mercoledì 17 marzo 2021

Messico - Il popolo di Azqueltán si attiva per recuperare il suo territorio

 

Il 15 marzo 2021, la comunità di San Lorenzo de Azqueltán, Municipio di Villa Guerrero, in Mesoamerica, nello stato chiamato Jalisco del paese, Messico, sono andati avanti nel recupero delle proprie terre. "In ottemperanza all'accordo di assemblea del 14 marzo 2021, ci siamo radunati sulla proprietà nota come El Grullal, che si trova su un terreno comunale per rimuovere la recinzione posta da persone estranee alla nostra comunità".

Le donne e gli uomini della comunità hanno rimosso le recinzioni degli occupanti invasori delle terre comunali, al loro posto hanno fissato "pali di mezquite (n.d. t. - albero di pino) e ferro, ed adesso [le terre] sono sotto la protezione dell'assemblea generale ".

Azqueltán chiede che "il furto di terre comunali finisca, perché la nostra madre terra non è in vendita, né consentiremo ulteriori espropriazioni o vessazioni alle nostre autorità agrarie autonome o del governo tradizionale di Azqueltán".

"La ragione della lotta dei nostri antenati e la speranza di continuare ad esistere come comunità indigena Tepehuana e Wixárika non sono negoziabili”.


Comunicato della comunità di Azqueltán

Ai popoli del Messico e del mondo

Al Congresso Nazionale Indigeno

Alla Sexta nazionale e internazionale

Alla Missione Civile per l'Osservazione dei Diritti Umani

Oggi, lunedì 15 marzo 2021, la nostra comunità di San Lorenzo de Azqueltán, municipio di Villa Guerrero, Jalisco, in conformità all'accordo dell’assemblea del 14 marzo 2021, ci siamo radunati sulla proprietà nota come El Grullal, la quale si trova su terreno comunale per rimuovere la recinzione messa da persone estranee alla nostra comunità, che erano agli ordini di un individuo di nome Arnulfo Vázquez Márquez, su un'area approssimativa di 700 ettari.

Sul posto sono stati fissati pali di mesquite e ferro, che sono [le terre] sotto la protezione dell'assemblea generale e saranno a disposizione dei loro proprietari, che devono reclamarli con i mezzi legali e pacifici pertinenti.

Segnaliamo che gli invasori erano già stati avvisati in due occasioni che avrebbero dovuto interrompere immediatamente il lavoro che stavano svolgendo, in conformità alla decisione dell'assemblea generale. La prima volta sono stati avvertiti l'8 febbraio e la seconda il 16 febbraio; in entrambi, la persona responsabile del lavoro illegale ha detto che non l'avrebbe fatto fino a quando non glielo avesse detto "il suo datore di lavoro".

Ecco perché, di fronte alla costante e palese impunità con cui le autorità di tutti i livelli e poteri del governo hanno motivato, protetto e incoraggiato questi atti illegali che hanno portato alla crescente espropriazione, ai tentativi di privatizzazione, alle molestie e alla repressione, abbiamo difeso ciò che è nostro; Abbiamo deciso di porre fine a questo nuovo furto del patrimonio collettivo, che abbiamo ereditato da millenni e che è tutelato dal nostro titolo vicereale dell'anno 1733, nonché dalla procedura legale di Riconoscimento e Titolazione dei Beni Comunali, che è svolta presso il Tribunale Unitario Agrario del distretto 16, con sede a Guadalajara, Jalisco.

Esigiamo che cessi il furto delle terre comunali, perché la nostra madre terra non è in vendita né consentiremo ulteriori espropriazioni o molestie alle nostre autorità agrarie autonome o del governo tradizionale di Azqueltán, perché la lotta dei nostri antenati e la speranza di continuare ad esistere In quanto comunità indigena di Tepehuana e Wixárika, non sono negoziabili.

Ci rivolgiamo alla società civile solidale e di buon cuore, alle organizzazioni per i diritti umani affinché, con le loro parole degne e il loro impegno, continuino ad accompagnarci, a seguirci ed operare per quello che siamo e per evitare lo sterminio del popolo tepecano - tepehuano di Azqueltán attraverso il saccheggio della terra che i potenti cercano.

Vi chiediamo di restare attenti e attente alle azioni che, coloro che vogliono la nostra terra a tutti i costi, intraprendono nei confronti della nostra comunità, oltre a chiedere di

1. Fermare l'espropriazione delle terre comunali di Azqueltán.

2. La non incriminazione o repressione delle autorità comunitarie di San Lorenzo di Azqueltán, Municipio di Villa Guerrero, Jalisco.

3. Punizione dei responsabili degli attacchi subiti dalle nostre autorità per la difesa del territorio.

 Cordiali saluti

Mai più un Messico senza di noi

 

15 marzo 2021

Comunità indigena autonoma tepehuana e wixárika di
San Lorenzo di Azqueltán, Municipio di Villa Guerrero, Jalisco



testo originale 

mercoledì 10 marzo 2021

Messico - “LOS ARDILLOS” assaltano e uccidono ancora i compagni del CIPOG-EZ.

 


Denunciamo che la sicurezza, la pace e la giustizia promesse dall'attuale governo della 4T, è stata pura simulazione. Mentre gli assassini restano senza punizione e continuano a molestare i nostri fratelli del Consejo Indígena y Popular de Guerrero – Emiliano Zapata (CIPOG-EZ) per ucciderli, la Guardia Nazionale, la polizia statale e municipale, sono semplici spettatori e complici delle aggressioni che "Los Ardillos" realizzano contro i nostri fratelli e sorelle nella regione della Montaña.

Nella notte di domenica 7 marzo, intorno alle 22 circa, i membri del CIPOG-EZ sono stati nuovamente attaccati al ritorno da un'assemblea nel comune di San Marcos insieme ai compagni della Policías Comunitarios della Costa Chica. Quando stavano tornando a Chilapa, prima di raggiungere la comunità di Tlatoaqui, all’incrocio di Olinalá, sono stati attaccati da circa 10 persone con armi di grosso calibro AK-47 e R-15, e i loro compagni Adán Linares Silverio, Pablo Hilario Morales, Alberto Zoyateco Perez sono stati feriti mentre il compagno Jordán Terjiño Luna purtroppo ha perso la vita nelle prime ore dell'8 marzo a causa delle ferite da arma da fuoco. Anche due furgoni del CIPOG-EZ sono stati distrutti dagli stessi proiettili delle mani assassine del gruppo criminale e paramilitare “Los Ardillos”.

Intorno all'una di notte di lunedì 8 marzo, i compagni CIPOG-EZ erano a Chilapa, dove si sono incontrati con una persona che si è identificata come Comandante Rojas, coordinatore della Regione Montaña della polizia statale con la quale si è concordato di andare presso l'ufficio del pubblico ministero per recarsi poi nel luogo in cui era avvenuto l'agguato.

Vale la pena ricordare che dal 20 al 27 febbraio, come Missione di Osservazione Civile, abbiamo documentato, nelle comunità integrate nel CIPOG-EZ, gravi violazioni dei diritti umani, tra cui: tortura, reclusione, mandati di cattura, false denunce, sparizioni e allontanamenti forzati, omicidi con grande accanimento e brutalità, uniti alla mancanza di accesso ai diritti più elementari come: salute, istruzione, lavoro, accesso alla giustizia, sicurezza, uguaglianza e libera circolazione. Il governo ne era consapevole e ha persino offerto sostegno alla Missione di osservazione civile. Dalle sue istanze federali, statali e municipali, dai suoi uffici per i diritti umani e altri, hanno chiesto se avevamo bisogno di qualcosa, hanno persino proposto di aderire alla Missione. Dopo poco più di una settimana i nostri fratelli cadono di nuovo in un'imboscata.

Ecco perché diciamo chiaramente e direttamente che sappiamo che i colpevoli delle morti, sequestri di persona, sparizioni, torture e tutta la brutalità subita dalle 24 comunità che compongono il CIPOG - EZ, sono opera dei gruppi criminali “Los Ardillos”.

Questi gruppi si sono diffusi lunga la strada da Tlapa a Chilapa.

Diciamo anche direttamente che il malgoverno lo sa benissimo, sia i federali, che gli statali che i municipali, ma la loro risposta è stata la stessa che danno a chi organizza e difende dal basso la vita e il territorio: disprezzo e morte.

Facciamo un appello urgente ai Centri per i diritti umani, alle organizzazioni e collettivi nazionali e internazionali solidali con la lotta dei popoli, ad essere vigili e denunciare la guerra che stanno vivendo i nostri fratelli e sorelle del CIPOG-EZ, organizzazione appartenente il Congresso Nazionale Indigeno (CNI). Quelli di noi che compongono la Missione di Osservazione Civile dicono al CIPOG-EZ che non sono soli, che il monitoraggio continua e che denunceremo la guerra di sterminio di cui lo Stato è complice.

Cordiali saluti

Missione di osservazione civile della Sexta

¡Alto a los asesinatos contra el CIPOG-EZ!

Fermare gli omicidi contro il CIPOG-EZ!

¡Alto a la guerra paramilitar contra las comunidades zapatistas del EZLN! 

Stop alla guerra paramilitare contro le comunità zapatiste dell'EZLN!


¡Alto a la guerra paramilitar contra las comunidades indígenas del CNI-CIG!


Stop alla guerra paramilitare contro le comunità indigene del CNI-CIG!

 

¡Justicia para todos nuestros presos, asesinados y desaparecidos del CNI-CIG!


Giustizia per tutti i nostri prigionieri, assassinati e scomparsi del CNI-CIG!



Traduzione Cooperazione Rebelde Napoli

Originale https://enlacezapatista.ezln.org.mx/2021/03/08/los-ardillos-emboscan-y-asesinan-nuevamente-a-companeros-del-cipog-ez/

sabato 6 marzo 2021

Messico - Strategia di contro insurrezione della 4T nei confronti degli zapatisti

La nostra traduzione di un articolo pubblicato su Avispa il 2 marzo 2021 che riporta, ancora una volta, quali sono le modalità con cui si sta svolgendo la guerra di contro insurrezione nei confronti delle comunità zapatiste nel più assoluto silenzio e con la completa complicità di tutti gli apparati di governo con la regia politica della Quarta Trasformazione.

Con il governo di Andrés Manuel López Obrador (AMLO), il modello di contro insurrezione in Chiapas “è più cinico, poiché viola diritti umani, accordi, trattati e patti nazionali e internazionali, utilizzando una presunta legittimità elettorale per fare lo stesso lavoro criminale dei precedenti”, così recita il secondo rapporto della Carovana di Solidarietà e Documentazione, formata da decine di organizzazioni, reti e collettivi.

Il documento è il risultato di quanto registrato nelle visite alle comunità zapatiste effettuate da ottobre 2020 a febbraio di quest'anno. In esso si sottolinea che in Chiapas la guerra di contro insurrezione a partire dalla “quarta trasformazione” non solo continua nella pratica, ma si manifesta in modi diversi, in ambito economico, politico, agricolo, psicologico e militare-paramilitare.

“La strategia è quella di articolare varie tattiche che vanno da una campagna informativa basata sul discredito e denigrazione nei confronti dell'EZLN, strettamente correlata alla presenza della Guardia Nazionale e dei gruppi armati, alla realizzazione di megaprogetti, ad un programma di disboscamento e deforestazione come “Sembrando Vida” fino alle molestie ai membri del CNI (Congresso Nazionale Indigeno), con l’obbiettivo di espropriare la terra recuperata dai popoli zapatisti”, denuncia il rapporto.

Tra i principali effetti sulla vita delle comunità BAEZLN (N.d.T. Basi di Appoggio dell’EZLN) c’è l'impedimento a seminare e raccogliere i loro alimenti, il controllo costante e le molestie, principalmente alle donne, oltre alla distruzione di attrezzature e impianti per svolgere i lavori collettivi negli orti, sulle terre coltivate e negli allevamenti di bestiame.

Nel rapporto presentato l'11 novembre 2020, i membri della Carovana di Solidarietà e Documentazione hanno individuato sette meccanismi di violenza nella guerra integrale di logoramento nei confronti dei popoli zapatisti.

Questi sono: 1) Invadere le terre e distruggere Madre Natura; 2) Accerchiamento con recinzioni e clima di violenza con continue sparatorie; 3) Violare il diritto di accesso all'acqua; 4) Causare fame; 5) Distruggere l'economia autonoma; 6) Violenta opera di diffamazione, calunnia e disinformazione e 7) Meccanismi di violenza sui corpi-territori delle donne.

Per il periodo da dicembre 2020 a febbraio 2021, il rapporto ne individua quattro di seguito.

1) La modalità di dominio e terrore che consegue l'espropriazione e l'impunità garantita dai tre livelli di governo nei confronti dei gruppi invasori ha portato le famiglie zapatiste ad abbandonare le proprie case e concentrarsi in un riparo sicuro. Le famiglie si sono rifuggiate in tre quarti di ettaro e lì continuano a resistere con il lavoro collettivo della falegnameria, con la clinica, la scuola, il negozio e la chiesa.

2) Il logoramento psicosociale per le donne è in aumento. Situazione che le pone in uno stato di vulnerabilità in quanto non possono muoversi liberamente e sono sotto intimidazioni permanenti da parte dei capi degli invasori.

3) Come conseguenza assistiamo alla trasformazione del territorio comune in proprietà privata. Invadere, circondare e dividere la terra recuperata per generare terrore e scoraggiamento una volta trasformati tutti gli spazi vitali-elementari per la riproduzione della vita comunitaria e autonoma in spazi esclusivi di proprietà privata dove il rapporto con Madre Natura cambia il suo utilizzo diventando merce.

4) Nuovi leader latifondisti, catechisti, ex poliziotti e proprietari terrieri offrono terreni recuperati a persone esterne alla comunità, mettono in vendita il terreno parallelamente alla continua diffamazione, calunnia e disinformazione sul progetto di vita e sulla forma organizzativa autonoma dei popoli zapatisti.

Attacchi a Nuevo San Gregorio

In una conferenza stampa di accompagnamento alla pubblicazione del rapporto, organizzazioni e gruppi che difendono i diritti umani hanno presentato testimonianze e denunce delle famiglie basi di appoggio dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (BAEZLN), sugli attacchi alla loro comunità a Nuevo San Gregorio, Municipio Autonomo Ribelle Zapatista (MAREZ) Lucio Cabañas.

 “Adesso siamo qui da quasi otto giorni, sequestrati in un solo posto. Tutto quello che le famiglie tengono, le loro case, i loro animali o quello che ogni persona o famiglia ha, in questo momento, è abbandonata”, dice una testimonianza raccolta il 7 febbraio di quest'anno, dopo l'escalation degli attacchi per costringere le famiglie zapatiste ad abbandonare le loro case.

I responsabili delle violenze sono identificati dalle BAEZLN come "I 40 invasori". Questo gruppo è composto da persone che provengono dagli ejidos (N.d.T. - terreni comuni) di San Gregorio Las Casas, San Andrés Puerto Rico, Ranchería Duraznal e Rancho Alegre e alcuni dei suoi membri hanno anche incarichi comunali ed ecclesiali, oltre ad essere proprietari terrieri nei loro ejidos.

Tra i leader sono stati identificati Nicolás Pérez Pérez, ex consigliere del PRD nel Municipio di Huixtán dal 2008 al 2010; Sebastián Bolom Ara, ex funzionario di Huixtán nello stesso periodo, nonché Pedro Hernández Gómez, ejidatario a San Gregorio Las Casas e Javier Gómez Pérez, ejidatario in Ranchería Duraznal.

“All'inizio di febbraio, il gruppo de “I 40 invasori”, munito di machete, coltelli, mazze, ricetrasmittenti, binocoli e cellulari, ha allestito posti di controllo in varie posizioni: in diversi terreni e spazi di lavoro della comunità, per strada, all'ingresso della sorgente d’acqua e davanti al centro comunitario. Uno degli invasori, Miguel Bolom Ara, si veste da poliziotto mentre sorveglia le famiglie zapatiste che, per evitare ogni tipo di confronto, si sono concentrate nel centro del villaggio”.

Le organizzazioni sociali hanno sottolineato che l'intenzione degli attacchi è di espropriare le terre delle BAEZLN. Va notato che un anno e tre mesi fa il gruppo dei "40 invasori" è arrivato nella città di Nuevo San Gregorio e tra i suoi membri vi sono ex poliziotti del Municipio di Huixtán.

Autonomia

Il villaggio di Nuevo San Gregorio, situato su terreni recuperati dall'EZLN, ha una superficie di 155 ettari, compreso il centro dell'ex fattoria chiamata “Casa Grande” e appartiene al Caracol 10 “Florezando la Semilla Rebelde”.

In 27 anni, la comunità è riuscita a rafforzare diverse attività vitali per il suo processo di autonomia, come i progetti di agroecologia, salute, alimentazione, istruzione, giustizia ed economia.

Per questo le BAEZLN hanno realizzato molteplici lavori collettivi, che vanno dall'amministrazione di un negozio di alimentari, alla produzione e vendita di artigianato, vasellame, falegnameria, bestiame, ortaggi, alberi da frutto e piante medicinali.

“Si vive una vita dignitosa dalla pratica dei popoli in resistenza-ribellione che costruiscono auto-sostentamento con il lavoro collettivo per una vita salutare e integrale, dove le famiglie esercitano il diritto ad una alimentazione e salute equa ed equilibrata. I fiumi e le lagune non sono contaminati, il terreno è fertile, le montagne, i boschi, la selva e gli alberi secolari sono ancora in piedi, le donne. I giovani. Bambine e bambini praticano arte, cultura ed educazione. I popoli decidono la loro forma di governarsi”, dice il rapporto sullo stile di vita zapatista che è sotto costante assedio.

Le organizzazioni hanno visitato la comunità di Nuevo San Gregorio per raccogliere le denunce, che hanno permesso loro di affermare "l'impunità, la complicità di questo sistema che viene eseguito dai tre livelli di governo", ha detto Diana Itzu Gutiérrez del Centro de Derechos Humanos de la Mujer de Chiapas (N.d.T. - Centro per i diritti umani della donna del Chiapas).

Tra le organizzazioni membri delle carovane di solidarietà e documentazione ci sono: Centro de Derechos de la Mujer Chiapas A.C., Colectivo Anarcista El Pueblo (Grecia),  Desarrollo Económico y Social de los Mexicanos Indígenas, A.C., Desarrollo Tecnológico y Servicios Comunitarios El Puente, S.C., Enlace Civil, A.C., Espacio de Lucha Contra el Olvido y la Represión, Grupo de trabajo No Estamxs Todxs, Lumaltik Herriak, Médicos del Mundo, Suiza-México, Memoria Viva, Promedios de Comunicación Comunitaria A.C., Red de Resistencia y Rebeldía Ajmaq,  Salud y Desarrollo Comunitario, A.C.,BIZILUR y TxiapasEKIN Plataforma.

articolo originale https://avispa.org/organizaciones-denuncian-estrategias-de-contrainsurgencia-de-la-4t-hacia-a-los-zapatistas/

Traduzione Cooperazione Rebelde Napoli


lunedì 22 febbraio 2021

Messico - ¡Felicidades, comandante Pablo ­Contreras!

 ¡Felicidades, comandante Pablo ­Contreras!

L'impegno sociale e la congruenza etica di Pablo González Casanova

L’11 di febbraio Pablo González Casanova, l'intellettuale più rinomato e riconosciuto del Messico contemporaneo, ha celebrato 99 anni di una vita piena di contributi al pensiero critico di una scienza sociale impegnata a favore degli oppressi e sfruttati, dei popolazioni indigene e del socialismo.

In pochi tratti autobiografici González Casanova rievoca le radici formative che hanno segnato le linee guida della sua azione e del suo pensiero: un padre che eredita dal figlio il suo spirito di ribellione, idee socialiste, pluralismo ideologico, il rispetto delle credenze religiose altrui e le scelte intellettuali; una madre che insegnava l'ordine e la disciplina, la puntualità e le faccende domestiche come compito anche degli uomini, l'arte di vivere e risolvere problemi concreti, il piacere per le lingue e il rafforzamento della volontà.

I docenti e i corsi che hanno lasciato una buona eredità di studi giuridici con una laurea potenziata da importanti studi sulla storia nazionale. L'influenza decisiva degli insegnanti de El Colegio de México, la cui maggioranza proveniva dalla Spagna repubblicana, e che insegnavano a lavorare per pensare, ad indagare su ciò che non sapevano e scrivere di ciò che eravano sicuri, pronti a scoprire gli errori, dopo aver fatto gli sforzi per eliminarli.

 L'influenza del migliore amico di quegli anni, il comunista-martiano (n.d.t. - da José Martí) Julio Le Riverend, dal quale imparò a essere tollerante con chi non la pensava come lui, conservatori e borghesi compresi. Gli insegnamenti di vita di studente laureato in Francia con Fernand Braudel, i teatri, musei, l'arte della conversazione condita con umorismo, arguzia e riferimenti alle letture del giorno. Fu a Parigi che studiò filosofia, sociologia e marxismo. Nel marxismo si interessò a Gramsci, la cui opera completa gli fu regalata da Vicente Lombardo Toledano. “Credo”, scrive don Pablo, “che il modo di pensare libero ed onesto che mio padre mi ha lasciato sia stato rafforzato dalla magnifica filosofia di Gramsci, dal senso patriottico che le mie insegnanti delle elementari e l'intero sistema scolastico messicano hanno combinato con l'incontro del comunismo - che ho conosciuto tramite Le Riverend e un amico di tram di nome Suárez - e con il nazionalismo marxista leninista nello stile ufficiale messicano, di cui Lombardo era insegnante”.

 In una dimensione più vicina alla lotta politica - sottolinea Casanova - “con La democracia en México ho iniziato un'analisi della libertà, della partecipazione nel governo e nello Stato, del problema della sovranità nazionale e statale, e della necessaria confluenza nel progetto di chi pensa o pensava con impostazione filosofiche empiriste o marxiste ”.

 Dall'amicizia fraterna con Luis Cardoza y Aragón, che si consolidò con la difesa del Guatemala dopo il colpo di stato, González Casanova riconosce che gli deve un curioso metodo di criticare le rivoluzioni senza diventare controrivoluzionari e di sostenere le rivoluzioni senza diventare adulatore.

 In “Los caracoles zapatistas: redes de resistencia y autonomía (ensayo de interpretación)”, Pablo González Casanova afferma che il movimento zapatista ha dato un ricco contributo alla costruzione di un'alternativa. L'idea di creare organizzazioni che siano strumenti per obiettivi e valori da raggiungere e che l'autonomia e il comandare obbedendo non restino nel mondo dei concetti astratti o delle parole incoerenti. Questo progetto di potere non è costruito secondo la logica del potere statale che ha imprigionato precedenti posizioni rivoluzionarie o riformiste, lasciando il protagonista principale a digiuno di autonomia, sia esso la classe operaia, la nazione o i cittadini. Né è costruita con la logica di creare una società anarchica, quella logica che prevaleva nelle posizioni anarchiche e libertarie (e che sussiste in espressioni infelici come l'anti-potere, che nemmeno i suoi autori sanno cosa significhi), ma che è rinnovato con concetti di autogoverno della società civile dotata di una democrazia partecipativa, che sa rappresentare e sa controllare i suoi rappresentanti in tutto ciò che è necessario per il rispetto degli accordi.

 Il progetto dei caracoles è un progetto di popoli-governo che si articolano tra di loro e che cercano di imporre vie di pace, per quanto possibile, senza disarmare moralmente o materialmente i popoli-governi, se non in tempi e regioni dove gli organi repressivi dello Stato e le oligarchie locali, con i loro vari sistemi di cooptazione e repressione, stanno seguendo modelli di neoliberalismo di guerra sempre più aggressivi, crudeli e sciocchi che includono la fame, la nocività e l'ignoranza forzata della stragrande maggioranza dei popoli, sia per indebolirli, per decimarli o addirittura porvi fine se necessario, quando i sistemi di intimidazione, cooptazione e corruzione dei leader e delle masse falliscono.

Auguri, comandante Pablo Contreras!


di Gilberto López y Rivas

originale https://www.jornada.com.mx/2021/02/19/opinion/020a1pol

giovedì 11 febbraio 2021

Messico - Accordi di San Andrés, autonomia vs. neo-indigenismo

 

di Luis Hernández Navarro

Questo 16 febbraio segna il 25° anniversario della firma degli accordi di San Andrés su diritti e cultura indigeni. Molte cose sono cambiate da allora, anche se una rimane: l’indigenismo come politica di Stato.

Indigenismo è il nome dato alla politica istituzionale volta ad assistere la popolazione autoctona. È, contemporaneamente, una teoria antropologica, un’ideologia di stato e una pratica di governo. Il suo obiettivo principale è "proteggere" le comunità indigene integrandole al resto della società nazionale, diluendo il loro carattere di popolo come soggetto storico. È una politica dei non indios nei confronti delle popolazioni indigene, sebbene i suoi artefici possano appartenere a un gruppo etnico.

Uno dei suoi principali promotori, Alfonso Caso, prevedeva che in 50 anni non ci sarebbero più stati gli indios: sarebbero stati tutti messicani. Era in buona compagnia. Molti pensatori, prima e dopo di lui, hanno visto nell'integrazione nella società nazionale meticcia il destino inesorabile dei popoli nativi.

Sebbene la nazione messicana abbia avuto una composizione multietnica e multiculturale sin dalla sua fondazione, le sue costituzioni non hanno rispecchiato questa realtà. Cancellare l’indio dalla geografia della patria, renderlo messicano costringendolo ad abbandonare la sua identità e cultura, rendendolo folcloristico, è stata un’ossessione delle classi dominanti sin dalla Costituzione del 1824. L’intenzione di costruire uno Stato-nazione, di sbarazzarsi dell’eredità coloniale, di resistere ai pericoli degli interventi stranieri, di combattere i poteri ecclesiastici e militari e di modernizzarsi, ha portato a privilegiare una visione di unità nazionale che escludesse la realtà plurinazionale.

Gli accordi di San Andrés avevano lo scopo di celebrare i funerali dell’indigenismo e risolvere questo debito storico. Il loro punto centrale consisteva nel riconoscimento dei popoli indios come soggetti sociali e storici e nel diritto di esercitare la loro autonomia.

L’autonomia è uno dei modi per esercitare l’autodeterminazione. La sua pratica implica il trasferimento reale di poteri, funzioni e competenze, che oggi sono di responsabilità di diverse istanze di governo, alle popolazioni indigene.

Ai dialoghi di San Andrés gli zapatisti invitarono come consigliere lo scrittore Fernando Benítez, che aveva dedicato 20 anni della sua vita alla difesa e allo studio dei popoli originari ed è autore di cinque libri monumentali su di loro. Il giornalista accettò volentieri l’invito.

Le sue motivazioni erano genuine. Cosa mi hanno insegnato gli indios? Si chiese Benítez alla fine della sua vita. E si rispose: mi hanno insegnato a non credermi importante, a cercare di avere una condotta impeccabile, a considerare sacri animali, piante, mari e cieli, a sapere in cosa consiste la democrazia e il rispetto dovuto alla dignità umana. Anche a passare dal quotidiano al sacro (La Jornada, 5/7/95).

Sebbene molti dei problemi che affrontavano fossero gli stessi, la prospettiva di lotta delle popolazioni indigene che partecipavano ai dialoghi era completamente diversa da quelle che Benítez descriveva dal 1960. L’autore di Los indios de México li considerava "le persone più miserabili", "i contadini più poveri", "quelli che vivono nelle terre peggiori in un paese con terre pessime", quelli che "sono stati invasi". Anticipava l’inevitabile destino a scomparire delle loro culture e la loro sostituzione con i "disastri dell’industrialismo". E proponeva di "salvare ciò che restava delle culture indigene prima che questo processo si concludesse". (https://bit.ly/3p50tRf).

Ma non sono scomparsi. Al contrario. Sono più presenti che mai. Certamente, le popolazioni indigene convocate dall’EZLN, prima ai dialoghi e poi alla formazione del Congresso Nazionale Indigeno (CNI), subivano gli effetti del colonialismo interno e, quindi, provenivano da comunità e regioni vessate da espropri, oppressione, sfruttamento e discriminazione simili a quelle descritte da Benítez. Tuttavia, lungi dal rappresentare culture sull’orlo della scomparsa, quei leader erano l’espressione vivente della formidabile capacità di resistenza e reinvenzione delle tradizioni dei loro popoli.

Ai colloqui di San Andrés partecipavano i leader dei popoli originari sorti negli anni ’70 ed emersi alla luce pubblica a seguito dell’insurrezione zapatista, insieme alle autorità comunitarie tradizionali. Partecipavano anche importanti intellettuali indigeni che avevano preparato una ricchissima riflessione su come ricostituire i loro popoli.

A 25 anni dalla firma degli accordi e dalla fondazione del CNI, alcune delle popolazioni indigene che vi hanno partecipato sono scomparse. Altre sono entrate nei ranghi dei governi di turno, dal PAN alla 4T. Tuttavia, il movimento nato da questo processo orientato alla costruzione dell’autonomia e alla lotta al capitalismo è più vigoroso e solido rispetto a 25 ani fa. Una nuova generazione di centinaia di leader e decine di intellettuali (tra cui molte donne) ha raccolto il testimone.

Due decenni e mezzo dopo da che sono stati concordati, lo Stato messicano continua a violare gli accordi di San Andrés. In aggiunta, il movimento indigeno autonomista subisce l’assassinio dei suoi leader e l’impulso, da parte del governo federale, di un neo-indigenismo assistenziale che va di pari passo con la promozione di megaprogetti sui loro territori (https://bit.ly/3oXetMs).

Twitter: @lhan55

Testo originale: https://www.jornada.com.mx/2021/02/09/opinion/017a1pol?s=09

Traduzione “Maribel” – Bergamo

BOICOTTA TURCHIA

Viva EZLN

Questo video è una libera interpretazione che vuole mettere in risalto l'importanza del Caffè Rebelde Zapatista, come principale fonte di sostentamento delle comunità indigene zapatiste e come bevanda prelibata, degustata da secoli in tutto il mondo. I suoni e i rumori che accompagnano l'osservatore in questa proiezione, sono stati scelti con l'intenzione di coinvolgervi completamente nell'esperienza visiva e trasportarvi direttamente all'interno della folta vegetazione che contraddistingue tutto il territorio del Chiapas, dove viene coltivato questo caffè.

La lucha sigue!