giovedì 8 ottobre 2015

Kurdistan - 9 Ottobre una giornata nera per le curde e i curdi in tutto il mondo

…la storia
Il 9 ottobre, Abdullah Öcalan, il più importante rappresentante politico delle curde e dei curdi è stato costretto a lasciare il Medio Oriente da un’alleanza regionale e internazionale nella quale era coinvolta anche l’Europa. Ne è seguita un’odissea per tutto il mondo che nel febbraio 1999 è finita con la sua deportazione dal Kenya in Turchia, in violazione del diritto internazionale. Da allora Öcalan si trova agli arresti in condizioni di durissimo isolamento sull’isola carcere di Imrali. Lo stato turco alla fine del 2012, per via della resistenza curda e di altri sviluppi, è stato costretto ad avviare nuovamente trattative con Öcalan. Con la pubblicazione delle sue lettere il 21 marzo 2013, 2014 e 2015 la questione curda in Turchia è entrata in una nuova fase. A questi appelli per una trattativa per la pace e la democrazia è seguito un processo negoziale di quasi tre anni.

…il presente
Ma quando è diventato chiaro che il processo di pace avrebbe portato risultati, il presidente turco Erdogan ha modificato il suo atteggiamento e si è impegnato attivamente per fermare le trattative di pace in corso, attraverso l’isolamento in carcere di Öcalan. Questo in diretto contrasto con la dichiarazione del Presidente Öcalan per una soluzione pacifica della questione curda in Turchia. Successivamente, oltre al divieto di ricevere visite dai suoi avvocati in essere dal luglio 2011, sono state vietate anche tutte le altre visite e anche il contatto con il mondo esterno è stato completamente interrotto dal 5 aprile 2015.
La strategia del governo dell’AKP mostra la mancanza della volontà di affrontare la questione curda nel paese. Prosegue piuttosto una politica consapevole di annientamento del popolo curdo con mezzi militari. In effetti dalla fine del processo di pace da parte di Erdogan il 24 luglio 2015, si sta sviluppando una nuova guerra contro i curdi. Da questa data le montagne, i villaggi e i territori curdi sono stati oggetto di quotidiani attacchi e bombardamenti. Da allora le unità speciali turche con il sostegno dell’esercito turco hanno dichiarato lo stato di emergenza in molte città curde. Uccisioni extragiudiziali sono quotidianamente all’ordine del giorno nella regione. Alla popolazione del Kurdistan settentrionale non resta che opporre resistenza.
Öcalan è una figura chiave per la soluzione della questione curda per tutti e quattro gli stati e quindi per la stabilità, la pace e la democrazia nella regione. Le trattative devono riprendere e perché ci siano i passaggi necessari per un cessate il fuoco bilaterale, anche la Comunità Internazionale deve attivarsi. Ma una pace duratura può essere realizzata solo se Abdullah Öcalan è libero.

…il futuro
Anche in futuro il popolo curdo continuerà la sua instancabile lotta per la pace, la libertà e la democrazia.

Nel 17° anniversario del 9 ottobre chiediamo:

Libertà e Democrazia nel Medio Oriente!

Pace in Kurdistan!
Libertà per Öcalan


tratto da UIKI 

martedì 6 ottobre 2015

Arabia Saudita - Ali al Nimr, 20 anni, condannato a decapitazione, crocifissione e putrefazione del corpo


"E’ una vicenda che ho seguito con apprensione e dolore, la comunità internazionale deve fare di tutto per ottenere la liberazione dell’attivista saudita. Mi rendo conto che spesso ci sono interessi in gioco, ma la promozione dei diritti umani deve essere sempre anteposta a tutto".

Lina Ben Mhenni, blogger tunisina



Ali al-Nimr ha vent'anni.
E’ stato condannato alla decapitazione, crocifissione e putrefazione del corpo.

I giudici di appello della Corte penale speciale e della Corte suprema dell’Arabia Saudita hanno confermato la sentenza di condanna a morte emessa dal tribunale penale speciale di Gedda per la “partecipazione a manifestazioni antigovernative” a Qatif, cittadina nella parte orientale del regno, quando Ali aveva appena diciassette anni.

La condanna è frutto di una confessione estorta al ragazzo sotto tortura.


Ali è nipote di un eminente religioso sciita indipendente e oppositore del regime dell’Arabia Saudita, Sheikh Nimr Baqir al-Nimr, arrestato l’8 luglio del 2012 e anch'egli condannato a morte, il 15 ottobre del 2014.


Può essere messo a morte appena il re Salman ratifica la condanna.

In tutto il mondo ci si sta mobilitando per chiedere che questa ennesima barbarie, in un paese che viola sistematicamente i diritti umani, la libertà delle donne, venga bloccata.
Ma si sa i capitali ingenti dell’Arabia, accumulati sui profitti dell’oro nero ed oggi ramificati in tutti i settori della finanza, ne fanno un partner intoccabile. Per questo nessun paese si sta muovendo per stigmatizare, anzi neppure vagamente criticare, la violenza sistemica del regime saudita.


Anzi, con macabro tempismo intanto le Nazioni Unite hanno nominato l’ambasciatore saudita, Faisal bin Hassan Trad, a capo del Consiglio per i diritti umani dell’Onu nel 2016,

Amnesty International ha lanciato un appello che è possibile firmare, per  rompere il silenzio e chiedere l’annullamento della sentenza.

Segui le mobilitazioni in twitter

Stiamo parlando di un paese che detiene il record mondiale delle esecuzioni capitali, che tranquillamente è considerato un alleato dell’occidente e non solo.

Da Amnesty International
LA PENA DI MORTE IN ARABIA SAUDITA

L’Arabia Saudita è tra i paesi che eseguono il più alto numero di sentenze: dal 1985 al 2005 sono state messe a morte oltre 2200 persone; da gennaio ad agosto 2015, almeno 130 esecuzioni.
Violando la Convenzione sui diritti dell’infanzia e il diritto internazionale, ha messo a morte persone per reati commessi quando erano minorenni.
Spesso i processi per reati capitali sono tenuti in segreto e sono sommari e iniqui, senza l’assistenza e la rappresentanza legale durante le varie fasi della detenzione e del processo. Gli imputati possono essere condannati sulla base di confessioni estorte con torture e maltrattamenti, coercizione e raggiri.

Le tensioni tra la comunità sciita e le autorità saudite sono cresciute dal 2011, quando sono cresciute le manifestazioni contro gli arresti e le vessazioni di sciiti che svolgevano preghiere collettive e violavano il divieto di costruire moschee sciite.
Le autorità saudite hanno risposto con la repressione di chi era sospettato di partecipare o sostenere o esprimere opinioni critiche verso lo stato. I manifestanti sono stati trattenuti senza accusa e in isolamento per giorni o settimane e sono stati segnalati maltrattamenti e torture.
Dal 2011, quasi 20 persone collegate alle proteste sono state uccise e centinaia incarcerate.

BOICOTTA TURCHIA

Viva EZLN

Questo video è una libera interpretazione che vuole mettere in risalto l'importanza del Caffè Rebelde Zapatista, come principale fonte di sostentamento delle comunità indigene zapatiste e come bevanda prelibata, degustata da secoli in tutto il mondo. I suoni e i rumori che accompagnano l'osservatore in questa proiezione, sono stati scelti con l'intenzione di coinvolgervi completamente nell'esperienza visiva e trasportarvi direttamente all'interno della folta vegetazione che contraddistingue tutto il territorio del Chiapas, dove viene coltivato questo caffè.

La lucha sigue!