Europa e Paesi emergenti criticano gli accordi protezionistici bilaterali tra Usa e Cina, entrambi interessati a superare la crisi drogando le esportazioni con la svalutazione delle rispettive valute
di Gabriele Barbati
I sorrisi offerti alla cena tra i leader mondiali con cui si è aperto ufficialmente il
G20 non nascondono i litigi che stanno segnando questo vertice. A Seul, con
venticinque capi di stato e di governo, è rappresentato quasi il
90 per cento dell'economia globale. Ecco il problema: piuttosto che
condividere la crescita oltre la crisi, come recita il motto scelto dagli organizzatori sudcoreani,
ognuno pensa a sè. Un paio su tutti, e sono le due maggiori potenze:
Stati Uniti e Cina. I presidenti,
Barack Obama e
Hu Jintao, hanno avuto un incontro bilaterale, il terzo dell'anno (con buona pace di nega che siamo difronte, piuttosto, a un
G2).