sabato 28 marzo 2015

Tunisi - Intervista a Lina Ben Mhenni

Non bisogna dimenticare le libertà quando si parla di terrorismo

Incontriamo Lina al Campo Al Manar, sede del Forum Sociale Mondiale. 
Con lei affrontiamo il tema delle normative antiterrorismo che il governo si appresta a varare ed in generale le preoccupazioni condivise, come abbiamo sentito in questi giorni da molti, di un restringimento degli spazi di libertà.

Stiamo parlando di un insieme di articoli di legge che contengono tra l’altro un via libera all’azione della polizia.
Leggi che si aggiungono all’uso già spregiudicato di alcune norme, come la Legge 52 in materia di detenzione di stupefacenti che vengono utilizzate per fermare ed arrestare i giovani e soprattutto gli attivisti. Proprio nei mesi scorsi c’è stata una ampia campagna dedicata alla richiesta di riforma di questa legge.

Iniziative e mobilitazioni che che si aggiungono a campagne come "Anch’io ho bruciato un posto di polizia" per denunciare come i giovani e non solo che hanno dato vita alla rivoluzione oggi siano processati con accuse provocatorie volte a criminalizzare l’opposizione (sono già più di 130 i processi in corso) e di contro le morti e dei violenze fatte dalla polizia restino impunite.
Durante il governo di Ennadah prima e l’attuale governo pentapartito (di cui i maggiori "azionisti" sono Nida Tunes e di nuovo Ennadah) dunque la tendenza securitaria si fa strada e per questo è ancora più importante la costante attenzione e denuncia degli episodi anche piccoli di restringimento delle libertà.

Ne è un esempio il processo che si svolgerà il 31 marzo a cinque giovani ragazzi della zona di Sidi Bouzid accusati con l’articolo 27 per aver postato in Facebook dei messaggi contro l’esercito. D’altronde la legislazione tunisina di riferimento è ancora quella di inizio secolo e l’avvio dei meccanismi della giustizia tradizionale, necessari in un paese che ha attraversato la rivoluzione sono ancora ben distanti. Tutte questioni queste che vengono affrontate ancheall’interno di una nuova iniziativa dal basso Men 7a99i promossa dall’associazione Accun.

Questi argomenti, accompagnati dalla richiesta di giustizia sociale e nuovi diritti come abbiamo visto in questi giorni sono al centro dell’attenzione degli attivisti, ben consapevoli che l’avanzata di politiche securitarie non è un fatto solo locale ma si inserisce in un quadro generale.

In questo senso molti attivisti, pare lo stesso Fronte Popolare non parteciperanno alla manifestazione convocata dal governo per domenica contro il terrorismo, a cui parteciperanno molte delegazioni internazionali (per l’Italia è previsto l’arrivo di Renzi e della Boldrini).

"Al corteo ci sarà chi è causa dell’orrore del Bardo, tra cui Ennadha che è causa di quel che è successo" dicono in tanti riferendosi alle coperture date dal partito islamico all’integralismo, come è stato denunciato con forza durante le mobilitazioni dopo gli omicidi di Chokri Belaid e Mohamed Brahmi due anni fa.


Oggi invece si svolgerà la manifestazione di chiusura del Forum Sociale Mondiale che partirà nel pomeriggio dal campo Al Manar.


INTERVISTA A LINA BEN MHENNI


D. Mentre i riflettori dei media internazionali sono puntati sulla Tunisia per quello che è successo al Bardo, gli attivisti condividono delle preoccupazioni rispetto alla sicurezza ma soprattutto rispetto alla legge antiterrorismo che potrebbe limitare le libertà personali.

L. In questi giorni tutti parlano della legge antiterrorismo e io ho sentito delle proposte che mi spaventano riferite al fatto che bisogna dimenticare le libertà quando si parla di terrorismo.
Questo mi fa davvero molta paura ed ho già visto dei segnali molto allarmanti perchè vedo che ogni volta che critichiamo delle violazioni dei diritti umani, ogni volta che critichiamo la violenza poliziesca ci sono persone che ci danno addosso in nome della lotta contro il terrorismo, dicendo “Lasciateli fare, stanno combattendo il terrorismo”.

Questo è molto pericoloso. Questa legge deve certamente combattere il terrorismo ma deve rispettare i diritti umani perchè altrimenti ricadremo nel passato e in quello che succedeva con il regime di Ben Ali. Purtroppo si dimentica la storia, ma all’inizio con Ben Ali c’era una libertà relativa ma in nome della lotta al terrorismo siamo stati tutti arrestati. Ed è così che le dittature si installano, è così che si creano gli stati di polizia. Ci sono molte preoccupazioni rispetto a questo.

D. Cosa pensi possa fare la società civile per far fronte a tutto questo?

L. La società civile tunisina è stata molto vigile durante la stesura della Costituzione ed adesso è importate giochi lo stesso ruolo.
Bisogna che sorvegli da vicino questa legge antiterrorismo e deve fare delle pressioni se ci sono degli attacchi ai diritti umani e non lasciar passare degli articoli che potrebbero limitare le nostre libertà e potrebbero dare alle forze securitarie il via libera per arrestare le persone e per ricorrere alla violenza arbitrariamente. Bisogna rispettare i diritti umani e per questo che i martiri (le persone uccise durante la rivoluzione) sono morti per la dignità.
Certo bisogna combattere il terrorismo ma bisogna anche preservare i nostri diritti.


D. A parte la legge antiterrorismo ci sono altre leggi in Tunisia come la Legge 52 che limitano la libertà degli attivisti, che vengono accusati di essere consumatori di sostanze stupefacenti.
L. Certo bisogna riformare questa legge. Ho già parlato di questa necessità in diverse occasioni. Ci sono molte persone che lavorano sulla riforma di questa legge.
Durante la campagna elettorale i politici avevano promesso che l’avrebbero cambiata ma erano solo delle promesse elettorali, evidentemente. Bisogna cambiare questa legge perchè è utilizzata dai poliziotti per avere del denaro o per arrestare gli attivisti, gli artisti e non viene utilizzata per i casi di consumo di droga. Viene utilizzata con ben altri scopi.


D. Noi abbiamo parlato con tanta gente, con gli attivisti e tutti dicono che il modo migliore per lottare contro il terrorismo è la giustizia sociale e cambiare le cose veramente
L. Condivido l’opinione delle persone secondo cui lo sviluppo sociale ed economico e la giustizia sociale potranno far cambiare le cose. Certamente ci sono delle soluzioni a corto termine che sono le soluzioni securitarie ma ci sono anche le soluzioni a lungo termine e mi riferisco alla realizzazione della giustizia sociale, degli obiettivi della rivoluzione. La gente è scesa in strada per domandare lavoro, libertà, giustizia sociale e dignità ed è attraverso la realizzazione di questi obiettivi che possiamo sbarazzarci del terrorismo. Attraversa la riforma del sistema educativo, la garanzia dell’accesso alla cultura, all’educazione per tutti. E’ così che cambieranno veramente le cose.

D. Ultima domanda riguarda il ruolo delle donne, la loro lotta per l’autodeterminazione.
L. Non si può parlare di libertà senza parlare della libertà della donna. Le donne rappresentano una fetta molto importante della società e della popolazione del mondo. Non si può avanzare senza le donne. Io penso e parlo della realtà tunisini. Qui sono state le donne che hanno veramente contribuito al cambiamento, hanno agito e continuano ad agire. Per questo bisogna garantire i loro diritti.