venerdì 19 novembre 2010

COP16 - Il ministro Choquehuanca detta le condizioni della Bolivia per la COP16

Diffondiamo il discorso tenuto dal ministro degli esteri boliviano David Choquehuanca durante la conferenza preliminare sul clima di Tianjin, nel gruppo di lavoro su finanziamento e trasferimenti tecnologici.


1) Riteniamo che la scelta migliore sia quella di costituire un nuovo Fondo di Finanziamento nella COP16 (Sedicesima Conferenza delle Parti sul Cambiamento Climatico) e formare un Comitato Costitutivo che si occupi del progetto dello stesso fino alla COP17. Tale comitato dovrà rappresentare tutte le regioni e visioni esistenti. È fondamentale, per lo sviluppo di questo nuovo fondo, che ad amministrarlo non sia la Banca Mondiale.
2) Il Comitato Costitutivo dovrà presentare anche una proposta per il coordinamento di tutti i meccanismi di finanziamento esistenti, che dovranno trovarsi sotto il controllo del nuovo fondo; questo costituirà l’ente principale e articolerà i finanziamenti per il cambiamento climatico.

3) Relativamente alle risorse del finanziamento, consideriamo che costituiscano il tema centrale, dal momento che non si sta tentando di creare un’architettura finanziaria priva di risorse. L’offerta di raccogliere 100.000 milioni è insufficiente di fronte al dramma reale che si attraversa a causa degli effetti del cambiamento climatico e non è in linea con le responsabilità dei paesi sviluppati della Convenzione. “Raccogliere” non vuol dire fornire, dal momento che i paesi sviluppati non si stanno impegnando a elargire risorse ma a cercarle.
Eppure, diversi studi hanno dimostrato che solo per la mitigazione si dovrebbe investire approssimativamente il 3% del PIL mondiale, mentre l’inattività può portare a costi che superano il 20% del PIL mondiale. Il costo sociale del carbonio sarà maggiore del costo necessario all’adattamento e alla mitigazione. Certamente, si spende di più per le guerre che per combattere il cambiamento climatico. Secondo Stigliz, la guerra in Iraq è costata finora 3 trilioni di dollari al suo principale promotore.
Questo finanziamento per adempiere i temi di adattamento, mitigazione, tecnologia e boschi, dovrebbe corrispondere al 6% del prodotto interno lordo mondiale dei paesi sviluppati, pari cioè alle risorse che oggi questi destinano ai bilanci di guerra, sicurezza e difesa.
Le fonti del finanziamento non devono provenire dal mercato del carbonio perché questo servirebbe soltanto a tramandare le obbligazioni di riduzione di emissioni dei paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo. Se guardiamo alla globalità di questi meccanismi di mercato, saranno i paesi in via di sviluppo che finiranno per finanziare quelli già sviluppati, visto che risulterà più conveniente per questi comprare un certificato di riduzione delle emissioni, piuttosto che realizzare detta riduzione nel proprio paese.
Le leggi di domanda e offerta perseguono il guadagno e non ristabiliranno l’equilibrio con la natura a livello del clima, provocando un processo speculativo che genererà nuove crisi finanziarie.
4) per quel che riguarda il finanziamento a breve termine è necessario che la COP16 adotti una decisione specifica, partendo dal presupposto che coloro che hanno offerto tale finanziamento, prima debbano agire con trasparenza per renderlo effettivo, affinché non finisca per essere l’ennesima promessa rimasta incompiuta.
5) Il Comitato Esecutivo della Tecnologia deve trovarsi sotto l’autorità della COP e costituire l’entità principale nella sua materia. Il Centro di Tecnologia Climatica deve essere subordinato al Comitato Esecutivo della Tecnologia ed agire seguendo le sue istruzioni. I procedimenti del Comitato Esecutivo della Tecnologia devono essere sviluppati dalla direzione del comitato stesso.
È fondamentale che il TEC, con le sue denominazioni inglesi, abbia come obiettivo il trasferimento della tecnologia ai paesi in via di sviluppo e non si limiti a rappresentare un’entità di assessorato.
6) I paesi sviluppati detengono gran parte dei diritti sulla proprietà intellettuale. Per esempio, nell’anno 2005, il 76% dei brevetti sulle energie rinnovabili si trovavano in mano a Stati Uniti, Giappone e paesi dell’Unione Europea. Con questi presupposti non è possibile parlare di trasferimenti tecnologici, se il Comitato Esecutivo della Tecnologia non ottiene attribuzioni sul tema della proprietà intellettuale.
7) In relazione con le misure di verifica e relazione è necessario stabilire dei criteri sia per quanto riguarda il finanziamento che il trasferimento della tecnologia. Tale argomento deve essere incluso nel lavoro del comitato costitutivo e della direzione del Comitato Esecutivo della Tecnologia.

Traduzione di Valentina Veneroso