giovedì 26 settembre 2019

Messico - Le zapatiste convocano il Secondo Incontro Internazionale delle Donne che Lottano

Dal 27 al 29 dicembre 2019 le zapatiste hanno convocato il Secondo Incontro Internazionale delle donne che lottano al Semillero “Huellas del Caminar de la Comandanta Ramona”, del Caracol Torbellino de Nuestras Palabras, della zona Tzots Choj (nella comunità di Morelia, MAREZ (Municipio Autonomo Rebelde Zapatista) 17 de Noviembre.
La convocazione promessa nel 2018 durante il Primo Incontro delle Donne, si accompagna alle nuove iniziative annunciate per il prossimo periodo dall’EZLN come il Festival del cinema Puy Ta Cuxlejaltic e il Festival CompArte de Danza.

Dall’Italia partiremo per partecipare al Secondo Incontro delle Donne che lottano e per visitare le comunità zapatiste, continuando il sostegno al Progetto Juntos para el derecho a la salud

Per info padova@yabasta.it e cooperazionerebeldenapoli@gmail.com


Le iniziative proposte dagli zapatisti seguono il comunicato “.. E abbiamo rotto l’accerchiamento”, in cui si annuncia la nascita dei Centri di Resistenza Autonoma e Ribellione Zapatista e di nuovi Caracoles e altri Municipi Autonomi Ribelli Zapatisti, a dimostrazione del processo di rafforzamento dell’autonomia zapatista
Il lento ma continuo lavoro d’organizzazione nelle comunità zapatiste si è mostrato in grado di “rompere l’accerchiamento” delle mosse compiute nel tempo del governo della 4T (quarta trasformazione), presentato come “del cambiamento” di Andres Manuel Lopez Obrador.

Gli zapatisti negli ultimi comunicati hanno ripercorso il cammino partito nell’ottobre 2016 insieme al Congresso Nazionale Indigeno che ha dato vita al Consiglio Indigeno di Governo. Da allora si è continuato a tessere le reti di relazioni nazionali per rafforzare i percorsi dal basso di resistenza al saccheggio del territorio e alle politiche di sfruttamento, tanto più dopo l’elezione di Amlo.

Se si guarda l’insieme delle politiche del governo di Amlo ci vuole poco per capire che c’è ben poco di cambiamento, nonostante moltissimi l’abbiano votato con la speranza di voltare pagina.

* La costituzione della Guardia Nazionale, nuovo apparato armato che si inserisce in una più generale militarizzazione del paese. Guardia Nazionale per altro dislocata proprio nel Sud Est messicano per il “rafforzamento” del confine in funzione di bloccare l’arrivo di migranti dai paesi centroamericani in transito verso gli Usa.

* La volontà di far marciare mega progetti, ammantati di progresso per le comunità indigene, come il Treno Maya, che verrà costruito partendo dal Chiapas verso lo Yucatan.

* La falsa retorica delle consultazioni popolari, fatte in condizioni che non rispettano minimamente i percorsi di opposizione reale a progetti di sfruttamento del territorio. 
Emblematico quello che è successo in Morelos dove si lotta contro un gasdotto e dove Samir Flores Soberanes, attivista messicano impegnato nelle mobilitazioni è stato barbaramente ucciso, proprio nei giorni della consultazione popolare.

* La pura propaganda riferita ai diritti umani che non sposta niente negli equilibri macabri di violenza ed impunità che continuano ad esistere nel paese. 

Ogni 17 ore circa c’è l’aggressione di un giornalista in Messico, come denuncia Articolo 19.
I dati legati al femminicidio crescono insieme agli episodi di violenza, come denunciato nelle manifestazioni di protesta dell’agosto passato in cui migliaia di donne sono scese in piazza dopo l’ennesimo episodio di violenza da parte della polizia e per denunciare che "Tutti noi, cittadine e cittadini viviamo in costante pericolo, le autorità ci causano la stessa paura della delinquenza organizzata e siamo terrorizzate di vivere in questo paese". 

Mentre continuano le aggressioni, uccisioni o sparizioni di chi lotta, all’interno di una aggressione generalizzata ai popoli indigeni


* I falsi progetti come quelli di piantare alberi da frutto nella Selva, presentato come una grande occasione di sviluppo, a cui gli indigeni possono accedere solo mettendo a disposizione due ettari di terreno, smembrando ancora di più le proprietà comunitarie e distruggendo l’equilibrio naturale e le produzioni locali. Programma che tra l’altro Amlo sta esportando anche in El Salvador dove si è presentato, tra selfie e telecamere, carico di soldi in dono per piantare alcune migliaia di alberi da frutta spacciandolo come “aiuto contro la migrazione”. Peccato che i fondi finiranno nelle pieghe del sistema corruttivo e che di certo non aiuteranno a migliorare le pesantissime condizioni di violenza e miseria che si vivono non solo in questo paese centroamericano. Ma anche questo fa parte delle azioni per coprire la trasformazione del Messico in paese/muro dell’immigrazione verso gli Stati Uniti.

E’ in questo clima, spiegato molto bene già il 1 gennaio 2019 dall’Ezln, che gli zapatisti dopo alcuni mesi di silenzio, ad agosto sono usciti con diversi comunicati rendendo visibile il cammino compiuto. 

La nascita di nuovi spazi, caracoles e municipi autonomi, "questa crescita esponenziale" la spiegano come frutto della sinergia tra il lavoro politico organizzativo costante, portato avanti da tutti gli zapatisti, in particolare donne e giovani e dall’altra dalla stessa politica governativa che "distrugge la comunità e la natura, in particolare quella dell’attuale governo autodenominato «Quarta Trasformazione». Le comunità tradizionalmente affiliate ai partiti sono state colpite dal disprezzo, dal razzismo e dalla voracità dell’attuale governo, e sono passate alla ribellione aperta o nascosta."

Raccontano che quello che è successo è che: "chi pensava, con la sua politica contrinsurrezionale di elemosine, di dividere lo zapatismo e di comprare la lealtà dei non-zapatisti, alimentando il confronto e lo scoramento, ha dato gli argomenti che mancavano a convincere tali fratelli e sorelle sulla necessità di difendere la terra e la natura."
Nel presentarsi, rafforzati e con molte più comunità coinvolte, gli zapatisti ancora una volta offrono i loro territori a tutti quelli che in Messico e non solo vogliono provare a resistere, ad esistere per costruire nel presente un altro futuro possibile.