giovedì 5 aprile 2012

Tunisia - Episodici focolai d'instabilità. Quelli che contano.

Tunisidi Carlotta Macera

Ieri (2 aprile) il presidente Marzouki ha annunciato il prolungamento dello stato di emergenza di un mese, fino al 30 aprile, a causa di "episodici focolai d' instabilità" che minano la "coesione sociale" del paese e l'agenzia di stampa tunisina TAP comunica che è stato approvato il piano economico che passerà ora al vaglio della Costituente. Per molti osservatori esterni si tratta della vera prova della riuscita di questo governo guidato dal partito di ispirazione islamica Ennahda.
Ma quali sono questi episodici focolai d'instabilità? Non c'è bisogno di andare troppo indietro nel tempo, né di cercare notizie nascoste nei trafiletti dei giornali, basta vivere la quotidianità della Tunisia, i suoi controversi e complessi avvenimenti, respirare la tensione di ogni manifestazione o sit-in a cui si partecipa, avere la certezza di ricevere gli insulti e le minacce di un salafista, di dover scappare dal manganello della polizia e di essere ignorati da parte delle istituzioni per capire che si tratta di una rivoluzione un po' “maccheronica” o, come la definisce S.El-Ayoubi in un articolo sul blog Naawat, la “rivoluzione delle forchette”.

Il blogger prende come esempio una barzelletta, quella in cui un botanico tunisino catturato nella foresta amazzonica da una tribù cannibale, arrivato davanti al cuoco del villaggio, ha un ultimo desiderio da poter esprimere, un'ultima cosa che possa dargli piacere, prima che venga ucciso e che la sua pelle utilizzata per costruire una piroga. E mentre l'americano prima di lui domanda un hamburger e il tedesco una buona birra, lui chiede una forchetta.. ed inizia a piantarsela nel corpo gridando : “Eccola qui la tua piroga!”.
Questo per spiegare la tendenza autodistruttiva collettiva che regna nel paese dopo il 14 gennaio 2011.
Detto ciò, c'è poco da stare allegri e bisogna tenersi in guardia se non si vuol vedere la rivoluzione affondare, con tutto ciò che comporta.
L'ultima settimana della capitale è stata piena di avvenimenti significativi. Ad iniziare dalla tarda mattinata del 25 marzo, in cui sono state autorizzate due manifestazioni in Avenue Bourguiba: una organizzata dall'Associazione degli Artisti per celebrare la Giornata Mondiale dell'Arte, l'altra poco lontano, nella Place du 14 Janvier proprio all'inizio della grande Avenue centrale, organizzata dai Salafisti per l'applicazione e il rispetto della Sharia. Questi ultimi hanno raggiunto gli altri manifestanti ed hanno iniziato ad insultarli e picchiarli. La polizia è intervenuta solamente più tardi, per le 14:00, disperdendo “a suon di manganello” entrambe le fazioni. Il Ministero dell'Interno ha poi annunciato a causa di questi fatti, il divieto di manifestare in tutta l'Avenue Bourguiba.
Secondo Nawel Skandrani, coreografa: “..E' una decisione che non è stata presa per caso, fa parte di un più grande progetto di repressione progressiva delle nostre libertà, per poter mettere in campo una nuova dittatura pianificata fin dall'inizio.”
Inoltre, questo governo, ha di nuovo dato prova di disinteresse e mala gestione di quello che è il passato e le sue attuali conseguenze, come se tutto possa essere gettato nel dimenticatoio, anche quando si tratta di sofferenza e vite umane.
Il 26 marzo è si è tenuto un sit-in davanti al Ministero dei Diritti Umani organizzato dalle famiglie dei feriti e dei martiri della rivoluzione, che chiedono un indennizzo e un riconoscimento da parte dello Stato. I manifestanti sono rimasti fino al giorno dopo, quando, dopo aver tentato invano di entrare, sono stati respinti e picchiati. Il Ministero nega però l'intervento da parte delle forze dell'ordine.
Il 30 marzo, davanti all'ambasciata italiana in Place de Barcelone, un altro sit-in in concomitanza con Napoli e Roma, un'altra storia. Quella delle madri di “Da una sponda all'altra: vite che contano” che cercano i loro 256 figli scomparsi nel Mediterraneo tra il 14 e il 29 marzo 2011. Partiti subito dopo la rivoluzione su quattro imbarcazioni, spinti da una nuova aria di speranza ed entusiasmo, per riappropriarsi del loro diritto a muoversi e viaggiare. Poi, per un anno, non si sono avute più notizie, spariti, non registrati. Sono mai arrivati?
Le istituzioni continuano a rimbalzarsi l'una con l'altra le responsabilità del caso, senza realmente occuparsene. Dice Patrizia, dell' associazione Venticinqueundici “Non sta a noi dare una risposta, queste famiglie cercano una risposta ufficiale. Ennahda durante la sua campagna elettorale prometteva se ne sarebbe occupato come sua priorità, invece, nonostante i dossier e le prove, c'è un governo sordo che non vuole prendersi le sue responsabilità”. O forse, non è in grado di prendersele.
Dall'altra parte c'è una società civile che continua ad organizzarsi, a muoversi, a pretendere il rispetto dei diritti per i quali ha tanto lottato. Su internet si diffondono già gli appuntamenti per sfidare il decreto ministeriale, le madri continuano a lottare per sapere dove sono i loro figli.
Il 9 Aprile è il giorno della commemorazione dei martiri che hanno combattuto contro i coloni francesi. Quest'anno assume un nuovo significato, in memoria e in aiuto dei martiri e dei feriti del 14 gennaio 2011.
E affianco alla manifestazione del Destour (ex- RCD), ritornato nei giochi politici, i giovani si muoveranno indipendentemente per affermare il loro diritto di manifestare e di difendere le loro conquiste. A Tunisi iniziano a circolare banconote con scritto “Aiutate i feriti della rivoluzione”, proprio perché i soldi circolano,raggiungono tutti e magari risvegliano qualche coscienza.
Quello che è certo è che molti non credono alle finte aperture di Ennahda: “Non basta riprendere il primo articolo della Costituzione di Bourguiba ed affermare che la Sharia non sarà nella Costituzione, questa è probabilmente una mossa ben studiata in vista della campagna elettorale. La nostra libertà, il nostro futuro sono in pericolo. Abbiamo fatto una rivoluzione per cosa? C'è una crisi economica enorme, il prezzo del pane è triplicato e la disoccupazione è altissima. Nella regione di Gafsa i lavoratori delle miniere di fosfato sono in sciopero da settimane. E il governo non può continuare ad ignorare tutto questo, e non può continuare ad ignorarci”.
Questo mi dice Arwa. E' stata picchiata dalla polizia lo scorso 26 febbraio proprio in Avenue Bourguiba, mentre stava filmando la manifestazione organizzata dall'UGTT. Varie contusioni e un braccio rotto. Questa e le altre sono testimonianze che contano, focolai d'instabilità che di certo non si spegneranno molto facilmente.