venerdì 12 novembre 2010

Brasile - Dilma non è Lula e Lula non è Dilma

La vittoria del Partito dei Lavoratori visto da un giornalista che ha votato per Serra e che sostiene che, nonostante la sconfitta, il Psdb sia riuscito a riequilibrare molto forze e potere

di R. Cobretti*
San Paolo 


Dilma Rousseff è stata eletta presidente del Brasile. Non vi sono dubbi che si tratta di una vittoria del Partito dei Lavoratori (PT) e di Lula che, in pochi mesi, ha creato, praticamente dal nulla il suo successore. Nonostante sia stata, , fino a metà giugno, ministro del governo Lula, la stragrande maggioranza della popolazione non aveva mai sentito parlare di Dilma, visto che mai in vita sua era entrata in lizza in qualsivoglia elezione.
L'avversario José Serra (PSDB) è viceversa un nome famoso in Brasile. Non solo era stato ministro durante l'era di Fernando Henrique Cardoso ma anche sindaco e governatore di São Paulo, la più grande città del Brasile. José Serra si era già candidato alla presidenza del Brasile nelle elezioni del 2002 contro un Lula vittorioso.
Quella di Dilma è stata una vittoria prevedibile anche se i risultati non sono stati così stravolgenti da permettere la vittoria al primo turno, come molti analisti politici immaginavano. Ciò significa che, nonostante Lula fosse il presidente più popolare della storia del Brasile ed abbia usato la "macchina statale" per sostenere il suo candidato, il processo di trasferimento di voti al suo successore Dilma non è stato facile.

Durante gli otto anni del governo di Lula, una buona fetta della popolazione ha visto aumentare il suo potere di acquisto, lasciandosi dietro una vita al limite della miseria e passando a vivere in modo più dignitoso, grazie anche ai discutibili programmi assistenzialisti del governo. Lula ha saputo intelligentemente trarre profitto dalla stabilità creata dal governo di Fernando Henrique Cardoso e ha avuto a suo favore i venti favorevoli di un'economia su scala globale. Il Brasile è riuscito anche a superare in modo esemplare la recente crisi del 2008 grazie alla forza della sua industria e alla crescita accelerata del consumo prodotta proprio da questa "nuova" fetta di popolazione.

Sono stati proprio gli Stati del Nord e del Nordest (vedere cartina), principali destinatari dei programmi sociali e che hanno sentito un effettivo miglioramento delle proprie vite, a votare per la continuità del governo. All'opposizione non è bastato denunciare i comprovati atti di corruzione del governo che hanno visto coinvolte persone vicine a Dilma. La campagna di Serra è stata un fracasso ed il PSDB è in realtà un partito piuttosto apatico quando si trova all'opposizione.

Nonostante tutto Dilma, che ha vinto con la maggioranza dei voti validi, non può dire di avere al suo fianco la maggioranza della popolazione. Dei 136 milioni di elettori, solo 55 milioni hanno votato a suo favore. Questo perché più di 7 milioni sono stati voti in bianco o annullati, oltre 29 milioni le astensioni (il secondo turno delle elezioni si è svolto in un lungo fine settimana festivo) e quasi 44 milioni hanno votato Serra.

Oltretutto il PSDB, partito all'opposizione, è riuscito ad insediare governatori in otto Stati, equilibrando considerevolmente le forze ed il potere. Oltre che São Paulo, Minas Gerais e Paraná, governeranno anche gli stati di Goiás, Tocantins, Pará, Roraima e Alagoas.
Il nuovo presidente, Dilma, dovrà a sua volta cominciare il nuovo mandato difendendosi dalle accuse di corruzione all'epoca in cui era ministro, affrontare riforme indesiderate, gestire tagli alle spese il tutto con una crescita dell'economia ben più modesto e turbolento di quello degli ultimi anni. A partire dal 1º gennaio 2011, la popolazione si renderà conto che, nonostante le pur numerose affinità, Dilma non è Lula e Lula non è Dilma.

*R. Cobretti è lo pseudonomo di un giornalista brasiliano che lavora per un noto giornale economico

Tradotto da Rosanna Fiorella
Testo raccolto da Stella Spinelli

tratto da PeaceReporter