mercoledì 13 dicembre 2017

La voce di Ocalan risuona in America Latina


di Raul Zibechi

E' divenuto scontato dire che la lotta dei curdi della Siria del Nord abbia risonanze col movimento zapatista. Tuttavia il pensiero di Abdullah Ocalan, oltreché quanto sia accaduto nella regione del Rojava in anni recenti, è in linea con ciò che molti movimenti sociali dell'America Latina stanno facendo.


Si possono individuare almeno tre risonanze tra questi movimenti.

La prima si riferisce allo stato-nazione. Diversi popoli, come i Mapuche di Cile ed Argentina, i Nasa della Colombia meridionale, gli Aymara della Bolivia, i popoli indigeni dell' Amazzonia e dei bassopiani non si identificano con i loro stati, né cercano di ottenere posti nelle istituzioni statali. I nuovi movimenti neri in Colombia e Brasile stanno seguendo processi simili, il che fa in modo che stiano alla larga dal gioco politico scacchistico dello stato-nazione. Non è una questione ideologica. Per molti di essi, gli stati-nazione non fanno parte delle loro storie ed esperienze come popoli - essi concepiscono gli stati-nazione come un'imposizione del colonialismo e delle élite creole.

I curdi del Rojava non intendono costruire alcuno Stato. Ocalan ritiene lo stato-nazione la forma di potere propria della "civiltà capitalista". Per i curdi che condividono le sue idee, la lotta anti-statale è persino più importante della lotta di classe, che è considerata un'eresia dalla sinistra latinoamericana che ancora guarda al 19° secolo. Questa sinistra continua a ritenere lo Stato uno scudo che protegga i lavoratori.

Nel libro "Capitalismo. L'era degli Dei Senza Maschera e dei Re Nudi", il secondo volume del "Manifesto per una Civiltà Democratica", il leader curdo sostiene una tesi che è molto vicina alla pratica zapatista. Assaltare lo Stato, scrive Ocalan, "corrompe il rivoluzionario più fedele". Per concludere con una riflessione che suona appropriata per commemorare il centenario della Rivoluzione Russa: "Cento cinquant'anni di lotta eroica sono stati soffocati e si sono volatilizzati in un mulinello di potere".

La seconda risonanza è nell'economia. Gli zapatisti tendono a beffarsi delle "leggi" dell'economia e non mettono quella disciplina al centro del loro pensiero, come sembra evidente nella raccolta dei comunicati del Subcomandante Marcos. 
D'altra parte Ocalan enfatizza che "il capitalismo è potere, non economia". I capitalisti usano l'economia, ma il cuore del sistema è la forza, armata e non armata, di confiscare i surplus prodotti dalla società.

Lo zapatismo definisce l'attuale modello estrattivo (monoculture come la soia, attività minerarie a cielo aperto e grandi opere infrastrutturali) come la "quarta guerra mondiale" contro i popoli, a causa dell'uso e dell'abuso della forza per delineare le società. 
In entrambi i movimenti, c'è una critica frontale all'economicismo. Ocalan ricorda che "nelle guerre coloniali, laddove è iniziata l'accumulazione originaria, non c'erano regole economiche". I movimenti indigeni e neri in America Latina ritengono, da parte loro, di affrontare un potere coloniale, o una "colonialità del potere", un termine utilizzato dal sociologo peruviano Aníbal Quijano per descrivere il nucleo del dominio in questo continente.

In effetti, l'economicismo è una piaga che contamina i movimenti critici, che va a braccetto con l'evoluzionismo. Una legione di esponenti di sinistra ritiene che la fine del capitalismo sarà conseguita dalla successione di profonde crisi economiche più o meno forti. Ocalan si oppone a questa prospettiva e rifiuta la proposta di quanti credono che il capitalismo sia nato "come risultato naturale dello sviluppo economico". Gli zapatisti ed i curdi sembrano concordare con la tesi di Walter Benjamin che considera il progresso come un uragano distruttivo.

Terzo, i movimenti latinoamericani difendono il Buen Vivir/Buena Vida (Buon Vivere / Buona Vita) che è un contraltare al capitalismo produttivista. Le Costituzioni dell'Ecuador e della Bolivia (approvate nel 2008 e nel 2009), enfatizzano la natura come "soggetto di diritti", invece di continuare a ritenerla un oggetto da cui ricavare ricchezza. Tra i movimenti, sta apparendo l'idea che stiamo affrontando qualcosa di più di una crisi del capitalismo, una crisi di civiltà. Il movimento curdo sostiene che il capitalismo conduca alla crisi della moderna civiltà capitalista occidentale. Questa analisi ci permette di superare l'ideologia del progresso e dello sviluppo, integra le varie oppressioni collegate al patriarcato ed al razzismo, la crisi ambientale e sanitaria, e presume una visione più profonda ed ampia della crisi in atto.

Una civiltà entra in crisi quando non ha più le risorse (materiali e simboliche) per risolvere i problemi che ha essa stessa creato. Ecco perché movimenti che sembrano geograficamente e culturalmente distanti l'uno dall'altro sentono che l'umanità sia sulla soglia di un nuovo mondo.

Su queste tre risonanze, troviamo una grande confluenza: le donne occupano il centro dei movimenti latinoamericani e formano il nucleo del pensiero di Ocalan. Centinaia di migliaia di donne che provano empatia e complicità con le loro controparti del Rojava sono state schierate nelle strade argentine da Ni Una Menos.

"L'uomo forte e calcolatore", specifica Ocalan, è all'origine dello Stato, un'istituzione profondamente patriarcale concepita dall'oppressione e per l'oppressione, che non può essere tramutata in uno strumento di liberazione.  

Tratto da TheRegion.org

Solidarietà tra Kurdistan e Messico

“Un mundo donde quepan muchos mundos”: solidarietà tra Kurdistan e Messico

Giovedì 7 dicembre 2017, con il sostegno dei compagni del CSOA Spartaco, abbiamo presentato la Brigata Sanitaria “Juntos para el derecho a la Salud” che partirà a metà dicembre per sostenere il Sistema di Salute Autonomo Zapatista nella zona del Caracol de La Garrucha.
Durante la serata sono intervenuti i compagni della Staffetta Sanitaria per il Kurdistan di Roma, che nello spirito di solidarietà internazionale tra esperienze di autonomia e autogoverno per la costruzione di un mondo più giusto, anticapitalista, descolonizzato e libero dal patriarcato, non solo hanno portato il loro saluto alla Brigata Sanitaria, ma hanno anche consegnato medicinali da portare in Messico come contributo materiale di solidarietà. Tra questi alcuni glucometri, antibiotici e altre medicine fornendoci anche di un manuale per la prevenzione e la cura del diabete realizzato da compagni medici solidari.


“...Al Movimento delle Donne del Kurdistan Komalên Jinên Kurdistan (KJK), Compagne e sorelle: Noi, donne delegate indigene originarie del Messico, le consigliere e la portavoce del Consiglio Indigeno di Governo, dei popoli amuzgo, tojolabal, ñahñu/ñatho, nahua, wixárika, tzeltal, maya, tohono odham, totonaco, binniza, tzotzil, guarijio, kumiai, chol, purépecha, mayo, rarámuri, tepehuano, me´phaa, popoluca, zoque, cochimi, coca, cora, yaqui, mam, mazahua, tenek, chinanteco, na savi, cuicateco, mixe, triqui, ikoots, chichimeca y mazateco, riunite in assemblea del Consiglio Nazionale Indigeno, spazio che da 21 anni mette in connessione i popoli originari del Messico, vi inviamo un saluto fraterno e vi ringraziamo di tutto cuore per la lettera che ci avete fatto arrivare lo scorso giugno, con l’abbraccio e l’appoggio solidale e rivoluzionario che dai vostri territori manifestate verso di noialtre, le donne indigene, verso di noialtri, popoli originari del Congresso Nazionale Indigeno...”

Allo stesso modo ringraziamo i compagni della Staffetta Romana per il Kurdistan perché con il loro gesto hanno reso concreta la solidarietà tra popoli e lotte e posto un mattoncino in più nella costruzione di “un mondo che contenga molti mondi”

La campagna è coordinata da:
Cooperazione Rebelde Napoli FB @cooperazionerebelde.napoli

Sostenuta da:
* Presidio di Salute Solidale - Napoli FB @presidiosalute.napoli
* Associazione Ya Basta - Caminantes FB @yaBastaCaminantes SITO www.yabasta.it
* Ya Basta Moltitudia Roma FB @yabasta.moltitudia

domenica 3 dicembre 2017

Honduras - Governo sospende garanzie costituzionali

La protesta cresce e già si contano morti e feriti

Protesta alla salita nord di Tegucigalpa (Foto G. Trucchi | Rel-UITA)


Tegucigalpa, 2 dicembre
L’Honduras brucia e solo adesso alcuni media internazionali se ne rendono conto.  Migliaia di persone in tutto il paese scendono in strada e bloccano le principali vie di comunicazione, i ponti, le piazze. Protestano contro le incongruenze di un processo elettorale falsato e che puzza di brogli. Delinquenti infiltrati per generare caos assaltano negozi e banche. 
Il governo decreta il ‘coprifuoco’ per 10 giorni.

Continua la protesta popolare contro le forti anomalie che hanno caratterizzato l’intero processo elettorale. Secondo l’Alleanza d’opposizione alla dittatura si starebbe letteralmente rubando la vittoria al proprio candidato, il presentatore televisivo Salvador Nasrallah, per favorire l’attuale presidente honduregno che vuole rieleggersi Juan Orlando Hernandez.

La protesta si è diffusa in più aree del paese mentre nella capitale si è spostata dai grandi viali ai barrios y colonias (quarteri popolari) dove la gente si è organizzata fin dai tempi del golpe del 2009. Quasi impossibile transitare per le principali vie di comunicazione che uniscono le regioni (departamentos) del Paese.

A San Pedro Sula e Tegucigalpa, vandali infiltrati hanno attaccato e saccheggiato negozi, centri commerciali e anche alcune banche, gettando la popolazione nel terrore.

Secondo dati non ufficiali, ci sarebbero già non meno di otto persone che hanno perso la vita durante la repressione dell’esercito e la polizia militare. Cinque a San Pedro Sula, tre a Tegucigalpa e una a Ceiba. Dozzine i feriti e più di cento le persone arrestate.
Secondo la versione fornita dall’Alleanza d’opposizione, la presenza di criminali infiltrati nella protesta farebbe parte di una strategia orchestrata dal governo, con il sostegno dell’esercito e della polizia, per creare il caos e giustificare così la sospensione delle garanzie costituzionali.

Un popolo impaurito dalla violenza e incapace di muoversi e protestare sarebbe lo scenario ideale per il partito di governo, proprio quando il Tribunale supremo elettorale, Tse, sta per annunciare la rielezione del presidente Hernández.

Una strategia machiavellica che avrebbe anche lo scopo di screditare i sostenitori dell’Alleanza a livello nazionale e internazionale. La stessa tecnica che è stata utilizzata durante il colpo di stato del 2009 per smobilitare la resistenza e la protesta popolare.

Detto e fatto
Alle 22 di venerdí, il presidente e candidato del partito di governo ha deciso di firmare un decreto con il quale limita, per un periodo di dieci giorni, le garanzie costituzionali previste dall’articolo 81 della Carta Magna.
Con questa decisione si proibisce la libera circolazione delle persone dalle 6 di sera alle 6 di mattina e ordina l’arresto di chiunque venga trovato in strada. Viene inoltre ordinato di procedere allo sgombero di tutte le strutture pubbliche, strade, ponti e altre strutture pubbliche e private che siano state occupate dai manifestanti.

Dal suo account Twitter, Salvador Nasralla ha condannato la violenza di Stato.
“Condanniamo la repressione contro il popolo honduregno e i morti provocati dal colpo di Stato perpetrato dal presidente, nonché candidato illegale e capo delle Forze armate, Juan Orlando Hernández, che ha perso le elezioni di domenica in Honduras “, ha scritto Nasralla.

L’alleanza chiede trasparenza
Secondo i dati ufficiali, con il 94,31% dei voti scrutinati, il candidato del partito di governo sarebbe in testa per circa 45 mila voti, cioè l’1,5%. Questo sabato il Tse dovrà realizzare un conteggio voto per voto di quei seggi i cui verbali finali presentano non meglio precisate ‘anomalie’.
Si tratta di uno scrutinio speciale di più di mille verbali, che corrispondono a circa 300 mila voti, che favorirebbero nettamente Nasralla. Per garantire la massima trasparenza, le missioni di osservazione della OEA e della UE hanno insistito per fare in modo che questo scrutinio si realizzi in presenza di tutte le forze politiche e degli osservatori internazionali.

Ieri i delegati dell’Alleanza si sono rifiutati di prendere parte allo scrutinio, in quanto i magistrati elettorali non hanno voluto accettare 5 delle 11 petizioni presentate dall’opposizione. Tra di esse quella di realizzare una revisione di oltre 5 mila verbali che sono stati inseriti nel sistema senza la preseza dei partiti e degli osservatori (1,5 milioni di voti) e il riconteggio, voto per voto, di tre dipartimenti in cui la partecipazione della popolazione è stata esageratamente più alta della media nazionale.
Guarda caso si tratta di zone controllate storicamente dal partito di governo.

Nasralla ha denunciato che è sempre stato in testa di oltre il 5% e che improvvisamente è caduto il sistema di computo per quasi 24 ore. Quando ha ricominciato a funzionare la sua percentuale ha iniziato a scendere e quella di Hernández a salire vorticosamente fino a sorpassarlo.

“Siamo vittime di un furto e lo denuncio a livello internazionale. Nessun paese al mondo riconoscerà una vittoria illegale. Lo sanno tutti che una tendenza del 5% su Hernández con il 70% dei voti scrutinati è irreversibile, ci vogliono far credere che con solo il 30% che mancava si sia invertita la tendenza. È matematicamente impossibile. Qui è caduto il sistema, il server, è caduto tutto, abbiamo trovato verbali non firmati introdotti nel sistema. È assurdo”, ha detto  Nasralla.

Fonte: LINyM
Foto e altro su www.rel-uita.org
Di Giorgio Trucchi | Rel-UITA
Traduzione: Gianpaolo Rocchi e Giorgio Trucchi

mercoledì 22 novembre 2017

Messico - Dalle montagne del sud est messicano alle montagne del Kurdistan le donne indigene scrivono alle donne kurde

Dal Messico al Kurdistan, le donne indigene scrivono alle donne curdePubblichiamo la lettera scritta dalle donne del Consiglio Indigeno di Governo alle donne curde questo Ottobre, per sottolineare l’importanza degli scambi, dei legami e dei rapporti che si costruiscono tra questi due popoli in lotta.



Al Movimento delle Donne del Kurdistan Komalên Jinên Kurdistan (KJK),

Compagne e sorelle:

Noi, donne delegate indigene originarie del Messico, le consigliere e la portavoce del Consiglio Indigeno di Governo, dei popoli amuzgo, tojolabal, ñahñu/ñatho, nahua, wixárika, tzeltal, maya, tohono odham, totonaco, binniza, tzotzil, guarijio, kumiai, chol, purépecha, mayo, rarámuri, tepehuano, me´phaa, popoluca, zoque, cochimi, coca, cora, yaqui, mam, mazahua, tenek, chinanteco, na savi, cuicateco, mixe, triqui, ikoots, chichimeca y mazateco, riunite in assemblea del Consiglio Nazionale Indigeno, spazio che da 21 anni mette in connessione i popoli originari del Messico, vi inviamo un saluto fraterno e vi ringraziamo di tutto cuore per la lettera che ci avete fatto arrivare lo scorso giugno, con l’abbraccio e l’appoggio solidale e rivoluzionario che dai vostri territori manifestate verso di noialtre, le donne indigene, verso di noialtri, popoli originari del Congresso Nazionale Indigeno.


Questa lettera l’abbiamo letta in numerose delle nostre assemblee comunitarie, l'abbiamo condivisa con molte compagne e compagni, e vogliamo dirvi che conoscere la vostra lotta degna e la vostra solidarietà, ci ha permesso di rispecchiarci in voi e ci ha rafforzato. 

Siamo lontane geograficamente, però molto vicine nelle nostre idee e pratiche libertarie. 

Insieme a voi, diciamo che in questa guerra portata avanti contro l’umanità, noi, le donne dei popoli originari, stiamo alzando la nostra voce e ci organizziamo e mettiamo in cammino per la liberazione dei nostri popoli e di noialtre le donne, che rappresentiamo la metà della comunità umana.

Riconosciamo, diamo valore alla vostra lotta, perché tutte le lotte di qualsiasi donna in qualsiasi parte del mondo ed in qualsiasi tempo della storia che lottano, si ribellano e propongono di costruire nuovi cammini di vita di fronte il mostro patriarcale capitalista che ci opprime, è una lotta degna che deve renderci sorelle. 
Crediamo fermamente nel recuperare l’importanza di fermarci noialtre le donne a partire dalla nostra comunità, non per scontrarci, ma per organizzarci con i nostri fratelli ed i nostri popoli.

Questo sistema capitalista patriarcale di morte ci colloca, a noi donne, nella posizione più infima, la più scomoda, la più dimenticata e la più repressa e non solo ci colpisce noialtre ma anche i nostri fratelli; però se la comunità è malata, lo è ancor di più per noialtre le donne. sia malata, ancora di più per noialtre, le donne.

lunedì 13 novembre 2017

Sud America - Perchè crescono le destre

Il ciclo progressista è finito, anche se ci sono ancora governi di centrosinistra che per restare in carica devono seguire una tendenza che vede crescere le destre, in modo particolare in Sudamerica. Il modello estrattivista ha trasformato le società che ora esprimono valori e relazioni sociali di conservazione, così come la società industriale ha generato in passato una potente classe operaia e valori di comunità e solidarietà. Dieci anni di governi progressisti hanno prodotto un naturale logoramento legato alla corruzione e alla cattiva gestione ma è il modello stesso che li ha segnati che depoliticizza e disorganizza una società che si articola solo mediante il consumo. È qui che le destre mordono. Il consumismo è l’altra faccia della società estrattiva. Anche i movimenti sono responsabili della situazione: invece di costruire guardando al lungo termine, preparandosi per l’inevitabile collasso del sistema, hanno preso spesso scorciatoie elettorali che li hanno portati a costruire alleanze impossibili con risultati patetici. Dobbiamo pensare agli insegnamenti che ci lasciano l’ascesa delle destre e la crisi dei movimenti. Non si può opporre resistenza alla società estrattiva della quarta guerra mondiale con la stessa logica della lotta operaia nella società industriale

Lavoratori dell’industria mineraria in Uruguay. Foto: http://www.mineria.com.uy
di Raúl Zibechi
I cicli politici non sono capricciosi. Stiamo vivendo un periodo di crescita delle destre, in particolare in Sudamérica. Il ciclo progressista è terminato anche se continuano a esistere governi di questo colore, ma non potranno più sviluppare le politiche che hanno caratterizzato i loro primi anni perché si impone una svolta conservatrice, sebbene i discorsi possano dire qualcosa di diverso.
Un buon esempio di questa ironia può essere l’Ecuador: un governo di Alianza País che realizza un aggiustamento conservatore. A meno che non si opti per la peregrina tesi del “tradimento”, Lenin Moreno dimostra che anche i progressisti devono compiere una svolta a destra per poter continuare a governare.
Diciamo che i cicli sono strutturali e i governi congiunturali. Il ciclo progressista si è contraddistinto per gli alti prezzi delle esportazioni delle commodities in un generale clima di crescita economica, per un forte protagonismo popolare e per le pressioni per una maggiore giustizia sociale. Dalla crisi del 2008, i tre aspetti si sono indeboliti. Adesso soffriamo una forte offensiva della destra in ogni settore.
Nonostante i cattivi risultati economici e un’elevata conflittualità sociale, nella quale risalta la sparizione forzata di Santiago Maldonado, il governo di Mauricio Macri ha conseguito una schiacciante vittoria nelle recenti elezioni argentine. Il macrismo non è una parentesi, ha conseguito una certa egemonia che si basa sui cambiamenti economici dell’ultima decade, sul logoramento del progressismo e sulla crescente debolezza dei movimenti.
La prima questione da tenere in considerazione è che il modello estrattivo (della soia e minerario) ha trasformato le società. 
L’edizione argentina di Le Monde Diplomatique di settembre, contiene due interessanti analisi di José Natanson e di Claudio Scaletta, che dipanano i cambiamenti produttivi del complesso della soia e le sue ripercussioni sociali.
Il primo sostiene che la mappa della soia coincide “quasi matematicamente” con i territori in cui vince Macri. Sottolinea che il settore è sempre più collegato con il settore finanziario, con l’industria e i grandi media, e che i latifondisti e i braccianti, che sono stati i protagonisti del periodo oligarchico, adesso convivono, tra gli altri, con i tecnici, gli affittuari, gli agronomi, i veterinari, i meccanici dei macchinari agricoli e i piloti addetti alle fumigazioni. 
La tecnologia è persino più importante della proprietà della terra 
che i “pool delle sementi” affittano, mentre i coltivatori, connessi al mondo globalizzato, tengono d’occhio i prezzi della borsa di Chicago, dove i cereali vengono quotati.
Il secondo sostiene che ci troviamo di fronte a una crescente complessità delle classi medie rurali e all’emergere di nuove classi “rurali-urbane”. Di conseguenza, il conflitto con il settore rurale che il governo kirchnerista ha sostenuto nel 2008 non è stato la classica contraddizione oligarchia-popolo.
A partire da questo momento, si è reso visibile un conglomerato di attori più complesso e con una base sociale molto più ampia, che rifiuta le politiche sociali perché sente la povertà urbana come una realtà molto lontana. È questo blocco sociale che ha portato Macri al governo e che lo sostiene.
La società estrattiva genera valori e relazioni sociali conservatrici, così come la società industriale ha generato una potente classe operaia e valori di comunità e di solidarietà. Nelle grandi fabbriche, organizzandosi per resistere ai padroni, migliaia di operai si sono trasformati in classe.
Al contrario, l’estrattivismo non genera soggetti interni, ossia all’interno della trama “produttiva”, perché è un modello finanziario speculativo. Le resistenze sono sempre esterne, dove in genere i protagonisti sono le persone colpite.
La seconda questione è il logoramento del progressismo dopo una lunga decade di governo. Qui compaiono due elementi. Uno: il naturale logoramento interno o per la corruzione e la cattiva gestione, e la combinazione di entrambi. Due: perché il modello stesso depoliticizza e disorganizza la società che si articola solamente mediante il consumo. È qui che le destre mordono.
Il consumismo è l’altra faccia della società estrattiva. Una società che non genera soggetti, né identità forti, con valori vincolati al lavoro degno, ossia produttivo, bensì solo “valori” mercantili e individualisti non si trova nella condizione di potenziare progetti di lungo respiro per la trasformazione sociale.
La terza questione che spiega l’auge delle destre è la debolezza del settore popolare, che colpisce a partire dai movimenti fino alla cultura del lavoro e delle sinistre. Le società estrattive creano le condizioni materiali e spirituali di questa anemia dell’organizzazione e delle lotte. Ma c’è di più.
Le politiche sociali del progressismo, soprattutto l’inclusione mediante il consumo, hanno moltiplicato gli effetti depredatori in termini di disorganizzazione e depoliticizzazione. Nello shopping scompaiono le contraddizioni di classe, comprese quelle etniche e di genere, perché in questi “non luoghi” (Marc Augé) il contesto fa scomparire l’umanità delle persone.

Il presidente argentino Mauricio Macri festeggia
Ma anche i movimenti sono responsabili per le scelte che hanno preso. Invece di costruire guardando al lungo termine, preparandosi per l’inevitabile collasso sistemico, hanno preso la scorciatoia elettorale che li ha portati a costruire alleanze impossibili con risultati patetici. Alcuni movimenti argentini che hanno scelto di allearsi con la destra giustizialista, possono fare un bilancio sui disastrosi risultati che hanno ottenuto, e non mi riferisco alla scarsa raccolta di voti.
Infine, dobbiamo pensare agli insegnamenti che ci lascia l’ascesa delle destre e la crisi dei movimenti. Non si può opporre resistenza alla società estrattiva della quarta guerra mondiale con la stessa logica della lotta operaia nella società industriale. Non esiste una classe che la diriga. I soggetti collettivi devono essere costruiti e sostenuti ogni giorno. Le organizzazioni devono essere solide, cesellate per il lungo termine e resistenti agli attacchi istituzionali.
Articolo pubblicato su La Jornada con il titolo Del fin de ciclo a la consolidación de las derechas
Traduzione per Comune-info: Daniela Cavallo

sabato 11 novembre 2017

Messico - Seconda edizione del “ConScienze per l'Umanità” sul tema “Le scienze di fronte al muro"

Alla comunità scientifica del Messico e del mondo:

Alla Sexta Nazionale e Internazionale:

Informazione sulla seconda edizione del
ConCiencias por la Humanidad” con il tema Las ciencias frente al muro, che si terrà dal 26 al 30 dicembre 2017 al CIDECI-UniTierra, San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, Messico.

  1. Finora hanno confermato la propria partecipazione 51 scienziate e scienziati di 7 paesi: Germania, Austria, Canada, USA, Francia, Messico (Bassa California, Quintana Roo, Città del Messico, Puebla, Jalisco, Morelos, Chiapas, Querétaro, Stato del Messico) e Uruguay.
  2. I campi di cui si occupano sono: Agroecologia, Astrofisica, Astronomia, Biologia, Biochimica, Cosmologia, Ecologia, Pedologia, Etnomicologia, Fisica, Genetica, Geofisica, Matematica, Medicina, Microbiologia, Neuroscienze, Ottica, Chimica, Vulcanologia.
  3. Il 26 dicembre 2017 potranno registrarsi le e gli scientifici e partecipanti. Le attività inizieranno il 27 dicembre alle 10:00 e si concluderanno il 30 dicembre.
  4. L’indirizzo di posta elettronica per iscriversi come uditore/spettatore è: conCIENCIAS@ezln.org.mx

Gruppo di Appoggio alla Commision VI

martedì 31 ottobre 2017

Messico - Il mondo indigeno in resistenza

Intervista a Mikeas Sanchez, attivista di etnia Zoque, che racconta le lotte contro l'estrattivismo di un popolo dimenticato ed emarginato, in un Paese devastato dalla violenza politica.
di Riccardo Carraro e Filippo Taglieri
In un Messico travagliato da violenza politica, sfruttamento selvaggio del territorio e, ultimamente, terremoti, si avvicina l’anno delle elezioni presidenziali. In vista di questo appuntamento, per la prima volta nella storia del paese, le popolazioni indigente, grazie allo stimolo dell’EZLN, sono riuscite a riunirsi in un Congresso Nazionale Indigeno (CNI) realmente rappresentativo. Il CNI ha permesso non solo di scegliere una rappresentante candidata per le elezioni, Marychuy, ma sopratutto ha facilitato la messa in rete, per la prima volta, delle diverse istanze delle popolazioni originarie, dando visibilità mutua a lotte e resistenze altrimenti dimenticate ed emarginate. Tra le varie etnie che si sono unite al CNI, vi è anche il popolo indigeno Zoque originario di una zona a nord della capitale dello stato del Chiapas, Tuxla Gutierrez. Una zona talmente remota e dimenticata che non era stata neppure coinvolta nella rivolta zapatista del 1994. Abbiamo incontrato Mikeas Sanchez, poetessa e attivista del “Centro de Lengua y Cultura Zoque”, di passaggio a Roma durante un giro politico per l’Europa, per raccontarci la loro resistenza a progetti estrattivisti e la loro partecipazione al CNI.
Cosa puoi racontarci del tuo popolo?
Noi Zoques siamo originari di una vasta zona che includeva anche stati limitrofi (Veracruz, Tabasco, Oaxaca) ora siamo rimasti solo in una zona chiamata Valle Zoque, al nord del Chiapas, composta da 12 municipi. La nostra resistenza dura da più di 500 anni, ed è composta dal fatto di parlare la nostra lingua, mantenere abitudini tipiche e rimanere contadini. Infatti anche se alcuni di noi sono riusciti ad andare all’università, abbiamo mantenuto vivo il desiderio di ritornare alla nostra comunità e infatti siamo tornati in tanti. Molti poi, nel 1982 quando il Vulcano Chichonal ha eruttato, hanno dovuto fuggire dalla valle, ora e sono dispersi in varie parti del mondo, ma rimangono attenti a quello che accade alla nostra popolazione, e c’è nostalgia.
Quali sono le resistenze che attualmente state portando avanti?
Ora stiamo affrontando varie minacce, quella più immediata riguarda l’estrazione di idrocarburi. I primi ad aiutarci e a dirci cosa stava avvenendo sono stati proprio alcuni zoque che erano migrati dalla valle. Alcuni di loro ci hanno avvisato che per opere di estrazione di idrocarburi vi era la minaccia concreta di trasferire forzatamente la popolazione di alcuni municipi, anche se non c’era stata nessuna consultazione seria della popolazione coinvolta, ma solo l’ordine di iniziare questi lavori. Ci siamo allora organizzati assieme a loro per capire come fermare questa minaccia. Gli idrocarburi che vogliono estrarre sono sopratutto olii combustibili e gas metano. Li sottraggono dalla terra in una zona interamente montuosa e coperta da foreste. Prima che arrivasse questo progetto c’erano già alcune miniere e l'avvento dell'allevamento estensivo. Ci sono comunità in cui si è passati dall’agricoltura allo sfruttamento per fini di allevamento (di carne che poi viene esportata). Questo è un passaggio fondamentale, perché l’estrattivismo è sempre favorito dalla riduzione della vegetazione a causa degli allevamenti.
Torniamo agli idrocarburi, come vogliono poter sfruttare quelli del Valle Zoque?
E’ stato fatto un bando pubblico chiamato Ronda 2.2. Esso è finalizzato a permettere alle imprese vincitrici di ottenere le concessioni per l’estrazione. Questa Ronda 2.2 riguarda lo sfruttamento di tutti 12 i municipi zoque. Abbiamo allora iniziato un movimento di protesta, 10 mesi fa, per provare a bloccarla.
A che punto sta ora il movimento?

lunedì 23 ottobre 2017

Ci sarà una volta ... - Subcomandante Insurgente Galeano

Se chiedessero a me, ombra spettrale dal naso imponente, di definire l’obiettivo dello zapatismo, direi: "fare un mondo dove la donna nasca e cresca senza paura"
                                                                                                                 SupGaleano
Nell'estate 2017 durante il Festival CompArte è stato pubblicato dall’EZLN il volume "Habrà una Vez ...", che raccoglie alcuni dei racconti, contenuti nei comunicati dell’EZLN, dedicati alla niña Defensa Zapatista.
Come già con il Vecchio Antonio, con lo scarabeo Durito, con il detective Elias Contreras,Defensa Zapatista, la bambina indigena, impegnata a costruire la sua squadra di calcio in perenne conflitto con il piccolo Pedrito, insieme al gatto-cane, al cavallo con un occhio bendato da pirata, ci porta oggi nel cuore delle comunità zapatiste.
Sullo sfondo il muro del potere e l’incessante lavorio delle "donne e degli uomini di mais"per aprire ed allargare la crepa attraverso la quale immaginare un altro mondo.

I racconti, accompagnati da bellissime illustrazioni, possono essere piacevolmente letti da grandi e piccini.
Sono come piccoli pezzi del mosaico, in continua evoluzione, delle riflessioni basate sulla realtà dell’autonomia zapatista, a partire dal ruolo centrale che le donne si sono conquistate. 
Una sfida potente che Defensa Zapatista mette continuamente in atto.

Una ricerca costante nell'elaborazione delle forme della resistenza, della ribellione, dell’organizzazione, che affonda nel "camminare domandando", che tanto serve in un momento storico come questo in cui all’orizzonte la tempesta si fa sempre più potente.
Defensa zapatista è la contemporaneità delle nuove generazioni zapatiste, nate e crescite nell’autogoverno, che guardano alla costruzione di un futuro diverso, forti di quello che le generazioni precedenti hanno seminato, ma consapevoli che il cammino non è certo finito.

Defensa Zapatista incontra tanti personaggi reali o meno, da Sherlock Holmes agli intellettuali, agli attivisti della Sexta, disegnati con un’ironia piena di rispetto per gli altri. 
I racconti ci portano con passo leggero finanche nello spazio, accompagnati dalla riflessione sull’importanza delle arti e delle scienze nell’immaginare un altro mondo possibile.
Buona lettura!
La pubblicazione di "Ci sarà una volta ..." è stata possibile grazie al lavoro comune di molti collettivi e gruppi che in Italia sostengono la lotta zapatista.
Costo del volume 10,00 euro
L’intero raccolto delle vendite del libro sarà devoluto alle comunità zapatiste dell’EZLN.
La traduzione, è stata curata da Elementi Kairos sulla base delle traduzioni di Ya Basta - Milano, 20ZLN, Comitato Maribel Bergamo.
A Napoli e per il Sud puoi chiedere al 3357888115 oppure scrivendo a 
INDICE DEL VOLUME 
A mo’ di prologo
Il muro e la crepa
Appunti solo per donne 
L’Altroa
Leggendo si apprende 
Defensa Zapatista, Chicharrito Hernandez e Lionel Messi 
Quello che il Dottor John H. Watson non racconterà
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lunedì 16 ottobre 2017

Messico - Il Consiglio Indigeno di Governo e Marichuy arrivano a Guadalupe Tepeyac, prima tappa nel territorio dell’EZLN


E’ una partecipazione forte, ampia e corale quella che ha accompagnato nello spazio costruito dagli zapatisti a Guadalupe Tepeyac, la prima tappa nei territori zapatisti della candidata del Consiglio Indigeno di Governo (CIG), Marichuy, Maria de Jesus Patricio Martinez, alla Presidenza del Messico.
Dopo due giorni di incontro il 12 e 13 ottobre presso il Cideci a porte chiuse in cui sono state discusse tra i 130 consiglieri eletti nel CIG le prossime tappe, un’ampia delegazione è partita per i Caracoles zapatisti.
Un giro che segna anche l’inizio della raccolta firme, quasi un milione, necessarie per poter registrare Marichuy come candidata indipendente alla presidenza nel 2018. L’inizio del percorso del Consiglio Indigeno di Governo come esperienza volta ad un’organizzazione sempre più ampia, collettiva ed orizzontale. 

E’ passato un anno dalla proposta lanciata dal Congresso Nazionale Indigeno e dall’EZLN.
Oggi il Consiglio Indigeno di Governo è una realtà che si appresta ad attraversare tutto il Messico. 
Il 7 ottobre nell’intervento della portavoce, accompagnata dai consiglieri del CIG all’Istituto Nazionale Elettorale (INE), dove è stata depositata la candidatura si è voluto ribadire che la posta in gioco non è il potere ma che si tratta di utilizzare lo spazio elettorale, lo spazio del sistema per mostrare quanto è falso e quanto le alternative si trovino in un altro luogo: nell’organizzazione collettiva, autonoma, dal basso. 

INTERVENTI A GUADALUPE TEPEYAC
Giunta del Governo Hacia la Esperanza
Dopo aver salutato tutti i presenti la portavoce afferma che si tratta di condividere la rabbia ma anche le forme di lotta, non solo come popoli originari ma con gli altri settori sociali del paese, per far fronte ad un sistema che distrugge la vita della Madre terra e l’umanità.
Gli zapatisti si sono organizzati perchè al sistema che governa il paese non importa del popolo, della vita, dell’Umanità. Per questo gli zapatisti hanno accolto con orgoglio ed emozione la proposta della nascita del Consiglio Indigeno di Governo e la sua portavoce.
"Noi diciamo che possiamo governare come popoli originali lo stiamo dimostrando con le Giunte del buongoverno", oggi si tratta di portare avanti la proposta di un governo che comandi obbedendo per tutto il Messico. 
Discorso integrale
Audio

Comandante Aurora 
Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno - Zona Selva Fronteriza
Inizia, raccontando come hanno voluto costruire, con la collaborazione di molti, lo spazio in cui si sta svolgendo l’incontro per condividere l’allegria e la speranza. "Sentitevi nella vostra casa, vi stavamo aspettando a braccia aperte per questo incontro storico tra popoli indigeni ed altri settori sociali ... perchè quello che stiamo facendo è qualcosa che avviene per la prima volta nel mondo." 
Discorso integrale
Audio

Comandante Everilda 
Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno - Comandancia Generale EZLN
E’ un intervento lungo ed articolato che dopo un caldo benvenuto a tutti i presenti dal CNI al CG, alla portavoce per un incontro storico ed irreversibile, da voce alla denuncia di "tutto quello che viviamo come popoli originali, del campo e della città. Vogliono farci sparire con le loro riforme ...". 
Una denuncia sia del governo messicano che degli interessi neoliberisti che vogliono saccheggiare territori e risorse, attraverso la corruzione, i falsi programmi di tutela ambientale, la costruzione delle "città rurali", che nascondono una totale depredazione, fatta di dighe, impianti turistici, autostrade, centrali.
Repressione e denunce si accompagnano a questi piani, con l’attacco costante a tutti quelli che difendono i propri territori. 
Un saccheggio che porta con sè il cambio climatico, che sta mettendo a rischio l’intero pianeta. A tutto questo si aggiunge lo sfuttamento dell’agrobusiness e lo sfruttamento della forza lavoro. Una situazione di monocoltivazione e OGM, che porta molti a dover migrare. 
Uno sfruttamento generalizzato che vale in ogni settore lavorativo e che porta ad un aumento della disoccupazione. Senza dimenticare la crescita del costo della vita e dei servizi, accompagnato da una generale precarietà che porta molti a svolgere lavori informali, costringendo molti giovani ad abbandonare gli studi. 
E’ una situazione generale in cui molti non c’è la fanno a vivere una vita degna. 
Una crisi generale in cui la vita di tutti è sotto attacco: da chi lavora nei trasporti alle casalinghe, che sono costrette a cercare lavori per far fronte al calo del reddito. 
"In questo paese non c’è lavoro e quel che c’è è miserabile." , dice la Comandante, aggiungendo che le statistiche dicono che continua la migrazione. Viene ricordato, poi, come sia sfruttato anche il lavoro scientifico, messo a valore per gli interessi del potere.
" ... Perchè mai più il silenzio sia complice del crimine. Noi, voi veniamo dai tempi più remoti di questa storia e dobbiamo organizzarci perchè è il tempo per segnare il destino del paese e del mondo che vogliamo, la decisione è nella nostre mani".
La comandante ha poi continuato dicendo che "il cambiamento può venire dal popolo del campo e della città con un governo che organizzi, che lotti e che oggi conosciamo come Consiglio Indigeno del Governo."
Per questo si vuole dare inizio ad un giro nell’intero paese per organizzare i popoli originari e contadini, così come la gente della città e dei quartieri. 

La conclusione dell’intervento è dedicato allo sfruttamento delle donne, molte volte sfruttate tre volte come donne, come indigene, come povere. 
Un sistema maschilista che attacca le donne. Un attacco fatto di marginalizzazione, violenze, sparizioni. 
Con la lotta zapatista la situazione delle donne è profondamente cambiata e conclude la Comandante "ci piacerebbe che questo esempio serva ad altre donne in Messico e nel mondo. Vogliamo dire alla nostra compagna Marichuy, indigena e donna come noi, che vogliamo che lei porti il nostro messaggio di ya basta! di tanto disprezzo e ingiustizia contro di noi, alle donne in tutti gli angoli del Messico. 
Questa iniziativa del CNI di presentare una donna indigena per le elezioni presidenziali del 2018 risponde al fatto che il capitalismo non ha madre, non ha figlie e non sente il dolore che sta causando all’umanità e alla nostra madre terra. 
Per questa situazione che viviamo le donne in Messico, noi come donne zapatiste abbiamo molta rabbia, dolore e coraggio. 
Facciamo appello a tutte le donne perchè si organizzino nei loro posti a loro modo per difendersi e lottare. 
E’ l’ora di conquistare i nostri diritti, di preparaci, sollevarci e dimostrare che come donne indigene siamo capaci di costruire un mondo nuovo e migliore, però che lo raggiungeremo solo organizzazndoci in basso e a sinistra, e così raggiungere un Messico in cui il popolo comandi e il governo obbedisca." 

Discorso integrale
Audio 


Parole della famiglia del Compagno Galeano, ucciso dai paramilitari della CIOAC a La Realidad, nel maggio 2014.
Per prima cosa denunciano come gli autori dell’assassinio siano ancora liberi e continuano a provocare. Poi un ricordo affettuoso di Galeano, come un padre che ha insegnato ai propri figli a lottare perchè "non siamo animali come loro"
Non vogliamo vendetta ma giustizia. 
Per questo continuano dicendo che si tratta di lottare uniti, non cadendo nelle divisioni che vuole creare il "mal Governo". Ci dicono, continuano, che per governare bisogna aver studiato, ma quelli che ci hanno governato dimostrano che non è vero, per governare bisogna invece obbedire.
Un saluto va a tutti i familiari di chi è stato ucciso o fatto sparire, per unire i dolori e lottare perchè i veri responsabili sono gli stessi. 
Discorso completo
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Marichuy
L’intero discorso è volto a sottolineare l’importanza dell’unione, in questa tappa cruciale: "è l’ora dei popoli di voltarsi a guardare i nostri fratelli, anche se diversi. Dobbiamo unire dolori e rabbie per tutto quello che sta facendo il sistema per distruggere quello che avevano fatto i nostri avi ... Per questo come CNI abbiamo detto che e’ il momento di essere uniti per far finire questo sistema capitalista, se non ci uniamo ora tutto questo continuerà".
Discorso completo
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Consigliera del CGI del CNI 
A parlare è una donna, come tutte le altre intervenute, che dopo aver ringraziato per come la lotta zapatista sia un esempio di come si possa governare tutto il paese, chiude dicendo che il percorso che inizia è fatto non per stare in alto, ma per organizzarsi. 
"Insieme possiamo costruire il cambiamento del paese". 
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Consigliere di Governo Indigena della zona dell’Istmo de Tehuantepec
La donna racconta la distruzione portata dal terremoto. Come la gente vive in emergenza e come il Governo non faccia altro che dare in maniera clientelare delle semplice elemosine. 
Denuncia come si stia militarizzando la zona, con la scusa del terremoto, per prendere rendere normale la propria presenza in un territorio dove ci sono grandi interessi. Ci vuole l’appoggio alle comunità colpite dal terremoto in particolare proprio in un momento di ricostruzione per uscire da questa crisi umanitaria con la forza di cambiare. A parlare poi è una Consigliera del popolo mayo di Sonora.
(Descarga aquí) 
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