sabato 29 aprile 2017

Messico - Il mondo capitalista è una tenuta recintata da muri


Parole del Subcomandante Insurgente Moisés, (mercoledì 12 aprile 2017)


Buona notte, buonasera, buongiorno, dipende da dove ci ascoltate.
Fratelli, sorelle, compagni, compagne:
Quello di cui vi parlerò non è quello che penso io, ma quello che ci hanno raccontato i nostri bisnonni, i nostri nonni, le nostre bisnonne e le nostre nonne.
Ho parlato con uno dei nostri bisnonni che, dice lui, ha 140 anni. Secondo me, secondo i miei calcoli, si aggira sui 125 anni. Devi stargli incollato all'orecchio per fargli sentire quel che gli chiedi.
Sono più o meno venti e qualcosa, i bisnonni e le bisnonne con i quali ho parlato. Gli abbiamo fatto delle domande – c’erano anche dei compagni del Comitato Clandestino – e dunque, come diceva il Sub Galeano, ecco una parte di quello che ci hanno detto.
Ad esempio, prima per fare le tegole per i finqueros – cioè, i proprietari delle tenute, i signorotti, il padrone come dicono loro – dovevano trasportare sacchi di sterco di cavallo. Poi dovevano farlo seccare. Dopo averlo fatto seccare, lo polverizzavano con un bastone. Quindi, lo mischiavano con il fango per fare le tegole e i mattoni di adobe con cui costruivano la casa ai padroni, ai proprietari.
Il bisnonno dice di ricordarselo bene, perché questo era un obbligo. Obbligo vuol dire che ognuno di loro doveva consegnare un certo numero di sacchi. Anche se il cavallo aveva defecato da poco, dovevano prendere lo sterco fresco che poi gli sgocciolava sulle spalle. Ma il compito era consegnare i sacchi che chiedeva il padrone.
Così impararono a fare anche le loro casette. Nello stesso modo. La chiamano pareti di fango, si chiamano bajareque [costruzioni di adobe – n.d.t.]. Hanno imparato dunque, ma la loro casa è più piccola, è grande la metà.
Dunque, quello che vi voglio dire è che è da lì che viene la nostra idea, e come zapatisti abbiamo studiato come stiamo noi adesso rispetto a quelli che ci sfruttano. In sintesi, ve lo racconto perché questo è quello che ci aiuta a capire quello che è successo prima e come stiamo oggi, e come sarà in seguito.
I nostri nonni, bisnonni, bisnonne e nonne raccontano: il padrone è il proprietario delle tenute, di molte tenute e molte piantagioni. Tutti i padroni hanno i loro caporali, i loro maggiordomi e i loro capisquadra. Con il padrone ce ne stanno tre o quattro.
Ci raccontano che ci sono tenute di 15 mila, 20 mila e 25 mila ettari. E che ci sono tenute di diverso tipo. Ci sono tenute per la sola coltivazione di caffè. E ci sono tenute per il caffè, l’allevamento, il mais, i fagioli, la canna da zucchero… insomma per diversi scopi.
Ci raccontano anche i metodi di sfruttamento. Ci raccontano che ci sono tenutari, proprietari terrieri o latifondisti che non li hanno mai pagati. Hanno dedicato tutta la loro vita al lavoro. Altri ci raccontano che avevano solo la domenica per sé stessi, e tutti gli altri giorni erano per il padrone. Altri ci raccontano che dedicavano una settimana al padrone e una a sé stessi. Ma questo era un trucco, perché – ci raccontano i nostri bisnonni e bisnonne – nella settimana che in teoria sarebbe stata per loro, di quello che raccoglievano in quella settimana (fagioli, mais, piccoli animali da cortile) nel momento di vendere dovevano darne la metà al padrone e a loro restava solo la metà.
Ci raccontano che quando il padrone voleva vedere tutto il suo bestiame, dovevano andare a radunare gli animali e poi portarglieli. Ci raccontano che, poi, se mancava qualche animale, il padrone incaricava qualcuno di loro per andare a cercarlo vivo o morto. E cosa chiedeva il padrone, cioè il proprietario terriero, per verificare che fosse morto? Bisognava portargli un pezzo di pelle per dimostrare al padrone che l’animale era morto. Ma bisognava cercare gli animali mancanti fino a trovarli, vivi o morti.
Il padrone, quando li portava a vendere, organizzava i lavoratori in gruppi, portando altrettanti capi di bestiame. Per dieci, venti uomini, dovevano esserci altrettanti capi di bestiame. Il padrone li contava prima di partire e li ricontava all'arrivo. Ogni persona doveva consegnare tutto. Se non consegnava tutto, doveva pagarlo.
Ci raccontano che il recinto era fatto di pietra, se così lo voleva il padrone. Altrimenti era fatto di legno lavorato con l’ascia. E dicono che doveva essere del cuore del legno. Vale a dire, la parte più dura del legno, perché non marcisse. Non poteva essere fatto di legno tenero. Il padrone non lo ammetteva.
Ci raccontano anche che quando portavano a vendere i maiali (non i padroni, ma l’animale: il porco), era come per il bestiame. Solo che c’è una differenza, dicono i nonni e i bisnonni. Raccontano che dovevano trasportarli di notte, perché i maiali soffrono il caldo. Quindi la loro lampada, la loro torcia, come diciamo noi, era l’ocote [rami di pino – n.d.t.]. Si portavano dei pezzi di ocote per farne delle torce per camminare nella notte. Allo stesso modo, una certa quantità di maiali per ogni incaricato. E se volevano viaggiare di giorno, dovevano portarsi l’acqua per bagnare i maiali, per rinfrescarli affinché non patissero il caldo.
Le donne, le nonne e le bisnonne ci raccontano che il padrone aveva il suo modo di volere le cose. Ad esempio, le nonne e le bisnonne raccontano che quando il lavoro era duro dovevano farlo le donne sposate. E quale era il loro lavoro? Macinare caffè e macinare sale. E quindi lo facevano le mamme con i loro figli che per macinare il sale usavano il metate [pietra per macinare – n.d.t.]. E c’erano i caporali, i maggiordomi e i capisquadra, la padrona e il padrone. Si tenevano i loro bimbi sulla schiena senza poterli accudire, ed i bimbi piangevano e piangevano ma il padrone era lì e loro dovevano finire il lavoro. Allora, quando il padrone o la padrona magari andava in bagno, la mamma ne approfittava per allattare il figlio.
Ci raccontano che il padrone chiedeva di avere nella tenuta delle ragazzine per vari lavori. Ma a suo piacimento il padrone sceglieva una ragazzina e le diceva: “tu, vai a mettermi a posto la camera da letto”. E quando la ragazzina era lì, il padrone entrava e la violentava. Se le sceglieva e ci raccontano che si prendeva quelle che voleva.
Ci raccontano anche che per il lavoro di macinatura del caffè e del sale, la paga che gli dava il padrone erano tre pezzi di carne di manzo, ma di quelli che morivano. Questa era la paga.
Ci raccontano che facevano lavorare anche i bambini. Nessuno si salvava. Il loro lavoro si chiamava “portiere”, ma non il portiere di calcio. Il lavoro di questi bambini di sei anni consisteva nel macinare il mais senza calce, che è per i cani, i maiali e i polli. Dopo questo dovevano andare a prendere l’acqua, e molte volte la trasportavano sulle spalle in un barile. Il barile di legno gli scavava le ossa. In questo barile ci stavano dai 18 ai 20 litri d’acqua. Ed i bambini la dovevano portare affinché il padrone potesse lavarsi le mani o farne quel che voleva. Finito questo, si occupavano di portare la legna. Finito di portare la legna, si occupavano di sgranare il mais.

giovedì 27 aprile 2017

Messico - Preludio: gli orologi, l'apocalisse e l'ora del piccolo.

Buona sera, buona notte, buon giorno, buona mattinata.
Vogliamo ringraziare i compagni e le compagne del CIDECI-UniTierra e quelli che con generosità fraterna hanno nuovamente offerto questo spazio affinché potessimo riunirci. Ringraziamo anche i gruppi di sostegno della Commissione Sexta che s’incaricano del trasporto (speriamo che non si perdano di nuovo), della sicurezza e della logistica di questo evento.
Vogliamo ringraziare anche quelli che partecipano a queste giornate e che ci accompagnano con le proprie riflessioni ed analisi in questo seminario che abbiamo titolato “I Muri del Capitale, le Crepe della Sinistra”. E quindi grazie a:
Don Pablo González Casanova.
María de Jesús Patricio Martínez.
Paulina Fernández C.
Alicia Castellanos.
Magdalena Gómez.
Gilberto López y Rivas.
Luis Hernández Navarro.
Carlos Aguirre Rojas.
Arturo Anguiano.
Christian Chávez.
Carlos González.
Sergio Rodríguez Lascano.
Tom Hansen.
In modo speciale ringraziamo e salutiamo i media liberi, autonomi, indipendenti, alternativi o come si chiamino; il nostro grazie a loro ed ai loro sforzi per far volare le parole da qui ad altre parti.
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Noi zapatisti abbiamo deciso di cominciare questo seminario, o incontro, che fa parte della campagna mondiale “Contro i muri di sopra, le crepe in basso (e a sinistra)”, per permettere a chi ci seguirà di poter puntualizzare o semplicemente criticare.
Per questo siamo soli a questo tavolo, ci accompagna soltanto Don Pablo González Casanova. È qui per varie ragioni: una è che lui va al di là del bene e del male e, lo ha dimostrato in questi 23 anni, non si preoccupa che lo critichino per la frequentazione di cattive compagnie. L’altra ragione è che dice sempre direttamente quello che pensa. È testimone del fatto che mai gli abbiamo imposto opinioni o approcci, proprio per questo il suo pensiero non solo non coincide con il nostro, anzi, spesso è abbastanza critico. Al punto che il codice con il quale ci riferiamo a lui nelle nostre comunicazioni interne, per non far sapere al nemico che stiamo parlando di lui, è “Pablo Contreras”. Lo consideriamo un compagno, uno di noi, tra noi e come noi. Ci inorgoglisce la compagnia del suo passaggio, la sua parola critica e sopratutto il suo impegno senza dolcezze ne doppiezze.
Le nostre parole di oggi sono state preparate con il Subcomamdante Insorgente Moisés in modo che fili, o almeno questa è la nostra pretesa.
Sappiamo bene che abbiamo fama di essere poco seri e abbastanza irresponsabili,  oltre che, chiaramente, irriverenti e sfacciatamente strafottenti; che ci viene voglia di raccontare storie quando l’occasione meriterebbe solennità trascendente e l’accademia esige “un’analisi concreta della realtà concreta”. Insomma, siamo trasgressori della responsabilità, delle buone maniere e dell’urbanità civilizzata.
Ma, nonostante questo, vi chiedo di essere seri perché quello che diremo oggi, provocherà una valanga di squalifiche ed attacchi.
Beh, la sinistra istituzionale si è resa protagonista di un’isteria illuminata pensando ingenuamente di arrivare al potere perché si è rapidamente trasformata in un clone di quanto diceva di voler combattere, compresa la corruzione. Questo progressismo illuminato che ha elevato a concetto di scienze sociali categorie come “complotto”, “mafia del potere” e che prodiga perdoni, assoluzioni e amnistie per i fatti quando vengono dall’alto, e sentenze e condanne quando si tratta del basso. Bisogna riconoscere che questa sinistra illuminata è di una disonestà coraggiosa, perché non teme il ridicolo quando vuole convincere sé stessa ed i fedeli di stagione che “rigenerare” è sinonimo di “riciclare” in ciò che si riferisce alla classe politica ed imprenditoriale.
Quello che vogliamo dirvi oggi è breve e lo faremo esprimendolo in alcune delle lingue originarie del nostro cammino:

mercoledì 26 aprile 2017

Messico - Parole di chiusura del seminario di riflessione critica "I muri del Capitale, le crepe della Sinistra"

Parole del Subcomandante Insurgente Moisés 
(venerdì 15 aprile 2017)

Buona sera.

Grazie compagne e compagni del Messico e del mondo.

Grazie sorelle e fratelli del Messico e del mondo.

Vi dico grazie perché avete fatto un grande sforzo ad ascoltarci in questi giorni e uno sforzo per venire e uno sforzo per tornare, e non è cosa da poco.

Noi relatori abbiamo detto molte parole, vi tocca fare una cernita per vedere quali vi servono per organizzarvi, lavorare e lottare, là dove vivete.

Insistiamo soltanto, il capitalismo convertirà il mondo in tante sue tenute e piantagioni.

Ciò ci dice che noi povere e poveri del mondo dobbiamo organizzarci, lottare e lavorare.

Abbiamo ormai visto, compreso e detto tante e tante volte come ci costringe a vivere il capitalismo, là nei nostri villaggi dove ciascuno di noi vive, cioè nel paese in cui viviamo, cioè nel continente in cui siamo.

Oggi scopriamo ciò che il capitalismo manteneva occulto, ciò che ci avrebbe fatto, e abbiamo persino scoperto il nome di come si chiamerà, giacché dicono “il mondo è la mia tenuta” e là ho e avrò i miei servi della gleba.

Questo ci sta dicendo, che dovremmo ormai pensare e trovare il modo di organizzarci, lavorare e lottare come mondo che siamo noi poveri, come guardiane e guardiani del mondo che siamo, e dire No al capitalismo.

Pensiamo a come organizzarci, come lottare e lavorare nel mondo, che il capitalismo vorrebbe ridurre a una sua tenuta, perché si vede che non dobbiamo più lottare solamente per un paese, ma per il mondo. È ciò che abbiamo ascoltato qui, è ciò che vi abbiamo detto qui, che è quel che accade in Messico e quel che accade in altri paesi d’America, e siamo sicuri che è quel che accade negli altri continenti, perché è il medesimo capitalismo che sta fottendo lì, non è necessario essere troppo esperti per sapere che il capitalismo sfrutta allo stesso modo negli altri continenti; ma crediamo che invece dobbiamo essere esperti su come distruggere il capitalismo perché smettano di rinascere queste malvagità.

Tutte e tutti dobbiamo studiare, ma non dobbiamo fermarci allo studio, bensì mettere in pratica ciò che abbiamo capito nello studio, studiare le storie per migliorare nella pratica, per progredire.

Lo studio non è solo quello dei libri, che è buono, ma è studio anche pensare com'è la vita o pensare come sarà fare bene, o perché la vita è stata tanto brutta e come invece dovrebbe essere.

Tutti abbiamo detto la parola rivoluzione o cambiamento; questo cambiamento o rivoluzione deve essere per tutte e tutti gli uomini e le donne del mondo, non è rivoluzione o cambiamento se riguarda solo alcuni uomini e donne, è come la giustizia, la democrazia e la libertà: è per tutti e tutte, e così il resto.

Oggi i compagni e le compagne del Congresso Nazionale Indigeno ci stanno chiamando a organizzarci per lottare dalla campagna e dalla città contro il capitalismo.

Non ci stanno chiamando a cercare voti, ci stanno chiamando, stanno cercando noi milioni di poveri della campagna e della città, per organizzarci a distruggere il capitalismo nel mondo.

Perciò non preoccupatevi compagne e compagni, il problema non è che votiate o no, il problema si chiama capitalismo, si chiama sfruttamento in cui ci tengono e che soffriamo.

lunedì 24 aprile 2017

Messico - Caffè organizzato contro il muro

Intervento del Subcomandante Insurgente Moisés al Seminario 
"I muri del Capitale, le crepe della Sinistra" 
(giovedì 13 aprile 2017)

Buonasera o buongiorno a tutti quelli che ci ascoltano nel mondo.

Quello di cui voglio parlarvi compagni, compagne, fratelli e sorelle qui presenti e che ci guardate dall’altro lato… Quello di cui vi voglio parlare non è quello che penso io, ma è quello che pensano le compagne e i compagni basi di appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Con le compagne e i compagni che sono qui al nostro fianco, abbiamo capito che siamo di appoggio alle migliaia di compagne e compagni basi di appoggio. Così abbiamo detto ultimamente, perché gli abbiamo trasmesso quello che abbiamo visto, sentito e saputo. E cos’è che abbiamo saputo e sentito? È il muro di Trump.

Quando l’abbiamo sentito, quando siamo venuti a sapere di cosa si trattava, ci siamo riuniti con le compagne e i compagni del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno ed abbiamo parlato di quello che stava accadendo ai fratelli e sorelle migranti che stanno negli Stati Uniti.

Come sempre, le compagne ed i compagni comandanti, sono con loro. È questo che hanno detto. Dunque, sono come noi, dicono. Ma è veramente tosto quello che succederà, perché quei fratelli e sorelle migranti non sono andati là perché lo volevano, sono andati di là perché ormai la vita gli andava stretta nel loro villaggio o nella finca dove vivevano (per non dire nel paese).

Non avevano niente. E se possedevano qualcosa, hanno dovuto venderlo o impegnarlo per mettere insieme i soldi per andarsene negli Stati Uniti, perché si pensa che lì ci sia lavoro.
E adesso che sono di là, li cacciano. E dove possono andare se non hanno niente? E allora noi abbiamo detto, parlando, discutendo, pensando, studiando, analizzando, che è uguale a come era prima, centinaia di anni fa, come succedeva ai nostri trisavoli. Perché le terre migliori le volevano i proprietari terrieri. Ce le hanno tolte, ci hanno cacciato da lì. Ci hanno cacciato sulle montagne. Oggi, vogliono toglierci anche le montagne. Prima non ne avevano bisogno, oggi invece la montagna gli serve: lì c’è qualcosa. E adesso, dove dovremmo andare, noi che ancora siamo qui nella terra dove viviamo? Ma loro non sono più nella loro terra. L’hanno ormai lasciata, venduta o svenduta. Quindi, non hanno dove andare.

E allora un compagno del Comitato dice: “sì, è vero” e ha fatto l’esempio della fabbrica della Ford. Quel matto di Trump deve restituirla a quell’industriale e vuole riportare la fabbrica negli Stati Uniti. Un’altra volta, qui in Messico, non ci sarà più lavoro. Quindi la fabbrica andrà di là e di là ci sarà lavoro. Ci sarà lavoro per quelli di là, ma non per gli immigrati.

Allora ci siamo chiesti, che cosa possiamo fare? Ed abbiamo detto: “dobbiamo aiutarli”. Dobbiamo dire loro di lottare lì perché non hanno più dove andare.

Abbiamo quindi ricordato l’anno 1994, 1995… quando allora abbiamo chiesto alla società civile di aiutarci, sia in Messico che nel mondo. Allora ci siamo detti: crediamo, credo, che adesso tocca a noi. Che bisogna aiutare, come ci aiutò quel popolo solidale quando vide la nostra lotta. Credo che ora tocca a noi appoggiare quel popolo, bisogna dire loro di lottare, resistere e ribellarsi. Perché non gli resta altro.

giovedì 20 aprile 2017

El Salvador - Vietata per legge l'estrazione mineraria

El Salvador respinge l’estrazione mineraria
Non sempre le multinazionali riescono ad averla vinta. 
L’esempio lampante viene da El Salvador, il più piccolo paese dell’America centrale, che all'unanimità ha votato una proposta di legge volta a proibire l’estrazione mineraria. È stata la Comisión de Medio Ambiente y Cambio Climático ad accogliere il rifiuto alla miniera metallica proveniente da ampi settori della società salvadoregna, poi ratificato dall’Assemblea legislativa.
La proposta di legge, giunta alla Comisión de Medio Ambiente y Cambio Climático con l’accompagnamento di oltre trentamila cittadini e con il con il sostegno dei movimenti sociali, ambientalisti, dell’arcivescovo di San Salvador José Luis Escobar Alas e dell’Universidad Centroamericana (Uca, quella dove gli squadroni della morte e l’esercito al servizio dell’estrema destra di Arena uccisero padre Ellacuría e i suoi compagni gesuiti), è stata recepita immediatamente deputati del Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional (Fmln). L’estrazione mineraria in El Salvador è stata costellata, da sempre, da soprusi e violenze di ogni tipo, ricordati da Giorgio Trucchi nel suo articolo Un paso importante hacia la prohibición de la minería metálica, pubblicato su Alainet. Molti sono stati i caduti, assassinati per aver provato a difendere il territorio dall’estrazione mineraria, a partire dal dipartimento di La Unión, dove scorre il fiume San Sebastián, le cui acque, fin dal 1968, hanno cominciato a tingersi di marrone e ad essere non più utilizzabili sia dagli esseri umani sia dagli animali (morti avvelenati) a causa della multinazionale Commerce Group. Una situazione simile, attualmente, è quella del dipartimento di Cabañas, dove l’opposizione delle comunità al progetto minerario El Dorado ha provocato morti e feriti. La Mesa Nacional Frente a la Minería Metálica non ha mai fatto un passo indietro, nonostante i molti militanti desaparecidos. Tra loro, Marcelo Rivera, esponente dell’associazione Amigos de San Isidro Cabañas, scomparso il 18 giugno 2009 e ritrovato in fondo a un pozzo, ed altri attivisti del Comité Ambiental de Cabañas, ricordati dal Movimiento de Víctimas, Afectados y Afectadas por el Cambio Climático y Corporaciones, che aveva invitato i deputati di tutti gli schieramenti a votare a favore della proposta di legge.
La battaglia tra El Salvador e le multinazionali va avanti almeno dal 2004, quando

mercoledì 19 aprile 2017

Messico - Kagemusha: Aprile è anche domani

12 aprile 2017
Qualche mese fa il Subcomandante Insurgente Moisés mi ha fatto una sintesi di quello che vi ha appena raccontato con più estensione e contenuto.
Senza volerlo ha tracciato una linea di continuità tra il passato e la tormenta di oggi.
Questa mattina, dopo aver ascoltato le storie che, per voce del SupMoy, hanno raccontato i più anziani tra i nostri compagni, sono tornato alla mia capanna.
La pioggia, fuori stagione, ha iniziato a battere sul tetto di lamiera e non era possibile ascoltare altro se non la tormenta.
Sono così tornato a cercare nel baule che mi ha lasciato il SupMarcos perché mi pareva di aver visto un testo che si poteva riferire a quello che avevo appena finito di ascoltare.
Riguardare questi scritti non è facile, credetemi. La maggior parte di questi testi riposti con disordine dentro il contenitore vanno dal 1983 al primo gennaio del 1994, diciamo che almeno fino al 1992, si vede che il Sup non solo non aveva un computer, ma nemmeno una macchina da scrivere. Così i testi sono manoscritti su fogli di diverse dimensioni. Gli scritti del defunto erano già illeggibili di per sé, se poi a questo si aggiunge l’età ed il clima della montagna, con l’umidità, le macchie e le bruciature di tabacco.
C’è di tutto. Per esempio, ho ritrovato il manoscritto originale con gli ordini operativi per le diverse unità militari zapatiste alla vigilia della rivolta. Non solo ci sono le piantine delle unità, ma anche ogni operazione dettagliata con minuziosità che rivela l’annosa preparazione.
Non sono questi gli appunti di un poeta perso nelle montagne del sudest messicano, o un cantore di storie. Sono gli scritti di un soldato. No, meglio di un capo militare.
Ma abbondano e si trovano anche racconti e storie, ci sono pochissime poesie e i racconti sono di analisi politica ed economica.
Cioè, più che analisi, si tratta di schemi e temi appena tratteggiati, come se fossero qualcosa che doveva essere migliorato in seguito, o completati, o corretti. Ho ritrovato in questi alcune cose che sono stata poi rese pubbliche, certamente migliorate.
Però non stavo cercando questo. Le storie ricordate dal SupMoy mi hanno ricordato che c’era dell’altro in questa montagna disordinata di fogli e idee, qualcosa che parlava della genealogia della lotta anticapitalista.
Eccolo qua. Questo è dopo l’inizio della guerra perché è stampato ed è scritto con un processore di testi.
Per quanto c’è scritto, deve essere stato redatto una ventina di anni fa, quando gli zapatisti iniziarono a pubblicare alcune analisi più approfondite su quel che era e che sarebbe stato. Bene, per lo meno le prime righe, perché qualcosa sembra essere stato scritto successivamente.
Il testo ha un titolo sconcertante, ma che si capisce mano a mano si prosegue nella lettura. Si intitola “Aprile è anche domani”. E continua con diversi punti da sviluppare, perché incompleti in quel momento.
La maggioranza dei punti sembrano essere stati sviluppati in testi che divennero pubblici tra il 1996 e 1997, così che vi annoierei ripetendoli. I principali sono stati raggruppati in un libro dal titolo “Scritti sulla guerra e l’economia politica”, pubblicato dalla casa editrice “Pensamiento Crítico Ediciones”. Se a qualcuno interessa capire di più, questo libro può essere utile. Oppure potete consultare la pagina elettronica di Enlace Zapatista.
La parte che mi interessa illustrarvi, non appare in nessuno di questi testi pubblici, certamente già mediamente sviluppata, è l’inizio di una serie di riflessioni sulle scienze sociali, come dire, sull’economia politica, nonché sulla sfida vecchia e attuale della teoria e pratica politica.
Vi leggo:

lunedì 17 aprile 2017

Turchia - Erdogan “vince” il referendum, ma ha metà Turchia contro

Nessun plebiscito per il Sultano. Paese diviso. Il No avanti nelle grandi città e in Kurdistan. Denunce dei partiti di opposizione e proteste contro la sede della Commissione elettorale generale.
Poco più di un punto percentuale separa il risultato finale dell'Evet (sì) da quello dell'Hayir (no). 51,18% contro 48,82%. 24 milioni e 300mila voti contro 23 milioni e 200mila. Nel voto estero, invece, il sì raggiunge quasi il 60%, con poco più di 250mila voti di distacco. Per la prima volta da quando l'AKP è al potere, però, Erdogan perde l'appoggio delle grandi città. Ad Istanbul, Ankara e Izmir vince il No. E la stessa cosa accade in Kurdistan e sulla costa.
Il voto referendario mostra un paese spaccato, in cui il consenso del Sultano continua ad erodersi. Nonostante le operazioni militari, le minacce, gli arresti, il controllo quasi totale dei mezzi di informazione, i brogli, la vittoria nel voto sulla riforma più importante per i progetti autoritari di Erdogan è stata risicatissima.
La riforma accentra ulteriormente enormi quote di potere nelle mani del presidente. Questo sarà eletto direttamente dal popolo e acquisirà tutti i poteri esecutivi, dal momento che la figura del Primo Ministro viene eliminata. Potrà nominare e far dimettere gli esponenti del governo e sciogliere il Parlamento, nonché sospendere o limitare diritti civili e libertà fondamentali durante lo stato d'emergenza. Anche buona parte del potere legislativo viene consegnato nelle mani del presidente, che potrà emanare decreti legge senza alcun voto parlamentare. E anche rispetto al potere giudiziario, il presidente giocherà il ruolo più importante, nominando il Consiglio superiore della magistratura e agendo, anche formalmente, in una quasi completa immunità.

domenica 16 aprile 2017

Messico - I contributi della Comisión Sexta del EZLN

Participación de la Comisión Sexta del EZLN en el Seminario de reflexión crítica “LOS MUROS DEL CAPITAL, LAS GRIETAS DE LA IZQUIERDA”

In attesa di traduzione

12 de Abril

PRELUDIO: LOS RELOJES, EL APOCALIPSIS Y LA HORA DE LO PEQUEÑO
Subcomandante Insurgente Galeano

Palabras del Subcomandante Insurgente Moisés, miércoles 12 de abril de 2017
Subcomandante Insurgente Moisés

KAGEMUSHA: ABRIL TAMBIÉN ES MAÑANA
Subcomandante Insurgente Galeano

13 de Abril

Palabras del Subcomandante Insurgente Moisés, jueves 13 de abril de 2017
Subcomandante Insurgente Moisés

14 de Abril

LECCIONES DE GEOGRAFÍA Y CALENDARIOS GLOBALIZADOS
Subcomandante Insurgente Galeano

15 de Abril

Palabras del Subcomandante Insurgente Moisés, viernes 15 de abril de 2017
Subcomandante Insurgente Moisés

venerdì 14 aprile 2017

Messico - Seminario "I muri del Capitale, le crepe della Sinistra" Comision Sexta del EZLN

Le registrazioni del Seminario che si svolge a San Cristobal de las Casas dal 12 al 15 Aprile 2017 (in aggiornamento continuo)

 12 Aprile - Prima sessione (a partire dal min.7:03 e poi 10:30)



13 Aprile - Seconda sessione (a partire dal min. 5:00)

13 Aprile - Terza sessione (a partire dal min. 16:10)


14 Aprile - Quarta sessione (a partire dal min. 4:20)

14 Aprile - Quinta sessione (a partire dal min. 4:20)



A continuazione seguiranno gli altri contributi

mercoledì 12 aprile 2017

Messico - Gli zapatisti incontrano la scienza

Un dialogo con Laura Espasa Besalù su ConCiencias, il festival delle scienze per l'umanità. 
di Nello Lampo e Angelo Piga*



A cavallo tra il dicembre e gennaio scorsi, si è tenuto in Chiapas, a San Cristóbal de Las Casas, ConCiencias, il festival delle scienze per l'umanità [1]. Si è trattato essenzialmente di un congresso, durato in tutto sette giorni, con una pausa intermedia di due: dal 26 al 30 dicembre e dal 2 al 4 gennaio.
Gli zapatisti si sono da sempre contraddistinti per essere innovatori in ambito politico, organizzativo e di immaginario. Questa volta si sono spinti oltre, cercando di scommettere sulla possibilità di agire su un campo del sapere che per antonomasia ha contraddistinto il mondo “occidentale”, con strumenti che per le popolazioni native americane hanno significato colonialismo e oppressione, culturale e materiale.
Seppur siano passati tre mesi dalla conferenza - tempo lungo in termini di cronaca - il dibattito è più che mai attuale. Parlare “qui da noi” dei temi affrontati in ConCiencias non è mera testimonianza, serve anzi a riportare il ruolo della scienza e dello scienziato in Occidente ad un livello umano, ad avere uno sguardo esterno su cosa sia la scienza occidentale oggi.
Abbiamo deciso di parlare di ConCiencias con Laura Espasa Besalú, biologa professoressa di biologia di scuola secondaria, attivista “quotidiana” a Barcellona, che ha partecipato all'evento.
Per altri interessanti contributi sul tema si vedano anche i link alle note [2,3]. Invitiamo inoltre a seguire i prossimi eventi delle comunità zapatiste, in preparazione al prossimo ConCiencias che si terrà tra il 26 e il 30 Dicembre [4].
- Laura, iniziamo con un’importante domanda preliminare: Il ConCiencias si è tenuto in contemporanea a un altro importante evento - che non era prettamente zapatista, ma a cui gli zapatisti hanno partecipato - ovvero la conferenza per la proposta di una candidatura “indigena e donna” alle prossime elezioni nazionali messicane [5]. In Spagna siete in generale più attenti che in Italia alle vicissitudini sudamericane e quindi sia ConCiencias che la candidatura indigena hanno avuto ampio spazio mediatico. In Italia ha avuto più risalto solo il secondo evento. Ci puoi raccontare se e come la conferenza dei popoli indigeni ha avuto spazio dentro ConCiencias?
La prima fase del Congresso Nazionale Indigeno (CNI) si svolse in ottobre, la seconda in contemporanea a ConCiencias, iniziò il 29 dicembre. Se ne parlò il primo giorno di ConCiencias, quando i delegati zapatisti al congresso si sedettero insieme a noi nell’auditorio e ci spiegarono gli obiettivi della candidatura. Ci invitarono quindi ad Oventic per il primo gennaio, giorno della dichiarazione finale del congresso. Fu data quindi visibilità al congresso, ma non ci fu un’unione formale tra i due temi, uno spazio comune di discussione, anche se fu molto bello il fatto di stare coi delegati nello stesso “spazio fisico”! Penso che sia importante sottolineare la proposta di creazione del Concejo Indígena de Gobierno [Consiglio indigeno di governo], composto da rappresentanti delle comunità del CNI e che avrà come portavoce una donna da candidare alle presidenziali del 2018. È molto importante il fatto che la candidata altro non è che la voce delle comunità indigene di tutto il paese, e che la corsa elettorale e la presa di potere non sono gli obiettivi ultimi di questa proposta. Il percorso di formazione di questo Consiglio, che avverrà attraverso il dialogo e l'incontro tra le comunità indigene ridarà visibilità e voce pubblica a “los de abajo” [letteralmente, quelli che stanno in basso].
- Vuoi iniziare a spiegarci cos'è e com'è nato ConCiencias?
Dunque, iniziamo a precisare che interpretare ConCiencias come un invito a riflettere sopra la scienza, su come usarla per trasformare la società e creare un mondo nuovo, costituisce un'interpretazione che possiamo fare noi a partire da quello che hanno proposto.
Il motore della loro domanda sono state le necessità e i bisogni delle nuove generazioni zapatiste, formatesi nelle scuole zapatiste, che hanno acquisito una conoscenza più razionale, di carattere metodico, ed è proprio a partire da questa che si prefiggono l'obiettivo di continuare ad apprendere il perché e la natura delle cose.
In un comunicato del subcomandante Galeano intitolato “La culpa es de la flor” [6][la colpa è del fiore], si dice che qualora qualcuno chieda le ragioni di ConCiencias si risponda appunto che “la colpa è del fiore”. Esiste infatti un aneddoto, non si se sa se vero o meno, in cui si narra che un giovane appartenente a una comunità abbia domandato al subcomandante Moises perché i fiori avessero esattamente il colore che hanno, chiedendo però di non rispondere “perché così hanno deciso gli dei”, o in generale attraverso quei metodi di conoscenza che sono stati tipici di quelle comunità fino ad ora. La richiesta è stata proprio quella di capire esattamente cosa succede con un fiore.
- Quindi l’input è arrivato dalle nuove generazioni e non dai vertici...

martedì 11 aprile 2017

Messico - Comunicato congiunto del CNI e dell’EZLN

Comunicato congiunto del CNI e dell’EZLN per denunciare la repressione contro la comunità Purépecha di Arantepacua, Michoacán


Alla Comunità Purépecha di Arantepacua, Michoacán,

Ai mezzi di comunicazione alternativi,

Ai popoli del mondo

Il Congresso Nazionale Indigeno, i popoli, nazioni e tribù che ne fanno parte, manifestano la propria indignazione per il vile attacco del malgoverno contro la comunità purépecha di Arantepacua, Michoacán, nei giorni 4 e 5 aprile del presente anno.

Mentre una commissione di comuneros cercava di dialogare a un tavolo con il malgoverno dello stato di Michoacán, il governatore Silvano Aureoles Conejo li ha traditi. Dapprima impedendo loro il passaggio con centinaia di granatieri e decine di camion quando si dirigevano a Morelia per cercare di arrivare ad accordi che portino alla risoluzione di un vecchio conflitto agrario. Poi, mentre la commissione aveva in corso il negoziato con il governo, quando numerosi contingenti della polizia di Michoacán e della Polizia Ministeriale dello Stato hanno attaccato la comunità insieme a forze federali, seminando il terrore, entrando nelle case per arrestare i comuneros e aprendo il fuoco indiscriminatamente, stroncando la vita di tre comuneros di Arantepacua:

José Carlos Jiménez Crisóstomo (25 anni)
Luis Gustavo Hernández Cuenete (15 anni
Francisco Jiménez Alejandre (70 años circa).

Inoltre c’è stata una quantità imprecisata di feriti, dei quali due si trovano in gravi condizioni, mentre 38 comuneros sono stati arrestati dal governo di Michoacán il giorno 4 aprile e altri 18 il giorno 5 aprile, essendo accusati di delitti fabbricati per criminalizzare l’esigenza dei loro diritti.

Fratelli e sorelle di Arantepacua, il vostro dolore per l’omicidio dei compagni è nostro. Lottiamo e dunque abbiamo la certezza che il castigo per i colpevoli sorgerà dalla dignità, la resistenza e la ribellione dei nostri popoli. Seminare verità e giustizia nella distruzione verso cui ci portano i potenti è ciò che sappiamo fare noi popoli.

I malgoverni pensano che spargere il terrore nei territori indigeni del Michoacán, e nella gran parte della geografia nazionale, sia il modo di silenziare i popoli e la loro parola, ma tutto ciò non passerà, perché la parola che oggi gridano collettivamente i popoli originari nasce giustamente dall’indignazione, l’averne abbastanza e la decisione di non lasciarsi ammazzare, depredare, dividere o comprare.

Ci pronunciamo insieme all’assemblea comunale di Arantepacua per:

  • La cessazione immediata dell’escalation repressiva contro Arantepacua e le comunità purépecha della regione.
  • La libertà inmediata dei compagni detenuti dal malgoverno.
  • Giustizia per le vittime della vile aggressione e riparazione di tutti i danni causati.
  • Castigo al governatore Silvano Aureoles e a tutti i responsabili, materiali e intellettuali, dei crimini commessi.
  • Che siano ritirate le forze di polizia e militari da Arantepacua, poiché finché saranno presenti non cesserà l’aggressione contro i comuneros.

Cordialmente

6 aprile 2017

Giustizia per Arantepacua

Giustizia per il Popolo Purépecha

Per la Ricostruzione Integrale dei Nostri Popoli

Mai Più Un Messico Senza Di Noi

Congresso Nazionale Indigeno

Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale



Traduzione a cura dell’Associazione Ya Basta! Milano

sabato 8 aprile 2017

Paraguay - Questioni chiave per comprendere la situazione

Venerdì scorso [31.03.2017, ndr] una notizia ha fatto il giro del mondo: manifestanti danno fuoco al Parlamento dopo l’approvazione del Senato all'emendamento costituzionale, che dovrà essere approvato in un successivo referendum e che prevede la possibilità di rielezione per il Presidente. Cosa sta accadendo davvero in Paraguay?

• Paraguay: «Que se vayan todos» di Santiago Mayor*
Rapidamente, importanti mezzi di comunicazione paraguayani e il Partido Liberal (all'opposizione) hanno denunciato l’illegalità della risoluzione, sostenendo che si tratta di una manovra dell’attuale Presidente Horacio Cartes per perpetuarsi al governo.
Paradossalmente – per lo meno dal punto di vista di chi non conosce i dettagli del dibattito – anche il progressista Frente Guasù, anch’esso all’opposizione e che vede come massimo referente l’ex Presidente Fernando Lugo, è posizionato a favore della riforma. Lo scenario è più complesso di quanto un’analisi superficiale possa prevedere.
Cosa ha approvato il Senato paraguayano?
Il progetto promosso dal partito governativo (Partido Colorado) e appoggiato dal Frente Guasù e dai settori dissidenti del Partido Liberal prevede la modifica degli articoli 161, 197, 229 e 235 della Costituzione. L’articolo 229, così modificato, permetterebbe ai presidenti e vicepresidenti la possibilità di rimanere in carica per cinque anni e di essere rieletti due volte consecutivamente o in maniera alternata.
Oltre a questo, è previsto che coloro che occupano tali cariche possano correre per la rielezione nel ciclo successivo solo qualora presentino le dimissioni fino a sei mesi prima delle elezioni. A questo si aggiunge il fatto che, secondo la legislazione vigente, le dimissioni di un Presidente devono essere approvate dal Parlamento: con la modifica della Costituzione, tuttavia, sarà sufficiente comunicare la rinuncia agli altri poteri dello Stato.
Queste modifiche alla Costituzione dovranno comunque essere riconosciute o respinte attraverso referendum prima delle elezioni presidenziali del 2018.
Va ricordato che l’attuale Carta – approvata nel 1992 – proibisce qualsiasi tipo di rielezione, anche a coloro che già hanno ricoperto il ruolo di Presidente. Uno dei motivi che portarono a questa particolarità della legge fondamentale paraguaiana risiede nel fatto che la prolungata dittatura di Alfredo Stroessner (1954-1989) cercò di legittimarsi proprio attraverso elezioni truccate che gli hanno permesso di essere eletto per sette mandati consecutivi.
Quali sono le controversie?
La prima critica mossa da chi si oppone alla riforma – in primo luogo il Partido Liberal e diversi mezzi di comunicazione – si basa sul fatto che è la stessa Costituzione a proibire la rielezione. Modificare la Carta per via parlamentare sarebbe quindi incostituzionale, anche qualora fosse previsto un successivo referendum popolare.
Allo stesso tempo viene denunciata l’assenza durante la sessione del Presidente della Camera Alta, Roberto Acevedo; per tanto lo stesso procedimento (al di là del contenuto della riforma) sarebbe illegale.
La normativa è stata approvata in una sessione alla quale erano presenti 25 dei 45 senatori.
Cosa è successo venerdì notte [31.03.2017, ndr]?