Da una delle case de Ixchel, la madre dell’amore e la fertilità, la nonna di piante e animali, madre giovane e madre anziana, la rabbia nella quale il dolore della terra si trasforma quando è ferita e macchiata, uscirà la Montaña.
Una delle leggende maya racconta che Ixchel si distese sul mondo in forma di arcobaleno. Lo fece per dare così al pianeta una lezione di pluralità e inclusione, e per ricordargli che il colore della terra non è uno solo, bensì molti, e che tutti, senza smettere di essere quel che sono, illuminano la meraviglia della vita. E lei, Ixchel, la donna arcobaleno, abbraccia tutti i colori e li rende parte di sé.
Nelle montagne del sudest messicano, nella lingua di radice maya dei più vecchi tra i vecchi, si narra una delle storie di Ixchel, madre-luna, madre-amore, madre-rabbia, madre-vita. Parlando il Vecchio Antonio, così disse:
“Da oriente venne la morte e la schiavitù. Arrivò e basta. Non possiamo cambiare niente di ciò che è stato. Ma così disse Ixchel:
“Che domani ad oriente navighino la vita e la libertà nella parola delle mie ossa e sangue, le mie figlie. Che non comandi un colore. Che non comandi nessuno affinché nessuno ubbidisca e che ognuno sia ciò che è con gioia. Perché la pena e il dolore vengono da chi vuole specchi e non vetri per affacciarsi su tutti i mondi che io sono. Con rabbia bisognerà rompere 7 mila specchi fino ad alleviare il dolore. Molta morte dovrà dolere perché, finalmente, il cammino sia la vita. Che l’arcobaleno incoroni dunque la casa delle mie figlie, la montagna che è la terra dei miei successori”.
Quando l’oppressione arrivò in ferro e fuoco sul suolo maya, il Ts´ul, arrivato da lontano, vide molte figure della dea arcobaleno e così chiamò questa terra: Isla Mujeres.
Una mattina del domani, quando la croce parlante invochi, non il passato, ma il futuro, la montagna navigherà fino alla terra del Ts´ul e attraccherà di fronte al vecchio olivo che dà ombra al mare e identità a chi vive e lavora su quelle coste.”
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Il giorno 3 maggio dell’anno 21 del secolo 21, da Isla Mujeres, Quintana Roo, Messico, salperà la Montaña per attraversare l’Atlantico in una traversata che sa molto di sfida e nessun rimprovero. Nel sesto mese del calendario, avvisterà le coste del porto di Vigo (Ciudad olívica), Pontevedra, nella Comunità Autonoma della Galizia, Stato Spagnolo.
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Se non si potrà sbarcare, sia per il COVID, migrazione, pura discriminazione, sciovinismo, o che si sbagliano di porto o l’ostia, saremo preparati.
Siamo pronti ad aspettare e lì, di fronte alle coste europee, spiegheremo un grande striscione che dica “Sveglia!“. Aspetteremo di vedere se qualcuno leggerà il messaggio e poi se, in effetti, si sveglierà; e di vedere ancor di più se farà qualcosa.
Se l’Europa del basso non vorrà o non potrà, allora, previdenti, abbiamo 4 cayucos con rispettivi remi ed intraprenderemo il ritorno. Certo, ci vorrà un po’ per arrivare a scorgere le sponde della casa di Ixchel.
I cayucos rappresentano 4 tappe del nostro essere zapatisti:
.- La nostra cultura come popolo originario di radice maya. È il cayuco più grande dentro il quale possono starci gli altri 3. È un omaggio ai nostri antenati.
.- La tappa della clandestinità e la sollevazione. È il cayuco che segue il primo per dimensione, ed è un omaggio ai caduti del primo gennaio 1994.
.- La tappa dell’autonomia. È il terzo per volume, dal maggiore al minore, ed è un omaggio ai nostri villaggi, regioni e zone che, in resistenza e ribellione, hanno innalzato ed innalzano l’autonomia zapatista.
.- La tappa dell’infanzia zapatista. È il cayuco più piccolo che hanno dipinto e decorato bambini e bambine zapatiste con le figure ed i colori che hanno deciso loro.
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Ma, se riusciremo a sbarcare ed abbracciare con la parola coloro che là lottano, resistono e si ribellano, allora ci saranno festa, ballo, canzoni, e cumbie ed i fianchi scuoteranno suoli e cieli distanti tra loro.
E, su entrambi i lati dell’oceano, un breve messaggio inonderà tutto lo spettro elettromagnetico, il cyberspazio e l’eco sarà nei cuori:
Frammenti visivi del saluto alle delegazioni zapatiste in alcune comunità indigene zapatiste, sulle rive dei fiumi Jataté, Tzaconejá e Colorado, montagne del sud-est messicano, Chiapas, Messico, America, America Latina, pianeta Terra.
Musica sulle zattere: La piragua (di José Barros). Trío Los Inseparables (versione ridotta di Sonido Dueñez / Sabotaje Dub. Sabotaje Media (2021).
Bene. Saluti e “se non va, ti porterò nel mio cuore, ti porterò qui nel mio canto”.
Il SupGaleano mentre balla raspadito, raspadito, la cumbia, raspando la terra, amandola, difendendola, ballandola (che non è lo stesso ma è uguale). La vita! “Fino ad un altro continente della pianeta Terra”.
Calendario? Un’alba del quarto mese. Geografia? Le montagne del sudest messicano. Un silenzio repentino si impone sui grilli, sul latrato diffuso e lontano dei cani, sull’eco di una musica di marimba. Qui, nelle viscere delle alture, un sussurro più che un russare. Se non fossimo dove siamo, si potrebbe pensare che è una voce dal mare aperto. Non le onde che si infrangono contro la costa, la spiaggia, la scogliera delimitata da una stravagante frastagliatura. No, qualcos’altro. E poi … un lungo gemito e un intempestivo, breve tremore.
La montagna si solleva. Si rimbocca, con pudore, le falde. Non senza sforzo, solleva i piedi da terra. Compie il primo passo con una smorfia di dolore. Ora sanguinano i piedi a questa montagna piccola, lontana dalle mappe, dalle destinazioni turistiche e dalle catastrofi. Ma qui tutto è complicità, così una pioggia anacronistica le lava i piedi e, con il fango, cura le sue ferite.
“Abbi cura di te, figlia”, le dice la Ceiba madre. “Coraggio”, dice la corteccia di huapác come a sé stessa. L’uccello tapacamino la guida. “Ad oriente, amica, ad oriente”, dice mentre saltella da una parte all’altra.
Vestita di alberi, uccelli e pietre, la montagna cammina. Al suo passaggio, uomini, donne, chi non è né l’uno né l’altro, ragazzi e ragazze assonnati, si aggrappano ai bordi delle sue falde. Si arrampicano sulla sua blusa, le incoronano le punte dei seni, la seguono alle spalle e, ormai sulla sua cima, si svegliano.
Ad oriente il sole, che a malapena fa capolino all’orizzonte, interrompe un poco il suo giro ostinato e quotidiano. Ti è sembrato di veder camminare una montagna con una corona di esseri umani. Ma oltre al sole ed alcune nuvole grigie che la notte ha dimenticato, nessuno qui sembra sorprendersi.
“Era scritto così”, dice il Vecchio Antonio affilando il machete a doppio taglio, e Doña Juanita annuisce con un sospiro.
Il focolare odora di caffè e mais cotto. Dalla radio comunitaria esce una cumbia. Il testo parla di una leggenda impossibile: una montagna che naviga controcorrente alla storia.
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Sette persone, sette zapatisti, compongono la frazione marittima della delegazione che visiterà l’Europa. Quattro sono donne, due sono uomini e unoa è otroa. 4, 2, 1. Lo squadrone 421 è già acquartierato nel “Centro di Addestramento Marittimo-Terrestre Zapatista”, situato nel Semillero Comandanta Ramona nella zona Tzotz Choj.
Non è stato facile. Piuttosto, è stato tortuoso. Per arrivare a questo calendario abbiamo dovuto affrontare obiezioni, consigli, scoraggiamenti, inviti alla misura e alla prudenza, veri sabotaggi, bugie, volgarità, resoconti dettagliati delle difficoltà, pettegolezzi e insolenze, e una frase ripetuta fino alla nausea: “quello che volete fare è molto difficile, se non impossibile”. E, naturalmente, dicendoci, ordinandoci cosa dovremmo e non dovremmo fare. Tutto questo, su questa e sull’altra sponda dell’oceano.
Tutto questo senza contare gli ostacoli del governo supremo e della sua burocrazia ignorante, ostinata e razzista.
Ma vi parlerò di tutto questo in un’altra occasione. Ora devo parlarvi della nostra nuovissima delegazione marittima zapatista.
Le 4 donne, i due uomini e lao otroa sono esseri umani. A loro è stato fatto il Test di Turing, con alcune modifiche che ho ritenuto pertinenti per escludere che alcun@ di loro, o tutt@, fossero un organismo cibernetico, un robot, capace di ballare la cumbia del Sapito sbagliando il passo. Ergo, i 7 esseri appartengono alla razza umana.
Le/I 7 sono nati nel continente che chiamano “America” e il fatto che condividano dolore e rabbia con altri popoli originari da questa parte dell’oceano, li rende Latinoamericani. Sono anche messicani di nascita, discendenti dei popoli originari maya, come verificato con le loro famiglie, vicini e conoscenti. Sono anche zapatisti, con documenti dei municipi autonomi e delle Giunte di Buon Governo che lo avallano. Non hanno crimini dimostrati a loro carico e che non siano stati sanzionati opportunamente. Vivono, lavorano, si ammalano, si curano, amano, si disamorano, ridono, piangono, ricordano, dimenticano, giocano, fanno sul serio, prendono appunti, cercano un pretesto, insomma, vivono nelle montagne del Sudest Messicano, in Chiapas, Messico, Latinoamerica, America, Pianeta Terra, eccetera.
Le/I 7, inoltre, si sono offerti volontari per il viaggio via mare – cosa che non suscita molto entusiasmo tra la grande varietà di zapatisti di tutte le età -. Quindi, per essere chiari, nessuno voleva viaggiare in nave. Quanto ha contribuito a ciò la campagna di terrore scatenata da Esperanza e da tutta la banda di Defensa Zapatista, sintetizzata nel famoso algoritmo “moriranno tutt@ miseramente”? Non lo so. Ma il fatto di aver sconfitto i social, compreso whatsapp, senza alcun vantaggio tecnologico (beh, senza nemmeno campo nel cellulare), mi ha motivato a mettere il mio granello di sabbia.
Così, mosso dalla mia simpatia per la banda di Defensa Zapatista, ho chiesto al SubMoy il permesso di parlare con la delegazione che, tra grida, gridolini e risate de@ bambin@, si stava preparando all’invasione che non è un’invasione… beh, sì, lo è, ma è qualcosa, diciamo, consensuale. Qualcosa di simile a un internazionalismo sadomasochista che, ovviamente, non sarà ben visto dall’ortodossia dell’avanguardia, che, come si deve, si spinge così avanti dalle masse, che non si riesce a vedere.
Mi sono presentato in assemblea e, mostrando la mia migliore espressione da tragedia, ho raccontato loro cose orribili sul mare aperto: il “vomito” infinito; la monotona vastità dell’orizzonte; la dieta povera di mais, senza popcorn e – orrore! – senza salsa Valentina; la reclusione con altre persone per diverse settimane – con le quali, le prime ore, si scambiano sorrisi e attenzioni e poco dopo sguardi assassini -; ho pure descritto, molto dettagliatamente, terribili tempeste e minacce sconosciute; ho fatto riferimento al Kraken e, attraverso uno di quei richiami letterari, ho raccontato loro di una gigantesca balena bianca che cercava, furiosa, qualcuno a cui staccare la gamba, cosa che non lascerebbe alla vittima un ruolo decoroso nella cumbia più lenta. È stato inutile. E devo confessare, non senza il mio orgoglio di genere gravemente ferito, che sono state di più le donne a dire: “in barca”, quando si offriva loro la possibilità di viaggiare via mare o viaggiare in aereo.
Quindi si sono iscritt@ non 7, non 10, non 15, ma più di 20. Perfino la piccola Veronica di 3 anni si è iscritta quando ha sentito la storia della balena assassina. Sì, incomprensibile. Ma se la conosceste (la bambina, non la balena), la compatireste. Voglio dire, compatireste Moby Dick.
Allora perché solo 7? Bene, posso parlarvi dei 7 punti cardinali (quello davanti, quello dietro, quello di un lato, dell’altro lato, quello in centro, quello sopra e quello sotto), dei 7 primi dei, quelli che hanno creato il mondo, e così via. Ma la verità è che, lungi da simboli e allegorie, il numero è dovuto al fatto che la maggior parte non ha ancora ottenuto il passaporto e sta ancora lottando per ottenerlo. Ve ne parlerò più tardi.
Beh, di sicuro non vi interessano questi problemi. Quello che volete sapere è chi salperà con “La Montaña”, attraverserà l’Oceano Atlantico e invaderà… ehm, intendevo, visiterà l’Europa. Quindi qui metto le loro foto e un brevissimo profilo:
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Lupita. 19 anni. Messicana di nascita. Tzotzil degli Altos del Chiapas. Parla la sua lingua madre, tzotzil e il castigliano correntemente. Sa leggere e scrivere. È stata coordinatrice locale giovanile, coordinatrice regionale giovanile e responsabile locale del lavoro collettivo. Musica preferita: pop, romantica, cumbia, ballate, elettronica, rap, hip hop, musica andina, musica china, rivoluzionaria, classica, rock degli anni ’80 (così si diceva), mariachi, musica tradizionale del suo popolo… e reggaeton (nota della redazione: se questo non è “un mondo dove stanno molti mondi”, non so cosa altro sia. Fine della nota). Colori preferiti: nero, rosso, ciliegia e caffè. Esperienza marittima: quando era piccola ha viaggiato in lancia. Si è preparata per 6 mesi per essere delegata. Volontaria per viaggiare in nave per l’Europa. Svolgerà attività come Tercia Compa durante il viaggio in mare.
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Carolina. 26 anni. Messicana di nascita. Originaria tzotzil degli Altos del Chiapas, ora Tzeltal della selva Lacandona. Parla la sua lingua madre, tzotzil, oltre al tzeltal e il castigliano correntemente. Sa leggere e scrivere. Madre single di una bambina di 6 anni. Sua madre l’aiuta con la bambina. È stata la coordinatrice di “come mujeres que somos” ed ha seguito corsi di veterinaria. Attualmente è Comandanta nel direttivo politico-organizzativo zapatista. Musica preferita: pop, romantica, cumbia, rock degli anni ’80 (così si diceva), gruperas e rivoluzionaria. Colori preferiti: crema, nero e ciliegia. Esperienza marittima: qualche volta in lancia. Si è preparata per 6 mesi per essere delegata. Volontaria per viaggiare in nave per l’Europa.
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Ximena. 25 anni. Messicana di nascita. Cho´ol del nord del Chiapas. Parla la sua lingua madre cho’ol e castigliano correntemente. Sa leggere e scrivere. Madre single di una bambina di 6 anni. Sua madre la aiuta con la bambina. È stata coordinatrice giovanile ed è attualmente Comandanta nel direttivo politico-organizzativo zapatista. Musica preferita: cumbia, tropicale, romantica, rivoluzionaria, rock anni ’80 (così si diceva), elettronica e rancheras. Colori preferiti: viola, nero e rosso. Esperienza marittima: qualche volta in lancia. Si è preparata per 6 mesi per essere delegata. Volontaria per viaggiare in nave per l’Europa. Seconda in comando nella delegazione marittima, dopo Darío.
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Yuli. 37 anni. Compirà i 38 a maggio, in alto mare. Originaria Tojolabal della Selva di confine, ora Tzeltal della Selva Lacandona. Parla correntemente lo spagnolo. Sa leggere e scrivere. Madre di due bambini: una ragazza di 12 anni e un bambino di 6 anni. Il suo compagno l’aiuta con i bambini. Il suo compagno è Tzeltal, quindi si amano, litigano e tornano ad amarsi in castigliano. È stata promotrice di educazione, formatrice di educazione (preparano promotor@ di educazione) e coordinatrice di collettivi locali. Musica preferita: romantica, gruperas, cumbia, vallenato, rivoluzionaria, tropicale, pop, marimba, rancheras e rock degli anni ’80 (così si diceva). Colori preferiti: nero, caffè e rosso. Nessuna esperienza marittima. Si è preparata per 6 mesi per essere delegata. Volontaria per viaggiare in nave per l’Europa.
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Bernal. 57 anni. Tojolabal della zona della Selva di confine. Parla la sua lingua madre tojolabal e castigliano correntemente. Sa leggere e scrivere. Padre di 11 figl@: il più grande ha 30 anni e il più giovane 6. La sua famiglia lo sostiene nella cura dei piccoli. È stato miliziano, responsabile locale, insegnante della escuelita zapatista e membro della Giunta di Buon Governo. Musica preferita: rancheras, cumbia, musical huichol, marimba e rivoluzionaria. Colori preferiti: blu, nero, grigio e caffè. Esperienza marittima: cayuco e lancia. Si è preparato per 6 mesi per essere delegato. Volontario per viaggiare in nave per l’Europa.
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Darío. 47 anni. Cho´ol del nord del Chiapas. Parla la sua lingua madre, cho’ol e castigliano correntemente. Sa leggere e scrivere. Padre di 3 figl@: uno di 22 anni, un altro di 9 anni e il più giovane di 3 anni. Il ragazzo e la ragazza andranno con la madre in Europa in aereo a luglio. È stato un miliziano, responsabile locale, responsabile regionale, e attualmente è Comandante nel direttivo politico-organizzativo zapatista. Musica preferita: rancheras di Bertín y Lalo, musica tropicale, marimba, musica regionale e rivoluzionaria. Colori preferiti: nero e grigio. Esperienza marittima: cayuco. Si è preparato per 6 mesi per essere delegato. Volontario per viaggiare in nave per l’Europa. Sarà il coordinatore della delegazione marittima zapatista.
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Marijose. 39 anni. Tojolabal della zona della Selva di confine. Parla correntemente lo spagnolo. Sa leggere e scrivere. È stato milizianoa, promotoroa di salute, promotoroa di educazione e formatoroa di educazione. Musica preferita: cumbia, romantica, rancheras, pop, elettronica, rock anni ’80 (così si diceva), marimba e rivoluzionaria. Colori preferiti: nero, blu e rosso. Esperienza marittima: cayuco e lancia. Si è preparat@ per 6 mesi per essere delegatoa. Volontarioa per viaggiare in nave per l’Europa. È stato designato come loa primeroa zapatista a sbarcare e, con ciò, inizia l’invasione… ok, la visita in Europa.
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Quindi il primo piede che si poserà sul suolo europeo (ovviamente, se ci faranno sbarcare) non sarà di un uomo, né di una donna. Sarà di unoa otroa.
In quello che il defunto SupMarcos avrebbe definito “uno schiaffo a tutta la sinistra etero patriarcale”, è stato deciso che a sbarcare per primo sarà Marijose.
Non appena poserà i suoi due piedi sul territorio europeo e si riprenderà dal mal di mare, Marijose griderà:
“Arrendetevi visi pallidi etero patriarcali che perseguitate il diverso!”
Nah, scherzo. Ma, non sarebbe bello se lo dicesse?
No, toccando terra loa compa zapatista Marijose dirà in tono solenne:
“A nome delle donne, dei bambini, degli uomini, degli anziani e, naturalmente, degli otroas zapatisti, dichiaro che il nome di questa terra che i suoi nativi ora chiamano “Europa”, d’ora in poi si chiamerà: SLUMIL K´AJXEMK´OP, che significa “Terra Indomita”, o “Terra che non si rassegna, che non cede”. E così sarà conosciuta dalla gente del posto e dagli estranei finché qui ci sarà qualcuno che non si arrende, non si vende e non cede”.
Alle persone, gruppi, collettivi, organizzazioni, movimenti,
coordinamenti e popoli originari in Europa che attendono la nostra
visita:
Alla Sexta Nazionale e Internazionale:
Alle reti in resistenza e ribellione:
Al Congresso Nazionale Indigeno:
Ai popoli del mondo:
Sorelle, fratelli e compagn@:
Questo 10 aprile 2021 le/i compagn@ che fanno parte del primo
gruppo di delegati del nostro Viaggio per la Vita, capitolo Europa,
hanno raggiunto il “Semillero Comandanta Ramona”. Si tratta della
delegazione marittima.
Con una piccola cerimonia, secondo i nostri usi e costumi, la
delegazione ha ricevuto dai popoli zapatisti il mandato di portare
lontano i nostri pensieri, cioè i nostri cuori. Le/i nostr@ delegat@
hanno un cuore grande. Non solo per abbracciare coloro che nel
continente europeo si ribellano e resistono, ma anche per ascoltare e
imparare dalle loro storie, geografie, calendari e modi.
Questo primo gruppo rimarrà in quarantena per 15 giorni, isolato
nel Semillero, per assicurarsi di non essere infettato dal COVID19 e per
prepararsi al lungo viaggio per mare. Durante queste due settimane
vivranno all’interno della replica della barca che, per questo, abbiamo
costruito nel Semillero.
Il 26 aprile 2021 partiranno per un porto della Repubblica
messicana. Arriveranno entro e non oltre il 30 aprile e saliranno a
bordo dell’imbarcazione che abbiamo chiamato “La Montaña”. Resteranno a
bordo della nave per due o tre giorni e il 3 maggio 2021, il giorno del
la Santa Cruz, Chan Santa Cruz, la nave “La Montaña” salperà con i
nostri compagni con destinazione le coste europee, in un viaggio che
dovrebbe durare dalle 6 alle 8 settimane. Si stima che nella seconda
metà di giugno 2021 saranno al largo delle coste europee.
A partire da questo 15 aprile 2021, dai 12 caracol zapatisti le
nostre basi di appoggio de@ nostr@ compagn@ svolgeranno attività per
salutare la delegazione zapatista che, via mare e via aerea, viaggerà
per la geografia che chiamano “Europa”.
In questa parte di quello che abbiamo chiamato “Viaggio per la
Vita». Capitolo Europa”, le/i delegat@ zapatist@ incontreranno coloro
che ci hanno invitato a parlare delle nostre reciproche storie, dolori,
rabbie, conquiste e fallimenti. Finora abbiamo ricevuto e accettato
inviti dalle seguenti aree geografiche:
Austria
Belgio
Bulgaria
Catalogna
Cipro
Croazia
Danimarca
Finlandia
Francia
Germania
Grecia
Italia
Lussemburgo
Norvegia
Olanda
Paesi Baschi
Polonia
Portogallo
Regno Unito
Romania
Russia
Serbia
Slovenia
Stato Spagnolo
Svezia
Svizzera
Turchia
Ucraina
Ungheria
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Da oggi il Subcomandante Insurgente Galeano pubblicherà una serie
di testi in cui vi parlerà di chi compone la delegazione marittima
zapatista, del lavoro svolto, di alcuni problemi che abbiamo affrontato e
così via.
La
militarizzazione crescente delle nostre società è un chiaro segno dell’autunno
del sistema capitalista patriarcale. Il sistema ha rinunciato ad integrare le
classi popolari, ora non vogliono più nemmeno dialogare con loro, ma si è
limitato a monitorarle e controllarle. Prima di questo periodo militarista, i
"deviati" venivano rinchiusi per correggerli. Ora si tratta di
sorveglianza a cielo aperto di interi strati e della maggioranza della
popolazione.
Quando un
sistema ha bisogno di militarizzare la vita quotidiana per controllare la
maggioranza, si può dire che i suoi giorni sono contati. Anche se in realtà
quei giorni si dovrebbero contare in anni o decenni.
Un buon
esempio è l'eredità del regime di Pinochet in Cile, rispetto al ruolo centrale
dei militari e della polizia militare, i Carabineros, nel controllo sociale.
Una di queste eredità è il controllo da parte delle forze armate delle
eccedenze della compagnia statale di rame, principale materia che il Cile esporta.
La Ley Reservada
del Cobre (n.d.t. – legge riservata del
rame) fu approvata
negli anni Cinquanta, quando dilagavano le mobilitazioni dei lavoratori e dei
poveri nelle città e nelle campagne. Durante la dittatura militare, quella
legge riservata, segreta, come indica il nome, fu modificata sette volte. Solo
nel 2016, grazie a una rivelazione del quotidiano digitale El Mostrador, si è
appreso che il 10 per cento dei profitti della compagnia statale di rame
vengono trasferiti direttamente alle forze armate (https://bit.ly/3tNDa0S).
È stato solo
nel 2019 che la legge segreta è stata abrogata (https://bit.ly/2OUAiAJ),
quando le strade del Cile hanno iniziato a bruciare a seguito di una serie di
proteste e rivolte iniziate nel 2011, con la resistenza studentesca e del
popolo Mapuche e poi dalle femministe.
Il danno che
il regime militare ha inflitto alla società si può vedere nel fatto che più
della metà dei cileni non vota, quando prima votava la stragrande maggioranza;
nella terribile delegittimazione dei partiti politici e delle istituzioni
statali.
Non è
l'unico caso, ovviamente. L'esercito brasiliano ha svolto un ruolo di primo
piano nella prigionia di Lula, nella rimozione di Dilma Rousseff e
nell'elezione di Bolsonaro.
In tutti i
casi, la militarizzazione viola il cosiddetto "stato di diritto", le
norme legali che la società ha adottato, molte volte senza essere adeguatamente
consultata.
In tutti i
casi, la militarizzazione contribuisce alla distruzione di nazioni e società,
perché implica la consegna di porzioni significative di potere e gestione a
un'istituzione antidemocratica che, in questo modo, rimane fuori da ogni
controllo.
La
militarizzazione va di pari passo con l'imposizione di un modello di società
che abbiamo chiamato estrattivismo, una modalità di accumulazione del capitale
dell'1% basata sul furto e l'espropriazione dei popoli, che implica una vera
dittatura militare nelle aree e nelle regioni in cui si opera.
Il
militarismo è subordinato a questa logica dell'accumulazione attraverso la
violenza, per il semplice motivo che i beni delle persone non possono essere
rubati senza puntare contro le armi.
Il
militarismo si coniuga alla violenza, alle sparizioni forzate, ai femminicidi e
agli stupri. Per il resto favorisce sempre la nascita di gruppi paramilitari,
che accompagnano sempre grandi opere estrattive e che, sebbene considerati
illegali, come dimostrano Colombia e Messico, vengono addestrati e armati dalle
forze armate.
Ora sappiamo
che il grande beneficiario del Tren Maya saranno le forze armate, a cui il
governo di López Obrador ha concesso tutti i tratti, aggiungendo che si tratta
di "un premio" a quell'istituzione (https://bit.ly/39aURjh).
C'è più di
una somiglianza con il caso del rame in Cile.
La prima è
l'erogazione diretta dei benefici, con cui ogni governo ottiene lealtà dai
militari a cui, in realtà, è subordinato.
La seconda riguarda
l'argomento della "sicurezza nazionale" utilizzato dai governi. In
Cile è stata la lotta contro il comunismo. In Messico il confine meridionale,
con la giustificazione delle migrazioni e della tratta.
La terza è
che la militarizzazione è sia un progetto che un modo di governare. Seguono gli
aeroporti, l'ordine interno e gli aspetti più svariati della vita. Con la
forza, riescono a interrompere la legalità a piacimento, come i regolamenti di
bilancio.
Osserviamo
processi di militarizzazione negli Stati Uniti, Russia e Cina, fino a tutti i
paesi dell'America Latina. Consistono nel controllo delle geografie rurali e
urbane da parte di uomini armati al servizio del capitale, per controllare i
popoli che resistono all'espropriazione.
Non si
tratta della cattiveria di un presidente o di un governo. Non metto in dubbio
quest’ultimo, ma non è il punto centrale. Siamo di fronte a un sistema che per
allungare la sua agonia ha bisogno di applicare forme nate nel XX secolo: lo
stato di eccezione come forma di governo, la guerra civile legale contro i
"non integrabili" e il campo di concentramento a cielo aperto
sorvegliato dai paramilitari, che sono poi i temi di Giorgio Agamben.
Questo video è una libera interpretazione che vuole mettere in risalto l'importanza del Caffè Rebelde Zapatista, come principale fonte di sostentamento delle comunità indigene zapatiste e come bevanda prelibata, degustata da secoli in tutto il mondo. I suoni e i rumori che accompagnano l'osservatore in questa proiezione, sono stati scelti con l'intenzione di coinvolgervi completamente nell'esperienza visiva e trasportarvi direttamente all'interno della folta vegetazione che contraddistingue tutto il territorio del Chiapas, dove viene coltivato questo caffè.