation che partecipano a Cop 15.

Al concentramento erano presenti inizialmente 200 persone, molte altre se ne sono aggiunte nell’ora successiva. Alle 11. 00 , quando ormai i manifestanti erano più di 800, la polizia ha annunciato che la manifestazione andava sciolta. Dopo alcuni minuti la polizia ha circondato i manifestanti, i quali hanno cominciato a disperdersi formando gruppi più o meno numerosi per sfuggire ai continui accerchiamenti e raggiungere uno degli obbiettivi della contestazione: Expo Green Business durante COP15.

Difficile dare una visione sulle pratiche di piazza utilizzate oggi. Confuse e poche chiare erano le indicazioni date dai promotori dell’iniziativa, sicuramente una manifestazione dai toni pacifici e creativi.Rumorosa, scandita a suon di samba.

Durante il tragitto sono stati diversi i tentativi di blocco da parte della polizia.

L’ingente dispositivo di “sicurezza” messo in piedi dal governo danese, ha prodotto nella giornata di oggi 61 fermi. 7 gli italiani che in questo momento sono trattenuti nella carceri speciali. Per alcuni di loro pare essere confermato lo stato di arresto in base alle nuove disposizione repressive entrate in vigore nei giorni scorsi. .

Sullo sfondo di questa giornata si intrecciano tutti i dubbi che i movimenti avevano già sollevato settimane fa sul significato che assume questo meeting dopo le dichiarazioni unilaterali di Usa e Cina. Nella capitale danese attivisti delle reti internazionali protestano in un clima repressivo che tenta di togliere spazio e visibilità a chi quotidianamente si muove sul terreno del conflitto per la giustizia climatica. Nella cittadella del vertice, soprattutto dalle delegazioni del Global South , protagonisti in questi giorni di manifestazioni spontanee a carattere di denuncia, emergono i primi segni di insoddisfazione.

Nella mattina, mentre il corteo si snodava nel centro cittadino, la polizia ha fatto irruzione all’interno del Ragnhildsgade convergence centre dove sono state effettuate perquisizioni e fermi.

In questo clima si è inaugurata la prima giornata di mobilitazioni. Domani il corteo internazionale che prenderà il via intorno alle ore 13.00.

Intorno alle 23,30 è arrivata la notizia che uno degli attivisti italiani è stato arrestato e sarà processato mentre gli altri sono stati rilasciati.


giovedì 10 dicembre 2009

Copenhagen - Ormai... ci siamo




La Conferenza mondiale sul clima ha preso avvio a Copenhagen, confermando già in questi primi giorni la totale arretratezza istituzionale nell’approccio alla crisi globale che stiamo tutti subendo.

Tatticismi della diplomazia, esternazioni di capi di stato e spamming disinformativo degli uffici delle grandi corporations del carbone e del petrolio, tolgono letteralmente l’aria ad un vero dibattito pubblico che voglia affrontare il nodo della precarietà ambientale legato al modello di sviluppo dominante.

E’ in questo quadro che migliaia di attivisti stanno confluendo a Copenhagen, e tra questi anche la rete “see you in Copenhagen”. Il primo obiettivo era per noi raccogliere adesioni all’andata collettiva nella capitale danese, attorno a chiare posizioni politiche sintetizzate nel nostro primo documento: oggi possiamo dire che oltre duecento attivisti italiani della rete saranno a Copenhagen per partecipare in molte forme alle mobilitazioni e al dibattito. Il secondo obiettivo era riuscire ad autorganizzare ed autogestire la nostra presenza creando un luogo collettivo e condiviso, dove affrontare insieme non solo i problemi logistici legati alla nostra permanenza per tutte le giornate di iniziativa, ma anche dove poter impostare un confronto continuo tra di noi e un luogo, l’assemblea degli aderenti alla rete, dove discutere e scegliere quotidianamente come muoverci e perché. Anche questo è stato raggiunto e oggi possiamo annunciare che la rete “see you in Copenhagen” autogestirà uno spazio proprio, che si aggiunge quindi ai tanti spazi di realtà europee e mondiali creati in questi giorni.

Annunciamo per Venerdì 11 dicembre la prima assemblea generale della rete che si terrà all’interno di questo luogo condiviso ed autogestito (per info 004525326245). La rete “see you in Copenhagen” ha inoltre autoprodotto un proprio foglio di comunicazione in inglese che sintetizza il dibattito che ha costituito questa realtà collettiva, e il tipo di approccio con cui stiamo a Copenhagen.

Un modo di essere presenti e di partecipare il nostro, che fa da presupposto ad ogni azione che compiremo: vogliamo con umiltà essere parte, dal dibattito delle ong al Clima Forum fino alle iniziative del CJA, senza rinunciare alla necessità di valutare, di vedere con i nostri occhi, di stare ad ascoltare e di conoscere e capire. Questo per noi vale in ogni situazione, dagli incontri di discussione alle azioni di piazza. Crediamo che sia profondamente necessario intraprendere una nuova, grande battaglia globale sulla crisi climatica ed ambientale, che per noi è così centrale da rappresentare ogni livello di crisi, dalla finanza al lavoro, dalle migrazioni alle guerre, che il sistema capitalistico sta producendo, ma proprio per questo non ci interessano ne tattiche né rituali, né affermazioni identitarie precostituite né posizioni ideologiche che hanno già la risposta per tutto. Per quanto riguarda le azioni di lotta, cercheremo di partecipare a tutto ciò che è capace di indicare, anche radicalmente, la necessità di un mondo migliore, e invece cercheremo di non essere parte di ciò che esprime solo frustrazione e autorappresentazione.

La situazione che viviamo è indice di un cambio epocale, dell’affermazione di una situazione globale e geopolitica completamente mutata, e anche solo per capire chi comanda, al di là di un generico “capitale”, bisogna abbandonare gli schemi e saper guardare alla realtà.

Riteniamo interessante poter seguire in qualche forma il dibattito e lo scontro tra diverse posizioni che avviene all’interno della conferenza ufficiale, non per gli esiti di quest’ultima, ma per le implicazioni e per costruire nuove chiavi di lettura sulla crisi. Come è importante per noi poter ascoltare alcuni incontri del Clima Forum proposti da varie ong. Ed infine partecipare alle forme di mobilitazione e discussione del CJA, già previste o decise in loco.

Il 12 dicembre parteciperemo alla grande manifestazione di apertura della settimana di mobilitazione, all’interno dello spezzone del CJA, raccogliemdo l’appello che questa realtà ha rivolto a tutti. Ogni giornata per noi si concluderà con la nostra assemblea nel nostro spazio autogestito.

Brasile, Parana - Coltivando semi per un futuro migliore

Al posto di sementi transgeniche un Centro di Agroecologia


Nello stesso terreno in cui la Syngenta sperimentava illegalmente sementi transgeniche, contaminando il vicino parco di Iguaçù, nasce oggi il primo Centro di Ricerca sull’Agroecologia, gestito da Via Campesina e dal Mst, in collaborazione con lo Stato del Paranà. Verranno create qui le nuove soluzioni per i contadini di tutto il Paese che vogliono liberarsi dalle catene dell’agronegozio e praticare una agricoltura sostenibile.

di Carolina Bonelli, da Cascavel, Paranà, Brasile

«Dopo 30 anni di lotta, il Movimento Sem Terra costruisce oggi una tappa fondamentale che sarà ricordata nella storia» così João Pedro Stédile, membro della Direzione nazionale e fondatore del Mst, commenta emozionato l’inaugurazione, avvenuta sabato scorso, 5 dicembre, a S.ta Tereza do Oeste, nell’estremo ovest del Paranà (Sud del Brasile), del Centro di Ricerca in Agroecologia Valdir Mota de Oliveira e del monumento Keno Vive, in omaggio al militante Sem Terra e di Via Campesina ucciso nel 2007 dalle milizie private della multinazionale svizzera Syngenta.

Presenti all’inaugurazione, oltre a Stédile, il Governatore dello Stato del Paranà, Roberto Requião, il Segretario Statale dell’Agricultura, Walter Bianchini, deputati statali e tecnici dell’Istituto de Agronomia del Paranà (Iapar), e ovviamente migliaia di contadini, accampati e assentati dei movimenti sociali Via Campesina e Sem Terra, numerosi giovani studenti delle scuole e degli istituti tecnici agricoli della regione, studenti, ricercatori e professori dell’Unioeste (Università Statale della regione Ovest del Paranà), impegnata con numerosi progetti di ricerca e cooperazione a fianco dei movimenti contadini.

Presenti anche numerosi soldati della Policia Militar, per proteggere la cerimonia dalle proteste dei “ruralisti”, latifondisti, grandi proprietari e difensori del transgenico, che a poca distanza dall’evento hanno organizzato picchetti e striscioni contro l’Mst e contro un governo “amico di un movimento criminale”.

Da luogo di morte a luogo di vita

«Ricordiamoci che questo era un luogo di morte, pieno di veleno e di transgenico. Oggi si trasforma in uno spazio di vita, di agricoltura ecologica – esclama dal palco il Reverendo Carlos Alberto Tomé da Silva, aprendo la cerimonia ufficiale di inaugurazione – È una conquista di tutti, dei movimenti sociali, di Via Campesina, del Mst, degli abitanti di questa regione e dello Stato intero».

Il 21 ottobre del 2007, Valdir Mota de Oliveira, detto Keno, viene ucciso dalla sicurezza privata della Syngenta, durante un’azione di protesta del movimento all’interno del Centro Sperimentale della multinazionale, occupato e ribattezzato dall’Mst “Accampamento Terra Livre”. Il movimento denunciava la realizzazione di esperimenti con sementi di mais transgenico in una zona definita di “amortecimento”, una fascia di territorio in protezione del Parco Nazionale di Iguaçu, esperimenti illegali e vietati dalla Legge nazionale di Biosicurezza. Negli scontri, oltre al militante, rimane ucciso anche un vigilante della Syngenta.

La grande ripercussione di questi fatti sull’opinione pubblica e la sistematica lotta e pressione dei movimenti, fa sì che nell’ottobre del 2008 la Syngenta ceda 127 ettari della proprietà al Governo dello Stato del Paranà, che a sua volta lo cede in uso allo Iapar.

Dalla collaborazione tra questo istituto e i movimenti sociali, nasce il Centro de Ensino e Pesquisa em Agroecologia Valdir Mota de Oliveira: «insieme al Mst, alle Università della regione, faremo un lavoro di ricerca molto importante per l’agricoltura e per i piccoli contadini di tutto il Brasile», dichiara un rappresentante dello Iapar, a cui fa coro Bianchini, segretario dell’Agricultura: «è importante capire che le alternative tecnologiche e i saperi ecologici che verranno costruiti all’interno di questo Centro, creeranno le condizioni per gli agricoltori brasiliani di essere indipendenti dall’agronegozio e dalle grandi multinazionali che vendono fertilizzanti chimici e sementi geneticamente modificate. Le risoluzioni create qui con una metodologia orizzontale e partecipata verranno distribuite per tutto il Brasile e in particolare negli assentamenti dei Sem Terra». Esperimenti, quindi, non solo diretti verso un’agricoltura in tutela dell’ambiente e che produca alimenti sani, ma anche verso un’agricoltura socialmente sostenibile, che appoggi i piccoli proprietari di terra e gli assentati della Riforma Agraria, nel processo di rivalorizzazione del proprio ruolo cruciale di produttori di sovranità alimentare e di riscatto culturale dei propri saperi indeboliti e marginalizzati dalla crociata della Rivoluzione Verde degli anni 60 e 70.

Agroecologia VS Agronegozio

I dati del Censo Agropecuario del 2006 dell’Istituto brasiliano di Geografia e Statistica (Ibge) parlano chiaro: l’agricultura familiare brasiliana, occupando appena il 24,3% dei terreni agricoli del paese, è responsabile per la produzione del 87% di mandioca, 70% di fagioli, 46% di mais, 38% di caffè, 34% di riso, 21% di grano, 58% di latte, per il 59% di allevamento suino, 30% bovino e 50% di pollame, impiegando il 75% della manodopera rurale. Chi produce la ricchezza agricola e il sostentamento alimentare del paese?

Ma questa agricoltura familiare nella maggior parte dei casi è solo un ingranaggio integrato nelle logiche delle grandi multinazionali produttrici di fertilizzanti chimici e sementi migliorate e transgeniche, come la Bayer, la Pioneer, la Monsanto. Sempre dai dati dell’Ibge del 2006 risulta che in Brasile solo l’1,75% degli stabilimenti agricoli coltivano prodotti organici.

Negli stessi assentamenti del Mst, le famiglie che producono senza l’impiego di veleno e di sementi migliorate costituiscono una percentuale scarsissima. «Non si sa più coltivare, nella maggioranza dei casi negli assentamenti troviamo cittadini delle favelas e non contadini – dichiara Eugenio Neto Guerreiro dos Santos, tecnico dell’Emater (Istituto Paranaense di assistenza tecnica e cooperazione rurale) di Quedas de Iguaçù e responsabile dell’assistenza tecnica alle 30 famiglie di produttori agroecologici dell’assentamento dell’Mst di Palmital, dove vivono oltre mille famiglie – Troviamo persone imperniate dei valori della Rivoluzione Verde: produttività, immediatismo, guadagno economico. Vogliono estrarre il più possibile dalla terra, senza prendersi cura di lei».

«La nostra lotta oggi non è più solo contro il latifondo, ma contro la dittatura dell’agronegozio, che ordina di piantare senza rispetto per l’ambiente e per i lavoratori rurali – dichiara Stédile – È un modello irresponsabile, fondato su una tecnologia straniera che si basa sulla monocultura, resa possibile solo da un alto indice di meccanizzazione e dal massiccio uso di agrotossici, con la conseguente espulsione dei contadini dal campo, e il loro ammassamento nelle favelas delle grandi città, dove dimenticano i loro saperi e generano figli che non ricordano più cosa sia un campo».

Questo modello di produzione agricola ha fatto sì che il Brasile risultasse campione al mondo per presenza di veleno da agro tossico negli alimenti, con conseguenze pericolose in termini di salute dei propri cittadini.

«Pochi governatori nel mondo stanno assumendo concretamente la responsabilità di creare un terreno fertile per la diffusione di un’agricoltura sostenibile, come si erano impegnati con la firma dell’Agenda 21 – afferma Felipe Farà, del Centro Paranaense di Riferimento in Agroecologia (Cpra) di Curitiba – Sono orgoglioso di poter dire che vivo in uno dei pochi Stati che lo stanno facendo, il Paranà, e la creazione di questo Centro lo dimostra».

Roberto Requião, giunto direttamente dentro al Centro della Via Campesina in elicottero, esordisce all’inaugurazione con un invito ufficiale: «I ruralisti che si stanno ammassando qui fuori per protestare contro l’apertura di questo spazio di ricerca, mandino qui, insieme ai figli dei sem terra, agli studenti delle scuole rurali, delle Università, mandino qui i propri figli per imparare che cos’è l’agricoltura! Oggi è un giorno senza rancore, è un giorno di pace e di vittoria dell’agricoltura sostenibile!». Il governatore ha ricordato come sia stata necessaria la morte di Keno e di Fabio per creare questo spazio di agroecologia al servizio dei figli dei produttori rurali di oggi, per insegnare loro a ritrovare “la strada contro la schiavitù e la dipendenza dalle multinazionali”, persa dai propri genitori.

Requião ha condannato l’asservimento al capitale finanziario e al blocco ruralista avvenuto principalmente nel secondo mandato di Lula, concretizzatosi nella liberalizzazione del transgenico (soia, miglio e riso) nel Paese e ha invitato il suo “amico presidente” a prendere in considerazione la posizione di migliaia di contadini impegnati quotidianamente nella costruzione di un’agricoltura sostenibile.

Nuovi cammini

Il Centro de Ensino e Pesquisa Valmir Motta de Oliveira sarà anche un Centro di produzione di sementi agroecologiche, che verranno distribuite senza royalties agli agricoltori che ne faranno richiesta.

Questa funzione sociale del centro è stata inaugurata sempre il 5 dicembre, attraverso la distribuzione gratuita di centinaia di sacchi di semi di mais bio ai contadini presenti.

Il contrabbando di sementi transgeniche e di fertilizzanti tossici è un altro aspetto legato all’agronegozio che è stato ricordato durante l’inaugurazione del Centro.

«La proposta della Via Campesina è di chiedere alle Nazioni Unite la creazione presso la Corte d’Appello de L’Aia di una Camera per giudicare le imprese che compiono atti contro l’ambiente – ha dichiarato Stédile – e Via Campesina insieme a Mst già porteranno presso questa Camera il primo caso di crimine ambientale, denunciando la Syngenta!»

BOICOTTA TURCHIA

Viva EZLN

Questo video è una libera interpretazione che vuole mettere in risalto l'importanza del Caffè Rebelde Zapatista, come principale fonte di sostentamento delle comunità indigene zapatiste e come bevanda prelibata, degustata da secoli in tutto il mondo. I suoni e i rumori che accompagnano l'osservatore in questa proiezione, sono stati scelti con l'intenzione di coinvolgervi completamente nell'esperienza visiva e trasportarvi direttamente all'interno della folta vegetazione che contraddistingue tutto il territorio del Chiapas, dove viene coltivato questo caffè.

La lucha sigue!